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domenica 26 ottobre 2025

La mia vita come la vostra


 Jan Grue è appena diventato padre quando ritira dalla casa dei suoi genitori un intero scaffale di cartelle cliniche. Contengono la sua infanzia narrata dall'esterno, dai medici che gli hanno diagnosticato all'età di tre anni una patologia neuromuscolare e che da allora lo descrivono come un corpo difettoso con un futuro cupo e limitato.
Un quadro molto diverso dalla percezione che Grue ha sempre avuto di se stesso e dalla vita che ha vissuto studiando ad Amsterdam e a San Pietroburgo, per poi specializzarsi nell'inclusiva Berkeley e diventare accademico a Oslo, trovare l'amore e avere un figlio.
Questo libro è la ricerca di una lingua nuova che possa raccontare la sua storia e cosa significhi vivere in un corpo vulnerabile cercando di "imporre la propria volontà al mondo".
E' un confronto aperto, schietto e intimo con la propria fragilità e i propri desideri, contro gli stigmi sociali e le istituzioni che ai disabili sanno fornire solo sostegni strumentali, braccia o gambe surrogate per un surrogato di vita, un'esistenza pallida in una realtà rassegnata e senza sogni.
E' un memoir dirompente nella sua stessa forma ibrida, che intreccia liberamente ricordi poetici e riflessioni fulminanti, attingendo all'arte e al pensiero filosofico, alle intuizioni di Michel Foucault, Jorge Luis Borges, Joan Didion, alle visioni di Wim Wenders, ai versi di Mark O'Brien.
Raccontando se stesso, Jan Grue scrive una penetrante meditazione sull'essere umano e ci porta a guardarci dentro, a riconsiderare i nostri limiti, le nostre insicurezze, e le risorse che ciascuno ha nel "proprio viaggio verso l'ignoto". (Recensione Iperborea)

lunedì 4 aprile 2022

Okkio per Okkio - quarta parte


Ed eccoci qui, dopo la prima, la seconda, la terza, non poteva mancare la quarta (l'ultima? lo spero) parte di questa lunga vicenda. Vi avevo lasciato a Gennaio, con il secondo cambio di silicone e il ritorno alla normalità - dei contenuti liquidi dell'orbita, ma non della vista o della mia quotidianità...
Dopo alcune visite, mi cambiano il medico... e vabbè facciamocene una ragione e mi dicono di starmene a riposo... gli interventi uno, dopo l'altro mi hanno lasciato qualche effetto collaterale... una cataratta e una serie di cisti sulla retina. La somma delle due è che non vedo un bel niente.
Si valuterà quindi se farmi prima l'intervento per rimuovere la prima o prima una puntura per rimuovere le seconde... quindi se A:B=B:C io non vedo un C di nulla comunque vada.
Morale, passano due mesetti, mentre io in preda al nervosismo, riprendo il lavoro (molto da casa) e riprovo a rivivere come prima... impossibile però perché senza un occhio, guidare la sera o di notte, ma anche fare molte cose in cui ti occorre distinguere la profondità, diventa complicato e limitante...
Ma come tutte le cose (belle e brutte) quando meno me l'aspetto, vengo chiamato e nel giro di pochi giorni rieccomi in reparto... se è vero quel che è vero (ed è vero quel che mi hanno detto) dovrei fare la cataratta e quindi una cosina di routine, una pirlatina rispetto alle precedenti puntate... maledizione a quando ti aspetti di aver visto tutto!
Entro in sala operatoria che oramai è mezzogiorno... ne uscirò tre ore dopo... quando mi vedono in sala cominciano a ridere, ancora tu? ancora qua? cazzo ridete? Mica ci vengo di mia sponte qua! E vabbè lasciamole ridere alle mie spalle, devono sdrammatizzare pure loro.
Annuncio subito che non voglio essere bucato sulla mano, è ancora attuale il ricordo dell'ultima volta, maledizione! Ma l'infermiera, sicura del fatto suo ci riprova, due volte, e ovviamente non ci riesce. Così dopo aver cristonato mi bucano il braccio. Eccomi pronto per la puntura di anestetico nella cavità peri orbitale... un autentico devasto, un male che manco un parto... a cui si aggiunge l'impressione mentre il liquido mi riempie un seno paranasale... sti capperi.
Andiamo così sotto i ferri... oltre a rimuovermi il velo, mi aggiustano il cristallino per causarmi una lieve miopia, necessaria per rendere dominante l'occhio sano (poi capirò il perché) mi tolgono il velo, sento l'equipe parlottare a mie spese... ed infine esco in reparto letteralmente fradicio... 
Saltello per almeno un quarto d'ora nel letto, mentre cerco di tornare alla normalità.
Abbiamo finito. Se Dio vuole. Ora attendiamo l'esito e guardiamoci (letteralmente) intorno, sperando di essere fuori dal tunnel.


