domenica 26 giugno 2016

Al mercatino

Una volta al mese c'è il mercatino. Quello di Azzate... dove oltre duecento espositori vendono di tutto e di più. Ci siamo anche noi, con la nostra bancarella e qualche carabattola. A volte si vende, altre no. Credetemi è poco importante, anche se non nascondo che, a fine giornata, se il saldo è positivo il piacere è tanto.
 Ma quale è il piacere maggiore se non quello di conoscere tanta gente diversa, rivedere precedenti clienti, scambiare due parole su ogni possibile argomento, dare vita ad ogni singolo oggetto comprato e venduto... Non amo vendere senza un minimo di chiacchiera, senza spiegare almeno da dove viene l'oggetto che vendo, del sapere che chi lo compra lo apprezza... almeno da un motivo alla transazione.. Sembra poco, ma è invece tutto...
 Vendere a costi minimi. Assistere a queste fiere. Vedere le persone e identificarne la natura (il cercatore di affari, il collezionista, il furbone, il disperato, lo scazzato, la famiglia a spasso, ecc..) è autentica lezione di vita che consiglio ad ognuno di voi. Credetemi... se avete pazienza e state al gioco... vi cambia la vita. In meglio.
Ognuno espone ciò che ha, alcuni per liberare la cantina o l'armadio, alcuni per lavoro, altri per divertimento.. Ci sono quelli capaci e preparati, ci sono i rigattieri, i collezionisti, i venditori di spazzatura... ma se avete l'occhio, le cose belle ci sono e a prezzi interessanti.



Bene! Bravi! E adesso?

Socrate: "Tanto tuonò che infin piovve"... E così si può dire dell'esito del referendum denominato "Brexit" che ha visto la Gran Bretagna (per ora) decidere l'uscita unilaterale dall'Unione Europea.
Su tutti i dubbi e le preoccupazioni che si nascondevano dietro questo evento, Ne avevo parlato qui e qui... Ora siamo al dunque. Questi i dati.
Proviamo a fare due o tre considerazioni, in attesa che la polvere dell'evento si depositi e che tutti i dubbi determinati da questo evento ci vengano chiariti.
1) La Gran Bretagna è entrata liberamente nell'Unione Europea, nessuno l'ha costretta;
2) Sempre liberamente ha deciso di uscire, sulla base di un calcolo politico interno, privo di alcuna logica vera (che poi spiegherò meglio) e dimostrando che di fronte ai problemi (immigrazione, terrorismo, finanze, Crisi Russa) i fortissimi inglesi scappano più velocemente dei tanto denigrati italiani;
3) L'Unione Europea ha garantito la pace e la prosperità da oltre 60 anni. Se questo è poco, vi dico che per me è tutto. Il resto si può discutere, rivedere, criticare. Ma buttare acqua e bambino, quando l'acqua è sporca è segno di poca avvedutezza... o peggio.
4) La scelta folle, di indire il referendum è stata voluta da Cameron senza che i cittadini avessero capito nulla, aggiungo senza il consenso popolare... Mero calcolo politico che porterà solo danni. Non mi credete?
Danno numero 1: Cameron si dimette, incertezza politica;
Danno numero 2: Irlanda e Scozia vogliono allontanarsi dalla Gran Bretagna;
Danno numero 3: La fuga delle aziende da Londra;
Danno numero 4: Fuori da tutti gli accordi europei in termini di mercato, dazi, contributi. Cosa ci ha guadagnato la Piccola Bretagna?
Danno numero 5: La Borsa. Non rappresenta più l'Europa... scusate il francesismo, ma chi la caga più?
Danno numero 6: Quanto vale realmente la Sterlina? Facciano i loro bravi calcoli...
Suggerisco al riguardo un Intervista a Sergio Romano... Io non capirò nulla di politica internazionale, ma lui si...
Meditate inglesi meditate...


sabato 25 giugno 2016

Legend

Doppia fatica per Tom Hardy nell'interpretare il ruolo dei fratelli Ronald e Reginal Kray, autentici gangster della Londra anni sessanta...
Posso  affermare che siamo di fronte ad un ottimo film, una trama ben sviluppata, un attore (Tom Hardy) capace di gestire due ruoli simili e diversi al tempo stesso. Ottima l'ambientazione, i vestiti, la sceneggiatura, la musica, credibili gli attori.. tutti.
A volte si cade nel comico, o nel tragico... ma perché no?
La storia vera dei fratelli Kray, legati tra loro da una simbiosi che li completava nelle loro differenze, valica la Manica e arriva in Europa. Vedere per credere. Bravi, senza dubbio.
 

