venerdì 30 settembre 2016

Torino - Salone del Gusto - Seconda parte

Arnie costruite nel tempo passato da diverse civiltà e da diverse culture. A ricordarci che non esiste solo il miele, ma anche le api, senza le quali il Mondo avrebbe le ore contate e noi con lui...
 
 
 Un frutteto in pieno centro...
 E mele di ogni forma e colore... peccato non sentirne il profumo in questo post...

Ogni piazza è invasa da gazebo e strutture... profumi, colori, sapori, tradizioni, cibi e bevande... bellissimo...
 Per non parlare poi degli ambulanti con ogni genere di cibo da strada... provare per credere...

Buon Appetito!


giovedì 29 settembre 2016

Torino - Salone del Gusto - prima parte

 
 
Eccoci a Torino. Oggi tra le altre cose, invasa dalle bancarelle e stand del "Salone del Gusto". Oltre ai bellissimi monumenti daremo un occhiata e magari un assaggio ... intanto ecco La Mole...
Zona università. Monumento.
Bolle di sapone in aria. Talmente grosse da starci dentro seduti!
Arte del passato...
e Arte del presente...


venerdì 23 settembre 2016

Casa Museo Lodovico Pogliaghi - Interni

Quando entri in questo edificio, rimani senza parole. Ogni angolo rappresenta l'arte cosmopolita dei secoli scorsi ma soprattutto la passione del suo proprietario, in grado di creare una "wunderkammer" in stile ottocentesco.
Ogni stanza racconta qualcosa. Anche quando gli originali vengono ritoccati e modificati per piacere a chi li ha collezionati.
Sarcofago egizio.
Ma è nella sala atelier, che si resta a bocca aperta. Una riproduzione in gesso del portale del Duomo di Milano sovrasta l'intera stanza. Chi non vorrebbe avere un salotto così, ove ricevere gli amici? Incredibile.
 Si esce da questo edificio/casa/museo totalmente appagati. Ed anche un poco gelosi di tanta bellezza.

Lo chiamavano Jeeg Robot

Non esiste un buono senza un adeguato cattivo. E così anche "Lo chiamavano Jeeg Robot" non fa eccezione. Girato in modo sublime, questo controcanto dei fumettoni americani e giapponesi, trasporta in piena Roma una storia che potrebbe benissimo essere ambientata nel centro di Manhattan o di Tokio.
Cosa ne fa capolavoro? La parlata romanesca, il confronto con i napoletani, un supereroe molto molto particolare e (per nostra fortuna) un cattivo superbo.
Enzo Ceccotti vive di espedienti e piccoli furti, assolutamente invisibile in una Roma che si trascina nel quotidiano a tutti noto, cade in un bidone radioattivo e diventa (suo malgrado) un uomo fortissimo... ma non basta per farne un supereroe.
Occorre un percorso di ripensamento e formazione, grazie all'incontro con Alessia, figlia di un suo socio d'affari, una ragazza con qualche problema che tuttavia gli si aggrappa e cerca di convincerlo della sua "particolarità".
Solo la morte di Alessia trasformerà finalmente Enzo in un supereroe buono, mettendo in conflitto con Zingaro, un delinquente con un passato televisivo ed in cerca di riscatto mediatico.
Questo film è la dimostrazione che il cinema italiano è vivo, vivissimo, capace di far divertire senza cine panettoni o tristezze varie...

