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domenica 4 febbraio 2024

Parole nel vuoto


Nelle pratiche dell'Architettura che dal Quattrocento ad oggi si sono richiamate alla classicità, sono presenti ben due distinti modi di procedere: da un lato la acquietante trasposizione e manipolazione di elementi, misure, rapporti; dall'altro, un percorso a rischio, alla ricerca di un principio rigenerativo della forma.
In questo secondo modo due maestri del Novecento si sono spinti più avanti di altri: Adolf Loos e Mies Van Der Rohe.
L'uso che entrambi hanno fatto delle venature fiammeggianti del marmo levigato (il Cipollino il primo, l'onice dorato il secondo) ha la portata di una dichiarazione di poetica: é un invito a scorgere la fiamma dentro il cristallo, "l'incessante agitazione interna" (Italo Calvino 1988) che nelle loro opere sorregge le forme essenziali.
Tuttavia su alcune cose i due divergono: Mies è attratto da una ricerca solipsistica dell'assoluto - l'odine dell'oggetto architettonico in sé - Loos presta attenzione alla città come luogo della convivenza .
Il mutismo delle sue case è anche un modo di stabilire relazioni un rispetto per l'altro.
Prima che su una regola estetica, la polemica di Loos contro il liberty e contro l'abuso dell'ornamento poggia infatti su un principio etico: la difesa della vita individuale e collettiva da ogni prevaricazione.
Il compito di chi progetta oggetti e luoghi è di consentire che la vita si svolga e si esprima liberamente.
Al centro dei suoi scritti é la ricerca intorno al costruire come espressione e fondamento della civiltà.
Questo spiega la virulenta polemica verso coloro che concepiscono l'architettura come una pratica separata.
Ed è quantomeno curioso che più di un fautore dell'autonomia disciplinare a partire dagli anni '60 abbia indicato proprio in Loos un riferimento cardine della propria elaborazione.
Fin dal 1898 Loos raccomanda "Buttatevi nella vita per scoprire di cosa gli uomini hanno bisogno. E quando avrete colto il senso della vita, allora soltanto ponetevi davanti alla fornace o davanti al tornio".
"L'interno delle case deve essere improntato in un senso di accoglienza mentre all'esterno l'edificio deve rimanere muto".

Un artista assolutamente geniale e quanto mai attuale.

Pagina 88 - Devo ammettere anch'io che i vecchi costumi mi piacciono molto. Questo però non mi da il diritto di pretendere che il mio prossimo li indossi per far piacere a me. Il costume, un abito fissato per sempre in una determinata forma che non ha più possibilità di trasformarsi, è sempre il segno che ci lo indossa ha rinunciato a cambiare la propria condizione di vita. Il costume è il simbolo della rassegnazione. Esso dice: chi mi indossa deve rinunciare alla lotta per conquistare nel corso della sua esistenza una posizione migliore, deve rinunciare ad evolversi ulteriormente.

Pagina 169 - (A proposito dei rischi sessuali). Non esistono i pericoli della strada. Essa è sotto la protezione della comunità. Esiste solo il pericolo della famiglia.

Pagina 253 - La casa deve piacere a tutti. A differenza dell'opera d'arte, che non ha bisogno di piacere a nessuno. L'opera d'arte é una faccenda privata dell'artista. La casa no. L'opera d'arte viene messa al mondo senza che ne sia bisogno. La casa invece soddisfa un bisogno. L'opera d'arte non è responsabile verso nessuno, la casa verso tutti. L'opera d'arte vuole strappare gli uomini dai loro comodi. La casa è al servizio della comodità. L'opera d'arte è rivoluzionaria. La casa conservatrice. L'opera d'arte indica all'umanità nuove vie e pensa all'avvenire. La casa pensa al presente. Quindi l'architettura non è arte.

Pagina 303 - Siamo diventati poveri. Ma non è un buon motivo per diventare ridicoli. Per questo dobbiamo cominciare a preoccuparci del nostro abbigliamento.

Pagina 325 - Educare significa aiutare gli uomini ad uscire dalle loro condizioni originarie. Quella via che l'umanità ha messo migliaia di anni a percorrere, deve essere ripercorsa da ogni bambino.

Pagina 367 - Si sa che tutti gli armeggi artistici nel campo delle abitazioni - in qualsiasi regione - non riescono a smuovere il cane dal calore della stufa....




giovedì 24 agosto 2023

Paradise

 Non è la prima volta che, nel mio peregrinare cinematografico, mi imbatto in film che narrano di tempo, di scambio del tempo, di gestione del tempo, insomma... se c'é una cosa che angoscia gli esseri umani (propensi per altro poi a sprecarlo) è il tempo...in ogni sua declinazione.
Nel caso specifico è quello che si può acquistare da poveracci compatibili, e che permette ai soliti ricchi ed alla solita società alquanto opaca, di mantenere giovani chi se lo può permettere... magari non andando troppo per il sottile.
Derubata ingiustamente di 40 anni di vita, la compagna di uno dei dipendenti dell'azienda ANON (o Anonymus), il di lui non si da pace ed arriva a decidere di rapire (per errore, la figlia della proprietaria) così da poterle sottrarre il maltolto... tra andirivieni, dubbi di coscienza, scambio di persone, terroristi e forze militari, la storia si dipana sino all'imprevedibile finale... che ovviamente non vi racconto..
La lingua batte dove il dente duole.. se però voi trovate il sistema fatemelo sapere... qualche annetto ancora mi piacerebbe godermelo in salute e giovinezza!
 

