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domenica 5 dicembre 2021

Jumanji - The next level


Visto in lingua tedesca con i sottotitoli. Cosa ho imparato? Togli i sottotitoli... magari capisci meno, ma quello che afferri é realmente quello che hanno detto... 
Comunque, dopo il primo imperdibile episodio eccoci alla seconda narrazione... 
Morale Spencer è depresso... lo é perché la vita quotidiana non ha nulla di quello che ha provato la prima volta in Jumanji... e ovviamente, eccolo lì... perché non tornarci? Il problema che il gioco dell'altra volta è stato sostituito da un nuovo livello... più difficile, più complicato... più mortale... con un nuovo cattivo; Jorgen il Bruto, capace di fare parecchio male... insomma, uguale a sé stesso ma al tempo stesso diverso... divertente (forse un pelino meno dell'altra volta) con tanti momenti di spasso, discorsi senza senso eccetera... meglio aver visto il primo episodio, si parte avvantaggiati!

domenica 9 maggio 2021

Mortal Komabt

Non è la prima e non sarà l'ultima volta che il mondo dei videogiochi presta attori e trama (?) al grande schermo... la vera difficoltà sta nel trasformare in idea, storia, la ripetizione del gioco, l'avanzare dei combattimenti, la difficoltà delle mosse, ed in questo i combattimenti di arti marziali dovrebbero partire avvantaggiati... facile poi, a chi è un poco sgamato, aggiungere una pseudo filosofia, religione o idea che prenda un pizzico di Oriente, qualche idea hippy, un paio di spinelli, un cappello da mandarino e il gioco è fatto... peccato che in mezzo, non ci sia nulla! Il vuoto cosmico... non un'idea, non una trama, non un senso.. il solito pateracchio spazio temporale che dopo un combattimento del non si sa chi contro non si sa perché per non si sa quando e non si sa nulla porterebbe niente popò di meno al possesso della Terra e dei suoi ignari (ed ignobili) abitanti... ce né a sufficienza per interrompere più volte l'amena visione, fare altro, poi riprendere, poi continuare ed arrivare in fondo cancellando l'intero episodio.  




martedì 12 marzo 2019

Comix 2019

 
il Comix, abituale appuntamento dedicato al fumetto, al cinema ed a tutto quanto ruota intorno ai miti giovanili (dell'attuale adultescenza, adulti ancora adolescenti) non si può non parlare, anzi, non si può intanto non andarci… almeno per rendersi conto che, i sogni proposti, derivano da idee e progetti che da oltre trent'anni sono presenti sulla scena e che di nuovo, di davvero nuovo, non c'é proprio nulla.
Non bastasse questa premessa, vi invito a girare per le bancarelle e per le scenografie ottimamente allestite, per scoprire: Star Wars, che la fa da padrona, Star Trek (troppo cervellotica e più in là nel tempo, troppo seria e compassata, quasi da sbadiglio), i Gremlins (ragazzi, minchia, i Gremlins), i virus della corporation Umbrella, Terminator, Predator, tutta la banda Marvel in gran spolvero… pochi Uomo Ragno (forse non fa ancora abbastanza caldo per la calzamaglia), Iron Man e dintorni, tantissimi Lego (oramai potrebbero farci la struttura che ospita la fiera con i Lego)… insomma, c'é tutto il vissuto dell'ultimo trentennio in questo voler rappresentare il futuro distopico… quindi parlerei oramai di passato distopico… bah.
Diviso in tre distinti padiglioni, va subito detto che, il primo è sicuramente il più interessante, dedicato ai beniamini sin qui descritti, più cose da vedere e acquistare… nel secondo entriamo nel serioso mondo del collezionismo, fumetti, carte, gadget, giochi, disegni, carino ma meno attrazioni… l'età media sale. Nel terzo ci sono … le giostre… uno spazio per cibare, spazio per giocare e qualche buco…
Si tratta di Miti, dei nostri miti. forse meno importanti di quelli del passato remoto… forse più Pop, ma pur sempre quelli che hanno forgiato sogni, tempo libero e immaginario delle ultime due generazioni… quindi, buttiamoci a pesce (anzi ad Aquaman) e godiamoci ogni singolo fotogramma.
 
















