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lunedì 21 giugno 2021

A mano armata

"Nella mia preparazione politica non ho avuto modelli a cui ispirarmi, sono sempre stati autodidatta..." E modelli da seguire non ce ne sono per Giuseppe Valerio Fioravanti, detto Giusva, una faccia da Carosello, un passato da terrorista.
"A mano armata" non pretende di chiarire l'oscura galassia del terrorismo nero, ma l'autore con un indagine che parte dallo studio degli atti processuali per arrivare ai numerosi colloqui in carcere, cerca di restituire le esperienze, le motivazioni, i pensieri di questo personaggio.
"E' un libro terribile. Non solo perché sono terribili i fatti che narra, ma per il modo con cui li racconta. 
Ovvero senza esagerazioni e falsità, ma con la straordinaria lealtà e inflessibile pietà di chi cerca di dire la verità e non si ferma davanti ad alcun ostacolo, ad alcuna obiezione di comodo, ad alcun pregiudizio.
L'Italia degli anni di piombo riemerge così in una sua nuova prospettiva.
Non che quei delitti atroci appaiano in una luce migliore, ma perché sentiamo confusamente e paradossalmente che allora potevano ancora resistere delle illusioni, persino delle scelte rovinose di una, due o tre o altre cause sbagliate.
Un giovane poteva ancora lottare contro tutti per arrivare a una propria definizione,
E le storie dei ragazzi neri costituirono una tragedia particolare nella tragedia generale".


 

venerdì 7 maggio 2021

Senza rimorso


 Eccolo all'opera Stefano Sollima... in questo film tratto da un romanzo di Tom Clancy, la fervida mente dell'action movie... John Clark, militare prestato allo spionaggio, vendicatore della sua famiglia, solo contro tutti... in un ambientino dove amici e nemici si confondono (e come non poteva esserlo?) e l'azione adrenalinica fa il suo corso... anche se la storia è intuibile quasi da subito (spoiler: il solito cornutissimo e corrottissimo funzionario interno) i colpi di scena non mancano, i combattimenti, individuali e di gruppo, spari, bombe, missili, attacchi... insomma, non ci sarà tempo e modo di annoiarsi..
La ricerca di verità e quella di vendetta faranno il loro corso... non mettetevi in mezzo.

giovedì 6 maggio 2021

Una terra promessa

In questo libro attesissimo, Barack Obama racconta in prima persona la propria incredibile odissea, da giovane alla ricerca di un’identità a leader del mondo libero, e descrive con sorprendente ricchezza di particolari la propria educazione politica e i momenti più significativi del primo mandato della sua storica presidenza, un periodo di profonde trasformazioni e sconvolgimenti. Obama accompagna i lettori in un viaggio appassionante, dalle iniziali aspirazioni politiche fino alla decisiva vittoria nel caucus dell’Iowa – che ha dimostrato la forza dell’attivismo civile – e alla memorabile notte del 4 novembre 2008, quando è stato eletto 44° presidente degli Stati Uniti, diventando il primo afroamericano a ricoprire la più alta carica della nazione. Riflettendo sulla presidenza, Obama propone una acuta e inedita esplorazione delle grandi possibilità ma anche dei limiti del potere, e apre nuovi scorci sulle dinamiche del conflitto politico americano e della diplomazia internazionale. Ci conduce fin dentro lo Studio ovale e la Sala operativa della Casa Bianca, e poi a Mosca, Il Cairo, Pechino, e oltre. I lettori scopriranno ciò che Obama pensava mentre nominava i suoi ministri, fronteggiava la crisi finanziaria globale, si confrontava con Vladimir Putin, superava difficoltà all’apparenza insormontabili per ottenere l’approvazione della riforma sanitaria, si scontrava con i generali sulla strategia militare in Afghanistan, intraprendeva la riforma di Wall Street, rispondeva al disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, e autorizzava l’operazione Neptune’s Spear, che ha portato alla morte di Osama bin Laden. Una terra promessa è un libro straordinariamente intimo e introspettivo. È il racconto della scommessa di un uomo con la Storia, della fede di un coordinatore di comunità messa alla prova della ribalta mondiale. L’autore si esprime con franchezza sulla difficoltà di far convivere il ruolo di candidato nero alla presidenza, il peso delle aspettative di un’intera generazione mobilitata da messaggi di «speranza e cambiamento», e la necessità di essere moralmente all’altezza delle decisioni cruciali da prendere. Descrive apertamente le forze che si sono opposte a lui negli Stati Uniti e nel mondo; spiega come la vita alla Casa Bianca abbia condizionato la moglie e le figlie; non esita a rivelare dubbi e delusioni. Eppure non smette mai di credere che, all’interno del grande e ininterrotto esperimento americano, il progresso è sempre possibile. Con grande efficacia ed eleganza di stile, questo libro sottolinea la strenua convinzione di Barack Obama che la democrazia non è un dono ricevuto dall’alto, ma si fonda sull’empatia e sulla comprensione reciproca, ed è un bene da costruire insieme, giorno dopo giorno.


Sono pagine fitte fitte, quelle proposte da questa autobiografia del 44° Presidente degli Stati Uniti, nonché primo di colore, nonché Premio Nobel per la Pace, nonché tante altre cose. Un momento storico quello vissuto dagli States, cosa che faceva ben sperare, sino a che non si è manifestato il ciclone Trump... con la sua vergognosa gestione, con la altrettanto e ancor peggio conclusione, degna di un regime fascistoide... a dimostrazione che il genere umano, per quanto possa andare avanti, appena si distrae, credendosi immune a certi eventi, ci ricasca dentro in pieno... Ma leggiamoci le bellissime pagine di questo lungo testo (a cui probabilmente ne seguirà un altro) e godiamoci da vicino la politica, i suoi retroscena... viviamo direttamente sul più alto scranno del potere mondiale tutti gli avvenimenti. Ottima lettura.

