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martedì 28 luglio 2026

Problem Solving tascabile


Il libro in breve

Centosettantasei pagine, edizione tascabile, pensate per un pubblico che va ben oltre lo psicoterapeuta: manager, insegnanti, allenatori, e — recita il risvolto — "il problem solver che c'è in ognuno di noi". Nardone condensa qui il nucleo duro del suo modello, sviluppato in oltre vent'anni a partire dalla lezione della scuola di Palo Alto (Watzlawick su tutti): definire con rigore il problema, mappare le "tentate soluzioni disfunzionali" che lo mantengono in vita, e introdurre il cambiamento attraverso stratagemmi non ordinari piuttosto che attraverso l'insight razionale.

È, in sostanza, un breviario. Non un trattato, non un manuale clinico — quelli Nardone li ha già scritti altrove, per un pubblico specialistico — ma una sintesi divulgativa che vuole essere immediatamente spendibile.

I meriti

Il punto di forza del libro è anche il tratto distintivo di tutta l'opera di Nardone: il ribaltamento epistemologico rispetto al senso comune terapeutico e manageriale. L'idea che la comprensione profonda di un problema non sia precondizione per risolverlo, ma spesso ne sia l'ostacolo — che si debba "cambiare per conoscere" e non il contrario — è una provocazione filosoficamente seria, non uno slogan da coaching aziendale. Chi ha una minima familiarità con la cibernetica di secondo ordine o con l'epistemologia costruttivista di von Foerster e Watzlawick riconoscerà qui un'applicazione pratica di quelle premesse, e non semplice aneddotica.

Il secondo merito è la concretezza: il concetto di "tentata soluzione disfunzionale" è uno strumento diagnostico genuinamente utile, applicabile ben oltre la clinica — funziona altrettanto bene per capire perché un'organizzazione continua a rispondere a un problema cronico sempre con la stessa mossa fallimentare, magnificandola invece di abbandonarla.

I limiti

Qui però comincia la parte critica, ed è la parte che conta. Il formato "da tasca" — nato per allargare il pubblico — è anche il suo principale limite: la sintesi rischia di scivolare in una sequenza di massime aforistiche che, private dell'apparato clinico e casistico che le sorregge nei testi maggiori (penso a L'arte del cambiamento o a Psicosoluzioni), suonano più assertive di quanto la loro base empirica giustifichi. Il lettore che arriva da questo libro senza aver letto altro di Nardone rischia di scambiare per "tecnologia" comprovata quello che è, più onestamente, un repertorio di stratagemmi retorici raffinatissimi ma non sempre falsificabili nel senso popperiano del termine.

C'è poi un problema di genere letterario che è anche un problema filosofico: la retorica del "risolvere" — mutuata dall'arte della guerra e dagli stratagemmi cinesi che Nardone esplicitamente cita come fonte — presuppone un soggetto stratega, quasi un ingegnere della propria vita, che decide dall'esterno come intervenire su un sistema. È un'impostazione efficace nella pratica clinica breve, dove funziona, ma quando trasferita tale e quale al coaching individuale e aziendale (come il libro esplicitamente propone) lascia in ombra la domanda su chi stabilisca cosa sia davvero "il problema" — domanda che un'epistemologia costruttivista dovrebbe, per coerenza interna, non poter eludere. Il libro non la elude: semplicemente non se la pone, perché il formato divulgativo non glielo consente.

Infine, va detto: la trasposizione dal contesto terapeutico (dove il "paziente" ha un disagio conclamato e un contratto chiaro con il terapeuta) al contesto manageriale e scolastico è meno lineare di quanto il libro lasci intendere. Gli stratagemmi che funzionano per disinnescare un attacco di panico non si trasferiscono automaticamente, senza perdita, alla gestione di un conflitto organizzativo strutturale.

A chi consigliarlo

Ha senso come porta d'ingresso, non come destinazione. Bene per chi non ha mai incontrato il paradigma strategico e vuole capire se la logica di Nardone gli interessa prima di affrontare i testi più corposi. Meno indicato per chi cerca un fondamento teorico solido: per quello servono altri titoli dello stesso autore, letti con più pazienza e un occhio più critico di quanto il tono aforistico di questo tascabile inviti a fare.

Giudizio

Un libro onesto nei suoi limiti dichiarati — è "da tasca", non promette di essere altro — ma che va letto con la consapevolezza che la sua forza retorica (gli stratagemmi, la scorrevolezza, l'aforisma che resta impresso) è anche il suo rischio principale: la seduzione della soluzione elegante può far dimenticare che un buon problem solving comincia sempre con la domanda su chi ha deciso, e perché, che quello fosse "il problema".

Voto: 3/5 — utile come manifesto, insufficiente come manuale.


 

sabato 20 giugno 2026

Palestre di innovazione


Quanto ho desiderato questa pubblicazione? Parecchio.
E quanta fatica? che lavoro per arrivare al dunque? E che soddisfazioni mi ha dato? Tanta fatica, tanta rabbia e dilemmi, ma alla fine tanta tanta soddisfazione.
E' il mio primo vero libro e per quanto sia una indagine, in un certo modo parla di me e del mio modo di vedere non solo Anpas ma anche l'azione che compie sul territorio, ciò che è e ciò che dovrebbe, potrebbe essere.
Quindi mi godo il mio piccolo momento di gloria per questo lavoro, senza dimenticare di ringraziare chi mi ha aiutato nella genesi del testo e che spero possa condividere con me questo piccolo lavoro.

domenica 3 maggio 2026

La Cina ha vinto - libro


Il titolo del libro di Alessandro Aresu è una dichiarazione volutamente provocatoria, più che una tesi da dimostrare in senso stretto. “La Cina ha vinto” non descrive uno stato di fatto consolidato, ma costruisce una cornice interpretativa che costringe il lettore a ribaltare il proprio punto di vista. Aresu invita implicitamente ad abbandonare le categorie occidentali e a osservare il sistema globale attraverso una lente in cui la Cina non è più l’eccezione da spiegare, ma il centro da cui partire. In questo senso, il titolo funziona come dispositivo retorico, ma introduce anche un’ambiguità di fondo: il rischio è che la provocazione venga letta come una conclusione.

Dal punto di vista formale, il libro si colloca in una zona intermedia tra il saggio geopolitico e la narrazione. La figura di Wang Huning — teorico del Partito comunista cinese — viene trattata quasi come un personaggio letterario, un osservatore che attraversa il sistema americano e ne registra le contraddizioni. Questo espediente consente ad Aresu di costruire una narrazione fluida, capace di rendere accessibili temi complessi come la competizione tecnologica, le élite globali e le strategie di lungo periodo. Tuttavia, questa stessa scelta introduce una tensione tra analisi e costruzione narrativa: il lettore non ha sempre strumenti chiari per distinguere ciò che è documentazione da ciò che è interpretazione.

Il nucleo del libro è la ridefinizione della competizione globale in termini di “tecnopolitica”. Non si tratta più di uno scontro ideologico tra sistemi, ma di una competizione per il controllo delle filiere tecnologiche, del capitale umano e della capacità industriale. In questa prospettiva, la Cina appare come un sistema coerente, in cui Stato, industria e tecnologia operano in modo integrato, mentre l’Occidente emerge come frammentato, incapace di pianificare e spesso prigioniero di narrazioni autoreferenziali. Aresu non celebra la Cina in modo esplicito, ma ne mette in evidenza la capacità di pensarsi nel lungo periodo, contrapponendola a un Occidente che fatica a mantenere coerenza strategica.

