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giovedì 19 ottobre 2023

A fistful of lead


Western davvero atipico che ti getta immediatamente nella mischia. Pura azione senza preamboli... quelli li costruisce nel dopo, tanto da far assomigliare il tutto ad una commedia teatrale.
E non è un caso che la produzione sia inglese...qui il Pardo colpisce duro!
Dopo una rocambolesca rapina, alcuni banditi si accorgono di essere stati ingannati... sulle loro tracce uno sceriffo che si accompagna ad un improbabile squadra di inseguitori... oltre ad una donna in cerca di vendetta... la cui azione darà il là al film ed alla fine di molti dei cattivi...
La scuola di recitazione e l'interpretazione in chiave ironica del film si vede e in effetti può o meno spiazzare o piacere. Io l'ho trovata geniale.
Ogni singolo personaggio ha una sua personalità, i suoi tic e particolarità, una storia da raccontare... nessuno sopravanza e di volta in volta si toglie dalla scena come in uno scambio di parti. Che dire? il Western non smette mai di stupirci.. anche in una caverna buia.

 

venerdì 4 febbraio 2022

The harder they fall


L'eresia è una forma d'espressione che presuppone una conoscenza maniacale dell'argomento per il quale si è deciso di sporcarsi le mani. Non fa eccezione questo Western decisamente atipico... composto da soli attori neri (i bianchi fanno gli NPC della situazione e vivono nelle loro distinte città), la colonna sonora (fantastica) è un mix di reggae, rap, rock a metà tra un videoclip ed un concerto giamaicano...
La trama ha poi un che di edipico, perché sempre da lì arrivano i cattivi... poche storie, la Grecia antica aveva già detto tutto.
Si inizia con la morte di una famiglia decisamente per bene (un pastore, sua moglie, il figlio che viene segnato in fronte con una croce)... da parte di un vero delinquente... Rufus Buck... passano gli anni e siamo all'epilogo della caccia scatenata dal bimbo (ora cresciuto e diventato il bandito Nat Love) che, ucciso il penultimo avversario (Rufus è chiuso a Yuma) decide di tornare a chiedere la mano della sua amata Stagecoach Mary.. e rivedere i suoi accoliti... ma, c'é sempre un ma... una rapina alle persone sbagliate, la liberazione di Rufus (con tanto di assalto al treno) e una città da liberare... Tutti i personaggi sono tosti, a prescindere dall'età e dal sesso... tutti sanno cosa rischiano eppure non si tirano indietro... in uno scambio di alleanze e di fronti... una battaglia senza esclusione di colpi, con sorpresa finale (che non vi rivelo e che non capirete sino alla fine). Bello? Altroché!


mercoledì 26 gennaio 2022

Django Unchained

La cosa divertente dell'intera vicenda di Django Unchained (oltre al cameo del grande Franco Nero ed all'apparizione del regista stesso, Tarantino, nei panni di un guardiano di schiavi) è certamente la capacità di scimmiottare il cinema western italiano (che a sua volta ha saputo scimmiottare quello Yankee, smarcandosene talmente bene da diventarne una nuova realtà).
Se si prende atto di questa azione incredibile, al netto della colonna sonora, della storia anti razzista, alla bravura degli attori (tutti di prim'ordine) dobbiamo dare atto che Tarantino regista resta un genio... aver fatto diventare speciale un genere che, da noi, aveva oramai superato il viale del tramonto... 
Resta così una storia godibilissima... quella di Django, che passa dal ruolo di schiavo a quello di libero cacciatore di taglie (di bianchi) a truffatore di un latifondista nel profondo sud ed infine a schiavo e poi... non vi racconto il finale. 
 

martedì 21 dicembre 2021

La ballata di Buster Scruggs


Che dire? Dove li metti, i fratelli Coen riescono a tirare fuori il grottesco, il folle, l'anarchia di ogni narrazione. Prendiamo il West... sacro agli americani, chi mai avrebbe pensato ad una simile parodia? Sarebbe come se da noi si facesse un musical sulla prima guerra mondiale sulle Alpi a cacciare gli Austriaci... Ovvio che a qualcuno si storcerebbe il naso! Immaginate la Meloni... "Patriotiiiii" mamma mia... invece negli USA, patria folle di menti insane, eccola li, la parodia dei bei tempi andati.
La grande capacità dei due Coen, sta nel fare cultura senza farsi notare... intelligente il passaggio dal libro al racconto al film... un filo rosso che demanda alla cultura orale, quella della frontiera, al cinema vecchia maniera (siamo tutti debitori della diligenza di Ford) all'impiccagione, all'assalto alla banca, alla carovana di poveracci che viaggia verso l'Est, agli indiani, alla sfida nel saloon, al pistolettata in strada... ai cercatori d'oro... ma sopra tutti ci lascia senza parole la parodia dello spettacolo viaggiante... ove (spoiler) il povero attore (privo di arti ma dotato di una lirica incomparabile) viene soppiantato (letteralmente nel fiume) a favore di una gallina... una goduria per la vista. Forse il miglior film visto quest'anno.

