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martedì 23 giugno 2026

il Gladiatore 2


Ciò che facciamo in vita riecheggia (un po' troppo) nell'eternità

Su "Il Gladiatore II" di Ridley Scott

C'è una frase del primo film che tutti ricordiamo, scolpita nella memoria come sul marmo: ciò che facciamo in vita riecheggia nell'eternità. Il problema del Gladiatore II è che ha preso l'aforisma alla lettera. Riecheggia, sì. Riecheggia talmente tanto che, a un certo punto, ti accorgi di star guardando l'eco di un film invece del film — la fotocopia di un capolavoro, stampata bene, su carta buona, ma pur sempre fotocopia.

Facciamo subito la cosa che, è d'obbligo: il confronto. Nel 2000 Ridley Scott aveva resuscitato un genere morto, il peplum, e ci aveva infilato dentro un eroe — Massimo Decimo Meridio — che era insieme generale, schiavo, padre in lutto e nemesi. Russell Crowe non recitava la vendetta: la portava, come si porta un peso sulle spalle. Hans Zimmer ci metteva sopra quella colonna sonora che ancora oggi, se parte in un centro commerciale, ti viene voglia di sfidare a duello il cassiere. Era cinema che credeva in qualcosa — negli dèi, in Roma, nella famiglia — anche solo per il gusto di vederlo crollare.

Ventiquattro anni dopo, Scott torna con Lucio Vero — Paul Mescal — e qui casca il primo asino. Mescal è bravo, è bello, ha il sorriso disarmante: ma gli manca la pietra. Il suo Annone-Lucio rifà il percorso di Massimo (la moglie uccisa, la cattura, l'arena, la vendetta "in questa vita o nell'altra") con la diligenza di un bravo studente che ha studiato il compito del primo della classe. Tutto giusto, tutto al posto suo, e proprio per questo tutto già visto. Dov'era il carisma greve di Crowe c'è una gentilezza che non spaventa nessuno, men che meno gli imperatori.

E poi ci sono loro, gli eccessi. Perché Scott, ottantasettenne irriducibile, ha deciso che se devi rifare il Colosseo allora ci metti dentro pure i babbuini inferociti, i rinoceronti cavalcati e — apice del delirio — una battaglia navale con gli squali che sguazzano nell'arena allagata. Storicamente improbabile? Certo. Ma il bello è che non te ne importa, perché a quel punto hai capito che il film non vuole convincerti, vuole travolgerti. È peplum diventato luna park. E come al luna park, esci stordito e vagamente felice, senza ricordare bene cosa hai visto.

Allora, cosa salviamo? Una cosa, e basta, ma maiuscola: Denzel Washington. Il suo Macrino — schiavo diventato schiavista, mercante che organizza i giochi mentre trama di rovesciare i due imperatori-bambini Geta e Caracalla — è l'unico personaggio vivo del film. Ed è interessante notare perché funziona. Macrino non vuole semplicemente il potere: vuole Roma. La odia e la brama insieme, la vuole distruggere e possedere nello stesso gesto. È desiderio mimetico allo stato puro — Girard sorriderebbe — l'uomo che diventa ossessionato esattamente da ciò che lo ha umiliato, fino a volerne prendere il posto. Washington recita questa ambivalenza con un piacere felino, sornione, da vecchio leone che sa di essere l'unico predatore sul set. Ogni volta che entra in scena, il film smette di essere una fotocopia e torna a respirare.

C'è poi un secondo motivo per cui qualcosa si salva, ed è più sottile. Il primo Gladiatore parlava di virtù: la nostalgia di una Roma ideale, gli dèi, l'onore. Questo parla di soldi, ambizione e folla — di una città già marcia che applaude chiunque la sappia intrattenere. E qui, sotto la patina pop, c'è un nervo scoperto. Canetti, in Massa e potere, aveva spiegato che la folla non vuole giustizia: vuole scarica, vuole sangue, vuole il momento in cui può ruggire all'unisono. L'arena del Gladiatore II è esattamente quella massa — e gli imperatori, e Macrino, sono solo tecnici dell'applauso. Non so quanto Scott lo abbia voluto consapevolmente. Ma il ritratto della politica come spettacolo per spettatori distratti è, ahimè, l'unica cosa del film che parli davvero del nostro presente.

Verdetto del buontempone: due spade e mezzo su cinque. Una intera è di Denzel. Mezza è per il coraggio senile di Scott, che a ottantasette anni butta gli squali nell'arena perché può. Il resto si perde nell'eco — e l'eco, si sa, è il modo che ha un suono di sopravvivere quando non ha più niente di nuovo da dire.

