sabato 25 marzo 2017

Alla ricerca della felicità

 

Su "La Repubblica" della scorsa settimana, ho trovato l'ennesimo ricettario ad argomento la felicità.
Questo l'elenco proposto:
1. Abitare: vivere in piccolo. Un monolocale è più felice di una grande villa... attira meno ladri e crea meno preoccupazioni... mah!
2. Competere. Successo e denaro. Questa è la via per la felicità di molti di noi. Al riguardo molte letture...
3. Colorare. La moda dei libri da colorare, esplosa nel 2014. Forse tutto passa dalla ripetizione del gesto.
4. Accontentarsi. Hygge, un metodo danese che prevede di avere meno per vivere meglio. Piccoli piaceri che danno felicità. Forse è per questo che la Danimarca è il paese più felice al mondo? Godere delle piccole cose, molti libri al riguardo.
5. Coccolare. La felicità è un cucciolo caldo. Gli animali come compagni e dispensatori di felicità...
6. Tagliare. Norvegian Wood, libro norvegese di successo, unisce amore per la natura e piacere di fare a pezzi i tronchi... certo un modo originale, rispetto alla cura dell'orto di casa e dei fiori del balcone...
7. Riflettere. dal buddismo ai metodi di respiro, dalla riflessione alla concentrazione, ogni idea è buona per riflettere e ritrovare benessere.
8. Riordinare. il metodo KonMari, giapponese ovvio (lì lo spazio manca decisamente) per radunare le cose e metterle in ordine secondo diversi elenchi e tipologie... riordinare rende felici, ma anche il contrario...
9. Concentrarsi. libri sulla meditazione, yoga, relax... insomma pensare e pensarsi.
10. Curarsi. Manuali di running e di cura del corpo. Ma da qualche tempo è l'intestino che la fa da padrone! Rendi felice l'intestino (che pare sia più sensibile del cervello... quando si dice parlare alla pancia della gente)..
11. Mangiare. il cibo come via alla felicità. Mangiando si diventa immortali... così dicono.

Tante le ricette proposte, probabilmente tutte buone, oppure da mescolare a piacere. Tutte passano da un punto fondamentale: Conosci te stesso. E questa non mi sembra un'idea nuova.

venerdì 24 marzo 2017

Il simpatizzante

Sino ad oggi certamente il miglior libro dell'anno. Non a caso vincitore del Pulitzer 2016.
La guerra del Vietnam fa da sfondo a questa storia, ove il Capitano, un vietnamita (per metà figlio meticcio di un missionario francese) decide di fare il doppio gioco e divenendo filo americano ed un feroce oppositore ai Vietcong. Quando gli americani fuggono da Saigon, lui li segue e li spia.
Diviso tra il suo passato e la sua terra (ove é considerato un bastardo) e il futuro ed un Paese che non lo riconosce, il nostro si getta in ciò che sa fare meglio. Essere il primo in tutto e al tempo stesso non essere contento di nulla.
La spirale di violenza che percorre è quella dell'America. E di un'intera generazione costretta a fare i conti con sé stessa.
Perché è vero che se, come dice Hegel "la tragedia non è un conflitto tra il bene e il male ma tra due diversi tipi di bene", è anche vero che "gli slogan sono come abiti vuoti Chiunque può indossarli".
Procede così la vita del Capitano, tra incontri con il Generale (fuggito dal Vietnam e intenzionato a ritornarci), il suo amico Bon che ha visto morire la sua famiglia durante la ritirata, Man il suo amico, che resta con i Viet e riceve le sue informazioni...
Ma sarà possibile un giorno tornare? Anche perché "La speranza è un filo sottile, mentre la disperazione è spessa e densa come il sangue"... da Saigon a Guam, a Los Angeles e ritorno....Un forte richiamo ad una guerra persa, e che ancora brucia nell'animo statunitense.
E se la storia della Guerra la scrivono i vincitori (Goering), qui la scrivono gli sconfitti con libri e film... ed infatti, tocca anche al Capitano assistere alla realizzazione di un film (e anzi fare da consulente) ove gli americani civilizzatori si battono contro i selvaggi vietnamiti... e allora che fare? "Esistono situazioni di ogni sorta, nelle quali si dicono bugie allo scopo di raggiungere una verità che sia accettabile per tutti".... E' così che il travaglio del Capitano è quello di tutti i profughi... sino a fargli dire "mi ritrovai solo con i miei pensieri, che come tassisti imbroglioni mi portavano in luoghi diversi da quelli dove sarei voluto andare"... e ancora più amaro è il ritorno nella sua patria... catturato e rinchiuso in un campo di rieducazione, farà un'amara scoperta...

