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lunedì 1 gennaio 2024

14 Vette


14 vette. Sottotitolo: Scalate ai limiti del possibile. E' la storia (incredibile) dell'alpinista nepalese Nirmal Purja, e sulla scalata dei 14 ottomila in poco più di sei mesi.
Una maratona che dimostra la capacità di resistenza, forza, determinazione di quest'uomo e del suo team ma in particolare il ribaltamento di un paradigma. Lo sherpa nepalese, che per decenni ha assistito alla salita delle sue montagne, facendo al massimo da comparsa, da portatore, da facchino, si è trasformato (finalmente) in un alpinista dalle capacità incredibili. 
Il racconto lascia a bocca aperta per la capacità dell'uomo e fa sembrare il tutto quasi una passeggiata.
Ottimo per iniziare l'anno e fare da sprone alla mai sopita voglia di montagna...

 

giovedì 27 luglio 2023

Fine missione


Phil Klay mi aveva attirato con il romanzo "La buona guerra", torno quindi volentieri ad un suo scritto. In questo caso una raccolta di racconti dedicati alla Guerra ed alle persone che la combattono.

Forse nessuno torna da una guerra. 
Forse anche il ritorno a casa, per chi è stato bravo o fortunato a sufficienza non è altro che un cambiare fronte, ingaggiare una nuova battaglia; forse non è altro che l'inizio di una nuova missione.
La prima storia che dà il titolo al libro è proprio questo: il ritorno a casa di un reduce.
In Iraq ha fatto delle cose terribili: il ricordo di quando, la notte andavano a caccia di cani che altrimenti avrebbero mangiato i cadaveri ai bordi delle strade non è nemmeno la più atroce, tra le memorie che lo perseguitano.
A casa, in mezzo a gente che non ha l'idea di dove sia Falluja, ritrova la fidanzata - tra loro una nuova sconosciuta distanza e il vecchio cane.
Ma l'animale è malato, non gli resta molto da vivere.
Il marine ha ancora l'M16: a casa come al fronte dovrà uccidere un cane.
In "Dopo l'azione" protagonista é il trauma, la traccia lasciata dalla violenza commessa che si attacca al carnefice e lo perseguita e come un fantasma, una possessione, si trasmette di uomo in uomo.
Quelle che racconta Klay sono storie che possiedono l'accecante lucore della verità.
Sono storie che rivelano la complessa combinazione di burocrazia, noia, cameratismo e violenza che compongono la vita quotidiana di un soldato in guerra: e la solitudine, il rimorso, la disperazione che accompagna ogni uomo nella vita in tempo di pace.

domenica 26 febbraio 2023

Zerocalcare - No sleep till Shengal


Il viaggio raccontato in questo libro ha avuto luogo tra la primavera e l'estate del 2021. Da allora due spinte contrapposte hanno viaggiato in parallelo. Da una parte l'autonomia si è ulteriormente strutturata per rispondere alle necessità della popolazione, nel quadro più ampio dell'organizzazione di una società più equa ed egalitaria.
Dall'altra, gli attacchi a quest'esperienza si sono moltiplicati su tutti i fronti.
I droni turchi hanno intensificato i bombardamenti contro obiettivi civili e contro personalità riconosciute dall'Amministrazione Autonoma.
Alcune delle persone disegnate in questo libro sono state uccise. Le operazioni militari dell'esercito turco contro la guerriglia sulle montagne irachene rappresentano la prima tappa necessaria e propedeutica alla invasione di Shengal e del Rojava.
Sul fronte interno, anche i Peshmerga del Kurdistan iracheno hanno tentato di rioccupare posizioni di quel territorio, finora senza successo.
Nei giorni in cui questo libro viene ultimato, tra giugno e luglio 2022, si è consumato quello che è stato definito l'ennesimo tradimento occidentale ai danni del popolo curdo. Non sono però mai stato troppo convinto dell'uso del termine "tradimento", che lascia intendere un vincolo di fiducia che in verità mi pare non ci sia mai stato...
E infatti per avere l'assenso del premier turco Erdogan all'entrata nella Nato di Svezia e Finlandia, é stata accettata una sere di condizioni che, al di là della loro applicazione immediata, sembrano essere la premessa e un via libera all'occupazione su vasta scala del Rojava nel Nord della Siria da parte della Turchia, nel tentativo di spazzare via l'esperienza del Confederalismo Democratico e di riportare indietro le lancette della Storia....