P.S. — Se proprio dovete, rivedete prima il primo. Non per cattiveria: per misericordia verso il secondo.


 

domenica 19 aprile 2026

Nella carne — David Szalay


 

I · Il numero

Partiamo dal nove, perché è l'unica cosa davvero interessante del libro. Non è un numero scelto a caso, né con quella vaghezza estetizzante con cui certi romanzieri decidono il numero dei capitoli in base a quanto spazio resta sulla pagina. Il nove ha una logica precisa: tre fasi della vita — giovinezza, mezza età, vecchiaia — per tre episodi ciascuna. Una griglia quasi shakespeariana, compatta, che permette a David Szalay di coprire l'arco completo dell'esistenza maschile senza sobbarcarsi il peso di un romanzo di formazione tradizionale. Il primo protagonista ha diciassette anni, l'ultimo ne ha settanta. E il libro scorre anche attraverso il calendario: da aprile a dicembre, primavera della vita in primavera dell'anno, inverno in inverno. Elegante. Molto elegante.

Forse un po' troppo.

II · La crisi del romanziere

Ma c'è di più. Szalay ha dichiarato di aver cominciato il libro in uno stato di autentica crisi formale — si chiedeva se avesse senso continuare a scrivere romanzi. "Cos'è un romanzo? Inventi una storia e poi la racconti." La struttura a nove non è quindi solo una scelta estetica: è una risposta difensiva alla domanda su cosa sia ancora possibile fare con la narrativa. Invece di un protagonista unico che percorre il tempo, nove frammenti che insieme simulano una vita intera senza mai pretendere di esserne una. Un romanzo che si difende dall'accusa di essere un romanzo — come un funzionario pubblico che lascia tutto scritto in modo da non poter essere accusato di niente.

"Con un protagonista solo avresti un caso. Con nove, hai una tesi. Il numero è un trucco retorico più che narrativo — ma almeno è un trucco consapevole."

Questo, bisogna riconoscerlo, è un gesto intellettualmente onesto. Szalay ha dichiarato esplicitamente che lo scopo della narrativa non è avere idee originali, ma esprimere luoghi comuni — cioè idee che quasi tutti accetterebbero come vere — in modo immaginativamente convincente. Ha scritto un libro di luoghi comuni e lo ha annunciato. Il che è coraggioso come dichiarazione programmatica, e irritante come programma.

III · L'architettura e gli inquilini

Ed eccoci al problema centrale, quello che nessuna eleganza strutturale riesce a dissolvere. Szalay ha costruito un'architettura genuinamente raffinata — la griglia dei nove, il doppio scorrere del tempo biografico e calendari, la scelta di tenere i personaggi sempre fuori casa, in una Europa globalizzata che è allo stesso tempo scenografia e metafora — e poi ci ha collocato dentro, con metodica coerenza, uomini che non la meritano.

Non uomini cattivi. Non uomini tragici. Non uomini interessanti. Uomini neutri. Tutti la stessa persona: maschio occidentale, istruito, moderatamente insoddisfatto, incapace di amare con precisione, dotato di desideri sessuali descritti con abbondanza inversamente proporzionale alla loro intensità emotiva. Szalay li osserva con lo sguardo piatto di un entomologo che ha smesso di trovare interessanti gli insetti. I nove episodi sono ricorrenza, non variazione: le stesse pressioni che ritornano sotto condizioni diverse — la stessa incapacità di lasciare qualcosa dietro di sé, la stessa inerzia mascherata da vita. È una tesi sulla mascolinità contemporanea. Il guaio è che la tesi è corretta e il libro è noioso.

IV · Il problema della carne

Il romanzo si propone di esplorare la vita interiore degli uomini europei del XXI secolo. I suoi uomini non ne hanno una — o meglio: ne hanno una talmente grigia che la pagina bianca intorno alle loro riflessioni sembra più eloquente. Il protagonista del quarto episodio trascorre decine di pagine in un albergo di lusso a pensare a donne con cui ha dormito. Questa, per Szalay, è introspezione. Per il lettore, è un lungo pomeriggio di domenica senza possibilità di uscire.