 

venerdì 3 marzo 2017

Assassin's Creed

Finito di guardare questo film, la domanda sorge spontanea "al netto degli zompi da un tetto all'altro" che resta? Bah! Certamente un enorme delusione.
La traduzione di un videogioco, per sua natura interattivo e coinvolgente, in un film, viceversa passivo e che pretende attenzione è di per sé operazione difficile e che necessita di grande maestria, si viaggia su un filo talmente teso che in un attimo si può cadere da una parte o dall'altra (cioè nel tragico o nel comico).
Qui, sul filo nemmeno ci si arriva, si viaggia sotto, molto bassi, nascondendo il tutto con salti, lazzi, frizzi, combattimenti full contact, senza una trama, senza un'idea, senza sapere dove si andrà a parare.
Ed allora ecco il nostro che, nei panni di Callum Lynch dopo aver visto morire sua madre per mano di padre e scansato la pena di morte per omicidio, si ritrova in una struttura sperimentale, ove con un macchinario fantascientifico lo si invia nel passato dell'Inquisizione nei panni del suo antenato Aguilar nella setta degli assassini, destinato a protegger la mela... (se fosse stata una carota, certo il film avrebbe preso un'altra piega).
Deluderà molti, a mio giudizio. Sia chi ci ha giocato, sia chi non lo conosce o solo per sentito dire...
E il buon Fassbender (che a me piace) pur mettendocela tutta, non riesce simpatico, non coinvolge, pur saltando come una scimmia da un edificio all'altro e menando le mani per tutto il tempo.
Eppure c'erano tutte le condizioni, per farne un film di più ampio respiro, vuoi per il periodo storico (la fine del 1400), vuoi per i personaggi (i Templari, la Chiesa, l'Inquisizione), vuoi per l'argomento che mai stanca (la lotta tra il libero arbitrio e il controllo dello stesso).
Un vero peccato, veder trasformare un'ottima idea in un percorso di parkour senza alcuna soluzione e legame... Amen.

sabato 4 febbraio 2017

Alien

E se il Nostromo non avesse intercettato il messaggio di soccorso, lanciato da una astronave aliena, su di un pianeta deserto? E se Kane, non si fosse fatto infettare? E se Ripley fosse riuscita a convincere Ash (il droide di bordo) a non aprire la porta, dichiarando la quarantena? Come sarebbe andata a finire la saga, che da oramai 40 anni ci perseguita?
Chi avrebbe preso il posto, nell'immaginario popolare dei mostri alieni, per farci sobbalzare ad ogni fruscio percepito su un'astronave?
Ridley Scott dirige un capolavoro capace di sconvolgere tutto il mondo della fantascienza, in un momento in cui il genere, grazie a Guerre Stellari, diventa famoso e apprezzato dal grande pubblico... ed eccoci alle prese con Alien; film che prende da tutti i precedenti racconti e filmati, ma non prende troppo da nessun, altro... addirittura da "lo squalo" per il modo di girare intorno alle sue vittime...
Si aggiunga la "manina" di Carlo Rambaldi per animare il mostro e il genio di Hans Ruedi Giger per rappresentare il predetto essere e il gioco è fatto.
Una volta salito sull'astronave, prima esce dal torace del povero Kane (John Hurt, ne ho parlato qualche giorno or sono), poi cresce e uccide tutti gli umani che gli capitano a tiro, obbligando Ripley alla decisione di distruggere l'astronave stessa e fuggire a bordo di un modulo... peccato che l'alieno abbia avuto la stessa idea... E' solo con l'inganno che (per ora) ce ne liberiamo. Ma fino a quando?

sabato 23 luglio 2016

Warcraft - L'inizio

Anni or sono mi cimentai con Warcraft, un divertente videogioco, che mi rubò parecchie ore di sonno. Ne parlo QUI in un precedente post.
Oggi arriva sugli schermi Warcraft l'inizio, ovvero la trasposizione del gioco in film che mescola animazione grafica, fantasy, personaggi reali e regni immaginari.
Non discostandosi dal videogioco è facile prevederne la trama, che difatti viene rispettata in pieno, così come è facile schierarsi di volta in volta per i buoni di turno.
L'apprendista stregone buono, il condottiero buono, l'orco capo clan buono, la mezza orchessa buona, il piccolo bimbo (novello Mosè) abbandonato tra le acque (buono pure lui).
E' evidente che un film tratto da un videogioco, fatica a far emergere dalla massa dei figuranti, figure meritevoli di passione e che ci facciano parteggiare per l'una o l'altra parte.
Il primo merito del film è certamente quello di porre l'attenzione sulla poca differenza tra i due popoli. Se uno è in pace; ma mica tanto, basti vedere come si agitano le varie razze (elfi, nani, umani) tanto da somigliare all'attuale Unione Europea di fronte all'esodo dei migranti... l'altro ha i suoi bei problemi. Infatti, appena agli orchi è chiaro che la loro ricerca di un nuovo pianeta è dovuta all'uso sconsiderato della magia da parte del loro capo Gul'dan, alcuni di essi cercano di fermarlo, arrivando a stringere un patto con gli umani.
Una dinamica questa già vista in altri film. Si pensi tra tutti a ad Apes Revolution VEDI.