Pizzo del Rovale

Il Pizzo del Rovale si trova sopra la Val Divedro, a spartiacque con la Val Bognanco e si contraddistingue dalle altre cime di questa bellissima corona, per la sua forma a mottarello...
Benché ci abbia girato in tondo tante volte, non ci ero mai salito ma molto ci avevo fantasticato...
Così, per farla, occorre un colpo di follia o di testa, una toccata e fuga senza alcun pensiero, se non quella del momento in cui toccherò la croce di vetta.
Risalgo rapido i noti sentieri: Salviggia, Selvanera, Wolf, Lurino... piano piano il terreno si trasforma divenendo sempre più alpino... e rigido.
Supero l'alpe Lurino. Ultimo avamposto di civiltà.
E cominciano le pietraie ed i nevai...
La meta si intravede all'orizzonte...
il passaggio chiave.. con il cavo d'acciaio e i pochi divertenti passaggi su pietra..
il Leone e i 4000 del Vallese...
La vista dalla cima. Sotto a destra, i laghi del Rovale, colori indescrivibili...

martedì 21 giugno 2016

La classe operaia va ancora in paradiso?

 
Mentre su Nòva n. 535 (allegato al Sole 24 Ore di domenica 19/06) troviamo un articolo interessante su "il tavolo della fabbrica digitale", ove l'industria 4.0 viene descritte non come il futura ma come presente, fatta di sensori, big data, intelligenza artificiale, robot e internet delle cose, ecco che sorge spontanea la domanda "ma che è, se esiste ancora, la classe operaia che vive nelle nuove fabbriche"?
Ci viene in soccorso un articolo apparso sul Corriere della Sera del 18/06 "La classe operaia si fa in tre; divisa dalla fabbrica digitale, tanti stranieri nei servizi".
Ed è un interessante studio su chi e come si vive nelle nuove fabbriche, a partire dalla figura del lavoratore manual-cognitivo che la tecnologia odierna richiede. L'articolo - a firma di Dario Vico - prosegue indicando come "si siano sviluppati segmenti del lavoro manuale con caratteristiche in parte nuove dentro settori come la logistica (i facchini) e i servizi alla persona (le badanti) e di conseguenza le classi operaie sono tre" come sostiene il sociologo Antonio Schizzerotto.
 
"Le industrie 4.0 richiedono una forza lavoro cognitiva, molto coinvolta nei processi di controllo/regolazione delle macchine. In termini numerici un 20% della forza lavoro. Figure tenute in palmo di mano dai datori di lavoro perché, oltre ad interagire con sistemi tecnologici complessi, hanno fatto proprio un concetto di responsabilizzazione, tale per cui, quando succede qualcosa, non vanno dal loro capo. ma interrogano il sistema e la soluzione che viene fuori fa scuola."
 
"La seconda classe operaia è quella definita fordista, con un termine abusato. Sono gli operai delle linee di montaggio che sono cambiate moltissimo in questi anni ma continuano comunque ad avere vincoli organizzativi rigidi e di conseguenza predeterminati: gli operatori. Rappresentano il cuore della partecipazione sindacale e come materia di scambio hanno la flessibilità. Pura fatica, star dietro alle macchine ed ai loro tempi". Fuori dalle fabbriche ci viene in mente la cassiera del supermercato.
 
"Resta la terza classe operaia, il proletariato dei servizi che sta fuori dai cancelli ed è destinato a crescere soprattutto per il peso che assume il settore della logistica". 400.000 persone alle dipendenze delle cooperative, al 90% extracomunitari. Ultimo segmento le badanti. 200.000 persone. Una mansione che si apprende in una settimana ed è erogazione di sforzo fisico".
 