venerdì 21 gennaio 2022

Okkio per Okkio - Terza parte



Dopo avervi narrato la prima e la seconda parte eccoci al terzo episodio di questa straniante vicenda. Fatto il secondo intervento, convivo con il silicone "pesante" nell'occhio e credetemi, non è una bella sensazione. Passo così altri due mesi... durante i quali, non solo non vedo un fico secco, ma la visione dell'occhio SX, affaticato da tanto vedere si appanna... stanchezza, stress, impazienza, timori di ogni tipo si accavallano nella mia testa... finirà mai questa vicenda? Arriva così il giorno dell'intervento, preceduto da un tampone molecolare... potere di Omicron... altra attesa, altra tensione, per fortuna negativo... si va in ospedale.
Non c'é niente da fare, ogni volta è diverso... a dimostrazione che non si attraversa MAI lo stesso fiume. Questa volta non è la puntura nella cavita dell'occhio a dare problemi, ma il tentativo di prendermi una vena nella mano... mai tirato così tanti accidenti... a momenti ci resto secco... per fortuna poi mi prendono il braccio, una bella iniezione di anestetico e viaggio nella pace chimica... dell'intervento non ricordo granché, questa volta, complice il silicone, niente immagini a colori... solo bianco e nero... e alla velocità della luce. Morale in quattro e quattro otto mi ritrovo in corsia... sarà la volta buona?
Riprendo coraggio ed energia, dopo un paio d'ore mi spediscono fuori dal reparto, rintronato come una campana ma decisamente felice... è finita? Pare di si.
Ovviamente come tutti i bei sogni, i momenti desiderati non sono mai come ti sei immaginato... nel sogno, nel desiderio, vedevi tutto rosa...qui colori nisba, solo pensieri... e dopo? il dopo appare poco dopo, mentre cambio la medicazione (grazie Bianca), mi accorgo che non vedo un bel niente e che anzi la vista è occupata da una bolla enorme ed il resto è grigiore totale... nebbia... è questo il mio destino? Avere una retina riparata che non serve ad un cippo? Penso di no. la visita del giorno dopo me lo conferma... tutti effetti collaterali in dissolvimento.. resistere, ancora resistere... a tra una settimana...  e intanto è un anno.


domenica 5 dicembre 2021

Musicofilia


Un giorno, a New York, OLiver Sacks partecipa all'incontro organizzato da un batterista con una trentina di persone affette dalla sindrome di Tourette: tutti appaiono in preda a tic contagiosi, che si propagano "come onde".
Poi il batterista inizia a suonare - e come per incanto, il gruppo lo segue con i tamburi fondendosi in una perfetta sincronia ritmica.
Questo stupefacente esempio é solo una particolare variante del prodigio di "Neurogamia" che si verifica ogni qual volta il nostro sistema nervoso "si sposa" a quello di chi ci sta accanto attraverso il medium della musica.
Presentando questo e molti altri casi con la consueta capacità di immedesimazione, in Musicofilia, Sacks esplora la straordinaria robustezza neurale della musica e i suoi nessi con le funzioni e le disfunzioni del cervello.
Allucinazioni sonore, amusia, disarmonia, epilessia musicogena: da quali inceppi nella connessione a due vie fra sensi e cervello sono causate?
Come sempre l'indagine su ciò che é anomalo getta luce su fenomeni di segno opposto: l'orecchio assoluto, la memoria fotografica, l'intelligenza musicale e soprattutto l'amore per la musica - un amore che può divampare all'improvviso, come nel memorabile caso del medico che, colpito da un fulmine, viene assalito da un'insaziabile desiderio di ascoltare musica per pianoforte, suonare e persino comporre.
Grazie alle testimonianze dei pazienti di Sacks ci troviamo così a riconsiderare  in una nuova prospettiva appassionanti interrogativi, e assistiamo ai successi della musicoterapia su formidabili banchi di prova quali l'autismo, il Parkinson, la demenza.
Dai misteriosi sogni musicali che ispirarono Berlioz, Wagner e Stravinskij, alla possibile amusia di Nabokov, alla riscoperta dell'enorme importanza spesso sottostimata di avere due orecchie.
Ogni storia cui Sacks dà voce, illumina uno dei molti modi in cui musica, emozione, memoria e identità si intrecciano, e ci definiscono.

Una autentica miniera di informazioni. Una finestra su un mondo sconosciuto eppure così vicino: il nostro cervello, gli sconvolgimenti che lo colpiscono, la perdita di memoria, il ritorno di alcune forme di memoria - interessante la differenza tra MEMORIA SEMANTICA: le cose di base, sparse per tutto il cervello e MEMORIA EPISODICA: la memoria degli eventi, concentrata in alcune zone e quindi più soggetta a perdersi... e che dire poi della MEMORIA EMOZIONALE: un pizzicotto, un'azione che genera una contro azione Pavloviana, in grado di creare ricordi... e l'uomo colpito dal fulmine che diviene amante della musica? Tutto quasi incredibile, se non fosse vero... a distanza di 50 anni gli scritti di Sacks rivelano ancora tutto il potenziale di un grande narratore. Ottimo!