domenica 7 febbraio 2021

Gli Spietati


Clint Eastwood regista ed attore principale di un western niente male... ove ovviamente, la morale si nasconde nelle pieghe dell'animo umano... e va cercata con molta attenzione, togliendo di mezzo la tentazione di parteggiare per l'una o per l'altra parte... 
Ma partiamo dal principio.
Due mandriani vanno in un piccolo villaggio di frontiera per divertirsi e uno di loro sfregia una prostituta... le altre, prima chiedono giustizia, ottenendola ma riconoscendo nella stessa un loro valore residuo (Marx parlerebbe di presa di coscienza della lotta di classe), le prostitute capiscono che agli occhi degli uomini loro valgono meno delle vacche da allevamento... così raccolgono una colletta e lanciano una taglia... i due vaccari nella realtà non sono ne peggio ne meglio di tanti altri... ma una taglia è una taglia.... e così lo sceriffo del paese di Big Whiskey (un grande Gene Hackman) che vorrebbe solo mantenere la pace, si trova a dover fronteggiare l'arrivo di balordi che vogliono riscuotere... tra questi, il raccogliticcio trio formato da un pistolero alle prime armi (e pure miope), un afroamericano Ned e il suo amico William Munny un feroce ex pistolero, famoso per la sua efferatezza... quest'ultimo, da anni ha smesso di bere e di delinquere, ma morta la moglie e dovendo crescere i piccoli figli ha bisogno di soldi...
Dopo un primo scontro con lo sceriffo, dove Munny ha la peggio, i tre riescono ad uccidere il primo dei due vaccari, ma Ned, che non riesce a calarsi nel ruolo dell'omicida lascia... verrà catturato, torturato ed ucciso dallo sceriffo... questa azione scatena la rabbia di Munny... il quale ripresosi, torna al villaggio e ... 
Un western ove la violenza è regola, l'occhio per occhio il metro, dove il perdono non esiste ed anzi la morte è l'unico giudizio accoglibile... ove le persone ottengono una presunta e temporanea giustizia, salvo accorgersi che la loro vita di stenti non è cambiata di un millimetro... forse da questi film Hume, Hobbes e gli altri filosofi del 1600-1700 avrebbero trovato linfa vitale per ribadire che l'uomo è lupo dell'uomo e che solo uno Stato forte, con regole certe, da garanzia di una vita, se non proprio felice, almeno dignitosa... e che dire poi delle prostitute? La loro presa di coscienza, il loro riconoscere come necessaria una sorta di proto-lotta di classe, come argomentato da Marx, l'esistenza di un lumpen-proletariat che vuole giustizia...tutte cose su cui riflettere... e dopo questo pippotto filosofico-politico-sociale vi lascio al trailer.



domenica 25 ottobre 2020

Tex - I tre fratelli Bill


Perché? Perché ci sono cascato ancora? Perché mi sono lasciato ingannare dalla mia passione e come un innamorato deluso ma mai domo, ritorno alle origini sperando... sperando cosa? un bel niente, anzi peggio! La prima impressione è che in casa Bonelli si sia a corto di idee... La seconda è che chi scrive i dialoghi abbia avuto un ictus, la terza è che se, per tenere in piedi (parola grossa) oltre 276 pagine di narrazione, si sia costretti a dar fondo a tutti i topoi  possibili ed immaginabili (la grotta, il ranch chiuso tra le rocce, il corso d'acqua navigabile ma con il trucco, gli stessi tre Bill con la loro lacrimevole storia (quello cattivo, quello spaccamontagne, quello rubacuori) ma che è? Na favola?
Farli incontrare con Tex e i suoi poi... cercando una labile scusa per tenere in piedi una trama ballerina e quanto mai incredibile nella sua impossibilità... scusate signori ma questo fumetto andrebbe venduto come le sigarette... con la scritta "nuoce gravemente alla salute mentale"... va bene affidarsi alla fantasia, all'ignoto, all'imprevisto... ma qui non vi è nulla di tutto questo... e anche dove si cerca di affondare a piene mani nell'immaginario della Frontiera, eh cari miei... ne viene fuori un paciocco..

"Nel leggendario mondo del West, non quello reale, bensì quello della fantasia, erano molti gli eroi che cavalcavano sotto le stelle. 
Oggigiorno per fortuna, restano ancora saldi in sella Tex e i suoi pards, ma alcuni decenni or sono si sarebbero trovati in nutrita compagnia, sia nelle edicole che al cinema e in TV.... ma dove sono i cowboy di una volta? 
Beh, se potessimo, con la Delorean di "Ritorno al Futuro", ritrovarci insieme negli anni Cinquanta del secolo scorso scopriremmo che molti di quegli eroi del passato erano nati dalla penna di Gianluigi Bonelli.
Due di loro, El KId e Yumakid, sono stati onorati di una riedizione nel nostro "Avventura Magazine"; si noti che il nomignolo kid (ragazzo) andasse all'epoca molto di moda, tanto che un ennesimo KId lo troverete tra le pagine di questo volume, il minore dei fratelli Bill.
Già, ai fratelli Bill, strepitosa famiglia di avventurieri ideata da Bonelli abbiamo voluto dedicare un diverso tipo di omaggio, facendoli addirittura rivivere in un'avventura tutta nuova, in compagnia degli altri loro "fratelli di carta" Tex e Carson.
I vulcanici Black, Sam e Kid furono pensati da Bonelli come una versione letteraria di tre famosi attori western, i primi due ispirati a classici eroi di John Ford, ossia John Carradine, il giocatore di "Ombre Rosse.. e Victor MacLen il ruvido sergente Quincannon de "I cavalieri del Nordovest" e il terzo al giovane, tormentato e moderno divo del "Fiume Rosso" di Howard Hawks. Costituiscono quindi una romantica "summa" del West che non c'é più.... insomma i tre fratelli Bill sono tornati e cavalcano ancora con noi" (tratto dal libro).