sabato 8 luglio 2023

Eldorado


 Un film documentario per raccontare la discesa agli inferi della popolazione Lgbt durante il nazismo.. da una eccezionale (per i tempi e rispetto ad oggi) libertà, raggiunta nelle metropoli, Berlino in particolare, alla persecuzione ed ai campi di sterminio.
Un interessante percorso che racconta la vita dei singoli e la trasformazione della società. Un richiamo alla prosecuzione della discriminazione con l'applicazione dell'art. 175 del Codice Penale, introdotto dai nazisti e rimosso dalla legislazione tedesca solo nel 1994... di che riflettere.
Le libertà di ciascuno vengono prima dello Stato, gli affetti, i pensieri, le passioni, le idee... tutto deve venire prima. lasciamo allo Stato il controllo delle attività necessarie a creare benessere e sviluppo. Il resto sia e rimanga sfera personale.

mercoledì 19 aprile 2023

Big Mack - Gangster and Gold


Finire nei guai con la Giustizia una volta, ci sta! Ma due? E chi è veramente Donald Stellwag? un probo e sfortunato cittadino come ci viene descritto nella prima parte della storia? Oppure un incallito delinquente, pronto ad approfittarsi del prossimo, incline alla truffa, capace di ogni nefandezza, come invece, improvvisamente ci viene dipinto nella seconda parte?
Bel dilemma, e bella storia, quella narrata - in tedesco - dal documentario "Big Mack  Gangsters and Gold"... che ci permette di conoscere il sistema giudiziario tedesco e cosa avviene nella civilissima Germania. Sembra monotono... ma alla fine ci si appassiona, e prendere le parti di qualcuno diventa davvero complicato.

giovedì 2 marzo 2023

Niente di nuovo sul fronte occidentale


Bellissimo film, realizzato sulla trama del noto romanzo di Erich Maria Remarque, pseudonimo di Remark, veterano di guerra.
La Prima Guerra mondiale vista dalla parte dei perdenti. In una nuova veste ove l'espressione dei visi, l'apatia, la disperazione, l'inutilità e la ferocia si affiancano ad una ricostruzione dei dettagli, dei combattimenti e dei mezzi davvero incredibile.
Un film ove la follia umana viene manifestata ed ampliata a causa della tecnologia messa al servizio dell'uomo. Uomo che, nella sua ferocia, dimostra la sua origine tribale, animale e insulsa. Lo scorrere del tempo in trincea, l'abbruttimento, l'aggrapparsi a piccole cose (un insetto, un fazzoletto femminile, un'amicizia, la lettera da casa) e il tentativo di uscirne vivi contro la follia dei generali e la ragion di Stato... da vedere assolutamente!

venerdì 23 settembre 2022

Mattatoio n. 5


 Mattatoio n. 5 é la storia semiseria di Billy Pilgrim, un americano medio, un uomo qualunque con però l'eccezionale capacità di passare da una dimensione spaziale all'altra senza essere in grado di impedire la cosa, può trovarsi ora a Dresda durante la Seconda Guerra Mondiale, ora nello zoo fantascientifico di Tralfamadore dove è esposto come esemplare della razza umana.
Ma Mattatoio n. 5 è anche uno dei più importanti libri contro la guerra che siano mai stati scritti, autentica pietra miliare della letteratura antimilitarista.
Kurt Vonnegut trae ispirazione dalla sua personale esperienza bellica quando, fatto prigioniero dai nazisti, ebbe la ventura di assistere alla distruzione di Dresda, la Firenze del Nord, da parte deli Alleati.
Fu testimone di uno dei più terribili bombardamenti della Storia, sopravvivendo grazie al suo osservatorio molto particolare: una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita a deposito di carni, nelle viscere della città.
Quando alla fine uscì allo scoperto al posto di una delle più belle città del mondo c'era un ondulata distesa di macerie sopra un numero incalcolabile di morti.
L'unico modo per narrare questa esperienza, di per sé assolutamente indicibile, pare allora per Vonnegut quello visionario e di una comicità paradossale che sa affiancare con maestria sorriso e dolore, grottesco e leggerezza della fantasia.

