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venerdì 11 marzo 2022

La misteriosa fiamma della Regina Loana


Questo romanzo, benché illustrato a colori, é dominato dalla nebbia.
Nella nebbia si risveglia Yambo, dopo un incidente che gli ha fatto perdere la memoria.
Non la memoria che i neurologi chiamano "semantica" (Yambo ricorda tutto di Giulio Cesare e sa recitare tutte le poesie che ha letto in vita sua), bensì la memoria "autobiografica", non sa più il suo nome, non riconosce la moglie e le figlie, non ricorda nulla dei genitori e della sua infanzia.
Accompagnandolo nel lento recupero di se stesso, la moglie lo convince a tornare nella casa di campagna dove ha conservato i libri e i giornalini letti da ragazzo, i quaderni di scuola, i dischi che ascoltava allora.
Così in un immenso solaio, tra Langhe e Monferrato, Yambo rivive la storia della propria generazione, tra Giovinezza e Pippo non lo sa, Mussolini, Salgari, Flasch Gordon e i suoi temi scolastici di piccolo Balilla.
Si avverte di fronte a due vuoti ancora nebbiosi, le tracce di un esperienza forse atroce, vissuta negli anni della resistenza e l'immagine vaga di una ragazza amata a sedici anni e poi perduta.
Interviene un secondo incidente.
Yambo è ora in coma, ma rivive a spirale, tra folate di nebbia intermittente, ogni momento degli anni fra infanzia e adolescenza sino a quando, in una sorta di apocalisse benevola, tra il trentatreesimo canto del Paradiso, Bing Crosby, Don Bosco e le scale di Wanda Osiris, sta per avere la visione finale. Ma....

Seguo il filo rosso, segnato dai precedenti testi di Oliver Sacks... in uno di questi c'é un richiamo ad un libro di Eco... casualmente presente nella mia piccola libreria, occasione in più per leggerlo. 
Ed in effetti, il primo aspetto è una trasposizione dei mali descritti da Sacks in forma romanzata, italianizzata... un uomo di mezza età che perde la memoria e per ricostruirla deve fare ricorso in parte a quella degli altri, in parte alla carta... insomma non una vita vera, ma una di carta, di dischi, di riviste, libri, giornali, quaderni di scuola... tutti utili a fargli tornare piccoli sprazzi di vita.
Ed in questo vissuto, anche il rimosso. Non è un caso che "quando si parla di morti, si parla di vivi" e viceversa... così ritroviamo un pezzo di storia passata, e velocemente rimossa... la guerra partigiana, il dopo guerra, torti subiti e vendette, i nostri topoi, fatti di cinema, televisione, radio, cultura alta e popolare... un richiamo al quesito fondamentale: "noi siamo frutto del contesto? del mondo che ci sta intorno?"... in attesa che la filosofia metta la parola fine sulla vicenda, leggiamo.


domenica 6 marzo 2022

Motherless Brooklyn


Grande, anzi grandissimo Edward Norton, e che dire poi di Alec Baldwin e di (seppure per pochi minuti) Bruce Willis? E che diamine! Tante le trame che si affollano. La malattia mentale da tenere a bada, una città in crescita che ha bisogno di un disegno, di un'idea... ma che come tutte le idee ha un costo e qualcuno che lo paghi.
E poi segreti, ricatti, potere, follia, sogni e speranze, lotta e disillusione...
Ma di cosa è fatta una città, se non della vita delle persone che ci vivono?
Uno fra tutti è Lionel  Essrog investigatore a servizio di Frank Minna. Lionel ha la sindrome di Tourette... mica facile conviverci... ma questo gli permette di avere una memoria incredibile, una grande lealtà al suo capo e una mente analitica.
Così quando Frank viene ucciso per Lionel è normale cercare di fare ordine.
E fare ordine in una città come New York significa combinare qualche disastro... soprattutto se si vanno a toccare gli interessi di Moses Randolph, urbanista e politico che vuole trasformare la città. Tra inseguimenti, ricatti, proposte, proteste e sogni infranti il buon Lionel arriverà alla verità e renderà giustizia a molte persone. Davvero bello!

sabato 19 febbraio 2022

In movimento

"Sono un uomo dal carattere veemente, con violenti entusiasmi ed estrema smodatezza in tutte le mie passioni" scriveva Oliver Sacks in un articolo apparso il 19 febbraio 2015 sul "New York Times", nel quale annunciava con brutale sobrietà di soffrire di un male incurabile. E' quindi inevitabile che "In movimento", la sua autobiografia, sia innanzitutto una rassegna di passioni, descritte con la lucidità dello scienziato e l'audacia dello psiconauta, con la schiettezza del diagnosta e il gusto per la digressione di un dotto seicentesco. E sarà un piacere, per i lettori di Sacks, sentirlo parlare di sé; dell'ossessione per le moto e il sollevamento pesi, della dipendenza dalle anfetamine, dal lacerante rapporto con il fratello schizofrenico e con la madre (il più profondo e forse, in un certo senso, il più vero della mia vita"), di quando disintegrò per l'ammirazione, unita alla frustrazione, un libro di Aleksandr Lurija, il fondatore della neuropsicologia e di quella "scienza romantica" a cui sarebbe sempre rimasto fedele. Alla fine, non si potrà evitare  di riconoscere che Oliver Sacks è stato il più romanzesco di tutti i personaggi romanzeschi di cui ha scritto. Soprattutto, questo resoconto di studi e amicizie, legami sentimentali e debiti intellettuali, abitudini e fissazioni é un'ulteriore riprova che per Sacks il "delicato empirismo di Goethe non era un semplice metodo di ricerca, ma uno stile di vita".