lunedì 24 febbraio 2020

La cavalcata del morto

Ed eccoci alla leggenda de "el hombre muerto": un cavaliere senza testa che nell'arroventata terra di confine fra il Texas meridionale e il Messico spaventa i pochi folli che ci si addentrano.
Non bastassero bande di Apaches e Comanches, rapinatori, razziatori di bestiame, trafficanti d'armi e di whisky, cacciatori bianchi di scalpi indiani… insomma, il rischio di lasciarci la pelle era altissimo, senza contare l'eventualità di venire sbranati dalle belve selvatiche, morsicati dai serpenti a sonagli, contagiati da qualche malattia infettiva, ridotti allo stremo dalla fame e dalla sete.
Lo spirito di un vaquero messicano?
Un fantasma, un demonio?
Nel 1850 questo essere si aggirava davvero nel Texas… e senza testa!
 
E, come non rammentare il più recente riassunto cinematografico de "il mistero di Sleepy Hollow" ove il fantasma di un soldato dell'Assia, privo di cranio (mozzato da un colpo di cannone) che tutte le notti si aggirava nel campo di battagli alla ricerca della sua testa, viene manipolato per uccidere e intimorire?
Insomma, come non accettare che, certi luoghi, non possono prescindere dal lugubre, dal mistero, dal terrore e dal soprannaturale?
In questo caso é dato a Tex e soci il compito di svelare il mistero e riportare razionalità in un "non luogo", quale è la frontiera… il come lo scopriremo leggendo il racconto.

domenica 16 febbraio 2020

La Giustizia di Tex - 2

Come tutti i fascicoli o volumi che raccolgono altre storie è un attimo ritrovarsi con un titolo in tutto e per tutto uguale ad un altro, anzi ad un'altra raccolta… con il risultato di non raccapezzarsi.
Ma si sa, con il nostro eroe siamo abituati ad ogni colpo di scena.. anche al doppione… stesso titolo vicenda diversa (per fortuna)… anche qui i parla di giustizia, di quella di Tex ovvio, che, come si dice dalle mie parti, è "tagliata giù con il pioletto"... ovvero può piacere oppure no, ma è quella che si manifesta di fronte ad una palese ingiustizia, sulla base però in un sentimento che non è sedimentato.. con tutti i rischi del caso.. è divertente leggere e pensare di giustizia, questa in particolare, dopo aver letto il Beccaria o vedere come si accapigliano i nostri politici per la prescrizione o sul terzo grado di giudizio… non sono dettagli da poco.. e se anche non ci interessiamo, ci riguarda..
Francamente preferisco l'attuale incompleta giustizia a quella di Tex, o dei suoi avversari.. non potendo attendere l'eroe di turno, mi appello ad un giusto processo.
La trama: un indiano viene accusato di un duplice efferato omicidio e... come si sa, nel West la giustizia a volte la si fa da sé.. con un bel linciaggio.
Ma interviene Tex che sventa lo scaldarsi eccessivo degli animi e indaga… scoprendo una verità sconvolgente… ma sotto gli occhi di tutti: avidità.

sabato 15 febbraio 2020

Le iene di Lamont

 
Non è la prima volta che Tex "scende in città"... lo ha fatto in altre occasioni, creando condizioni terribili, altre inquietanti, altre ancora esilaranti… sempre tuttavia, importando i suoi metodi, quelli che aprono tutte le porte e come minimo fanno alzare qualche sopracciglio nel civilizzato mondo urbano.
Qui sta il primo elemento straniante, quello in cui Tex e i suoi pards sono visti come un gruppo di zotici che senza alcun rispetto per le regole del bon ton si abbuffano di bistecche e patatine (annaffiate di birra), portano seco un indiano, divenuto oramai occasione di razzismo e curiosità (quindi si odiati, ma al tempo stesso rari al punto da esser guardati con una sorta di voyeurismo), alzano le mani ad ogni buona occasione (e vanno in galera per questo) e altrettanto facilmente estraggono le colt per riportare ordine e giustizia.
Prende però una lieve piega da legal-thriller questo "Le iene di Lamont", ove il cuore della vicenda è un'eredità maldestramente sottratta ad una bella ragazza, cosa oggetto di un brusio di malelingue e dicerie che però non si concretizza in azione alcuna.
Quale il risultato? Che il casuale passaggio di Tex smuove le acque al punto da agitare il "cold case" e riportare il caso di fronte ad un tribunale.
Senza per questo far venir meno gli ingredienti principali di ogni storia del nostro… scazzottate, agguati a suon di fucilate, pedinamenti, la solita cricca di furbi, (oggi si chiamerebbe cupola) i bovari ignoranti, le brave persone ignave e timorose di Dio… Amen!


