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sabato 11 luglio 2020

Caramelle

Ora che il lockdown è (temporaneamente?) sospeso posso fare una confessione, anzi due… anche io appartengo al gruppo di quelli che lo hanno violato… (prima rivelazione) e non una volta, ma molte (seconda rivelazione)… vicino a casa, una erta stradina conduce ad un bosco… non un gran bosco… pochi kmq ma sufficienti ad allontanarsi da tutto e da tutti… attraversato nel mezzo - da nord a sud - da un largo sentiero… uno spazio dove ritrovare i propri pensieri…
A volte solo, a volte con le figlie, questo spazio verde ha permesso di superare lo strano periodo… unico nel suo genere, un'autentica novità pure per me... che insomma, comincio ad averne viste tante.
E siccome non so stare con le mani in mano, dopo le prime uscite, ho cominciato a portarmi dietro un sacco di plastica e raccogliere tutta la spazzatura che incontravo per strada (tanta) così da rendere piacevole (e soprattutto pulito) questo piccolo angolo di riconciliazione con il creato.
Al termine del percorso, peraltro costellato da autentiche chicche, sin dalla prima volta mi imbatto in queste carte di caramelle… e non una o due, le prime volte decine e decine… segno di frequentazione assidua da parte di "illo" (così chiamerò il lui/lei), masticatore di bonbon extra stark eucalyptus di indubbia elvetica provenienza… così le raccolgo, lanciando una serie di epiteti all'indirizzo del cartomante (nel senso di abbandonatore di carte)… secondo giorno, altra serie di carte, terzo giorno, altra serie di carte, quarto giorno, altra serie di carte… poi improvvisamente nulla…. é morto? è rinsavito? poi ancora qualche carta, poi più nulla… Ad un certo punto non trovarne più mi aveva intristito, mi aveva quasi tolto il senso della gita… che ci vado a fare se non trovo il simbolo, l'evidenza?
Con la riapertura dei confini personali, quello spazio ho smesso di frequentarlo… e un poco mi manca. Chissà come sarà ora? Lo spargi carte seriale sarà riapparso sulla scena del crimine? Avrà ripreso a distribuire sulla Terra il segno del suo passaggio, quella che in gergo tecnico si chiama "impronta ecologica", imperituro monumento alla inebriante necessità di esserci e di essere ricordato? Forse la carie lo ha colpito, forse ne ha anticipato la dipartita… togliendo così, però, alla Terra quel segno, quel piccolo foglio verde, talmente fitto in alcuni punti da apparire foglie…. e quindi in fondo, a suo modo, natura… povero me, che poeta.

giovedì 9 luglio 2020

Spillover

Quest'anno; questo maledetto anno, non si può prescindere da quanto sta accadendo e non si può cercare di dargli un motivo. Si possono ovviamente leggere i giornali, si può ascoltare il virologo di turno, oppure le chiacchiere, le parole della gente e quelle dei politici… si possono fare tante scelte… o semplicemente infischiarsene bellamente e attendere che le cose vadano come devono andare.
Io ho fatto molte cose insieme. Forse troppe... Letto i giornali, ascoltato la televisione, ascoltata la rete, i commenti, le paure, i punti di vista… ma poi ho voluto farmi un'idea. E per farlo, ho voluto leggere un libro che oggi appare come profetico, ma che nella realtà mette soltanto insieme i fatti e da (dava nel 2014) il possibile finale.

"Non vengono da un altro pianeta e non nascono dal nulla.
I responsabili della prossima pandemia sono già tra noi, sono virus che oggi colpiscono gli animali ma che potrebbero da un momento all'altro fare un salto di specie - uno spillover in gergo tecnico - e colpire anche gli esseri umani…
Il libro é unico nel suo genere: un po'  reportage, è stato scritto in sei anni di lavoro durante i quali Quammen ha seguito gli scienziati al lavoro nelle foreste congolesi, nelle fattorie australiane e nei mercati delle affollate città cinesi.
L'autore ha intervistato testimoni, medici e sopravvissuti, ha investigato e raccontato con stile quasi poliziesco la corsa alla comprensione dei meccanismi delle malattie.
E tra le pagine più avventurose, che tengono il lettore con il fiato sospeso come quelle di un romanzo noir, é riuscito a cogliere la preoccupante peculiarità di queste malattie".