La prosa è lavorata. Elegante, a tratti. Ma un'eleganza che non rischia mai nulla, che preferisce la perifrasi all'emozione, che abita la superficie con la cura di chi sa benissimo di stare evitando il centro. Il ritmo dilata ogni episodio ben oltre il suo baricentro narrativo: scene che avrebbero la forza di un racconto breve vengono annacquate da digressioni geografiche, da osservazioni meteorologiche, da dettagli architettonici che sembrano inseriti per certificare che l'autore ci è stato davvero. Cento pagine in più del necessario — stima generosa, potrebbero essere centocinquanta.

"Il nove è la cosa più riuscita del libro. Peccato che il libro sia dentro."

V · Il paradosso del Booker

Il vero mistero che Nella carne propone non è quello esistenziale sulla condizione maschile europea, ma quello sociologico sul funzionamento della macchina letteraria contemporanea: come si trasforma la neutralità in profondità, l'assenza di sentimento in stile, il luogo comune dichiarato in shortlist al Booker. Szalay è borghese non nel senso politico del termine — non gli si chiede un pamphlet — ma nel senso in cui lo è un divano in pelle beige in un appartamento di Kensington: confortevole, costoso, perfettamente inoffensivo, incapace di sorprendere chiunque lo guardi.

La carne del titolo è quella degli altri. Szalay la osserva. La descrive con competenza. Non ci entra mai. E questo, forse, è il più preciso ritratto possibile dei suoi protagonisti: un romanziere che scrive di uomini che non sentono, con la stessa equanime lontananza con cui loro attraversano le proprie vite.

Il cerchio si chiude. Purtroppo, non basta per giustificare le trecento pagine.


domenica 11 gennaio 2026

Ricky Gervais - Mortality


Si può parlare scorrettamente, di morte, di handicap, di sesso, di ogni e qualsiasi cosa senza essere accusati di razzismo, cattiveria, violenza, eccetera.. ci prova Ricky Gervais con questo spettacolo, meno acido dei precedenti visti ma pur sempre cattivello e provocatorio..
Perché tutto è relativo e il buonismo è ipocrisia.. ci lava la coscienza ma non rimuove il problema...
Da vedere e ridere a crepapelle.

 

domenica 6 luglio 2025

Mission Impossibile - Dead Reckoning


A distanza di trent'anni.. realmente.. cosa resta di "Mission: Impossible" e di Tom Cruise? Oltre alle continue corse degne di un centometrista, oltre ai balzi da elicotteri, aerei, navi, ponti, tetti.. oltre al saper combattere in ogni modo, oltre alle arti marziali ed alle sue incredibili azioni.. alle maschere degne di Diabolik.. di cosa esattamente stiamo parlando?
Forse la musichetta che lo insegue o lo precede? Forse la sua morale? Forse il fatto che accidenti a lui non invecchia mai, diventando alfine vittima di sé stesso eterno Peter Pan costretto a correre per dare un senso a ciò che intorno a lui.. gli sopravvive e lo ignora?
Guardiamo questo episodio da vicino... una entità (la tanto temuta, vituperata e esaltata IA) si libera del giogo umano e, forte della cupidigia di noi Sapiens, scatena una guerra senza quartiere per recuperare due chiavi.. che aprono una sfera.. che contiene il modo per fermarla.. e allora è tutto un rincorrere le due parti di una stessa chiave.. tra personaggi vecchi e nuovi che si azzuffano a vicenda.. ma per andare dove? In attesa di scoprirlo lasciamo per un istante che sia l'assenza di realtà a vincere il nostro torpore.. che lo stupore che fa di noi degli eterni bambini, torni per un'istante a confonderci.. cercando di immedesimarci in questo buono che, preceduto dall'immancabile musichetta, deve giocare il ruolo del cattivo e in questi cattivi che, sanno uccidere con ironia e perseguono senza alcuna remora la loro missione... appunto Impossible!

 

domenica 26 gennaio 2025

Ghosted


Ghosted" (2023) è il classico film che ti fa rivalutare le tue scelte... tipo perché hai deciso di guardarlo. Immagina una commedia romantica che tenta disperatamente di travestirsi da action movie, ma inciampa nei suoi stessi cliché. Chris Evans interpreta il "bravo ragazzo" di turno, talmente appiccicoso che pure una mosca sulla carta moschicida sembra più discreta. Ana de Armas, invece, è la spia tosta e misteriosa, ma più che misteriosa, sembra chiedersi perché abbia accettato questa sceneggiatura.

La trama? Lui si innamora follemente di lei dopo un appuntamento (classico, no?), ma lei sparisce. Ovviamente, cosa fai in questi casi? La insegui in un altro continente e scopri che è un’agente segreto! Da lì in poi, ci sono inseguimenti, battute che vorrebbero essere divertenti, e azione che sembra girata in modalità risparmio energetico.