 

giovedì 25 novembre 2021

Okkio per Okkio - seconda parte

Eccomi a proseguire il racconto delle mie disavventure... vi avevo lasciato nella prima parte  all'esito della prima operazione, non prevista e non voluta... con una marmellata nell'occhio destro e l'attesa di una data per toglierla... nel frattempo accadono tante cose: una serie di visite intanto... in cui (pur con tutti i limiti del caso e dell'auto ironia) ne vedo di tutti i colori.
Intanto il tempo passa... giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre... sempre con l'occhio ripieno, la vista (se si può definirla tale) che fa i capricci... l'attesa di una soluzione definitiva, fino a quando non mi fissano la data della preparazione all'intervento (15 ottobre), data che, probabilmente è colpa mia, forse l'ho caricata di troppe aspettative, viene vista come il termine ultimo di tutti i miei pasticci...
Vana speranza... passa anche il 15, la visita la faccio... certo.. peccato che poi, leggendo le carte, scopro che sono in attesa di un intervento per cataratta! Gulp! Forse complice il fatto che non mi ha visto la persona che mi segue dal principio e che quella che mi ha visitato né mi ascolta e né legge le mie carte... morale, tocca alzare la voce e farsi riscrivere l'esito... e intanto passa un altro mese... finalmente arriva la data! E' il 16 novembre... poi fatalmente saltata ad una settimana dopo... e arriviamo al 23 novembre.

Nonostante l'esperienza mi abbia istruito diversamente, la testa ha un suo percorso, un suo itinerario, che mi fa pensare che una cosa fatta una volta, a doverla rifare sarà uguale uguale.. quindi eccomi fiducioso nel mio lettino d'ospedale, con il mio pigiamino, con le goccine necessarie a rilassare l'occhiettino... peccato però che di gocce me ne mettano una volta sola (e tra loro se lo dicono pure...) che il primo ago della flebo si rompa, e debbano passare all'altra mano, che mi aspetta un bel siringone nell'occhio senza che ne avessi alcuna memoria (e il medico che mi dice "si ricorda vero sig. Giarola? esattamente come l'altra volta" ???? ma quale altra volta? o non ero io o stavo dormendo... morale, sto scherzo mi fa rizzare i capelli... poi la faccia si paralizza e io mi rilasso un pochino... entriamo in sala operatoria e... meraviglia delle meraviglie... questa volta assisto in differita a tutto quel che accade.
Vedo cioè quel che mi fanno nell'occhio dall'interno dell'occhio medesimo... una cosa che probabilmente nella vita va provata... la siringa che aspira, la pinza che cuce, il liquido colorato... tutto mi passa davanti per almeno due ore.... sino ai punti finali... azz... che fastidio... poi hai un bel dire a chiedermi di stare fermo con i piedi... e che diamine... almeno quelli!
Morale, esco meno devastato dell'altra volta, si ma con un olio più pesante e con una retina più leggera... e con un ulteriore intervento da ripetersi tra un mese. (continua)



mercoledì 3 novembre 2021

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello


Nell'Ottocento, la scrittura di casi clinici - nei quali vengono presentati non soltanto gli effetti della malattia ma tutta la realtà vissuta legata alla condizione esistenziale del paziente - raggiunse vette altissime; nella seconda metà del Novecento però, con la ascesa di una medicina più tecnologica e quantitativa, era una prassi oramai estinta.
Perciò, quando pubblicai i miei casi clinici negli anni Settanta e Ottanta, mi fù presso ché impossibile farlo sulle riviste mediche, poiché esse pretendevano grafici, tabelle e un linguaggio "oggettivo".
Le storie di casi clinici più lunghe, dettagliate e personali erano considerate arcaiche e "non scientifiche".
Questo atteggiamento sta ormai cominciando nuovamente a cambiare e molte università prevedono corsi di "medicina narrativa": un'intera generazione di neurologi più giovani considera il caso clinico una parte importante della scienza medica.
Spesso si è voluto riconoscere a "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" il merito di aver contribuito a questa rinascita della tradizione del caso clinico e a me piace pensare che ciò sia vero.
Oggi, con l'affermarsi delle neuroscienze e di tutte le loro meraviglie è ancora più importante conservare la narrazione personale, considerare ogni paziente come un essere umano unico con la propria storia e le proprie strategie di adattamento e sopravvivenza.
Benché da parte nostra la conoscenza e la comprensione possano evolvere e cambiare la fenomenologia della malattia e della salute umana rimangono alquanto costanti, e il caso clinico - la descrizione scrupolosa e dettagliata dei singoli pazienti - non potrà mai diventare obsoleto. (tratto dal libro).

Ulteriore testo, letto sull'onda dell'entusiasmo del precedente L'occhio della mente prosegue la conoscenza delle varie e direi variegate patologie, malattie, sfighe e malanni che colpiscono quella fantastica macchina che è il cervello umano... veniamo così a conoscenza della Sindrome di Tourette, dei feroci danni del Parkinson, degli studi di Lurija, Purdon Martin, Hughlings Jackson, Freud e tanti altri sconosciuti all'umano odierno... Con stile piacevole e lieve ci addentriamo in un mondo incredibile e vicino, maledettamente vicino a noi.

