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giovedì 19 ottobre 2023

A fistful of lead


Western davvero atipico che ti getta immediatamente nella mischia. Pura azione senza preamboli... quelli li costruisce nel dopo, tanto da far assomigliare il tutto ad una commedia teatrale.
E non è un caso che la produzione sia inglese...qui il Pardo colpisce duro!
Dopo una rocambolesca rapina, alcuni banditi si accorgono di essere stati ingannati... sulle loro tracce uno sceriffo che si accompagna ad un improbabile squadra di inseguitori... oltre ad una donna in cerca di vendetta... la cui azione darà il là al film ed alla fine di molti dei cattivi...
La scuola di recitazione e l'interpretazione in chiave ironica del film si vede e in effetti può o meno spiazzare o piacere. Io l'ho trovata geniale.
Ogni singolo personaggio ha una sua personalità, i suoi tic e particolarità, una storia da raccontare... nessuno sopravanza e di volta in volta si toglie dalla scena come in uno scambio di parti. Che dire? il Western non smette mai di stupirci.. anche in una caverna buia.

 

martedì 31 gennaio 2023

il settimo sigillo


 Sulle rive di un inquieto mare incolore, il Cavaliere gioca a scacchi con la Morte.
L'ha incontrata al ritorno dalla crociata in Terra Santa, dove aveva creduto di poter trovare uno scopo alla sua vita nell'azione eroica al servizio di Dio.
E' tornato amaro e disilluso, con il cuore vuoto, abitato dai fantasmi della solitudine, tormentato dalle stesse domande con cui era partito.
Per questo ha chiesto una dilazione sfidando la Morte a una partita che sa di perdere, ma che gli lascerà forse ancora un'occasione per capire, per trovare risposte, per compiere almeno un'unica azione che abbia un senso.
E' la sospensione il tempo di questa sorta di "leggenda di ognuno", la stessa di quel "silenzio di circa mezz'ora" che avvolge il cielo nell'Apocalisse alla apertura del settimo sigillo; l'attesa di una rivelazione.
I vari personaggi, il Cavaliere, il quasi falstaffiano scudiero Jons, l'attore Skatt, il fabbro Plog e la moglie Lisa, il farabutto Raval, la strega bambina condannata al rogo, vanno incontro al loro destino sullo sfondo di quello scontro fra bianco e nero, luce e tenebre, bene e male, da sempre simbolo della storia umana.
Soli superstiti Mia e Jof, la felice coppia di giocolieri, e il loro bambino che incarnano quell'amore, quella semplicità delle piccole cose, quel frammento di serenità e di speranza che il Cavaliere riesce a sottrarre alla Morte.
Scrivendo una sceneggiatura dice Bergman, si vorrebbe avere a che fare, invece che con le parole, con qualcosa che somigli a delle note, si sogna una partitura che possa conservare il ritmo, il tono, ogni minima sfumatura di quelle visioni che sono la vera sostanza da cui nascono i film.
Ed è proprio l'inadeguatezza delle parole, la resistenza che offrono a tradursi in immagini, la loro provvisorietà rispetto alle soluzioni poi adottate che rendono la sceneggiatura del Settimo Sigillo indipendente dalla realizzazione scenica, restituendoci quella parte delle visioni che il cinema non può dare, i profumi, gli odori, i sapori o la malinconia del soldato che rotola sul mare nebbioso come un pesce gonfio d'acqua.

Da tempo desideravo leggere questo testo, preso, poi abbandonato, poi ripreso ed infine, in un pomeriggio divorato. Non risponde alle mie aspettative solo perché cercavo altro. Mi è chiara la logica e la finalità della narrazione, il dare un significato alla propria vita grazie ad una "bella morte"... una morte che serve a qualcosa, a qualcuno...