Prendiamo una scena simbolica: Cole (Evans), l’uomo medio con la tenacia di un ex fidanzato che non sa accettare un ghosting, si ritrova in mezzo a una sparatoria su un autobus in corsa. Mentre Ana de Armas affronta i cattivi con mosse da manuale delle "spie cool", lui si nasconde dietro un sedile, urlando come se avesse visto una blatta in cucina. E quando finalmente prova a partecipare all’azione, brandendo un'arma improvvisata – uno zainetto! – riesce solo a peggiorare la situazione, tipo inciampare e quasi farsi prendere in ostaggio.
Il tutto condito da battute che dovrebbero essere ironiche ma finiscono per sembrare scritte da qualcuno che ha visto troppi video su YouTube e ha detto: "Lo posso fare anch’io".

Il vero fantasma qui? La chimica tra i protagonisti. Ah, e il buon senso. Se cercavi un mix tra Mr. & Mrs. Smith e una rom-comedy, beh... continua a cercare.

Scritto con un piccolo aiuto di Chat-GPT




 

domenica 19 gennaio 2025

Nosferatu


Di Dracula ne abbiamo visti tanti.. ma tanti davvero.. e così che, non ci potrebbe essere un film che narra l'antica storia del principe maledetto se non vedessimo una fanciulla che lo desidera, una città con topi e morti di peste, una figura che si staglia nell'ombra (un inconfondibile ombra) e un insanabile legame tra eros e thanatos..

Ecco, potrei finire qui, ed eviterei così di bannare il film permettendovi di scegliere se andarci o meno.
Ma visto che io ci sono andato e mi è parso di aver buttato i miei soldi, appare giusto che anche voi soffriate un poco insieme a me.
Se la protagonista passa da un gemito all'altro, si agita come posseduta dal demonio e per un istante temiamo di aver sbagliato film.. se il di lei marito appare un babbeo senza arte né parte... se forse tutta la vicenda è basata non tanto su quel che vuole lui, ma su quel che vuole lei... beh qui ci stiamo perdendo... forse perché troppa psicanalisi, se non viene meditata, rischia di far male.. e di perdere di vista la trama... Dafoe che, pur facendo sempre la sua figura appare ben lontano da altri attori del passato, colti nel suo ruolo... e così, a fronte di un gotico con colori viola ci troviamo di fronte ad un asettico e moralista film degli anni 2000 dove la camera gira sempre allo stesso modo e ci stanca presto. Il finale, ove sesso e morte si mescolano con gran confusione non appassiona.. lasciandoci con il sospetto di aver sperato troppo. A voi la scelta.


 

sabato 9 marzo 2024

Spaceman


 Di fantascienza ne abbiamo vista tanta passare sotto i ponti. E tanta di questa narra di astronauti soli con i propri pensieri. Alcuni riescono a trasformare in azione il pensiero e ad attrarci al punto da diventare davvero un tutt'uno con i nostri temporanei beniamini.. altri riescono a renderci talmente antipatici i viaggi interstellari da farci odiare persino l'uscita serale del cane.
Spaceman sta in mezzo. Ha certo qualche appiglio di interesse da buttare qua e là ma alla fine cosa ci resta in mano? un alieno ragno che parla e mangia Nutella? un terreste pelle e ossa che ha lasciato la compagna incinta per l'unico suo desiderio.. scoprire lo spazio? 
E una astronave che funziona a sponsor? Ma quando mai si era vista?
Tra un pisolo e l'altro la vicenda si avvicina al finale. Eccoci in vista della nebulosa da dove ha avuto origine l'universo.. eccoci alla fine del viaggio. Ne è valsa la pena? Questo non lo sapremo mai... il cane intanto chiede di uscire.

