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martedì 28 luglio 2026

Problem Solving tascabile


Il libro in breve

Centosettantasei pagine, edizione tascabile, pensate per un pubblico che va ben oltre lo psicoterapeuta: manager, insegnanti, allenatori, e — recita il risvolto — "il problem solver che c'è in ognuno di noi". Nardone condensa qui il nucleo duro del suo modello, sviluppato in oltre vent'anni a partire dalla lezione della scuola di Palo Alto (Watzlawick su tutti): definire con rigore il problema, mappare le "tentate soluzioni disfunzionali" che lo mantengono in vita, e introdurre il cambiamento attraverso stratagemmi non ordinari piuttosto che attraverso l'insight razionale.

È, in sostanza, un breviario. Non un trattato, non un manuale clinico — quelli Nardone li ha già scritti altrove, per un pubblico specialistico — ma una sintesi divulgativa che vuole essere immediatamente spendibile.

I meriti

Il punto di forza del libro è anche il tratto distintivo di tutta l'opera di Nardone: il ribaltamento epistemologico rispetto al senso comune terapeutico e manageriale. L'idea che la comprensione profonda di un problema non sia precondizione per risolverlo, ma spesso ne sia l'ostacolo — che si debba "cambiare per conoscere" e non il contrario — è una provocazione filosoficamente seria, non uno slogan da coaching aziendale. Chi ha una minima familiarità con la cibernetica di secondo ordine o con l'epistemologia costruttivista di von Foerster e Watzlawick riconoscerà qui un'applicazione pratica di quelle premesse, e non semplice aneddotica.

Il secondo merito è la concretezza: il concetto di "tentata soluzione disfunzionale" è uno strumento diagnostico genuinamente utile, applicabile ben oltre la clinica — funziona altrettanto bene per capire perché un'organizzazione continua a rispondere a un problema cronico sempre con la stessa mossa fallimentare, magnificandola invece di abbandonarla.

I limiti

Qui però comincia la parte critica, ed è la parte che conta. Il formato "da tasca" — nato per allargare il pubblico — è anche il suo principale limite: la sintesi rischia di scivolare in una sequenza di massime aforistiche che, private dell'apparato clinico e casistico che le sorregge nei testi maggiori (penso a L'arte del cambiamento o a Psicosoluzioni), suonano più assertive di quanto la loro base empirica giustifichi. Il lettore che arriva da questo libro senza aver letto altro di Nardone rischia di scambiare per "tecnologia" comprovata quello che è, più onestamente, un repertorio di stratagemmi retorici raffinatissimi ma non sempre falsificabili nel senso popperiano del termine.

C'è poi un problema di genere letterario che è anche un problema filosofico: la retorica del "risolvere" — mutuata dall'arte della guerra e dagli stratagemmi cinesi che Nardone esplicitamente cita come fonte — presuppone un soggetto stratega, quasi un ingegnere della propria vita, che decide dall'esterno come intervenire su un sistema. È un'impostazione efficace nella pratica clinica breve, dove funziona, ma quando trasferita tale e quale al coaching individuale e aziendale (come il libro esplicitamente propone) lascia in ombra la domanda su chi stabilisca cosa sia davvero "il problema" — domanda che un'epistemologia costruttivista dovrebbe, per coerenza interna, non poter eludere. Il libro non la elude: semplicemente non se la pone, perché il formato divulgativo non glielo consente.

Infine, va detto: la trasposizione dal contesto terapeutico (dove il "paziente" ha un disagio conclamato e un contratto chiaro con il terapeuta) al contesto manageriale e scolastico è meno lineare di quanto il libro lasci intendere. Gli stratagemmi che funzionano per disinnescare un attacco di panico non si trasferiscono automaticamente, senza perdita, alla gestione di un conflitto organizzativo strutturale.

A chi consigliarlo

Ha senso come porta d'ingresso, non come destinazione. Bene per chi non ha mai incontrato il paradigma strategico e vuole capire se la logica di Nardone gli interessa prima di affrontare i testi più corposi. Meno indicato per chi cerca un fondamento teorico solido: per quello servono altri titoli dello stesso autore, letti con più pazienza e un occhio più critico di quanto il tono aforistico di questo tascabile inviti a fare.

Giudizio

Un libro onesto nei suoi limiti dichiarati — è "da tasca", non promette di essere altro — ma che va letto con la consapevolezza che la sua forza retorica (gli stratagemmi, la scorrevolezza, l'aforisma che resta impresso) è anche il suo rischio principale: la seduzione della soluzione elegante può far dimenticare che un buon problem solving comincia sempre con la domanda su chi ha deciso, e perché, che quello fosse "il problema".

Voto: 3/5 — utile come manifesto, insufficiente come manuale.


 

martedì 7 luglio 2026

Ai e PA. Stato dell'arte, priorità e traiettorie di sviluppo


La lettura di questo testo consente di raccogliere informazioni sull'attuale grado di coinvolgimento degli organi politici rispetto all'introduzione della IA nella Pubblica Amministrazione Italiana.
Vengono così analizzati, da parte della SDA Bocconi, il contesto, il divario digitale, il coinvolgimento dei cittadini, la comunicazione delle iniziative.
Si esamina poi management e organizzazione: cultura e propensione al cambiamento, formazione e valutazione del personale, uso dei dati nei processi decisionali, visione strategica e di innovazione. 
Si passa poi alla governance: acquisizione e fornitura, compliance, documentazione e standardizzazione, monitoraggio e manutenzione, ruoli e responsabilità.
Poi alle risorse: competenze interne, esterne, budget, partnership...
Poi alla tecnologia: accesso e gestione dei dati, infrastruttura tecnologica, budget per concludere con il valore: percezione da parte della dirigenza e del personale, identificazione dei servizi, priorità e  sostenibilità.

 

venerdì 19 giugno 2026

L'arco dell'impero - Libro


 L'arco dell'impero, ovvero la guerra continuata con altri capitali

Vent'anni dopo Guerra senza limiti — il testo del 1999 con cui Qiao Liang e Wang Xiangsui anticiparono l'idea che il conflitto avrebbe sfondato i confini del campo di battaglia per invadere l'economia, l'informazione, il diritto — l'ex generale dell'aeronautica cinese torna sul luogo del delitto. E lo fa colmando, dichiaratamente, la lacuna del primo libro: il raggio economico della guerra. La tesi è limpida fino alla brutalità: il prossimo campo di battaglia non sarà geografico ma finanziario, e chi non capisce la finanza non può capire le intenzioni strategiche di una potenza.

Il bersaglio è l'egemonia del dollaro, descritta come la vera forma contemporanea dell'impero. Gli Stati Uniti, nella lettura di Qiao, sono un impero coloniale finanziario: stampano dollari, il resto del mondo produce merci, le guerre servono a tenere alto il prestigio della valuta e a punire chi osa sottrarsi al sistema. Iraq e Kosovo diventano gli esempi-chiave di una potenza che non tollera monete rivali — euro compreso. È un libro, come è stato giustamente osservato, più riconducibile a Marx che a Clausewitz: la guerra letta attraverso le leggi del capitale prima che attraverso quelle delle armi.

