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martedì 24 marzo 2026

Patrie


Timothy Garton Ash, con Patrie, si cimenta in un’operazione che potrebbe facilmente scivolare nel didascalico o nel retorico: raccontare l’Europa attraverso la lente della memoria personale e della storia politica. E invece riesce — quasi con nonchalance — a trasformare un potenziale manuale di storia contemporanea in un ibrido narrativo sorprendentemente leggibile.

Il titolo, già di per sé ambiguo, tradisce la tesi di fondo: non esiste una sola patria, ma una pluralità di appartenenze che si sovrappongono, si contraddicono e, talvolta, si ignorano reciprocamente. Garton Ash gioca su questo pluralismo con l’aria di chi ha attraversato davvero quei confini — geografici e ideologici — e non si limita a descriverli da una cattedra accademica.

Il suo è uno sguardo che potremmo definire “storicamente coinvolto”: non neutrale (e meno male), ma nemmeno militante in senso stretto. Piuttosto, è il punto di vista di un testimone informato, che ha frequentato dissidenti, politici e intellettuali dell’Europa centrale e orientale con una familiarità che oggi appare quasi irripetibile. E qui emerge un primo elemento ironico: il lettore contemporaneo, abituato a un’Europa data per scontata, si ritrova a leggere di un continente che era tutt’altro che inevitabile.

La struttura del libro alterna episodi autobiografici e riflessioni storico-politiche, con un ritmo che a tratti ricorda più il reportage che il saggio. Questa scelta funziona, ma non senza qualche oscillazione: in alcuni passaggi l’autore sembra indulgere nel piacere del ricordo personale, rischiando di diluire la tensione analitica. Tuttavia, è proprio in queste digressioni che affiora una delle qualità più interessanti del testo: la capacità di mostrare la storia non come sequenza di eventi, ma come intreccio di vite.

Sul piano interpretativo, Garton Ash evita accuratamente le grandi narrazioni consolatorie. L’Europa che emerge non è un progetto lineare né tantomeno compiuto, ma un cantiere permanente, attraversato da ritorni di nazionalismo, fratture culturali e amnesie selettive. L’ironia qui è sottile ma costante: l’idea stessa di “unità europea” viene trattata con una certa diffidenza, come un concetto utile ma intrinsecamente fragile.

Particolarmente efficace è il modo in cui l’autore mette in dialogo Est e Ovest, smontando implicitamente la presunta superiorità narrativa dell’Europa occidentale. Non lo fa con toni polemici, ma attraverso un accumulo di esempi che rendono evidente quanto quella distinzione sia storicamente contingente e culturalmente miope.

Se si volesse individuare un limite, si potrebbe osservare che il libro richiede al lettore una certa familiarità con il contesto storico: non è un’introduzione, ma una riflessione avanzata. Chi cerca una sintesi ordinata rischia di perdersi; chi accetta la complessità, invece, trova un testo che stimola più domande di quante ne risolva — e probabilmente è proprio questo il suo merito principale.

In definitiva, Patrie è un libro che si muove con eleganza tra memoria e analisi, evitando sia la nostalgia facile sia il tecnicismo sterile. Garton Ash non offre certezze, ma una prospettiva: e, in tempi di semplificazioni aggressive, è già una forma di resistenza intellettuale.


 

lunedì 14 aprile 2025

Strasburgo


Due giorni al centro dell'Europa. Con amici e simpatizzanti. Due giorni in cui mettere in gioco tutti i punti di vista e ritrovare vecchi pensieri e valori.. ripensare il proprio punto di vista.. e ritrovarsi. Bello? Si per le persone, per le idee, per i pensieri, per i luoghi, per gli incontri.






































 

venerdì 28 ottobre 2022

La Frontiera


Cosa significa essere il vicino della più grande nazione del mondo?
Da sempre attratta dalla cultura e dall'anima russa, Erika Fatland ha dedicato anni a cercar di capire quella terra smisuratamente vasta.
Dopo aver sognato di camminare su una grande carta geografica, muovendosi lungo il sinuoso confine russo, decide di tentare un nuovo approccio: é possibile capire un paese e un popolo osservandoli dall'esterno?
Comincia così la pianificazione di un itinerario favoloso che, dalla Corea del Nord alla Norvegia, abbraccia l'intera superficie di uno dei giganti della politica mondiale.
Partendo da Pyongyang e spostandosi verso ovest a bordo dei mezzi più disparati - aerei a turboelica, treni, cavalli, traghetti, autobus e persino renne e kayak - l'autrice percorre l'interminabile linea di confine tra la Russia e i Paesi vicini.
Dall'Oriente all'Asia Centrale, e poi attraverso il Mar Caspio sino al Caucaso.
E ancora, al di là del Mar Nero, l'Ucraina divisa dalla guerra e poi l'est dell'Europa e i Paesi Baltici, fino a Grense Jakobselv, nell'estremo Nord.
Da qui, l'esplorazione riprende lungo il gelido passaggio a Nord - Est dalla Cukotka, dove l'Asia finisce sino a Murmansk.
Per 259 giorni, Erika Fatland ha raccolto testimonianze e immagini componendo un ritratto affascinante e vivido di paesaggi, culture e società e stati le cui differenze sbiadiscono di fronte all'unico elemento che li accomuna: l'essere confinanti della Russia.
E le storie ora pittoresche, ora tragiche, spesso incredibili, che le persone incontrate durante il cammino tra due continenti raccontano, trovano tutte una spiegazione in questa fondamentale condizione geopolitica fornendo milioni di risposte.
Una per ogni individuo che vive lungo la frontiera più lunga del mondo.

