sabato 1 marzo 2014

STALKER il gioco

Parlare di S.T.A.L.K.E.R. (d'ora in poi STALKER per praticità) non è semplice.
Non perché sia un gioco estremamente complesso, ma perché è qualcosa di più e oltre ad un gioco.
Parte da lontano, dal poco conosciuto film di fantascienza del regista sovietico Tarkovskij del 1979.
L'esistenza di una "zona", quella che nel corso di tutto il gioco sarà "LA ZONA", un luogo mitico e pericoloso ove cercare la risposta a tutti i propri interrogativi.
Tarkovskij cerca nel suo film di dare un significato agli interrogativi che ognuno di noi porta con sé, il gioco parte da qui, non potendo non rendere in chiave avventurosa questa istanza (si tratta pur sempre di un FPS uno sparatutto) intervallandola a momenti di relativa tranquillità ove si possono scambiare due parole al bar, ascoltare il malinconico suono della chitarra o stare al riparo dall'insistente pioggia in un capanno abbandonato.
L'enormità dello spazio di gioco (oltre 30 kmq), le continue minacce incombenti (mostri, nemici, animali selvatici), le missioni da compiere, le zone contaminate da riconoscere, rendono il gioco tutt'altro che monotono.
La prima volta che ho iniziato il gioco ho provato un vero terrore, per essermi perso, per non sapere chi poteva farmi del male, per non sapere come andare avanti.
Certo il gioco ai suoi difetti (i bugs), ma questo non toglie nulla all'idea. 
Narrarlo sarebbe lungo e forse noioso per chi non vi ha mai giocato.
Senza nulla togliere alla sorpresa, trovo che la lunga e perigliosa avventura del Marchiato, alla ricerca di se stesso e del suo nemico merita le ore di gioco. 
Si può giocare in molti modi: sparando a tutto quel che si muove, cercando di completare le missioni, parlando con ogni personaggio, facendo e disfacendo alleanze. A voi la scelta. Le vostre azioni vi daranno un diverso responso finale. Ma non avviene così anche nella vita reale?

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