domenica 18 febbraio 2024

il Pataffio


 In un'epoca lontana, ove i poveri fanno i poveri, i ricchi fanno i ricchi e gli arricchiti cercano di darsi un contegno, e come non rifarsi all'Armata Brancaleone che qualche decennio fa trasformò il cinema italiano e seppe donarci una visione allegra delle crociate?
Ecco, questa volta non è la lontana terra di Gerusalemme (liberata o meno) ad essere inseguita, ma uno sperduto, diroccato e disperato feudo, "Tripalle" terra di micragna (miseria nera) ove si dirige il neo nominato Marconte Berlocchio, un titolo già in sé tutto da ridere, insieme alla moglie Bernarda (rifilatagli dal padre suo) ed una disperata squadra di scudieri (tra cui spiccano Ulfredo e Manfredo, innamorati e accettati per quel che sono, sino ad apparire i più assennati tra i personaggi), un prete, un contabile... qui incontrano i villani, veri e propri morti di fame capitanati da Migone di Mastandrea.
E dall'incontro in poi (anzi da prima) è una sequela di incomprensioni, dispetti (non si può parlare di guerra o battaglia, ci vorrebbe un ardire) e reciproche furberie che rendono ancora più disperato e deprimente il viver nel castello (rudere) mentre il Marconte, con termini arzigogolati e inutili cerca di dare un senso all'intera vicenda, ricordandoci (se mai ce ne fosse bisogno) che anche con il peggior nemico occorre parlare perché è la parola che inganna, non le armi.
Non vi narro il finale, perché il film va visto. Ma se tutto deve tornare al proprio posto, e se esiste un ordine naturale delle cose, così sarà. Amen

giovedì 7 dicembre 2023

Anche le formiche nel loro piccolo...


Quando agli inizi del 1911 uscì il primo libro delle "Formiche" ovvero per essere esatti "Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano.. di Gino & MIchele e Matteo Molinari", ci furono immediate proteste.
In particolare Paolo Mauri su Repubblica si indignò e non mancò di dichiarare; "lo sapevo che prima o poi qualcuno avrebbe approfittato della Guerra del Golfo per compiere qualche nefandezza di cui, in tempi normali, non si sarebbe macchiato a cuor leggero".
Il qualcuno in questione é l'editore Einaudi, già molto serio ed impegnato politicamente quando i ragazzi di via Biancamano si chiamavano Leone Ginzburg, Cesare Pavese e Italo Calvino e via elencando e oggi in vena di flirt non tanto col mercato del libro (non ci sarebbe nulla di male), ma addirittura col mercato del non libro, fino ad oggi gadget dell'industria culturale più povera di idee... " A volte una stroncatura, se esagerata sino a superare i limiti delle convenzioni può giocare a favore del libro che si vorrebbe distruggere.
Di fronte a certe intemperanze la gente può anche inalberarsi.
La raccolta di detti e contraddetti di tante firme fu infatti un successo.
Prima che scadesse un mese, voci inattendibili presero a sostenere che la modesta tiratura inaugurale era andata rapidamente esaurita.
La casa editrice Einaudi che aveva cominciato a pentirsi negò per un mese le ristampe, e quando capitolò di fronte alle richieste cercò di farlo con parsimonia.
Ma dovette ristampare pare ancora, pur continuando a lamentarsi come per un'offesa ricevuta.

  • Non picchiatevi mai con persone brutte, perché non hanno niente da perdere.
  • Dove torna la cicogna dopo che ha portato il bambino? Nelle mutande.
  • Ho una foto molto rara di Harry Houdini chiuso fuori di casa.
  • Questo libro è dedicato a Don Ginepro, il prete che, quando ero bambino, per evitare che ci toccassimo ci toccava lui.
  • Io non nomino mai Dio invano, lo faccio sempre con uno scopo preciso.
  • Attenti alla donna che accetta le avances che non le avete fatto.
  • Anche i grilli bestemmiano.. solo che balbettano.
  • Io non ho mai avuto problemi con la droga. Ho avuto problemi con la polizia. (Keith Richards)
  • Se Superman è così furbo, perché si mette gli slip sopra i pantaloni?


 

sabato 5 agosto 2023

65 milioni di anni fa (e non sentirne la mancanza)