In realtà, il bersaglio principale del libro non è la Cina, ma l’Occidente. La Cina diventa uno specchio attraverso cui leggere le fragilità occidentali: disuguaglianze interne, crisi politica, perdita di capacità industriale, dipendenza tecnologica. Questa operazione è uno degli aspetti più solidi del testo, perché evita la retorica semplicistica dello scontro tra modelli e si concentra invece sulle dinamiche strutturali. Tuttavia, proprio qui emerge uno squilibrio: l’analisi delle debolezze occidentali è più approfondita e critica rispetto a quella delle vulnerabilità cinesi.

Le criticità del modello cinese — crisi demografica, rigidità politica, problemi finanziari — restano sullo sfondo, trattate in modo meno sistematico. Questo produce un effetto di asimmetria che, pur non trasformandosi in una celebrazione esplicita, contribuisce a rafforzare implicitamente l’idea di una traiettoria cinese più solida e lineare di quanto probabilmente sia. Ne deriva una forma di determinismo attenuato: pur senza affermarlo apertamente, il libro lascia intravedere una direzione quasi inevitabile del sistema globale, in cui l’Occidente appare in declino relativo e la Cina in ascesa strutturale.

La forza del libro sta nella capacità di modificare il quadro mentale del lettore. Non fornisce una dimostrazione conclusiva, ma costruisce un’ipotesi plausibile e ben argomentata, costringendo a riconsiderare presupposti spesso dati per scontati. La debolezza, invece, è legata proprio alla sua natura ibrida: la componente narrativa, se da un lato rende il testo più incisivo, dall’altro attenua la precisione analitica e rischia di trasformare l’interpretazione in suggestione.

Nel complesso, La Cina ha vinto è un libro che funziona meglio come strumento critico che come analisi definitiva. Non dimostra che la Cina abbia già vinto, ma rende difficile liquidare questa ipotesi come infondata. Il suo contributo più rilevante non è stabilire un verdetto, ma spostare il terreno della discussione, mettendo in crisi la sicurezza con cui l’Occidente ha a lungo interpretato la propria posizione nel mondo.


 

martedì 24 marzo 2026

Patrie


Timothy Garton Ash, con Patrie, si cimenta in un’operazione che potrebbe facilmente scivolare nel didascalico o nel retorico: raccontare l’Europa attraverso la lente della memoria personale e della storia politica. E invece riesce — quasi con nonchalance — a trasformare un potenziale manuale di storia contemporanea in un ibrido narrativo sorprendentemente leggibile.

Il titolo, già di per sé ambiguo, tradisce la tesi di fondo: non esiste una sola patria, ma una pluralità di appartenenze che si sovrappongono, si contraddicono e, talvolta, si ignorano reciprocamente. Garton Ash gioca su questo pluralismo con l’aria di chi ha attraversato davvero quei confini — geografici e ideologici — e non si limita a descriverli da una cattedra accademica.

Il suo è uno sguardo che potremmo definire “storicamente coinvolto”: non neutrale (e meno male), ma nemmeno militante in senso stretto. Piuttosto, è il punto di vista di un testimone informato, che ha frequentato dissidenti, politici e intellettuali dell’Europa centrale e orientale con una familiarità che oggi appare quasi irripetibile. E qui emerge un primo elemento ironico: il lettore contemporaneo, abituato a un’Europa data per scontata, si ritrova a leggere di un continente che era tutt’altro che inevitabile.

La struttura del libro alterna episodi autobiografici e riflessioni storico-politiche, con un ritmo che a tratti ricorda più il reportage che il saggio. Questa scelta funziona, ma non senza qualche oscillazione: in alcuni passaggi l’autore sembra indulgere nel piacere del ricordo personale, rischiando di diluire la tensione analitica. Tuttavia, è proprio in queste digressioni che affiora una delle qualità più interessanti del testo: la capacità di mostrare la storia non come sequenza di eventi, ma come intreccio di vite.

Sul piano interpretativo, Garton Ash evita accuratamente le grandi narrazioni consolatorie. L’Europa che emerge non è un progetto lineare né tantomeno compiuto, ma un cantiere permanente, attraversato da ritorni di nazionalismo, fratture culturali e amnesie selettive. L’ironia qui è sottile ma costante: l’idea stessa di “unità europea” viene trattata con una certa diffidenza, come un concetto utile ma intrinsecamente fragile.

Particolarmente efficace è il modo in cui l’autore mette in dialogo Est e Ovest, smontando implicitamente la presunta superiorità narrativa dell’Europa occidentale. Non lo fa con toni polemici, ma attraverso un accumulo di esempi che rendono evidente quanto quella distinzione sia storicamente contingente e culturalmente miope.

Se si volesse individuare un limite, si potrebbe osservare che il libro richiede al lettore una certa familiarità con il contesto storico: non è un’introduzione, ma una riflessione avanzata. Chi cerca una sintesi ordinata rischia di perdersi; chi accetta la complessità, invece, trova un testo che stimola più domande di quante ne risolva — e probabilmente è proprio questo il suo merito principale.

In definitiva, Patrie è un libro che si muove con eleganza tra memoria e analisi, evitando sia la nostalgia facile sia il tecnicismo sterile. Garton Ash non offre certezze, ma una prospettiva: e, in tempi di semplificazioni aggressive, è già una forma di resistenza intellettuale.


 

giovedì 5 febbraio 2026

James di Percival Everett: quando il silenzio diventa voce


C'è un momento in letteratura in cui il margine diventa centro, quando ciò che per generazioni è stato sussurrato nelle note a piè di pagina irrompe sulla scena principale con la forza di un tuono sul Mississippi. James di Percival Everett è precisamente questo: un terremoto letterario che scuote le fondamenta di uno dei più celebrati romanzi americani.

Il dialogo con Twain: appropriazione o completamento?

Riscrivere Le avventure di Huckleberry Finn nel 2024 potrebbe sembrare l'ennesima operazione di "politically correct revanchism", l'ultimo capitolo di quella tendenza contemporanea – già vista nel cinema con i vari prequel, sequel e spin-off che danno voce ai personaggi secondari – a rileggere i classici attraverso lenti contemporanee. Ma Everett non sta semplicemente riverniciando Twain: sta compiendo un atto di archeologia letteraria, disseppellendo quello che era sempre stato lì, visibile eppure invisibile.

Dove Twain ci dava Jim – lo schiavo fuggitivo visto attraverso gli occhi ingenui di Huck, figura nobile ma essenzialmente passiva, definita più da ciò che subisce che da ciò che pensa – Everett ci restituisce James, un uomo di straordinaria intelligenza, autodidatta in filosofia e letteratura, che recita il ruolo dello schiavo stupido per sopravvivere. È una svolta narrativa devastante nella sua semplicità: e se Jim avesse sempre compreso tutto, e avesse semplicemente scelto di fingere ignoranza?

Il gioco delle maschere e il doppio linguaggio

La maestria di Everett sta nel modo in cui orchestra il "code-switching" linguistico di James. Quando è solo o con altri neri, il protagonista parla un inglese perfetto, cita Locke e Voltaire, discute di epistemologia. In presenza dei bianchi, scivola nel dialetto esagerato, nella grammatica spezzata che ci si aspetta da lui. Non è mera strategia di sopravvivenza: è una performance dolorosa e brillante, un commento feroce su come l'oppressione costringa gli oppressi a collaborare alla propria invisibilità intellettuale.

