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martedì 27 febbraio 2024

Hustle


Storia di riscatto attraverso lo sport. Ma soprattutto attraverso il ritrovare il padre perso in un'altra persona. Il tutto passando attraverso il bellissimo ma feroce mondo della competizione sportiva.
Stanley, ex giocatore di basket, ora procuratore, gira il mondo alla ricerca di promesse per la squadra per cui lavora, i Philadelphia. L'operazione di scouting lo tiene lontano da casa e gli fa vivere una vita senza la famiglia. Sino a quando trova un incredibile campione... una persona fortissima nello sport ma fragile, per la provenienza ed origine... ci vorrà tutta la sua perseveranza per vincere le incredibili difficoltà per portare Bo Crux (la promessa) a diventare una stella e per lui diventare Coach riconosciuto e rispettato.
Pur tra molti stereotipi, resta sicuramente un bel film da godere sino in fondo.

 

venerdì 15 luglio 2022

MalnaZidos


In piena guerra spagnola, un indisciplinato capitano fascista incontra un gruppo di combattenti comunisti ed è costretto ad allearsi con loro per combattere il risultato di un esperimento nazista: zombies!
Divertente, soprattutto se ascoltato in lingua originale (con sottotitoli) fa dell'umorismo, a tinte nere, la cifra di una storia già usata in molte altre occasioni e davvero ben riuscita. Da non perdere l'umanità delle singole figure, la capacità di prendersi in giro e la lotta contro il nazista cattivone, vestito come il Conte Dracula... non manca niente in questa storia che mescola stereotipi ma lo fa talmente bene da far apparire tutto nuovo.

sabato 2 aprile 2022

Gun city


Siamo in Spagna, alla vigilia della guerra civile che porterà lo Stato nelle mani di Franco. Il furto di armi all'esercito può essere la scintilla della rivolta, tra doppiogiochisti, affaristi e delinquenti di ogni tipo, poliziotti corrotti e prostitute.
Ovviamente l'affare è dietro l'angolo per chi sa approfittarne, e chi meglio della polizia e dell'agente Annibal Uriarte, appena giunto in Barcellona... destreggiandosi tra mille agguati e ricatti, tra anarchici e militari ostili, riuscirà a districare la matassa prima che tutto esploda?
Un film d'azione che sa cogliere l'atmosfera di un epoca corrosa da violenza e diritti negati. Ottimi i costumi e le ambientazioni. Particolare il protagonista, tra forza e brutti ricordi. Un uomo di altri tempi.

mercoledì 6 novembre 2019

La canzone del cavaliere

 Martin Bora – il detective-agente segreto della Wehrmacht – è qui alle prime armi. Tenente appena nominato è destinato in Spagna, nel 1937, nel pieno della guerra civile.
Con la serie dedicata al tormentato e contraddittorio eroe, Ben Pastor ha conquistato gli affezionati del giallo storico. Descrive con minuziosa aderenza la realtà del tempo, però ad essa aggiunge un elemento di invenzione, un «mutante» inatteso. E questo dà ai romanzi il loro marchio originale. Nella Canzone del cavaliere il mutante è Federico García Lorca, l’amico di Buñuel e di Salvador Dalí, che fu l’anima poetica del Novecento spagnolo. Lorca non è stato ucciso dai falangisti a Granada nel 1936, come dice la storia e come fino a un certo momento tutti credono nel romanzo. Si trova l’anno dopo clandestino in Aragona ed è qui che, nonostante la scorta che doveva proteggerlo, un proiettile alla nuca spegne per sempre la sua voce. Un mistero dentro un mistero. Entrambe le parti combattenti, fascisti e repubblicani, tengono nascosta la notizia, in attesa di poter strumentalizzare l’assassinio. Intanto cercano di capire chi è stato e perché: c’è qualcosa negli ultimi versi del poeta, nell’ultimo suo canto? Dell’inchiesta è incaricato il giovane Bora. Dall’altra parte, indaga Philip «Felipe» Walton, americano, maggiore delle Brigate Internazionali. In una folla di personaggi ambigui e di eventi di sangue, dentro l’aridità torrida o fredda degli altipiani della Spagna profonda, tra i due si apre una corsa a risolvere il mistero, che diventa sempre meno una lotta tra nemici e sempre più una disinteressata ricerca della verità.
I romanzi di questa scrittrice, che costruisce la saga di un personaggio ispirato al modello reale nell’attentatore di Hitler, colonnello von Stauffenberg, sono nutriti di una vena tragica che lancia in modo originale un ponte tra il giallo storico e il giallo etico. Il ponte è il personaggio di Martin Bora, tedesco e scozzese di nobili natali, intellettuale raffinato, di profondo sentire umano, amante sfortunato di una donna splendida più conformista di lui, fedele al giuramento e istintivamente antinazista.
Così Martin Bora rappresenta il dramma del singolo posto di fronte alla Storia.
 