sabato 22 dicembre 2018

Almanacco del West 2003


Così come per l'Almanacco del West 2000, anche questo numero é suddiviso in differenti spazi: il primo dedicato ai film dell'anno appena trascorso, il secondo alla letteratura recente e passata, il terzo agli attori e registi che si sono cimentanti nel genere western e che ci hanno lasciato, una parte centrale dedicata al fumetto di Tex, una monografia dedicata a Gary Cooper e due ultime parti, una per i "Buffalo Soldiers" ed una per "Pecos Bill".
Partiamo per praticità con il fumetto dedicato a Tex, solido spartiacque tra la prima e la seconda parte di articoli.
La storia segue la solita consolidata ed inossidabile trama: Tex all'inseguimento di uno o più (questo è il caso) delinquenti, incappa sulla sua strada con una mezza tacca, un ladro di cavalli, baro al gioco, piccolo furfante che, temendo di essere inseguito da Tex si da alla fuga, causando però una serie di danni… il primo è quello di riportare il cadavere di un bandito assai peggiore di lui a Fargo per incassare la taglia, trascinandosi dietro le ire della banda medesima…
il secondo quello di mettere in mezzo tutti gli abitanti della piccola cittadina, che vedono in lui un salvatore, mentre non è altro che un pavido.
Come può finire una storia che vede Tex come semi-protagonista? Ma bene! Ovvio!
Difatti, i due involontariamente si trovano uniti nello scontro finale, ove la moltitudine di banditi viene decimata, il pavido mezzatacca riabilitato e... trova anche l'amore! Che dolce! Puah…
Ma veniamo a cose più serie. Sia il pezzo su Gary Cooper che quello sui "Buffalo Soldiers" merita di essere letto e conosciuto. Il primo, grandissimo divo del cinema. Diventa attore per caso, diventa Divo per bravura.
Per i neri che combatterono con la divisa americana, prima contro il Sud, poi contro gli Indiani e infine contro Nazisti e Vietcong, la storia si fa più difficile… ed anche il presunto Happy Endings è tutto da dimostrare… visto quando hanno dovuto subire i neri d'America.
Forse anche per sdrammatizzare questa storia, il volumetto si conclude con il mito di Pecos Bill… nato intorno al fuoco del bivacco di cowboy e coloni, cresce fulmineo sino a diventare realtà e ovviamente… fumetto! Un personaggio si inesistente, ma tuttora noto. Alla prossima!

giovedì 20 dicembre 2018

Almanacco del West 2001

Per un certo periodo (ora non saprei dirlo, magari c'è ancora ma non lo trovo in edicola, o semplicemente non l'ho più cercato), oltre ai soliti fumetti mensili, veniva proposto questo "Almanacco" a cadenza annuale, con la volontà di rappresentare, nel suo insieme e nelle varie arti (cinema, letteratura, fumetti) il mondo western.
Questo numero si riferisce al 2000, anno in cui, tra gli altri pochi film, uscì "il Patriota" con Mel Gibson e "Pallottole Cinesi" con Jackie Chan e Owen Wilson. Due differenti storie; da un lato il patriottismo spinto, dall'altro la risata facile…
C'è poi tutta una parte dedicata allo scrittore Cormac Mc Carthy ed alla sua "Trilogia del West", una rivisitazione in chiave moderna del mito e delle nefandezze del Far West e dintorni…
Molto interessante l'epica dedicata al difficile rapporto tra Hollywood ed indiani d'America, selvaggi, cattivi, a volte utili idioti, solo con la contestazione del '68 (idem per i neri se solo per quello) riabilitati e riconosciuti.
Il tutto con al centro il fumetto dedicato a Tex, una storia scialba, tirata per i capelli, un mix tra Scotland Yard e Jack Lo Squartatore, un villaggio di babbei con un furbissimo assassino… una trama che si conclude in modo penoso e sdolcinato"... Bah.
 

giovedì 13 dicembre 2018

Le frontiere di carta


"Questo piccolo libro, esce in stampa in concomitanza ai festeggiamenti per i 50 anni del fumetto western per eccellenza in Italia: Tex.
In questo volume, redatto da alcuni tra i più competenti studiosi italiani di nuvole parlanti, abbiamo voluto ricostruire, una piccola storia del fumetto western.
Al contrario di quanto è successo sul grande schermo, il mito della Frontiera si è conquistato uno spazio decisamente marginale nell'immaginario fumettistico statunitense.
Così, uno dei pochi a vincere la sfida del tempo è stato un solitario cavaliere mascherato che sparava soltanto pallottole d'argento: Lone Ranger!
In Europa e in Sud-America, i cowboy hanno cominciato a cavalcare sulle pagine dei giornali a fumetti sin dall'inizio degli anni Trenta.
Ma a differenza dei colleghi Yankee hanno saputo evitare le trappole della retorica, come nel caso del più anticonformista e scatenato di tutti: il Tenente Blueberry!
Fu nel secondo Dopoguerra, in un'epoca piena di speranze e di voglia di sognare, che i lettori italiani si innamorarono del West.
Una sorta di universo parallelo, in cui si muovevano eroi effimeri e adolescenziali come il Tim Carter di "Un ragazzo nel Far West" e giustizieri più maturi e destinati a durare come Tex Willer!
Vi sono poi i fumetti nati per farci ridere: sparano battute a raffica, sono gli indiani e i cowboy tutti da ridere…. creati per mettere in burla i luoghi comuni di un genere che, fra una galoppata a briglia sciolta e una sfida infernale, abbiamo finito per prendere troppo sul serio". (Tratto da libro).
 