Entrambe le parti in guerra dimostrano attaccamento ai valori fondanti le razze e i popoli: onore ai combattenti, rispetto della parola data e del nemico, ricerca della sopravvivenza, speranza nella pace. Ed entrambi temono ciò che non comprendono: in primis la magia...

Il secondo è quello di proseguire in forma cinematografica, una serie di videogiochi molto amata e oramai "storica", dando così spazio ad una nuova e diversa fruizione ludica con molti rimandi alla memoria dei giocatori. Il rischio è di restare troppo legati alla trama, ma se i personaggi principali sapranno farsi voler bene, presto gli stessi sostituiranno l'originario interesse con una storytelling di nuova generazione.


Ricordiamo tra gli altri, Duncan Jones - quale regista - figlio di David Bowie, già notato per il suo precedente film Source Code. VEDI

Riuscirà quindi il regno di Azeroth a combattere questa minaccia, prima che il portale si apra e i restanti orchi (preceduti da una prima ondata) distruggano tutto? Questo episodio qualcosa ci racconta... e ci fa capire che non finisce qui. Buona visione.

 

domenica 17 aprile 2016

L'ultimo abitante di Chernobyl

Per chi, come me ha memoria di Tchernobil e del terribile incidente nucleare dell'allora Unione Sovietica, vedere queste tristi fotografie (vedi articolo) oltre ad un tuffo nel passato da un tuffo al cuore, alle tante sensazioni che allora sollevò quell'evento ed a tutte le conseguenze che portò con sé.
La paura del nucleare, il non avere informazioni, l'averne troppe e confuse, non saper più cosa mangiare, il temere questo invisibile nemico (venivamo dall'incidente della Diossina di Seveso), il referendum che ne seguì, assolutamente folle e sull'onda dell'emozione, distrusse il progetto nucleare italiano con costi enormi e problematiche irrisolte.
Queste immagini ci costringono a riflettere sugli errori umani, sulla semplicità della vita (che comunque vada prosegue) e sulla sofferenza portata in nome di un idea totalitaria e sciocca.
Per altro verso, quando sento parlare della Zona, quella invivibile intorno a Pripiat ed alla centrale, mi viene in mente il gioco "STALKER" ove per ore si vagava in un terribile ambiente post atomico cercando reperti e cercando di resistere al vento radioattivo - vedi l'articolo La Zona. Chissà se, in una di quelle peregrinazioni virtuali non abbia già incontrato il sig. Ivan Shamyanok...

sabato 19 settembre 2015

Need for Speed - Most wanted

Se vi piace correre in auto. Se vi piace azzardare contro la Polizia, i posti di blocco e seminare gli inseguitori, questo gioco fa per voi.
Oramai datato (è del 2005) ha una bellissima grafica e una sequenza di gioco notevole.
Punto forte del gioco è la serie di inseguimenti con le forze di Polizia che di volta in volta si inserisce nelle gare o nei trasferimenti, ed il divenire sempre più invasiva ad ogni avanzamento di carriera.
C'è una graduatoria da scalare, per diventare il Most Wanted... il più ricercato.
Tutto nasce da una gara finita male, il motore della tua auto è stato sabotato e oltre ad aver perso tutto, vieni arrestato dalla Polizia. All'uscita dal carcere la vendetta è il tuo piatto freddo: scalare le classifiche dei più ricercati, potenziare la tua auto, sfidare gli avversari in vari circuiti.
Grande dettaglio grafico, divertente storia (credibile), città enorme da esplorare, traffico che può infastidire, ostacoli contro schiantarsi... notevole la musica di sottofondo (che puoi scegliere o modificare) e le auto a disposizione, ognuna con proprie caratteristiche... Da guidare senza interruzione per ore ed ore...

