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venerdì 22 luglio 2022

Krieger Vater Konig


 "Guerriero, Padre, Re" in tedesco con sottotitoli, ambientato in Germania, vede due protagonisti del MMA, sport che concentra su tutto il corpo le azioni di combattimento, le loro storie, la loro origine e le loro aspettative.
Due reietti per certi versi... un turco senza alcun rapporto sociale, palestra, moschea, un solo amico che poi ad un certo punto lo lascia per cercare fortuna altrove... l'altro (l'amico) che dal Brasile dell'estrema povertà cerca di farsi un nome nei combattimenti... entrambi con rapporti difficili con i genitori (uno fatica a farsi capire) l'altro è stato abbandonato da piccolo... tra un vittoria e molte sconfitte, speranze, amicizia virile e tanti rimpianti, la mancanza di una famiglia e di un motivo... tanta rabbia accumulata.... Forte, teso, capace di far cogliere le debolezze e le delusioni per un vivere senza saper dare un senso... Molto bello, in questo scavarsi dentro e mettersi a nudo.

venerdì 28 dicembre 2018

Amos Oz

E venne il tempo di lasciarci anche per Amos Oz, poeta e scrittore scomodo. Fautore della soluzione dei "Due Stati", per risolvere il conflitto arabo - israeliano.
Di lui ho letto e recensito "Una pantera in cantina", "La vita fa rima con la morte", "Giuda". Tutti libri molto belli, molto personali, che giravano, si arrovellavano intorno al vero grosso problema di Israele, quello del suo popolo: essere migliori degli altri, di quelli che accusiamo. Trovare un posto nel Mondo per merito e non per discendenza (più o meno divina, più o meno eletta).
Spiace che ci lasci, in una Israele che, non lo ha ascoltato abbastanza, non l'ha voluto seguire e continua a non vedere la pace dove lui l'aveva indicata.
 
 

venerdì 8 settembre 2017

Livelli di guardia

Vale ancora la pena, leggere questo genere di testi? Vale la pena riflettere su problemi che vengono portati via come tronchi caduti in un fiume in piena? non è una infinita pena, una stanchezza, uno sconforto, quello che invece ci assalgono?
 
Il "Livello di guardia" è l'altezza massima a cui può giungere l'acqua di un fiume o di un lago senza costituire pericolo di inondazione.
In questi anni, nella nostra vita sociale e civile il livello di guardia è stato superato troppo spesso, e ci sentiamo travolti da schizzi di fango e onde limacciose: il dileggio della Costituzione, la corruzione, diventata regola, gli aggressivi fondamentalismi clericali e laicisti, la retorica del perdono e l'odio del diverso, le indulgenze nei confronti del terrorismo, il confine tra vita e morte ridotto a pretesto di polemica partigiana, la politica dell'insulto, l'assuefazione alla ingiustizia e alla violenza, la crescente incapacità di vergognarsi e di spere di che cosa ci si deve vergognare, una indifferenza che spegne lo stesso "Malor Civile".
"Livelli di guardia" registra - attraverso gli articoli che ha scritto per il "Corriere della Sera" le reazioni di Claudio Magris alle notizie che la cronaca italiana e internazionale ha giustamente imposto all'attenzione di tutti. Reazioni a volte ilari, a volte feroci, che compongono il ritratto impietoso e autocritico di un Paese denigrato, sconciato, amato, e ci ricordano che nessuno di noi è esente da responsabilità.
 
Questa è la terza di copertina, di un libro che raccogli gli articoli che dal 2006 al 2011 (quindi un periodo abbastanza recente, ma già politicamente lontanissimo) sono stati pubblicati sul "Corriere a firma di Magris.
Sono tanti i temi trattati, negli oltre 40 articoli, raccolti in formato cronologico... descrivono un'Italia a noi nota, ma che sembra già lontana e superata dagli eventi... tocca argomenti sempre attuali, anche perché o irrisolti o peggio irrisolvibili o ancora semplicemente peggiorati ancora...
Che cosa aggiungere alla descrizione fatta dall'editore? il rischio che corrono queste raccolte è di diventare irrimediabilmente inutili, se paragonati alle sempre peggiori situazioni che emergono... nel panorama odierno, ma soprattutto questo levar di scudi, questo schierarsi, porta alla stanchezza, allo schiantarsi contro un muro di indifferenza al prendere atto che nulla cambia, ma che anzi tutto deteriora... 

sabato 19 agosto 2017

GIulio Regeni? Amen...