Un autentica miniera d'oro, questo piccolo testo.
Vi si coglie la storia ed i nomi dei principali fumetti che hanno maneggiato l'esplosiva miscela della Frontiera, del West americano e dell'avventura in generale.
Dai primi episodi, che volevano portare in salsa nostrana le avventure del mito yankee ai più recenti (oddio, Tex oggi ha 70 anni) racconti che sanno coniugare avventura, difesa dei diritti delle minoranze, lotta al crimine e storie di ogni genere… Come ho scritto altrove, in questo blog, gli americani hanno avuto il West e noi le Alpi… Ma noi, abbiamo raccontato il West meglio di loro. Soprattutto grazie al fumetto ed a Sergio Leone!

venerdì 26 ottobre 2018

In viaggio con Tex

"Leggendo in anteprima il libro che avete adesso fra le mani mi sono molto divertito nel seguire la ricostruzione sul territorio fatta da Aurelio Sangiorgio di tutti quegli spostamenti che Bonelli padre studiava pazientemente su mappa (ahimè, moderna e non, come gli sarebbe piaciuto, ottocentesca), sforzandosi di calcolare - un po' a spanne - i tempi di un viaggio, di una diligenza, oppure di un treno.
E, in questo caso, il mio divertimento è stato duplice, perché - a mia volta - ho percorso tre o quattro volte le zone texiane, compiacendomi quando mi capitava di riscontrare la coincidenza di un nome come Canyon Diablo e inghiottendo amaro ogni qual volta, invece di trovare una formazione rocciosa chiamata, per esempio "il picco delle tre dita", mi imbattevo nelle pompe di un benzinaio.
Ma, a parte certi particolari come quello sopra citato, le notizie fornite da Sangiorgio sono davvero preziose e attendibili: mi auguro che molti di voi siano in grado di farne tesoro, concedendosi preziosi ricordi di viaggio da affiancare alle pagine ingiallite della vostra collezione di Tex". (prefazione di Sergio Bonelli).
 

Divertente testo che cerca di coniugare fantasia e realtà, trasportando nell'America di oggi (1998) le avventure ed i viaggi di Tex e dei suoi pards. Oltre a ripercorre le principali avventure del nostro eroe, rivediamo fiumi, cime, deserti, gole e città e ne cogliamo i principali cambiamenti o prendiamo atto della loro inesistenza… in ogni caso apprezzando lo sforzo di incastro tra reale e fantastico e certi che deformazioni dettate dalla licenza poetica (eh sì, passatemi il termine) per far tornare una storia e concludere una scorribanda, giustifichino tutto.
Interessante e assolutamente da leggere, la postfazione di Bruno Pianta, grandissimo etnomusicologo (deceduto) e la sua analisi del fumetto bonelliano.

domenica 9 settembre 2018

Quel treno per Yuma

Inizia nel 1957 l'avventura del cattivo Den Wade (ma è veramente cattivo? o lo è meno di qualcun altro?) con il primo film, tratto dal racconto di Elmore Leonard. Questo del 2007 è un remake, ottimo a mio giudizio, ove Russel Crowe gigioneggia e Christian Bale soffre dal primo all'ultimo fotogramma.
Cosa portiamo a casa da questo incalzante western? Che quando due cattivi si scontrano, i buoni non ne ricavano nulla di buono, anzi.
E' il caso appunto di questo racconto: Den Wade, capo di un gruppo di fuorilegge, taglieggia la Southern Pacific Railroad, nel farlo coinvolge suo malgrado Dan Ewans, veterano ferito durante la Guerra Civile e allevatore senza speranze, senza soldi e con un figlio malato.
Dan dovrà scortare Wade alla stazione di Contention e metterlo sul treno per il penitenziario di Yuma, in cambio 200 dollari, somma necessaria per pagare i debiti e non perdere la fattoria…
Durante quello che assomiglia ad un inseguimento, più che ad una scorta, ad uno ad uno gli altri accoliti muoiono o rinunciano e Dan rimane solo nel suo compito.
Contro tutto e tutti, riuscirà nell'impresa, perderà la vita, salverà la fattoria e l'onore, oltre a farsi rispettare come uomo da entrambi i lati del labile confine che divide legge da fuorilegge e che durante i film vedremo piegarsi a seconda della necessità.
In una terra ove nessuno è onesto, la coscienza fatica a riconoscere un punto di riferimento da seguire e questo, anche Wade lo sa, arrivando al punto di ammirare Ewans e di favorirlo nella riuscita della sua impresa. Per una volta, saranno i cattivi a chinare la testa (ma solo in parte) riconoscendo il valore di un uomo incorruttibile e pronto a tutto per la sua famiglia.

mercoledì 27 giugno 2018

Tex - El Muerto

Ma, alla fine, cosa vuole realmente Paco Ordonez? Uccidere Tex, certamente. Ma prima di tutto godersi a lungo, il più a lungo possibile la sua vendetta... o meglio, la preparazione della sua vendetta, il pensiero della vendetta, l'idea della vendetta... E' questo l'unico motivo a tenerlo in vita, che gli fa sopportare dolori e umiliazioni... E lui ne è consapevole. Non un delinquente qualsiasi, no! Piuttosto uno che ha una sua etica, una sua logica. Avendo deciso lui, ora e luogo della tenzone, vuole, anzi desidera, che luogo e ora siano rispettati. In questo è vincitore.... comunque vada, lui ha deciso. In questo Tex, per la prima volta, è perdente.
La storia, è un'andirivieni nel tempo. El Muerto avrebbe potuto uccidere Tiger Jack o Kit, ma non lo fa, dimostrando di avere una sua (distorta) morale, che sfiora l'incredibile, e non di meno si vendica, sfida e stana il suo avversario... gode di questa sua superiorità... Novello Conte di Monte Cristo, in parte "Fu Mattia Pascal", eccolo a raccontare la sua storia... una storia di crimine e di colpa, pagata a caro prezzo... e non gli è bastata, non ancora, vuole arrivare in fondo, a modo suo.... lo dimostra la sua scelta di morte.
 

