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domenica 5 aprile 2026

War Machine


C'è una domanda che ogni spettatore dovrebbe porsi prima di premere "Play" su War Machine: ho voglia di pensare stasera? Se la risposta è sì, cambia titolo. Se la risposta è no, benvenuto — sei nel posto giusto.

Il film del 2026, diretto da Patrick Hughes, racconta di un gruppo di reclute durante l'ultima, estenuante fase di addestramento per le operazioni speciali, che si imbattono in una misteriosa macchina da guerra pronta a eliminarli uno per uno. Wikipedia Fin qui, tutto normale. Poi arrivano gli alieni. Come sempre, senza preavviso e senza portare nemmeno una bottiglia di vino.

Il regista Hughes ha confessato che l'idea è nata da un incubo ricorrente, dopo aver visto, alle due di notte in una cittadina rurale australiana, una squadra di soldati delle SAS che correva per la strada principale. Movieplayer Chapeau: molti di noi alle due di notte vedono solo il frigorifero, lui ci ricava un film. La creatività è distribuita in modo profondamente ingiusto in questo mondo.

Un titolo, due film

Vale la pena precisarlo subito, perché la confusione è dietro l'angolo: questo War Machine non ha nulla a che vedere con l'omonimo film del 2017 con Brad Pitt, anch'esso su Netflix. Nessun legame tra le due opere. Movieplayer Si tratta di un semplice caso di omonimia — come due persone diverse che si chiamano entrambe Mario Rossi, con la differenza che uno era una satira politica sull'Afghanistan e l'altro è un robot alieno che insegue dei ranger nel deserto australiano. Difficile confonderli, a meno che non si guardi lo schermo con un occhio solo.

Alan Ritchson: muscoli con un'anima (a noleggio)

Il protagonista è Alan Ritchson, già Jack Reacher nella celebre serie Prime Video, attore ormai stabilmente inquadrato nel cinema muscolare e nei personaggi fisicamente dominanti. LocchiodelCineasta Qui interpreta il soldato noto solo come "81" — perché dare un nome ai personaggi, evidentemente, avrebbe richiesto un budget extra. Il film insiste su un contrasto preciso: il corpo al limite, la mente costretta a restare fredda. 81 non è presentato come un eroe invincibile, ma come uno che guida perché qualcuno deve farlo. FilmTV È una sfumatura sottile, ma apprezzabile in un genere che di solito preferisce i protagonisti indistruttibili come i Nokia 3310.

Il cast si completa con Dennis Quaid, veterano di Hollywood con decenni di carriera, Esai Morales, Jai Courtney, Stephan James, Keiynan Lonsdale e Daniel Webber. BadTaste I vertici militari, come da tradizione del genere, osservano, decidono e restano fisicamente distanti dal fango e dal sangue — una distanza che emerge dal contrasto tra chi combatte sul campo e chi mantiene la divisa pulita. FilmTV Alcune cose non cambiano mai, né nei film né nella vita reale.

La macchina: poche parole, molta determinazione

Il vero antagonista è la macchina aliena, e bisogna darle atto di una coerenza ammirevole: non parla, non negozia, non esita. Studia, calcola, elimina. Ogni decisione dei Ranger diventa una variabile che l'avversario rielabora in tempo reale. FilmTV In pratica, il sogno di ogni capo ufficio. La macchina è realizzata con grande cura nei dettagli, risultando credibile e minacciosa. Ravengami Peccato che, ad occhio critico, ricordi in maniera evidente i robot del b-movie Robot Riot del 2020, seppur arricchita da qualche dettaglio tecnologico più raffinato. LocchiodelCineasta Insomma: un robot di qualità superiore, ma con chiari antenati di bassa estrazione.

Cosa funziona — e perché funziona

Diciamolo senza ipocrisie: War Machine non possiede una sceneggiatura particolarmente interessante né originale, e non approfondisce quasi nulla di ciò che mette in campo. LocchiodelCineasta Eppure funziona. Come? Grazie al ritmo. Il montaggio efficace e la regia solida sono ciò che permette alla pellicola di non annoiare lo spettatore: sia nella prima parte, immersa in un immaginario prettamente militaresco, sia nella seconda, dove il film si trasforma in un action fantascientifico dal sapore bellico. LocchiodelCineasta

Il film sembra uscito direttamente dagli anni Ottanta gloriosi, ma con tutta la potenza visiva del 2026: fantascienza, azione e intrattenimento puro. IMDb Hughes, d'altronde, si è ispirato dichiaratamente al filone dei "soldati d'élite contro minacce ignote" inaugurato da Predator nel 1987, modernizzando il concetto con temi di ansia tecnologica e intelligenza artificiale senziente. Movieplayer Nostalgia calcolata, insomma — ma la nostalgia, quando è ben confezionata, vende ancora benissimo.