Lo avevo scritto nel marzo dello scorso anno... la vicenda Regeni è un piccolo fastidio in un ingranaggio troppo grande... e come tale è destinata, prima o poi, ad essere rimossa... il tutto sulla strada dei milioni, anzi miliardi di euro o dollari che gravitano intorno alla Libia... puntuale, poco più di un anno dopo, arriva la conferma: l'ambasciatore italiano tornerà al Cairo, in cambio di? nulla... Problemi più urgenti e questioni più scottanti della verità e della dignità di uno Stato, impongono di mantenere un profilo basso e la Realpolitik non consente perdite di tempo o di lacrime (se non quelle coccodrillesche) per una persona sola.
Così oggi, tutti sappiamo chi è stato e cosa è successo.
Rapito, torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani, vicenda di cui tutti sapevano e per la quale nessuno pagherà.
Meno chiara e meno indagata, oltre che più pelosa, resta la posizione dell'università che lo ha mandato a morire e che subito dopo l'ha dimenticato...
Cosa ci insegna la vicenda Regeni? Che la determinazione, il coraggio, la passione di un bravo giovane purtroppo non sono sufficienti a superare certi ostacoli e che il mondo non ha tempo da perdere... business is business... Giulio Regeni? Amen.

mercoledì 5 luglio 2017

Passo Falso

 
In origine, pensavo che questo fosse la brutta copia di Mine.
Poi, lo ammetto, durante la visione - peraltro breve, dura solo 1h17 titoli di coda compresi - ho cominciato a ricredermi: pochi fronzoli, niente finale buonista, personaggi crudi, concreti, storia solida e credibile...
Nel momento in cui, il sergente francese Denis finisce con un piede sopra una vecchia e ingombrante mina sovietica, tutto il suo piccolo mondo si ferma... e tutto comincia a ruotare intorno a lui... il camion di talebani carico di droga, le donne che, armate di muli, lo svuotano, la donna legata sul predetto camion, il ragazzino che vorrebbe aiutarlo e poi rinuncia, la tempesta di sabbia, il sole, il caldo, il nemico, l'amico che muore di fronte a lui, il talebano che arriva a concludere il finale.
In tutto questo, ancora una volta, un uomo solo che deve prima di tutto fare i conti con sé stesso, e come ben si sa, quando si è lì fermi e come unico traguardo c'é la morte, i pensieri virano all'infinito.
Certamente, anche se la vicenda non è originale, non ci si annoia.

mercoledì 15 giugno 2016

A Orlando

Cerchiamo di riassumere in modo faceto, una vicenda che di simpatico non ha nulla.
Se Omar Mateen fosse nato in Italia, oltre ad essere ancora vivo non avrebbe fatto del male a nessuno...
Primo perché da noi i gay si vergognano e sono tacciati di depravazione. Secondo perché non si vendono gli M16 a tutti i minchioni che passano per strada.
Omar avrebbe fatto outing davanti ai genitori prendendo un gran calcio nel sedere, avrebbe tenuto una doppia o peggio tripla vita, ed infine con la nuova legge sulle unioni civili avrebbe lasciato la moglie per sposarsi con un nuovo amore, salvo poi tradirlo con la serenità dettata dal fatto che in Italia la fedeltà di coppia (per le coppie di fatto) non è reato...
Invece aveva delle grosse turbe e ha pensato bene di mascherare il suo disagio in fondamentalismo.
Il risultato l'abbiamo visto, con 49 morti e 53 feriti che ancora oggi non si spiegano che cavolo sia accaduto.
Mentre il Presidente/Premio Nobel per la Pace Obama, non si da pace ed esprime l'ennesimo inutile sermone sulla necessità di limitare la vendita delle armi automatiche e le lobby delle armi si lagnano oliando tutti i necessari portafogli, noi restiamo basiti.
Cosa ci salva? Noi abbiamo il femminicidio e quindi pari e patta.