Lago d'Iseo

Diretti nel bergamasco, eccoci sul Lago d'Iseo, per l'esattezza sul ponte che divide Sarnico da Paratico. Lo attraversiamo e visitiamo il lungo lago, un mercatino di oggetti usati anima il luogo e sono molti i locali a passeggio.
Lo dico subito, la giornata è fredda e solo nel tardo pomeriggio si scalderà a dovere...
Bellissima vetrata che ospita un interessante ristorante vista lago..
L'amato acciaio Corten con la rappresentazione di giocolieri e funamboli.

Seduto tra l'erba? questi cespugli ricordano il nord Europa e affascinano assai.
Chi l'ha detto che il cane sia il miglior amico dell'uomo? Anche il porcello vuole la sua parte!
Libri intorno alla fontana... Da quando faccio i mercatini dell'usato, questi posti mi acchiappano.
Il più originale di tutti è questo signore che riproduce oggetti preistorici: coltelli, mazze, archi, decorazioni... bravissimo.
Le cime dietro il lago...
Meditazione...
Ma è un Pomodoro? Certo ci somiglia...
Ci spostiamo a Lovere... uno dei Borghi più belli d'Italia. Mizzega! e quelli più brutti allora come sono? Grande delusione...
Un padre della Patria, Savoia XIV, XV o salcazzo altro lo si trova sempre... quando abbatteremo questi inutili ricordi di una casata di codardi e cornuti?
Il Leone di San Marco ha gli occhi strabici... ma non per questo non affascina...
Grande consolazione è il pranzo... con i taglieri subito da me ribattezzati di Mordor, per le loro enormi dimensioni... se a fine pranzo mi avessero fatto le analisi del sangue avrei sicuramente perso la patente...

Life

Si candida come uno dei migliori film dell'anno, questo LIFE. Sarà per le riprese (che ricordano il bellissimo Gravity), o forse per la trama (che viceversa fa pensare ad Arrival per la necessità di comunicare)...
Certo questo nuovo conturbante alieno ce ne farà vedere delle belle. E tutta la trama è un incrocio di necessità, di desideri, di paure, di incomprensioni, di eroismo e incoscienza.
Tutti elementi di cui ognuno di noi è fatto.
Ma veniamo alla trama: la stazione spaziale internazionale è pronta! Sta arrivando dallo spazio una navicella che trasporta i primi campioni di materiale organico da Marte. E quale migliore laboratorio e "barriera" per sperimentare che non questo luogo?
Ecco i nostri astronauti, scienziati fare la conoscenza (ma è il termine giusto?) con Calvin, così ribattezzato dopo un concorso mondiale dai bambini della Terra.
Il problema è che Calvin cresce, interagisce e disturbato si difende e uccide.
Ma come comunicare? "non ci odia" dice uno degli astronauti, "ma deve ucciderci per sopravvivere".
L'incomunicabilità di Arrival è qui ancora più evidente. Perché se nel primo il tentativo era premiato, in questo non c'è modo di capirsi, e allora si torna agli istinti primordiali: uccidere per non essere uccisi.
Ma è mai possibile, contro un essere capace di tutto? Per non rovinarvi il finale nulla aggiungo.
E' Alien scrivono tutti! Anzi un plagio di Alien. Diciamo allora che è Alien senza denti... e se di plagio si parla è veramente ben fatto.
 