Vita difficile quella dei "comici", dei "fumettari"... costretti a svolgere il ruolo che a loro non compete... far riflettere con strumenti che dovrebbero appartenere a ben altro ambiente... eppure, poi riuscire a dimostrare di riuscirci perfettamente. Uno di questi è certamente Zerocalcare, nome d'arte dell'arezzano Michele Rech, oramai famosissimo ai più per la sua capacità di rappresentare - e far ridere - su sentimenti altrimenti scomodi... la guerra in Medio Oriente ed il dramma delle minoranze stritolate tra Stati autoritari è uno di questi.

 

venerdì 28 ottobre 2022

La Frontiera


Cosa significa essere il vicino della più grande nazione del mondo?
Da sempre attratta dalla cultura e dall'anima russa, Erika Fatland ha dedicato anni a cercar di capire quella terra smisuratamente vasta.
Dopo aver sognato di camminare su una grande carta geografica, muovendosi lungo il sinuoso confine russo, decide di tentare un nuovo approccio: é possibile capire un paese e un popolo osservandoli dall'esterno?
Comincia così la pianificazione di un itinerario favoloso che, dalla Corea del Nord alla Norvegia, abbraccia l'intera superficie di uno dei giganti della politica mondiale.
Partendo da Pyongyang e spostandosi verso ovest a bordo dei mezzi più disparati - aerei a turboelica, treni, cavalli, traghetti, autobus e persino renne e kayak - l'autrice percorre l'interminabile linea di confine tra la Russia e i Paesi vicini.
Dall'Oriente all'Asia Centrale, e poi attraverso il Mar Caspio sino al Caucaso.
E ancora, al di là del Mar Nero, l'Ucraina divisa dalla guerra e poi l'est dell'Europa e i Paesi Baltici, fino a Grense Jakobselv, nell'estremo Nord.
Da qui, l'esplorazione riprende lungo il gelido passaggio a Nord - Est dalla Cukotka, dove l'Asia finisce sino a Murmansk.
Per 259 giorni, Erika Fatland ha raccolto testimonianze e immagini componendo un ritratto affascinante e vivido di paesaggi, culture e società e stati le cui differenze sbiadiscono di fronte all'unico elemento che li accomuna: l'essere confinanti della Russia.
E le storie ora pittoresche, ora tragiche, spesso incredibili, che le persone incontrate durante il cammino tra due continenti raccontano, trovano tutte una spiegazione in questa fondamentale condizione geopolitica fornendo milioni di risposte.
Una per ogni individuo che vive lungo la frontiera più lunga del mondo.

Colte qua e là: "Fino a che punto ci si può fidare delle proprie impressioni e dei propri ricordi? La nostra cultura è soggettiva, e siamo creature mutevoli.
Tutte le esperienza vengono filtrate dal nostro umore, dalla situazione del momento, dalle aspettative, da ciò che abbiamo appena vissuto, da ciò che desideriamo in quel luogo e in quel momento.
Visitare da adulti il luna park della propria infanzia può essere una sensazione strana.
Quello che un tempo sembrava grande e suntuoso, una favola di colori e odori sconosciuti, si rivela essere un insieme di noiose bancarelle e di banali giostre usurate.... viene da chiedersi: ci si può fidare della letteratura di viaggio?"