sabato 7 maggio 2016

Flightplan

Film ad alta tensione ed alta quota.
Accompagna il marito alla sua sepoltura, durante il volo perde la figlia, viene accusata di dirottamento. Dietro tutto ciò vi è una strategia perfida e geniale per estorcere soldi (alle sue spalle) alla compagnia aerea e far ricadere la colpa sulla "ritenuta pazza" Kyle Pratt - ottimamente interpretata da Jodie Foster.
Ben costruito, con una trama che sino all'ultimo - o quasi - non permette di capire cosa sta accadendo e soprattutto dove andrà a finire la vicenda, rinchiude in un aereo tutta la storia.
La scena del cuoricino che - disegnato dalla bambina - riappare sul vetro del finestrino - fa svoltare l'intera vicenda e richiama alla memoria "La signora scompare" 1938 di Hitchcock.
Anno 2005 - Regista Robert Shwentke - da vedere.

sabato 26 marzo 2016

Quale verità per Giulio Regeni ?

Giorno dopo giorno leggiamo di incredibili, nuove, diverse e incomprensibili "verità" sulla tragica fine di Giulio Regeni, il ricercatore italiano, rapito, torturato e ucciso in Egitto.
Non ci vuole una mente eccelsa per capire che l'attuale governo del paese africano, che ci dicono essere nostro amico ed alleato, sia responsabile di quanto avvenuto e non sappia come uscirne.
Per questo di volta in volta ci vengono raccontati episodi incredibili e talmente fasulli da apparire simili al balbettio del bambino sorpreso con le dita nel vasetto della marmellata.
Non sarebbe più onesto, tra paesi amici ed alleati, dire la verità? Ci siamo sbagliati, ci siamo fatti prendere la mano, lo abbiamo scambiato per un pericoloso terrorista, tutto quel che vi pare, ma sempre meglio di queste penose bugie, che insultano la decenza, la memoria e soprattutto la nostra intelligenza.
A meno che, ancora una volta non si consideri la povera Italia, un paese a cui raccontare quel che si vuole sapendo di non aver nulla da temere.
Vi è un ripetersi della situazione dei due marò in India: tutti li vogliono a casa (uno già lo è ma per altri motivi) ma nessuno fa veramente e sino in fondo ciò che serve... e così la nostra dignità internazionale va a farsi benedire.
Quindi, prima di prendercela con Indiani o Egiziani, facciamoci noi una domanda: vogliamo la verità? siamo disposti a tutto per averla? Se si, allora andiamo sino in fondo. A costo di perdere affari economici ed alleati. Ma di far capire che le palle le abbiamo anche noi. Sennò, prendiamo per buona qualsiasi baggianata ci viene raccontata e facciamola finita con tanta ipocrisia.

venerdì 13 novembre 2015

L'ultima notte del Rais

Mu'ammar Gheddafi è stato senza alcun dubbio, una figura controversa nel panorama dei despoti africani e quello che, con autentiche piroette e furbizie di ogni tipo, ha saputo costringere gli occidentali al rispetto od almeno al riconoscimento.
E dire che di disastri ne aveva combinati, dando accoglienza al terrorismo internazionale, lanciando missili su Lampedusa e altre corbellerie a cui hanno fatto seguito ritorsioni da parte degli USA ed infine l'attacco da parte delle forze della coalizione che lo ha portato alla destituzione.
Noi italiani lo ricordiamo bene per l'aver allontanato (nel 1970) tutti i cittadini della nostra nazionalità dopo averli privati di ogni bene.
La nostra penosa democrazia non solo ha dimenticato alla svelta questo vergognoso episodio, ma ha permesso a questo furbastro dittatore di piazzare la sua tenda (con tanto di amazzoni) a Roma, in occasione di una sua visita.
La sua morte (e questo libro ne narra gli ultimi episodi in vita) ha portato la Libia nel caos...
Evidentemente questo popolo non è ancora pronto alla democrazia, dovendo prima ricostruire uno stato che superato il trauma del colonialismo, raduni il popolo intorno ad un ideale identitario di crescita e sviluppo e non più di vendetta e odio.
Bellissimo il libro che si legge d'un soffio. il nostro Gheddafi si confronta con la fragilità del potere perduto e sulla presa di coscienza che il popolo lo odia. Bravo Yasmina Khadra/Mohammed Moulessehoul nel descrivere gli stati d'animo del potente costretto a capitolare.