venerdì 28 dicembre 2018

The Greatest Showman


Bello, esagerato, fuori misura, senza tregua alcuna… (a parte alcune parti concesse alla lacrimuccia). Questo è il vero, bellissimo, giusto riconoscimento ad un uomo (Taylor Barnum) che ha fatto dello spettacolo, della esposizione del falso, dell'orrendo, del diverso, la propria forza. E che forza!
Per cui è giusto, dovuto, un film come questo. Addirittura un musical, e non quella pifferata di Lalaland… o come cavolo si pronuncia… un film ove i sentimenti si leggono, si sentono, si annusano, un film ove tutto è posto alla luce del sole e un sogno, un grande sogno… coltivato sin da bambino, diviene realtà.
E' la rivincita dell'arte popolare (quella che più tardi Andy Warhol avrebbe definito Pop) su quella alta.. ma non è sempre stato così? solo che quella nobile è scritta e quella povera tramandata… ma molto, molto più evocativa, potente, nascosta nelle pieghe del nostro vissuto, del mito, del non detto.
Barnum mente, sapendo di mentire, ma lo fa per amore dello spettacolo, della vita, dell'umanità espressa in tutte le sue sfaccettature… il diverso diventa curiosità e vanto, il ribrezzo è un biglietto da pagare per dare risposte alla curiosità, per superare la paura.
Se Barnum è sinonimo di imbroglio, questo è il miglior tributo possibile all'uomo americano, capace di trasformare in realtà i propri sogni, anche barando, se serve, pur di raggiungere il risultato. L'Adamo americano, ben rappresentato da Robinson Crusoe, trova qui la migliore descrizione possibile, ed il tutto in musica e buoni sentimenti. Da vedere.

lunedì 20 agosto 2018

il mondo è un teatro


A chi anche solo una volta ha potuto leggere o assistere ad una rappresentazione di Shakespeare, non potrà passare inosservato e sfuggire questo divertentissimo ed istruttivo libro. Innanzitutto perché è scritto da Bill Bryson, poi perché narra di un uomo particolare, uno scrittore, poeta, drammaturgo, manager teatrale quale è stato William Shakespeare, infine perché conosciamo un pezzo di storia della Gran Bretagna… e non un periodo qualsiasi… ma anzi uno particolarmente turbolento.
Una lettura che appassiona e che vola via in un soffio… Posso solo consigliarlo a tutti voi.
 

"William Shakespeare, il celeberrimo bardo di lingua inglese, ha lasciato dietro di sé milioni di versi e di parole, ma poco o nulla si sa della sua vita e della sua personalità.
La sua biografia è fatta di molte supposizioni, imbastite attorno a poche e frammentarie notizie certe.
Per esempio non esiste un ritratto sicuramente attribuibile a lui, abbiamo solo pochissimi versi scritti di suo pugno, alcuni studiosi addirittura dubitano della sua esistenza!
Bill Bryson attinge a questo guazzabuglio di notizie per rivelarci l'uomo che c'é dietro, ricostruendo non solo una biografia ma anche un'epoca -l'età elisabettiana  di profonda temperie intellettuali, di grande libertà di pensiero e di notevole sviluppo economico.
Andando a cercare le infinite curiosità che si annidano tra le pieghe di una vita, Bryson dipinge in queste pagine uno Shakespeare poeta di grande talento ed enorme inventiva, e creatore di molte espressioni in uso ancora oggi nella lingua inglese di tuti i giorni".


sabato 6 gennaio 2018

Educazione Milanese

Innanzitutto una considerazione personale. Ho faticato ad entrare nello spirito del libro. Forse perché non sono nato, né ho vissuto in una grande città... ed ho sempre visto i grandi fenomeni, come orpelli che non mi appartenevano... La stessa militanza politica, o è arrivata troppo presto, vissuta con inesperienza... oppure in età matura, ma in un'ambiente feroce che mi ha strapazzato mica male...
L'aver vissuto in tanti posti diversi, mi ha sradicato da una realtà cittadina o da un'ambiente urbano capace di darmi un senso di appartenenza e di contestuale affezione o di cogliere il senso del cambiamento.... E' stato un bene? Chi può dirlo. Mi ha sicuramente donato un'apertura verso il prossimo, forse dettata dal non sentire mai troppo forti i legami con una tradizione che, molto spesso, è solo paura dell'altro, difesa ad oltranza di uno status quo...
Che dire di questo libro? Milano c'é e si coglie nei suo paesaggi e nei suoi cambiamenti... ma più di questo vi è una biografia, un'appartenenza politica, un percorso scolastico e di amicizia che vira nel romanzo di formazione.
 