Il verdetto

War Machine è un film che non chiede nulla al proprio spettatore, se non la disponibilità a sedersi e farsi sparare addosso adrenalina per 106 minuti. Offre una buona dose di azione adrenalinica, un protagonista che incarna l'archetipo dell'eroe americano, e un elemento fantascientifico che, pur semplice, riesce a intrattenere — senza cadere in buchi di trama evidenti. LocchiodelCineasta Non è cinema d'autore, non aspira a esserlo, e sarebbe disonesto giudicarlo con quel metro.

La pellicola sta registrando visualizzazioni da record sulla piattaforma Movieplayer — il che, nel 2026, dice qualcosa sul tipo di intrattenimento che il pubblico cerca dopo una settimana di lavoro. Non sempre vogliamo Bergman. A volte vogliamo un ranger muscoloso che mena un robot alieno in mezzo al deserto australiano. E va bene così.

★★★☆☆ — Divertimento onesto, ambizioni modeste, nessuna promessa infranta.



 

domenica 11 gennaio 2026

Dune 2


Rispetto al primo DUNE vediamo un crescendo di tensione, ma anche una liberazione finale che apre a nuovi episodi.

Denis Villeneuve completa qui il dittico iniziato nel 2021, e lo fa portando Herbert oltre la pagina scritta. Se il primo film era iniziazione, questo è consacrazione - e caduta. Paul Atreides diventa Muad'Dib, il messia che cavalca i vermi delle sabbie, ma Villeneuve non ci offre un eroe: ci mostra un uomo intrappolato nella propria mitologia.

Sociologicamente, è cinema raro. Il film smaschera i meccanismi del fondamentalismo religioso e del colonialismo con una lucidità che manca a gran parte della fantascienza contemporanea. I Fremen non sono il "popolo nobile" che attende la liberazione: sono un'arma che Paul affila consapevolmente, manipolando la loro fede Bene Gesserit per una jihad galattica. Chalamet interpreta questa ambiguità con sguardi che oscillano tra visione messianica e rimorso, mentre Zendaya - finalmente protagonista - incarna la coscienza critica che il film nega al suo "eroe".

Visivamente, Villeneuve raggiunge vette kubrickiane: l'arena Harkonnen in bianco e nero sotto un sole nero è puro espressionismo, le cavalcate sui vermi sono sublime comunione tra uomo e natura aliena. La fotografia di Greig Fraser trasforma Arrakis in un personaggio, ostile e sacro.

Dove il film vacilla è nel ritmo: la seconda ora perde mordente, schiacciata tra battaglie spettacolari ma prevedibili. E la complessità politica di Herbert viene talvolta sacrificata sull'altare dell'azione.

Ma Villeneuve ha compiuto l'impossibile: ha trasformato un tomo filosofico in blockbuster che pensa. Dune: Parte Due è fantascienza adulta che usa il genere per interrogarci sui pericoli del carisma, sulla violenza insita in ogni rivoluzione, sul prezzo del potere.




 