 

martedì 2 agosto 2022

Saigoku- il pellegrinaggio giapponese dei 33 templi


Sulle orme di Kobo - Daishi, l'eterno viandante e fondatore del buddismo Shingon, Nooteboom affronta insieme alla fotografa Simone Sassen uno dei più antichi, faticosi e importanti pellegrinaggi del Giappone, quello di Saigoku.
Trentatré templi, alcuni nell'area di Kyoto, altri sperduti su montagne impervie, uno su una piccola isola, ciascuno dedicato a una diversa manifestazione di Kannon il Boshisattva della misericordia, che può avere undici teste, mille braccia o sembianze di cavallo.
Con il cammino a dare forma e ritmo ai propri pensieri, accompagnato dalle pagine della "Storia di Genji" di Murasaki Shiukibu, il primo romanzo della storia, che ritrae la raffinatezza estrema cui giunse la corte imperiale nel periodo Heian (794-1185) Nooteboom si muove tra paesaggi e architetture nell'incanto anacronistico di un Giappone rimasto immutato nei secoli e fatto di silenzio, leggende e riti millenari, ripercorrendo il lungo viaggio della dottrina buddista dall'India attraverso un intero continente, di lingua in lingua, da una cultura all'altra per raggiungere il Sol Levante.
E in un racconto che procede per immagini e richiami poetici, esplora l'armonica fusione di buddhismo e Shintoismo, spirito e natura, fede e superstizione che identifica il pantheon nipponico ricordando molte pratiche del cattolicesimo popolare.
Ma soprattutto si immerge nella pace ultraterrena che avvolge i templi offrendo rifugio agli abitanti delle caotiche metropoli odierne, nella contemplazione di tutti quegli imperscrutabili volti di pietra, oro e ottone che si librano sopra ogni cosa, immuni al dolore del mondo, circondati da giardini di roccia, e piante stilizzate che sembrano custodire il segreto del tempo.


Ogni tanto compro un libro. E' più forte di me. Una specie di raptus fa venir meno i miei buoni propositi e mi ritrovo l'oggetto dei desideri tra le mani, mi avvicino alla cassa, un filo di bava mi scende dal labbro...  un moto pavloviano mi tetanizza... la mano corre al portafogli... la vista si annebbia... un breve e sottile piacere mi avvolge... ed eccomi fuori dal negozio con in mano il feticcio... spesso, molto spesso, la lettura non mi consegna quanto mi aspettavo... scopro così (a quasi 60 anni... proprio vero che non imparo mai) che vi è più piacere nel possesso che nel consumo... dicevo quindi, la lettura si dimostra inferiore alle aspettative... anche in questo caso... solo qualche boccone qua e là riescono a risvegliare un interesse altrimenti sopito... piccole tracce che danno speranza... ma presto il racconto si perde... l'interesse sfuma... peccato. sarebbe potuta andare diversamente... a guardarlo sembra il racconto di un incontro con un essere umano...  macché!
 

venerdì 1 luglio 2022

Mishima o la visione del vuoto


"Se mai un uomo portò in sé i germi del suo tragico destino questi fu Yukio Mishima.
Si tolse la vita a 45 anni, il giorno in cui finì l'ultimo romanzo della tetralogia "il mare della fertilità", capolavoro e testamento di un'opera letteraria vasta, policroma, spesso sconvolgente, che gli aveva meritato una fama mondiale.
Mishima si diede una morte terribile, che punto per punto eseguiva il Seppuku, il suicidio rituale della tradizione.
Ma morte appagante: tramite essa i "quattro fiumi" della sua esistenza - la scrittura, il teatro, il corpo, l'azione - rifluivano insieme in quel "vuoto metafisico" che da sempre lo attraeva.
All'atto supremo del suicidio si riferisce Marguerite Yourcenar per rivelare il senso dell'avventura umana di Mishima.
E come la sua creazione letteraria le appare tutta votata alla morte così quella morte volontaria le appare l'ultima delle sue opere, l'atto che soddisfava la sua ansia crudele di assomigliare ad esse annullandovisi, l'estremo e paradossale tentativo di unire arte e vita.
In queste pagine, una grande scrittrice d'Occidente smonta i meccanismi della psicologia di un grande scrittore d'Oriente, illuminandone le ambizioni, i trionfi, le debolezze, i disastri interiori e infine il disperato coraggio".