Qui sta il pregio maggiore. Scritto prima del 2015, il libro ha oggi un'aria quasi divinatoria: la dedollarizzazione, l'ascesa dei BRICS, la sfiducia crescente verso l'unilateralismo del biglietto verde sono esattamente i temi che riempiono le cronache geopolitiche del 2026. Leggere Qiao adesso significa vederlo indovinare la partita con anni di anticipo. Non è "complottismo", come precisa lui stesso: è la descrizione fredda di un meccanismo finanziario. Ed è in questo che il libro entra di diritto nella cassetta degli attrezzi di chi voglia capire il presente.

Ma una recensione critica deve anche maneggiare il rovescio della medaglia, e qui ce n'è parecchio.

Il primo limite è strutturale: è una raccolta, e si sente. Le ripetizioni sono molte, i concetti tornano a ondate, le appendici appesantiscono. Chi cerca un'architettura argomentativa coerente trova invece la sedimentazione di un decennio di interventi — interessante come documento, faticoso come libro.

Il secondo è più sottile, ed è di metodo. Qiao è lucidissimo, quasi spietato, nel dissezionare l'impero americano; diventa improvvisamente lirico e indulgente quando descrive la Cina come "paese di pace", potenza che cerca le fonti e non il prodotto finale, custode di armonia e tranquillità. È l'asimmetria classica dell'intellettuale organico — categoria gramsciana che gli si attaglia bene: l'occhio analitico è affilatissimo verso l'avversario e curiosamente miope verso casa propria. Le contraddizioni cinesi (corruzione, lotte tra clan, ambizioni dei vertici) vengono nominate, ma mai con la stessa pressione critica riservata a Washington. Il lettore avvertito tiene quindi una mano sul portafoglio epistemologico: non esistono fatti, solo interpretazioni, e questa è un'interpretazione che ha una bandiera.

Il terzo elemento è il libro-nel-libro di Fabio Mini. Il saggio del generale è tutt'altro che un'introduzione di servizio: è un contrappunto così sostanzioso da averlo elevato al rango di coautore dell'edizione italiana. Funziona da bussola e da contrappeso, ma rende anche più difficile distinguere dove finisce Qiao e dove comincia la cornice occidentale che lo presenta. È un valore aggiunto, ma anche un filtro di cui essere consapevoli.

In definitiva: non è un manuale tecnico, non è propaganda, e — nonostante l'impianto — non è nemmeno un libro antiamericano nel senso pamphlettistico. È qualcosa di più utile e più scomodo: uno specchio strategico, che mostra come l'altra grande potenza vede noi, vede sé stessa, e vede l'arco discendente di un impero che crede di essere ancora al suo apogeo. Lo si legge meglio non per scoprire "la verità" sulla guerra finanziaria, ma per imparare a riconoscere lo sguardo da cui quella verità viene formulata.

Tre stelle e mezzo su cinque: indispensabile per i contenuti, irregolare nella forma, prezioso proprio perché parziale.

domenica 3 maggio 2026

L'A.I. Generativa in Comune


Due brevi saggi, in parte sovrapposti nei contenuti, per descrivere l'impatto dell'AI in una realtà (quella comunale) allergica alle novità.
Ancora una volta scopriamo che, il problema non è la tecnologia, ma gli umani che devono imparare ad usarla, a conviverci, a fare del loro meglio per impattare sulla qualità del lavoro e del risultato.
Ci riusciranno? Soprattutto in un ambiente che non premia l'impegno?
Ai posteri l'ardua sentenza.. tenendo conto che negli Enti Locali vi sono dipendenti che non sanno gestire un foglio excel...

 

La Cina ha vinto - libro


Il titolo del libro di Alessandro Aresu è una dichiarazione volutamente provocatoria, più che una tesi da dimostrare in senso stretto. “La Cina ha vinto” non descrive uno stato di fatto consolidato, ma costruisce una cornice interpretativa che costringe il lettore a ribaltare il proprio punto di vista. Aresu invita implicitamente ad abbandonare le categorie occidentali e a osservare il sistema globale attraverso una lente in cui la Cina non è più l’eccezione da spiegare, ma il centro da cui partire. In questo senso, il titolo funziona come dispositivo retorico, ma introduce anche un’ambiguità di fondo: il rischio è che la provocazione venga letta come una conclusione.

Dal punto di vista formale, il libro si colloca in una zona intermedia tra il saggio geopolitico e la narrazione. La figura di Wang Huning — teorico del Partito comunista cinese — viene trattata quasi come un personaggio letterario, un osservatore che attraversa il sistema americano e ne registra le contraddizioni. Questo espediente consente ad Aresu di costruire una narrazione fluida, capace di rendere accessibili temi complessi come la competizione tecnologica, le élite globali e le strategie di lungo periodo. Tuttavia, questa stessa scelta introduce una tensione tra analisi e costruzione narrativa: il lettore non ha sempre strumenti chiari per distinguere ciò che è documentazione da ciò che è interpretazione.

Il nucleo del libro è la ridefinizione della competizione globale in termini di “tecnopolitica”. Non si tratta più di uno scontro ideologico tra sistemi, ma di una competizione per il controllo delle filiere tecnologiche, del capitale umano e della capacità industriale. In questa prospettiva, la Cina appare come un sistema coerente, in cui Stato, industria e tecnologia operano in modo integrato, mentre l’Occidente emerge come frammentato, incapace di pianificare e spesso prigioniero di narrazioni autoreferenziali. Aresu non celebra la Cina in modo esplicito, ma ne mette in evidenza la capacità di pensarsi nel lungo periodo, contrapponendola a un Occidente che fatica a mantenere coerenza strategica.

In realtà, il bersaglio principale del libro non è la Cina, ma l’Occidente. La Cina diventa uno specchio attraverso cui leggere le fragilità occidentali: disuguaglianze interne, crisi politica, perdita di capacità industriale, dipendenza tecnologica. Questa operazione è uno degli aspetti più solidi del testo, perché evita la retorica semplicistica dello scontro tra modelli e si concentra invece sulle dinamiche strutturali. Tuttavia, proprio qui emerge uno squilibrio: l’analisi delle debolezze occidentali è più approfondita e critica rispetto a quella delle vulnerabilità cinesi.

Le criticità del modello cinese — crisi demografica, rigidità politica, problemi finanziari — restano sullo sfondo, trattate in modo meno sistematico. Questo produce un effetto di asimmetria che, pur non trasformandosi in una celebrazione esplicita, contribuisce a rafforzare implicitamente l’idea di una traiettoria cinese più solida e lineare di quanto probabilmente sia. Ne deriva una forma di determinismo attenuato: pur senza affermarlo apertamente, il libro lascia intravedere una direzione quasi inevitabile del sistema globale, in cui l’Occidente appare in declino relativo e la Cina in ascesa strutturale.