 

venerdì 29 ottobre 2021

Okkio per Okkio - prima parte

Ed eccoci qua. Tutto prende il via il 27 febbraio... da qualche tempo non sto bene... qualche acciacco, dolori vari, quelle cose a cui non sai dare un nome.. sino a che, ecco manifestarsi un Herpes Zoster, una recidiva della varicella sotto diversa forma che, invece di presentarsi in pancia, o altrove, mi si piazza bene in faccia, proprio sopra l'occhio sinistro. Vabbè, dico io... non sarà questo intoppo a fermarmi... sono in mezzo ad un periodo di forte azione.. il lavoro, l'Associazione, alcuni corsi che voglio fare... idee e progetti... nulla mi deve fermare... per nulla mi voglio fermare... e così qualche pastiglia, ma sempre a testa bassa... e di conseguenza, quello che arriva dopo è forse logica conseguenza.

L'Herpes, dopo aver abbandonato (quasi) la faccia, si va ad insediare nell'occhio destro. Prima vedo malino, poi malaccio, poi una bella mattina non vedo più niente... la sera stessa riesco ad avere una visita dall'oculista che normalmente ci segue... brava donna intendiamoci, un piglio tosto... ma a volte non basta. 

Lei parte in quarta... impossibile il legame tra Herpes a sx e occhio dx... vabbè, ci voglio credere... è Uveite! quindi si, prendiamo i farmaci antivirali (non si sa mai), collirio e pomata e poi vediamo... mi segue bene, ogni settimana mi vuole vedere, ed intanto rinvia le analisi del sangue (quelle si necessarie) per capire cosa ho. Quando quelle le andrò a fare, e quando arriverà l'esito, cosa ho è oramai chiaro.. anzi scuro.

Un bel giorno finisco per vedere peggio. Non solo non migliora, ma peggiora sempre più. Mi rimbalza così in ospedale (sarebbe meglio il Sacco a Milano, peccato che non ti pigliano neanche dipinto)... e allora appuntamento a Varese. Oculistica, dove ottengo una visita a 72 ore (ma con in mezzo il sabato e la domenica)... finalmente arriva la visita, ove si comincia a sospettare (almeno a scrivere - sospetto Herpes Zoster) e allora avanti con Cortisone, Antivirali, Colliri Vari... ovviamente stando a casa... anche perché oramai non vedo un fico secco.

Però, però... una speranza pare (ed appare) all'orizzonte... grazie ai farmaci, in alcuni momenti raddoppiati... comincio a vedere meglio... peccato che però la speranza, dopo oltre un mese di andirivieni e di progressi, mi abbandona..  ecco che una mattina mi risveglio e non vedo nuovamente più nulla, anzi si aggiungono lampi continui... dopo scambio di messaggi eccomi al PS di Varese... infausta la prognosi: rottura della retina. Ora si che l'operazione me la becco... il lunedì mi vede il primario, scuote la testa, mi dice solo brutte cose... insomma, comunque vada andrà male... il martedì mi preparano per l'intervento e mercoledì sono il primo della lista. 

Esco dalla sala operatoria... cosa mi hanno fatto: due ore e mezza di intervento... cerchiaggio del globo oculare, ricucitura della retina legandola al cerchiaggio, sostituzione del liquido oculare con un silicone per creare un campo sterile...

E comincia così la seconda parte dell'odissea.. quella in cui con un occhio così non vedi male come prima, ma non puoi mettere a fuoco avendo il globo oculare ripieno di marmellata... riprendiamo a stare a casa... ancora farmaci, ancora visite, ancora andirivieni con piccoli miglioramenti... e intanto aspettiamo una data, una qualsiasi per rimuovere l'incongrua sostanza e provare a riveder la luce... (segue).




sabato 23 ottobre 2021

L'occhio della mente


 Lilian Kallir é una brillante pianista che predilige Mozart: una sera, allorché deve affrontare il Concerto n. 21 (quello col famoso Andante), la partitura divenuta di colpo un intrico di segni incomprensibili; è l'esordio di una neuropatologia che le impedirà se non di scrivere, quanto meno di leggere e altererà la sua percezione sino a farle confondere un violino con un banjo o un rasoio con una penna.
Sue Barry è riuscita a diventare neurobiologa nonostante una menomazione invalidante: una forma di strabismo che inibisce la visione stereoscopica, sicché gli occhi sono attivi uno alla volta, in alternanza, senza mai potersi coordinare; per lei, la profondità e la terza dimensione sono categorie puramente immaginarie.
Sono solo due dei casi raccontati e analizzati in questo nuovo libro di Oliver Sacks: storie di amputazioni e deformazioni affettivo - cognitive che sembrano sfociare in drammi senza rimedio.
E ancora una volta Sacks mostra come ogni ferita attivi inaspettate strategie adattative, una indispensabile capacità di conservare o ridisegnare ciò che viene esperito.
Ma per il lettore la vera sorpresa consisterà nel vedere tali dinamiche confermate dall'esperienza personale dello stesso Sacks.
Scrutandosi con freddezza clinica, ma senza timore di rivelare le oscillazioni dei suoi stati d'animo, il neurologo - scienziato parla infatti sia della prosopoagnosia di cui è affetto (l'incapacità di riconoscere i volti), sia della odissea legata a un melanoma maligno all'occhio destro, i cui sintomi si materializzano un sabato del dicembre 2005, al cinema, sotto forma di una macchia dai contorni iridescenti.
Nel rivivere le fantasmagorie percettive scatenate dal tumore, Sacks prosegue così la sua esplorazione del versante creativo di ogni malattia, che in questo caso si manifesta nelle infinite modalità con cui ogni occhio e ogni mente inventano e reinventano l'inafferrabile vastità del mondo esterno. (tratto dal libro),