Ed eccomi, dopo tante letture del Dr. Sacks, ad indagare dell'uomo Sacks. In questo sono facilitato dall'averlo conosciuto nelle storie narrate, nel vedere riflessa la sua immagine nei suoi pazienti, cosicché, in un gioco di specchi, mi é facile scorgere e riconoscere, insieme agli episodi a me già noti, il suo punto di vista. La cosa divertente è che, tutto ciò appare come una storia già nota e narrata a più voci... vi è mai capitato? Soprattutto quando succede qualcosa in una piccola comunità, ogni narratore avrà una sua versione... anche in questo caso, ad esempio la crescita professionale dell'uomo "Sacks" è dettata da tappe e persone ben specifiche, da libri e da pazienti, perché ogni uomo non è mai un isola... al massimo una penisola... Finiamo per avere almeno due piani di lettura (di solito in un testo scritto bene ve ne sono molteplici), quello del vissuto, quello dell'appreso, quello della medicina e del suo mutare nel tempo... quello delle aspettative e quello dei risultati... 

Poi c'è il privato, ad esempio la motocicletta e l'amore per la libertà, oppure l'omosessualità, confessata, a tratti sbandierata, vissuta come una difficoltà ad esprimersi nel proprio essere con conseguenze nefaste: le droghe, l'alcool, l'autodistruzione, la mancanza di stima... oltre alla dichiarazione di castità (35 anni senza fare sesso) fatta...

il testo, bellissimo, si conclude con un piccolo paragrafo dedicato alla scrittura, grande passione dell'uomo/medico Sacks: "L'atto di scrivere quando funziona mi da un piacere e una gioia diversi da qualsiasi altra cosa. A prescindere dall'argomento che sto trattando, scrivere mi porta in un altrove in cui sono completamente assorbito, e dove dimentico pensieri distraenti, preoccupazioni, ansie e persino il trascorrere del tempo". Come non riconoscermi?

mercoledì 2 febbraio 2022

Un antropologo su Marte

 


"Il più delle volte mi sento come un antropologo su Marte" confessa ad Oliver Sacks la paziente autistica di cui si racconta la storia nell'ultima parte di questo libro.
Ed è la stessa persona che, per superare le proprie difficoltà a capire le emozioni umane, escogiterà una "macchina per abbracciare".
Nella sua assoluta singolarità di scrittore, anche Sacks sembra avere escogitato qualcosa di simile, qualcosa che gli permette, al di là della malattia, di "abbracciare" il malato.
Unendo alla vocazione di narratore clinico una stupefacente capacità di empatia, Sacks riesce infatti a spingersi molto avanti nel territorio oscuro della malattia, là dove si celano le sue ragioni profonde, spesso elusive per la pura ragione medica.
Il paradosso è questo; in talune circostanze eliminare la malattia significa operare una mutilazione sul paziente.
E l'unico mezzo per evitarlo è penetrare nel romanzo neurologico che il paziente vive e spesso è incapace di comunicare o comunica in un modo che gli altri non sanno capire.
Di questo processo delicato e affascinante, che ormai ci appare come il sigillo dell'opera intera di Sacks, si danno qui sette esempi, sette "casi straordinari" destinati ad imprimersi per sempre nella memoria dei lettori: non più in quanto bruti "casi", ma in quanto storie di individui unici, ciascuno dei quali abita (e in un certo senso ha creato) un modo suo proprio.

Non smette di stupirmi la ricerca che Sacks fa dell'uomo, E la particolarità della sua ricerca sta nel guardare al particolare per trovare il generale. Una capacità che lo rende unico nel descrivere situazioni al limite... casi che non vediamo o fingiamo di non vedere, forse perché complessi da comprendere, stranianti e per certi versi capaci di impaurire.
Conosciamo così casi di persone con capacità mnemoniche incredibili, o di calcolo fuori dagli schemi, geni incastrati nella loro malattia, o persone semplici colpite da quello che per molti è un dramma ma per loro oramai divenuto motivo di orgoglio... la diversità... in ogni sua declinazione.

giovedì 20 gennaio 2022

Vedere voci


 In questo libro Oliver Sacks abbandona il terreno dei disturbi neurologici per indagare un altro mondo, che generalmente viene ignorato: il mondo dei sordi.
Qui, come in altri casi di menomazione, Sacks riesce a scoprire che il MENO può anche nascondere un PIU': per esempio, una capacità acutissima di sviluppare l'esperienza visiva. Questa, su cui si è formato un affascinante linguaggio visivo, i "SEGNI", che permette ai sordi di costituire comunità.
Ancora una volta, è l'enorme dono di empatia di Sacks, a guidare l'indagine, che toccherà alcuni problemi fondamentali del rapporto fra parola, immagine e cervello, ma anche renderà conto di esperienze dirette dell'autore, sino alla sua partecipazione alla rivolta nell'unica università per sordi al Mondo, la Gallaudet University nel marzo 1988.
Per questa nuova edizione italiana, Sacks ha scritto una prefazione nella quale delinea la storia dei sordi in Italia, e racconta della sua visita nel novembre 1990, alla comunità dei sordi e alla scuola di via Nomentana a Roma.

Anche se fuori dal suo abituale campo, Sacks riesce ad incuriosirci. Riesce cioè a trasmettere la sua empatia per l'argomento e per le persone che ruotano intorno ad esso facendoci partecipi, finendo per parteggiare per chi non è nato menomato, ma appartenente ad un altro popolo. Quello dei sordi. Persone desiderose di trovare un proprio spazio nella società degli udenti.