domenica 30 agosto 2015

il Dittatore

Al netto delle solite volgarità ed esagerazioni di Sacha Baron Cohen, questo film coglie nel segno.
E lo fa due volte: contro i dittatori arabi/africani qui portati all'eccesso (ma mica poi tanto) e contro i presunti stati liberi (o Stati Uniti) che credono di essere gli unici portatori di libertà mentre prendono in giro i propri cittadini.
Sacha ci riesce benissimo. Oltre alle molte divertentissime gag ed agli episodi al limite del paradossale, ci da modo di vivere la caduta dalle stelle alle stalle e ritorno di Hafez Aladeen (un autentico dittatore, violento, ignorante, infantile, antisemita) circondato da guardie del corpo donne (ci ricorda qualcuno?).
Con una congiura di palazzo, viene rapito e sostituito con un imbecille, allo scopo di firmare una costituzione che tolga l'embargo e permetta di vendere il petrolio (a favore dello zio Tamir che ha agito nell'ombra).
La lotta di Hafez, senza barba e senza potere, sarà durissima e (grazie a nuovi alleati) gli permetterà di tornare al potere. Ovviamente tutto non sarà più come prima, o quasi.
Divertente e profonda resta la descrizione di Hafez del suo Stato dittatoriale: ad ascoltarlo si riesce ad immaginare l'America di Bush.

venerdì 28 agosto 2015

La sfida - Norman Mailer

E' il 1975, Cassius Clay, ora Muhammad Ali, incontra George Foreman, campione dei pesi massimi, sul ring di Kinshasa nello Zaire. Mentre Ali deve riprendersi il titolo dopo una carriera in declino, Foreman è al massimo della forma e della prestanza fisica.
Questo bellissimo libro parla di sport, di uomini sotto tensione, di clan, di Africa e Africani, di pugilato, di cosa ci si aspetta prima, durante e dopo lo scontro.
Ogni pagina è una rivelazione, ogni riga contiene aneddoti incredibili e profondi.
Ad un certo punto non si capisce più se sia più importante l'evento o tutto ciò che ruota intorno... e così leggiamo che, gli africani, secondo il buon padre Tempels, credono che "il nome non sia una semplice cortesia esteriore, ma la realtà stessa dell'individuo".
Più avanti, che "Ogni ferita ha le sue rivelazioni" (e questo vale per tutto).
Ed infine: "Era come quando una barzelletta molto sconcia non fa ridere per niente. Come quando uno vuol mollare una scoreggia per divertire gli amici e invece se la fa addosso".
"Un principiante dura poco se non impara a ruotare il collo nell'istante in cui viene colpito".

 
Come ricorda Mailer: Con Muhammad Ali il pugilato è diventato un'arte. Arte della parola, assenza di gravità, balletto e poesia. In questo libro, uno dei più celebri reportage narrativi mai scritti, Mailer racconta il match più famoso della storia del pugilato. Lo scontro tra due uomini, Ali e Foreman, e due modi di concepire la boxe, la vita, la politica.