lunedì 7 settembre 2015

Company of Heroes - Opposing Fronts

Nel Giugno del 2014 avevo dedicato un post al primo episodio della saga COH.
Nel frattempo la storia è andata avanti, dedicando due episodi del fronte ovest e uno est dell'Europa.
A seguito proverò a descriverli.
Mentre il primo episodio, lo ricorderete si riferiva allo sbarco in Normandia ed agli eventi successivi (presa di Caen, presa dei porti, operazioni di paracadutisti, varie operazioni collaterali), il secondo "Tales of valor" era un espansione, con mezzi e unità nuove, maggiore controllo delle operazioni e tre piccole campagne.
"Opposing Fronts", di cui scriverò oggi, pur oramai datato, mantiene intatto tutto il fascino e l'azione di un videogioco ad alta intensità.
Entriamo nel dettaglio: due diversi fronti e due diversi modi di gestire la battaglia.
Due strategie si scontrano e si confrontano. Da un lato quello degli invasori/liberatori (dipende dal punto di vista e da quanto vi sentite filo-nazi o pro-the Queen) che devono, utilizzando alianti e mezzi minimali, attaccare e snidare il nemico.
Dall'altra parte i nazisti, che ovviamente, sfruttando il loro potenziale bellico, devono difendere la "Fortezza Europa".
All'interno dei due schieramenti, si aprono poi tre variabili. Una che privilegia l'apporto aereo, una che si avvale dell'azione dei cannoni usati in lontananza, una infine che fa affidamento sulle forze di terra o meglio dei mezzi corrazzati.
Le variabili sono molte e il terreno se usato male gioca brutti scherzi.
Come già raccontato la volta scorsa in company-of-heroes-il-gioco spesso la differenza la fanno poche variabili, piccoli dettagli che possono trasformare una poderosa azione in una mesta ritirata.
Per intenditori del genere militare, dirò che i mezzi e gli equipaggiamenti sono illustrati, visualizzati e rappresentati con dovizia di particolari e viene posta molta attenzione ai limiti di ogni mezzo/arma/equipaggiamento.
Suggerisco di partire dalle SCHERMAGLIE per prendere confidenza con l'azione, prima di lanciarsi in campagne dall'esito incerto. 

domenica 4 gennaio 2015

Railroad Tycoon

 Grazie alla genialità di Sid Meier, nasce nel 1990 "Tycoon Railroad". Ricordo di averlo iniziato a giocare in quegli anni, appena in possesso di un PC. Su una cartina rappresentante lo scenario di gioco (Americhe, Africa, Europa) siamo chiamati a realizzare una rete ferroviaria e gestire le varie tratte e i treni che trasportano merci e passeggeri da una stazione all'altra.
All'apparenza semplice, con una grafica che oggi nemmeno il telefono da 20 Euro può osare, eppure era geniale e complicata, senza nulla togliere al divertimento.
Costruire una linea ferroviaria, la stazione, acquistare i treni, scegliere il tracciato da seguire, ottimizzare i trasporti. E poi ancora, acquistare a vendere azioni delle ferrovie, pagare i debiti, seguire con apprensione il biennio fiscale. Tutto questo è Tycoon Railroad.
 
Grazie ad un simulatore DOS - ricevuto da Daniele - sono riuscito a far rivivere questo gioco e divertirmi come ai vecchi tempi.
Sid Meier, genio indiscusso dei videogiochi di allora e dei più recenti Civilization e Colonization, resta uno dei miei preferiti. A lui i miei ringraziamenti per le ore di svago, con intelligenza.

giovedì 18 settembre 2014

Warcraft

 
Nasce nel 1993 grazie alla Blizzard questo videogioco che diverrà una saga ed ancora oggi miete vittime tra i giovani appassionati ed i meno giovani.
Orchi contro cavalieri in armatura, draghi e demoni, maghi e arcieri.
A seguire romanzi, racconti, giochi di ruolo. Il classico caso di debordo dal virtuale al reale.
Sarà perché gli orchi acchiappano, si veda la saga del Signore degli Anelli, ma resta il fatto che quando apparve io ne fui ammaliato. Restavo sveglio tutta la notte, con una coperta sulle spalle per combattere le battaglie, sempre più difficili ed intervallate da piccoli video che introducevano o concludevano una parte della guerra.
E così di volta in volta, arcieri contro draghi sputafuoco, cavalieri contro orchi e piccoli esseri verdi, edifici da costruire, villaggi da salvare, oro da prendere, catapulte, navi da affondare: un autentico spasso. I primi giochi sono come i primi amori: non si scordano mai! E i primi videogiochi non fanno eccezione.
Ora in chiave moderna e spaziale il gioco si è evoluto. Io ho smesso di seguirlo per non guastarmi il gusto del passato, mi restano bellissimi ricordi :)

