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giovedì 7 settembre 2017

Dizionario delle cose perdute

Francesco Guccini, in arte cantautore, ci ha abituati, tra l'altro, a vari lavori letterari, sia solo che accompagnato; storie di vita sua e dell'Appennino, storie di musica e di modi di essere... Questo libro è, se si vuole pensarlo così, l'aver tirato la rete dei ricordi, nella sua vita e nei suoi scritti ed averne estratto una serie di oggetti, di cose, e di conseguenza di modi di fare, che non esistono più. E' quindi un voler dare dignità ad un passato che, con il galoppare impetuoso della tecnologia, sono morti e sepolti...
Vado a leggere dal frontespizio: "C'era una volta... già, cosa c'era una volta? Una volta c'era la banana: non il frutto amato dai bambini, bensì l'acconciatura arrotolata che proprio i bimbi subivano e detestavano ma che veniva considerata imprescindibile dai loro genitori.
I quali, per bere un buon espresso, dovevano entrare al bar e chiedere un caffè caffè altrimenti si sarebbero trovati a sorbire un caffè d'orzo.
Una volta, per scrivere non c'erano sms o e-mail, ma si doveva dichiarare guerra ai pennini e uscire da scuola imbrattati di inchiostro da capo a piedi. Una volta, si poteva andare dal tabacchino, comprare una sigaretta - una sola - e fumarsela dove meglio pareva: non c'erano divieti, e i non fumatori erano una gran brutta razza.
Una volta, i bambini non cambiavano guardaroba ad ogni stagione, andavano in giro con le braghe corte anche d'inverno e - per assurdo contrappasso - col costume di lana d'estate. Una volta la playstation non c'era, si giocava tutto il giorno per strada e forse ci si divertiva ancora di più. Una volta, al cinema pioveva...
Con un poco di nostalgia, ma soprattutto, con la poesia e l'ironia della sua prosa, Francesco Guccini posa il suo sguardo sornione su oggetti, situazioni, emozioni di un passato che é di ciascuno di noi, ma che rischia di andare perduto, sepolto nella soffitta del tempo insieme al telefono di bachelite e alla pompetta del Flit. Un viaggio nella vita di ieri che si legge come un romanzo: per scoprire che é l'archeologia "vicina" di noi stessi, che ci commuove, ci diverte, parla di come siamo diventati".
 
Non finiamo mai di stupirci di fronte a certi giochi, modi di fare, oggetti letteralmente scomparsi e di cui sentiamo parlare con nostalgia dai nostri anziani... o anche da noi stessi... brutto segno... :)
 
 

venerdì 19 febbraio 2016

Barbari & Digitali

Natura abhorret a vacuo. La natura odia il vuoto. E' forse questo il motivo per cui, Giampiero Beltotto, fa questa lunga tirata per dirci che, al giorno d'oggi, non sapendo a che santo votarci è forse meglio rifugiarci in un bellissimo (forse per lui) passato?
Per chiedere la messa in latino? (sai che affare), la Chiesa autorevole? (io dico autoritaria, con suore che alzavano le mani e frati/preti che le abbassavano troppo), studi classici e bastonate sulle dita?
Ho letto con piacere questo volumetto, per vedere come, di fronte al nuovo che avanza (e che non deve piacere necessariamente e nemmeno convincerci) risponde una bell'anima ciellina.
Devo farvi una confidenza: preferisco il mio punto di vista.
Attrezziamoci, combattiamo e diciamo la nostra. Magari usando i super strumenti che la tecnologia ci fornisce e che Beltotto tanto abborrisce (ma che usa).
Che dire poi dell'odio per Masterchef? Se il format piace, vuoi cassarlo? Non guardarlo! Vuoi forse premiare il Maurizio Costanza Show? La catalessi mummificata?
Nessuno nega il ruolo che la RAI di un tempo ha avuto nell'immane compito di insegnare l'italiano agli Italiani. Epperò se ora è caduta così in basso, non si chiede il nostro politicizzato scrittore, come mai sia accaduto ciò? Come mai i valori sono stati svenduti? Ma dove era negli ultimi 30 anni questo signore, mentre il pentapartito, con la complicità dei comunisti ha spezzettato un'azienda che tutti ci invidiavano?
Cosa manca realmente oggi? Di fronte alla fortuna di avere tutte le informazioni a portata di mano, occorre realmente insegnare il metodo per capire e pesare le stesse, oltre a recuperare (quelli si) i valori di sempre: onestà, serietà nella parola data, schiena diritta nel denunciare abusi e soprusi, amore del lavoro e si, glielo riconosco: amore del bello. Inteso non come dice lui, nel divino (che esclude metà della popolazione) ma nel concetto laico di umano. Come solo l'uomo sa essere.

mercoledì 6 gennaio 2016

I presepi di Filippo


Ogni inizio anno è d'obbligo una serata da Filippo e Pinuccia. E' anche l'occasione per vedere quanta passione Filippo mette nel realizzare i suoi presepi.
In questi giorni, casa sua è letteralmente invasa da statuine e sfilate di Re Magi. Ogni piano d'appoggio libero, si vede sotterrare da ramoscelli, muschio, statuine, luci e ghirlande.
 Bravo Filippo, per tutto l'impegno che ci metti e per tutta la passione.