sabato 8 novembre 2025

Connessi a morte


In un mondo in cui la rete non è più solo contorno ma campo di battaglia, Michele Mezza ci conduce con "Connessi a morte" dentro la trasformazione radicale della guerra, dei media e della democrazia.
Con linguaggio agile ma rigoroso, l'autore rintraccia fatti geopolitici e riflessioni critiche; dalle esplosioni che cambiano una mappa militare al potere algoritmico che trasforma ogni connessione in un potenziale bersaglio.
La provocazione del titolo è il filo rosso del saggio: l'intimità digitale, la tracciabilità dei corpi, l'uso della tecnologia come arma - tutto smette di essere marginale.
La mobile war trasforma così il Web in un poligono di tiro permanente, dove ognuno può essere cecchino o vittima.
Mezza non si limita a descrivere: invita il lettore a sentirsi dentro il cambio di paradigma, a non ignorare la "negoziabilità sociale dell'algoritmo".
Pur trattandosi di un volume breve, il testo non sacrifica la profondità: l'autore riesce a portare il lettore dall'attacco terroristico alla manipolazione digitale di campagne elettorali, mostrando come la democrazia stessa sia in gioco.
Il contrappunto tra media tradizionali e nuove forme di potere digitale viene affrontato con efficacia e vivacità senza perdersi in tecnicismi sterili.
In definitiva "connessi a morte" è un saggio essenziale per chi vuole comprendere il presente senza illusioni: un invito a guardare oltre lo schermo e a domandarsi chi, oggi, comanda la comunicazione - e la vita - nell'epoca della cybersecurity.
Un libro che lascia il segno, tanto per professionisti quanto per lettori curiosi. 


Posizione 110 - Agnizione - Riconoscimento improvviso di un personaggio che determina un cambiamento nell'azione scenica o romanzesca. Riconoscimento dell'identità di qualcuno.

Posizione 129 - La connettività., quello spazio digitale in cui si ritrova la stragrande maggioranza di una popolazione, è oggi il punto di attacco che permette di pianificare una rivoluzione dall'alto, che autorizza un leader a creare il proprio popolo.

Posizione 358 - In questo gigantesco videogame selettivo sta mutando drasticamente la geometria dei poteri: la tecnocrazia prevale sulla democrazia, e nella tecnocrazia la datacrazia, ossia le élites che controllano la tracciabilità delle informazioni che rilasciamo, prevalgono in ogni percorso di decisioni private o deliberazioni pubbliche.

Pagina 1235 - contrariamente a quanto sostiene la visione ingenua, l'informazione non ha un legame essenziale con la verità e il suo ruolo nella storia non è quello di rappresentare una realtà preesistente. La sua caratteristica distintiva è la connessione più che la rappresentazione.
L'informazione é ciò che collega punti diversi in una rete. L'informazione non ci informa necessariamente sulle cose, organizza piuttosto le cose in una qualche conformazione.

Pagina 1392 - Ora la domanda che riprenderemo più avanti è: uno Stato può importare senso comune o, ancora peggio, principi etici e morali da un fornitore che ha allevato l'intelligenza che trasmette al suo cliente? E, se no, quali sono le procedure che possono assicurare un'autentica affinità del bot al contesto civile in cui è chiamato ad operare?
Abbiamo così individuato un tema fondante della politica, e dirimente per l'idea stessa di democrazia: natura e controllo dello Stato al tempo della riproducibilità del senso e dell'etica, avrebbe detto Walter Benjamin.
Proprio questa friabilità del nesso fra la struttura etica di una comunità organizzata e il senso comune che la unisce é la causa di quella crisi della democrazia rappresentativa che verifichiamo in Occidente.

Posizione 1396 - Proprio questa friabilità del nesso fra la struttura etica di una comunità organizzata e il senso comune che la unisce è la causa di quella crisi della democrazia rappresentativa che verifichiamo in Occidente.

Posizione 1850 - La domanda che ci siamo posti è: se al fondo di una menzogna umana c'é l'interesse di un individuo che tenta di divincolarsi da una stretta della realtà, al fondo della bugia di un algoritmo cosa c'é?

Posizione 2247 - Stefano Rodotà, l'insigne giurista, difensore della privacy, diceva che "non tutto ciò che è tecnicamente possibile è eticamente accettabile".







 

sabato 8 febbraio 2025

Tides


Tides non è solo un film di fantascienza post-apocalittica, ma una riflessione sulla condizione umana e sul destino della civiltà. La pellicola esplora il concetto heideggeriano di "esser-gettati" (Geworfenheit): l’umanità, dopo aver distrutto la Terra, si ritrova costretta a ritornare sul pianeta abbandonato, affrontando il suo stesso fallimento. La protagonista, Blake, diventa un’eco della dialettica hegeliana: il ritorno alla Terra non è solo fisico, ma anche simbolico, poiché l’umanità deve riconciliarsi con il proprio passato per poter costruire un futuro.