 

domenica 5 luglio 2015

Una pantera in cantina

 
"Gerusalemme 1947: mentre gli eventi storici incalzano, un ragazzo ebreo di dodici anni vive un momento estremamente significativo della sua vita. Ora che è adulto lo racconta.
Dopo l'Olocausto, quando si rafforza il movimento clandestino per la nascita dello Stato di Israele, anche lui ha fondato con un paio di coetanei, una società segreta con l'obbiettivo di combattere gli inglesi, che ancora occupano la Palestina, rivendicando il diritto ad una patria dopo tanta sofferenza.
Lui è soprannominato Profi, diminutivo di Professore, perché è molto intelligente, ha una cultura enciclopedica, ama studiare le parole e leggere.
Di carattere è comunque socievole e vivace, ama pensarsi coraggioso come una pantera e i suoi amici sono i due compagni di gioco e cospirazione.
Almeno fino al giorno in cui non fa amicizia con il nemico, un sergente inglese che gli insegna la sua lingua in cambio di lezioni di ebraico.
Da quel momento agli occhi degli altri diventa un vile traditore, che in quanto tale va punito nonostante la sua pretesa di innocenza.
Una pantera in cantina racconta una piccola grande storia di emozioni e sentimenti, un'avventura di amicizia e di crescita, che pone serie domande sulla colpa e sulla fiducia, in un contesto storico di epocali stravolgimenti.
Profi è infatti testimone, con il suo sguardo ancora candido, la sua sensibilità intatta, di fatti più grandi di lui i cui effetti si ripercuotono inesorabilmente sulle relazioni umane". (tratto dal testo).
 
 

Amos Oz riesce a far vedere il mondo dal punto di vista di un ragazzino di 12 anni. E lo fa talmente bene che questo libro merita di essere posto al fianco de "i sentieri dei nidi di ragno" di Calvino.
Convince nella sua semplicità, nella sua profondità, nella sua capacità di sondare l'animo umano di un bimbo, dei suoi amici e dei suoi genitori, mentre intorno si forma lo Stato di Israele.
Bellissima prova letteraria.

lunedì 1 giugno 2015

Alla ricerca dell'ordine mondiale

 
"Guerra in Iraq e attentati in tutto il mondo: il panorama internazionale non potrebbe essere più fosco.
Dopo l'11 settembre, le divisioni politiche hanno impedito una visione strategica comune mentre il sanguinoso "dopoguerra" iracheno rappresenta un ulteriore dramma per gli Stati e le coscienze.
Questo volume delinea alcuni possibili scenari per uscire dal caos e ripristinare un ordine internazionale fondato sulla cooperazione multilaterale.
Dopo aver chiarito alcuni presupposti della stabilità internazionale e aver descritto i vari tipo di ordine succedutisi nella storia, l'autore discute l'attuale condizione del sistema internazionale e le prospettive di stabilizzazione, la nuova politica americana e le sue conseguenze, le mutazioni del terrorismo internazionale e le strategie di risposta, il ruolo dell'ONU e dell'Europa, la scelta tra democratizzazione forzata e consolidamento delle istituzioni internazionali.
La ricostruzione di un ampio consenso, sia all'interno del campo democratico sia all'esterno, è necessaria per rafforzare un ordine mondiale stabile e per consolidare la transizione in quei paesi che catalizzano l'instabilità". (tratto dal libro).
 