La forza del libro sta nella capacità di modificare il quadro mentale del lettore. Non fornisce una dimostrazione conclusiva, ma costruisce un’ipotesi plausibile e ben argomentata, costringendo a riconsiderare presupposti spesso dati per scontati. La debolezza, invece, è legata proprio alla sua natura ibrida: la componente narrativa, se da un lato rende il testo più incisivo, dall’altro attenua la precisione analitica e rischia di trasformare l’interpretazione in suggestione.

Nel complesso, La Cina ha vinto è un libro che funziona meglio come strumento critico che come analisi definitiva. Non dimostra che la Cina abbia già vinto, ma rende difficile liquidare questa ipotesi come infondata. Il suo contributo più rilevante non è stabilire un verdetto, ma spostare il terreno della discussione, mettendo in crisi la sicurezza con cui l’Occidente ha a lungo interpretato la propria posizione nel mondo.


 

martedì 7 aprile 2026

Erotica dei sentimenti


Erotica dei sentimenti di Chiara Gancitano si muove in uno spazio insidioso, quello in cui il rischio di cadere nella retorica sentimentale o, al contrario, nell’astrazione teorica è sempre dietro l’angolo, eppure riesce nella maggior parte dei casi a mantenere un equilibrio credibile tra riflessione filosofica, osservazione sociologica e analisi psicologica delle relazioni contemporanee, partendo da un’intuizione di fondo che attraversa tutto il libro, cioè che il desiderio sia stato progressivamente svuotato e trasformato in qualcosa di performativo, esibito e consumabile, più che vissuto, e che i sentimenti abbiano perso profondità nel momento in cui sono stati inglobati dentro logiche di mercato e dinamiche di validazione sociale, un’idea che non è nuova ma che qui viene rielaborata con un linguaggio accessibile e con una capacità narrativa che rende il testo fruibile anche fuori da un contesto accademico

Dal punto di vista psicologico il libro funziona soprattutto quando mette a fuoco la frattura tra desiderio autentico e desiderio costruito per essere riconosciuto dagli altri, mostrando come molte dinamiche relazionali contemporanee siano guidate più dal bisogno di conferma che da una reale apertura all’intimità, anche se talvolta questa analisi tende a semplificare e a generalizzare comportamenti che in realtà sono molto più differenziati e situati, e soprattutto quando lascia intravedere una certa idealizzazione dell’autenticità che rischia di diventare più una prescrizione implicita che una categoria analitica, come se esistesse una forma “giusta” di sentire che tutti dovrebbero recuperare, mentre sul piano sociologico il testo intercetta con maggiore precisione alcune tensioni tipiche del presente, come la mercificazione delle relazioni, l’estetizzazione del desiderio e la proliferazione delle possibilità che invece di ampliare la libertà producono spesso paralisi decisionale e insoddisfazione cronica, restituendo l’immagine di un contesto in cui l’eros è meno represso ma anche meno significativo, più accessibile ma meno denso

Il titolo potrebbe indurre in errore chi si aspetta una riflessione sulla sessualità in senso più concreto, perché l’erotica di cui parla Gancitano è soprattutto simbolica e relazionale, più vicina a una riflessione filosofica sul desiderio che a un’esplorazione della dimensione corporea, e questo scarto tra aspettativa e contenuto è uno degli elementi più ambigui del libro, anche se coerente con l’impianto generale, e in questo senso si potrebbe dire che si tratta di un’erotica senza corpo, o forse di un tentativo di restituire al corpo una profondità che non passa necessariamente dalla descrizione del sesso ma dalla qualità della relazione, il che è un’operazione interessante ma non del tutto risolta

Leggendo emerge anche un paradosso difficilmente ignorabile, cioè che viviamo in un’epoca in cui le opportunità di incontro, di espressione e di sperimentazione sono teoricamente amplissime, e tuttavia la complessità delle relazioni sembra aumentare invece di ridursi, come se l’abbondanza di possibilità producesse più ansia che libertà e più strategia che spontaneità, e viene quasi da pensare che, se l’evoluzione avesse avuto come obiettivo semplificare le dinamiche dell’accoppiamento umano, l’esito attuale rappresenti una deviazione piuttosto creativa ma poco efficiente

Nel complesso il libro non è particolarmente radicale né introduce categorie completamente nuove, ma funziona come uno specchio efficace delle contraddizioni contemporanee, capace di rendere visibili dinamiche spesso percepite ma non sempre nominate, e il suo valore principale sta proprio in questa capacità di chiarificazione più che di innovazione, lasciando il lettore con una sensazione ambivalente, da un lato quella di aver riconosciuto qualcosa di vero nella descrizione proposta e dall’altro quella di non aver trovato strumenti del tutto convincenti per uscire da ciò che viene descritto, ma forse è proprio questo il punto, perché più che offrire soluzioni il libro invita a riconsiderare il modo in cui costruiamo il desiderio e viviamo i sentimenti, suggerendo che non siano semplicemente dati naturali ma pratiche culturali e relazionali che richiedono attenzione, tempo e una certa disponibilità a sottrarsi alle logiche dominanti, il che oggi, più che difficile, appare quasi controintuitivo

venerdì 2 gennaio 2026

Impatto sociale - il libro



Strumenti di valutazione dell'impatto sociale descritti nel volume:
1) Teoria del cambiamento - Theory of Change - TOC. La TOC consente di esplicitare le ipotesi di cambiamento, le relazioni causa effetto e i fattori esterni che influenzano i risultati.

2) Logical Framework (quadro logico) Strumento di strutturazione degli obiettivi.

3) Indicatori di outcome e di impatto. Costruzione di indicatori quantitativi e qualitativi. Indicatori coerenti con il contesto e condivisi con gli Stackeholder.

4) SROI. Social Return on Investment. Metodologia economica valutativa, strumento utile per monetizzare il valore sociale generato.

5) Analisi degli Stakeholder. Utilizzata come strumento trasversale per identificare i soggetti coinvolti e influenzati, comprendere i diversi punti di vista sul cambiamento. E' centrale per una valutazione non autoreferenziale.

6) Metodi qualitativi di valutazione. Strumenti quali: interviste in profondità focus group, osservazione partecipante raccolta di storie di cambiamento.

7) Analisi controfattuale (in forma) semplificata. Non sempre applicabile in ambito sociale ma discussa come riferimento teorico per interrogarsi sul cosa sarebbe successo senza l'intervento. Rafforzare l'attribuzione sul cambiamento.

8) Social audit e rendicontazione sociale. Richiamati come strumenti di: trasparenza, accountability, restituzione pubblica dell'impatto, sono collegati a Bilancio Sociale e Reporting non finanziario.

9) Valutazione come processo organizzativo più che come strumento specifico, il libro propone la valutazione come: 1) processo continuo, 2) pratica di apprendimento, 3) supporto alle decisioni strategiche.