Da tempo volevo leggere questo volumetto. Certamente mi aspettavo altro, di meglio e di più... una via di mezzo tra il comico, il Candido, la fantascienza, qualche momento di follia... la storia ha una logica, ma il metodo lascia a desiderare e le ripetizioni "Così va la vita" alla lunga stancano.

sabato 6 agosto 2022

Buba


 Volete ridere accettando azioni grossolane? Non vi aspettate nulla di impegnativo dalla regia? Il fatto che la trama sia magari, non troppo lineare e intuitiva, non vi spaventa? Allora questo simpatico film fa per voi. Visto in tedesco per aiutare la mia labile pronuncia, mi ha fatto divertire, accettando i limiti di una regia per nulla all'altezza di un film e di un'idea che avrebbero potuto fare la differenza.
Simpatica l'idea dei due strampalati fratelli, la mafia albanese (e quella falso-albanese), l'assenza di polizia, le storie di infanzia da accapponare la pelle e la visione buddista del mondo... si ride.

venerdì 22 luglio 2022

Krieger Vater Konig


 "Guerriero, Padre, Re" in tedesco con sottotitoli, ambientato in Germania, vede due protagonisti del MMA, sport che concentra su tutto il corpo le azioni di combattimento, le loro storie, la loro origine e le loro aspettative.
Due reietti per certi versi... un turco senza alcun rapporto sociale, palestra, moschea, un solo amico che poi ad un certo punto lo lascia per cercare fortuna altrove... l'altro (l'amico) che dal Brasile dell'estrema povertà cerca di farsi un nome nei combattimenti... entrambi con rapporti difficili con i genitori (uno fatica a farsi capire) l'altro è stato abbandonato da piccolo... tra un vittoria e molte sconfitte, speranze, amicizia virile e tanti rimpianti, la mancanza di una famiglia e di un motivo... tanta rabbia accumulata.... Forte, teso, capace di far cogliere le debolezze e le delusioni per un vivere senza saper dare un senso... Molto bello, in questo scavarsi dentro e mettersi a nudo.

sabato 21 maggio 2022

Sound of Heimat


Interessante documentario visto in lingua, dedicato alla musica popolare tedesca ed alla difficoltà di riappropriarsene dopo la deformate azione del regime nazista che riuscì a trasformare il concetto di popolare in differenza e superiorità...
Inseguendo le tendenze della musica pop nei vari Land tedeschi l'autore - musicista a sua volta - reinterpreta e fa conoscere usi e costumi dei luoghi, dalla produzione di strumenti musicali, alla musica come lotta politica, a quella che accompagnava il lavoro, al divertimento, la bagatella... a cose ben più profonde legate al territorio ed all'ambiente... Davvero interessante e capace di far riflettere.
 

giovedì 7 aprile 2022

I cantieri della Storia

Ripartire, ricostruire, rinascere. Ne abbiamo gran bisogno. La buona notizia è questa: siamo capaci di farlo.
Civiltà intere sono sopravvissute a eventi terribili.
Dopo ogni guerra c'é una ricostruzione.
Dopo ogni depressione arriva un'età dell'ottimismo e del progresso.
Federico Rampini racconta storie di tragedie collettive, sconfitte, decadenze, seguite da "miracoli".
Successi costruiti partendo dalle macerie, quando tutto sembrava perduto, e invece stava per sorgere una nuova luce all'orizzonte.
I cantieri dove si sono raccolte le energie e le idee, per costruire un futuro migliore.
Il crollo dell'Impero Romano è l'archetipo di ogni decadenza. Ogni altro impero o superpotenza ha paura di fare quella fine, cerca di capire come accadde, tenta di evitare quel destino.
Nuove interpretazioni dell'antichità rivelano gli eventi fatali che possono portare a una civiltà a soccombere. 
E quali speranze sopravvivono a quei disastri epocali.
A metà dell'Ottocento l'America dello schiavismo della Guerra Civile, periodo tragico in cui un popolo si è diviso a morte, lascia tracce profonde nell'America di oggi, segnata dalla questione razziale.
Anche nei suoi fallimenti, quel periodo ha molto da insegnarci.
La Grande Depressione degli Anni Trenta è la madre di tutte le crisi dell'età contemporanea.
In mezzo all'impoverimento di massa, genera uno degli esperimenti più audaci di innovazione politica al servizio dei cittadini, il New Deal.
Il Piano Marshall del 1947 é un altro cantiere: con questi aiuti l'Europa cominciò la ripresa dopo il più distruttivo dei conflitti.
Ma chi ricorda oggi come funzionò? Esplorarne la storia reale illumina il dibattito attuale sul Recovery Fund nell'Unione Europea post-pandemia.
Dei "miracoli" nel dopoguerra quello francese era il più improbabile. La Francia subisce tre sconfitte ravvicinate - il secondo conflitto mondiale, l'Indocina, l'Algeria - e ha un sistema politico a pezzi.
Il Giappone è un caso unico nella storia, dopo la guerra i giapponesi importano la liberaldemocrazia come la prescrive l'America. 
Le rinascite non sono mai finite: dall'incidente nucleare di Fukushima alla gestione della pandemia.
Della Cina è memorabile il riscatto dopo due abissi: la Rivoluzione Culturale nella seconda metà degli anni Sessanta, il massacro di Piazza Tienanmen nel 1989.
E' andata bene oltre le aspettative, fino ad avverare in buona parte le previsioni di un "secolo cinese".
E' la reazione collettiva alla sciagura a stabilire se una comunità ne esce fiaccata oppure purificata e rinvigorita.