"il parlato ha una dimensione sola, la sua estensione nel tempo; la scrittura ne ha due; i modelli tre; solo le lingue dei segni dispongono di quattro dimensioni: le tre dimensioni spaziali accessibili al corpo del segnante e la dimensione temporale. E i Segni sfruttano a pieno le possibilità sintattiche offerte dal proprio canale di espressione quadridimensionale".

domenica 9 gennaio 2022

Risvegli - il film


 Dopo aver letto il libro ecco la volta del film. E d'altronde come poteva mancare? Rendersi conto, fatte le debite differenze, di cosa significasse occuparsi delle persone di un cronicario... uno spazio senza ritorno... e poi, improvvisamente, scoprire un farmaco in grado di "svegliare" persone immobili da 40 anni... non vi ricorda un poco la favola della bella addormentata? della principessa punta dal fuso e rinchiusa nella torre del castello insieme a tutti gli abitanti dello stesso? Ecco, "Risvegli" è anche questo... dalla apparente morte alla vita... e poi tutti gli imprevisti del caso... svegliarsi in un mondo che non ci appartiene, non avere memoria se non dal momento della malattia... desiderare di uscire, tornare alla normalità... si riassume in una frase di Robert De Niro l'intera vicenda: "perché mi avete liberato dalla malattia se poi non mi liberate da questo posto? A cosa serve?"...
Fortissimo... ancora di più dopo la lettura delle vicissitudini dei nostri pazienti.

venerdì 7 gennaio 2022

Risvegli


Per dieci anni, fra il 1917 e il 1927, una grave epidemia di encefalite letargica (malattia del sonno) invase il mondo.
Quasi cinque milioni di persone furono colpite dal male.
Poi l'epidemia scomparve, improvvisamente e misteriosamente come era sopraggiunta.
Una minuscola frazione dei malati sopravvisse, una una sorta di perpetuo torpore, fino al 1969, quando un nuovo farmaco, la L-Dopa, permise di risvegliarsi.
Oliver Sacks tra il 1969 e il 1972, somministrò questo farmaco a più di duecento malati al Mount Carmel Hospital di New York.
Risvegli racconta le storie di venti di loro.
Già da tali elementi é facile rendersi conto della impressionante singolarità di questo libro.
Ma qui, ancora una volta, l'elemento decisivo è il narratore: Oliver Sacks, colui che sa farsi strada all'interno delle esperienze più remote e inaccessibili dei suoi pazienti.
Ciascuna delle persone di cui Sacks qui racconta è un mondo a parte, ma tutte sono unite da una caratteristica, quella di avere passato la maggior parte della loro vita in una zona inesplorata e muta, vicina al "cuore oscuro dell'essere", e di essere stati sbalzati dalla "notte encefalitica" verso le "tribolazioni" e le meraviglie del risveglio.
Sconvolgente é la varietà e la qualità delle esperienze che queste persone tentano disperatamente di comunicarci.
E stupefacente è la capacità che qui Sacks dimostra nel capire e ricostruire il tessuto drammatico di tali esperienze.
Confidando, come il grande Lurja, in una visione della medicina come "scienza romantica", Sacks rivendica la definizione della malattia che leggiamo in Novalis: "Ogni malattia è un problema musicale. Ogni cura è una soluzione musicale".
Appunto questo presupposto gli ha concesso di accedere ai mondi murati di persone che vivevano nell'oscillazione fra una terribile presenza e una terribile assenza.
E questo contatto si è rivelato essere il più grande aiuto che possiamo dare a chi cerca, con pena infinita di trovare un accomodamento con la realtà.
Dietro le cartelle cliniche, qui si apre uno sconfinato paesaggio, "un paesaggio molto variato, in parte familiare, in parte inquietante, con altopiani battuti dal sole, abissi senza fondo, vulcani, geyser, praterie, paludi; qualcosa come il parco di Yellowstone, arcaico, preumano, quasi preistorico, con una sensazione di potenti forze, sobbollenti tutt'intorno". (tratto dal libro).

Prima di arrivare alla lettura di questo libro, ho voluto farmi un'idea. Leggere cioè altri testi di Oliver Sacks per arrivare preparato sia sullo stile che sul metodo. Non sarebbe potuto avvenire diversamente per poter (almeno dal mio punto di vista) cogliere appieno il suo più importante scritto. Quello che gli ha dato notorietà, che ne ha fatto scaturire pièce teatrali ed un famoso film, quello che lo ha reso famoso come divulgatore.
Ora, arrivato alla fine del testo, posso dire di aver fatto bene.
Questo per molti motivi, che andrò brevemente ad illustrare prendendo spunto dagli indizi disseminati qua e la nel testo e dai collegamenti con il "metodo" di Sacks saltellando dagli scritti, le note, i compendi, tutti necessari a capire.

E' a pagina 404 che trovo il perché di una potenza così evocativa data dalla narrazione delle vicende degli sfortunati pazienti descritti da Sacks... "I temi principali di Risvegli - addormentarsi, essere tramutati in pietra, essere ridestati, dopo decenni, in un mondo che non è più il proprio - hanno il potere di fare immediatamente presa sull'immaginazione. Questa è la materia di cui sono fatti i sogni, gli incubi e le leggende - e tuttavia, si tratta di cose realmente accadute".

E ancora a pagina 268 leggiamo: "Quando diamo ai pazienti la L-dopa prima vediamo un emergere dalla malattia: un RISVEGLIO, poi una ricaduta e una moltiplicazione dei disturbi e dei problemi: la TRIBOLAZIONE; e infine, forse, il paziente raggiunge una sorta di "intesa" o di equilibrio, qui parliamo di ACCOMODAMENTO.

A pagina 280 " Comune a tutti i mondi della malattia è il senso di pressione, di coercizione, di forza imposta; la perdita dio una vera spaziosità, di liberà e di agio; la perdita dell'equilibrio interiore, dell'infinita prontezza, e le contrazioni, le contorsioni e le posture della malattia: il manifestarsi di rigidità e insistenza patologiche.