 Breve ma bellissimo saggio scritto dalla Yourcenar, lascia senza parole e si cala nel personaggio sino all'estrema ratio. 

sabato 21 agosto 2021

Hagakure


Il libro segreto non del culto della morte, ma della leggerezza del vivere e della bellezza del vivere con onore. Aneddoti, consigli, ricordi, storie, aforismi che per secoli hanno formato l'anima, e affilato la spada dei samurai.
Non è la prima volta che in Occidente si sente parlare della Hagakure, il "codice", o la "via" del samurai, il guerriero giapponese legato da un patto indissolubile di obbedienza al suo signore feudale.
Circolava almeno la versione di Yukio Mishima, lo scrittore che si uccise secondo il rituale samurai.
Si parla sempre di "versioni" della Hagakure, perché i diversi testi in circolazione sono sintesi degli undici volumi originali nei quali l'allievo Tsuramoto Tashiro raccolse l'insegnamento di Yamamoto Tsunetomo, il guerriero divenuto monaco, che aveva deciso di divulgare il codice segreto dei samurai.
Si tratta di un atto esemplare di trasgressione, perché Tsunetomo in punto di morte ordinò che tutto venisse bruciato, e l'allievo disobbedì salvando quello che sarebbe diventato uno dei fondamenti culturali del Giappone moderno.
Attraverso la Hagakure l'etica del Samurai passò infatti dalla casta guerriera all'intera società.
I brani qui tradotti, che costituiscono la migliore e più accessibile tra le varie sintesi moderne, permettono di capire come, dietro l'apparente e paradossale culto della morte, ci siano anche una invidiabile fermezza morale e una "morte dell'io" non priva di possibile compassione.
Carlo Lucarelli, nella presentazione, ci svela poi che l'etica samurai ha molto a che fare con il gusto tutto contemporaneo per il noir.



 

sabato 17 luglio 2021

La mente del Samurai


L'etica del Samurai, il Bushido, o Via del Guerriero, è caratterizzata da un misto di onore, calma, coraggio, pensiero strategico e azione decisa.
Un codice morale che Thomas Cleary ci presenta in questa antologia che raccoglie testi di vari guerrieri, studiosi, insegnanti e consiglieri politici dal XV al XIX secolo: un'ampia panoramica sulla vita e la filosofia dei Samurai, i loro modelli etici, l'addestramento militare e spirituale, la profonda influenza delle tradizioni shintoiste, buddiste e confuciane nella creazione dei loro ideali.
Ma anche una raccolta di testi particolarmente profondi su diversa materie, dalla strategia per ottenere i propri obiettivi, allo sviluppo della personalità, dalla disciplina di vita alla crescita interiore.

Lontanissimo da noi è il mondo dei Samurai... ma è attraverso di essi che riusciamo a penetrare una società chiusa come quella giapponese, capirne le dinamiche e far luce su aspetti esteriori a noi ignoti. A questo si aggiunge un mondo filosofico che approccio ai difetti umani in modo tanto diverso dal nostro ma che deve affrontare mali e rimediare a limiti che sono in tutto e per tutto uguali ai nostri... notevole.

 

domenica 9 maggio 2021

Mortal Komabt

Non è la prima e non sarà l'ultima volta che il mondo dei videogiochi presta attori e trama (?) al grande schermo... la vera difficoltà sta nel trasformare in idea, storia, la ripetizione del gioco, l'avanzare dei combattimenti, la difficoltà delle mosse, ed in questo i combattimenti di arti marziali dovrebbero partire avvantaggiati... facile poi, a chi è un poco sgamato, aggiungere una pseudo filosofia, religione o idea che prenda un pizzico di Oriente, qualche idea hippy, un paio di spinelli, un cappello da mandarino e il gioco è fatto... peccato che in mezzo, non ci sia nulla! Il vuoto cosmico... non un'idea, non una trama, non un senso.. il solito pateracchio spazio temporale che dopo un combattimento del non si sa chi contro non si sa perché per non si sa quando e non si sa nulla porterebbe niente popò di meno al possesso della Terra e dei suoi ignari (ed ignobili) abitanti... ce né a sufficienza per interrompere più volte l'amena visione, fare altro, poi riprendere, poi continuare ed arrivare in fondo cancellando l'intero episodio.  