La frase certamente più efficace per descrivere il contenuto di questo libro è "Se scuotete i rami di un albero qualche cosa cadrà giù".

domenica 5 aprile 2020

Cronache dal Coronavirus - 6

UNICA MALATTIA - DIVERSE LE CURE.
E' di questi giorni la scelta del Governo Ungherese, a fronte dell'acuirsi dell'epidemia di COVID-19 di concedere i pieni poteri all'attuale presidente Orban Viktor.
Non che già non ne avesse, o che quella ungherese non potesse già essere soprannominata "Democratura"... no, visto che non c'é limite la peggio, si è andati oltre. Instaurato una dittatura con regole tali che, ove chi ad esempio scrive sui giornali notizie false (datemene la definizione però) rischia 5 anni di carcere.
Quindi chi dirà che in Ungheria c'è una dittatura, andrà in galera senza passare dal via (come nel Monopoli).
Analoga situazione si manifesta nelle Filippine, dove, chi esce di casa nonostante i divieti, viene preso a fucilate…
In Italia (per ora) esiste la democrazia. Ci sono le multe, ci sono le autocertificazioni, ci sono purtroppo un sacco di imbecilli che non rispettano nulla… A fronteggiarli alcune macchiette locali, mi riferisco ai sindaci ed ai presidenti di regione (Governatori) che non perdono occasione di postare in rete messaggi farneticanti, minacce di ogni tipo, decreti che vietano la vendita dei pennarelli, o che impongono di non allontanarsi a più di 200 metri da casa.
Alcuni mi ricordano una recente versione della "buonanima"... passano il tempo lanciando strali, minacce, urla roboanti… A quando le scritte sui muri tipo "E' il virus che traccia il solco è il fucile che lo difende" ???
Che dire poi delle minoranze? Quando Orban ha fatto quel che ha fatto, lo hanno difeso a spada tratta! Salvo poi accusare il premier Conte di non coinvolgerli… (perché si sa che l'erba del vicino è sempre più nera).
A fronte di questi Guitti, preferisco di gran lunga il competente e gentile Dr. Borrelli, o il noiosissimo Domenico Arcuri, che ogni sera alle 18,00 ci informano, danno numeri, fanno previsioni, rispondono ai giornalisti e si prendono un sacco di parole.
Non sono perfetti, non sono infallibili, non hanno il pugno di ferro, molte cose gli sfuggono e tentano con le parole di compensare i fatti, anche perché tutti lo dimenticano, il funzionamento dell'italica burocrazia non è proprio da portare ad esempio.
Ma sono competenti, seri, nominati democraticamente, riescono a dimostrarsi onesti nel loro operare e nell'informare. Questa è la democrazia e la preferisco di gran lunga a certi personaggi vicini e lontani… che vorrebbero curare il virus con l'olio di ricino… no grazie. 

venerdì 3 aprile 2020

Cronache dal Coronavirus - 5

IL PLATEAU. In montagna, lo sa bene chi ci va, molto spesso il rischio non dato dalla salita, ma dalla discesa, quando la fatica si fa sentire, quando il senso di attenzione, il timore, vengono meno, si allenta l'attenzione, si cade… si muore. Serve, questo ragionamento, per fare un parallelo con l'attuale regime di clausura imposto dall'imperversare della pandemia. Tutti rispettosi (o quasi) sino ad oggi, con lo stabilizzarsi della situazione (non si parla di discesa, ma di costanza del dato), si comincia a parlare del "dopo", della discesa… Con un rischio evidente, anzi più d'uno…. il venire meno della paura, l'idea che si possa cominciare a non rispettare le regole (tanto sta finendo), quella che l'insofferenza, le difficoltà evidenti della parte economica che non vede l'ora di riprendere…. le grida e le promesse di certa parte politica (Renzi in testa) che propone, minaccia, chiede a gran voce, la riapertura! Perché vivaddio occorre ripartire, produzione, produzione… minchia!
E' questo il momento, dicevo, noto agli alpinisti, in cui si cade, si commette l'errore, ci si schianta… Non rischiamo davvero di commettere questo errore. No, davvero. Vedremmo sfumare tanta solerzia.

 

martedì 24 marzo 2020

Cronache del Coronavirus - 4

 
 I DECRETI. Perché di Decreti si tratta, e di Ordinanze, e poi di Circolari, Regolamenti, Grida Manzoniane, Urli dai balconi, strepiti, maledizioni dai Social… insomma un marasma di obblighi, indicazioni, regole, che cambiano, mutano, si inaspriscono, vengono superate durante la notte, poi però sono in contrasto tra loro, poi vengono reinterpretate… Allora!?
Se all'inizio il Decreto era benvoluto, quasi desiderato, necessario a dare una traccia, un'ancora cui attaccarsi in un momento di confusione, poi il Decreto, presto divenuto molti, è stato un modo per dar conto di un'inazione. Cioè, non riesco a far molto, i risultati non si vedono, e allora vai di riduzione progressiva dei diritti civili. Non ci si muove, non si lavora, non si fa sport, non più di due persone, non più di 200 metri da casa, non fuori dal Comune di residenza, non questo e non quello… che ci starebbe pure, tenuto conto del drammatico e per certi versi presente e futuro che ci attendono.
Ma farne uno al giorno? Farne due, tre a settimana? E farli in contrasto tra loro? Lo Stato Italiano, che non ha mai brillato in chiarezza, quando scrive leggi in tempi di vacche grasse, figuratevi in tempi di crisi… e le Regioni? Quelle che pare vogliano fare a gara a chi piscia più lontano… eccoli lì in uno sbrodolio legislativo senza pari… E il povero cittadino? A chi si aggrappa? Al lasciapassare! Ovvio...
 