Il valore del testo sta nel fornire criteri di scelta consapevole degli strumenti di valutazione in funzione di 1) finalità, 2) risorse, 3) maturità organizzativa, 4) contesto sociale.
Serve per misurare le azioni orientate al cambiamento sociale ed ai cambiamenti significativi, duraturi e attribuibili ad una azione.




 

martedì 9 dicembre 2025

Umano, poco umano


"Umano, poco umano" di Mauro Crippa e Giuseppe Girgenti è un saggio elegante e accessibile che rilegge l'eredità di Nietzsche alla luce delle inquietudini contemporanee.
Gli autori intrecciano con equilibrio il rigore dell'analisi filosofica - affidato alla competenza di Girgenti - con una scrittura narrativa e immediata, sostenuta dalla voce giornalistica di Crippa.
Ne esce un dialogo a due in cui il pensiero nietzschiano non è semplice oggetto di studio, ma una compagno critico e necessario per comprendere ciò che é, oggi, rischia di diventare "troppo poco umano": la perdita di profondità, la rinuncia alla complessità, l'appiattimento dell'esperienza.
Il libro attraversa i temi classici del filosofo - il superamento di sé, il coraggio del dubbio, la critica alle illusioni rassicuranti - ma li restituisce in una forma vicina al lettore di oggi.
Gli autori mostrano come la tensione tra la nostra grandezza e la nostra vulnerabilità sia ancora il nodo essenziale dell'esistenza: "un poco umano" che ci mette alla prova, rivelando quanto facilmente cediamo alla superficialità e quanto sia urgente recuperare un pensiero più autentico.
Crippa e Girgenti invitano a sostare nella complessità, a diffidare degli slogan che invadono il dibattito contemporaneo, e a riscoprire il valore di una filosofia che non consola, ma apre possibilità.
Il risultato è un testo terso, breve e stimolante, perfetto per chi vuole avvicinarsi a Nietzsche senza filtri e, al tempo stesso, interrogare sé stesso.
Un libro che non fornisce soluzioni, ma accende domande capaci di restituirci - almeno un po' - alla nostra umanità.

Nota 1 - Il cervello è anche la sede della parte razionale dell'anima e quindi non soffriamo solo di un mal di testa, ma anche di un male dell'anima, una psicopatologia; e quindi ci vuole anche una cura dell'anima, quello che Socrate chiama l'incantesimo della filosofia, da affiancare al farmaco di composizione chimica.

Nota 2 - E' una pedagogia inaudita: non verso un pais da tirar su, ma verso una macchina da aiutare a crescere. Diamo cultura e nozioni a un'intelligenza aliena e riserviamo a noi stessi il ruolo di pigmalioni digitali, nell'aspettativa di non essere del tutto sopraffatti e di mantenere qualche possibilità di intervento di controllo. Questo suona come una dichiarazione di resa anticipata. 

Nota 3 - Dobbiamo fare di necessità virtù. Il progresso non si ferma, ma l'impatto dell'IA sulla nostra intelligenza cu chiede uno sforzo di introspezione: dobbiamo capire chi siamo per difendere la nostra identità.

Nota 4 - Le sacre mura della cittadella interiore che dobbiamo difendere proteggono il turbinio di passioni, il disordine di affetti che ci agitano e ci fanno gioire e soffrire. L'umano é qui. Dove sono i difensori  di questo perimetro sacro?

Nota 5 - Tuttavia, ormai non siamo più sull'orlo del precipizio, perché siamo già precipitati.

Nota 6 - Socrate diceva che la cosa più importante che ogni uomo può fare è prendersi cura della propria anima, prendersi cura della propria anima, prendersi cura di sé della propria anima, prendersi cura di sé, perché la psyche é il centro stesso dell'Io cosciente, la capacità di pensare e di ragionare, e poi anche di prendere decisioni libere.

Nota 7 - Scienza, politica e religione tendono necessariamente a irrigidirsi e a sclerotizzarsi, la scienza in scientismo, la politica in totalitarismo, la religione in dogmatismo; a questo punto, la possibile terapia è proprio il ritorno all'impulso originario che pure le aveva generate: il dubbio, la domanda, il non sapere, l'ironia, la ricerca sincera, il porsi in ascolto, il vivere nella verità.

Nota 8 - Vincere è convincere. così dice ripetutamente il Socrate Platonico.

Nota 9 - L'ironia prepara la maieutica, cioè il parto della verità, mentre la parrhesia finisce con un aborto della verità, che viene sbattuta in faccia all'interlocutore, senza che questi possa accoglierla positivamente in alcun modo.

Nota 10 - La mitologia antica ci ha trasmesso la leggenda secondo cui Dedalo era in grado di costruire macchine semoventi, autentici robot ante litteram per il re Minosse.

Nota 11 - La mediazione della tecnologia toglie la carnalità del convivio e la personalità dell'incontro.

Nota 12 - Del resto, anche Platone nel Simposio sosteneva che quando due amanti giacciono insieme non è tanto il piacere che deriva dall'unità dei due corpi, quello a cui aspirano - e nemmeno vogliono quella fusione totale che il dio Efesto potrebbe loro donare fondendoli nelle sue fornaci  - bensì aspirano a qualcos'altro, che sentono ma che non riescono ad esprimere a parole, poiché si tratta di qualcosa di enigmatico e oscuro.

Nota 13 - La sessualità é il luogo dello stupore. Ci lasciamo sorprendere dall'Altro e dal nostro desiderio senza sapere esattamente come potrà svilupparsi l'incontro, e questo grazie alla presenza irriducibile dell'Altro che ci rivela ciò che ci manca.

Note 14 - L'Aristos, termine greco che significa "il migliore", ha solide fondamenta per Eraclito: o è il migliore sul campo di battaglia, e quindi é un'aristocrazia guerriera, o è il migliore per intelligenzxa e quindi è una nobiltà d'animo.

Note 15 - Aristotele diceva che dell'educazione le radici sono amare, il frutto è dolce.

Note 16 - J.M. Keynes - "Nel lungo periodo siamo tutti morti".




















 

sabato 8 novembre 2025

Connessi a morte


In un mondo in cui la rete non è più solo contorno ma campo di battaglia, Michele Mezza ci conduce con "Connessi a morte" dentro la trasformazione radicale della guerra, dei media e della democrazia.
Con linguaggio agile ma rigoroso, l'autore rintraccia fatti geopolitici e riflessioni critiche; dalle esplosioni che cambiano una mappa militare al potere algoritmico che trasforma ogni connessione in un potenziale bersaglio.
La provocazione del titolo è il filo rosso del saggio: l'intimità digitale, la tracciabilità dei corpi, l'uso della tecnologia come arma - tutto smette di essere marginale.
La mobile war trasforma così il Web in un poligono di tiro permanente, dove ognuno può essere cecchino o vittima.
Mezza non si limita a descrivere: invita il lettore a sentirsi dentro il cambio di paradigma, a non ignorare la "negoziabilità sociale dell'algoritmo".
Pur trattandosi di un volume breve, il testo non sacrifica la profondità: l'autore riesce a portare il lettore dall'attacco terroristico alla manipolazione digitale di campagne elettorali, mostrando come la democrazia stessa sia in gioco.
Il contrappunto tra media tradizionali e nuove forme di potere digitale viene affrontato con efficacia e vivacità senza perdersi in tecnicismi sterili.
In definitiva "connessi a morte" è un saggio essenziale per chi vuole comprendere il presente senza illusioni: un invito a guardare oltre lo schermo e a domandarsi chi, oggi, comanda la comunicazione - e la vita - nell'epoca della cybersecurity.
Un libro che lascia il segno, tanto per professionisti quanto per lettori curiosi. 