 

domenica 5 dicembre 2021

Musicofilia


Un giorno, a New York, OLiver Sacks partecipa all'incontro organizzato da un batterista con una trentina di persone affette dalla sindrome di Tourette: tutti appaiono in preda a tic contagiosi, che si propagano "come onde".
Poi il batterista inizia a suonare - e come per incanto, il gruppo lo segue con i tamburi fondendosi in una perfetta sincronia ritmica.
Questo stupefacente esempio é solo una particolare variante del prodigio di "Neurogamia" che si verifica ogni qual volta il nostro sistema nervoso "si sposa" a quello di chi ci sta accanto attraverso il medium della musica.
Presentando questo e molti altri casi con la consueta capacità di immedesimazione, in Musicofilia, Sacks esplora la straordinaria robustezza neurale della musica e i suoi nessi con le funzioni e le disfunzioni del cervello.
Allucinazioni sonore, amusia, disarmonia, epilessia musicogena: da quali inceppi nella connessione a due vie fra sensi e cervello sono causate?
Come sempre l'indagine su ciò che é anomalo getta luce su fenomeni di segno opposto: l'orecchio assoluto, la memoria fotografica, l'intelligenza musicale e soprattutto l'amore per la musica - un amore che può divampare all'improvviso, come nel memorabile caso del medico che, colpito da un fulmine, viene assalito da un'insaziabile desiderio di ascoltare musica per pianoforte, suonare e persino comporre.
Grazie alle testimonianze dei pazienti di Sacks ci troviamo così a riconsiderare  in una nuova prospettiva appassionanti interrogativi, e assistiamo ai successi della musicoterapia su formidabili banchi di prova quali l'autismo, il Parkinson, la demenza.
Dai misteriosi sogni musicali che ispirarono Berlioz, Wagner e Stravinskij, alla possibile amusia di Nabokov, alla riscoperta dell'enorme importanza spesso sottostimata di avere due orecchie.
Ogni storia cui Sacks dà voce, illumina uno dei molti modi in cui musica, emozione, memoria e identità si intrecciano, e ci definiscono.

Una autentica miniera di informazioni. Una finestra su un mondo sconosciuto eppure così vicino: il nostro cervello, gli sconvolgimenti che lo colpiscono, la perdita di memoria, il ritorno di alcune forme di memoria - interessante la differenza tra MEMORIA SEMANTICA: le cose di base, sparse per tutto il cervello e MEMORIA EPISODICA: la memoria degli eventi, concentrata in alcune zone e quindi più soggetta a perdersi... e che dire poi della MEMORIA EMOZIONALE: un pizzicotto, un'azione che genera una contro azione Pavloviana, in grado di creare ricordi... e l'uomo colpito dal fulmine che diviene amante della musica? Tutto quasi incredibile, se non fosse vero... a distanza di 50 anni gli scritti di Sacks rivelano ancora tutto il potenziale di un grande narratore. Ottimo!

 

sabato 13 novembre 2021

Su una gamba sola



Un incidente di montagna in Norvegia: Oliver Sacks si ritrova su un letto con una gamba che, nella sua percezione, non gli appartiene più.
All'inizio pensa che il suo caso sia semplice e banale.
Poi si trova sprofondato in un "abisso di effetti bizzarri e anche terrificanti".
Quella gamba alienata dal suo corpo lo induce a indagare l'orrore e la meraviglia che occhieggiano dietro la vita e che sono celati, per così dire, dietro la superficie usuale della salute.
Perdere la percezione di un arto lede l'immagine di sé stessi, obbliga a chiedersi che cosa sia questo SE' che agisce in noi.
Anche questa volta, Sacks indaga e ci fa partecipi della sua indagine, attraverso il racconto che sarà il il racconto di uno strano viaggio in avanti e all'indietro - perché questa sembra essere la natura del pensiero: ricondurci al suo punto di partenza, alla casa atemporale della mente. (tratto dal libro).

Avvicinatomi al testo, come al solito, in punta di piedi, poco a poco vengo assorbito dalla lettura... complici alcuni similitudini con l'accaduto (l'incidente in montagna, lo stato di prostrazione nella percezione di sé e dei propri limiti di essere umano, l'attuale condizione di malattia), la lettura mi prende e mi fa riflettere...
E' innanzitutto la storia di una assenza. I libri si distinguono principalmente  in storie di "presenze": le avventure ed i racconti delle proprie esperienze, o in "assenze": le biografie ad esempio... difficile trovare resoconti di "parziali assenze e successive presenze".... questo libro ha il pregio di ripercorrere la perdita di un arto, a causa di un incidente, la riflessione sull'assenza, il ritorno della percezione dell'arto e del proprio corpo nella sua interezza.

Oliver Sacks esplora ogni aspetto della vicenda, dalla medicina alla filosofia, dalla storia alla ricerca... non manca nulla, nemmeno una soluzione "Kantiana" della malattia e del suo percorso. Affascinante è dire poco. Bellissimo libro.