Questo espediente narrativo – che potrebbe sembrare schematico – diventa invece il cuore pulsante del romanzo, perché Everett non lo usa mai meccanicamente. Ci sono momenti in cui la maschera scivola inavvertitamente, attimi di terrore in cui James quasi si dimentica di "suonare stupido", e quei momenti sono tra i più tesi dell'intera narrazione.

Oltre il revisionismo: la questione della paternità narrativa

Qui tocchiamo il nervo scoperto della letteratura contemporanea. Viviamo nell'era del "re-telling", dove Circe racconta la sua versione dell'Odissea (Madeline Miller), dove le streghe di Wicked rivendicano la loro storia. Il cinema Marvel ci ha abituati a universi che si espandono lateralmente, dove ogni personaggio secondario può diventare protagonista del proprio franchise.

Ma James non è semplice fan-fiction letteraria. Everett – scrittore afroamericano di straordinaria cultura e talento – non sta semplicemente invertendo prospettive per seguire una moda. Sta facendo qualcosa di più radicale: sta chiedendo chi ha il diritto di raccontare quali storie. Twain, bianco e geniale, scrisse con sincera compassione sulla schiavitù, ma scrisse comunque da fuori. Everett scrive da dentro, o meglio, scrive ciò che è sempre stato dentro ma non ha mai avuto voce propria.

La letteratura come atto politico (senza essere panfletto)

Il pericolo di questi progetti revisionisti è la didascalia, il sermone mascherato da narrativa. Everett lo evita con eleganza chirurgica. Il suo James soffre, pensa, ama sua moglie e sua figlia con disperazione tangibile, ma non è mai ridotto a simbolo. È particolare prima di essere universale, uomo prima di essere rappresentante.

Ci sono scene – come quella in cui James insegna a leggere ad altri schiavi nascondendosi nei boschi, o quando deve scegliere tra la propria libertà e la salvezza di altri – che vibrano di urgenza morale senza mai scadere nella retorica. Everett confida nell'intelligenza del lettore, non sottolinea, non evidenzia. Mostra.

Twain rimane, arricchito

La domanda che molti si pongono è: questo romanzo "cancella" o sostituisce Twain? La risposta è no, e sarebbe intellettualmente disonesto sostenerlo. Le avventure di Huckleberry Finn rimane un capolavoro della letteratura americana, fondamentale per comprendere come l'America del XIX secolo guardava a se stessa. Ma era – ed è – un romanzo parziale, come lo sono tutti i romanzi.

James non sostituisce Twain: lo completa, lo interroga, a volte lo contesta. È come vedere lo stesso fiume da entrambe le sponde. Il Mississippi non cambia, ma la nostra comprensione della sua corrente si approfondisce immensamente.

Un classico immediato?

Forse è presto per proclamarlo, ma James possiede quella qualità rara che distingue la grande letteratura: cambia il modo in cui leggiamo ciò che è venuto prima. Dopo Everett, non potremo mai più leggere Twain con la stessa innocenza. E questa, probabilmente, è la più alta forma di omaggio che un'opera letteraria possa rendere a un'altra: non sostituirla, ma renderla più ricca, più complessa, più necessaria.

In un'epoca di polarizzazioni facili e battaglie culturali da social media, Everett ci ricorda che la grande letteratura non distrugge: stratifica, complica, arricchisce. James è un dono alla letteratura americana – e a noi lettori, chiamati a vedere finalmente ciò che era sempre stato lì, sulla zattera, aspettando di essere riconosciuto.

 

domenica 25 gennaio 2026

il Regista


Los Angeles, anni trenta.
Con l'avvento del nazismo il regista Georg Wilhelm Pabst lascia la Francia dove sta lavorando e si trasferisce negli Stati Uniti.
E' uno dei grandi maestri del cinema tedesco di avanguardia, ha diretto le più importanti star del muto e portato al successo Greta Garbo rendendola immortale, ma in America è solo uno dei tanti.
Incapace di adattarsi ai meccanismi dello studio system, dopo aver girato un film che si rileva un fiasco, non crede più in un futuro a Hollywood e abbandona il sole della California per tornare in Europa.
Mentre fa visita alla madre in Austria  ormai annessa alla Germania, scoppia la guerra e ripartire diventa impossibile.
Bloccato nel Terzo Reich, G.W. Past si confronta con la natura brutale del regime.
Goebbels, il ministro della Propaganda a Berlino, vuole il genio del cinema, non accetta un no come risposta e fa grandi promesse.
Anche su Pabst crede ancora che saprà resistere a queste avance, che non si sottometterà ad alcuna dittatura diversa da quella artistica, si è già cacciato in un guaio irrimediabile.
Arte e potere, bellezza e barbarie, il Regista mostra di cosa è capace la letteratura.


 

giovedì 8 gennaio 2026

i libri del 2025


Poco tempo per leggere e tutto impegnato in 28 libri letti per un totale di 4.321 pagine legati in particolare alla natura scientifica (intelligenza artificiale 1,3,4,10 e dintorni) qualche romanzo collegato al mondo del sociale (5,6,8,9) qualche testo per divagare e il resto riviste di varia natura... 

1) AA.VV. - Intelligenze artificiali  come cambia il mondo con l'introduzione della IA? Molte domande, qualche tentativo di risposta...

2) Marcello Veneziani - Senza eredi Veneziani ripercorre una serie di biografie di scrittori vicini alla destra o comunque con un comune denominatore non di sinistra.. escono nomi sconosciuti ma anche grandi personaggi. Utile per capire.

3) Alessandro Aresu - Geopolitica dell'intelligenza artificiale un'idea non nasce dal nulla. Ci sono persone, momenti, occasioni, incroci di idee, capitali, nazioni che investono e hanno una visione.. e poi. quando la valanga di genialità parte.. non la ferma più nessuno.. ecco i veri motivi per cui abbiamo perso il treno dell'intelligenza artificiale.. e perché siamo solo all'inizio.

4) Roberto Marmo - Algoritmi per l'intelligenza artificiale dalla teoria alla pratica. E che pratica.. prompt, idee, suggerimenti, spiegazioni molto ma molto tecniche.. per esperti.

5) Filippo Tantillo - L'Italia vuota Si torna a parlare di aree interne.. luoghi vuoti ma pronti alla sperimentazione... luoghi ove l'assenza di.. consente di provare formule inedite.. dove il poco, il meno, il più lento sono valori.

6) Bruno Latour - Dove sono? un libro dedicato alla casa.. al nostro ultimo rifugio.. dal filosofo francese Latour.

7) Andrew Blackwell - Benvenuti a Chernobyl un testo sul viaggiare in luoghi pericolosi, sporchi e devastati.. una poesia è possibile anche lì? per Andrew Blackwell pare proprio di si.

8) Jan Grue - La mia vita come la vostra ma se nelle carte sanitarie che danno poca vita e senza alcuno sconto c'é scritto il mio nome? e se la mia percezione di quella realtà è ben altra e poi si scopre che non è proprio così? quale è la mia vita? quella nelle carte o la mia... come la vostra?

9) Andrea Morniroli. Gea Scancarello - Non facciamo del bene Un controcanto del no profit e delle cooperative sociali.. perché un lavoro che fa del bene non va sottovalutato o svilito.. perché fare del bene non vuol dire essere sottopagati.