Posizione 110 - Agnizione - Riconoscimento improvviso di un personaggio che determina un cambiamento nell'azione scenica o romanzesca. Riconoscimento dell'identità di qualcuno.

Posizione 129 - La connettività., quello spazio digitale in cui si ritrova la stragrande maggioranza di una popolazione, è oggi il punto di attacco che permette di pianificare una rivoluzione dall'alto, che autorizza un leader a creare il proprio popolo.

Posizione 358 - In questo gigantesco videogame selettivo sta mutando drasticamente la geometria dei poteri: la tecnocrazia prevale sulla democrazia, e nella tecnocrazia la datacrazia, ossia le élites che controllano la tracciabilità delle informazioni che rilasciamo, prevalgono in ogni percorso di decisioni private o deliberazioni pubbliche.

Pagina 1235 - contrariamente a quanto sostiene la visione ingenua, l'informazione non ha un legame essenziale con la verità e il suo ruolo nella storia non è quello di rappresentare una realtà preesistente. La sua caratteristica distintiva è la connessione più che la rappresentazione.
L'informazione é ciò che collega punti diversi in una rete. L'informazione non ci informa necessariamente sulle cose, organizza piuttosto le cose in una qualche conformazione.

Pagina 1392 - Ora la domanda che riprenderemo più avanti è: uno Stato può importare senso comune o, ancora peggio, principi etici e morali da un fornitore che ha allevato l'intelligenza che trasmette al suo cliente? E, se no, quali sono le procedure che possono assicurare un'autentica affinità del bot al contesto civile in cui è chiamato ad operare?
Abbiamo così individuato un tema fondante della politica, e dirimente per l'idea stessa di democrazia: natura e controllo dello Stato al tempo della riproducibilità del senso e dell'etica, avrebbe detto Walter Benjamin.
Proprio questa friabilità del nesso fra la struttura etica di una comunità organizzata e il senso comune che la unisce é la causa di quella crisi della democrazia rappresentativa che verifichiamo in Occidente.

Posizione 1396 - Proprio questa friabilità del nesso fra la struttura etica di una comunità organizzata e il senso comune che la unisce è la causa di quella crisi della democrazia rappresentativa che verifichiamo in Occidente.

Posizione 1850 - La domanda che ci siamo posti è: se al fondo di una menzogna umana c'é l'interesse di un individuo che tenta di divincolarsi da una stretta della realtà, al fondo della bugia di un algoritmo cosa c'é?

Posizione 2247 - Stefano Rodotà, l'insigne giurista, difensore della privacy, diceva che "non tutto ciò che è tecnicamente possibile è eticamente accettabile".







 

domenica 14 settembre 2025

L'economia sociale in Italia - Rivista


Si tratta di una Expert Survey. E' una metodologia di ricerca che prevede la raccolta di dati e informazioni attraverso questionari somministrati a un gruppo selezionato di esperti in un determinato ambito o settore.
Gli esperti coinvolti contribuiscono con valutazioni o opinioni informate su tematiche che richiedono una comprensione approfondita e un giudizio esperto.
La presente Survey esplora il ruolo della economia sociale nella trasformazione del sistema di welfare italiano.
Il primato delle persone, nonché del fine sociale e/o ambientale, rispetto al profitto; il reinvestimento della maggior parte degli utili e delle eccedenze per svolgere attività nell'interesse dei membri, degli utenti, (interesse collettivo), o della società in generale (interesse generale) e la governance democratica e/o partecipativa.
Per economia sociale si intende:
1) partecipazione democratica di tutti gli attori;
2) autonomia propria e nella sua espressione; Terzo Settore;
3) il benessere prodotto tende a includere virtualmente tutti i cittadini con l'obiettivo di correggere distorsioni sul piano distributivo.

Lo sviluppo sostenibile di una società non si può basare unicamente sulla dimensione economica ma su un equilibrio tra crescita, coesione sociale, giustizia ambientale, in cui attori diversi cooperano tra loro.

Dalle interviste emerge che l'arena competitiva dell'economia sociale non ruota esclusivamente attorno a elementi economici ed organizzativi ma piuttosto su relazioni strategiche e istituzionali.

martedì 9 settembre 2025

Educazione, persona e welfare


Pagina 12 - Non ridurre il sostegno del Welfare a mero gesto meccanico.

Pagina 16 - Vita Umana: persona assunta come risorsa per interpretare le esigenze del rispetto per la dignità umana nello specifico contesto storico.

Pagina 25 - il lavoro con soggetti in situazioni di disagio risulta essere faticoso e impegnativo, sia concretamente che dal punto di vista emozionale, tanto da richiedere all'operatore di fronteggiare forti situazioni emotive che lo possono mettere in difficoltà mettendolo di fronte ai propri bisogni, le proprie reazioni emotive e le proprie incertezze.

Pagina 50 - Paidagogòs - dal greco antico. Pais = ragazzo; Agogòs = che guida.
Era lo schiavo che accompagnava i ragazzi a scuola al mattino.

Pagina 52 - occorre non solo riparare le ingiustizie ma evitare che queste accadano.

Pagina 75 - Welfare State - il Welfare State è intervenuto su queste regole: sostituendosi ai mali famigliari ha sostenuto i figli per rendere uguali le loro opportunità di vita quando i genitori non c'erano o erano inadeguati. Ha sostenuto gli anziani per renderli indipendenti dai figli.

Pagina 84 - Pedagogia. Essa non può certo fermarsi all'essere, ontologicamente fondato, perché questo sarebbe compito della filosofia ma è interessata soprattutto al dover essere.

Pagina 86 - La democrazia non deve ridursi a un insieme di regole procedurali volte a tutelare e a comparare gli interessi dei singoli, ma finirà per assumere i caratteri di progetto umanizzante affidato alla capacità dei soggetti in gioco.

Pagina 88 - Progettualità esistenziale generata da aspettative, aspirazioni, impegni, speranze, valori, ideali, orizzonti.

Pagina 91 - edificare forme di convivenza civile e politica dove non prevalga la logica della semplice composizione degli interessi, ma che siano ispirate a idealità condivise.