 

 

mercoledì 3 novembre 2021

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello


Nell'Ottocento, la scrittura di casi clinici - nei quali vengono presentati non soltanto gli effetti della malattia ma tutta la realtà vissuta legata alla condizione esistenziale del paziente - raggiunse vette altissime; nella seconda metà del Novecento però, con la ascesa di una medicina più tecnologica e quantitativa, era una prassi oramai estinta.
Perciò, quando pubblicai i miei casi clinici negli anni Settanta e Ottanta, mi fù presso ché impossibile farlo sulle riviste mediche, poiché esse pretendevano grafici, tabelle e un linguaggio "oggettivo".
Le storie di casi clinici più lunghe, dettagliate e personali erano considerate arcaiche e "non scientifiche".
Questo atteggiamento sta ormai cominciando nuovamente a cambiare e molte università prevedono corsi di "medicina narrativa": un'intera generazione di neurologi più giovani considera il caso clinico una parte importante della scienza medica.
Spesso si è voluto riconoscere a "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" il merito di aver contribuito a questa rinascita della tradizione del caso clinico e a me piace pensare che ciò sia vero.
Oggi, con l'affermarsi delle neuroscienze e di tutte le loro meraviglie è ancora più importante conservare la narrazione personale, considerare ogni paziente come un essere umano unico con la propria storia e le proprie strategie di adattamento e sopravvivenza.
Benché da parte nostra la conoscenza e la comprensione possano evolvere e cambiare la fenomenologia della malattia e della salute umana rimangono alquanto costanti, e il caso clinico - la descrizione scrupolosa e dettagliata dei singoli pazienti - non potrà mai diventare obsoleto. (tratto dal libro).

Ulteriore testo, letto sull'onda dell'entusiasmo del precedente L'occhio della mente prosegue la conoscenza delle varie e direi variegate patologie, malattie, sfighe e malanni che colpiscono quella fantastica macchina che è il cervello umano... veniamo così a conoscenza della Sindrome di Tourette, dei feroci danni del Parkinson, degli studi di Lurija, Purdon Martin, Hughlings Jackson, Freud e tanti altri sconosciuti all'umano odierno... Con stile piacevole e lieve ci addentriamo in un mondo incredibile e vicino, maledettamente vicino a noi.

 

sabato 23 ottobre 2021

L'occhio della mente


 Lilian Kallir é una brillante pianista che predilige Mozart: una sera, allorché deve affrontare il Concerto n. 21 (quello col famoso Andante), la partitura divenuta di colpo un intrico di segni incomprensibili; è l'esordio di una neuropatologia che le impedirà se non di scrivere, quanto meno di leggere e altererà la sua percezione sino a farle confondere un violino con un banjo o un rasoio con una penna.
Sue Barry è riuscita a diventare neurobiologa nonostante una menomazione invalidante: una forma di strabismo che inibisce la visione stereoscopica, sicché gli occhi sono attivi uno alla volta, in alternanza, senza mai potersi coordinare; per lei, la profondità e la terza dimensione sono categorie puramente immaginarie.
Sono solo due dei casi raccontati e analizzati in questo nuovo libro di Oliver Sacks: storie di amputazioni e deformazioni affettivo - cognitive che sembrano sfociare in drammi senza rimedio.
E ancora una volta Sacks mostra come ogni ferita attivi inaspettate strategie adattative, una indispensabile capacità di conservare o ridisegnare ciò che viene esperito.
Ma per il lettore la vera sorpresa consisterà nel vedere tali dinamiche confermate dall'esperienza personale dello stesso Sacks.
Scrutandosi con freddezza clinica, ma senza timore di rivelare le oscillazioni dei suoi stati d'animo, il neurologo - scienziato parla infatti sia della prosopoagnosia di cui è affetto (l'incapacità di riconoscere i volti), sia della odissea legata a un melanoma maligno all'occhio destro, i cui sintomi si materializzano un sabato del dicembre 2005, al cinema, sotto forma di una macchia dai contorni iridescenti.
Nel rivivere le fantasmagorie percettive scatenate dal tumore, Sacks prosegue così la sua esplorazione del versante creativo di ogni malattia, che in questo caso si manifesta nelle infinite modalità con cui ogni occhio e ogni mente inventano e reinventano l'inafferrabile vastità del mondo esterno. (tratto dal libro),

Oliver Sacks, a tutti certamente noto per aver ispirato il film "Risvegli" nel 1990, magicamente interpretato da Robin Williams, oltre ad aver suscitato molte critiche per il suo modo di narrare (si veda al riguardo un altro mio post) facendolo precedere alla sua reale capacità di curare il prossimo...
Resta comunque vero il fatto che, leggere i testi di Sacks è come immergersi appieno nella medicina, nei suoi dilemmi, nel quotidiano dello scienziato... le citazioni dotte non mancano, eppure tutti noi riusciamo a capire cosa sta accadendo... riusciamo a calarci nella vicenda e farci un'idea del male che colpisce di volta in volta i pazienti (certo non poveri economicamente per poterselo permettere) che si rivolgono a lui..

giovedì 27 maggio 2021

Mediteo


Forse perché abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno, prendo spunto dal brutto periodo in corso per spendere due parole a favore di un Applicativo (o App) che sto usando... 
La necessità di prendere farmaci - e tanti - e quella di avere tutto sotto controllo, mi ha fatto conoscere ed apprezzare "Mediteo", un programma per PC e Cellulare che consente di gestire, in momenti per niente semplici, quali possono essere quelli legati ad una malattia, la somministrazione di farmaci, oltre ad ogni altro dettaglio collegato (medici, farmacie, ospedali, centri per analisi)... tenere sotto controllo l'approvvigionamento dei farmaci, controllare la puntualità con cui li si prende, togliere, mettere, modificare le quantità, sospendere e riprendere... davvero duttile, utile, intelligente, intuitivo, facile, pratico... oltre ad un interfaccia a prova di "malato", può essere usato con modalità "simple" oppure aggiungere info, dettagli, bugiardino, note... tutto a portata di clic... e tutto a costo zero. Non posso che dirmi soddisfatto, che fare i complimenti agli ideatori e sperare in sempre maggiori sviluppi a favore della società di prodotti informatici di questo tipo che, hanno il grosso pregio di renderci facile la vita. Bravi!