Piccolo ma condensato testo utile per rendersi conto del funzionamento degli Stati, del Mondo, ed infine dei rapporti che hanno regolato, regolano e in futuro condizioneranno la nostra vita.
Se uno Stato è il confine territoriale di simili, con uguale lingua, aspettative, tradizioni e idee, diverso è definire cosa rende positivo o negativo, negoziabile o no il rapporto tra due Stati.
Cosa ancora diversa, con il venire meno delle distanze, con il cessare della contrapposizione dei due blocchi (Unione Sovietica - USA) e del crollo del Comunismo, cosa diventerà e come sta mutando il Mondo.
L'ordine internazionale è costituito dall'esistenza di alcune regole generali riconosciute e condivise e NON coincide necessariamente con la pace o la giustizia.
Un ordine internazionale potrebbe essere basato su ineguaglianza e ingiustizia e non per questo non funzionare nelle sue primarie necessità.
Ciò nonostante, senza ordine e senza prevedibilità nel comportamento degli attori non è possibile garantire né pace né uguaglianza né giustizia.
La pace nelle relazioni internazionali è un obbiettivo che può anche richiedere l'uso della violenza così come all'interno degli Stati la convivenza pacifica è garantita dalla Polizia.
All'uso della guerra, come ritorsione ai comportamenti scorretti, il Mondo attuale preferisce far ricorso alla reputazione: chi tradisce oggi sa che verrà tradito domani, e che il suo "status" verrà valutato negativamente da tutti gli altri che, in un Mondo sempre più piccolo e legato economicamente, vuol dire mettere a repentaglio la cooperazione, il commercio, gli affari e infine le alleanze di domani.
Si hanno così Stati Falliti (si pensi alla Libia di oggi) o Stati Canaglia (Iraq, Siria, Iran, con diverse sfumature).
Il ricorso alla guerra è divenuto sproporzionato agli interessi e si preferisce più subdolamente ricorrere alle guerre civili (simulate come nel caso dell'Ucraina) o al fallimento economico.
Infine un passaggio rivelatore "Una democrazia è pacifica. Non le piace andare in guerra. E' lenta a reagire alle provocazioni. Quando però è stata provocata fino al punto di dover impugnare la spada, non perdona facilmente l'avversario per aver creato una tale situazione. La provocazione diventa la posta stessa dello scontro. La democrazia combatte con rabbia - combatte per la sola ragione che è stata costretta a combattere. Combatte per punire chi è stato così imprudente e perverso da provocarla - per insegnargli una lezione che non dimenticherà , per impedire quindi che la cosa si ripeta. Una tale guerra deve essere combattuta fino alla sua amara conclusione".


sabato 16 maggio 2015

Cosa sognano i lupi ?

Dietro a questo nome si nasconde Mohamed Mulessehul, algerino nato nel 1965. Dopo anni di vita militare si trasferisce in Messico e inizia a scrivere con successo.
Cosa spinge un uomo a diventare un fanatico integralista? il caso? una serie di coincidenze né brutta né bella.
Nafa Walid percorre fino in fondo questa trasformazione, in una Algeria dilaniata da immobilismo, corruzione, miseria e soprusi.
Una serie di eventi lo trasformano, da attore di belle speranze in feroce assassino.
"Ce l'avevo anche con gli uomini che erano solo apparenze illusorie, volgari insetti, statue con i piedi di argilla che un proiettile due volte più piccolo di un dado cancellava in un istante".
"Ero furibondo con la facilità sconcertante con cui l'uomo si congedava, lasciava il mondo senza onore, lui che incarnava l'immagine di Dio onnipotente".
Un romanzo avvincente scritto nel 1999 ed in grado di far comprendere dinamiche difficili da cogliere nell'occidente cristiano ed ateo.
La follia religiosa dimostra essere un paravento dietro cui riparare quando la vita ti ha tolto ogni speranza.
 


 
"Cosa spinge un giovane uomo, né peggiore, né migliore di molti altri, al più assoluto fanatismo?
Come può lasciarsi prendere nello ingranaggio di una violenza senza limiti?
Un viaggio che inizia al volante di una limousine e che termina nell'orrore.
Un implacabile discesa agli inferi, scandita in tre atti come una tragedia greca.
Atto Primo: Algeria dopo le elezioni del 1992. Nafa Walid sogna di fare l'attore, carriera molto improbabile quando si nasce nella Casbah in seno ad una famiglia povera e numerosa.
Atto Secondo: in attesa che si compia il suo luminoso destino, accetta un posto da autista e scopre tutta l'arroganza e la violenza dei nuovi ricchi che si credono i padroni del paese.
Alloggiato in una misera stanzetta, assapora la rabbia incessante dello schiavo e assiste a crimini terribili e impuniti.
Atto Terzo: annichilito da questa esperienza e "i lutto per i suoi sogni", si lascia affascinare da un gruppo di fanatici islamici diventando prima uno zelante combattente e poi uno spietato omicida.
In un'epoca di barbarie ognuno è una vittima potenziale, ma la forza terribile di questo romanzo è nel modo in cui racconta come chiunque possa diventare un'assassino".

venerdì 24 aprile 2015

Sottomissione

 