Essendo, purtroppo, partito dalla fine, con l'episodio "La notte delle stelle cadenti" mi trovo costretto a ripercorrere a ritroso la storia a puntate del nostro eroe Martin Bora. Torno quindi alle origini, quando un giovane tenente di fresca nomina arriva in Spagna, nel marasma della guerra civile del 1937 e armato di tanto idealismo, combatte, indaga e ama.
Un interessante romanzo, che nel finale lascia a bocca asciutta. Se vi aspettate un "happy end" resterete delusi. E anche coloro che aspettano vendetta dovranno accettare l'impunità… ma è veramente così? Fortunatamente nel romanzo c'é sempre spazio per inserire in una riga l'esito di un intero racconto… quindi leggete e godetevi i colpi di scena.
 

mercoledì 13 giugno 2018

Patria

L'aver vinto il Premio Strega Europeo aveva attirato la mia attenzione su questo romanzo - fiume, oltre 600 pagine dedicate alla Spagna, ai Baschi, al conflitto dell'ETA.
Ora, al termine di questa lunga galoppata, posso affermare che è stata una buona scelta, che ne è valsa la pena.
La storia di due famiglie, prima unite e poi divise dal terrorismo, la loro vita, con alti e bassi, la necessità di sapere la verità e di ottenere/ricevere il perdono... tutti questi temi, mescolati a momenti di divertimento, di tristezza, lievi e forti... insomma quello che la vita ci riserva, ci fa conoscere e capire un popolo, una causa, una follia, che anche l'Italia conobbe negli anni del terrorismo rosso e nero.... Leggere per credere... 
 

"Due famiglie legate a doppio filo, quella di Joxian e del Txato, cresciuti entrambi nello stesso paesino alle porte di San Sebastiàn, vicini di casa, inseparabili nelle serate all'osteria e nelle domeniche in bicicletta.
E anche le loro mogli, Miren e Bittori, erano legate da una solida amicizia, così come i loro figli, compagni di giochi e di studi tra gli anni Settanta e Ottanta.
Ma poi un evento tragico ha scavato un cratere nelle loro vite, spezzate per sempre in un prima e un dopo: il Txato con la sua impresa di trasporti è stato preso di mira dall'ETA, e dopo una serie di messaggi intimidatori a cui ha testardamente rifiutato di piegarsi è caduto vittima di un attentato....
Bittori se n'é andata, non riuscendo più a vivere nel posto in cui le hanno ammazzato il marito, il posto in cui la sua presenza non é più gradita, perché le vittime danno fastidio.
Anche quelli che un tempo si proclamavano amici.
Anche a quei vicini di casa che sono forse i genitori, il fratello, la sorella di un assassino.
Passano gli anni, ma Bittori non rinuncia a pretendere la verità e a farsi chiedere perdono, a cercare la via verso una riconciliazione necessaria non solo per lei, ma per tutte le persone coinvolte.
Con la forza della letteratura, Fernando Aramburu ha saputo raccontare una comunità lacerata, e allo stesso tempo scrivere una storia di gente comune, di affetti, di amicizie, di sentimenti feriti: un romanzo da accostare ai grandi modell

sabato 25 novembre 2017

il contagio

Rileggendolo oggi, questo libro fa sorridere, per non dire che fa piangere... Tutte le promesse, le speranze, le aspettative, che la crisi del 2008 aveva generato e le azioni rivoluzionarie, partite dal basso, si sono volatilizzate... svanite! Al loro posto, maggiore precarietà (la solita vecchia, fordista, antiquata, ma pur sempre attuale risposta dei Governi), maggiore odio verso il prossimo, maggiore potere a chi già ne aveva, qualche pesce piccolo in carcere ma i ladri, quelli che hanno fatto il danno, i potenti che li hanno sostenuti, coloro che si sono arricchiti, sempre lì al loro posto... e che dire dei movimenti, gli indignati, i popoli viola, i capipopolo... o diventati partiti "gentisti" o travasati negli estremi (di entrambi i colori politici) con le loro altrettanto vecchie ricette: no agli immigrati, no a chi lavora per lo Stato, perché lazzarone e ladro, no all'Europa... insomma, gira che ti rigira, sembra di vedere sempre lo stesso film.
Per questo, dicevo, se questo libro mi era piaciuto allora, mi aveva dato qualche speranza, qualche positivo auspicio, oggi rattrista, non per l'errore della Napoleoni... ma nel vedere che ogni aspettativa (anche quella sulle Primavere Arabe) sia andata in frantumi.
 