 

giovedì 9 luglio 2020

Spillover

Quest'anno; questo maledetto anno, non si può prescindere da quanto sta accadendo e non si può cercare di dargli un motivo. Si possono ovviamente leggere i giornali, si può ascoltare il virologo di turno, oppure le chiacchiere, le parole della gente e quelle dei politici… si possono fare tante scelte… o semplicemente infischiarsene bellamente e attendere che le cose vadano come devono andare.
Io ho fatto molte cose insieme. Forse troppe... Letto i giornali, ascoltato la televisione, ascoltata la rete, i commenti, le paure, i punti di vista… ma poi ho voluto farmi un'idea. E per farlo, ho voluto leggere un libro che oggi appare come profetico, ma che nella realtà mette soltanto insieme i fatti e da (dava nel 2014) il possibile finale.

"Non vengono da un altro pianeta e non nascono dal nulla.
I responsabili della prossima pandemia sono già tra noi, sono virus che oggi colpiscono gli animali ma che potrebbero da un momento all'altro fare un salto di specie - uno spillover in gergo tecnico - e colpire anche gli esseri umani…
Il libro é unico nel suo genere: un po'  reportage, è stato scritto in sei anni di lavoro durante i quali Quammen ha seguito gli scienziati al lavoro nelle foreste congolesi, nelle fattorie australiane e nei mercati delle affollate città cinesi.
L'autore ha intervistato testimoni, medici e sopravvissuti, ha investigato e raccontato con stile quasi poliziesco la corsa alla comprensione dei meccanismi delle malattie.
E tra le pagine più avventurose, che tengono il lettore con il fiato sospeso come quelle di un romanzo noir, é riuscito a cogliere la preoccupante peculiarità di queste malattie".

La frase certamente più efficace per descrivere il contenuto di questo libro è "Se scuotete i rami di un albero qualche cosa cadrà giù".

venerdì 27 aprile 2018

La manutenzione dei sensi

Oramai, con il tempo, ho fatto mia una massima di Sjöberg (lo scrittore, non lo scienziato), il quale ricorda il suo modo di scrivere (che è poi quello credo più efficace), quello per cui, si costruisce con la scrittura un traliccio, come per la vite, su cui avviluppare la vera e propria storia... il trucco, ovviamente, sta nel rendere il medesimo sostegno il meno evidente possibile; visibile si, ma non ingombrante...
Viceversa, in questo romanzo di Faggiani, questa regola non viene rispettata, ed il risultato non tarda a farsi sentire.
Intanto l'idea della montagna. Da contrapporre alla puzzolente città, luogo di perdizione. Montagna, abitata da animali e nativi (ah, ancora il mito del buon selvaggio) in grado di risolvere tutti i problemi, con poche parole, pochi gesti... Città, viceversa, da cui allontanarsi il più possibile.
Montagna in cui andare, ovviamente, con una bella baita, la cantina piena di buoni vini, il collegamento ad internet, l'automobile per andare su e giù per le valli, il bosco bello, soldi a sufficienza per non dover lavorare (o meglio fare qualcosa che piace e non ruba molto tempo), qualche fugace storia d'amore - questa credo per rendere piccante un racconto che altrimenti rischiava di languire come il fuoco lasciato solo la sera - un figlio adottivo da crescere (adottivo, per togliersi di torno l'impiccio del dover giustificare le origini della malattia), una figlia geniale in giro per il mondo, e via di questo passo.
Ma chi vogliamo ingannare? Intanto non basta lo sfondo alpino, alpestre, alpinistico, per vincere uno Strega (vero Cognetti?)... ci vuole un'idea, una storia, una tensione ideale... Prendiamo il burbero alpigiano Augusto... indistruttibile sino a che esigenze di copione richiedono la sua dipartita... ed allora è un dibattersi letterario per anticiparne la morte.... gli manca il fiato, si appoggia a fatica, non riesce a portare la gerla, porta l'ultimo regalo e se ne va in silenzio.... Minchia! che trama! che trovata narrativa! E della mutazione di Martino e del suo malessere? all'inizio pare Nosferatu, alla fine del libro, diventa il Principe Azzurro.... No, non mi ha convinto. No, non mi è piaciuto. Come era quella battuta? "Suonala ancora Sam"... ecco appunto, Suonala ancora Franco.
 

"A un incrocio tra casualità e destino si incrociano Leonardo Guerrieri, vedovo cinquantenne, un passato brillante e un futuro alla deriva, e Martino Rochard, un ragazzino taciturno che affronta in solitudine le proprie instabilità.
Leonardo e Martino hanno origini ed età diverse, ma lo stesso carattere appartato.
Il ragazzo, in affido temporaneo, non chiede, non pretende, non racconta: se ne sta per i fatti suoi e non disturba mai.
Alle medie, però, a Martino, oramai adolescente, viene diagnosticata la sindrome di Asperger.
Per allontanarsi dalle sabbie mobili della apatia che sta per risucchiare entrambi, Guerrieri decide di lasciare Milano e traslocare in una grande casa, lontana e isolata, in mezzo ai boschi e ai prati d'alta quota, nelle Alpi piemontesi.
Sarà proprio nel silenzio della montagna, osservando le nuvole in cielo e portando al pascolo gli animali, che il ragazzo troverà se stesso e il padre una nuova serenità.
A contatto con le cose semplici e le persone genuine, anche grazie all'amicizia con il burbero Augusto, un anziano montanaro di antica saggezza, padre e figlio si riscopriranno più vivi, coltivando con forza le rispettive passioni e inclinazioni.
Una storia positiva é al centro di questo romanzo che trabocca di umanità e sensibilità autentiche e che contiene una riflessione sul labile confine che divide la normalità dalla diversità.
Un romanzo sul cambiamento, la paternità, la giovinezza, in cui padre e figlio ritroveranno la loro dimensione più vera proprio a contatto con la natura, riappropriandosi di valori irrinunciabili come la semplicità e la bellezza".

giovedì 21 dicembre 2017

La peste nella storia


La storia dei virus, quella della medicina, quella dei tentativi (spesso falliti) di contenere le pandemie. Questo è il testo di Mc Neill e non solo! Come le malattie hanno cambiato la storia, hanno determinato la fine o la sopravvivenza di un popolo e di una civiltà (si pensi ai popoli americani prima di Colombo. Ed infine il collegamento tra malattia e diffusione, colta solo con grande fatica e base dei successi che hanno permesso all'umanità di progredire.
 