sabato 16 gennaio 2021

Argo


 Film del 2012, diretto ed interpretato da Ben Affleck, racconta l'operazione di spionaggio denominata "Canadia Caper" svoltasi nel 1979 per portare fuori dall'Iran 6 dipendenti dell'Ambasciata USA in Iran, fuggiti indenni all'assalto da parte di fedeli a Khomeini che invasa la struttura presero in ostaggio per oltre un anno 52 americani.
Argo, la mitica nave di Giasone, è il nome del finto film, usato come scusa per ingannare gli Iraniani e riportare a casa i 6 malcapitati... la storia viene tuttavia stiracchiata per esigenze di botteghino, rendendo una, seppur importante, frode in un'operazione ad alto rischio... certamente è cinematografica la scena (spoiler) ove le auto della polizia iraniana inseguono il Boeing in partenza...così come l'attacco alla sede canadese alla ricerca dei fuggiaschi... rimane una bella storia, con un Ben Affleck forse un poco troppo ingessato...

sabato 26 maggio 2018

La grande cecità

Viaggia su tre differenti coordinate il saggio di Amitav Ghosh. La Letteratura, la Storia, la Politica.
 
Nel capitolo sulla Letteratura, Ghosh pone l'accento sull'assenza di romanzi, scritti, racconti (che non siano saggi) ove il cambiamento climatico venga preso in considerazione. Cerca altresì di trovarne il motivo, partendo da molto lontano e trovandone alcuni bandoli della matassa.
L'intento del narrare non è riprodurre il mondo così com'é. Ciò che il narrare rende possibile è affrontare il mondo al congiuntivo, figurarselo come se fosse altro da quello che é facendo immaginare altre possibilità.
 
Nel capitolo sulla Storia, Ghosh ripercorre gli ultimi 1000 anni, dal punto di vista dell'India e dell'Asia in generale, sia per quanto riguarda la Rivoluzione Industriale che per le scelte fatte dal punto di vista della trasformazione da economie agricole a produttive. Il cambiamento climatico antropogenico è l'involontaria conseguenza dell'esistenza stessa degli esseri umani.
 
Nel capitolo sulla Politica, si concentra infine sul futuro e su quali sono le prospettive che ci si pongono di fronte.
 
L'interessante chiave di lettura ci porta così a fare alcune considerazioni:
1. Fatichiamo ad abbandonare l'attuale sistema produttivo, perché ad esso siamo riconoscenti: abbandonando il precedente mondo agricolo, ci siamo affrancati, abbiamo liberato risorse per acquistare libertà: libertà sociali, politiche, sessuali, economiche, di tempo libero, di salute. Che lo vogliamo o no, siamo debitori del capitalismo.
2. Nessuno vuole porre sul piatto della bilancia la regressione, la decrescita, la spartizione dei privilegi con i PVS; nessuno che non sappia a quale suicidio politico e sociale si andrebbe a prestare.

 
 