"Riprendiamoci la politica, l'economia, un lavoro, una vita dignitosa, é questo il grido che si leva unanime dalle sponde del Mediterraneo.
Monta la consapevolezza che la crisi che oggi minaccia di annientarci viene da lontano, erede di una lunga serie di catastrofi - dall'Argentina, alla bolla dei mercati asiatici ai crack statunitensi - ormai troppo numerose per essere casuali.
E' ora di ammetterlo: è l'alleanza tra una politica sempre più corrotta e una finanza sempre più avida che ha sequestrato la nostra democrazia e ci sta portando alla rovina.
Mentre istituzioni di controllo come la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale intervengono a peggiorare la situazione
Dalla primavera araba, che ha abbattuto i regimi dittatoriali della Tunisia e dell'Egitto, arriva una nuova ventata di proteste e di impegno.
La rivoluzione sta dilagando in Europa, nella Spagna degli Indignados, in Grecia, in Italia con la mobilitazione referendaria, il popolo Viola, il movimento "Se non ora, quando?".
La parola d'ordine è BASTA!
I protagonisti sono soprattutto i giovani. Quelli a cui la politica ha riservato precariato, disoccupazione e lo spettro di una nuova povertà.
Sul Mediterraneo, fa notare Napoleoni, si affacciano Paesi molto simili fra loro: economie avariate, oligarchie corrotte, disoccupazione e mancanza di servizi sociali, un sistema che regolarmente sceglie di garantire i privilegi di pochi a scapito della maggioranza.
E come sulla sponda SUD, anche su quella NORD è il momento di riprenderci la democrazia, sostituendo istituzioni ormai agonizzanti con una post-politica 2.0 trasparente e partecipativa. Il futuro ricomincia da noi".

sabato 10 giugno 2017

il sovrano delle ombre

 Di Javier Cercas avevo già letto altri bellissimi romanzi... e li cito uno ad uno: L'impostore, Anatomia di un istante,   Soldati di Salamina. Tutti molto belli, nevvero, tutti da conoscere ed apprezzare.. tutti narranti la Storia, quella con la S maiuscola, passando dalle storie, quelle che ognuno di noi vive quotidianamente.
Devo però, prima di narrar del libro, fare una doverosa premessa... Come ne l'Impostore, metà del libro se ne va in pippe sonore... Javier passa il tempo a palleggiare a centro campo, aspetta il momento per assestare il gol e nel frattempo il pubblico si scogliona (o si addormenta, a seconda di come vogliamo tradurre dallo spagnolo)...
Difatti, se le ugge della volta scorsa erano sullo scrivere un libro che parlasse di un bugiardo, e che quindi in qualche modo avvalorassero l'ego del bugiardo medesimo... questa volta (ci risiamo) metà del libro si riempie di menate sul fatto di parlare di un parente che ha combattuto ed è morto dalla parte sbagliata della barricata...
Noi sappiamo che alla fine Javier il libro lo scriverà, lo abbiamo tra le mani e quindi un poco ci sentiamo superiori al suo scoramento (dai Javier, tanto lo so che poi lo scrivi, tanto lo so che non resisti, lo vedo che stai solo trovando la scusa giusta) peccato che, quando infine la giustificazione per scriverlo arriva, il libro è bello e che finito e noi ne abbiamo due maroni di proporzioni bibliche e ... fatto ancor più grave, ci sentiamo presi doppiamente in giro perché questo giochino de "lo scrivo, non lo scrivo" è lo stesso, uguale identico, idem senza una virgola fuori posto, del precedente romanzo...
Allora dico io, forse pensi che ho la memoria corta, oppure tu sei a corto di idee.. o più semplicemente, se un viaggio è l'atto di viaggiare e non la destinazione, quello che abbiamo tra le mani è il libro e non l'idea che prima o poi l'autore si deciderà a scriverlo... insomma il confine tra la trovata geniale e la sodomia è veramente labile.
Decido quindi, ma solo per bontà d'animo, di dargliela buona e di restare in attesa della prossima fatica, per dare un giudizio definitivo.
Inutile peraltro nascondere che, preferisco lo stile prolisso degli spagnoli a quello asciutto dei tedeschi, e quindi mi godo le quasi trecento pagine di Storia che sono poi la nostra Storia e storia di ognuno di noi... La Guerra di Spagna, il Franchismo, la scelta di schierarsi da una parte, quella sbagliata (ma cosa significa, se la Storia la scrive chi vince?) il fatto di avere tra i propri parenti, un prozio che combatté e morì sotto le bandiere di Franco... quale onta, quale vergogna... oppure no? Come dirimere la questione? Non parlarne? Parlarne facendo dei distinguo? Ad un certo punto Javier, fa dire al suo amico David Treuba (regista di Soldati di Salamina) "Si può essere un giovane nobile e puro e allo stesso tempo, combattere per una causa sbagliata? Si, si può. Perché non siamo onniscienti, perché non sappiamo tutto, e quindi qualcuno ha deciso per noi"... ma allora come lavare l'onta? Come giustificare e giustificarsi? Gli storici questo processo l'hanno già ideato, March Bloch in Apologia della Storia ne dava una chiara descrizione: relativizzare al momento storico dell'evento e non attualizzare al ben pensare dell'odierno sazio mondo occidentale...
Ed infatti Javier così precisa: "E' qui si, che la cosa inizia ad assomigliare ad una tragedia, perché quelli che soffrono la fame hanno ragione a odiare quelli che possono mangiare e quelli che possono mangiare hanno paura di quelli che soffrono la fame. E gli uni e gli altri giungono così ad una conclusione terribile: o loro o noi"... E' solo a pagina 233 (quindi a 60 dalla fine) che l'autore e noi con lui trova il motivo per scrivere il libro sul prozio (che per la cronaca si chiama Manuel Mena ed è stato sottotenente)... qui sta la genialità di Javier, tirare in lungo sui motivi per scrivere perché si è potuto dimostrare (ma per farlo si è dovuto indagare) che non era un esaltato Franchista ma un ragazzo che faceva il suo dovere, solo dalla parte sbagliata....