domenica 22 marzo 2020

Cronache dal Coronavirus - 3


QUELLI CHE, TUTTO CHIUSO
Neanche in tempi normali Facebook ha mai brillato di chiarezza, lucidità, intelligenza. Figuriamoci in questi concitati tempi di Corona. Tempi in cui, chiusi in casa, in balia di governatori galvanizzati e preda del celodurismo, ci attacchiamo alla televisione (riscoperta dopo un periodo di coma, crollo di ascolti e di credibilità) alla radio, ai giornali ed alle loro pagine web.
Prendiamo il caso di quelli che, chiudiamo tutto. Ovviamente quando dicono tutto, intendono TUTTO. Gente che una lezione di economia non l'ha mai vista in vita propria, non sa cosa sia una filiera produttiva, non dico la differenza tra capitalismo e comunismo, ma almeno le basi…. nulla!
Quelli che tu devi chiudere, loro no. Quelli che, poi vanno al supermercato e si incazzano in fila (ma come mai, tutta sta gente?!), che la roba non la trovano e allora vai di strilli… (come cazzo faccio a preparare i fusilli col pesto, nello scaffale non c'era!).
A questi aggiungerei gli Strepitors (la nuova razza direttamente giunta a noi dai dinosauri, deviando il processo di evoluzione darwiniana) gli Strepitosauri… quelli che ne hanno per tutti.
Per quello che porta fuori il cane, per quello che va a correre, per il politico che non capisce nulla, per il vicino che si affaccia al balcone a cantare "Fratelli d'Italia", per gli stranieri, per i ragazzini che si fanno beffe dei divieti (qui hanno ragione), per gli uccelli che cantano e per la Primavera che incombe.
Insomma, tutti coloro sono rinvenibili su Fb, li si riconosce per i titoli MAIUSCOLI, per riportare cazzate di terza mano irripetibili e talmente false da far apparire reali i capelli di Trump e di Silvio…
E la cosa più assurda è che io sto qui a perdere tempo a scriverci sopra… bah.

sabato 21 marzo 2020

Cronache dal Coronavirus - 2

 
IL LASCIA PASSARE.                              Documento che esiste sin dalla notte dei tempi. In origine era un suono, un riconoscimento che consentiva di essere riconosciuto, amico e non nemico. Permetteva il ritorno nella Patria, nella città amata, tra le fila degli amici. Distingueva appunto, amici e nemici. Poi mutato nel tempo della carta bollata in documento con tanto di sigla e ceralacca… qualcuno garantiva per te. Qualcuno ti consentiva di muoverti per terre ostili, diceva "questo tizio è sotto la mia protezione, è persona a me amica, devota, fedele. Può muoversi liberamente". Ovviamente con il passare del tempo ed il mutare delle società lo Stato democratico (di quello parlo, degli altri non conosco e non voglio parlare) ha ribaltato sul cittadino l'onore e l'onere di garantirsi da sé. Tu cittadino sei parte dello Stato (perché ognuno è Stato) e quindi cazzarola, garantisciti da te. Nasce così l'autocertificazione, ovviamente limitata, sennò sai l'italica fantasia dove andrebbe a finire? Ed ecco la risposta burocratica (non è una brutta parola) ai tempi del Coronavirus, il documento (questa è la prima versione, ora cambiato, si è aggiunto il dichiarare che non si è in quarantena) in cui ognuno di noi deve riportare a sua cura e responsabilità le condizioni per cui può uscire, dribblare il blocco che dovrebbe limitare gli spostamenti delle persone e portare sollievo al propagare del virus.
Un documento in cui ognuno dichiara uno dei pochi motivi che lo hanno portato ad abbandonare le sicure mura domestiche per affrontare il periglioso mondo esterno…
Vituperato e bramato… fuori dal mio municipio ho visto persone farne incetta, manco fossero titoli di Stato (forse l'esempio non è calzante), infilarseli nelle mutande (senza conoscerne il significato o capendone nemmeno il modo di utilizzo), quasi a garantirsi, a memoria di tempi oscuri, il passaggio sicuro per il Paradiso… Minchia gente! Ma le sentite le notizie? Ma le leggete le carte che avete tra le mani? Nulla, un cassso… l'importante è avere infilato nelle mutande la sacra bolla papale, poter girare con il magico foglio e dire "lei non sa chi sono io", come no? sta scritto sull'autocertificazione? Ah, quello dovevo mettere? azz… ed ora che ci scrivo…???