Interessante studio, a dimostrare l'evolvere del lavoro, della classe operaia/operaie e dei relativi diritti delle stesse. Non più ancorate al sindacato, al partito, al credo politico... di cosa vive il nuovo operaio? Bella domanda a cui sarebbe interessante dare spiegazioni. Forse non va più in paradiso, ma magari vivere decentemente su questa Terra, mi sembra un esigenza più prosaica.

domenica 19 giugno 2016

To be or not to be

Se vi è un punto fermo, nella shakesperiana vicenda del Leave or Remain inglese, è che Giovedì si vota e Venerdì tutto sarà finito.
Cosa poi avremo da quel dì, non è dato a sapere. Ma almeno la tragedia greca (anzi no inglesissima), che da mesi continua a montare e che oltre a far perdere il sonno (compreso quello della ragione) a molti, ha portato alla morte della deputata laburista Jo Cox, avrà un termine.
Certo, se vogliamo fermarci a riflettere un attimo, ci sarebbero tutti i presupposti per mettere le mani al collo del buon Cameron e chiedergli quale era il motivo per cui ha indetto questo suicidio programmato dell'Europa e della Gran Bretagna.
Se in sostanza, qualsiasi calcolo politico da lui messo in campo, valesse davvero la posta in gioco.
Intanto, perché un esito infausto (io sono per il remain) distruggerebbe il lavoro di 50 anni e oltre per giungere ad un Europa pacificata, forte e democratica.
Un esperimento che non ha eguali nel Mondo. E che tutti ci invidiano.
Secondo, perché le conseguenze devastanti farebbero venire meno, tralasciando l'aspetto meramente economico, il potere contrattuale di un Europa menomata, nei confronti dei nuovi interlocutori che si affacciano alle sue porte orientali.
Penso agli stati ex sovietici, ancora digiuni di democrazia e facili a ritorni nazional-fascisti o nazionalisti - razzisti... Poi alla Turchia, partner difficile con cui dover fare per forza i conti. Per non parlare della Russia, sempre pronta a far la voce grossa ed a menar le mani (Ucraina docet, domani Stati Baltici...).
E che dire infine della progressiva Germanizzazione? Non vogliamo diventare i figliocci di Frau Merkel. Vogliamo che tutti possano dire la loro, con pari dignità.
Per questo ci serve la Gran Bretagna. Che sarà pure una "rompiscatole" con i suoi distinguo e la sua puzza sotto il naso, ma che fuori dall'UE, oltre a non aver più niente da dire ci indebolirebbe senza rimedio.
Rated "remain" English friends.

Gay Pride Varese

Capito a Varese per cercare alcuni libri che avevo intravisto al Libraccio. Mi imbatto in questo turbinio di colore e musica. E' il Gay Pride. Una folla festante e originale attraversa le vie cittadine. Oltre 2000 persone mi sfilano di fronte, con abiti variopinti e bandiere.
Sono felice per loro. Per la loro diversità e per la possibilità che da questo Paese (penso ai luoghi del mondo ove essere omosessuale vuol dire rischiare la galera o peggio la vita) e mi dico che democrazia e tolleranza sono quanto di meglio si possa desiderare.
Mi attacco anche io un piccolo adesivo che mi viene offerto, con un cuore variopinto. Difendiamo il diritto di tutti ad amare, ognuno a suo modo.



Rappresentanti dei Pastafariani...
Bellissima foto. Il bimbo con in mano un finocchio...


Una nota eccessiva...

sabato 18 giugno 2016

I sonnambuli

Film del 1992, un periodo in cui l'horror era per un verso in crisi e per l'altro esprimeva ciò che vi è da esprimere senza tanti fronzoli e senza porsi tante domande sul perché e sul percome.
Due esseri mutanti, che esistono da sempre (pare sin dal tempo degli Egizi), si spostano da un luogo all'altro degli Stati Uniti nutrendosi di giovani vergini.
Li inseguono i loro nemici naturali, i gatti. Sono infatti gli unici in grado di riconoscere la loro natura reale e ad ucciderli con i loro artigli. Per questo motivo vi è una continua lotta che viene ingaggiata tra le parti.
Nel tentativo di nutrirsi di  Tanya Robertson una ragazza conosciuta nel luogo appena raggiunto, Charles Brady (il più giovane dei due mostri) fallisce e viene ferito a morte da un felino.
 