10) Crippa, Girgenti - Umano, poco umano C'é modo di difendersi dalla pervasività della tecnologia? Si, tornando ai classici.. ai fondamentali.. leggere per credere.

venerdì 2 gennaio 2026

Impatto sociale - il libro



Strumenti di valutazione dell'impatto sociale descritti nel volume:
1) Teoria del cambiamento - Theory of Change - TOC. La TOC consente di esplicitare le ipotesi di cambiamento, le relazioni causa effetto e i fattori esterni che influenzano i risultati.

2) Logical Framework (quadro logico) Strumento di strutturazione degli obiettivi.

3) Indicatori di outcome e di impatto. Costruzione di indicatori quantitativi e qualitativi. Indicatori coerenti con il contesto e condivisi con gli Stackeholder.

4) SROI. Social Return on Investment. Metodologia economica valutativa, strumento utile per monetizzare il valore sociale generato.

5) Analisi degli Stakeholder. Utilizzata come strumento trasversale per identificare i soggetti coinvolti e influenzati, comprendere i diversi punti di vista sul cambiamento. E' centrale per una valutazione non autoreferenziale.

6) Metodi qualitativi di valutazione. Strumenti quali: interviste in profondità focus group, osservazione partecipante raccolta di storie di cambiamento.

7) Analisi controfattuale (in forma) semplificata. Non sempre applicabile in ambito sociale ma discussa come riferimento teorico per interrogarsi sul cosa sarebbe successo senza l'intervento. Rafforzare l'attribuzione sul cambiamento.

8) Social audit e rendicontazione sociale. Richiamati come strumenti di: trasparenza, accountability, restituzione pubblica dell'impatto, sono collegati a Bilancio Sociale e Reporting non finanziario.

9) Valutazione come processo organizzativo più che come strumento specifico, il libro propone la valutazione come: 1) processo continuo, 2) pratica di apprendimento, 3) supporto alle decisioni strategiche.

Il valore del testo sta nel fornire criteri di scelta consapevole degli strumenti di valutazione in funzione di 1) finalità, 2) risorse, 3) maturità organizzativa, 4) contesto sociale.
Serve per misurare le azioni orientate al cambiamento sociale ed ai cambiamenti significativi, duraturi e attribuibili ad una azione.




 

martedì 9 dicembre 2025

Umano, poco umano


"Umano, poco umano" di Mauro Crippa e Giuseppe Girgenti è un saggio elegante e accessibile che rilegge l'eredità di Nietzsche alla luce delle inquietudini contemporanee.
Gli autori intrecciano con equilibrio il rigore dell'analisi filosofica - affidato alla competenza di Girgenti - con una scrittura narrativa e immediata, sostenuta dalla voce giornalistica di Crippa.
Ne esce un dialogo a due in cui il pensiero nietzschiano non è semplice oggetto di studio, ma una compagno critico e necessario per comprendere ciò che é, oggi, rischia di diventare "troppo poco umano": la perdita di profondità, la rinuncia alla complessità, l'appiattimento dell'esperienza.
Il libro attraversa i temi classici del filosofo - il superamento di sé, il coraggio del dubbio, la critica alle illusioni rassicuranti - ma li restituisce in una forma vicina al lettore di oggi.
Gli autori mostrano come la tensione tra la nostra grandezza e la nostra vulnerabilità sia ancora il nodo essenziale dell'esistenza: "un poco umano" che ci mette alla prova, rivelando quanto facilmente cediamo alla superficialità e quanto sia urgente recuperare un pensiero più autentico.
Crippa e Girgenti invitano a sostare nella complessità, a diffidare degli slogan che invadono il dibattito contemporaneo, e a riscoprire il valore di una filosofia che non consola, ma apre possibilità.
Il risultato è un testo terso, breve e stimolante, perfetto per chi vuole avvicinarsi a Nietzsche senza filtri e, al tempo stesso, interrogare sé stesso.
Un libro che non fornisce soluzioni, ma accende domande capaci di restituirci - almeno un po' - alla nostra umanità.

Nota 1 - Il cervello è anche la sede della parte razionale dell'anima e quindi non soffriamo solo di un mal di testa, ma anche di un male dell'anima, una psicopatologia; e quindi ci vuole anche una cura dell'anima, quello che Socrate chiama l'incantesimo della filosofia, da affiancare al farmaco di composizione chimica.

Nota 2 - E' una pedagogia inaudita: non verso un pais da tirar su, ma verso una macchina da aiutare a crescere. Diamo cultura e nozioni a un'intelligenza aliena e riserviamo a noi stessi il ruolo di pigmalioni digitali, nell'aspettativa di non essere del tutto sopraffatti e di mantenere qualche possibilità di intervento di controllo. Questo suona come una dichiarazione di resa anticipata. 

Nota 3 - Dobbiamo fare di necessità virtù. Il progresso non si ferma, ma l'impatto dell'IA sulla nostra intelligenza cu chiede uno sforzo di introspezione: dobbiamo capire chi siamo per difendere la nostra identità.

Nota 4 - Le sacre mura della cittadella interiore che dobbiamo difendere proteggono il turbinio di passioni, il disordine di affetti che ci agitano e ci fanno gioire e soffrire. L'umano é qui. Dove sono i difensori  di questo perimetro sacro?

Nota 5 - Tuttavia, ormai non siamo più sull'orlo del precipizio, perché siamo già precipitati.

Nota 6 - Socrate diceva che la cosa più importante che ogni uomo può fare è prendersi cura della propria anima, prendersi cura della propria anima, prendersi cura di sé della propria anima, prendersi cura di sé, perché la psyche é il centro stesso dell'Io cosciente, la capacità di pensare e di ragionare, e poi anche di prendere decisioni libere.

Nota 7 - Scienza, politica e religione tendono necessariamente a irrigidirsi e a sclerotizzarsi, la scienza in scientismo, la politica in totalitarismo, la religione in dogmatismo; a questo punto, la possibile terapia è proprio il ritorno all'impulso originario che pure le aveva generate: il dubbio, la domanda, il non sapere, l'ironia, la ricerca sincera, il porsi in ascolto, il vivere nella verità.

Nota 8 - Vincere è convincere. così dice ripetutamente il Socrate Platonico.

Nota 9 - L'ironia prepara la maieutica, cioè il parto della verità, mentre la parrhesia finisce con un aborto della verità, che viene sbattuta in faccia all'interlocutore, senza che questi possa accoglierla positivamente in alcun modo.

Nota 10 - La mitologia antica ci ha trasmesso la leggenda secondo cui Dedalo era in grado di costruire macchine semoventi, autentici robot ante litteram per il re Minosse.

Nota 11 - La mediazione della tecnologia toglie la carnalità del convivio e la personalità dell'incontro.

Nota 12 - Del resto, anche Platone nel Simposio sosteneva che quando due amanti giacciono insieme non è tanto il piacere che deriva dall'unità dei due corpi, quello a cui aspirano - e nemmeno vogliono quella fusione totale che il dio Efesto potrebbe loro donare fondendoli nelle sue fornaci  - bensì aspirano a qualcos'altro, che sentono ma che non riescono ad esprimere a parole, poiché si tratta di qualcosa di enigmatico e oscuro.

Nota 13 - La sessualità é il luogo dello stupore. Ci lasciamo sorprendere dall'Altro e dal nostro desiderio senza sapere esattamente come potrà svilupparsi l'incontro, e questo grazie alla presenza irriducibile dell'Altro che ci rivela ciò che ci manca.