Pagina 96 - Si tratta, invece, del pluralismo delle culture, cioè degli universi simbolici che conferiscono significato alle scelte e ai piani di vita di coloro che li abitano.



 

giovedì 24 luglio 2025

L'Italia vuota - libro


Esiste un'Italia dove i paesi si spopolano, la popolazione invecchia e il paesaggio perde la mano dell'uomo.
E' un'Italia vuota, che però contiene - molto più di quanto si pensi - il futuro del nostro paese.
Terre alle prese con le trasformazioni climatiche, con i mutamenti della economia mondiale, percorse incessantemente da flussi di umani.
Dalle rilucenti valli occitane del Piemonte al cuore antico della Sardegna, passando per i colori caldi dell'Appennino centrale, nei paesi sabbiosi delle coste del Mar Ionio, sotto il vulcano più grande del continente, tra i migranti del Friuli: un viaggio ai margini del nostro Paese, un paese molto più grande e vario di come si autorappresenta, alla scoperta di uno spazio ancora aperto al possibile.

Pagina 8 - il ruolo alto della politica sia quello di governare il conflitto non quello di negarlo, sedarlo o reprimerlo ed essere capace di fare sintesi.

Pagina 26 - il grande regista tedesco Werner Herzog dice nel suo libro intervista "incontri alla fine del mondo" che per raccontare un luogo occorre distinguere e dare voce alternativamente a quelli che lui chiama Bardi e Sciamani. I Bardi sono i testimoni che agiscono i luoghi, gli Sciamani quelli che li sanno interpretare.

Pagina 68 - Kant sostiene che l'unione di ragione e sentimento siano il centro della nostra conoscenza il modo del nostro conoscere fuori dalla Metafisica, cioè fuori dalle balle.

Pagina 100 - non basta aumentare l'offerta bisogna intervenire sulla domanda di servizi, tornare ad educare i cittadini e i bisogni, educarli a porre rivendicazioni nelle sedi giuste che l'ordinamento di uno Stato democratico prevede e che oggi sono deserte o occupate da gente senza scrupoli.

Pagina 154 - Lo stato neoliberista sottrae il capitale finanziario raccolto sul territorio e concentra gli investimenti altrove.



 

giovedì 26 giugno 2025

Algoritmi per l'intelligenza artificiale


Che cos'é l'intelligenza artificiale? Come creare un algoritmo per risolvere problemi computazionali complessi? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi? Come organizzare i dati? Come preparare l'input e interpretare l'output? Come scegliere le librerie e gli strumenti di programmazione?
Questo libro intende rispondere a queste e altre domande con un approccio pragmatico orientato al "ragionare per trovare soluzioni".
Rivolto al programmatore che vuole avviare lo sviluppo degli algoritmi, è utile anche a chi desidera capire come funzionano certe soluzioni o immaginare nuovi utilizzi.
Il volume è ricco di esempi, consigli, codice in linguaggio Python e Link, selezionati con cura per cominciare subito a sperimentare gli approcci principali e conoscere le problematiche esistenti.

Nell'informatica vale sempre la regola GIGO. Ovvero Garbage In - Garbage Out: se nel sistema entra spazzatura, può uscire solo spazzatura.
Fuzzy Logic - lanuginoso o sfilacciato... vago .. dato incerto.

 

martedì 3 giugno 2025

Geopolitica dell'intelligenza artificiale


L'intelligenza artificiale è l'invenzione definitiva dell'umanità.
La sua comparsa sulla scena evoca il rischio della estinzione del suo creatore, poiché la sua diffusione porterà, forse, al suo superamento.
Queste visioni apocalittiche pervadono ormai il discorso pubblico sulla tecnologia, in un mondo dove la stessa espressione "intelligenza artificiale" è divenuta ormai presente e ossessiva.
Sono temi tutt'altro che nuovi per le loro profonde radici filosofiche e per i pionieri che, in vari ambiti, li hanno alimentati nel corso del Novecento; eppure qualcosa di significativo è già accaduto e siamo spettatori di connessioni di cui non cogliamo pienamente il significato.
Il dibattito sull'intelligenza artificiale chiama poi in causa alcuni concetti chiave, tra cui l'origine dell'intelligenza stessa, ciò che sappiamo e ciò che ignoriamo del cervello e del pensiero; l'idea di un'intelligenza "generale" applicata alle macchine; i limiti quantitativi e qualitativi del calcolo; il problema dell'allineamento della tecnologia ai nostri bisogni e ai nostri valori.
Ma quali aziende alimentano questi processi? 
E quali sono le loro implicazioni in un mondo radicalmente diviso, dilaniato dalla guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina, che attraversa l'infrastruttura e gli usi dell'intelligenza artificiale, e la loro corsa alle risorse economiche e materiali necessarie al suo continuo sviluppo?
Alessandro Aresu ci racconta l'intreccio di relazioni tra filosofi, scienziati e imprenditori che stanno plasmando questo mondo, come Jensen Huang, fondatore di Nvidia e protagonista assoluto della rivoluzione tecnologica intorno all'AI; Bill Dally, informatico e mente scientifica dietro ai portentosi microchip che rendono possibile la evoluzione dell'AU, ma anche il rapporto tra il Cynar e i pionieri di Deep Mind oltre che le storie dei manager meno conosciuti che operano in AI.

 Nota 1 -  Da un lato, la caduta, una ad una, da Detroit a Torino di quelle fortezze che erano le città-fabbrica, come castelli medioevali in rovina. Dall'altro, la concretezza delle fabbriche che nascono in Malesia e Vietnam ogni giorno, delle centinaia di milioni di persone che in questo secolo entrano nella classe media in Asia orientale.

Nota 2 - Bacone scrive che non è "un metodo legittimo, ma un metodo di impostura; esso consiste nel comunicare conoscenza in forma tale che, chi non abbia cultura, può rapidamente mettersi in condizione di fare mostra di averne.

Nota 3 - Gli impostori come Lullo, che utilizzano l'arte della memoria, fanno credere di avere cultura senza possederla. Ciò che possiedono é l'arte della griglia, dell'organizzazione delle forme nello spazio senza sapere il senso delle forme.

Nota 4 - Le macchine che apprendono sono, portate all'estremo, macchine che auto-apprendono. Non solo riescono ad eseguire compiti o risolvere problemi in base a un set di istruzioni predefinite, ma anche a cambiare quelle istruzioni se scoprono che esiste un modo migliore per raggiungere i loro obiettivi: la massimizzazione di una specifica funzione di utilità.

Nota 5 - In una civiltà compiutamente tecnologica, la materia del mondo tende sempre a sfuggirci, e vale ancora l'osservazione di Lowitch; in generale non abbiamo nemmeno la pallida idea dell'elemento in cui viviamo: di come si fabbrica e si manovra un aereo, di come si telefona a New York, di come si può ascoltare un concerto da Londra, di quello che avviene in una moneta quando compriamo qualcosa.
Se la conoscenza dettagliata ci è preclusa, perché troppo specialistica o perché nascosta, ci troviamo comunque in un contesto di razionalizzazione se accettiamo il sapere o il credere che qualcosa, se si vuole, si può sempre sapere; che non ci sono quindi, in linea di principio, potenze misteriose e incalcolabili che entrano in gioco, ma che mediante il calcolo possiamo dominare, in linea di principio, tutte le cose.