Poteva andare peggio? Temo di no. Forse se fossero usciti cantando i 7 nani dal bosco, ecco lì sarebbe stato toccato il peggio.. oppure no, sarebbe stato un tale colpo di scena da rendere credibile il film.
Già era toccato a After Heart  fare lo schifo fantascientifico assoluto... ora, il primo posto viene, senza alcun dubbio, occupato da 65 milioni di coglioni (il numero dei fessi, me compreso che lo hanno guardato) o il numero appunto dei coglioni che si sono rotti guardandolo.
Mi ero fatto ingannare dal bel Adam Driver, attore a me gradito per altre ben migliori interpretazioni... certo non mi aspettavo la Morte Nera, ma manco questa terribile cagata.
Scusate l'uso dello scurrile (che non è né maiuscolo, né minuscolo e nemmeno gerundio)... ma davvero, quando ci vuole ci vuole. Ripercorriamo la vicenda..
Prima di noi, sulla Terra, pare ci fossero i Dyno-Sauri. Morale, prima che cadesse l'asterrrroide (come ama dire Zichichi-Crozza) che poi li avrebbe cancellati, arriva (suo malgrado, perché ci cade) l'astronave contenente dei crio-qualcosa umani, che ovviamente ci lasciano (quasi) tutti le penne... se ne salvano due.. il nostro Adam e una bimbetta linguo-compromessa.
Per salvarsi dovranno raggiungere una montagna su cui si trova la capsula di salvataggio (ma non mi dire) circondati da mostri cattivi ed affamati (ma non mi diree), con geyser pronti a soffiare acido (ma non mi direee) oltre a paludi con sabbie mobili (ma non mi direeee), alberi fragili, insetti feroci, ogni genere di insidia (ma non mi direeeee). Ed in mezzo i due che non si capiscono, non si parlano, non si rispettano. Entrambi privati degli affetti (nooooooo). Finale? Ve lo rovino? ma si dai, così evitate di buttare i soldi: arrivano sulla navetta, ma la navetta si ribalta, ma dopo, colpo di scena arrivano i tirannoqualcosa che ribaltano la navetta e quella può partire e si salvano e checcazzo potevano mica morire anche loro che la navetta poi non la guidava nessuno. Amen.

venerdì 7 aprile 2023

il sacro male


Da lunga data approccio gli horror con una metodica che trovo ineffabile. Il cosiddetto "secondo tempo".
Vado ad illustrare il metodo: Tutti, e quando dico tutti è così, i film dell'horror seguono lo stesso identico schema... lo spirito, il malefico, l'orrore, il male, il demonio, insomma quella roba lì... si rivela a poco a poco... noi sappiamo già che c'é un antico evento che ha in qualche modo intrappolato il cattivo (una statuetta, una moneta, una cassetta, un buco di culo di posto qualsiasi, un gioco, una filastrocca, una bottiglia di prosecco... insomma la qualunque), il solito maldestro lo libera e questo a poco a poco fa tutti i suoi raggiri per... ecco la domanda esatta è per cosa? Ma a questa domanda rispondiamo a parte.
Tutta la prima parte, dicevo, è fatta di successivi spaventi nel veder generarsi il male, una forza che pare inarrestabile, incredibile, immensa, eccetera... poi... poi, arriva la seconda parte.
Nella seconda parte si vede la cifra del film. Se c'é inventiva la tensione resterà alta e il finale sarà all'altezza del racconto... se non ce n'é ragazzi miei... meglio interrompere la visione per risparmiarsi una massa di ca...gate incredibili... tutto diventa un paciugo melenso e privo di senso e noi concludiamo sollevati, non perché il bene vince... ma perché il male rinuncia per inedia... Amen!

domenica 26 marzo 2023

Jim e Andy - The Great Beyond


 Documentario del 2017. Una sorta di dietro le quinte molto intimo sull'interpretazione di Andy Kaufman (noto comico americano). Jim Carrey si cala talmente nel personaggio da suscitare una grande commozione tra i parenti del defunto comico oltre a sfuggire di mano al regista ed all'attore stesso.
E' noto che quando si parla di morti si finisce per parlare di viventi... e questo documentario non fa eccezione. Carrey ci racconta la fatica nell'interpretazione e dell'altrettanta cesura che ha dovuto attuare per uscire - al termine del film - dalle manie, comportamenti e strutture mentali dello stesso.
Avendo visto il film originale "Man on the moon" un film di rara bellezza, con musiche dei REM ed un interpretazione sopra i limiti, non ho potuto che commuovermi nuovamente. Davvero molto molto bello.

sabato 17 dicembre 2022

Kate


Mettiamola così: per metà del film la storia regge ed è pure ben fatta. Ad un certo punto, complice uno svarione del regista, un ictus del produttore, un malore dell'attore principale, una diarrea degli altri attori e comparse... chi lo sa... forse una cattiva congiunzione cosmica... tutto vira in farsa, poi in commedia umoristica ed infine diventa teatro dell'assurdo con una trama talmente scontata che questo film poteva essere trasmesso anche per non udenti o vedenti... uguale, cambiava niente.
Un peccato, credetemi, perché le premesse per fare un buon film c'erano tutte. Il Giappone, la Yakuza, il killer spietato (donna), la vendetta, il doppio gioco, scontri mortali con ogni arma... ma poi, ad un certo punto, iniziano le comiche... al punto tale che per un istante ci si limita ad osservare il telecomando inebetiti pensando che per un mero errore ci sia stato un cambio di canale... bah. guardatelo lo stesso. ma quando la protagonista indossa gli occhiali da sole, andate a dormire.

