sabato 15 marzo 2014

L'uomo di Berlino

Scritto in terza persona, con entrate ed uscite in punta di piedi. Geniale nel far sparire il principale interprete molto prima del finale (e quando dico sparire, intendo SPARIRE).
Crudo, feroce, ingiusto, ma quando mai la vita reale è giusta?
Ogni personaggio ha il suo carico di dolori, di peccati e di ingiustizie che fanno da bagaglio e compagnia di vita.
Sfondo, la Berlino dell'inverno 1946, si preannuncia la Guerra Fredda e la gara principale tra le potenze occupanti è spartirsi quanto rimasto dell'ex potenza nazista: gli scienziati e i loro segreti.
Da qui parte tutta la vicenda, da un microfilm nascosto in un cappotto, addosso ad un nano dalla storia singolare: puttane, sfruttatori, occupanti ignobili, tedeschi ridotti alla fame, bambini adusi a convivere con violenza, furto, mercato nero e dolore.
Nel mezzo Pavel Richter, dolorante personaggio circondato di libri. Ma chi è realmente? Un buono? Un cattivo? Ben narrato, convince e attira il lettore.

Sulla strada