Nota 6 - OpenAI senza più Musk, non può che bussare alla porta di uno degli altri giganti: Amazon, che pur essendo tra i donatori iniziali perde quest'occasione storica nel 2018 e Microsoft, con cui si concretizza nel 2019 l'accordo decisivo che cambia la natura stessa di OpenAI, da impresa non profit a impresa che deve continuare a raccontarsi come non profit ma è costretta, ovviamente, a garantire ritorni dell'investimento a Microsoft, che rende possibile il suo sviluppo infrastrutturale. La conseguenza è l'inevitabile cambio di un'identità ambigua.

Nota 7 - Come anno detto una volta per tutte Max Weber e Werner Sombart, nei primi anni del Novecento, la danza delle streghe del capitalismo potrà arrestarsi solo quando l'ultima tonnellata di ferro sarà fusa con l'ultima tonnellata di carbone.

Nota 8 - Gandalf ammonisce: E' pericoloso per chiunque servirsi degli artifizi di un'arte di cui non sappiamo scandagliare gli abissi. Chi cerca negli abissi vuole vedere il tutto. Chi vuole conoscere qualcosa troverà sempre un occhio che lo guarda, e che lo mette a nudo. Prima il Palantir ha corrotto uno stregone. In questo caso la pietra colpisce le sue vittime preferite; gli umani. A essi mostra la magia che non possiedono per natura, ma che cercano di ottenere attraverso le loro tecniche, i loro artifici.

Nota 9 - Gli uomini come Denethor, grazie al Palantir, fanno invece esperienza di una conoscenza di cui sono sempre assetati: l'accorciamento delle distanze, l'illusione di prevedere il futuro. Irretiti da quelle immagini non capiscono che quel futuro non è l'unico possibile, e cadono nella disperazione.

Nota 10 - L'accelerazione può alimentare l'idea astratta che il software possa mangiare il mondo da solo. Invece il software ha comunque bisogno dell'hardware, che costruisce, in ogni fabbrica o "mulino satanico" la materia del mondo.

Nota 11 - il futuro può uccidere il presente. La decisione del futuro si compie nel presente, che, in termini agostiniani è il tempo che mi chiama. E' questo tempo che ci riguarda, non un tempo indistinto, per sua natura dilatato, che tende a mangiare il presente e a indebolirlo, erodendo la propria stesse condizione di possibilità.

Nota 12 - In quale mondo? Noi viviamo nello scenario costruito da tre tendenze strutturali: lo spostamento della manifattura verso l'Asia orientale, la digitalizzazione dell'economia e della società, la pressione politica attraverso la sicurezza nazionale. E allora, qual è il ruolo dell'Europa? quale volete che sia? siamo morti che camminano. Per darci un tono, ci definiamo sonnambuli. Il divario rispetto agli Stati Uniti era vasto dieci anni fa: ora è cresciuto, e non c'é alcuna ragione per pensare che non aumenti ancora.






domenica 27 aprile 2025

Senza eredi - libro


La nostra è la prima epoca senza eredi.
Non riconosciamo eredità da trasmettere.
Nessuno continuerà l'opera, nessuno salverà quel che poteva e doveva essere salvato.
Il tempo non è galantuomo ma smemorato: non renderà giustizia.
Viviamo tra contemporanei senza antenati né posteri, uniti solo dal vago domicilio della stessa epoca; non consorti, al più coinquilini occasionali.
E' l'epilogo coerente di una società senza padri divenuta società senza figli.
E ciò vale a partire dagli autori e dalle loro opere.
Per reagire a questa amnesia, cancellazione ed emorragia, Marcello Veneziani ha composto una raccolta di settanta miniature di saggi, succinte biografie, profili non convenzionali, in vari casi sconvenienti.
Da Pascal a Vico, da Leopardi a Manzoni, da Baudelaire a Proust e a Kafka, da Vattimo a Ratzinger, fino ai pensatori e agli scrittori più vicini a noi e viventi.
Prima di loro, a essere senza eredi sono i classici, i grandi del passato, cancellati o abbandonati, quando non maledetti.
Siamo scesi dalle spalle dei giganti senza eredi non è possibile nemmeno un pensiero nuovo, rivolto al futuro e all'essenziale, in grado di superare la nostra società dell'oblio che tende a perdere il senso critico, la cultura e l'umanità.
La vera sciagura del presente non é l'avanzata dell'intelligenza artificiale ma la ritirata della intelligenza umana.
Non resta che ribellarsi a questa china riscoprendo un diverso destino.

Posizione 11 - L'iperconnessione tecnologica e l'ipoconnessione umana sono un tratto saliente della condizione umana in cui la tecnologia fa compagnia a chi è solo e isola chi è in compagnia.

Posizione 414 - La solitudine è una sovranità senza regno. L'amicizia è un legame senza sovranità.

Posizione 429 - Ogni discepolo porta via qualcosa al suo maestro, spiega Oscar Wild nel "Ritratto di Dorian Gray", in cui teorizza: "influenzare un individuo significa dagli la propria anima... egli diventa un'eco della musica di qualcun altro, uno che recita una parte che non è stata scritta per lui".

Posizione 507 - L'amore non corrisposto è una morte in vita.

Posizione 514 - Nella ricerca proustiana del tempo perduto, la morte di chi ti è caro o lo svanire del passato, tra i dolori che arreca, dona però un piacere: quel che resta nella memoria degli affetti é un ricordo selettivo, il meglio, ciò che davvero merita di essere salvato, la sintesi squisita di quel che fu.

Posizione 1602 - Kafka riconosceva la superiorità del male sul bene, anche sul piano della conoscenza: "il male conosce il bene, ma il bene non conosce il male". L'asimmetria malefica della vita. I due peccati capitali dell'uomo, per Kafka, sono l'impazienza e l'inerzia. Tutti gli altri discendono da questi; a causa dell'impazienza gli uomini furono cacciati dal paradiso, a causa dell'inerzia non possono tornarci.

Posizione 1786 - Giovanni Gentile. In "Genesi e struttura" si profila il suo pensiero comunitario: la comunità non accomuna solo i viventi, ma anche chi ci ha preceduto e chi ci seguirà. E' il filo della "tradizione". La filosofia ne é la sua coscienza: in fondo all'Io c'é un Noi; che è la comunità a cui egli appartiene, e che é la base della sua spirituale esistenza, e parla per sua bocca, sente col suo cuore, pensa col suo cervello. La comunità è presente come legge interna all'individuo.

Posizione 2562 - La poesia è una forma di preghiera; abita in un posto segreto dell'uomo e gli dona altri occhi, altre orecchie.