Oliver Sacks, a tutti certamente noto per aver ispirato il film "Risvegli" nel 1990, magicamente interpretato da Robin Williams, oltre ad aver suscitato molte critiche per il suo modo di narrare (si veda al riguardo un altro mio post) facendolo precedere alla sua reale capacità di curare il prossimo...
Resta comunque vero il fatto che, leggere i testi di Sacks è come immergersi appieno nella medicina, nei suoi dilemmi, nel quotidiano dello scienziato... le citazioni dotte non mancano, eppure tutti noi riusciamo a capire cosa sta accadendo... riusciamo a calarci nella vicenda e farci un'idea del male che colpisce di volta in volta i pazienti (certo non poveri economicamente per poterselo permettere) che si rivolgono a lui..

giovedì 27 maggio 2021

Mediteo


Forse perché abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno, prendo spunto dal brutto periodo in corso per spendere due parole a favore di un Applicativo (o App) che sto usando... 
La necessità di prendere farmaci - e tanti - e quella di avere tutto sotto controllo, mi ha fatto conoscere ed apprezzare "Mediteo", un programma per PC e Cellulare che consente di gestire, in momenti per niente semplici, quali possono essere quelli legati ad una malattia, la somministrazione di farmaci, oltre ad ogni altro dettaglio collegato (medici, farmacie, ospedali, centri per analisi)... tenere sotto controllo l'approvvigionamento dei farmaci, controllare la puntualità con cui li si prende, togliere, mettere, modificare le quantità, sospendere e riprendere... davvero duttile, utile, intelligente, intuitivo, facile, pratico... oltre ad un interfaccia a prova di "malato", può essere usato con modalità "simple" oppure aggiungere info, dettagli, bugiardino, note... tutto a portata di clic... e tutto a costo zero. Non posso che dirmi soddisfatto, che fare i complimenti agli ideatori e sperare in sempre maggiori sviluppi a favore della società di prodotti informatici di questo tipo che, hanno il grosso pregio di renderci facile la vita. Bravi!




 

venerdì 10 novembre 2017

Faccia un bel respiro

 
Un libro coraggioso. Un libro scritto da una persona che, anche di fronte alla malattia (che spesso è peggio della morte, ma almeno ti da il modo di narrare) non perde il buonumore e la voglia di prendersi e di prendere in giro. Ne risulta così un libro agrodolce, tra ospedali disperanti, cure date in malo modo o con totale svogliatezza da un personale mai motivato, medici urticanti e casi umani unici... accompagniamo Laura Grimaldi nella sua odissea... anche perché ridendo, impariamo ad essere tutti più vicini a chi soffre ed alla malattia.

 
"Per quanto spossata, sfiatata, acciaccata da una grave patologia polmonare, la paziente molto speciale protagonista di questo libro, vede il reparto ospedaliero come un palcoscenico su cui medici e malati, infermieri e parenti in visita interpretano - attori inconsapevoli - la pièce della commedia della vita.
Il racconto é un inanellarsi di piccole storie all'interno della storia più grande dei vari ricoveri della protagonista.
Non vengono fatti nomi, nemmeno quello dell'ospedale stesso, perché ciò che accade è in qualche modo esemplificativo di una condizione più generale.
Macchu Picchu, Lo Sciamano, Martello Pneumatico, Miss Ceausescu, Tromba di Gerico, Nosferatu...
Così vengono identificati alcuni dei personaggi che si muovono attraverso le pagine, tessendo un'appassionante trama narrativa.
La protagonista riesce a liberare energie nuove in un ambiente che per sofferenze, abitudini inveterate, assenza di stimoli, tenderebbe a restare cristallizzato.
E malgrado il proprio dolore, lo scoramento, il senso di lutto, parla di letteratura con un infermiere peruviano, scambia confidenze con gli altri degenti, fa entrare di nascosto la sua parrucchiera.
E intanto osserva con sguardo fulminante, lo sguardo di una donna straordinaria, tutto ciò che accade in quell'universo popolato di speranze e rassegnazioni, in cui medici, infermieri e malati si sorprendono a volte a realizzare di essere fra loro sodali invece che antagonisti.
Se quando ci si trova ad affrontare una delle situazioni più difficili dell'esistenza si corre il rischio di perdere l'oggettività, Laura Grimaldi evita questa trappola, e con profonda, mai arresa vitalità e strepitosa ironia, attraversa in prima persona l'esperienza della malattia tracciando una sorta di piccolo Manuale di sopravvivenza ospedaliera e insieme un delizioso, dissacrante viaggio in quell'altrove in cui si sperimenta anche la contiguità con la morte".

sabato 12 agosto 2017

Camminare...