Il film sfida anche il concetto nietzschiano di eterno ritorno: possiamo davvero imparare dai nostri errori o siamo destinati a ripeterli? La società elitaria che si è trasferita su Kepler è solo una riproposizione delle disuguaglianze che hanno condotto alla rovina del nostro pianeta. In questa luce, Tides ci costringe a interrogarci sul progresso e sulla moralità delle scelte umane.


Diretto da Tim Fehlbaum, è un’opera che mescola atmosfere cupe e una fotografia desaturata per rappresentare un futuro in cui l’umanità, dopo aver abbandonato la Terra, si trova costretta a farvi ritorno. Il film si inserisce nel filone della fantascienza distopica, con chiari rimandi a Children of Men e Interstellar, ma senza riuscire a raggiungere la profondità narrativa di questi capolavori.

La regia è solida e la costruzione visiva efficace: le scene sulla Terra devastata sono suggestive e la desolazione è palpabile. Tuttavia, la sceneggiatura risulta a tratti prevedibile e i personaggi non sempre sono sviluppati in modo approfondito. Il messaggio ecologico e politico è chiaro, ma non particolarmente innovativo. Per gli appassionati di fantascienza distopica, Tides offre un’esperienza visivamente appagante, ma manca quel guizzo che lo renderebbe davvero memorabile.

due passaggi chiave

  1. La scoperta della fertilità della Terra
    Questo momento segna un punto di svolta nel film: la Terra, data per morta, dimostra invece di avere ancora un potenziale di rigenerazione. È una potente metafora della resilienza e della possibilità di riscatto. Da un punto di vista filosofico, questo ribalta la visione apocalittica iniziale, suggerendo che la natura possa sopravvivere nonostante la distruzione umana.

  2. Il confronto con i sopravvissuti terrestri
    Qui emerge il vero conflitto del film: il ritorno dell’élite da Kepler non è un gesto altruista, ma un tentativo di recuperare ciò che credevano di aver perso per sempre. La tensione tra i “ritornati” e i sopravvissuti è un chiaro commento sulle disuguaglianze sociali e sulla persistenza dell’oppressione. Il film suggerisce che, senza una riflessione etica, la storia dell’umanità è destinata a ripetersi.

Recensione raccolta da spunti in rete.

lunedì 20 gennaio 2025

Fly mt to the moon

Un film che celebra l'inganno dell'allunaggio facendo vedere il fake del fake. Geniale!
Se poi a questo si aggancia una romantica e bellissima storia... due primi attori di eccezione, per non parlar del terzo... spezzoni di storia vera e gag continue... beh allora davvero non ci si può lamentare.
Si ride, ci si diverte, si assiste all'inganno con cui si realizza l'allunaggio in uno studio.. poi qualcosa va storto e vediamo il vero (finto) allunaggio... il primato americano del capitalismo sul comunismo prevale e siamo tutti contenti.
Nel mezzo tutta la storia - davvero ben ricostruita - della preparazione dello sbarco sulla Luna da parte della NASA.
Film che merita di essere visto.. 


 

giovedì 1 agosto 2024

Bodies - Serie TV


Ancora salti nel tempo? Ancora paradossi temporali? Ma si, perché no?
Ed eccola qui la serie Netflix con un morto che viene scoperto in tempi diversi ma con modalità in tutto e per tutto analoghe nello stesso identico posto.
E in un giro completo della prospettiva, ognuno dei personaggi che in tempi diversi si troveranno a dover affrontare il caso, assisteranno allo stravolgimento della loro vita... scoprendo che non tutto è come appare a riuscendo a collaborare nel tempo per cambiare il corso della Storia.
Bello? Si, anche se qualche zoppia è evidente soprattutto verso lo stanco finale.

 

sabato 9 marzo 2024

El Conde


 El Conde è certamente un film geniale. Cosa c'é di meglio che trasformare un dittatore sanguinario in un vampiro? Sarebbe infatti totalmente errato lasciargli anche solo una parvenza umana... quella dell'umana fratellanza. Questo essere che, fintosi morto, si è ritirato nel nulla e continua a nutrirsi di esseri umani inseguito dai figli che vogliono i suoi soldi... 
Alle sue calcagna la Chiesa, che vuole ucciderlo certo, ma anche recuperare i suoi denari... intorno personaggi quantomeno discutibili... se non fossero in tutto e per tutto simili a noi.
Si ride per la capacità di umorismo, ma si riflette e parecchio su cosa è stata quell'immane tragedia vissuta dal popolo Cileno.
Quindi muori Pinochet, muori per sempre.