Divenuto famoso a causa dell'uscita in concomitanza dei gravi episodi terroristici di Parigi, "Sottomissione" non è ciò che ci si aspetta.
In un futuro possibile, lontano ma non troppo, la fratellanza musulmana riesce a far eleggere un proprio rappresentante a Presidente della Repubblica Francese.
Come si arriva a questo fatto epocale e come i francesi vivono l'evento è ben descritto nel libro (anche se alcuni aspetti sono trascurati o solo lievemente toccati).
Quello che interessa è la totale accettazione dei fatti e l'adeguarsi della società ai cambiamenti imposti. Una rassegnazione o un rapido accodarsi per interesse personale ai nuovi padroni. 
Forse l'aver avuto la Repubblica di Vichy e l'occupazione nazista, ha lasciato il segno nell'inconscio francese, e Houellebecq lo rappresenta molto bene.
Resta un interessante testo e un discreto racconto. Certo un futuro su cui riflettere...

sabato 4 aprile 2015

Exodus - il film

 
Visto di recente, ho atteso qualche settimana prima di scriverne il commento. Non fosse altro perché un turbinio di pensieri mi ha seguito e volevo lasciarne depositare la polvere per leggerne con maggior chiarezza i dettagli.
Storia di ieri - Storie di oggi: Le polemiche che hanno accompagnato l'uscita del film, si pensi al divieto di visione in alcuni Paesi musulmani, hanno evidenziato senza ombra di dubbio che, è più facile parlare di Storia reale che di miti e leggende. Più facile far digerire la realtà, anche modificandola fortemente, che cercare di dare un volto alla mitologia ed alla religione (che per loro natura si basano sul non detto e non dicibile - l'indicibile) senza correre il rischio di essere impallinati.
Capitalismo o Fede: La vera domanda è capire se gli ebrei (schiavi degli egiziani?) chiedessero semplicemente di essere pagati, mentre il loro Dio, avendo deciso un altro destino per loro, profittasse della loro insoddisfazione per dare alla Storia un altro percorso.
Dal canto loro gli Egizi e il loro Faraone appaiono molto più moderni, lineari e capitalisti. Non credono molto agli dei - o meglio credono come l'uomo moderno crede al gatto nero che traversa loro la strada - chiedono produzione, benessere, le piramidi (feticci come segno di potere e come strumento destinato alla pubblica utilità) e si avvalgono degli schiavi per ottenerlo. Che altro chiedere? E a ben guardare, se è facile criticarli con l'occhio odierno, vorrei invitarvi a guardare all'America degli anni '60 ed alla segregazione razziale, allo schiavismo sradicato a fatica in tempi non molto lontani da noi, ed al Sudafrica pre-Mandela.
Gli ebrei, si ritrovano comandati da un profeta dubbioso, tormentato, che finisce per odiare il suo stesso Dio. E ne ha ben donde. Le sette piaghe non gliele ha ordinate nessuno. Le ha decise lui e dica quel che vuole sono feroci e immeritate.
Si finisce così per trovare simpatico il Faraone, che vuole solo progresso e benessere (misurato secondo gli standard dell'epoca) e non si arriva ardentemente a desiderare l'ora in cui veder partire il popolo eletto (o negletto?) comandato dal profeta recalcitrante (anzi riluttante, come un recente romanzo a proposito dei terroristi).
Marxismo o Fordismo? Se gli Ebrei avessero avuto la tredicesima, Dio avrebbe avuto il suo bel daffare per convincerli a partire per la terra promessa. Si rammenti che non è di questo mondo la predetta terra promessa e che l'uomo (per sua natura volubile) si consola velocemente (si pensi al vitello d'oro che prende il posto di Mosè e del suo Dio, non appena il primo sale sul monte Sinai per farsi dettare le leggi...).
Le 7 Piaghe: Anche qui, come nelle favole, finché le disavventure altrui si leggono (il lupo che mangia la vecchina, la strega che cuoce i bambini) fanno rabbrividire solo un poco, quando le si vede la loro immagine da repulsione; astio nei confronti di chi commina la pena. Con il rischio di rendere odioso il giudice.
Un buon film, ma che, toccando nervi tutt'ora scoperti (la supremazia dell'uomo sull'uomo) finisce per dare fastidio. Buona visione.

martedì 3 febbraio 2015

Je ne suis pas Charlie!