Vi è mai capitato di brancolare nel buio, nel non capire... nel non sentirvi in sintonia con quanto state leggendo? Ecco, a me è successo... a pagina 248, però, ho avuto un'epifania. Leggo e rimando al concetto.
"Eravamo completamente isolati dalla neve. La porta non si apriva. Dalla finestrella bassa entrava la luce filtrata dal chiarore della neve.... Quando riuscimmo ad aprire la porta e a scavare un passaggio nella neve con la pala, non ci altro che il bianco. Smise di nevicare, il cielo si aprì: il bianco scendeva fino al lago, bianchi erano i fianchi dei monti dell'altra sponda, illeggibili i sentieri.
Forse non ci saremmo più mossi di lì. Forse valeva la pena stare davanti a tutta quella maestà dell'ultimo inverno senza fiatare. Milano era in fondo al taglio basso delle colline, era la nostra città e il nostro destino, ma da lì eravamo certi che esistevano sospensioni del tempo che erano un privilegio senza aggettivi".
 
Ecco, ho colto l'attimo... ho ritrovato le stesse emozioni di un altro testo: La via incantata di Albino Ferrari, un breve passaggio che mi aveva emozionato... forse perché, come frequentatore di montagne, queste sensazioni le sento mie... questo mi ha convinto a concludere il libro, ad arrivare all'ultima pagina... rimuginando e rileggendo questo breve passaggio...
 
"Questa è una ricognizione autobiografica ed è il racconto della città che l'ha ispirata.
Si entra nella storia degli anni Cinquanta, l'infanzia nei nuovi quartieri periferici, con le paterne "lezioni di cultura operaia", le materne divagazioni sulla magia del lavoro sartoriale, la famiglia comunista e quella cattolica, le ascendenza lombarde e quelle leccesi, le gite in tram, le gite in moto, la morte di John F. Kennedy e quella di Papa Giovanni, Rocco e i suoi fratelli, l'oratorio, il cinema, i giochi, le amicizie adolescenziali e i primi amori fra scali merci e recinti incustoditi.
E si procede con lo scatto della giovinezza, accanto l'amico maestro di vita e di visioni, sullo sfondo le grandi lotte operaie, la vitalità dei gruppi extraparlamentari, il sognante Melting Pot sociale di una generazione che voleva "occhi diversi".
A questa formazione si mescola la percezione dell'oggi, il prosciugamento della città industriale, i progetti urbanistici per una grande Milano, le trasformazioni dello skyline, il trionfo della capitale della moda e degli archistar.
Un romanzo autobiografico magistralmente scritto, lo sguardo teso della visione: la storia di una città, di una generazione".

venerdì 13 ottobre 2017

Ma Otello era proprio scemo...

 
Altra abbinata che vede il testo scritto (Einaudi edizione 1956) e l'episodio teatrale, con un grande Anthony Hopkins, a confronto tra loro... Che gran differenza tra l'Amleto (il principe dei rammolliti), il Macbeth (il re dell'azione) e questo episodio che vede l'amore e la gelosia farle da padrone... con un Otello minchione ed uno Iago furbo ma non troppo... La vera protagonista (poveretta) è Desdemona, che paga doppiamente la sua scelta d'amore (e quando non accade).... ripudiata dal genitore per aver sposato Otello il Moro e uccisa dallo stesso per gelosia e senza alcuna reale colpa.
Grande Iago, anche perché il cattivo deve essere intelligente, scaltro, feroce, capace di usare il prossimo per i propri scopi... non c'é niente da fare... il minchione si trova sempre e a pagare è la donna (anche se Otello si uccide e se Emilia, moglie di Iago e servetta di Desdemona, riscatta l'universo femminile, svelando la menzogna)... Che dire? Anche se stemperato, rispetto ai precedenti drammi... Shakespeare ci lascia senza parole, per la profondità degli argomenti, per i testi attuali, per le bellissime e commoventi parole usate... A dimostrazione che i cattivi devono essere doppiamente capaci... mentre i buoni non necessitano di grandi intelligenze... Otello a Cipro viene truffato in ogni modo e la sua fine è giustificata dalla sua condotta...
"Chi è derubato e non si accorge che non ha più quello che li han portato via, non sa; e derubato non é. Di niente".
"il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro: ruba a se stesso chi si spende tutto in rimpianti vani". Mai parole (quelle del Doge) risultano più veritiere e feconde... la storia sta tutta qui... Furto d'amore, furto di fiducia, furto di speranza... immenso Shakespeare....