Racconti di Guerra

La guerra del Vietnam (e non solo) raccontata come solo Will Eisner è capace di fare.
Con i fumetti certamente, ma anche con ironia, con satira, con emozione.
Quando urlano, i personaggi di Eisner sembrano uscire dalle strisce... e ogni racconto ci restituisce la realtà meglio di tanti racconti.
Ma come ci arriva Eisner in Vietnam? Come disegnatore di istruzioni per assemblaggio di parti meccaniche e di mezzi militari... a dimostrazione che il disegno arriva ovunque... ma veniamo ai racconti:
 
L'ultimo giorno in Vietnam il maggiore che all'ultimo giorno di Vietnam, accompagna il corrispondente verso il fronte e rimane bloccato durante un attacco. Una gamma di emozioni, dall'ilarità al terrore puro... superbo.
Sul perimetro mentre tutto intorno è guerra, i corrispondenti prendono il sole sulla terrazza dell'albergo ed aspettano notizie per scrivere il loro pezzo. C'è chi è felice e chi si dispera.
L'incidente Verrebbe da dire che tira di più un pelo di ... che un carro di Vietcong! un militare al bar, mentre beve ricorda l'ultima avventura che lo ha ridotto tutto bene e cerotti. Un'avventura che non ha nulla di eroico... Dopo un rapporto fugace con una vietnamita, lei gli piazza un ordigno sotto il letto... uscito dal bar ne incontra un'altra e si ricomincia da capo...
Un giorno in Corea il racconto di un depresso che mentre ripercorre la sua vita di sconfitte cerca di abbattere una vecchina con un colpo di fucile... come a caccia!
Lavori pesanti Tutto muscoli e rabbia il nostro soldato. Ma poi si scopre che il suo tempo libero lo passa in un orfanotrofio a far del bene.
Croce al merito per George. George si ubriaca tutte le sere e tutte le sere presenta domanda per andare al fronte. Ogni volta lo salvano gli amici, facendo sparire la domanda. Sino a quando arriva un novellino e rovina tutto. Fatalità e rassegnazione.
Un sano disfattismo, una pervicace ironia, una rassegnazione tutta umana, una disperazione spesso mimata, questo è Eisner e questi sono i personaggi che si muovono nelle sue storie, sia che si trovino in mezzo ad una foresta, su un elicottero o imboscati in un ufficio al riparo da tutto il clamore...

martedì 21 marzo 2017

Ma perché?

Vedere questo sottoprodotto umano, felice per il selfie con il dittatore, ha un che di soprannaturale.
Non sai più cosa pensare. Che crolli il Parlamento con tutti dentro? Che la classe politica è la degna rappresentazione del popolo?
Questo signore NON mi rappresenta. Anzi questi due signori.
Certo che, se sino ad oggi, si poteva ridere di Razzi e delle imitazioni di Crozza a suo danno, ora siamo oltre. Per favore allontanatelo dall'Italia. Magari regalatelo alla Siria.

La grande scommessa

 
La grande scommessa, o "il grande scoperto" in inglese, è un film incentrato sulla bolla immobiliare americana, sul suo crollo e di come gli States abbiano letteralmente demolito l'economia mondiale.
Lo fa ovviamente dal punto di vista "eretico" di tre diversi personaggi, che resisi conto delle storture del sistema, decidono di indagarlo e di puntare contro di esso; mettendo cioè soldi a favore di fondi capaci di guadagnare in caso di crollo economico.
Quale sapore dolce amaro, nell'aver ragione! 8 milioni di persone senza lavoro, 6 milioni senza casa (magari gli stessi, magari no), chiusura di banche, negozi, intere città fallite.
Anche da lì parte l'attuale vittoria del buon Trump (e mi viene da dire, quale rimedio hanno inventato gli americani)...
Interessante come siano profetiche, le parole finali di Steve Eisman (interpretato da Steve Carell): se la prenderanno con gli immigrati, con i poveri, ed a pagare sarà il contribuente americano, certo non le banche.
Ripensando alla recente lettura di "Acrescita" mi viene da pensare che non solo è tutto vero, ma che l'economia mondiale si basi sul nulla... anzi peggio, sulla speranza che se il mercato cresce guadagno io e se va male perdi tu.... tipicamente americano.


Alla ricerca della felicità