Sarà sua madre a tentare di salvarlo uccidendo tutti coloro che si frappongono tra lei e Tanya. E solo il provvidenziale attacco di una moltitudine di felini, porrà fine all'orrore.

Basato su un testo di Stephen King (che vediamo in un cameo, mentre interpreta il guardiano di un cimitero) fa dell'incesto, della mutazione, della paura e della solitudine dei mostri, i punti forti del film.
Effetti speciali ridotti all'osso, come nell'utilizzo di mostri in gommapiuma, che però riescono nell'intento di spaventare lo spettatore.

venerdì 17 giugno 2016

Overload

Leggendo un intervista ad Andrea Grignolio, docente alla Sapienza di Storia della Medicina e autore del libro "Chi ha paura dei vaccini?" colgo interessanti spunti per parlare di Overload, cioè di eccesso di informazioni...
Informazioni sulla cui qualità, Grignolio apre un'ampia discussione.
 
Due sono gli argomenti che vanno affrontati:
il Primo: le potenzialità dei nuovi media e dei medium sono tali che le informazioni diventano merce a costo zero, e costando nulla, valgono nulla.
il Secondo: la confusione è tale che non vi sono più le categorie del vero e del falso. Tutto si amalgama, al punto che esiste solo il finto.
Finto significa che un po' è vero, e un poco no; significa che tutti hanno ragione e tutti torto; significa infine che ognuno può trovar quel che vuole: idee politiche, verità storiche, religione, usi e consumi, ragioni sue e torti altrui...
 
Immaginate se un partito politico basasse ogni sua azione solo sulle sensazioni della Rete! Eletto se lo decide internet, condannato se lo decide internet. Opere realizzate o scelte di investimento prese solo in base ad anonimi clic... Cure mediche solo se... tutto basato sui pensieri dettati dalla pancia e non dal cervello..
Per fortuna una cosa simile non esiste e forse mai esisterà.
 
Con i nuovi media tutti sono tenuti a dire tutto e il suo contrario. Lo scienziato vale quanto il meccanico, su ogni argomento... Si distrugge l'autorevolezza, la specializzazione, la competenza.
 
Ma torniamo all'overload. Pensiamo ad esempio ai vaccini. Chi ha paura delle vaccinazioni? In molti casi persone istruite, che si informano tramite i nuovi media. Ove tutto ovviamente non è ne vero ne falso... semplicemente finto.
 
L'eccesso di informazioni ci impone un cambio di passo, (ne parlo QUI ) ci obbliga una riedizione del senso critico dato dai vecchi sistemi, ci impone di rallentare per capire e non dal farsi prendere dalla frenesia o dalla facilità delle informazioni, che ci portano a prendere decisioni che riguardano la nostra vita odierna e futura.


Anime Baltiche

I 12 racconti di Anime Baltiche, sono piccoli pezzi di giada, come se ne trovano spesso sulle spiaggie dei mari del Nord.. Tutti dello stesso colore, ma ognuna di forma, e con contenuti diversi...
Tutti a loro modo, in grado di darci un idea dell'animo degli abitanti di queste zone: parliamo di Estonia, Lettonia, Lituania.
Terre strappate da una parte all'altra con terribili spargimenti di sangue e massacri che hanno stravolto totalmente intere comunità e popoli.
Forse è per questo che, a fronte di tanto dolore, vi è una concentrazione di cultura, di passione per il bello e per il lieve...
Ogni storia, pur parlando di persone importanti, (Mark Rothko, Hannah Arendt, Romain Gary, Gidon Kremer, Ejzenstejn) narra di umanità e di popolazioni, che di fronte alla tragedia non vollero far venir meno la propria anima, il proprio orgoglio.
Perché come descrive il libro:
 
“l’orgoglio non ha niente a che vedere con il nazionalismo, lo sciovinismo, o l’arroganza. Essere orgogliosi del proprio paese significa credere in tutto ciò che lo rende speciale, diverso, unico. Significa avere fiducia nella propria lingua, nella propria cultura, nelle proprie capacità e nella propria originalità. Quest’orgoglio è la sola risposta adeguata alla violenza e all’oppressione”
 