Spaceman


 Di fantascienza ne abbiamo vista tanta passare sotto i ponti. E tanta di questa narra di astronauti soli con i propri pensieri. Alcuni riescono a trasformare in azione il pensiero e ad attrarci al punto da diventare davvero un tutt'uno con i nostri temporanei beniamini.. altri riescono a renderci talmente antipatici i viaggi interstellari da farci odiare persino l'uscita serale del cane.
Spaceman sta in mezzo. Ha certo qualche appiglio di interesse da buttare qua e là ma alla fine cosa ci resta in mano? un alieno ragno che parla e mangia Nutella? un terreste pelle e ossa che ha lasciato la compagna incinta per l'unico suo desiderio.. scoprire lo spazio? 
E una astronave che funziona a sponsor? Ma quando mai si era vista?
Tra un pisolo e l'altro la vicenda si avvicina al finale. Eccoci in vista della nebulosa da dove ha avuto origine l'universo.. eccoci alla fine del viaggio. Ne è valsa la pena? Questo non lo sapremo mai... il cane intanto chiede di uscire.

mercoledì 1 novembre 2023

L'uomo invisibile


Partiamo dal punto debole del film. Il titolo! Averlo intitolato "L'uomo invisibile" ne ha tolto un buon 50% della suspence... ci ha già detto dove andremo a parare... ci ha insomma fatto leggere la terza di copertina o (una volta sarebbe accaduto) ci ha fatto sentire i commenti di chi usciva dal cinema al nostro ingresso.
Amen.
Detto questo, il film è davvero ben fatto, intelligente nelle rappresentazioni di questo stalker invisibile, acuto nel "non" rappresentarlo, geniale nel tragitto che ci porta al "non scontato" finale.
Di film con protagonisti uomini invisibili il cinema ne ha già proposti molti in passato... questo scuote il genere e ci fa davvero spaventare... con una protagonista brava, combattiva e piena di risorse... nonostante tutto.

 

domenica 27 agosto 2023

Benvenuti a Zombieland 2


E che forse dopo il primo - Benvenuti a Zombieland - poteva mancare il secondo episodio? Certo che no... e come tutti i secondi episodi, nasce legittima la domanda: meglio o peggio del primo? Novità o tradizione?
Il pregio di questa scelta cinematografica, sta nella capacità di prendere in giro, con garbo beninteso, i grandi miti americani. Nel primo episodio era stata la volta di Bill Murray ora nel secondo, tocca nientemeno che ad Elvis...
Allora... meglio il primo, senza dubbio. Detto questo, anche il secondo sa essere divertente, sa far sorridere, sa spaventare, riprende i punti forti del primo episodio, introduce nuovi divertenti personaggi... leggi tra gli altri la parodia dei due attori principali... insomma, non ci si annoia. La trama è quasi scontata... il viaggio per ritrovare una delle ragazze partite alla ricerca dell'avventura, la comunità Hippie, la squadra come valore aggiunto... gli zombie sempre più cattivi o fessi a seconda dei casi.. insomma... tanti piccoli tasselli che messi insieme rendono divertente questo numero due. 

giovedì 24 agosto 2023

Paradise

 Non è la prima volta che, nel mio peregrinare cinematografico, mi imbatto in film che narrano di tempo, di scambio del tempo, di gestione del tempo, insomma... se c'é una cosa che angoscia gli esseri umani (propensi per altro poi a sprecarlo) è il tempo...in ogni sua declinazione.
Nel caso specifico è quello che si può acquistare da poveracci compatibili, e che permette ai soliti ricchi ed alla solita società alquanto opaca, di mantenere giovani chi se lo può permettere... magari non andando troppo per il sottile.
Derubata ingiustamente di 40 anni di vita, la compagna di uno dei dipendenti dell'azienda ANON (o Anonymus), il di lui non si da pace ed arriva a decidere di rapire (per errore, la figlia della proprietaria) così da poterle sottrarre il maltolto... tra andirivieni, dubbi di coscienza, scambio di persone, terroristi e forze militari, la storia si dipana sino all'imprevedibile finale... che ovviamente non vi racconto..
La lingua batte dove il dente duole.. se però voi trovate il sistema fatemelo sapere... qualche annetto ancora mi piacerebbe godermelo in salute e giovinezza!
 