Camminare vuol dire riassaporare il territorio... vuol dire andare meno lontano, metterci più tempo, respirare adagio, guardarsi intorno, scoprire cose nuove in posti vecchi...
Camminare... se ci sei costretto, dopo un poco ti accorgi che è il tuo naturale procedere... pensieri lenti... la corsa richiedere pensieri veloci e risposte rapide... la camminata chiede equilibrio, ragionamento, dialogo con sé stessi... forse non tutto il male vien per nuocere.
Costretto a rallentare dopo le ultime vicissitudini, riscopro un modus vivendi che avevo trascurato... ecco ad esempio uno scorcio del lago di Varese alle 7,30 del mattino.. sbucando fuori dal bosco,
Camminare è parlare mentre si procede, scoprire i colori e gli odori, vedere gli oggetti in terra e non scansarli per procedere più veloce...
Qualcuno obbietterà che questo è il ragionare della volpe e l'uva... replico dicendo che no; che a volte occorre riscoprire la lentezza per assaporare ciò che si ha a portata di mano ma si trascura indaffarati nel nulla quotidiano...

lunedì 24 luglio 2017

Dopo la cura

Chi mi segue ricorderà il posto Distrazioni, si quello dove mi ero fotografato una parte del corpo, gonfia, dolente e colorata di blu... (non pensate male, era il piede).
Cosa mi è costata quella iattura, ora posso quasi raccontarlo. Mi manca, è vero l'ultimo episodio, quello spero risolutivo... l'eco fissata per il 9 Agosto, dove forse potrò scrivere la parola fine a questo episodio.
Possiamo fare il punto? Se la distrazione mi ha imposto la massima attenzione, tutto questo periodo mi è servito certamente per riflettere... per capire che forse, a volte, un limite bisogna darselo, che non sempre va come si vorrebbe, e che l'incidere degli anni si fa sentire.
Questo però non mi ha allontanato di un solo passo dalle mie adorate montagne, me le ha fatte accantonare... ma complice il caldo, mi son detto... si ma poi, Settembre è qui dietro l'angolo, farà meno caldo, il cielo più terso, colori bellissimi... é forse una scusa, un ripiego, un motivo per resistere.. lo so. Ma che alternative avevo... e intanto giorno dopo giorno, mattina e sera, e vai di punture... oltre alle spese per visite e farmaci... ogni passione ha le sue pene...
Unica nota positiva, è che il dolore è talmente basso, che un mal di denti al confronto è un disastro... ergo, va bene così... potevo rompermi del tutto, dovermi operare, stare fermo sei mesi...
E' andata così. Finale di partita: queste sono le mie punturine tutte riunite in forma di saluto, o di ricordo... nulla di personale, ma spero di non vedervi più.

sabato 17 giugno 2017

Sorvegliare e Punire

"Si imprigiona chi ruba, si imprigiona chi violenta, si imprigiona chi uccide Da dove viene questa strana pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medievali? Una nuova tecnologia piuttosto: La messa a punto tra il XVI e XIX secolo di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Tutto un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, si era sviluppato nel corso dei secoli classici negli ospedali, nell'esercito, nelle scuole, nei collegi, nelle fabbriche: la disciplina".
 Il XVIII secolo ha senza dubbio inventato le libertà, ma ha dato loro una base profonda e solida, la società disciplinare, da cui dipendiamo ancora oggi.
Il libro passa dalla descrizione di un supplizio (nel 1757) a quello di un impiego carcerario (nel 1825); in questo lasso di tempo cambia tutto. Si introducono i Codici, si riforma la Giustizia, scompaiono (quasi) i supplizi, la punizione si nasconde. Perché?
Se dovessi descriverla con parole semplici, userei la descrizione data da Sant'Agostino: "il male è una perdita di tempo".
Tradotto: in una società che diviene capitalista, in cui il tempo ha un costo, diviene meno oneroso incasellare la repressione penale in un meccanismo amministrativo ed in un atto procedurale. Non si vuole che i boia assomigli (o peggio superi) il criminale, trasformandolo in un martire.
La certezza di essere puniti e non la rappresentazione della punizione deve tener lontani dal delitto. Il castigo è passato da un'arte di sensazioni insopportabili a un'economia di diritti sospesi.
Il corpo diviene forza utile solo quando è assoggettato e produttivo.
E' così che con la nascita di una borghesia commerciale (che si sostituisce al Re) il legalismo dei diritti diviene illegalismo dei beni... dalla sovranità monarchica esagerata, ma spesso inerte e soggetta a tolleranze e desuetudine, si passa ad una pena mite ma certa.
Si illustra infine il sistema carcerario, la sua finalità (il Panopticon) ed i risultati che si vogliono ottenere. Libro da leggere assolutamente per capire la società odierna.
 