E allora diventa giustificabile anche la Kalos Thanatos , la bella morte.. quella che i Greci dedicavano agli eroi, Achille prima di tutti... e qui parte il pippotto, che poi da il titolo del romanzo, sull'Achille dell'Iliade (il giovane eroe che muore per la giusta causa e diviene immortale agli occhi dei mortali) a confronto con l'Achille dell'Odissea, quello che Ulisse incontra nel mondo dei morti... "il sovrano delle ombre"... colui che dice "vorrei essere servo di servi ma aver vissuto una lunga vita che sovrano del mondo dei morti e abbandonato alla memoria labile dei vivi"... insomma il concetto finale è presto detto: se morte c'é stata ed a questa non possiamo rimediare, almeno cerchiamo di porre rimedio alla memoria, perché Manuel Mena non sia morto per un malinteso...
Piacevole... con il beneficio del dubbio, sino al prossimo scritto.

domenica 12 maggio 2013

Per chi suona la campana

Durante la guerra di Spagna, un giovane americano antifranchista, Robert Jordan, è incaricato di far saltare un ponte in territorio nemico.
Nei tre giorni che trascorre nella foresta con i partigiani della "banda di Pablo", l'inglés, incontra Maria e il grande amore, e raggiunge - grazie anche alle discussioni con i compagni e alle profonde riflessioni che la costante vicinanza della morte gli suggerisce  quella comprensione della vita di cui era sempre andato in cerca.
Troverà così il coraggio di sacrificarsi perché al di là di ogni errore e di ogni violenza ci siano pace e libertà per tutti e l'uomo non si rassegni al dolore e alla vergogna. (tratto dal libro).
 

Romanzo del 1940. Ripercorre in tre giorni la storia di Robert Jordan, americano prestato alla causa della Repubblica, contro i fascisti di Franco.
In una missione dietro le linee nemiche, con l'intento di distruggere un ponte scoprirà che non tutto é come appare e che non é facile restare neutri rispetto al dolore, alla morte  ed all'amore che vi si oppone.
L'incontro con la banda di Pablo e con Maria, la scoperta dell'amore, del tradimento, della paura, tutto lo porterà a prendere la sua decisione. 
Bellissimo l'incipit di John Donne "E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te". Ogni uomo vive in simbiosi con gli altri. E la guerra, a prescindere dalla parte in cui si é deciso di stare, toglie la vita e non da nulla in cambio, privandoci del prossimo.