Selezione del reader's digest

Chi non ricorda questi libri, con il dorso marrone e le scritte dorate. Chi non ricorda il cavallo alato e i dorsalini grecati?
Nata nel 1948 a Milano, come versione domestica della serie americana Reader's Digest ha colmato le lacune scolastiche e soddisfatto le passioni letterarie di moltissime - se non tutte le - famiglie italiane.
L'altro giorno ero all'ospedale, e in attesa che finisse una visita medica mi sono infilato nella sala svago del padiglione chirurgia. Che meraviglia, ritrovare un'intera serie di romanzi del Reader's...
Alcuni dei titoli poi li avevo pure letti in passato... Quindi un tuffo nei ricordi.
Mia madre comprava regolarmente la selezione, oltre al mensile con il riassunto delle varie storie che capitavano negli States, per non parlare poi dei racconti intriganti in chiave anticomunista...
Come si usa scrivere su Facebook, alzi la mano, ops, clicchi "mi piace" chi li ha conosciuti...
Si, siamo in pieno revival, in quell'antro che non è antichità ma nemmeno recente conoscenza...
E allora vai di ricordi, di ore di lettura, di tanta letteratura filo-americana, dove spesso però si leggevano cose buone di cui ricordarsi ancora oggi con piacere.
Selezione, per quelli della mia età, è stato un interlocutore rassicurante, in puro spirito yankee...
 

giovedì 22 settembre 2016

il disperso di Marburg

March Bloch in un intenso libro "Apologia della Storia" descrive il mestiere dello storico e cerca di definire il cerchio (mai completo beninteso) delle attività che lo stesso deve svolgere, per ben adempiere al suo compito.
Le fonti "orali", gli scritti, i luoghi, le grandi azioni della Storia, le fonti ufficiali e quelle popolari, sin anche, i "sentito dire", un metodo scientifico che permetta di indagare un fatto, portarlo allo scoperto e poter dichiarare alla fine: è realmente accaduto così.
Nuto Revelli, ufficiale dell'esercito italiano nella campagna di Russia e poi comandante di un gruppo di partigiani nel Cuneese, svolge questa ricerca anomala e la trasforma in uno scritto, ponendosi una sola e semplice domanda: E' esistito realmente un tedesco "buono", che tutti i giorni a cavallo passava nella campagna vicino alla Caserma di San Rocco?
E perché fare questa ricerca? Perché superare le sue stesse reticenze per dare un volto a quell'uno?
Più si avvicina alla verità, più il nemico si umanizza e più diventa difficile per Revelli, fare i conti con la realtà e con la propria coscienza.
Perché scrivere e quindi poi leggere un simile racconto/resoconto?
Forse come necessità di riconciliazione con un passato che fatica a chiudersi.
 
 

lunedì 19 settembre 2016

Casa Museo Lodovico Pogliaghi - esterni

Per chi avesse la possibilità di recarsi a Varese, ed in particolare al Sacro Monte, suggerisco di non perdere assolutamente quel piccolo scrigno che è Casa Pogliaghi.
Sin dall'esterno, ci appare un edificio fuori dal comune, così come il giardino, che quasi non riesce a trattenere e raffigurare le molte collezioni e forme d'arte racchiuse al suo interno.
Lo stesso ingresso ci incuriosisce e prepara (in parte) a quello che l'interno ha da mostrare. Ma prima di farlo, prolunghiamo la sosta osservando l'edificio e le sue molteplici rappresentazioni, decorazioni, aperture, statue, fregi e ancora... 
 
Il giardino sottostante, benché in pessimo stato, lascia intravedere sculture, busti, capitelli e ogni altro elemento che farebbe la felicità di ogni collezionista. Qui, la disposizione è affidata al caso, al ritrovamento, all'abbandono eppure... vi è una forma di attenzione all'insieme che non disturba...
Insomma, guardandoci in giro, finiamo quasi per dare per logico e scontato che la casualità sia voluta e quasi ostentata...