Una sequenza di "storie della Storia", dal più eclatante dei tempi passati (la caduta di Roma) a quello dei tempi moderni (la trasformazione cinese)... da ogni vicenda si traggono utili insegnamenti (la Storia è insegnamento) per guardare al futuro... nonostante non siano tempi a cui guardare con positività.
Interessante, utile miniera di informazioni, ma non esaltante. Proverò comunque a leggere altri testi di Rampini.



 

martedì 31 agosto 2021

La difesa di Luzin


 "Questo si chiama pedone. E ora attento a come si muovono. Il cavallo, naturalmente, galoppa". Luzin si  sedette sul tappeto, la spalla appoggiata al ginocchio di lei, e guardò la mano col sottile braccialetto di platino che sollevava e disponeva i pezzi.
"La Regina è la più mobile" disse soddisfatto, sistemando con le dita il pezzo che si ergeva non esattamente al centro della sua casella.
"Ed è così che un pezzo mangia l'altro" disse la zia.
"Come se lo spingesse vie e ne prendesse il posto. I pedoni lo fanno così, in obliquo. Quando potresti mangiare il Re, si chiama scacco; quando il Re non sa dove scappare, si chiama scacco matto. Così il tuo obiettivo è di prendere il Re, e io devo prendere il tuo.
Vedi quanto tempo ci vuole a spiegarlo. E se giocassimo un'altra volta?". 
"No, subito".

Forma e sostanza si rincorrono in questo bellissimo testo, scritto a puntate oramai un secolo or sono e attualissimo in certe faccende, nel descrivere facezie e cose serie... gli esuli russi prima di tutto, questi più o meno ricchi, questi borghesi costretti a lasciare la terra d'origine disperdendosi altrove, portando con sé un ricordo artefatto dell'amata patria, così come loro l'avevano intuita e vissuta... nuova vita, nuova nazione, nuova lingua con cui fare i conti...
E intorno a questo c.d. traliccio, cresce la pianta della vita di Luzin, la sua passione per gli scacchi... la sua follia... questo cercare a tutti i costi di allontanarsene (complice la moglie adorante) ma al tempo stesso rifugio in cui vagare con la mente e difendersi dal mondo esterno...
Come uscirne? Con l'unica difesa possibile... ma qui non vi rovino il piacere di arrivare in fondo.
Assolutamente fantastiche le pagine dedicate alla partita tra Luzin e Turati... da leggere e rileggere... io le ho trascritte su una mia agenda perché non si può, se si ha passione per il gioco, non riflettere sull'interpretazione magica che Nabokov riesce a dare della tenzone... fantastico... vero godimento.

martedì 8 giugno 2021

Wilhelm Tell


Secondo libro in tedesco letto e scritto. Piccola soddisfazione, sia nella perseveranza che nella migliore comprensione di questo testo. Prosegue con tanta pazienza la ricerca di comprensione di una lingua fondante l'Europa, di un modus di pensiero a noi tanto vicino e al tempo stesso lontano. 
Capire una lingua, apprezzarne ogni singola sfumatura, ma anche solo sapere entrare in contatto con nuove persone è qualcosa di impagabile.
Wilhelm Tell è la storia della mela trafitta dalla freccia... di un padre che rischia la vita del figlio contro il potere straniero e il tiranno di turno.. una bella e semplice saga per illustrare la nascita della Confederazione Elvetica.... E vai così! Die geschichte des Schweizer Nationalheldn Wilhelm Tell.

venerdì 1 gennaio 2021

Fatherland


 Fatherland è ambientato in un mondo che non è mai esistito ma che fu sul punto di esistere: la Berlino che Albert Speer aveva progettato per Hitler.
Siamo nel 1964: la Germani ha vinto la guerra, l'impero tedesco si estende dal Reno agli Urali, Hitler sta per compiere 75 anni, e il presidente americano Joseph Kennedy annuncia una visita a Berlino per negoziare la distensione.
Ma l'impero scricchiola: disillusione negli ideali del partito, inquietudine delle minoranze, violenza, corruzione.
In una fredda mattina di Aprile, il corpo di un gerarca nazista affiora da un lago negli eleganti sobborghi residenziali.
Delitto o morte accidentale?
A indagare sul caso è Xavier March della polizia criminale di Berlino: un brillante investigatore, senza simpatie politiche, ma fortemente motivato dal bisogno di conoscere meglio la società in cui vive.
Comincia così, con un'indagine destinata a portare lontano e a tenere incollato il lettore dalla prima all'ultima pagina, uno dei più originali e affascinanti romanzi di suspense degli ultimi anni.
Già diventato evento internazionale, Fatherland ha istantaneamente proiettato Robert Harris nel ristretto gruppo di autori, da Forsyth a Le Carré, che hanno ridefinito ed ampliato i confini del Thriller.