sabato 14 marzo 2020

Cronache dal Coronavirus - 1

Non me ne vogliano i tifosi della Juventus, così come tutti gli appassionati di calcio, ma questa immagine, più di tante altre, rappresenta lo straniamento di un'intera società, di un mondo (quello capitalistico) posto di fronte al Coronavirus, al nemico invisibile e feroce che, democratico nel suo agire, non risparmia nessuno.
Credendoci immuni, superiori e forse addirittura estranei al nostro stesso quotidiano così come allo straordinario; di fronte all'accadimento siamo rimasti senza parole, senza fatti, senza azione… abbiamo fatto l'unica cosa che sappiamo fare: continuare a correre nella rotella del criceto… sperando che la cosa riguardasse qualcun altro…
Vasilij Grossman (scrittore dell'insuperabile romanzo "Vita e Destino") ha scritto che, "di fronte alla tempesta, ognuno agisce da sé, chi alza il bavero, chi apre l'ombrello, chi si affretta verso casa o il più vicino portone, nessuno pensa all'altro…"
E anche questa volta così abbiamo agito.
Abbiamo guardato le gocce scendere e, senza guardarci in giro, abbiamo imboccato il più vicino riparo, senza curarci d'altro, dell'altro… Altri invece hanno agito come se la pioggia non li riguardasse, preda della logica del profitto, del denaro, della macchina da soldi che non si poteva fermare, succubi dei contratti (nel caso del calcio) milionari.
Si è arrivati in certi casi a pretendere che all'interno degli stadi (come nelle chiese nel passato, terra sacra ed estranea ai conflitti) si fosse esenti dal contagio, dalla malattia, dal pericolo.. richiamando regole e logiche che volevano piegare la realtà al desiderio…
Ben presto tutto ciò é apparso illogico e fuori tempo massimo.
E, anche il ricorso alle partite a porte chiuse si è dimostrato ancora più dannoso dello stop.
Perché direte voi?
Perché il calcio, religione laica del ventunesimo secolo, si nutre del tifo, così come Dio si nutre delle preghiere dei fedeli. E se Dio non può esistere se nessuno lo prega, il calcio senza tifo muore.
E quale immagine più eloquente, resta quella di Ronaldo che mima il cinque, di fronte alle barriere che dovrebbero tenere a distanza tifosi che nella realtà non ci sono…


Quell'immagine che vuole apparire simpatica, derisoria di una situazione non compresa, finisce per evidenziare lo smarrimento di chi non riesce a capacitarsi; di chi, privato delle folle osannanti, intuisce di non contare più nulla… e tutto per colpa di un nemico invisibile, quindi lontano dalla stessa logica mercantile che regge il sistema.
In quella inquietudine sta il sunto della condizione della nostra società, forse dell'intero pianeta. Quello di trovarsi con la giostra rotta e, non sapere perché. Non avendo spiegazioni né alternative.
Forse in questo sta l'ultima speranza. Rivedere il nostro mondo, il nostro modo di viverlo. Se a qualcosa deve servire la tragedia, questa è l'unica vera lezione.

martedì 10 marzo 2020

La rivolta delle Scianél

Che dire di questa sceneggiata da Repubblica delle Banane? A caldo direi che sarebbe bastato far volare un sacco di legnate, ben date, per spiegare il punto di vista degli onesti, di quelli che in galera non hanno nessuno e che vogliono vedere garantiti il loro benessere, sicurezza e diritti da certa feccia.
Poi, accettare che, una specie di capopopolo con tanto di mascherina (non si sa mai, metti che prendi o dai il Coronavirus) salti sul cofano di un'auto della Polizia, ululando e minacciando, è inaudito, inaccettabile, impensabile.
Arrestare immediatamente, caricare di sanzioni infinite oltre che di quattro pedate nel culo. Questo per ristabilire l'ordine.
Passata la rabbia e lo sbalordimento, occorre fare alcune considerazioni:
1. la terribile situazione carceraria, indegna di un Paese civile… sovraffollamento, mancanza di una logica di recupero dei detenuti, carcere come punizione e non riabilitazione;
2. evidente incapacità nel gestire le emergenze e nel comunicarle da parte del Sistema Paese… questa è un'autentica bestia che paghiamo a caro prezzo;
3. demandare alle forze dell'Ordine un'azione che poteva essere gestita con Servizi Sociali ed in modo soft, riprogrammando la gestione dei colloqui, della salute della popolazione carceraria e di chi li sorveglia…
Ecco, questo lo devo dire… senza dimenticare che subito dopo avrei fatto volare tanti di quei calci, ma tanti di quei calci… alle tante Scianél accorse a lamentarsi e protestare...