Per saperne di più, qui il sito

L'Ululato

Quando ci si trova di fronte ad un mito, che risale addirittura all'Età del Bronzo, è bene, oltre a guardare il film diretto da Joe Dante, fare alcune riflessioni.
Il primo è il rapporto tra il licantropo e il lupo mannaro.
il primo si trasforma quando lo desidera e mantiene il controllo sulla componente umana (la ragione) il secondo non può controllarsi, si trasforma con la luna piena e in fondo è un grosso lupo che si ciba di carne umana.
Il secondo è il rapporto tra il licantropo/lupo mannaro e Dracula.
Il Vampiro è senza dubbio il mostro che inquieta il sonno dei nobili, dei ricchi. Non a caso vive in un castello. Agli umani cava il sangue ma ne lascia intatto il corpo, non ha rapporti sessuali ed anzi si mantiene casto in virtù del suo primo amore... è senza dubbio triste, ma triste....
Altro pianeta quando parliamo del lupo mannaro. Questi è il demone dei poveracci. Si nasconde nei boschi, li sbrana e appena può si accoppia...
Insomma, come direbbe Boldi, "è tutta un altra bestia!".
Fatta questa dovuta distinzione, veniamo al film.
L'ululato si sente eccome. Uno in particolare l'ho lanciato io, quando ho visto una scena di nudo ove una lupessa assaliva un povero umano.... Bauuuuuu!
La ricerca condotta da un troupe televisiva, relativa ad un misterioso assassino, porta una famosa presentatrice nel mezzo di un'autentica colonia di licantropi mascherata da clinica medica. Sarà dura uscirne viva. Anzi uscirne e basta.
Scoperto il segreto, nonostante la trasfigurazione di fronte alle telecamere, la vicenda non viene creduta e i mostri possono dormire sogni tranquilli.... Ben fatto in puro stile anni '80.
 

domenica 18 settembre 2016

Perché non ho finito di leggere "Giorni Selvaggi"

 
Se non finisci un libro devi sentirti in colpa? Se questo libro poi è un capolavoro, tanto da vincere un Pulitzer, la colpa deve aumentare? E come cavarsi d'impiccio da una storia del genere?
Ma andiamo per gradi. Mi definisco un gran lettore. Di quelli che vedono la vetrina della libreria e sbavano, manco per le costine alla brace. Poi devo entrare e se esco senza acquisti è perché ho qualche malattia oppure mi hanno colpito in testa.
Stessa reazione in biblioteca, ora poi che ho scoperto gli ordini inter prestito è un continuo... affiancati alle letture su Kindle, alle riviste, al quotidiano, agli inserti culturali, alle trasmissioni che parlano di libri, ai siti internet che parlano di letteratura, eccetera eccetera... non penso di sottrarmi alla mia mania/passione.
E allora che mi succede? Perché abbandono?
Intanto per l'argomento. Non mi interessa una cippa di questo simpatico ragazzo che sguazza in mare e si lancia in mezzo alle onde. Non mi interessa delle Hawaii e di chi ci abita, delle pippe mentali di un ragazzino che ci va ad abitare e di suo padre che lavora nel mondo del cinema... e dei suoi problemi a scuola e delle sue menate con gli amici... insomma, penso di poter dedicare meglio il mio tempo ad argomenti che mi piacciano di più. E a chi mi rimprovera di non uscire dal seminato, rispondo "è poco, troppo poco, il tempo che ci è dato. Troppe, veramente troppe le distrazioni che ci impediscono di leggere" e quindi va bene così, con buona pace per Finnegan e il suo premio Pulitzer.

sabato 17 settembre 2016

Synchronicity - the Police

Adoro "Synchronicity" fin dal primo momento, sin dal primo ascolto.
Appena uscito, nel 1983, dimostra la raggiunta maturità del gruppo, pur percorso da gravi dissidi che nel breve li porteranno allo scioglimento.
La "Sincronicità" è quella di Carl Gustav Jung, mica roba per tutti i giorni.. ma forse è proprio di quello avevano bisogno Sting, Copeland e Summers. Non si capivano più, non andavano più d'accordo e non a caso si presentano in copertina divisi, su tre piani diversi e con tre colori diversi.
 
I Police non sono mai stati veramente un gruppo rock, oppure pop e nemmeno punk... certo molte sonorità sono reggae, si sentono sonorità jazz, ma forse tutto ciò è appunto dovuto alla non sincronicità... Dopo una serie di successi, si arriva a questo bellissimo album.  E' il 1983, siamo in piena crisi e... cosa accade? Ti esce il capolavoro che nessuno si aspetta. Pezzi nervosi, intervallati da classici senza tempo. Uno per tutti "Every breath you take" praticamente la canzone simbolo dei Police.
Seguono "Tea in the Sahara", "King of Pain", "Mother", "Walking in Your Footsteps" senza dimenticare "Murder by Numbers" da qualcuno definita un inno al suicidio... molto ironica!
Che dire di quest'album? Favoloso! La dimostrazione che, anche senza essere sincronizzati (o forse si con l'obbiettivo di andare ognuno per conto suo) si riesce a fare grande musica.
 