"Nei primi anni del XXI secolo Amitav Ghosh lavorava alla stesura de "IL PAESE DELLE MAREE", il romanzo che si svolge nelle Sundarban, l'immenso arcipelago di isole che si estende fra il mare e le pianure del Bengala.
Occupandosi della grande foresta di mangrovie che le ricopre, Ghosh scoprì che i mutamenti geologici che ciclicamente avvenivano - un argine poteva sparire nell'arco di una notte, trascinando con sé case e persone - stavano diventando qualcos'altro: un cambiamento irreversibile, il segno di un inarrestabile ritrarsi delle linee costiere e di una continua infiltrazione di acque saline su terre coltivate.
Che un'intera area sotto il livello del mare come le Sundarban possa essere letteralmente cancellata dalla faccia della Terra non è cosa da poco.
Mostra che l'impatto accelerato del surriscaldamento globale é giunto ormai a minacciare l'esistenza stessa di numerose zone costiere della terra.
La domanda, per Ghosh, nacque perciò spontanea.
Come reagisce la cultura e, in modo particolare, la letteratura dinanzi a questo stato di cose?
La risposta é contenuta in questo libro in cui l'autore della trilogia "IBIS" ritorna con efficacia alla scrittura saggistica.
La cultura è, per Ghosh, strettamente connessa con il mondo della produzione di merci.
Ne induce i desideri, producendo l'immaginario che l'accompagna.
Una veloce decapottabile - un prodotto per eccellenza dell'economia basata sui combustibili fossili - non ci attrae perché ne conosciamo minuziosamente la tecnologia, ma perché evoca l'immagine di una strada che guizza in un paesaggio incontaminato; pensiamo alla libertà e al vento nei capelli; a James Dean e Peter Fonda che sfrecciano verso l'orizzonte; a Jack Kerouac e Vladimir Nabokov.
Questa cultura, così intimamente legata alla storia del capitalismo, é stata capace di raccontare guerre e numerose crisi, ma rivela una singolare, irriducibile resistenza ad affrontare il cambiamento climatico.
Che cosa è in gioco in questa resistenza? Un fallimento immaginativo e culturale che sta al cuore della crisi climatica? Un occultamento della realtà nell'arte e nella letteratura contemporanee tale che questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l'epoca della Grande Cecità?".

mercoledì 2 maggio 2018

Thank you for your service

Dopo aver letto "I bravi soldati" - storia dei militari americani in Iraq, pareva quasi logico, in continuità con le storie dei singoli, leggerne, vederne e assistere al ritorno in patria dei medesimi, per coglierne innanzitutto, la vita nel quotidiano.
Visto in inglese, sottotitolato, oltre ad essere un buon esercizio di lingua, permette di cogliere molte sfumature, compresi i silenzi, le paure, i tic dei reduci.
Ognuno porta con sé il proprio bagaglio di brutti momenti, che si manifesta con incubi, violenza, disperazione... mancanze... trovando dall'altra parte un mondo impreparato ad accoglierli.
Ognuno, appunto, dovrà fare i conti con quanto ha lasciato e con quanto ha di fronte.
Ci sarà chi si toglierà la vita, chi la toglierà agli altri, chi si adatterà con fatica, chi mai...
Quello dello stress post-traumatico è una delle più gravi e più diffuse forme di malattia, che i soldati portano a casa... ricordate "American Sniper" ? Anche allora, il ritorno dalla guerra, era fonte di disturbi, che ponevano il protagonista di fronte a scelte difficili e alla fine, purtroppo, lo punivano.
Giocato sui silenzi, sull'incomprensione, sulla paura a lasciarsi andare, a confessare le proprie debolezze, vuole il regista, agire sull'inconscio e sulle debolezze umane, riuscendoci bene, dimostrando che la strada per tornare a vivere è in salita...
Un buon film, capitato per caso e visto volentieri. 

lunedì 5 febbraio 2018

Festival dell'Oriente

 Suoni, odori e profumi, colori, parole straniere, tanta gente, spezie, cibi, abiti, tutto ciò che rappresenta l'Oriente, racchiuso in un grande stand, a Milano Fiera... una intera domenica per girarlo in lungo e in largo.... una giornata davvero speciale. Lascio alle immagini il compito di raccontare.