Note 14 - L'Aristos, termine greco che significa "il migliore", ha solide fondamenta per Eraclito: o è il migliore sul campo di battaglia, e quindi é un'aristocrazia guerriera, o è il migliore per intelligenzxa e quindi è una nobiltà d'animo.

Note 15 - Aristotele diceva che dell'educazione le radici sono amare, il frutto è dolce.

Note 16 - J.M. Keynes - "Nel lungo periodo siamo tutti morti".




















 

sabato 8 novembre 2025

Connessi a morte


In un mondo in cui la rete non è più solo contorno ma campo di battaglia, Michele Mezza ci conduce con "Connessi a morte" dentro la trasformazione radicale della guerra, dei media e della democrazia.
Con linguaggio agile ma rigoroso, l'autore rintraccia fatti geopolitici e riflessioni critiche; dalle esplosioni che cambiano una mappa militare al potere algoritmico che trasforma ogni connessione in un potenziale bersaglio.
La provocazione del titolo è il filo rosso del saggio: l'intimità digitale, la tracciabilità dei corpi, l'uso della tecnologia come arma - tutto smette di essere marginale.
La mobile war trasforma così il Web in un poligono di tiro permanente, dove ognuno può essere cecchino o vittima.
Mezza non si limita a descrivere: invita il lettore a sentirsi dentro il cambio di paradigma, a non ignorare la "negoziabilità sociale dell'algoritmo".
Pur trattandosi di un volume breve, il testo non sacrifica la profondità: l'autore riesce a portare il lettore dall'attacco terroristico alla manipolazione digitale di campagne elettorali, mostrando come la democrazia stessa sia in gioco.
Il contrappunto tra media tradizionali e nuove forme di potere digitale viene affrontato con efficacia e vivacità senza perdersi in tecnicismi sterili.
In definitiva "connessi a morte" è un saggio essenziale per chi vuole comprendere il presente senza illusioni: un invito a guardare oltre lo schermo e a domandarsi chi, oggi, comanda la comunicazione - e la vita - nell'epoca della cybersecurity.
Un libro che lascia il segno, tanto per professionisti quanto per lettori curiosi. 


Posizione 110 - Agnizione - Riconoscimento improvviso di un personaggio che determina un cambiamento nell'azione scenica o romanzesca. Riconoscimento dell'identità di qualcuno.

Posizione 129 - La connettività., quello spazio digitale in cui si ritrova la stragrande maggioranza di una popolazione, è oggi il punto di attacco che permette di pianificare una rivoluzione dall'alto, che autorizza un leader a creare il proprio popolo.

Posizione 358 - In questo gigantesco videogame selettivo sta mutando drasticamente la geometria dei poteri: la tecnocrazia prevale sulla democrazia, e nella tecnocrazia la datacrazia, ossia le élites che controllano la tracciabilità delle informazioni che rilasciamo, prevalgono in ogni percorso di decisioni private o deliberazioni pubbliche.

Pagina 1235 - contrariamente a quanto sostiene la visione ingenua, l'informazione non ha un legame essenziale con la verità e il suo ruolo nella storia non è quello di rappresentare una realtà preesistente. La sua caratteristica distintiva è la connessione più che la rappresentazione.
L'informazione é ciò che collega punti diversi in una rete. L'informazione non ci informa necessariamente sulle cose, organizza piuttosto le cose in una qualche conformazione.

Pagina 1392 - Ora la domanda che riprenderemo più avanti è: uno Stato può importare senso comune o, ancora peggio, principi etici e morali da un fornitore che ha allevato l'intelligenza che trasmette al suo cliente? E, se no, quali sono le procedure che possono assicurare un'autentica affinità del bot al contesto civile in cui è chiamato ad operare?
Abbiamo così individuato un tema fondante della politica, e dirimente per l'idea stessa di democrazia: natura e controllo dello Stato al tempo della riproducibilità del senso e dell'etica, avrebbe detto Walter Benjamin.
Proprio questa friabilità del nesso fra la struttura etica di una comunità organizzata e il senso comune che la unisce é la causa di quella crisi della democrazia rappresentativa che verifichiamo in Occidente.

Posizione 1396 - Proprio questa friabilità del nesso fra la struttura etica di una comunità organizzata e il senso comune che la unisce è la causa di quella crisi della democrazia rappresentativa che verifichiamo in Occidente.

Posizione 1850 - La domanda che ci siamo posti è: se al fondo di una menzogna umana c'é l'interesse di un individuo che tenta di divincolarsi da una stretta della realtà, al fondo della bugia di un algoritmo cosa c'é?

Posizione 2247 - Stefano Rodotà, l'insigne giurista, difensore della privacy, diceva che "non tutto ciò che è tecnicamente possibile è eticamente accettabile".







 

domenica 26 ottobre 2025

La mia vita come la vostra


 Jan Grue è appena diventato padre quando ritira dalla casa dei suoi genitori un intero scaffale di cartelle cliniche. Contengono la sua infanzia narrata dall'esterno, dai medici che gli hanno diagnosticato all'età di tre anni una patologia neuromuscolare e che da allora lo descrivono come un corpo difettoso con un futuro cupo e limitato.
Un quadro molto diverso dalla percezione che Grue ha sempre avuto di se stesso e dalla vita che ha vissuto studiando ad Amsterdam e a San Pietroburgo, per poi specializzarsi nell'inclusiva Berkeley e diventare accademico a Oslo, trovare l'amore e avere un figlio.
Questo libro è la ricerca di una lingua nuova che possa raccontare la sua storia e cosa significhi vivere in un corpo vulnerabile cercando di "imporre la propria volontà al mondo".
E' un confronto aperto, schietto e intimo con la propria fragilità e i propri desideri, contro gli stigmi sociali e le istituzioni che ai disabili sanno fornire solo sostegni strumentali, braccia o gambe surrogate per un surrogato di vita, un'esistenza pallida in una realtà rassegnata e senza sogni.
E' un memoir dirompente nella sua stessa forma ibrida, che intreccia liberamente ricordi poetici e riflessioni fulminanti, attingendo all'arte e al pensiero filosofico, alle intuizioni di Michel Foucault, Jorge Luis Borges, Joan Didion, alle visioni di Wim Wenders, ai versi di Mark O'Brien.
Raccontando se stesso, Jan Grue scrive una penetrante meditazione sull'essere umano e ci porta a guardarci dentro, a riconsiderare i nostri limiti, le nostre insicurezze, e le risorse che ciascuno ha nel "proprio viaggio verso l'ignoto". (Recensione Iperborea)

domenica 19 ottobre 2025

Non facciamo del bene - Libro



"Non facciamo del bene" è un titolo volutamente provocatorio.
Non perché gli autori invitino a smettere per fare il bene, ma perché vogliono liberarci dall'idea che il lavoro sociale si esaurisca in un gesto caritatevole o tecnico.
Andrea Morniroli, cooperatore e formatore con lunga esperienza nel welfare, e Gea Scancarello, giornalista, propongono un viaggio dentro il mondo del sociale per smascherare le sue ambiguità e rilanciarne la dimensione politica.
Il libro parte da una domanda scomoda; il lavoro sociale oggi trasforma o si limita ad aggiustare le disuguaglianze che il sistema produce?
Secondo gli autori, il rischio è che il Terzo Settore, nato come spazio di innovazione e partecipazione, sia diventato troppo spesso un apparato che eroga servizi per conto dello Stato, perdendo voce critica e autonomia.
"Fare del bene" allora non basta: serve giustizia, prendere posizione, costruire comunità capaci di incidere sulle cause strutturali del disagio.
In poco più di cento pagine, Morniroli e Scancarello alternano analisi e testimonianze dirette, restituendo un affresco vivido di un settore in bilico tra passione civile e burocratizzazione.
Ne esce un testo che non consola, ma interroga: un invito a riscoprire il lavoro sociale come atto politico e collettivo, non come servizio neutro o semplice mestiere.
Le recensioni lo definiscono un "manifesto scomodo ma necessario".
"Non facciamo del bene" é, in definitiva, un testo breve ma denso, che chiede al lettore di fermarsi, riflettere e scegliere da che parte stare.
Un piccolo libro che lascia una grande domanda: Vogliamo continuare a gestire il disagio, o iniziare a cambiare le condizioni che lo producono?