La Mummia

Siamo di fronte ad un icona della storia del cinema ed in particolare del genere Horror.
Ispirato agli eventi che accompagnarono la scoperta della tomba del Faraone Tutankhamon ed alla presunta maledizione che colpì i suoi scopritori, questo film, che vede nel ruolo della mummia un ispirato Boris Karloff reduce dall'altro grande successo: Frankenstein.
La storia si svolge in momenti diversi.
La scoperta della mummia e il suo incauto risveglio;
La trasformazione della mummia in essere umano (o similare);
Il tentativo della mummia di risvegliare Anck-Su-Namun utilizzando il corpo di Helen Grosvenor fidanzata di uno degli archeologi;
Limitando al minimo (per quei tempi) gli effetti speciali, questo bellissimo film riesce, grazie allo sguardo magnetico di Karloff, a dialoghi perfetti ed una ottima recitazione (a tratti audace per quei tempi) a realizzare il capolavoro.
Bellissima la visione del film nel film. Quando la mummia, mostra il passato di Anck-Su-Namun, usando una vasca piena d'acqua che permette di vedere una visione simile a quelle del cinema muto.
Da vedere, rivedere e rivedere ancora. Soprattutto per i tanti registi di oggi, privi di idee e di capacità.

Linea mortale

Visti oggi, i film degli anni '90 fanno sorridere, non fosse altro per il modo di rappresentare la tensione, la paura o i colpi di scena.
Una luce che cambia, un telo di plastica che simula una porta e che si agita, un ragazzino che corre tra gli alberi e subito si crea quel pathos che oggi riesce solo a colpi di digitale o con accompagnamento di strimpelli vari.
D'altro canto, bisogna accettare il fatto che, certi generi venivano esplorati con occhio diverso, meno smaliziato e con l'idea di dare, ove possibile, anche qualche insegnamento morale.
Linea Mortale si inserisce appieno in questo tracciato: un buon cast, un'idea buona (quella della ricerca dell'aldilà tornandosene poi nell'aldiquà) un insieme di azioni che tiene alta la tensione.
Peccato forse per il finale buonista, mitigato però dalle molte battute, che lanciate qua e là fanno capire che in fondo prendersi troppo sul serio non ha alcun senso.
La trama: cinque studenti di medicina tentano un esperimento; interrompere volontariamente la loro vita, a turno, per vedere cosa succede dall'altra parte.
Gli esperimenti vanno bene. Purtroppo al ritorno, portano con loro angosce sopite, che si materializzano rendendo la vita impossibile. Come rimediare?
Il film ci propone una soluzione buonista: chiedere scusa dei propri peccati o presunti tali, fare cioè pace con i propri fantasmi. Nel mezzo tante scene forti e di vero spasso.
Ottimo cast con Julia Roberts, Kiefer Sutherland, Kevin Bacon, William Baldwin, Oliver Platt, Hope Davis.
Da vedere con nostalgia.... 

venerdì 16 settembre 2016

Carlo Azeglio Ciampi

Non è facile parlar di politica di questi tempi. Peraltro non lo è mai. Ma in questo periodo... dopo 20 anni di puttanate della Lega, con questa storia (vera per molti versi) di Roma Ladrona e del sistema politico marcio... e poi (quando si è scoperto che la Lega era pure peggio) del nuovo che avanza (i 5 Stelle per intenderci) che dicono le stesse cose, solo usando la rete... Ecco, provate voi a parlare di politica, di politici e dire due buone parole a favore di qualcuno.
Ciampi è stato un gran Presidente, una persona seria, onesta, posata, mite ma decisa.
Uno insomma che ci vorrebbe anche in altri posti dello Stato.
Lo conobbi a Varese nel 1999. Era in visita ufficiale e noi primi cittadini lo andammo ad ascoltare nella sala provinciale... Allora si era in terra di Lega e le polemiche non mancarono... tutte fuori luogo.
Mi duole sapere che non c'è più, anche se oramai fuori dai giochi. E a chi oggi (Salvini) lo accusa di nefandezze dico: "trovarne di persone così, caro il mio zotico... devi mangiarne di polenta...".
Grazie Presidente.

