lunedì 27 ottobre 2008

Osservando il prossimo - "Quelli che io pago le tasse"

Innanzitutto una premessa doverosa: i post a seguire non vogliono prendere in giro nessuno, né escludere il sottoscritto dall'esame introspettivo e psicologico.
Non sono fatti per ridere, (anzi si, in parte) ma per ragionarci sopra un pochino.

Quelli che "io pago le tasse".
Si preannunciano con un borbottio sordo, accompagnato da sbuffi di impazienza.
La porta di ingresso sbatte, un crescendo di imprecazioni e di "uffa", "quanta coda devo fare", "ma Brunetta non doveva impalarli tutti???"...
Anticipano ogni e qualsiasi questione con frasi del tipo: "siamo cittadini di serie B" (mai che dicono cittadini in promozione o in C1) o ancora meglio "anche io pago le tasse" per poi arrivare al vero o presunto oggetto del contendere (a volte manco ci arrivano).
Spesso, molto spesso, il loro disappunto nasce dal non conoscere le regole della convivenza civile; esempio se la raccolta dei rifiuti passa il lunedì loro mettono fuori il rifiuto il giorno dopo e si lamentano.
Altre volte hanno ragione, ma il problema non l'hanno mai segnalato e quindi non si é provveduto. Altre ancora sbagliano interlocutore, il quale cerca di far capire loro l'errore e si becca regolarmente un sacco di insulti: lazzarun, terun, e altri ..un ..un ..un
Si lamentano di tutto: il cane del vicino, il gallo che canta al mattino, la buca in strada, il vicino straniero, la spazzatura (che guarda caso se puzza é sempre di qualcun'altro) l'acqua che manca o se c'é puzza e ha dentro la terra, la raccolta dei vetri che fa rumore al mattino, il vicino che non taglia i rami a confine....
Rimedi: lasciarli sfogare, osservarli con sguardo compassionevole, convincerli che sono vittime di congiure massonico-ebraico-plutocratiche e rispedirli da dove sono venuti. Contraddirli li convince della bontà delle loro lagnanze.

La città nella storia