Goebbels - Diario 1938


Un documento prezioso e inedito arricchisce dall'interno la nostra conoscenza del nazismo: il diario tenuto dal febbraio all'ottobre dal 1938 da Joseph Goebbels, ministro per la Propaganda del Terzo Reich.
Il diario è stato rinvenuto nel 1990 dal giornalista italiano Francesco Bigazzi in un archivio dell'Ex Unione Sovietica.
Dal testo emergono molti particolari finora ignoti sui cruciali avvenimenti del 1938: la conferenza di Monaco, l'Anschluss dell'Austria, la crisi cecoslovacca.
Di grande interesse sono gli appunti sulla visita ufficiale di Hitler in Italia, che contengono vivaci osservazioni personali su Mussolini e sulla corte di Vittorio Emanuele III.
In quell'anno Goebbels fu particolarmente vicino al Fuhrer, e in queste pagine annota i particolari delle numero se e intime conversazioni private che ebbe con lui.
Non mancano, poi, i drammatici riferimenti alle decisioni che si andavano prendendo contro la comunità ebraica.
Goebbels, facendo valere anche in questa occasione il suo ruolo di padrone dei mass media tedeschi e di Gauleiter di Berlino, mostra di essere un importante protagonista della terribile escalation nella persecuzione degli ebrei.
Naturalmente il diario rivela anche alcuni risvolti della vita privata.
Vi trovano per esempio conferma le voci sulla crisi matrimoniale causata dall'infatuazione del gerarca per la bellissima attrice Lida Baarova.


E' ora accertatao che Goebbels meditò di abbandonare la moglie Magda e di rinunciare al Ministero, mettendo così a repentaglio la stessa immagine della Germania nazista nel mondo.
Una testimonianza unica sulla storia dell'ultimo secolo.

domenica 23 agosto 2020

Spia contro Spia

"Mi fermai ad un tavolo dove si giocava al Baccarà. Tra i giocatori riconobbi una delle mie bète noire, un lituano dall'asspetto insignificante ma molto ricco, di nome Bloch, particolarmente spavaldo.
Non so cosa diavolo mi prese, forse fu il fatto che c'era Fleming alle mie spalle, ma quando Bloch proclamò "Banque Ouverte!" annunciai con il tono più freddo e distaccato: cinquantamila dollari". 
Erano soldi che servivano a finanziare un'operazione. 
Verosimilmente fu questo stile, questo suo modo di fare la spia (e che spia: uno dei più celebri agenti doppi del Novecento) che convinse Ian Fleming a costruire il suo James Bond sul modello vivente di Popov.
Nome in codice Triciclo, Dusko Popov è un bon vivant, bello e ricco, intellettuale serbo che studia a Friburgo.
Uno di quelli che si illudevano di seppellire Hitler con una risata, finirà nelle mani della Gestapo da cui si salva a stento.
Riparato a Belgrado, tempo dopo, un ufficiale dell'Abwehr, il controspionaggio tedesco, lo nota e gli propone il reclutamento - lui è fermamente anti nazista ma la prospettiva lo tenta.
Così accetta l'arruolamento, prendendo però subito contatto con l'Mi6 inglese.
E qui comincia la vita da spia raccontata in questo libro: in giro per il mondo, sempre sul filo del rasoio e sempre amando le donne, doppiogiochista ma leale fino alla fine con gli amici.
Una carriera con almeno un paio di grandi colpi che hanno inciso nella guerra.
"Un classico dello spionaggio" ha detto Graham Greene di "Spia contro spia", perché davvero sembra la trama di un perfetto romanzo di spionaggio
Dusko sa scrivere: gaio, sapiente nel creare la tensione, ironico". (tratto dal libro).

venerdì 17 luglio 2020

Hitler

Il 30 aprile 1945 Adolf Hitler si suicidava con un colpo di pistola.
Lasciava dietro di sé le macerie fumanti di una Berlino distrutta e il muto orrore negli occhi della popolazione del mondo intero, devastato da un conflitto senza precedenti.
Storici, strateghi militari e psicologi hanno cercato invano di comprendere la persona del Fuhrer che resta, ancora oggi, un mistero.
In questo Graphic Novel, il grande Mangaka Shigeru Mizuki si sofferma sulla figura dell'uomo più tristemente noto di tutti i tempi, firmando uno stupefacente lavoro biografico che segue a rapida e inesorabile scalata al potere di un visionario, esamina il carisma di un demagogo e riporta le astute manovre politiche di un Signore della guerra.
L'Hitler di queste pagine è invasato, collerico, con lo sguardo allucinato, capace di restare impassibile sul podio mentre tutt'intorno fischiano le pallottole del celebre putsch di Monaco, dotato di un inconfondibile timbro di voce che strega le folle e lacera il silenzio di un congresso gremitissimo.
Ma è anche un Hitler mai visto prima d'ora che fischietta sereno, si pavoneggia dentro un abito sartoriale, o sogna di diventare un "architetto artistico".
Un Hitler che piange, con la fronte imperlata di sudore e gli occhi sgranati, mentre dentro di lui si fa strada la consapevolezza del fallimento: il grande Reich é morto, la Germania ha perso la guerra.
Negli scorci di città europee tratteggiate con incredibile realismo, Mizuki innesta personaggi dai tratti sintetici e caricaturali, ma restituisce all'orrore dei corpi ammassati nei lager e nei campi di combattimento tutta la veridicità di un bianco e nero quasi fotografico, cupo e ricco di dettagli. (tratto dal libro).
 