il rispetto

"E' risaputo che nella vita almeno un nemico ve lo fate; ma un uomo contro un uomo è una faccenda privata, ci entrano di mezzo tante cose che il più delle volte si va avanti distratti, ognuno impicciandosi degli affari suoi... Ma quando ci sta la cagnara, quando i reggimenti si ammassano, quando i pazzi sono a pacchi, allora sono altri quibus. Lì non si scherza, Lì son dolori. Lì ci sta sempre qualcuno che sgomita, ci sta sempre qualcun altro che dice: vuoi vedere quanto sono bravo? ci sta sempre un terzo che risponde: e fammi vedere. E lì è finita. Lì si spara. Lì potete pure morire".
Una storia piccola piccola, di truffatori, assassini, pizzicagnoli, prostitute, baristi, investigatori, poliziotti, mafiosetti a girare tutti in torno ad un affare che fa gola, a cui si attacca un morto, e poi un altro e poi un altro ancora... Sino a che Pino Pentecoste, un investigatore privato molto particolare, non decide di chiudere il cerchio e (a suo modo) mettere la parola fine alla vicenda.
Secondo libro di Ferrandino, meno nero e più humor... riesce comunque dove il primo risultava carente, nel dar lezioni di vita con il sorriso sulle labbra. Breve, si legge in un batter d'occhio.

giovedì 15 settembre 2016

Pericle il nero - il film

 
Dopo aver letto il romanzo di Giuseppe Ferrandino, era quasi un obbligo vedere il film, capitatomi tra le mani recentemente.
Liberamente tratto, e quando dico liberamente intendo esattamente questo, dal racconto. Per scelta di localizzazione geografica e linguistica, fa dei dialoghi e dei pensieri (voce narrante presso muta) del suo principale interprete la colonna portante del film. L'esito lo vado a spiegare.
La vicenda si muove tra Belgio e Francia. Pericle, l'uomo cane al servizio del mafioso locale, fa il culo a chi non si piega al volere del suo padrino. Durante un servizio, combina un pasticcio e deve fuggire, pena la sua vita. Prende coscienza di sé, della sua voglia di normalità, dell'esistenza di una vita diversa rispetto al nulla sinora conosciuto.
Incontra una donna che lavora in una panetteria, va a vivere con lei e con lei condivide una specie di normalità... quando capisce che non avrà un futuro se non liberandosi delle sue catene, ritorna indietro, uccide e ricatta, colpisce e minaccia, ed infine si allontana verso un futuro diverso.
Già la scelta di ambientare in Francia, in un ambiente estraneo al retroterra che alimenta l'ambiente mafioso, la lingua, i cibi, la cultura, portano obbligatoriamente a ritenere i personaggi degli alieni, caduti da un altro pianeta e costretti a vivere una vita solitaria e strana rispetto all'intorno.
Per questo vi sono le divergenze con il libro, ed appaiono tutte inspiegabili... Perché, tenuto conto che Scamarcio non è un pessimo attore, ridurre tutto a questa strana poltiglia? Se concentri tutto nei dialoghi, falli almeno funzionare, rendili interessanti... Peccato davvero. 
 
 
 

Rothorn - 3.108

Se rubi un mercoledì alle tue normali faccende lavorative, ci deve essere un buon motivo o una buona cima da salire. Sennò mica va bene. E così, eccomi per il secondo mercoledì di fila a lanciarmi in un impresa alpinistica con il mio socio, con cui andiamo verso l'anno di frequentazioni montane... 

Questa volta, la meta è il Rothorn, una cima nascosta in mezzo ai 4.000 del Sempione, nel Vallese che altrove figurerebbe come una incredibile montagna ma, stando in mezzo a cotanti giganti, ci fa un po' la figura del maritozzo... Insomma ambiente alpino severo, grande salita, ma di panorami... vabbè.
 