  




lunedì 24 aprile 2017

Matterhorn



Continua la serie di letture dedicate al conflitto del Vietnam. Questa volta un bellissimo romanzo di oltre 670 pagine comprensive di un glossario, molto utile per capire lo slang utilizzato dai militari americani e il nome dei mezzi e delle armi, i ruoli e le modalità operative... suggerisco di leggerlo prima di iniziare il racconto.
Altra cosa che suggerisco, è fare come il sottoscritto, creando una scheda riassuntiva dell'organigramma militare, ovvero, la catena di comando ed i personaggi (peraltro rintracciabile all'inizio del testo, insieme alle planimetrie delle aree del conflitto)... ciò vi permetterà di apprezzare appieno e di comprendere i dialoghi, le gerarchie, i vari riferimenti e nel guazzabuglio della guerra tutto apparirà meno complicato. 

Quella delle schede, è una mania, che mi è scoppiata da poco (una scimmia direi) e di cui parlerò in uno dei prossimi post, per ora mi limito a dirvi che è utile e divertente...
Ma torniamo al testo.
"Vergogna e onore si scontrano, dove il coraggio di un uomo forte è screziato come il colore della gazza. Perciò l'uomo si rallegri, che il lui sono entrambi i tratti, e del cielo e dell'inferno" Wolfram Von Eschenbach.
Siamo nel 1969, in Vietnam ed il tenente Mellas, da poco al comando di un plotone di marines, deve farsi onore, farsi rispettare, ma prima ancora diventare uomo. E' in fondo la storia romanzata di Karl Marlantes, lo scrittore di questo bellissimo romanzo.
"Nella guerra moderna l'istinto, per quanto indispensabile, non era più sufficiente. La guerra era diventata un'affare troppo tecnico e complesso". Sta in questo incipit, tutto il senso della storia che si va a narrare... istinto, necessità di sopravvivere, logiche guerresche, ma poi? Ovviamente la tecnologia viene messa a raffronto con un modo completamente opposto di combattere (quello dei Vietcong) e con un popolo che non si capisce (non si capisce la lingua, le tradizioni, i valori, le usanze, le necessità, il modo di porsi, tutto...) con il risultato che diviene una "search and destroy" cerca e distruggi... quasi come con gli scarafaggi e ogni conquista (di una cima, di una porzione di giungla) appare effimera ed inutile...
Tra un "Mystery Tour", cioè una solenne ubriacatura, una "Dozens", sfida verbale ad insulti, tra due contendenti in cui cede chi non sa più cosa dire, qualche "Fragging" la pessima idea di risolvere i conflitti con i superiori, gettandogli una granata nella tenda durante il sonno... (46 casi accertati durante il conflitto) e battaglie feroci... emerge la verità:
"Vincere in battaglia è come fare sesso con una prostituta. Per un attimo nella foga fisica improvvisa, dimentichi tutto, ma poi ti tocca pagare la donna che ti mette alla porta e a quel punto, vedi le pareti sporche e la tua penosa immagine riflessa nello specchio".
Dei ragazzi, dei disperati che volevano solo vivere, con dei valori da ripensare e ricostruire, spesso con un passato fallimentare... "e si rese conto che siamo tutti soltanto ombre.... chi canta, i vivi, i morti. Nient'altro che ombre in movimento, che nulla cambiano".
Eccelsa letteratura.