Così come "Mouse" di Spigelman colpisce allo stomaco, molto più di mille storie vere, questo fumetto, nella sua apparente semplicità di tratto, raffigura mostri, esseri umani che esprimono nella loro goffaggine, bruttezza, deformità, la devastazione d'animo interna.
Una lotta senza esclusione di colpi per il potere, milioni di morti, per un sogno di un pazzo e di una banda di complici. Questo è l'Hitler di Mizuki… e tanto basta.

martedì 23 giugno 2020

Walter Gropius

I metodi della produzione manuale hanno profonde radici nel carattere tedesco.
La Germania conobbe con notevole ritardo l'industrializzazione e da una totale indifferenza per la macchina si passò ad una sua accettazione cieca, con gravi conseguenze umane e psicologiche.
Tale incertezza si riflette nell'architettura.
I nostri sensi, schiavi di abitudini formatesi nei secoli automaticamente vanno a cercare i sostegni di parti a sbalzo come sulle scale, che Gropius rielabora eliminando la gabbia in pietra per il ferro e vetro.
Una nuova concezione spaziale, con il suo impulso verso elementi e superfici liberamente sospesi.
Per Gropius il tetto è degno di importanza come le fondazioni; la costruzione è un tutt'unico.
L'espressionismo tedesco che nasce in un clima di diffusa incertezza formula le lamentele di un'umanità maltrattata.
A differenza di altri movimenti l'espressionismo manca della capacità di additare una via di uscita.
Questa fu la premessa della nascita della Bauhaus.
Bauhaus: unire l'arte all'industria e trovare la base per una sana architettura contemporanea.
La Scuola della Bauhaus nacque dopo la guerra ad opera di Gropius con l'unione della scuola di architettura e l'arte applicata.
L'attività della Bauhaus può essere apprezzata soltanto quando sia stata compresa la concezione su cui si fonda la pittura moderna.
Nella Bauhaus si fece il tentativo di unire l'arte e la vita quotidiana, l'arte e l'industria con l'architettura come mediatrice.
L'artigianato sperimentale portò alla creazione di articoli industriali.
Il perno su cui si basava la Bauhaus era la scuola e gli edifici circostanti vero esempio di ricerca della perfezione.
L'occhio non può affermare in uno sguardo tutto il complesso é necessario percorrerne tutti i lati: sotto e sopra.
La pianta si protende all'esterno senza un qualsiasi tentativo di chiudersi.
Il fatto che l'opera di un uomo abbia mantenuto il suo carattere di attualità per due o tre decenni dimostra una sicurezza dono di pochi artisti.
L'idea dominante della Bauhaus é anche l'idea della nuova unità, la raccolta delle molte arti, tendenze in un tutto inscindibile radicato nell'uomo.
Walter Gropius fu il primo che, interpretò per noi la rivoluzione industriale in termini di architettura.
Assimilò le capacità e le potenzialità della società industriale rendendo compatibile meccanizzazione e libertà individuale.

domenica 24 maggio 2020

The Debt

Girovagando tra le varie proposte delle piattaforme digitali, mi imbatto in questo titolo, leggo la trama (che come al solito non dice nulla, mi piacerebbe sapere chi è quel mentecatto che le scrive, a meno che questo compito venga svolto da un risponditore automatico, da un computer privo di RAM o anche solo di fantasia) e decido di lasciarmi tentare. Bene, ne è valsa davvero la pena, regalandomi oltre un'ora è mezza di tensione, azione, rabbia e disperazione.
Un'ottima trama che regge, un doppio montaggio (la Berlino in mano ai sovietici, poco dopo la Guerra, l'Israele odierna, l'Ucraina del dopo muro), una storia feroce ma godibilissima.
Bravissimi gli attori, nel recitare (finalmente qualcuno che lo sa fare) cadenzato e senza un attimo di tregua il filo rosso che lega passato e presente.Si comincia nel passato, spie del Mossad alla ricerca di aguzzini nazisti, da rapire e portare in Israele... la missione riesce, ma solo parzialmente.. e allora occorre inventarsi qualcosa per non far venir meno l'onore dello Stato, e quello delle spie… ma certi debiti si pagano, certe bugie non durano in eterno…. e quando, come dal nulla, riappare il nazista fuggito alla cattura, occorre rimediare all'errore, cercare di non far cadere il castello di menzogne che ha costruito l'intera vita di persone e comunità.
Spettacolare descrizione dell'ambiente del Mossad, ricostruzione avvincente della Germania vinta e sotto il giogo sovietico, lettura delle tensioni e delle tentazioni che le spie devono subire, non in nome del profitto ma della dignità e giustizia di una nazione.