Colte qua e là: "Fino a che punto ci si può fidare delle proprie impressioni e dei propri ricordi? La nostra cultura è soggettiva, e siamo creature mutevoli.
Tutte le esperienza vengono filtrate dal nostro umore, dalla situazione del momento, dalle aspettative, da ciò che abbiamo appena vissuto, da ciò che desideriamo in quel luogo e in quel momento.
Visitare da adulti il luna park della propria infanzia può essere una sensazione strana.
Quello che un tempo sembrava grande e suntuoso, una favola di colori e odori sconosciuti, si rivela essere un insieme di noiose bancarelle e di banali giostre usurate.... viene da chiedersi: ci si può fidare della letteratura di viaggio?"


 

giovedì 7 aprile 2022

I cantieri della Storia

Ripartire, ricostruire, rinascere. Ne abbiamo gran bisogno. La buona notizia è questa: siamo capaci di farlo.
Civiltà intere sono sopravvissute a eventi terribili.
Dopo ogni guerra c'é una ricostruzione.
Dopo ogni depressione arriva un'età dell'ottimismo e del progresso.
Federico Rampini racconta storie di tragedie collettive, sconfitte, decadenze, seguite da "miracoli".
Successi costruiti partendo dalle macerie, quando tutto sembrava perduto, e invece stava per sorgere una nuova luce all'orizzonte.
I cantieri dove si sono raccolte le energie e le idee, per costruire un futuro migliore.
Il crollo dell'Impero Romano è l'archetipo di ogni decadenza. Ogni altro impero o superpotenza ha paura di fare quella fine, cerca di capire come accadde, tenta di evitare quel destino.
Nuove interpretazioni dell'antichità rivelano gli eventi fatali che possono portare a una civiltà a soccombere. 
E quali speranze sopravvivono a quei disastri epocali.
A metà dell'Ottocento l'America dello schiavismo della Guerra Civile, periodo tragico in cui un popolo si è diviso a morte, lascia tracce profonde nell'America di oggi, segnata dalla questione razziale.
Anche nei suoi fallimenti, quel periodo ha molto da insegnarci.
La Grande Depressione degli Anni Trenta è la madre di tutte le crisi dell'età contemporanea.
In mezzo all'impoverimento di massa, genera uno degli esperimenti più audaci di innovazione politica al servizio dei cittadini, il New Deal.
Il Piano Marshall del 1947 é un altro cantiere: con questi aiuti l'Europa cominciò la ripresa dopo il più distruttivo dei conflitti.
Ma chi ricorda oggi come funzionò? Esplorarne la storia reale illumina il dibattito attuale sul Recovery Fund nell'Unione Europea post-pandemia.
Dei "miracoli" nel dopoguerra quello francese era il più improbabile. La Francia subisce tre sconfitte ravvicinate - il secondo conflitto mondiale, l'Indocina, l'Algeria - e ha un sistema politico a pezzi.
Il Giappone è un caso unico nella storia, dopo la guerra i giapponesi importano la liberaldemocrazia come la prescrive l'America. 
Le rinascite non sono mai finite: dall'incidente nucleare di Fukushima alla gestione della pandemia.
Della Cina è memorabile il riscatto dopo due abissi: la Rivoluzione Culturale nella seconda metà degli anni Sessanta, il massacro di Piazza Tienanmen nel 1989.
E' andata bene oltre le aspettative, fino ad avverare in buona parte le previsioni di un "secolo cinese".
E' la reazione collettiva alla sciagura a stabilire se una comunità ne esce fiaccata oppure purificata e rinvigorita.

Una sequenza di "storie della Storia", dal più eclatante dei tempi passati (la caduta di Roma) a quello dei tempi moderni (la trasformazione cinese)... da ogni vicenda si traggono utili insegnamenti (la Storia è insegnamento) per guardare al futuro... nonostante non siano tempi a cui guardare con positività.
Interessante, utile miniera di informazioni, ma non esaltante. Proverò comunque a leggere altri testi di Rampini.



 

martedì 11 gennaio 2022

Ciao David


Se devo pensare ad un politico, ad uno vero però, non ad un marpione, quanti ne popolano le istituzioni ad ogni grado e livello, ecco, quell'uomo non può che essere David Sassoli.
Serio, onesto, educato, gentile, sempre con il sorriso. Non credo vi sia in giro di meglio... o forse si, ma non ne conosco.
Giornalista, parlamentare europeo, presidente di quell'istituzione tanto odiata da alcuni, quanto capace di donarci pace e benessere negli ultimi 70 anni e speriamo per tanti altri ancora. Legato alla visione di Arturo Spinelli ed Ernesto Rossi per un'Europa solidale, aperta, compiuta e finalmente prospera e in pace.
Che la terra ti sia lieve David, grazie per quello che hai fatto e per quello che sei stato.