 
 

martedì 30 maggio 2017

Distrazioni

Preambolo
Devo ancora capire se me la sono tirata o l'ho fiutata. Eppure, che qualcosa non andasse o non sarebbe andata come doveva, il mio sesto senso l'aveva sentito.
La sera prima, nel preparare lo zaino, preso da non so quale smania avevo cominciato ad aggiungere garze, cerotti, metallina, creme... come a temere chissà che... una strana inquietudine mi seguiva e non riuscivo a darle un volto...
 
Nel mentre
Del come e del perché non ne parlerò affatto. Vi dico solo che quando è accaduto, il piede si è girato da solo, il polpaccio è partito verso l'alto senza chiedere permesso... ho sentito uno scatto - compreso il rumore - come se si chiudesse una portiera ed un dolore... diciamo come se mi avessero sparato.
 
Distrazione
Questo era stato, alla 1,15 di notte, dopo oltre tre ore di attesa in PS, il responso del medico.
Non una lastra, non un'ecografia. Nulla. Un'occhiata, una palpata veloce... un rapido interrogatorio.
Un fasciatura allo zinco, fatta da una giovane infermiera e via verso casa... riposo, riposo assoluto per almeno 10 giorni e la prescrizione per l'eco (da farsi altrove e tramite il servizio sanitario nazionale), buonanotte sig. Giarola, dorma bene...
 
Divagazione
Ammetto di essere distratto, ma al punto dal distrarre un polpaccio, mentre io faccio altro, questa no, non mi era ancora accaduto e ancora adesso fatico a comprenderlo...
Distrazione muscolare è una lesione muscolare dell'arto (in questo caso il polpaccio) che può portare al danneggiamento, rottura dei legamenti muscolari in varie percentuali... certo se supera il 50% del tessuto, sono cavoli amari...
 
Sono qui, sono lì, sono là
E' a causa di tutto ciò, che, in attesa dell'ecografia (che farò finalmente domani ed in privato, costo € 70,00, il SSN mi proponeva la fine di Giugno...) mi trascino dal letto (sono là) al divano (sono lì), alla sdraio esterna (sono qui)... i tre luoghi che questa settimana accolgono le mie terga e mi fanno compagnia... nel frattempo vedo il piede sgonfiarsi leggermente, dopo essere passato dal viola al verde... e il polpaccio diventare più reattivo al movimento ed attendo fiducioso di tornare alla normalità.
 
Giramenti
E' chiaro che mi girano. E' evidente. E' logico. Ma forse è un chiaro segnale. Prenditi cura di te stesso. Anche se lo spirito è quello di un dodicenne... hai superato i 50 e devi fartene una ragione. Rallentare, fare cose più normali... O forse no? Forse è stata solo la sfiga e il mio corpo mi darà ancora possibilità di far quel che amo di più?  Questa pausa forzata. Oltre che per leggere, scrivere, dormire, serve anche per pensare. Alla prossima puntata.

venerdì 10 marzo 2017

Manuale dell'apocalisse

 

Qualcuno mi vorrà spiegare perché, comunque, dovunque e ovunque, il sottotitolo di un libro, film o altra attività umana, debba riportare la frasetta "cinquanta di qualchecosa"...
Abbiamo senza alcun dubbio paura del vuoto, di ogni genere di vuoto. Ansia da prestazione. Pagine da scrivere, non importa il loro contenuto. Ed ecco fiorire ogni genere di manuale, libro, film, il cui unico motivo di esistere è la raccolta di panzane o semplicemente di informazioni che non s'appicciano una con l'altra, ma permettono di arrivare alla soglia... 50!
Questo libro parte bene. Affronta in modo scientifico, facile e chiaro, molti argomenti attinenti una possibile fine del Mondo. Del nostro mondo ovviamente e nella maggior parte dei casi per colpa nostra: inquinamento, surriscaldamento, sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, carestie, ecatombe ed estinzione di specie animali, scioglimento di ghiacci, piogge acide, eccetera...
Poi affronta possibili rischi derivanti dall'incapacità di gestire il futuro: piante geneticamente trasformate, robot e automi impazziti, malattie fuggite dal laboratorio, la genetica, la disgenetica, i cigni neri, i virus usati da militari e terroristi, e così di questo passo.
Scade infine quando entrano in gioco gli alieni, i meteoriti, la fine dell'universo, la fine del Sole, la fine del tempo, la fine di questo e quello.
Peccato. Un ottimo saggio rovinato dalla "cinquantite" quella malattia che porta un buon scrittore e divulgatore scientifico a prendersi talmente sul serio da poter pensare che il lettore si berrà qualsiasi cosa... Voto: 2/5.