sabato 16 maggio 2020

Aspetti del nuovo radicalismo di Destra

Il 6 aprile 1967 Theodor Adorno tenne una conferenza all’Università di Vienna il cui valore va ben oltre l’aspetto puramente storico e che può aiutarci a comprendere il tempo che stiamo vivendo. Risalendo alle origini del consenso ottenuto dai movimenti radicali di destra, il filosofo intendeva chiarire le ragioni dell’ascesa dell’NPD, formazione di destra che all’epoca stava registrando un certo successo nella Repubblica Federale Tedesca. Adorno mette in luce e collega tra loro in modo inedito vari elementi: il congegno sofisticato della propaganda e l’antisemitismo, il connubio tra perfezione tecnologica e un «sistema folle», l’individuazione di un capro espiatorio e l’odio ostentato verso gli intellettuali di sinistra e la cultura in generale, la tendenza del capitale alla concentrazione e la paura diffusa di perdere il proprio status sociale. Oggi lo «spettro» a cui la conferenza è dedicata non solo non si è dissolto, ma assume nuove e inquietanti sembianze. Diventa dunque ancora più importante prendere coscienza dei meccanismi dell’agitazione fascista e dei fondamenti psicologici e sociali su cui poggia. Nella consapevolezza che «se si vogliono affrontare sul serio queste cose, bisogna richiamare in modo perentorio gli interessi di coloro ai quali la propaganda si rivolge. Ciò vale soprattutto per i giovani che devono essere messi in guardia»
La postfazione dello storico Volker Veiss contestualizza il testo e lo inquadra in una prospettiva attuale.
  (tratto dal libro)

Dopo aver letto "Che cos'é un intellettuale",  un libro di Maldonado  che non ho ancora recensito, mi è parso quasi naturale proseguire la serie di testi dedicati alla politica, alla cultura, ed in fondo ai mali che albergano nel fondo della nostra società.
Mi capita così tra le mani questo testo, trascrizione di un intervento di Theodor Adorno datato 1967... un tempo lunghissimo? Io non credo, così come non lo crede Volker Veiss che firma la postfazione e riallaccia i fili di quel dialogo.
Bisogna leggere lentamente, sbocconcellare, ritornare sui singoli passaggi. Cogliere l'essenza del discorso di Adorno. Solo così è possibile afferrare i punti chiave di un discorso che cinquant'anni dopo appare attuale.
Leggiamo insieme alcuni passaggi: "Penso in primis alla tendenza del capitale alla concentrazione, dominante oggi come allora, della quale non si può affatto dubitare, per quanto la statistica, con tutti i suoi artifici, tenti di farla scomparire dalla faccia della Terra. Questa tendenza alla concentrazione significa, d'altro canto, oggi come allora, che resta sempre possibile il declassamento di strati sociali che dal punto di vista della loro coscienza di classe soggettiva risultano del tutto borghesi, i quali intendono mantenere i loro privilegi e il loro status sociale e, ove possibile rafforzarli. Questi gruppi hanno sempre la tendenza ad odiare il socialismo o ciò che loro chiamano socialismo, ossia danno la colpa del loro declassamento potenziale non agli apparati che lo producono, ma a coloro che si sono contrapposti in chiave critica al sistema nel quale avevano potuto godere di quello status…" illuminante vero?
E che dire dei fascismi? "Si sente spesso avanzare la tesi che in ogni democrazia ci sia un nucleo di incorreggibili o folli, la cosiddetta lunatic fringe come viene chiamata in America. E qui si cela qualcosa di consolatorio in senso quietistico e borghese, se tale lo si vuole considerare. Io credo che si possa rispondere soltanto: é certo che nel mondo, in ciascuna delle cosiddette democrazie, è possibile osservare con intensità variabili qualcosa di simile, ma solo in quanto espressione del fatto che, fino ad oggi, da nessuna parte la democrazia si è concretizzata in modo effettivo e completo dal punto di vista del contenuto economico-sociale, ma è rimasta sul piano formale. E, in questo senso, i movimenti fascisti potrebbero essere indicati come le piaghe, le cicatrici di una democrazia che non è ancora pienamente all'altezza del proprio concetto.
Ma quali sono i contenuti ideologici di certi movimenti di destra? "Ciò che caratterizza questi movimenti é, viceversa, una straordinaria perfezione dei mezzi, innanzitutto quelli propagandistici in senso lato, combinati con una certa cecità, addirittura un'astrusità degli scopi che vengono perseguiti".
Ed è a pagina 36 che troviamo un richiamo all'avversione per gli intellettuali (che descriverò meglio nel testo di Maldonado) definiti "Luftmenschen" persone prive di reddito, poco pratica ed estranea alle questioni materiali…. uomini con la testa tra le nuvole. Chi non trova posto nella divisione del lavoro, chi non è vincolato dalla propria professione a una posizione determinata e con essa a idee ben precise, chi, quindi, ha conservato la libertà di spirito, per questa ideologia è una sorta di farabutto che va sottoposto al più duro trattamento.
E ancora: "Si continua a ripetere che questi movimenti promettono a tutti qualcosa: é vero e rientra tra le prerogative dell'assenza di teoria. La stessa che - a pagina 48 - fa dire: "C'é un altro stratagemma del quale vorrei occuparmi, perché non è solo un trucco, e di frequente si presenza con una certa gravità. Si esprime nell'affermazione: "Bisognerà pur avere un'idea" A significare che un'idea non deve esserci perché é vera, né per il suo contenuto oggettivo, ma solo per la ragione pragmatica che non si dovrebbe poter vivere senza idee e che sarebbe un bene avere delle idee. Adorno lo chiama "Idealismo Volgare".
Si parla poi di risentimento, a pagina 74: "Come sempre, per la costruzione del risentimento risulta centrale la questione di quanto controllo si crede di avere sulla propria vita. Nonostante il richiamo alla sovranità abbia sempre avuto qualcosa di finzionale nel complesso sistema di riferimenti della modernità, appellarsi ad essa può diventare anche oggi una delle parole d'ordine principali di coloro che da destra si oppongono all'Europa"..... "Sapere che si potrebbe essere qualcosa di più, ma non lo si è, continua a spingere gli esseri umani ad atti di narcisismo collettivo"...
Ed infine, illuminante la tesi dell'intero testo, quella che potrebbe smontare i movimenti di Destra: "Spesso chi si sente minacciato dal declassamento dà la colpa alla miseria, non agli apparati che la producono, ma a coloro che si sono contrapposti in chiave critica al sistema nel quale avevano potuto godere di quello status".
 