martedì 15 agosto 2023

Unknown - Soldati robot


Capita che, a fronte di una lettura (nel caso specifico l'era dell'intelligenza artificiale) il tuo canale televisivo ti proponga un documentario televisivo sullo stesso argomento.
Quello dei soldati robot, dell'intelligenza artificiale che sta prendendo il controllo delle nostre armi e delle strategie di difesa/attacco e che ovviamente sta cambiando totalmente il paradigma della Guerra e degli equilibri per come li abbiamo conosciuti sino ad ora.
Vincere questa competizione significa avere il predominio su ogni avversario, ma anche delegare alle macchine scelte che sino ad oggi erano in mano agli esseri umani... nel bene e nel male.
Gli aspetti - sottili - che fanno la differenza tra una guerra più o meno giusta ed una totalmente impersonale, ma non meno drammatica sarà una serie di 010101... prima di farlo, suggerisco ai nostri politici una profonda riflessione.

sabato 5 agosto 2023

65 milioni di anni fa (e non sentirne la mancanza)


Poteva andare peggio? Temo di no. Forse se fossero usciti cantando i 7 nani dal bosco, ecco lì sarebbe stato toccato il peggio.. oppure no, sarebbe stato un tale colpo di scena da rendere credibile il film.
Già era toccato a After Heart  fare lo schifo fantascientifico assoluto... ora, il primo posto viene, senza alcun dubbio, occupato da 65 milioni di coglioni (il numero dei fessi, me compreso che lo hanno guardato) o il numero appunto dei coglioni che si sono rotti guardandolo.
Mi ero fatto ingannare dal bel Adam Driver, attore a me gradito per altre ben migliori interpretazioni... certo non mi aspettavo la Morte Nera, ma manco questa terribile cagata.
Scusate l'uso dello scurrile (che non è né maiuscolo, né minuscolo e nemmeno gerundio)... ma davvero, quando ci vuole ci vuole. Ripercorriamo la vicenda..
Prima di noi, sulla Terra, pare ci fossero i Dyno-Sauri. Morale, prima che cadesse l'asterrrroide (come ama dire Zichichi-Crozza) che poi li avrebbe cancellati, arriva (suo malgrado, perché ci cade) l'astronave contenente dei crio-qualcosa umani, che ovviamente ci lasciano (quasi) tutti le penne... se ne salvano due.. il nostro Adam e una bimbetta linguo-compromessa.
Per salvarsi dovranno raggiungere una montagna su cui si trova la capsula di salvataggio (ma non mi dire) circondati da mostri cattivi ed affamati (ma non mi diree), con geyser pronti a soffiare acido (ma non mi direee) oltre a paludi con sabbie mobili (ma non mi direeee), alberi fragili, insetti feroci, ogni genere di insidia (ma non mi direeeee). Ed in mezzo i due che non si capiscono, non si parlano, non si rispettano. Entrambi privati degli affetti (nooooooo). Finale? Ve lo rovino? ma si dai, così evitate di buttare i soldi: arrivano sulla navetta, ma la navetta si ribalta, ma dopo, colpo di scena arrivano i tirannoqualcosa che ribaltano la navetta e quella può partire e si salvano e checcazzo potevano mica morire anche loro che la navetta poi non la guidava nessuno. Amen.

lunedì 13 febbraio 2023

L'ultimo uomo bianco

Un mattino Gregor Samsa, commesso viaggiatore, si sveglia da sogni inquieti e si ritrova trasformato in un immane insetto; anni dopo Anders, personal trainer in una anonima palestra di una città indefinita, si sveglia e scopre di essere diventato di un innegabile marrone scuro. L'incredulità presto cede il passo alla furia omicida: Anders si sente vittima di un crimine. "Un crimine che gli aveva portato via ogni cosa, che gli aveva portato via sé stesso".

Si scaglia contro la propria immagine allo specchio, si rimetta a letto sperando che quell'uomo scuro se ne vada, chiama al lavoro per dire che é malato, molto malato, più di quanto immaginasse, si aggira per la città e scopre che le persone che lo conoscevano, non lo conoscono più, e infine telefona a Oona.