The Limehouse Golem

Visto in inglese sottotitolato, godendo così della lingua di Shakespeare (pur non capendoci un acca)... Bellissimo film, ambientato in una Londra spettrale, disperata e vogliosa... Teatro (finzione) e realtà (assassino e polizia) si mescolano con una capacità di attrazione morbosa incredibile.
Disperazione, ferocia, follia, ambizioni, redenzione... c'é tutto in questo racconto, che richiama echi lontani (ma neanche poi tanto) de "Lo squartatore" o del parigino Vidoq... un assassino imprendibile, un ispettore di polizia sensibile e osteggiato, una compagnia teatrale che nasconde ogni sorta di sordida follia... insomma non manca nulla per fare di questo film, un grande affresco di una Londra così vicina a noi e così persa nelle sue (oramai disperse) nebbie. Da vedere assolutamente.

martedì 26 settembre 2017

Amleto

A differenza del Macbeth ove l'azione precede il pensiero e il pensiero deve giustificare l'azione, ne l'Amleto l'azione è continuamente rimandata, l'idea di compiere qualcosa, qualsiasi cosa prevale sull'azione e l'inazione trova giustificazione e conforto nell'idea del dopo... Quando poi l'azione si manifesta, spesso non ha alcun collegamento con l'idea, con la congettura o il progetto... é azione improvvisata (vedi la morte di Polonio)... Amleto è il teatro, ed il teatro é Amleto... basti questo binomio a tutti noi per spiegare tutto.. "Essere o non essere... questo è il problema"... chi non ricorda questa frase, chi non l'ha sentita declamare qualche volta...
 
"Composta tra il 1600 e il 1602, Amleto è forse l'opera più nota di Shakespeare e della storia del teatro universale. La vicenda del Principe di Danimarca, a cui lo spettro del padre chiede di vendicarne la morte, uccidendo il fratello Claudio, che lo ha assassinato, gli ha usurpato il trono e ne ha sposato la moglie, ha messo a dura prova per secoli l'ingegno dei critici e degli interpreti.
Ciò che è certo è che la forza della "Maschera Amleto" , dietro la quale si cela il volto di Shakespeare stesso, è proprio in questo suo essere così ricca di sfumature, sfuggente e complessa, saldamente ancorata al suo tempo eppure capace di far risuonare le corte più profonde del lettore e dello spettatore di ogni epoca".
 
Il teatro può sembrare la forma d'arte più vicina alla vita, ma è anche quella che più, nel voler "simulare" la vita, ne fornisce un'immagine.
E' un romanzo sulla vendetta... questo Amleto.. ma una vendetta che non arriva mai... ritardo che è dato dal continuo riflettere su sé stessi e sul proprio essere rispetto al fluire del tempo e delle azioni altrui... una tragedia della conoscenza...
Amleto è il prototipo maschile di Cenerentola: il giovane Amleto è stato privato della sua eredità, in seguito ad un secondo matrimonio della madre e viene perseguitato dal patrigno che cerca di liberarsi di lui.. e viceversa...
Frasi come "c'è qualcosa di marcio in Danimarca"... piuttosto che "Vi sono cose in cielo e in terra Orazio, assi più cose di quante ne sogna la tua filosofia"... al più celebre monologo "essere o non essere" che hanno dettato un canone per il teatro mondiale... un racconto immortale.


domenica 3 settembre 2017

Macbeth

 
Che dire di Macbeth e del teatro di Shakespeare in generale? Che dire di un dramma che da 400 anni sa toccare così profondamente l'animo umano? Ammetto di essere stato da tempo attirato ed attratto da questo racconto e dal teatro più in generale... forse ci voleva proprio la recente trasposizione cinematografica per rendermi possibile l'approccio graduale... e così é stato.
Prima il film, poi il libro, ed infine la pièce teatrale con l'interpretazione di Nicol Williamson, Jane Lapotaire e Tony Doyle.
 