sabato 29 febbraio 2020

Nelle tempeste d'acciaio

Ernst Junger partecipò alla Prima Guerra Mondiale con i gradi di sottotenente della Wermacht.
Il suo comportamento in prima linea lo rese leggendario: ferito quattordici volte, ricevette numerosi riconoscimenti al valore, compreso il più alto, L'Ordre Pour Le Mérite.
Portava sempre in tasca un taccuino su cui fissava con precisione gli avvenimenti. Da quelle note, in seguito all'insistenza del padre, si persuase a trarre un libro che avrebbe dovuto intitolarsi "il rosso e il grigio", in omaggio all'amato Stendhal e ai colori mesti e uggiosi della guerra in trincea: Junger preferì alla fine l'immagine tratta da un poema medioevale islandese.
Oggetto di ambigui entusiasmi negli anni Venti e Trenta, "Le Tempeste" ci appaiono oggi la più agghiacciante testimonianza sulla Grande Guerra e l'espressione già perfetta della sovrumana capacità di osservazione di Junger e della prosa fredda e cristallina che egli ha forgiato.
Come scrive Giorgio Zampa nell'introduzione, "l'opera è omogenea: la sua cifra stilistica é unica, la sua coesione non viene mai meno… la tensione che traversa resoconti e cronache è costante, grazie a uno stile di tale perfezione che annulla sé stesso…"
"Le Tempeste" appartengono al genere epico per disposizione naturale: l'autore si pone di fronte alla realtà e la restituisce, conferendole un'autonomia di cui solo l'epico è capace.
"In Stahlgewittern" va veduto come un unicum nella letteratura del secolo: per essere senza antecedenti né seguito chiede di essere considerato al di fuori degli schemi della letteratura di guerra, di riferimenti solo ideologici e politici.
Dare un giudizio su questo libro, che Junger chiama il primo del suo Vecchio Testamento (occhio per occhio, dente per dente) dopo aver letto (o non letto) i diari dell'ufficiale che compì il 6 agosto 1945 la sua missione su Hiroshima, non è agevole.
Le Tempeste figurano come un masso erratico nella discesa sterminata della letteratura europea. (tratto da libro).

 

Solo un acuto osservatore della natura (Junger era tra l'altro entomologo) poteva usare un tono così distaccato per descrivere in modo vivido azioni brutali, morte e distruzione, disperazione, senza lasciarsi andare a romanzare il tutto, senza cedere il passo al romanticismo, ma riuscendo, salvo rari casi a descrivere ogni momento come se fosse stato altrove… e nel farlo a farci intendere cosa significhi realmente una guerra di quelle proporzioni… il distacco totale tra pensiero, idea, volontà di azione e totale impotenza di fronte al massiccio uso di artiglierie e gas, macchine in grado di annientare interi eserciti di esseri umani senza che si materializzi il nemico.
Eppure, riesce Junger, a proposito di un ambiente fiorito e malinconico… "E' più facile battersi in un ambiente simile anziché in un ambiente invernale, freddo e desolato. Qui anche un'anima semplice sente che la sua vita assume una profonda sicurezza e che la sua morte non è una fine".
Oppure, dopo un'azione di guerra, catturati dei prigionieri, mentre li trascinavano verso le proprie linee riuscire a restituire la primitiva idea di guerra "La processione, dalla quale si levavano coi lamenti dei feriti, le nostre voci gioiose, aveva un che di arcaico. Non era più la guerra, era uno spettacolo da preistoria".
Ed infine riuscire poi a farci provare una delle tante note umoristiche… "Ci sparpagliammo in un attimo riparando sul fondo dei crateri. Disgraziatamente caddi col ginocchio nel prodotto della paura di qualcuno che mi aveva preceduto in quel punto e alla meglio mi feci ripulire con un coltello dall'attendente"...
Insomma, un libro speciale, particolare… che ci fa ricordare (con i dovuti distinguo) un certo Primo Levi… potente e disperato.