"La faccia devastata dalle fiamme, la mente dilaniata da ricordo di un antico oltraggio, Paco non si accontenta di una facile vendetta ottenuta con un agguato in un vicolo oscuro, ma, prima di ucciderlo vuole umiliare il suo nemico, costringendolo ad accettare le sue condizioni.
A tale scopo, lo ferisce negli affetti più cari (il figlio Kit, il guerriero navajo Tiger Jack) e crea intorno a lui una ragnatela di minaccia e di attentati, scanditi da un dicktat che suona, più o meno così: "Voglio che tu porti un messaggio a Tex Willer. Devi dirgli che c'é qualcuno che non ha paura di lui e che io, El Muerto, glielo dimostrerò se si troverà fra una settimana, alla Boot Hill di Pueblo Feliz!"
Sulla collina che ospita il cimitero di quella desolata Ghost Town, il mostruoso pistolero scaverà una fossa; lì sotto un metro di terra, dovrà marcire il cadavere di colui che, il 7 aprile di cinque anni prima, ha sconvolto la sua esistenza.
"Ogni minuto, ogni gesto, ogni parola di quella maledetta giornata mi sono rimasti impressi nell'animo, e mi hanno lasciato ferite ben più profonde e dolorose di quelle che hanno dilaniato il mio corpo! Sibila.
Già, ma chi è il sedicente El Muerto?
Al primo incontro, Tex non riesce a riconoscerlo, né a capire perché ce l'abbia tanto con lui.
Ma Paco Ordonez lo aveva previsto: secondo i suoi farneticanti programmi, lo scontro decisivo e l'inevitabile svelamento avverranno, per l'appunto, sulla Boot Hill di Pueblo Feliz, nel giorno e nell'ora che ha stabilito.
E il conto alla rovescia non si può fermare...
Fantasma, in una città fantasma, El Muerto è un "dead man walking"... un condannato a morte che crede di essere il boia.
Vittima e artefice di una tragedia dal sapore Shakesperiano dove crudeltà e cinismo sono degni di Macbeth o Re Lear".


domenica 17 giugno 2018

Quartiere Cinese

Di tutti i racconti e le storie che ho letto di Tex, questa è certamente la più originale e la più adattabile per farne un film... Un film che però del western finirebbe per non avere nulla... E' un poliziesco! E che poliziesco.... Altro piccolo problema, é razzista. E di brutto! "Muso giallo, mezzo uomo, e via insultando senza una pausa, senza un interruzione... Al netto degli insulti però, va detto che la storia è scoppiettante, ogni angolo di Frisco ci riserva una sorpresa, un agguato, una sparatoria... insomma non vi annoierete, scoprendo un Tex completamente diverso dal solito.
 

"Di tutti i luoghi che compongono il Pianeta Western, la città è forse lo scenario più imprevedibile, almeno per chi, come la maggior parte degli uomini di Frontiera, diffida degli spazi chiusi, popolosi, civilizzati.
Ma il più misterioso dei pezzi che compongono il mosaico delle città del West (misterioso anche per gli stessi cittadini, non solo per gli estranei) è il quartiere in cui vivono i cinesi.
All'epoca di Tex, ce n'erano più di sessantamila, soprattutto in California, dove la scoperta dell'oro, nel 1849, aveva portato emigranti da ogni parte del pianeta.
Tra questi, i figli del Celeste Impero, che per raggiungere il Wild West, dovevano navigare verso Est, e sfuggire non agli indiani, ma ai feroci pirati malesi e giapponesi.
Una volta messo piede in America, i cinesi si trovavano a fare i conti con i pregiudizi di chi era giunto prima di loro.
Costretti a guadagnarsi faticosamente la vita, si adattavano, sobbarcandosi i più umili mestieri.
Da operai, divennero i principali artefici della costruzione delle ferrovie nel West.
Nelle città crebbero come funghi i ristoranti e le lavanderie, ma anche i bordelli e le fumerie di oppio, tutti gestiti dagli stranieri "color zafferano".
Spesso vittime degli americani xenofobi e, su e giù per il continente i linciaggi, gli atti di violenza, le spedizioni punitive contro i cinesi e le loro proprietà si fecero sempre più frequenti.
Abituati a vivere separati dai bianchi nel più rigoroso rispetto dei riti e delle gerarchie importate dalla madre patria, i cinesi sbarcati negli Stati Uniti si vedevano attribuire ogni sorta di associazione a delinquere; il tutto poi si trasformò in odio con la rivolta dei Boxer del 1900 a Pechino.
Nel 1913 Sax Rohmer, scrittore pulp, dette un nome al cinese cattivo: il Dottor Fu Manchu. Un genio del male, adattato al cinema ed ai fumetti divenne un archetipo; ispirato ad un personaggio vero "Mister King" che faceva il bello e cattivo tempo nella Chinatown di Londra".