Posizione 2674 - Quando penso che non m'innamorerò, ormai, più / che non soffrirò, ormai, più per amore / mi sento un morto a cui batte il cuore.

Posizione 3457 - Oggi gli scenari sono globali e individuali, ma le classi sociali non servono più: sono fluttuanti, indefinibili, magmatiche. Si è proletari rispetto ai benestanti, però si diventa ceto medio rispetto ai migranti.

Posizione 4253 - A un narratore chiediamo di portarci via di qui, di farci vedere un'altra vita, o comunque con altri occhi sotto altra luce.
A un pensatore, invece, chiediamo di portarci nel cuore delle cose, di farci capire chi siamo e dove siamo, di darci le chiavi per entrare nell'essenziale o per ricercarlo, tra libertà e destino.

Gli eventi sono soltanto la schiuma delle cose. 

Eppure è una bestia cattiva, l'uomo, a volte brutale, vive tra rabbia e dolore, è mortale, e sfoga la sua mortalità infliggendola agli altri. Pensa di scaricare il male sul prossimo. E così lo moltiplica.





 

domenica 9 marzo 2025

Co-Creation


Questa lettura mi ha donato numerosi spunti. Quelli più importanti sono legati alla recente indagine "Associazioni Anpas - Palestre di innovazione sociale".. progetto che riguarda la Lombardia.
il concetto di Co-Creazione è, per molti versi, ispiratore di progettualità dal basso, idea condivisa che nasce dal bisogno senza il filtro della Pubblica Amministrazione, dello Stato. 
E' quindi un bisogno che si materializza ed a cui si prova a porre rimedio in modo spontaneo.

Il prefisso Co che si coniuga con le principali funzioni del ciclo delle politiche pubbliche co-programmazione, co-progettazione, co-produzione, co-valutazione sta a indicare forme mutevoli di collaborazione fra i diversi soggetti che intervengono nella definizione e nell'attuazione di attività di interesse generale non solo nel perimetro tradizionale del welfare.

Si richiama la sentenza della Corte Costituzionale 131/2020 che ha stabilito che l'amministrazione condivisa dei beni comuni fra le diverse articolazioni dello Stato e gli ETS è la precondizione per dare piena attuazione ad un valore essenziale quale è la sussidiarietà orizzontale art. 118 della Costituzione.

Tra gli effetti dell'uso pervasivo della contrattazione esterna vi è una perdita complessiva di incisività da parte degli ETS, i quali vengono troppo spesso relegati in un ruolo meramente esecutivo, l'impoverimento dei legami cooperativi nella comunità locale dal momento che gli ETS e i privati sono spinti a gareggiare in una arena dove le risorse sono sempre più esigue, anche a causa delle politiche di contenimento della spesa sociale che si sono susseguite in questi anni nelle società tardocapitalistiche.

In estrema sintesi, l'applicazione dei criteri di mercato al settore del welfare sembra tradire le sue maggiori premesse, ossia produrre efficienza, stimolare la creatività e l'innovazione oltre a dare maggiore libertà di scelta ai cittadini.

Co-creazione: capacità e risorse dei cittadini possono mettere in campo e non con le politiche calate dall'alto creando Valore sociale.

Dilemma del castello di sabbia: perché costruire qualcosa se poi con il cambio politico o degli interlocutori, come un'onda sulla spiaggia, tutto si perde?


 

martedì 18 febbraio 2025

Chat GPT - una guida


Ma perché ammazzarsi di fatica per capire come funziona Chat GPT?
Perché solo il dominio dell'uomo sulla macchina consente il controllo del proprio futuro.
Lamentarsi dell'incomprensione, della difficoltà, o peggio usare in modo superficiale strumenti innovativi è quanto di peggio si possa fare... quasi peggio che rifiutarli.
Quindi forza, studiamo, leggiamo, applichiamoci, sempre un passo avanti, sempre, come diceva Maldonado, inseguendo "il futuro della modernità".. in una perenna gara a non rimanere indietro.

 

giovedì 13 febbraio 2025

Non solo procedimento - le fasi della collaborazione


Sembra tutto così semplice... ci si siede intorno ad un tavolo e ci si accorda sul percorso da seguire... ma è veramente così? E se ci fosse un prima? E se prima ci fossero da superare incomprensioni, rivalità, punti di vista ed obiettivi diversi? 
Si tende ad identificare la coprogettazione con la stipula di una convenzione o altro atto che sancisce l'intesa sulle azioni da realizzare.
Questa identificazione porta ad un doppio strabismo , da almeno due punti di vista: 1) porta a trascurare il prima ed il dopo il procedimento che sono altrettanto se non più pregnanti per determinare la buona riuscita del progetto. 2) nel tendere a concentrare l'attenzione sugli aspetti amministrativi e procedimentali che sono solo uno degli elementi che è utile considerare.

 

martedì 11 febbraio 2025

Smart City - Rivista

Da diversi anni si accenna al termine di Smart City, Un termine che è tutto un programma... un termine che dice tutto, suona bene, riempie la bocca di chi lo pronuncia, ma poi è tutto da riempire... anzi è in divenire.
Cominciamo con il termine city. La città declinata in inglese.. ma la città è poi realmente la city? forse non meglio parlare di Land? allora accontentiamoci di parlare di un aggregato di persone che vivono insieme e condividono uno spazio, dei servizi, una comunità forse... ed allora perché Smart? Perché la potenza dei servizi erogati porterà a semplificare la vita di tutti, risparmiare energia e tempo, garantirà maggiore sicurezza e permetterà di vivere meglio. 
Questo è SMART. Ma come si ottiene? Con strumenti che controllano il traffico, che monitorano l'acqua, la corrente, il gas, erogano servizi online, permettono video conferenze, migliorano i tempi della città, permettono alle persone di incontrarsi, comunicare, gestire, con meno fatica ed in modo ordinato.. controllano l'inquinamento, il caldo, il freddo, la luce... eccetera.. ne saremo all'altezza?

 

Intelligenze Artificiali


Come cambia il nostro quotidiano di fronte all'avanzare della tecnologia? E nello specifico dell'Intelligenza Artificiale (o IA) ?
Passano così di fronte a noi, scenari in parte già realizzati (il nostro presente, il nostro vissuto) che testimoniano di come, l'IA, sia già entrata prepotentemente nella nostra vita e che non abbia alcuna intenzione di abbandonarci, portandoci in dote velocità, sintesi, opportunità incredibili ma anche sfide, coraggio, dubbi, paure.. riusciremo nell'intento? Quello cioé di restare umani nonostante il dispiegarsi di potenti forze e tecnologie al nostro servizio? O ci faremo, come spesso accade, prendere la mano a danno del nostro prossimo? Gli episodi del passato non fanno ben sperare.. ma questo non vuol dire che ciò debba necessariamente ripetersi. Leggiamo il Fedro.. davvero.. e riflettiamo.