 

martedì 9 settembre 2025

Educazione, persona e welfare


Pagina 12 - Non ridurre il sostegno del Welfare a mero gesto meccanico.

Pagina 16 - Vita Umana: persona assunta come risorsa per interpretare le esigenze del rispetto per la dignità umana nello specifico contesto storico.

Pagina 25 - il lavoro con soggetti in situazioni di disagio risulta essere faticoso e impegnativo, sia concretamente che dal punto di vista emozionale, tanto da richiedere all'operatore di fronteggiare forti situazioni emotive che lo possono mettere in difficoltà mettendolo di fronte ai propri bisogni, le proprie reazioni emotive e le proprie incertezze.

Pagina 50 - Paidagogòs - dal greco antico. Pais = ragazzo; Agogòs = che guida.
Era lo schiavo che accompagnava i ragazzi a scuola al mattino.

Pagina 52 - occorre non solo riparare le ingiustizie ma evitare che queste accadano.

Pagina 75 - Welfare State - il Welfare State è intervenuto su queste regole: sostituendosi ai mali famigliari ha sostenuto i figli per rendere uguali le loro opportunità di vita quando i genitori non c'erano o erano inadeguati. Ha sostenuto gli anziani per renderli indipendenti dai figli.

Pagina 84 - Pedagogia. Essa non può certo fermarsi all'essere, ontologicamente fondato, perché questo sarebbe compito della filosofia ma è interessata soprattutto al dover essere.

Pagina 86 - La democrazia non deve ridursi a un insieme di regole procedurali volte a tutelare e a comparare gli interessi dei singoli, ma finirà per assumere i caratteri di progetto umanizzante affidato alla capacità dei soggetti in gioco.

Pagina 88 - Progettualità esistenziale generata da aspettative, aspirazioni, impegni, speranze, valori, ideali, orizzonti.

Pagina 91 - edificare forme di convivenza civile e politica dove non prevalga la logica della semplice composizione degli interessi, ma che siano ispirate a idealità condivise.

Pagina 96 - Si tratta, invece, del pluralismo delle culture, cioè degli universi simbolici che conferiscono significato alle scelte e ai piani di vita di coloro che li abitano.



 

sabato 30 agosto 2025

Benvenuti a Chernobyl - Libro


Benvenuti a Chernobyl è un viaggio fuori dal comune e Andrew Blackwell una guida che non si può fare a meno di seguire.
La sua meta sono i luoghi più orrendamente inquinati della Terra, in cerca del peggio che il mondo ha da offrirci: da Chernobyl a Kanpur, nell'India disastrata delle discariche industriali e delle concerie tossiche, dall'Amazzonia sfigurata dalla coltivazione di soia alle miniere di carbone in Cina.
Quale è la loro attrattiva?
Qualcosa di primitivo e molto umano.
Una traccia del futuro, e anche del presente.
E di qualcos'altro, qualcosa di bello in un mondo inafferrabile e misterioso.
Lettere d'amore agli ecosistemi più contaminati, diario di viaggio denuncia, saggio sull'ambiente e parodia delle guide turistiche, Benvenuti a Chernobyl é una avventura tossica mozzafiato.


 

giovedì 24 luglio 2025

L'Italia vuota - libro


Esiste un'Italia dove i paesi si spopolano, la popolazione invecchia e il paesaggio perde la mano dell'uomo.
E' un'Italia vuota, che però contiene - molto più di quanto si pensi - il futuro del nostro paese.
Terre alle prese con le trasformazioni climatiche, con i mutamenti della economia mondiale, percorse incessantemente da flussi di umani.
Dalle rilucenti valli occitane del Piemonte al cuore antico della Sardegna, passando per i colori caldi dell'Appennino centrale, nei paesi sabbiosi delle coste del Mar Ionio, sotto il vulcano più grande del continente, tra i migranti del Friuli: un viaggio ai margini del nostro Paese, un paese molto più grande e vario di come si autorappresenta, alla scoperta di uno spazio ancora aperto al possibile.

Pagina 8 - il ruolo alto della politica sia quello di governare il conflitto non quello di negarlo, sedarlo o reprimerlo ed essere capace di fare sintesi.

Pagina 26 - il grande regista tedesco Werner Herzog dice nel suo libro intervista "incontri alla fine del mondo" che per raccontare un luogo occorre distinguere e dare voce alternativamente a quelli che lui chiama Bardi e Sciamani. I Bardi sono i testimoni che agiscono i luoghi, gli Sciamani quelli che li sanno interpretare.

Pagina 68 - Kant sostiene che l'unione di ragione e sentimento siano il centro della nostra conoscenza il modo del nostro conoscere fuori dalla Metafisica, cioè fuori dalle balle.

Pagina 100 - non basta aumentare l'offerta bisogna intervenire sulla domanda di servizi, tornare ad educare i cittadini e i bisogni, educarli a porre rivendicazioni nelle sedi giuste che l'ordinamento di uno Stato democratico prevede e che oggi sono deserte o occupate da gente senza scrupoli.

Pagina 154 - Lo stato neoliberista sottrae il capitale finanziario raccolto sul territorio e concentra gli investimenti altrove.



 

giovedì 26 giugno 2025

Algoritmi per l'intelligenza artificiale


Che cos'é l'intelligenza artificiale? Come creare un algoritmo per risolvere problemi computazionali complessi? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi? Come organizzare i dati? Come preparare l'input e interpretare l'output? Come scegliere le librerie e gli strumenti di programmazione?
Questo libro intende rispondere a queste e altre domande con un approccio pragmatico orientato al "ragionare per trovare soluzioni".
Rivolto al programmatore che vuole avviare lo sviluppo degli algoritmi, è utile anche a chi desidera capire come funzionano certe soluzioni o immaginare nuovi utilizzi.
Il volume è ricco di esempi, consigli, codice in linguaggio Python e Link, selezionati con cura per cominciare subito a sperimentare gli approcci principali e conoscere le problematiche esistenti.

Nell'informatica vale sempre la regola GIGO. Ovvero Garbage In - Garbage Out: se nel sistema entra spazzatura, può uscire solo spazzatura.
Fuzzy Logic - lanuginoso o sfilacciato... vago .. dato incerto.