Oona, giovane insegnante di yoga, sta provando a prendersi cura di sua madre e di sé stessa, dopo la morte del fratello gemello: fra lei e Anders si è da poco riaccesa un'attrazione nata tra i banchi di scuola, ma quando Oona passa da lui dopo il lavoro rimane di stucco di fronte all'uomo che apre alla porta, e sulle prima fatica a riconoscerlo.

Ciò che Oona e Anders ancora non sanno é che la trasformazione sta prendendo piede ovunque: tutte le persone bianche stanno diventando scure, e la tensione sociale continuerà a crescere, sfociando in risse, sparatorie, suicidi e sommosse, finché l'ultimo uomo bianco verrà sepolto e la bianchezza non sarà che un ricordo.

Hamid in un vortice di frasi che, come i personaggi che le abitano, sembrano sorrette da un disperato bisogno di stabilità identitaria, confeziona un romanzo di commovente lucidità sulla perdita del privilegio, un'opera in cui frustrazione e violenza si trasformano nelle promesse di futuro "a volte sembrava che la città fosse una città in lutto e il Paese un Paese in lutto, e questo si addiceva a Anders, e si addiceva a Oona, dato che collimava con i loro sentimenti, ma altre volte sembrava il contrario, che stesse nascendo qualcosa di nuovo, e abbastanza stranamente anche questo si addiceva a loro.

Come nella trasformazione del povero Samsa di Kafka, qui gli uomini bianchi, si risvegliano ad uno ad uno di un bel color caffelatte... con annessi e connessi... come fare ora i conti con questa nuova condizione? Vi sarà da impazzire, da uccidere ed uccidersi o, passato lo straniamento iniziale, cogliere l'occasione?

Con sottile ironia e una narrativa avvincente, Mohsin Hamid riesce a trascinarci in una vicenda che può apparire incredibile all'inizio, ma ha risvolti e aspetti con cui prima o poi occorre fare i conti... vi ricordate "Le intermittenze della morte"? Ecco, se la gente smettesse di morire, le società starebbero meglio o peggio? La religione? l'intera struttura su cui si reggono le principali regole che ci governano andrebbero all'aria! Ecco, immaginate una società (forse quella Statunitense più della nostra) ove, il diverso, il nero, diventi la normalità... e i bianchi destinati a sparire... un bel dilemma.


martedì 7 febbraio 2023

Dune


 Riedizione (con sicura serie a seguire) del celebre Dune del 1984 diretto da David Lynch... ritroviamo il pianeta deserto, popoli in lotta per le materie prime, cupidigia e tradimento... e valori da rispettare.
Un messia che si manifesta poco a poco, mentre una minaccia si concretizza mietendo vittime.
Immancabili i vermi giganti che solcano le pianure deserte e che colpiscono chiunque si avventuri senza precauzione.
Anche se molto onirico e in parte lento riesce a dar luogo ad un interessante crescendo narrando una fiaba senza tempo. Mi è decisamente piaciuto.


venerdì 14 ottobre 2022

Ad Astra


Puoi correre sino a Nettuno, ma gli spettri che ti porti dentro ti rincorreranno... anzi, ti precederanno.
Ancora il padre, ancora un figlio che considera il padre un eroe, che lo emula e che poi scopre che è tutt'altro.. una scelta estrema e un ritorno al quotidiano per riprendersi il tempo e gli amori perduti.
C'è molta solitudine in questo film.. i dialoghi sono rarefatti... come se tutto fosse sospeso... tra il detto e il non detto... ognuno ha un copione e lo porta a termine (suo malgrado) con errori piccoli e grandi.. non tutto è perfetto ma nessuno viene meno al proprio destino.
Per un'umanità che ha raggiunto i limiti del sistema solare, si pongono i limiti dell'umana fragilità... che di fronte all'immenso vacillano. Forse l'intera trama è riassumibile nello sguardo di Brad Pitt, mentre guarda attraverso l'oblò cosa lo attende.