"Malattie come la peste, la sifilide, il colera, il vaiolo la malaria, hanno sterminato l'umanità per millenni.
La peste decimò l'esercito ateniese durante le guerre del Peloponneso; le epidemie hanno per secoli condizionato la storia della Cina; le pestilenze importate dalle lontane zone di confine furono componenti fondamentali del declino dell'Impero Romano; la peste nera fu un flagello di estensione europea nel XIV secolo, mentre il vaiolo nel Cinquecento, costituì l'arma decisiva che permise a Cortés e al suo piccolo esercito di soli seicento uomini di sottomettere un impero di milioni di persone; l'epidemia influenzale del 1918 mieté più vittime della stessa Guerra Mondiale.
William Mc Neill in questa sua densa ricerca porta alla luce e analizza una ricca messe di dati e di testimonianze sul ruolo delle epidemie e delle pestilenze nella storia delle civiltà, mostrando come la loro diffusione abbia influito sulle vicende dell'umanità di ogni tempo".

mercoledì 6 dicembre 2017

il Muro della Peste

Un eremita incontra un giorno la vecchia pellegrina (la peste) che sta per entrare in città; "Per amor di Dio, quante vittime farai in questa città?", "Non più di mille" replica la vecchia.
Morirono diecimila persone.
L'eremita incontra ancora la peste che se ne sta andando: "Disgraziata, non mille, ma diecimila anime hai spento!". "Non ti ho ingannato - risponde la pellegrina - mille come ti avevo detto, il resto le ha uccise la paura".
 

"Questo saggio non intende essere una storia della malattica pur anche attraverso i rimedi e le misure preventive che questo Flagello Divino e la paura hanno prodotto nel corpo sociale. Spesso la Peste, pur come frequente accidente dei secoli passati, è stata trattata come un fatto permanente e centrale, nella dinamica, del resto sempre uguale, del suo sorgere e del suo estinguersi, fino al suo riprodursi negli ex voto, in arte e in architettura.
Senza considerare che la nascita di un moderno stato di assistenza e di polizia sanitaria sembra essere a Venezia un nucleo importante non soltanto per il controllo della peste ma per l'esercizio del governo, quando è stato possibile bandire dalla popolazione gli effetti di catastrofe con un secolo di anticipo sulle pestilenze del secolo XVIII successe in Europa; periodo durante il quale la città lagunare è totalmente immune si vedono al contrario Marsiglia e Vienna, e in un caso e nell'altro i simulacri e le macchine messi in atto contro la peste bubbonica: il Muro della Peste in Francia, scomparso e quasi cancellato dalla memoria e le Pest Saulen, colonne e gruppi marmorei dedicati ai santi protettori che trionfano nelle strade e nelle piazze delle città dell'Europa Centrale".
 

 
"Il presente saggio tenta di circoscrivere nei cinquant'anni tra il Cinquecento e il Seicento, il nascere di una nuova tecnica di governare lo Spazio della Città, che si connota quasi come un permanente "regime italiano", dopo la crisi della figura umanistica del Principe, della sua corte e della sua identificazione nelle immagini della città - stato italiana tra il '400 e il '500 in quanto utopia pretesa e realizzata, col sorgere della monarchia assoluta in Europa.
Tirannie e violenze per l'occupazione del primato e del governo sembrano estinguersi in Italia sulle ceneri delle leggi Machiavelliche attraverso le discipline apparentemente più molli di Giovanni Botero, come la sua politica urbana e la solerte e disponibile indifferenza sociale del Cardinale Bellarmino, producendo una diffusa Lex Caritatis: un amalgama di fruttuose pratiche corporali di governo che si accendono con le opere di misericordia popolare e si estendono applicandosi con la contagiosità dell'Età della Peste.
La Peste produce inoltre meccanismi pubblici di polizia sanitaria con modi particolari di ordinare le città ma molto più tardi e più lentamente".

sabato 17 giugno 2017

Sorvegliare e Punire

"Si imprigiona chi ruba, si imprigiona chi violenta, si imprigiona chi uccide Da dove viene questa strana pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medievali? Una nuova tecnologia piuttosto: La messa a punto tra il XVI e XIX secolo di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Tutto un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, si era sviluppato nel corso dei secoli classici negli ospedali, nell'esercito, nelle scuole, nei collegi, nelle fabbriche: la disciplina".
 Il XVIII secolo ha senza dubbio inventato le libertà, ma ha dato loro una base profonda e solida, la società disciplinare, da cui dipendiamo ancora oggi.
Il libro passa dalla descrizione di un supplizio (nel 1757) a quello di un impiego carcerario (nel 1825); in questo lasso di tempo cambia tutto. Si introducono i Codici, si riforma la Giustizia, scompaiono (quasi) i supplizi, la punizione si nasconde. Perché?
Se dovessi descriverla con parole semplici, userei la descrizione data da Sant'Agostino: "il male è una perdita di tempo".
Tradotto: in una società che diviene capitalista, in cui il tempo ha un costo, diviene meno oneroso incasellare la repressione penale in un meccanismo amministrativo ed in un atto procedurale. Non si vuole che i boia assomigli (o peggio superi) il criminale, trasformandolo in un martire.
La certezza di essere puniti e non la rappresentazione della punizione deve tener lontani dal delitto. Il castigo è passato da un'arte di sensazioni insopportabili a un'economia di diritti sospesi.
Il corpo diviene forza utile solo quando è assoggettato e produttivo.
E' così che con la nascita di una borghesia commerciale (che si sostituisce al Re) il legalismo dei diritti diviene illegalismo dei beni... dalla sovranità monarchica esagerata, ma spesso inerte e soggetta a tolleranze e desuetudine, si passa ad una pena mite ma certa.
Si illustra infine il sistema carcerario, la sua finalità (il Panopticon) ed i risultati che si vogliono ottenere. Libro da leggere assolutamente per capire la società odierna.
 