E' bastato un mese per far tornare a più miti consigli anche Topolino.
Perché mai schierarsi a favore di Charlie Hebdo? Perché fare una vignetta in cui i personaggi Disney alzano la matita in segno di solidarietà?
Meglio un basso profilo, un Pippo reporter sorridente che non dice proprio niente. Meglio non correre rischi. Anche perché c'è fumetto e fumetto e se qualcuno se ne fosse dimenticato Topolino era non a caso amato da Hitler e Walt Disney nella buia stagione del Maccartismo fece parecchi danni contro artisti di varia estrazione facendoli accusare per legami con il comunismo.
Perché correre rischi? Perché darsi un tono che non vi appartiene?
Moi? Je ne suis pas Topolino!

lunedì 12 gennaio 2015

L'Europa che mi piace

Non esiste solo l'Europa dello Spread. Non esiste solo l'Europa delle Banche che vuole mettere all'angolo la Grecia e ci fa le pulci ai conti di casa.
Esiste l'Europa dei popoli, quella che, di fronte alla minaccia del terrorismo, risponde in modo pacifico e abbandona il particolare tuffandosi in una risposta imponente.
E' quello che abbiamo visto a Parigi e in tutte le grandi città europee. Per dimostrare ancora una volta che se esiste il Paradiso in Terra, questo è l'Europa. Che vi piaccia o no, siamo stati capaci di creare uno spazio che, pur tra mille difetti, brilla come un faro rispetto all'inciviltà generale.
Ricordiamocelo ogni giorno, portiamo rispetto a quello che abbiamo di più sacro: libertà di parola, libertà di pensiero, libertà di agire, leggi e regole condivise.
"Je suis Charlie" anche perché, vi piaccia o no, non esistono alternative.

giovedì 8 gennaio 2015

Moi aussi, Je suis Charlie

 
Difficile trovare le giuste parole, difficile non provare ribrezzo, rabbia, odio feroce, per chi ha ucciso 12 persone distruggendo la redazione di un giornale satirico, reo di dare fastidio con le sue vignette.
Se occorreva colpire un simbolo, i terroristi ci sono riusciti. Colpire la stampa libera, irriverente, che punzecchia i potenti, le religioni, le regole scritte e non scritte.
Non è la prima volta, non sarà l'ultima. Eppure, questa escalation di violenza può solo mettere in difficoltà due culture che devono parlarsi (islamica e cristiana, ma anche religiosa e laica) e che prima di tutto devono convivere.
Di mezzo ci sono sofferenze indicibili, incomprensione, odio razziale e distruzione di quel poco di buono che solo la civile convivenza garantisce, in questo Mondo folle.
Protestiamo, indigniamoci, facciamo sentire tutta la nostra riprovazione per questo gesto folle, assurdo, inutile. E poi ricominciamo da capo, senza paura, a testa alta. Solo la nostra società, aperta, bella, libera e tollerante può vincere. Non abbiamo alternative. 

sabato 25 ottobre 2014

Morire a Teheran

E' di oggi la notizia dell'impiccagione di Reyhaneh Jabbari.
Condannata a morte per aver ucciso il suo stupratore.
Il figlio di quest'ultimo era pronto a perdonarla se lei avesse negato l'accaduto, ma così non è stato, e per difendere la sua coerenza, in un Paese (l'Iran) in cui la follia regna sovrana, è morta.
Esistono ancora persone così, persone che per coerenza vanno verso la morte proclamando la verità.
Ancora una volta l'immagine del mondo islamico viene distrutta. Una visione dell'uomo distorta dalla religione e dalla cattiva lettura della stessa. Il gesto di questa piccola donna distrugge l'intera civiltà mussulmana dalle fondamenta e la priva di ogni senso. Quante persone innocenti dovranno ancora morire ? Oggi onoriamo Jabbari, morta perché coerente, morta perché donna.