venerdì 13 maggio 2022

Due agenti molto speciali 2


Visto in francese per rispolverare lo slang oramai arrugginito, decisamente divertente. 
Forti, sempre, i modi di dire che i francesi si inventano per trasformare ogni evento, finanche il più drammatico in una "blag"... un divertimento, una battuta... perché va detto una volta per tutte, con una lingua così non puoi parlare di cose tristi.. puoi solo far ridere. 
Ottima infine l'accoppiata bianco - nero, ricco e povero, acculturato e popolare... si mescolano bene e fanno divertire... storia che perde pezzi, ma non è certamente un thriller. 

 

domenica 13 febbraio 2022

C'era una volta Hollywood

Volete essere certi che il tal film sia diretto da Tarantino? No problem! il suo marchio di fabbrica resta sempre lo stesso nei secoli e seculorum  sempre lo stesso: l'attacco agli zebedei altrui... che siano evirati e sparacchiati (Django), nuovamente sparacchiati (Bastardi senza gloria), morsicati dal Pitbull di Cliff, lo stuntman nonché unico amico della star televisiva Rick Dalton, non fa alcuna differenza... forse anni or sono il piccolo Tarantino, si deve essere chiuso i gioielli nella porta del bagno.... (citofonare a Freud per chiarimenti) morale della storia, godetevi questo divertente film sulla quotidianità della Hollywood del 1969, musica di sottofondo stellare, attori eccelsi, comparse con una loro fisionomia, una storia che si dipana nella sua semplicità eppure sempre capace di nutrire aspettative... la casualità che diviene essenza... non a caso i tanti premi vinti,
Insomma, quello che accade ai nostri due sfigati protagonisti, sotto prodotti del mercato del cinema, dediti ad alcool e droghe, incastrati in una vita in caduta libera... sempre alla ricerca di un ruolo (non importa quale) con le loro cadute ed ascese, è questo il film che per riesce comunque a dare una visibilità e dignità ad un mondo sconosciuto ai più. 
Ovviamente, essere americani e conoscere la storia recente di quella parte di mondo gioca certamente a favore dello spettatore, che rischia di perdere il filo non conoscendo la terribile vicenda di Charles Manson e degli omicidi commessi nel 1969... 
Ma per fortuna nostra, e per merito di Tarantino, la vicenda vira in un passato parallelo, ove i cattivi finiscono per morire, anche per merito di un lanciafiamme... (e anche qui, la citazione a Bastardi senza gloria è d'obbligo).
Da godere per la capacità degli attori di mostrare limiti, difetti, paure e facili entusiasmi... insomma, come chiunque di noi. Questo ce li fa prossimi.
 

martedì 21 dicembre 2021

La ballata di Buster Scruggs


Che dire? Dove li metti, i fratelli Coen riescono a tirare fuori il grottesco, il folle, l'anarchia di ogni narrazione. Prendiamo il West... sacro agli americani, chi mai avrebbe pensato ad una simile parodia? Sarebbe come se da noi si facesse un musical sulla prima guerra mondiale sulle Alpi a cacciare gli Austriaci... Ovvio che a qualcuno si storcerebbe il naso! Immaginate la Meloni... "Patriotiiiii" mamma mia... invece negli USA, patria folle di menti insane, eccola li, la parodia dei bei tempi andati.
La grande capacità dei due Coen, sta nel fare cultura senza farsi notare... intelligente il passaggio dal libro al racconto al film... un filo rosso che demanda alla cultura orale, quella della frontiera, al cinema vecchia maniera (siamo tutti debitori della diligenza di Ford) all'impiccagione, all'assalto alla banca, alla carovana di poveracci che viaggia verso l'Est, agli indiani, alla sfida nel saloon, al pistolettata in strada... ai cercatori d'oro... ma sopra tutti ci lascia senza parole la parodia dello spettacolo viaggiante... ove (spoiler) il povero attore (privo di arti ma dotato di una lirica incomparabile) viene soppiantato (letteralmente nel fiume) a favore di una gallina... una goduria per la vista. Forse il miglior film visto quest'anno.