Ma andiamo con ordine:
 
il film: l'adattamento cinematografico (quasi) nulla toglie al racconto, anche se, qualche frase in più, qualche scena in più non sarebbero apparse fuori luogo. Nel complesso fantastico. A qualcuno potrà non piacere, ma Fassbender riesce davvero a cogliere la tragicità interiore del personaggio Macbeth e donargli quello spessore necessario a renderlo attuale.

 
 
il libro: in italiano, con testo inglese a fronte, un ottima traduzione ed un corredo biografico e note a corredo veramente ben fatte... in alcuni casi le note mi hanno aperto la visione di un mondo e di un modo di pensare che non conoscevo. (la foto l'ho scattata a Milano, in piazza Gae Aulenti).
 
 
il teatro: recitato certamente molto bene. Ma questo è uno strano teatro (almeno per me) ove, si aggiungono fondali e nebbie tali da renderlo simile ad un film... certo non vi è l'azione del cinematografo, la staticità del teatro è (quasi) assicurata... eppure rimango stupito... forse sono io che, digiuno al riguardo, mi ero fatto del teatro un'idea diversa. 
 
L'opera: Chi é Macbeth? Perché ci narra da lontano, una vicenda così vicina a noi, ai nostri canoni, alle nostre paure e limiti? Chi è questo eroe negativo? Ma è poi davvero così negativo? Oppure è solo imbrogliato/imbrigliato in eventi più grandi di lui? Non è forse qualcuno che, decide di giocare tutte le sue carte, sino all'ultima? sino alla fine? perché oramai non può più fare altro?
E che ruolo ha il fato, le streghe? e quale invece la convinzione, tutta umana, di essere nel giusto, nel dover inseguire il destino ad ogni costo?
L'attualità del Macbeth è certamente legata all'imperscrutabilità del futuro ed al bisogno tutto umano di superare questo ostacolo... quello di darsi certezze e quello di cogliere ogni possibile indizio positivo a cui aggrapparsi per dare sicurezza e sviluppo al nostro ego abbandonando le nostre paure.
Perché parlo di eroe? Semplicemente perché Macbeth nella sua ferocia, nel suo abbattere ogni ostacolo per raggiungere quanto gli è stato promesso, pone sé stesso, la sua stessa incolumità, quale ultimo dei suoi pensieri. E' disposto a tutto, compresa l'autodistruzione, pur di dare ragione alla promessa delle streghe. A differenza dei mediocri che lo circondano, non fugge, non gira in giro aspettando gli eventi, non si sottrae quando tutto gli è contro. Combatte sino alla fine. Muore, è vero! ma muore Re (ed in questo la predizione gli è stata onesta), muore combattendo (quale morte migliore), non fugge come tanti altri avrebbero fatto, vista la mal parata. E' umano ma anche superumano (come direbbe Nietzsche)... una bella gatta da pelare su cui riflettere. Perché Macbeth è attuale? Perché è umano e oltre, criminale e oltre, impuro e puro. Quanti di noi lo sono? Quanti saprebbero essere come lui? Grande ed attuale Shakespeare, senza alcun dubbio.
 