martedì 23 aprile 2013

Soldati di Salamina - Javier Cercas

Spagna, ultimi mesi della guerra civile.
Durante la ritirata delle truppe repubblicane verso la frontiera francese, viene presa la decisione di fucilare un gruppo di prigionieri franchisti.
Tra loro si trova Rafael Sanchez Mazas, fondatore e ideologo della Falange.
Riuscito a scampare alla fucilazione di massa, Sanchez Mazas si nasconde in un bosco.
Un miliziano lo raggiunge, lo riconosce ma lo lascia fuggire, di fatto graziandolo.
Nel 1944 un giornalista viene per casso a conoscenza di questa storia.
La figura di Sanchez Mazas, scrittore e poeta, e il mistero del miliziano che gli fa la grazia della vita lo affascinano.
E' l'inizio di un'avventura fatta di ricerca delle fonti, interviste a testimoni, momenti di sconforto, di speranza, di commozione…
Con una perfetta simbiosi tra realtà e finzione, Javier Cercas intreccia cronaca e interpretazione dei fatti e, trascinando il lettore verso un finale emozionante, riconferma che la realtà è più sorprendente del romanzesco e che la Storia è fatta anche del sacrificio misconosciuto dei singoli. (tratto dal libro).
 

Cosa é un eroe? Per chi lo é stato, l'eroe é chi é morto. Non certo lui, lui che é sopravvissuto agli altri e non si da pace. "Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento: quello in cui l'uomo sa per sempre chi é". Questo scrive Borges, e questa é la traccia evidente, che conduce il libro, il suo costruirsi, il suo vedere la luce. Sullo sfondo della guerra di Spagna, due uomini si fronteggiano. Rafael Sànchez Mazas, cantore della Falange, per una serie di rovesci militari si ritrova a sfuggire dalla fucilazione, dall'altra parte un anonimo repubblicano, che lo vede ma, non gli spara e non lo denuncia. Perché? Può tutta la guerra, tutte le guerre, concentrarsi in un momento? Questo libro prova a rispondere al quesito.

sabato 13 aprile 2013

No pasaran!



Qualcuno conosce il corrispondente di guerra Frank Capa? Qualcuno ha mai letto Hemingway e il suo "Per chi suona la campana"? No? Fa nulla, rimediamo subito. Questo fumetto mescola entrambi e ci fa conoscere alcuni frammenti della cruenta guerra civile spagnola. Il fronte, le retrovie, l'attesa in città con il fiato sospeso per capire chi vincerà. Un tratto grafico pulito, testi gradevoli, un quasi eroe, molto normale e spesso vittima degli eventi. Ottimo libro, godibilissimo.

venerdì 25 gennaio 2013

Anatomia di un istante - il libro

Un romanziere di infinito talento come Javier Cercas vuole raccontare in forma di romanzo il tentativo di colpo di stato del 23 febbraio 1981 in Spagna.
Scopre, però, che "per una vola la Storia è stata coerente, simmetrica e geometrica, e non disordinata, casuale e imprevedibile", che quella realtà possiede in sé "tutta la forza drammatica e il potenziale simbolico che esigiamo dalla letteratura".
E allora decide coraggiosamente di rinunciare, o forse di fingere di rinunciare, o alla fiction per fare "l'anatomia di un istante" ed esporre i fatti: quelli che videro il colonnello Tejero entrare armi in pugno nel parlamento di Madrid.
Ma i "nudi fatti" non sono per nulla semplici: sono anche la loro interpretazione e il loro racconto.
Ciò che Cercas vede in quell'istante cruciale, mentre le pallottole dei golpisti fischiano nelle Cortes e i parlamentari cercano riparo sotto i banchi dell'emiciclo, sono tre uomini - il primo ministro Adolfo Suaréz, il tenente generale Gutiérrez Mellado e il segretario del partito comunista Santiago Carrillo - simbolo di valori diversi e persino opposti, che rimangono seduti ai loro posti a sfidare il golpe.
Nel suo racconto, quel loro gesto dà senso alle rispettive traiettorie esistenziali, illuminando al contempo un'epoca, un Paese e il suo futuro.
E noi, alla fine, ritrovandoci tra le mani un testo che, nella sua natura sui generis, sfida la forma romanzo, non possiamo fare a meno di riconoscere che si tratta di un'opera unica e imprescindibile. (tratto dal libro).
 

il 23 febbraio 1981 in Spagna avviene un tentativo di colpo di Stato.
Questo é il pretesto per avviare il racconto che per oltre 400 pagine si dipana in forma romanzata cercando di trarre un significato dall'evento.
Quello che emerge é letteratura pura, di un bellezza abbagliante. Un testo colmo di politica, filosofia, sociologia, psicologia, Marx, Machiavelli, Weber, storia (certamente), giornalismo, e tanto altro ancora.
Ma innanzitutto una scrittura che non ti stanca un istante, un incredibile pezzo di giornalismo che coglie ogni sottile sfumatura, sino a farti credere che per una volta, la Storia é stata la perfetta combinazione delle traiettorie esistenziali di personaggi noti e oscuri che resero finalmente libera la Spagna.