venerdì 1 giugno 2018

Tex - Terra senza legge

Qualcuno comincerà  a trovare noiosa questa mia passione, per i fumetti e per Tex in particolare... Vabbè lo ammetto, sono tradizionalista... e mi piace ritrovare il mio eroe, immerso nelle solite storie che lo riguardano... sia la lotto contro il cattivo di turno, il bandito, il prepotente.. piuttosto che contro il mistero, la magia... insomma ce ne sono di cose brutte al mondo.. che se anche uno ci prova a drizzarle tutte non rimane certo disoccupato... Brevemente dirò che anche questo episodio da soddisfazione... quindi che aspettate? Leggetelo!
I soliti cattivoni attaccano diligenze e mandrie, in combutta con indiani ribelli... prendili tu se sei capace...


"Verrebbe facile pensare che questo secondo Albo Gigante, o "Super Speciale" che dir si voglia, sia la conseguenza dell'enorme successo ottenuto da quello dello scorso anno.
Ancora oggi mi sento rinfacciare dal distributore e dai giornalai il momento "drammatico" in cui si scatenò nelle edicole una specie di frenetica "caccia alla copia", dovuta a un mio eccessivo pessimismo nel decidere il numero di copie da stampare...
Verrebbe facile da pensare, ma non è così.
Al di là del fatto puramente commerciale, e anche se il primo "Tex il Grande" non avesse avuto quello strepitoso impatto con il pubblico, avrei comunque dato seguito a questo progetto.
Che, devo dire, è molto personale, molto "voluto da me", e che rappresenta un mio ulteriore segno di omaggio e di stima a un personaggio che è stato così importante per la mia vita professionale e, indubbiamente per il fumetto italiano.
In questa impresa mi sono buttato con molto entusiasmo, e ben presto ho scoperto che il termine "impresa" era tutt'altro che improprio.
Le difficoltà erano, e sono, gigantesche come questo volume.
Molti dei disegnatori interpellati, pur essendo amici o comunque ben disposti nei miei confronti, non hanno faticato troppo a convincermi di quanto il progetto fosse, per loro, utopistico: illustrare oltre duecento pagine di fumetti per artisti di cui è nota l'alta qualità ma anche la scarsa quantità di produzione, rappresenta un traguardo irraggiungibile, addirittura impensabile.
Ed eccomi quindi a cancellare tristemente molti nomi dall'elenco dei candidati.
Ma per fortuna (sia mia, sia dei fumetti) la lista dei "grandi" è lunga, ed eccomi subito rincuorato da tanti altri artisti che hanno calorosamente accettato la sfida.
Alcuni sono già arrivati al termine del gravoso impegno, come Giolitti, che non solo è "sopravvissuto" ma anzi si è tanto appassionato al personaggio che ci ha promesso altre sue storie per la serie normale.
Altri sono al lavoro, o cominceranno tra poco, come... no, niente nomi, non voglio rovinarvi la sorpresa del prossimo sempre più grande Tex, e di quelli che ancora verranno ad arricchire una collana davvero speciale".
 

Tex - il prezzo della vendetta


Questa volta non commenterò le gesta dei nostri eroi. Mi limiterò ad un breve ragionamento, senza rete e senza meta, su di un'aspetto forse trascurato in quel mondo dei fumetti che narra il lontano Ovest americano.
A differenza dei primi numeri di Tex, siamo di fronte ad un momento storico particolare. Gli indiani non ancora sotto chiave, ma ben confinati in un altrove non ben definito, i coloni che vivono in un ambiente ove, la civiltà fatica ad arrivare e l'antico mondo non si è ancora dissolto... una situazione ben narrata da The Revenant di Inarritu.
Aggiungi la presenza del ranch. Come interpretare questo elemento nella storia economica degli Stati Uniti? Una versione nuova del latifondo? Certo si, per molti versi, se è vero che al possesso del Ranch, tendevano tutti coloro che, per un verso o per l'altro, stavano alla larga dalla Town, dalla civiltà o da qualcosa di simile a ciò... Andrebbe, a mio avviso, indagato questo aspetto... perché il ranch? Forse ne verrebbero fuori similitudini con il nostro passato di civiltà agricola...
 