 

venerdì 23 settembre 2022

Mattatoio n. 5


 Mattatoio n. 5 é la storia semiseria di Billy Pilgrim, un americano medio, un uomo qualunque con però l'eccezionale capacità di passare da una dimensione spaziale all'altra senza essere in grado di impedire la cosa, può trovarsi ora a Dresda durante la Seconda Guerra Mondiale, ora nello zoo fantascientifico di Tralfamadore dove è esposto come esemplare della razza umana.
Ma Mattatoio n. 5 è anche uno dei più importanti libri contro la guerra che siano mai stati scritti, autentica pietra miliare della letteratura antimilitarista.
Kurt Vonnegut trae ispirazione dalla sua personale esperienza bellica quando, fatto prigioniero dai nazisti, ebbe la ventura di assistere alla distruzione di Dresda, la Firenze del Nord, da parte deli Alleati.
Fu testimone di uno dei più terribili bombardamenti della Storia, sopravvivendo grazie al suo osservatorio molto particolare: una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita a deposito di carni, nelle viscere della città.
Quando alla fine uscì allo scoperto al posto di una delle più belle città del mondo c'era un ondulata distesa di macerie sopra un numero incalcolabile di morti.
L'unico modo per narrare questa esperienza, di per sé assolutamente indicibile, pare allora per Vonnegut quello visionario e di una comicità paradossale che sa affiancare con maestria sorriso e dolore, grottesco e leggerezza della fantasia.

Da tempo volevo leggere questo volumetto. Certamente mi aspettavo altro, di meglio e di più... una via di mezzo tra il comico, il Candido, la fantascienza, qualche momento di follia... la storia ha una logica, ma il metodo lascia a desiderare e le ripetizioni "Così va la vita" alla lunga stancano.

venerdì 29 luglio 2022

Tenent


Punire il passato dal futuro. Tenet (anzi TeneT) è questo. Fantascienza spericolata, ove metà del film anticipa quel che accade e metà lo conclude come una sfoglia aperta in due...
Capito questo, tutto sarà più intuibile. Ad un certo punto ci accorgiamo che quello che stiamo vedendo era già accaduto ma lo si vede al contrario... Se alcune scene sono davvero belle, la trama per un poco tiene bene, ma poi tutto va a ramengo e pur restando un film apprezzabile, cominciamo a non capirci più nulla... non capiamo perché improvvisamente il protagonista mandi quasi a quel paese la missione per un insano innamoramento nei confronti della moglie del cattivo... non ci spieghiamo certe azioni, che dovrebbero andare al contrario e invece ... boh... il finale appare scialbo, eppure le premesse c'erano tutte, per andare oltre il solito film. Bello? Alla fine si. Anche se manca un minimo di humor.

domenica 26 giugno 2022

The midnight sky


Nel 2049 la Terra è ad un passo dalla distruzione. Un astronomo malato, decide di restare alla base antartica in cui lavora piuttosto che nascondersi nel sottosuolo per salvarsi da una inevitabile guerra atomica... piano piano capiremo il perché della sua scelta e i legami che vi soggiacciono...
Interpretato e diretto da George Clooney, fa dei primi piani e delle emozioni non dette la cifra di un film che altrimenti dovrebbe essere annoverato tra i catastrofici...
Complice un ambiente spettrale -  il ghiaccio della calotta - ed uno vuoto - lo spazio stellare - tutto è demandato alle espressioni dei protagonisti... un equipaggio spaziale alla deriva ed uno scienziato in preda ai suoi demoni... mentre la Terra va verso la fine...
A poco a poco ci vengono dati gli elementi per capire e per accettare il finale, di speranza, nonostante tutto.

Spiderhead


Guardando questo film, si ha il timore che il racconto non si riferisca ad un futuro lontano, ma ad un recente passato... questo se si vive negli States, che tra l'altro hanno privatizzato il regime di gestione carcerario e che fanno della ricerca, ma anche del profitto, l'unico collante di una nazione oramai allo sfascio morale..
Non fa eccezione questo film, decisamente ben costruito, anche se scontato nel finale, in cui uno scienziato visionario manipola i carcerati, facendo loro credere di essere liberi (ah il famoso libero arbitrio, ma non voglio aprire un pippotto filosofico) mentre a mala pena paiono criceti nella gabbietta...
Alla ricerca di un farmaco capace di dominare le menti, il dr. Abnesti - cinico personaggio, con molte facce e molti segreti - sottopone i "suoi" carcerati a sperimentazioni farmacologiche che, in alcuni casi portano alla morte del paziente... ma non tutti sono disposti ad accettare la sempre maggiore mancanza di regole, e così una delle cavie, in accordo con uno dei carcerieri fa scoppiare il bubbone... finale discutibile e pasticciato... idea interessante.

 

Agamben - il libro