La meteo non prometteva nulla di buono, quindi, nel complesso, il fatto di non aver preso una bella lavata dovrebbe essere motivo di felicità.. se non fosse per l'assenza di visuale che dalla cima non ci ha permesso di vedere un fico secco... Ma caspita, accontentiamoci. Primo della salita, poi della compagnia, poi perché comunque, un 3.000 in mezzo ai giganti del Vallese non è cosa da tutti i giorni e non è cosa per tutti. Per intenderci, non è scampagnata per famiglie.
 
 
Dopo il boschetto insidioso e la pietraia infinita, (tant'è che mi sembrava di essere sul set de "il Signore degli Anelli" e di stare accompagnando Frodo a lanciare l'anello nel vulcano) eccoci alla base del ghiacciaio, che come tutti i ghiacciai, oramai in ritiro causa global warming, viene preannunciato da un paciugo di pietrame in movimento, sottostante ghiaccio sporco e fanghiglia in rapido movimento... oltre ai soliti canaletti d'acqua di fusione. Belli a vedersi, finché non ci infilate la gamba e vi bagnate lo scarpone.
 
 
Ma eccoci legati e ramponati mentre percorriamo il (breve) tratto di ghiaccio. Cosa per la quale, vi resta sempre una bella emozione. Il ghiaccio infatti è acqua e - ricordate queste parole - in quanto tale non sta mai fermo. L'acqua, in qualsiasi forma la incontriate, è fonte di vita si, ma anche di guai, di cambiamento, di movimento, di attenzione e a volte (spesso) di apprensione. Lo sanno i marinai, i meteorologi e ovviamente gli alpinisti.
 
Il tratto in pendenza termina ad un colletto. Ci si slega, si riprende l'assetto terrestre e si affronta, sempre con la dovuta cautela la cresta pietrosa che porta alla cima. Anche qui, qualche bel passaggio in roccia, con spunti di arrampicata mai pericolosi ma che ci fanno mimare più forti scalatori... Come vedete ci si diverte con poco e si trae grande soddisfazione.
 
Eccoci in cima. Dietro c'è un ometto, né grande né piccolo che segna la sommità. Ci si stringe la mano, si fa la foto di rito, si mangia il meritato panino (anzi due, a volte tre) e dopo aver sparato due o tre cazzate si riprende la strada del ritorno. Ci sono cime su cui resteresti volentieri a lungo, altre che non vedi l'ora di abbandonarle (e allora perché ci sali?  direte voi, perché l'avventura è il viaggio non la meta, rispondo io). Su Rothorn si sta bene. Non fa freddo anche se, come ho scritto più volte il panorama è zero e le nuvole si inseguono facendo presagire un bel temporale, che per nostra fortuna arriverà solo all'auto....

 


martedì 13 settembre 2016

Cannobio

Arrivo a Cannobio in uno dei miei brevi giri in motocicletta. La giornata è calda e piacevole. Così come è piacevole essere qui. Una bellissima cittadina, tanti turisti, edifici da vedere, negozi, un forno che fa un sacco di cose buone, il fronte lago da passeggiata.
Forse per la sua posizione è la prima cittadina svizzera in territorio italiano... e se ne sente tutta la presenza, della vicina Confederazione... pulizia, ordine, silenzio, verde... Da vedere assolutamente.
Cannobio supera di poco i 5.000 abitanti. Quindi un paesone. Eppure ha uno spirito europeo, ed un estensione comunale di oltre 50 kmq. Da molti anni viene premiata con la "Bandiera Blu" per la qualità delle sue spiagge.
Da sempre legata a Milano, lo dimostra il Rito Ambrosiano seguito nelle funzioni religiose e nel calendario, ha origini romane e nel medioevo fu borgo prospero e con manifatture e commercio.
 
Insomma, un sacco di buoni motivi: storici, geografici, culturali, architettonici, culinari e turistici per visitarla. O semplicemente passeggiare nei suoi viottoli
 



Lily la tigre