"In una verde valle sperduta fra le montagne del Colorado, si erge la fattoria dei Mallory.
Tanti anni fa, il predicatore Elias Mallory giunse li con il suo carro di pioniere, e quel luogo meraviglioso e isolato gli parve immediatamente il posto ideale per allevare i suoi figli e nipoti, trasformandoli in pacifici agricoltori e tenendoli lontani dalle tentazioni del mondo.
Quando Tex e i suoi pards giungono nella sua valle, Elias, pur ormai vecchio e segnato dalle fatiche dell'esistenza, non ha perso un grammo della severità biblica e della rigidità morale con cui ha educato la famiglia, indifferente alle lusinghe empie e corruttrici della ricchezza che potrebbe derivargli dallo sfruttamento minerario della sua terra, nel cui sottosuolo si nasconde una eccezionale vena aurifera.
A minacciare la tranquillità dei Mallory sono nemici esterni, come i bellicosi Cheyennes di Lupo Rosso e i minatori intenzionati a impadronirsi della fattoria, ma anche nemici più subdoli e invisibili, come i segreti celati nel passato di uno dei figli di Elias...
Ancora una volta, dunque, l'autore di un racconto di "Frontiera" ha scelto un ranch per mettere in scena i dolori e le speranze degli uomini, provenienti da ogni parte del pianeta, che, per tutto il corso del Diciannovesimo secolo si incamminarono sui sentieri del lontano Ovest.
Del resto, fra i mille miraggi che si agitavano davanti agli occhi degli aspiranti colonizzatori, ce ne erano due che accomunavano tutti: sopravvivere e poi fare fortuna.
Un miraggio, questo, che includeva mille diverse prospettive (al di qua e al di là della legge), ma che, per il 99% dei pionieri, significava guadagnare quanto bastava per occupare più terra possibile e diventare padroni di un ranch".

giovedì 31 maggio 2018

Tex - Piombo rovente

Sostituite ai canyon i vicoli cittadini, alle grandi montagne gli edifici principali, al deserto la Main Street e il risultato sarà lo stesso... una grande avventura.
Immaginate quindi i nostri eroi nella classica città del West, Serenity e il solito cattivone Morgan Slattery, circondato da sgherri pagati per gestire la legge a suo favore... peccato che, il Diavolo ci metta lo zampino, facendo capitare Tex da quelle parti per puro caso... con il risultato che, vediamo se indovinate, scoppia un'autentica guerra.... Ottimo il disegno di Sergio Zaniboni, divertente la storia narrata, che a tratti vira verso l'umorismo...
 
 

"West: parola che evoca ombre rosse, sentieri selvaggi e vento di terre lontane, un mondo di orizzonti illimitati percorsi da liberi cavalieri, in cui i deserti, le praterie, le montagne, la Natura sono protagonisti.
Pensare al West allarga il respiro e lo sguardo, fa assaporare aria di libertà, ci permette di galoppare lontano dalla civiltà con quei liberi cavalieri.
Ma non sempre. Nel western gli eroi fuggono dalla civiltà, dall'Est verso l'Ovest, ma poi ritornano.
Tutti hanno una meta: che appaia dall'alto di una collina, dal profondo di un deserto o di una prateria; spesso una via polverosa tra due file di baracche scalcinate, il tutto pomposamente "città".
Gli appassionati di cinema conoscono la città western meglio della loro città natale.
Anche perché non c'è molto da conoscere: la Main Street su cui si affacciano gli edifici principali, con gli esagerati frontoni che danno loro una falsa aria di importanza, e pochi vicoli polverosi che sfociano nel nulla del deserto o della prateria.
Molti viaggi del cinema western iniziano e si concludono in questa familiare città dell'avventura, da cui parte e a cui arriva, per esempio, la diligenza di "Ombre Rosse", o nella quale inizia e termina la meravigliosa storia del fucile di Winchester '73 la città da origine all'azione ed è teatro dello scontro finale.
Nel cinema la città utilizzata è sempre la stessa: Old Tucson.
Da questa grammatica di base, fatta di immagini - ambienti - situazioni (i cosiddetti luoghi canonici del mito) gli autori western hanno elaborato le loro poetiche e originali variazioni
Bastano sette note per fare mille sinfonie.
E' questo il fondale che fa da scena ai cattivi ed al riparatore dei torti.
La sua motivazione è la vendetta, il risultato finale un bel repulisti.
La storia presentata segue questo filone e Tex gioca il suo ruolo con l'unica cura possibile nel vecchio West: il piombo". 

Tex il Grande!

Oltre al colore, i tratti cupi rendono ancora più inquietante la storia narrata. E' un piacere per gli occhi questo racconto, nel solco della tradizione Bonelliana. I cattivi da una parte, i buoni che subiscono soprusi, l'arrivo della legge. Dopo una serie di piccoli e grandi scontri, si arriva alla resa dei conti... e non ci sarà perdono per nessuno.
 

 
"In questo primo Tex Speciale, il segno michelangiolesco e irriverente di Guido Buzzelli dà vita a una sceneggiatura di Claudio Nizzi nella quale si ritrova il Tex più classico.
L'avventura prende il via nelle foreste dell'Oregon, tra i boscaioli che lavorano per Mister Thompson, preoccupati perché alcuni loro compagni sono stati coinvolti in terribili e mortali incidenti che non sembrano affatto casuali.
La tensione sale a tale punto che molti decidono di andarsene a cercare fortuna altrove.
Pat Mac Ryan, il grande amico di Tex, vuole invece restare.
Il suo intento è quello di difendere l'onesto padrone e sua figlia Jane dalle angherie della compagnia rivale che appartiene ai fratelli Patterson, ma da solo non può certo farcela.
Per questo, il simpatico Gigante, non ha altra scelta che chiedere aiuto a Tex e Carson.
Inutile dire che i due pards, ricevuto il suo messaggio, si mettono immediatamente in movimento.
E quando arrivano sul luogo dei delitti, si occupano subito di dare una lezione al viscido avvocato dei Patterson, e di eliminare un gruppo di sgherri che avevano teso loro un agguato.
Ma i rangers cominceranno a scatenarsi davvero quando i gaglioffi rapiranno la giovane Jane..."