 

martedì 3 giugno 2025

Geopolitica dell'intelligenza artificiale


L'intelligenza artificiale è l'invenzione definitiva dell'umanità.
La sua comparsa sulla scena evoca il rischio della estinzione del suo creatore, poiché la sua diffusione porterà, forse, al suo superamento.
Queste visioni apocalittiche pervadono ormai il discorso pubblico sulla tecnologia, in un mondo dove la stessa espressione "intelligenza artificiale" è divenuta ormai presente e ossessiva.
Sono temi tutt'altro che nuovi per le loro profonde radici filosofiche e per i pionieri che, in vari ambiti, li hanno alimentati nel corso del Novecento; eppure qualcosa di significativo è già accaduto e siamo spettatori di connessioni di cui non cogliamo pienamente il significato.
Il dibattito sull'intelligenza artificiale chiama poi in causa alcuni concetti chiave, tra cui l'origine dell'intelligenza stessa, ciò che sappiamo e ciò che ignoriamo del cervello e del pensiero; l'idea di un'intelligenza "generale" applicata alle macchine; i limiti quantitativi e qualitativi del calcolo; il problema dell'allineamento della tecnologia ai nostri bisogni e ai nostri valori.
Ma quali aziende alimentano questi processi? 
E quali sono le loro implicazioni in un mondo radicalmente diviso, dilaniato dalla guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina, che attraversa l'infrastruttura e gli usi dell'intelligenza artificiale, e la loro corsa alle risorse economiche e materiali necessarie al suo continuo sviluppo?
Alessandro Aresu ci racconta l'intreccio di relazioni tra filosofi, scienziati e imprenditori che stanno plasmando questo mondo, come Jensen Huang, fondatore di Nvidia e protagonista assoluto della rivoluzione tecnologica intorno all'AI; Bill Dally, informatico e mente scientifica dietro ai portentosi microchip che rendono possibile la evoluzione dell'AU, ma anche il rapporto tra il Cynar e i pionieri di Deep Mind oltre che le storie dei manager meno conosciuti che operano in AI.

 Nota 1 -  Da un lato, la caduta, una ad una, da Detroit a Torino di quelle fortezze che erano le città-fabbrica, come castelli medioevali in rovina. Dall'altro, la concretezza delle fabbriche che nascono in Malesia e Vietnam ogni giorno, delle centinaia di milioni di persone che in questo secolo entrano nella classe media in Asia orientale.

Nota 2 - Bacone scrive che non è "un metodo legittimo, ma un metodo di impostura; esso consiste nel comunicare conoscenza in forma tale che, chi non abbia cultura, può rapidamente mettersi in condizione di fare mostra di averne.

Nota 3 - Gli impostori come Lullo, che utilizzano l'arte della memoria, fanno credere di avere cultura senza possederla. Ciò che possiedono é l'arte della griglia, dell'organizzazione delle forme nello spazio senza sapere il senso delle forme.

Nota 4 - Le macchine che apprendono sono, portate all'estremo, macchine che auto-apprendono. Non solo riescono ad eseguire compiti o risolvere problemi in base a un set di istruzioni predefinite, ma anche a cambiare quelle istruzioni se scoprono che esiste un modo migliore per raggiungere i loro obiettivi: la massimizzazione di una specifica funzione di utilità.

Nota 5 - In una civiltà compiutamente tecnologica, la materia del mondo tende sempre a sfuggirci, e vale ancora l'osservazione di Lowitch; in generale non abbiamo nemmeno la pallida idea dell'elemento in cui viviamo: di come si fabbrica e si manovra un aereo, di come si telefona a New York, di come si può ascoltare un concerto da Londra, di quello che avviene in una moneta quando compriamo qualcosa.
Se la conoscenza dettagliata ci è preclusa, perché troppo specialistica o perché nascosta, ci troviamo comunque in un contesto di razionalizzazione se accettiamo il sapere o il credere che qualcosa, se si vuole, si può sempre sapere; che non ci sono quindi, in linea di principio, potenze misteriose e incalcolabili che entrano in gioco, ma che mediante il calcolo possiamo dominare, in linea di principio, tutte le cose.

Nota 6 - OpenAI senza più Musk, non può che bussare alla porta di uno degli altri giganti: Amazon, che pur essendo tra i donatori iniziali perde quest'occasione storica nel 2018 e Microsoft, con cui si concretizza nel 2019 l'accordo decisivo che cambia la natura stessa di OpenAI, da impresa non profit a impresa che deve continuare a raccontarsi come non profit ma è costretta, ovviamente, a garantire ritorni dell'investimento a Microsoft, che rende possibile il suo sviluppo infrastrutturale. La conseguenza è l'inevitabile cambio di un'identità ambigua.

Nota 7 - Come anno detto una volta per tutte Max Weber e Werner Sombart, nei primi anni del Novecento, la danza delle streghe del capitalismo potrà arrestarsi solo quando l'ultima tonnellata di ferro sarà fusa con l'ultima tonnellata di carbone.

Nota 8 - Gandalf ammonisce: E' pericoloso per chiunque servirsi degli artifizi di un'arte di cui non sappiamo scandagliare gli abissi. Chi cerca negli abissi vuole vedere il tutto. Chi vuole conoscere qualcosa troverà sempre un occhio che lo guarda, e che lo mette a nudo. Prima il Palantir ha corrotto uno stregone. In questo caso la pietra colpisce le sue vittime preferite; gli umani. A essi mostra la magia che non possiedono per natura, ma che cercano di ottenere attraverso le loro tecniche, i loro artifici.

Nota 9 - Gli uomini come Denethor, grazie al Palantir, fanno invece esperienza di una conoscenza di cui sono sempre assetati: l'accorciamento delle distanze, l'illusione di prevedere il futuro. Irretiti da quelle immagini non capiscono che quel futuro non è l'unico possibile, e cadono nella disperazione.

Nota 10 - L'accelerazione può alimentare l'idea astratta che il software possa mangiare il mondo da solo. Invece il software ha comunque bisogno dell'hardware, che costruisce, in ogni fabbrica o "mulino satanico" la materia del mondo.

Nota 11 - il futuro può uccidere il presente. La decisione del futuro si compie nel presente, che, in termini agostiniani è il tempo che mi chiama. E' questo tempo che ci riguarda, non un tempo indistinto, per sua natura dilatato, che tende a mangiare il presente e a indebolirlo, erodendo la propria stesse condizione di possibilità.

Nota 12 - In quale mondo? Noi viviamo nello scenario costruito da tre tendenze strutturali: lo spostamento della manifattura verso l'Asia orientale, la digitalizzazione dell'economia e della società, la pressione politica attraverso la sicurezza nazionale. E allora, qual è il ruolo dell'Europa? quale volete che sia? siamo morti che camminano. Per darci un tono, ci definiamo sonnambuli. Il divario rispetto agli Stati Uniti era vasto dieci anni fa: ora è cresciuto, e non c'é alcuna ragione per pensare che non aumenti ancora.






sabato 8 marzo 2025

Vivere con ChatGPT


Steve Jobs - Restate affamati, restate folli.
Con l'intelligenza artificiale il sapere umano può essere assimilato e ritradotto all'infinito, permettendo a ciascuno di riappropriarsene magicamente.
Semantica Distribuzionale: il senso delle parole piò essere dedotto da statistiche complesse di parole che lo circondano. 
Le probabilità: con l'intelligenza artificiale il sapere umano può essere assimilato e ritradotto all'infinito, permettendo a ciascuno di riappropriarsene magicamente.
Semantica distribuzionale: il senso delle parole può essere dedotto da statistiche complesse di parole che lo circondano. Relazione delle parole tra loro.

Dal momento che ChatGPT si basa su un'analisi probabilista nutrita da miliardi di esempi del mondo in cui una parola deve comparire dopo un'altra, le sue produzioni sono la media perfetta dei nostri modi comuni di parlare, le frasi che il nostro cervello ha imparato: la lingua.