 
 

martedì 30 maggio 2017

Distrazioni

Preambolo
Devo ancora capire se me la sono tirata o l'ho fiutata. Eppure, che qualcosa non andasse o non sarebbe andata come doveva, il mio sesto senso l'aveva sentito.
La sera prima, nel preparare lo zaino, preso da non so quale smania avevo cominciato ad aggiungere garze, cerotti, metallina, creme... come a temere chissà che... una strana inquietudine mi seguiva e non riuscivo a darle un volto...
 
Nel mentre
Del come e del perché non ne parlerò affatto. Vi dico solo che quando è accaduto, il piede si è girato da solo, il polpaccio è partito verso l'alto senza chiedere permesso... ho sentito uno scatto - compreso il rumore - come se si chiudesse una portiera ed un dolore... diciamo come se mi avessero sparato.
 
Distrazione
Questo era stato, alla 1,15 di notte, dopo oltre tre ore di attesa in PS, il responso del medico.
Non una lastra, non un'ecografia. Nulla. Un'occhiata, una palpata veloce... un rapido interrogatorio.
Un fasciatura allo zinco, fatta da una giovane infermiera e via verso casa... riposo, riposo assoluto per almeno 10 giorni e la prescrizione per l'eco (da farsi altrove e tramite il servizio sanitario nazionale), buonanotte sig. Giarola, dorma bene...
 
Divagazione
Ammetto di essere distratto, ma al punto dal distrarre un polpaccio, mentre io faccio altro, questa no, non mi era ancora accaduto e ancora adesso fatico a comprenderlo...
Distrazione muscolare è una lesione muscolare dell'arto (in questo caso il polpaccio) che può portare al danneggiamento, rottura dei legamenti muscolari in varie percentuali... certo se supera il 50% del tessuto, sono cavoli amari...
 
Sono qui, sono lì, sono là
E' a causa di tutto ciò, che, in attesa dell'ecografia (che farò finalmente domani ed in privato, costo € 70,00, il SSN mi proponeva la fine di Giugno...) mi trascino dal letto (sono là) al divano (sono lì), alla sdraio esterna (sono qui)... i tre luoghi che questa settimana accolgono le mie terga e mi fanno compagnia... nel frattempo vedo il piede sgonfiarsi leggermente, dopo essere passato dal viola al verde... e il polpaccio diventare più reattivo al movimento ed attendo fiducioso di tornare alla normalità.
 
Giramenti
E' chiaro che mi girano. E' evidente. E' logico. Ma forse è un chiaro segnale. Prenditi cura di te stesso. Anche se lo spirito è quello di un dodicenne... hai superato i 50 e devi fartene una ragione. Rallentare, fare cose più normali... O forse no? Forse è stata solo la sfiga e il mio corpo mi darà ancora possibilità di far quel che amo di più?  Questa pausa forzata. Oltre che per leggere, scrivere, dormire, serve anche per pensare. Alla prossima puntata.

sabato 30 gennaio 2016

L'alba del pianeta delle scimmie

Se modifichi geneticamente uno scimpanzé, poi non devi lamentarti se, una volta recluso e maltrattato, ti rende pan per focaccia.
E' questa la morale del film che, avvalendosi di ottimi effetti speciali, umanizza a tal punto i primati, da renderli i veri protagonisti della scena e farceli preferire agli umani che, con le loro debolezze e meschinità ci fanno una magra figura.
Siamo all'inizio della vicenda, alla prima originaria azione, che ha reso realizzabile la saga che tutti noi conosciamo... il mondo esiste ancora (per come noi lo conosciamo) e il declino è di là da venire... oppure no.
Non è facile non parteggiare per le scimmie e per Cesare, lo scimpanzé intelligente che, rinchiuso in un zoo-lager, riesce a fare proseliti e ribellarsi al sistema.
Tra le righe, si legge un forte rimprovero a chi, scambia gli animali per passatempi pelosi o simili.
Un animale che prende coscienza di sé è destinato a cercare il suo posto nella vita e nel mondo e probabilmente a ribellarsi al sistema. Tutto ciò, il film, ce lo racconta.

venerdì 11 dicembre 2015

Ancora vittime, ancora la religione

No, questa volta non sono arabi. Non è fondamentalismo mussulmano. E' un cristiano (almeno dice di essere tale) ma comunque resta un fondamentalista.
E' folle osservare (o non volerlo fare lo è in pari misura) come la religione riesca a far breccia in menti deboli e limitate. Al punto da non essere in grado di riuscire a difendersi da ogni genere di predicatore che veda nella morte altrui, l'unico rimedio a far prevalere il proprio pensiero (che non ammette repliche) sul prossimo.
Ogni ostacolo va rimosso per il fedele alienato, anche a costo di sovvertire il messaggio religioso (ma è veramente così? o sarebbe ora che chi predica si prenda la responsabilità di ciò che dice) andando a colpire chi non solo ha tutto il diritto di non credere ma, nel rispetto delle leggi dello Stato (che sino a prova contrario in USA è laico) fare il proprio lavoro.
Se fosse stato un arabo apriti cielo! Trattandosi di un cristiano, qui si parla di alienato. Ma è veramente così?