Ogni pagina ci narra di vicoli, palazzi, spiagge, strade, boschi... ma poi non può fare a meno di popolarle di persone. Molte non ci sono più, ma grazie a questo racconto, possiamo immaginarle nel loro vivere quotidiano. Da leggere e da rileggere questo libro. Fantastico.

giovedì 16 giugno 2016

Frankenstein

 
 
E' dark. E' gotico. E' feroce. L'amore c'è ma è tutt'uno con una ferocia e un dolore senza fine.
Questo è il film diretto da Kenneth Branagh uscito nel 1994.
E quale migliore interprete del mostro di un irriconoscibile Robert De Niro, distrutto nel corpo e nell'animo, che domanda al suo creatore (quasi come un portavoce della condizione umana nota a tutti noi) il perché della sua creazione, della sua nascita. Vuole, pretende, chiede a gran voce di sapere il motivo della sua esistere.
Logico diventa per noi incolpare Victor Frankenstein del suo capriccio, il suo essersi sostituito alla natura, al creatore, a Dio- Tutto ciò lo rende colpevole dell'arroganza dell'essere umano, che continua imperterrito a sovvertire l'ordine delle cose in nome dell'insaziabile sete di conoscenza.
Ma a ben vedere, è altalenante il nostro giudizio: è colpevole o è la rappresentazione del voler sapere a tutti i costi, che alberga in ognuno di noi?
Gronda sangue questo episodio. Ci parla di corpi distrutti e ricostruiti, di morte seminata senza indugio, di superamento dei limiti ad ogni costo.
Benché molto più aderente al romanzo di Mary Shelley rispetto alle precedenti versioni, una serie di elementi non corrispondono e rendono necessario accettare l'idea che la figura femminile, che nel romanzo dovrebbe accompagnare il mostro, nasca dalla volontà di ridare vita all'amata di Victor e non per soddisfare il desiderio della sua creatura.
Una differenza non da poco, che porta una connotazione sentimentale e di vendetta tra creatore e creatura... Una lotta senza quartiere e senza esclusione di colpi che, come nel romanzo, termina al Polo.

il giovane Holden

“Mi saprebbe dire per caso dove vanno le anitre quando il lago gela?”
E' questa la domanda esistenziale che attanaglia il giovane Holden Caulfield, protagonista di questo "Bildungsroman" - romanzo di formazione... E disarma la sua domanda, mentre intorno a lui si agitano ragazzi sporchi, bulli, professori saccenti o peggio pederasti, prostitute e papponi, madri che non conoscono i propri figli e altri incredibili personaggi.
Potrebbe giocarsi il ruolo del candido di Voltaire, questo giovane incerto tra il diventare adulto (ma guardandosi in giro non lo vuole e noi con lui) e restare nel limbo senza responsabilità dell'infanzia.
Non si da pace il buon Holden. Non solo e non tanto per la bocciatura che si è guadagnato nella scuola da cui sta fuggendo, ma quanto perché non si convince del perché si debba crescere per poi cacciarsi in questo inferno dantesco che è la New York di sessant'anni or sono.
Lo seguiamo nel suo girovagare sia fisico che mentale, nel suo porsi domande a cui non vi è risposta e che ove ci fosse sarebbe inutile conoscere.
Rimane qualcosa in cui credere? Per la quasi totalità del libro, Jerome D. Salinger (l'autore) ci fa intuire che no... non c'è nulla. Anzi che il nichilismo più totale pare sia l'unico strumento di difesa del povero Holden.
Ora si tratta di capire come far finire tanta rabbia e disillusione. Ed è una scoperta notevole per un testo americano di quegli anni: non la fede. Se ce l'ha Holden non la dimostra, certo si appassiona a due suore che fanno la questua, ma solo perché rappresentano la semplicità in mezzo al falso ed all'eccessivo vivere odierno.
Non i grandi. Questi sono da odiare. Non le ragazze. False, egoiste, inaffidabili.
Non gli insegnanti: tromboni, pedofili, alcolizzati, odiosi.
Rimane la famiglia. Ma non padre e madre. No, fratello e sorella.
Il primo morto, ci parla come da vivo. Accompagna Holden nel suo peregrinare e sembra quasi essere li con lui. La seconda più piccola e ben determinata, lo accoglie a casa e - al suo proposito di fuggire per sempre - lo convince a desistere e lo riporta sulla retta via.
Un piccolo capolavoro.
 