ChatGPT non è l'inizio ma il conseguimento di un processo multi millenario e la matematizzazione e l'automatizzazione del pensiero.

Gunther Anders: l'uomo è antiquato. concetto di vergogna prometeica. sensazione di pericolo che proviamo di fronte alla scienza.

L'intelligenza aumenta con il numero, la saggezza con il gruppo.

Egregora: entità del pensiero collettivo
Noosfera: intelligenza collettiva

Aristotele - Politica
C'é una sola condizione che permette di immaginare che i capi possano fare a meno dei subordinati e i padroni degli schiavi. Questa condizione esisterebbe se ogni strumento riuscisse a compiere la sua funzione o dietro un comando o prevedendolo in anticipo, come dicono che fanno le statue di Dedalo i i Tripodi di Efesto.

Sfida tra metodo scientifico e data scientists

Counterfactual regret - Rimpianto controfattuale - riconsiderare e migliorare le proprie risposte.

Premio Loeber - premia il miglior Chatbot umano. 
Cartesio: penso dunque sono. Unico modo per dimostrare la realtà del mondo.

L'intelligenza umana è quello che le macchine non hanno ancora concluso

Naturalmente ChatGPT é ancora sprovvisto di persistenza (rinasce ogni volta che lo invochiamo), di memoria, (ricorda solo conversazioni di durata limitata) e di intenzione (é tagliato fuori dal mondo), tutti limiti imposti per essere sicuri di domarlo come l'animale di un circo che, dopo ogni numero, viene riportato nella sua gabbia.


 

venerdì 31 gennaio 2025

i libri del 2024

Un anno impegnato a fare altro, il cui "altro" è entrato nelle mie scelte di lettura... al punto da condizionare totalmente tipologia, forma, contenuto e conseguenti azioni... in una continua ricerca, di cosa? del tempo perduto forse, ma certamente della formula magica per recuperare le nozioni che mi mancavano per poter fare al meglio ciò che ho scelto di fare.
36 letture, 5.668 pagine... pochi aridi numeri per descrivere la mia passione e al tempo stesso la strada percorsa.

Ho provato, anche se a fatica e facendo torto alla ragione, di fare un elenco, senza dimenticare le riviste, gli inserti, le note a margine, le istruzioni per l'uso che sono diventate fonte di informazione, passione, curiosità eccetera eccetera...

Proviamo quindi una classifica.

1) Giovanni Moro - Contro il No Profit
Il libro Contro il non profit di Giovanni Moro critica le contraddizioni del settore non profit, denunciandone pratiche poco trasparenti, inefficienze e subordinazione agli interessi economici o politici. Moro evidenzia il rischio di dipendenza da fondi pubblici e invita a ripensare il ruolo del non profit, promuovendo trasparenza e coerenza con i principi di giustizia sociale. Un saggio provocatorio che stimola una riflessione critica sul terzo settore.

2) Folco Terzani - Michele Murgia - Ultra
Folco Terzani e Michela Murgia, in Ultra, raccontano l'intensa esperienza di un ultramaratoneta, esplorando il limite fisico e mentale umano. Il libro intreccia riflessioni spirituali, fatica estrema e la ricerca di senso attraverso il movimento. Un viaggio intimo tra corpo, mente e anima.

3) Adolf Loos - Parole nel vuoto
una raccolta di scritti critici che demoliscono l'eccesso ornamentale nell'architettura e nel design, promuovendo una visione funzionale e moderna dello spazio. Con stile provocatorio e argomentazioni incisive, Loos anticipa il Movimento Moderno, ponendo le basi per un'estetica essenziale e razionale. Un testo fondamentale per comprendere l'evoluzione dell'architettura contemporanea.

4) AA.VV. Perché Domenica? 
"Perché Domenica? Quarant'anni in cerca di domande" è un volume curato da Stefano Salis, attuale responsabile dell'inserto culturale "Domenica" de Il Sole 24 Ore. Il libro celebra i quarant'anni dell'inserto, raccogliendo articoli significativi che hanno segnato la sua storia. Attraverso una selezione di contributi di vari autori, l'opera offre una panoramica sull'evoluzione culturale e intellettuale promossa dalla "Domenica" nel corso dei decenni.
 
5) Claire Keegan - Un'estate
un racconto delicato e intenso che cattura l’essenza dell’infanzia e delle emozioni non dette. Con uno stile essenziale ma evocativo, l'autrice narra una storia di crescita, affetti e silenzi, ambientata in una campagna irlandese che diventa metafora di scoperta e cambiamento. Un piccolo gioiello di sensibilità e profondità.

6) AA.VV. - Dare spazio
il futuro non è una stanza vuota, ma il frutto delle scelte che facciamo oggi.

7) Carlo Borzaga - Guida pratica alla coprogrammazione ed alla coprogettazione
Il libro, pubblicato nel 2023, offre una panoramica dettagliata sulle nuove modalità di collaborazione tra amministrazioni pubbliche ed enti del terzo settore, introdotte dal Codice del Terzo Settore. Attraverso strumenti operativi, esercitazioni ed esempi, rappresenta il primo toolkit completo in lingua italiana per operatori e responsabili di servizi pubblici e del terzo settore, fornendo competenze per affrontare le sfide contemporanee nella programmazione e progettazione dei servizi sociali.

8) AA.VV. - Un nuovo incontro tra disabilità e lavoro
Kronos crea un'accelerazione che in sostanza accorcia la durata della vita: é il tempo che divora tutte le cose. E' il tempo che ci fa dire: "non ho tempo, vorrei ma non posso, lo farò quando"...
Kairos invece è detto "il tempo di Dio"... Vivere il Kairos sul posto di lavoro vuol dire trovare delle modalità per rendere l'ambiente meno ostile, impegnarsi a costruire relazioni che ci facciano sentire tutti meno soli, affrontare la fatica con un sorriso, invece che con rabbia e lamentele.

9) Barbera - Parisi - Innovatori sociali
il libro analizza la figura degli innovatori sociali in Italia, descrivendoli come agenti del cambiamento che, ispirati dalla "sindrome di Prometeo", utilizzano conoscenze e tecnologie per rispondere a bisogni sociali insoddisfatti. Il volume esamina le caratteristiche socio-demografiche di questi attori, evidenziando come siano spesso giovani-adulti esperti nell'uso delle tecnologie informatiche e comunicative, per i quali i valori civici, la fiducia e il capitale sociale sono risorse fondamentali. Attraverso un'analisi approfondita, gli autori offrono una panoramica sulle nuove forme di economia collaborativa, digitale e green, nonché sull'impresa sociale e le cooperative di comunità che stanno emergendo nel panorama italiano. 

10) Elena Granata - Placemaker
il testo esplora la figura del placemaker, un innovatore che rigenera e reinventa spazi urbani, reintegrando la natura nei contesti cittadini e progettando soluzioni ispirate alla natura per contrastare i cambiamenti climatici. Questi professionisti non si limitano a costruire, ma connettono, riconnettono e ridanno senso a luoghi che lo hanno perso, ricucendo periferie sconnesse e reinventando borghi abbandonati. Il libro analizza esempi concreti di placemaking, evidenziando l'importanza di un approccio interdisciplinare e creativo nella progettazione degli spazi che abitiamo.

scritto con un piccolo aiuto di ChatGPT