lunedì 13 febbraio 2017

Un pomeriggio in PS

E' così... questa volta è toccato a me.
Un dolore che non passa, una strizza che si fa sentire... un minimo di prudenza... ed eccomi a trascorrere la domenica pomeriggio in PS.
Devo dire subito che il personale si è dimostrato all'altezza della situazione.
Visita preliminare, auscultazione, elettrocardiogramma, RX torace, prelievo venoso, prelievo arterioso, saturazione, enzimi, oltre a tanta umanità ed educazione.
Ci lamentiamo tanto dei servizi che non funzionano, ma niente diciamo quando le cose non solo vanno bene, ma anzi di più.
Qualcuno dirà "hai avuto fortuna". Può essere. Ma non basta, ci vuole che comunque qualcosa esista e funzioni...
Se penso a quegli Stati ove la sanità è negata, ove l'istruzione latita, ove la sicurezza è assente... beh non tutto va poi così male...
Concludo con un grazie a tutti coloro che, nella sanità, ma anche negli altri ambienti della pubblica amministrazione, ci mettono del loro per far funzionare la baracca...
 

venerdì 11 novembre 2016

Grazie Professore

 
Alla veneranda età di 91 anni, se ne va anche il professor Veronesi.
Per anni impegnato nella lotta al cancro e riconosciuto luminare a livello mondiale.
Oncologo, Ministro della Repubblica, Direttore Scientifico, si è altresì impegnato nella difesa dei diritti degli animali.
Un grande. Senza alcun dubbio.

venerdì 11 dicembre 2015

Ancora vittime, ancora la religione

No, questa volta non sono arabi. Non è fondamentalismo mussulmano. E' un cristiano (almeno dice di essere tale) ma comunque resta un fondamentalista.
E' folle osservare (o non volerlo fare lo è in pari misura) come la religione riesca a far breccia in menti deboli e limitate. Al punto da non essere in grado di riuscire a difendersi da ogni genere di predicatore che veda nella morte altrui, l'unico rimedio a far prevalere il proprio pensiero (che non ammette repliche) sul prossimo.
Ogni ostacolo va rimosso per il fedele alienato, anche a costo di sovvertire il messaggio religioso (ma è veramente così? o sarebbe ora che chi predica si prenda la responsabilità di ciò che dice) andando a colpire chi non solo ha tutto il diritto di non credere ma, nel rispetto delle leggi dello Stato (che sino a prova contrario in USA è laico) fare il proprio lavoro.
Se fosse stato un arabo apriti cielo! Trattandosi di un cristiano, qui si parla di alienato. Ma è veramente così?

sabato 12 settembre 2015

Oliver Sacks

Al termine di una lunga e animata vita, dedicata a scienza, letteratura e medicina è chiaro che qualche possibile discussione ne venga fuori.
Non fa quindi eccezione il nostro buon Oliver, passato a miglior vita la scorsa settimana.. con un uscita di scena teatrale, come solo lui poteva fare.
Per alcuni un mascalzone, per altri un genio, sicuramente un ottimo scrittore e capace di trasformare un argomento complesso e di non facile approccio per le masse, in oggetto di interesse, dando voce alle nevrosi, malattie e complessità del cervello umano.
Chi non ricorda "Risvegli" ?  il libro pochi, il film (con Robin Williams) tutti.
Che dire delle sue indagini sulla sindrome di Tourette, sulla sindrome di Asperger, sul Parkinson, sui non vedenti, sui non udenti, su chi non vede i colori?
Ognuno di questi argomenti si è trasformato in libro e ognuno di questi scritti ha avuto ampio successo per la capacità divulgativa e narrativa.
Qualcuno è arrivato a definirlo "l’uomo che confuse i suoi pazienti con la carriera letteraria" o peggio ancora.
Ora che è morto, si può cominciare a trattarlo per quanto ha realizzato.
Ha certamente aperto alla conoscenza di tutti un mondo che fa paura, ancora tutto da indagare; ha cercato di far scendere al nostro livello di comprensione quel gran guazzabuglio che è il cervello umano: nostra forza e nostra debolezza.
Comunque grazie.

domenica 29 marzo 2015

Anche questa è fatta

Già in precedente post ne avevo parlato... il mio Pelada in cui descrivevo e avevo fatto conoscere un itinerario, tanto vicino e al tempo stesso tanto sconosciuto.
Ora l'ho percorso tutto.
Travedona, Comabbio, Mercallo giù sino ad Oriano costeggiando l'abitato, poi a dx per boschi percorrendo tutta la Gran Fondo per altri 15 km in un saliscendi fantastico sino ad Osmate ed infine discesone e rientro a casa. Oltre 26 km di corsa senza incontrare nessuno, in un itinerario speciale, con il tepore della primavera addosso.
Fantastico !!!!!! Non ho altre parole per descrivere un tracciato unico, una mattinata speciale,  un emozione paragonabile ad una scalata in montagna. Le gambe hanno retto, il fiato pure... Ed ora che ho completato il giro, si ricomincia, più veloce, più lontano... Almeno spero :)