 

Tignolino e Testa di Menta

E venne il lunedì di ferie, che nonostante una meteo ballerina e ancor peggio delle previsioni indecifrabili (cioè in mutazione peggio di una serpe che cambia pelle) decido di dedicare ad una delle mie passioni: la montagna. Ho un conto in sospeso, rifare il Tignolino e magari proseguire su una delle cime che fanno da corona al Nord della Valgrande. 
L'ultima volta c'ero stato alla fine di Ottobre e con un sacco di neve, ne parlo qui. Oggi la neve è presente solo a chiazze anche se le temperature sono tutt'altro che estive. Meglio così peraltro, si evita di sudare e di essere inseguito dalle mosche.
Il Togano è lì sulla sinistra e dal Passo di Basagrana sarebbe ghiotta occasione andarci... ma non questa volta. Voglio andare dall'altra parte... aspettami che ci rivediamo senz'altro.
Eccomi finalmente sulla cima del Tignolino. La vista è stupenda, anche se le nuvole mi negano il Lago Maggiore e la Pianura Padana.
Il Fornale di Rina... questa incredibile conca che da l'impressione di un dente cavato di fresco.. una gengiva di pietra vuota.
il sasso dei tri omen (i tre uomini) io ne ho contati due... ma forse uno era uscito per impegni...
L'alpe Ragozzale. Abbandonata e devastata... Un vero peccato.
Ed ecco l'autentico gioiello: la scala in pietra ed il varco di Ragozzale. Di qui, passavano gli animali per andare al pascolo in Val Grande. Opera incredibile e memoria della determinazione dei popoli alpini. Desideravo farla, ed eccomi qui. Ora a casa!

mercoledì 15 giugno 2016

A Orlando

Cerchiamo di riassumere in modo faceto, una vicenda che di simpatico non ha nulla.
Se Omar Mateen fosse nato in Italia, oltre ad essere ancora vivo non avrebbe fatto del male a nessuno...
Primo perché da noi i gay si vergognano e sono tacciati di depravazione. Secondo perché non si vendono gli M16 a tutti i minchioni che passano per strada.
Omar avrebbe fatto outing davanti ai genitori prendendo un gran calcio nel sedere, avrebbe tenuto una doppia o peggio tripla vita, ed infine con la nuova legge sulle unioni civili avrebbe lasciato la moglie per sposarsi con un nuovo amore, salvo poi tradirlo con la serenità dettata dal fatto che in Italia la fedeltà di coppia (per le coppie di fatto) non è reato...
Invece aveva delle grosse turbe e ha pensato bene di mascherare il suo disagio in fondamentalismo.
Il risultato l'abbiamo visto, con 49 morti e 53 feriti che ancora oggi non si spiegano che cavolo sia accaduto.
Mentre il Presidente/Premio Nobel per la Pace Obama, non si da pace ed esprime l'ennesimo inutile sermone sulla necessità di limitare la vendita delle armi automatiche e le lobby delle armi si lagnano oliando tutti i necessari portafogli, noi restiamo basiti.
Cosa ci salva? Noi abbiamo il femminicidio e quindi pari e patta.

Museo Granum

Ospitato nello storico Palazzo Pretorio in Baveno, Granum, il Museo del Granito Rosa di Baveno, rappresenta l'attività di estrazione di questo prezioso elemento che ha dato lavoro e permesso lo sviluppo dell'economia locale.
 Oltre alla storia dei metodi di lavoro ed alla descrizione delle zone di estrazione, si vuole rappresentare le condizioni di vita dei lavoratori e far conoscere gli oggetti d'uso quotidiano delle varie fasi storiche.
Il restauro del luogo è opera dell'Architetto Fabrizio Bianchetti.
 I "Ferri del Mestiere"...
 Chiodi, punte, corde diamantate...
 Lavorazione ed estrazione di famose opere.
 Documenti storici...
Sul lungo lago... Opere d'arte.

Insospettabili sospetti