lunedì 2 giugno 2014

Company of Heroes - il gioco


In questa prima puntata di Company of Heroes scriverò ovviamente del primo episodio della saga.
Lo sbarco in Normandia e la conquista di Caen.
Questo gioco nato nel 2006 è subito entrato nell'elenco dei migliori giochi di tutti i tempi. La velocità di azione, la reazione degli avversari controllati dal PC, le varie armi utilizzabili e le strategie, ne fanno un gioco che vi farà perdere parecchie ore di sonno.
La ricostruzione di mezzi ed armi è fedelissima e le limitazioni delle varie formazioni, oltre ai punti di forza ed alle possibilità di utilizzo rendono il gioco impegnativo e coinvolgente. 
Il profilo che preferisco è quello dell'ambiente urbano, dove posso avanzare poco per volta e controllare le controffensive avversarie piazzando cannoni e cecchini nei punti chiave.
il porto di Cherbourg è l'episodio che preferisco! Spingersi sino all'estremità del molo, dover abbattere edifici e nidi di mitragliatrici, distruggere il cannone che impedisce alla marina di avvicinarsi, passare il ponte che separa i moli con un azione di forza. Una dopo l'altra, queste fasi di gioco non lasciano tregua e ti pigliano al punto da continuare ad immaginare ogni possibile soluzione per raggiungere l'obiettivo.
Interessante notare come, anche l'ammassarsi di truppe non sempre ripaga l'obiettivo! Spesso troppi mezzi finiscono per impicciarsi tra loro con il risultato che una controffensiva ben sferrata porta alla rapida distruzione delle tue forze o alla loro inutilità.
Per questo motivo occorre muoversi con cautela, preparare trappole, chiudere l'avversario oppure condurre blietzkrieg, attacchi rapidi e massicci che portano rapidamente al comando nemico.
Neutralizzati i centri di produzione avversari avrai il tempo per riorganizzare una linea di controllo avanzata, contenere controffensive e rinforzare truppe, materiali e tecnologie.
A parole tutto sembra facile, ma provateci e vi accorgerete. Spesso un solo cecchino nemico è in grado di neutralizzare un nostro attacco, mettere in difficoltà un presidio o rendere inutilizzabile un bunker.
La troppa distanza tra i centri di produzione e un punto avanzato porta spesso a perdere troppe truppe e a non riuscire a difendere il fronte. Meglio avanzare lentamente ma con il controllo del fronte. Ore e ore di gioco, strategia, sudore, sangue e morte vi attendono. 

sabato 1 marzo 2014

STALKER il gioco

Parlare di S.T.A.L.K.E.R. (d'ora in poi STALKER per praticità) non è semplice.
Non perché sia un gioco estremamente complesso, ma perché è qualcosa di più e oltre ad un gioco.
Parte da lontano, dal poco conosciuto film di fantascienza del regista sovietico Tarkovskij del 1979.
L'esistenza di una "zona", quella che nel corso di tutto il gioco sarà "LA ZONA", un luogo mitico e pericoloso ove cercare la risposta a tutti i propri interrogativi.
Tarkovskij cerca nel suo film di dare un significato agli interrogativi che ognuno di noi porta con sé, il gioco parte da qui, non potendo non rendere in chiave avventurosa questa istanza (si tratta pur sempre di un FPS uno sparatutto) intervallandola a momenti di relativa tranquillità ove si possono scambiare due parole al bar, ascoltare il malinconico suono della chitarra o stare al riparo dall'insistente pioggia in un capanno abbandonato.
L'enormità dello spazio di gioco (oltre 30 kmq), le continue minacce incombenti (mostri, nemici, animali selvatici), le missioni da compiere, le zone contaminate da riconoscere, rendono il gioco tutt'altro che monotono.
La prima volta che ho iniziato il gioco ho provato un vero terrore, per essermi perso, per non sapere chi poteva farmi del male, per non sapere come andare avanti.
Certo il gioco ai suoi difetti (i bugs), ma questo non toglie nulla all'idea. 
Narrarlo sarebbe lungo e forse noioso per chi non vi ha mai giocato.
Senza nulla togliere alla sorpresa, trovo che la lunga e perigliosa avventura del Marchiato, alla ricerca di se stesso e del suo nemico merita le ore di gioco. 
Si può giocare in molti modi: sparando a tutto quel che si muove, cercando di completare le missioni, parlando con ogni personaggio, facendo e disfacendo alleanze. A voi la scelta. Le vostre azioni vi daranno un diverso responso finale. Ma non avviene così anche nella vita reale?