martedì 18 luglio 2017

Susa - il teatro

Nella scorsa visita a Susa, ero capitato nell'androne del Municipio, trovandomi di fronte la facciata del teatro e ne ero rimasto molto colpito...innanzitutto per il disegno tra il Decò e l'Impero (stile fascista per intenderci)... le due colonne con le aquile avevano fatto il resto... non ero andato oltre.
Questa volta, non so per quale motivo, ho provato ad andare oltre, ho trovato un pertugio aperto... probabilmente una via di fuga, non vi erano cartelli di divieto e mi ci sono avventurato... trovandomi di fronte a questo capolavoro.
Pare che il teatro sia stato utilizzato sino agli anni '80 del secolo scorso per poi essere abbandonato... vedi anche il crollo del boccascena... per fortuna qualcuno ha pensato bene di fermare il degrado coprendo il tetto con una struttura provvisoria per riparare il tutto dalle intemperie...
Quel che si vede lascia a bocca aperta ed al tempo stesso intristisce... sembra che il tempo si sia fermato....
Le maschere del teatro lassù in alto....
gli ingressi ai palchi...
Curiosità... una poltroncina, la biglietteria....
il segnale luminoso che avvisava dall'esterno ... primo tempo, secondo tempo, intervallo.... 
 Non manca il primo soccorso.... mentre il portone del Municipio anticipa con il bastone di Asclepio incrociato con un mascherone, due ali, fulmini e saette... cosa ci aspetta appena dentro.... una magnifica scoperta!  L'immagine sottostante l'ho trovata in rete e si riferisce al progetto di recupero dell'edificio... speriamo di ritrovarlo la prossima volta in migliori condizioni...
 
 

lunedì 12 giugno 2017

Florence

Semplicemente strepitoso. Meryl Streep (adeguatamente ingrossata) e Hugh Grant (più arzillo del solito), senza dimenticare Simon Helberg nel ruolo del pianista Cosmé McMoon, realizzano un autentico successo...
E' così che la storia (vera) di Florence Foster Jenkins, mecenate americana, che accompagnata dal marito, l'inglese St. Clair si lancia in prove canore, che solo a lei appaiono sublimi, mentre nella realtà riscuotono ilarità di ogni tipo.
E' solo grazie al marito, che la protegge e coccola, Florence non si rende conto dei suoi limiti e, quando decide di esibirsi al Carnagie Hall l'esito non può che essere che disastroso, causando la morte (per crepacuore) della nostra cantante...
Hugh Grant è a dir poco eccezionale, nelle dimostrazioni d'affetto, nel suo doversi dividere tra consuetudine ed affetto e desiderio di amore giovanile... così come lo è quando si lancia in danze scatenate o minaccia, corrompe, circuisce e trasforma la realtà a beneficio della sua cara.
Le scene d'affetto commuovono, le scene di canto scatenano l'ilarità, la scenografia è perfetta, lo spettacolo è assicurato... Vediamo persino un Arturo Toscanini idolatrato e con le pezze al culo... insomma, lo ripeto Strepitoso!

domenica 29 maggio 2016

Giorgio Albertazzi

Un altra icona dell'arte ci lascia. In questo 2016 destinato alla decimazione di pubbliche figure...
Non che gli altri anni siano andati meglio. E che morire dobbiamo tutti. Solo che quando ci fai caso, la serie ti lascia con l'amaro in bocca.
Nonostante i suoi oltre novant'anni, è grande la perdita di questo attore di teatro che ha attraversato tutto il Novecento, con i suoi pro e i suoi contro, ma sempre a testa alta e con schiena diritta.
Già tra i militi di Salò, non rinnegò mai la sua scelta.. di quella parte d'Italia, che persa la guerra ebbe l'onta di appartenere alla parte cattiva della Storia.
Nemmeno la sua successiva scelta di militare a sinistra lo liberò da certe accuse, che lui con il passare degli anni, e l'allontanarsi del pregiudizio ha ripreso a difendere.
Una vita per il teatro ma anche immerso nella storia di questo Paese. Per l'aborto e il divorzio, per l'arte: sue magistrali interpretazioni "Memorie di Adriano" innanzitutto.
Tante le donne amate, come un inno alla vita di questo italiano.
RIP

lunedì 29 febbraio 2016

il dottore dei matti...

Metti una sera a Taino a vedere "il dottore dei matti" riadattato e ridotto in due parti, interpretato da molto volenterosi anziani in pensione e decisi a vendere cara la pelle. Ecco, mi dico che non c'è limite alla voglia di fare se ci credi, ci metti te stesso, vuoi comunque combattere. Bravi.




Agamben - il libro