giovedì 25 novembre 2021

Mattarella vs Brunetta


Ma si parlano tra loro? Premesso che voglio bene al Presidente Mattarella. Persona a modo e una spanna sopra il ciarpame politico che ci governa...ma mi chiedo, perché usarlo come testimonial del recente "ammodernamento" della PA che consente al cittadino di scaricare (e stampare, poi ne parliamo) tutta una serie di documenti anagrafici, gratuitamente e senza recarsi allo sportello? E poi dall'altra parte, si fanno rientrare in servizio dal "lavoro agile" o smart working, milioni di dipendenti pubblici, solo perché così mangiano nei ristoranti intorno alle sedi istituzionali e fanno girare l'economia...
Perché a questo servono i pubblici dipendenti, non certo a dare servizi... secondo il ministro Brunetta ovvio... e allora meglio riempire le strade di traffico inutile per fare lavori che si possono fare da casa, senza i rischi di una pandemia mondiale, senza consumare benzina per niente e per dare gli stessi identici servizi che in presenza... e quindi mi chiedo, di cosa stiamo parlando?
Ma perché quando qualcosa funziona lo si butta via? Ovvio, perché fa venire meno le gerarchie ottocentesche e mafiose che consentono alla politica di dare all'elettore ciò che gli spetta di diritto facendolo passare come favore... nessuno me ne voglia, ma adesso davvero basta. Investiamo in formazione, in modernità, in fantasia... nelle persone capaci e dotiamole della necessaria tecnologia... sennò avremo un sistema che crea un documento elettronico da remoto e poi dovremo stamparlo per renderlo utilizzabile... semplicemente assurdo.

martedì 16 novembre 2021

Se questo aiuta quello...





Se quello sopra è eletto Presidente della Repubblica grazie all'aiutino di quello sotto, allora siamo rovinati. Se quello sotto ha ancora, nonostante tutto quello che ha fatto, la capacità di pesare nella elezione di quello sopra... minchia ragazzi, siamo fottuti.
In qualsiasi caso, quando spariranno dalla scena politica? E quando la vergogna non li farà ripensare seriamente a dove dovrebbero stare? Poveri noi.

 

venerdì 10 settembre 2021

Fast & Furious 9 - Saga


Oramai siamo alla farsa... infatti a veder bene dovrebbe chiamarsi "Fars & Furious".... siamo infatti al nono episodio e non c'é più limite all'assurdo, all'inaudito, alla sospensione della realtà a favore dell'azione fine a se stessa e senza alcun senso o nesso... per ricavarne cosa? La solita morale... la famiglia Toretto viene prima di tutto e i cattivi, mai veramente cattivi, ma pronti a pentirsi, alcuni a morire... insomma, servono solo come contorno, come il lupo nelle favole... tanto sai che va a finire male. Che altro aggiungere... se vi piace l'inespressiva faccia di Vin Diesel (detto anche Vincenzo Gasolio) allora è il film che fa per voi... se vi piacciono le macchine veloci idem... se vi piace il casino senza logica avete azzeccato in pieno... astenersi filosofi, pensierosi, o ricercatori di trame...

 

martedì 19 gennaio 2021

Zona Rotta


Dopo l'incapace gestione Gallera, il cambio al vertice della Regione si è fatto subito sentire. L'Assessore/Vice Presidente Letizia Moratti sbraita all'indirizzo del Governo come se non ci fosse un domani per fare cosa? Per difendere la salute dei lombardi? Per recuperare il tempo perduto e la non invidiabile posizione nella vaccinazione anti Covid? Per rispondere al perché al PAC tanti anziani ci hanno lasciato le calzette a causa delle malaugurate indicazioni della Giunta? Per raccontarci finalmente la verità sui camici Paul & Shark e sui soldi tornati dalla Svizzera (o altro paradiso fiscale) per coprire la marachella del Fontana? Ma certo che no! Per avere le zone arcobaleno... d'ora in poi (forse) grazie anche alla complicità di certi sindaci di sinistra, avremo le zone multicolor, in questa via Rosso, in quell'altra bianco... e via una serie di colori degni del pantone della Sikkens...
E (questo accade mentre sto scrivendo) per pretendere che i vaccini siano distribuiti alla Regioni in base al loro PIL. Prima i ricchi, grida a gran voce la neo assessora! Prima i benestanti! La salute pubblica? Ma quale, ma dove? Pare di essere in certi claustrofobici film ove ai poveretti viene rubato tutto, persino gli organi, a favore dei benestanti... Se la giornata si vede dal mattino... siamo messi male.