mercoledì 12 aprile 2017

Inseguendo Cacciato

Dare una descrizione di "Inseguendo cacciato" non è molto semplice: un libro che parla di guerra, che parla di una fuga (dalla realtà?), che parla di un viaggio molto improbabile, che tocca con mano i sentimenti più reconditi dei marines americani. Dei Vietcong non si parla mai, salvo chiamarli "Victr Charles" Charles il Vittorioso, Charlie, Dick, rendendoli ancora più indecifrabili...
E' il racconto di Paul Berlin, la sua storia e quella del plotone che lo accompagna... prima nelle trincee e poi all'inseguimento di Cacciato... di cui abbiamo qualche ricordo, qualche breve immagine e poi più nulla... Stink, Oscar, Harold, Eddie, Doc, Berlin, questo il gruppo a cui si affiancherà cammin facendo Sarkin Aung Wan una vietnamita che vuole fuggire dalla guerra e conoscere Parigi.
Tra passato, presente e futuro, sogni, desideri, delusioni e speranze, la storia si dipana... sino all'imprevedibile finale...
Pur non avendomi convinto, questo libro racchiude in poche righe il senso della guerra in Vietnam:
"Non conoscevano nemmeno le cose più semplici: un senso di vittoria, o di soddisfazione, o di necessario sacrificio. Non sapevano che cosa si prova a conquistare e tenerla, a fortificare un villaggio e poi alzare la bandiera e chiamarla vittoria. Nessun senso di ordine o di entusiasmo. Niente fronte, niente retrovie, niente trincee disposte in precise linee parallele. Nessun Patton che si avventava verso il Reno, nessuna testa di ponte da assaltare e conquistare e tenere fino alla fine della guerra. Non avevano obiettivi. Non avevano una causa. Non sapevano se fosse una guerra di ideologia o di economia o di egemonia o di puntiglio. In un dato giorno non sapevano in quale parte di Quang Ngai si trovavano, o come il fatto di trovarsi lì poteva avere influenza su risultati più ampi. Non conoscevano il nome della maggior parte dei villaggi. Non sapevano quali fossero i villaggi critici. Non conoscevano le strategie. Non conoscevano i termini della guerra, la sua architettura, le regole di fair play. Quando prendevano dei prigionieri, cosa rara, non sapevano quali domande fare, se rilasciare un sospetto o pestarlo. Non sapevano come sentirsi. Se sentirsi felici o tristi o sollevati quando vedevano un vietnamita morto; se essere contenti o in apprensione nei momenti tranquilli; se attaccare il nemico o evitarlo. Non sapevano cosa provare quando vedevano bruciare i villaggi. Vendetta? Perdita? Tranquillità d'animo o angoscia? Non lo sapevano Conoscevano i vecchi miti su Quang Ngai  storie che venivano passate dagli anziani alle reclute - ma non sapevano a quali storie credere. magia, mistero, spiriti e incenso, bisbigli nel buio, strane lingue e strani odori, incertezze mai articolate in storie di guerra, emozioni dissipate sull'ignoranza. Non distinguevano il bene dal male".

mercoledì 19 ottobre 2016

La leggenda del calcio d'acciaio

Il primo vero enorme problema, quando guardi un film cinese, è che la loro mimica, il loro concetto di storia, la trama, i gesti, le frasi dette e la morale finale non esistono.
Ovvero esistono secondo un canone cinese che a noi è TOTALMENTE ignoto.
Così come ignote sono le sfumature, i movimenti del viso, i vestiti indossati, le idee che muovono il film. TUTTO.
Ergo, se riuscite a ripulire il cervello da ogni genere di facile cliché che vi fa pensare di essere più intelligenti del regista che ha diretto questa cosa, allora credetemi: tutto filerà liscio.
Il film in questione sprizza energia da tutti i pori, grandi combattimenti, grandi botte che volano ovunque, un sacco di gente che prende un sacco di legnate e cosa ancor più bella: è evidente che tutto non ha senso, non lo ha dall'inizio del film, dalla prima scena, sino all'ultima e non lo avrà mai.
Ma voi ve ne dovete fregare, privi del cervello e del raziocinio, lasciate passare le immagini e sorbite ogni scena, ogni parola, ogni smorfia, ogni idea.
Quando non sono cose ovvie, sono cose penose, oppure sono cose inutili, oppure ancora sono cose scontate.
Quello che resta è il film secondo un canone decente (per noi ovvio, per un canone occidentale) ovvero non ne resta nulla.
Wu - Lin va in città, trova suo fratello cattivissimo e un ricchissimo che lo arruola per proteggere la figlia imbecille. Sboccia l'amore (incredibile) e nel frattempo Wu-Lin deve combattere contro migliaia (ma che dico, milioni) di cattivi che alla fine lo mettono sottoterra.
Lui resuscita e li ammazza tutti.
Infine si scontra con il super cattivo artefice dei suoi guai che, udite udite, è suo padre che lo ha buttato in un burrone da piccolo.
Edipo al confronto è un principiante.