"La maggior parte di questi leader manteneva il potere attraverso una vecchia formula: limitata partecipazione ed espressione politica, intimidazione pervasiva e sorveglianza da parte della polizia o dei servizi di sicurezza, un sistema giudiziario malfunzionante e insufficiente tutela del giusto processo, elezioni truccate (o inesistenti), un esercito radicato nella vita civile, una pesante censura della stampa e una corruzione inarrestabile".

"Per almeno mezzo secolo la politica statunitense in Medio Oriente si era concentrata rigorosamente sul mantenere la stabilità, evitare interruzioni ai nostri rifornimenti di petrolio e impedire a potenze nemiche (i sovietici prima, gli iraniani poi) di estendere la loro influenza. Dopo l'11 settembre, aveva avuto la priorità la lotta al terrorismo. Nel perseguire ognuno di questi obiettivi avevamo fatto degli autocrati i nostri alleati. Erano prevedibili, dopotutto, e impegnati a tenere sotto controllo la situazione, Ospitavano le nostre basi militari e collaboravano con noi nella lotta al terrorismo. E, ovviamente facevano un sacco di affari con le nostre multinazionali".

venerdì 23 aprile 2021

Soldado


Stefano Sollima riesce a trasporre Gomorra in un unico episodio senza dare troppo nell'occhio... senza far cioè notare che, tutto quello che vediamo è già stato usato più e più volte... come? Semplice, mescolando sapientemente azione (bella), spettacolo (ottimo) e primi piani espressivi ove i vari attori riescono ad esprimere odio, rabbia, paura, incredulità e tanto altro ancora...
La sapiente regia ci regala così uno spaccato della vita di frontiera... quella tra il selvaggio Messico e la altrettanto feroce, ma ugualmente coinvolta, controparte americana.
Tutto parte da una deviazione dal tema... attraverso la frontiera passano dei terroristi, forse grazie all'aiuto dei signori della droga... diventa così vitale sconfiggere o almeno dare un segnale a questi ultimi... ma, come dice uno dei protagonisti, "in Messico non si muove foglia che tutti non vengano a saperlo..." zero segreti, vuol dire carte scoperte... e questo ha un costo... 
Ognuno lo dovrà pagare, chi perdendo tutto, chi la vita, chi l'onore, la parola, gli amici... nel mezzo i combattimenti con i narcos, le faide, la violenza, la tratta di poveracci che cercano negli USA una vita migliore... la profondità nella recitazione è la cifra che permette di leggere una storia che viceversa finirebbe per apparire dozzinale... quante volte infatti storie farcite di effetti speciali si sono dimostrate "loffie" a causa di pessime o nella migliore, mediocri recitazioni? Qui, per fortuna, ognuno gioca al meglio le sue carte. Ed il risultato si vede. Per amanti del genere!

martedì 2 febbraio 2021

Uomini senza legge

C'è molto Al Capone in questa ricostruzione storica delle lotte del popolo algerino per liberarsi del colonialismo francese. Ci sono forti richiami ad una dinamica che vede le contrapposizione terrorista (buono, ma non sempre) a poliziotto (cattivo e corrotto) che lo insegue, lo placca, cerca in alcuni casi di portarlo alla ragione, in altre lo uccide... una lotta senza quartiere in cui, uomini terribilmente coraggiosi si fronteggiano, riconoscendo similitudine ma lontananza di intenti.
Dal riconoscimento (per strade diverse, la galera, la guerra, il ghetto) della diversità e della necessità della lotta, alla sua interpretazione... ma lottare per qualcosa vuol dire rinunciare al resto... e tutto ha un costo.
Così, quando i tre fratelli arrivano di fronte al baratro, ognuno dovrà guardarsi dentro e fare delle scelte... ci sarà chi saprà sacrificare la propria vita, chi il proprio futuro economico, chi la propria idea... un bel racconto. Duro, crudele ma necessario a capire sino in fondo cosa muove la disperazione e la speranza in un mondo migliore. 
 

venerdì 3 luglio 2020

Zero Dark Thirty

Nulla da dire, una bella storia… ovviamente molto americana, quindi fuori totalmente dai nostri standard. Noi non abbiamo quell'intelligence, quei mezzi, quelle potenzialità, quei soldi, forse nemmeno quei nemici… quindi, se dovessimo descriverla dal nostro punto di vista, stiamo parlando di fantascienza… e invece ci beiamo… crediamo che quella guerra sia nostra, che quel nemico sia il nostro, che quell'esercito di investigatori, spie, agenti, militari, siano tutta roba alla nostra portata… bravi illusi. Questo è vero cinema, senza dubbio… farci passare dalla parte dei buoni, senza fare alcuna riflessione sul perché i cattivi sono cattivi, sul perché siano stati (e siano tuttora) alleati del loro inseguitore… perché qualcosa è sfuggito di mano…
Ma via, basta filosofare… non è un caso che si dica "prima mangiare, poi filosofare" riempiamoci gli occhi e la mente con le scene di questa immane caccia all'uomo. Soffriamo con gli spioni americani mentre il furbo terrorista sfugge, o quando gli si avvicina quel tanto che basta… sino alle battute finali… quando il cattivo, il re dei cattivi, viene ucciso.. e allora giustizia è fatta… sino alla prossima volta ovvio.

martedì 3 marzo 2020

The Kingdom

Il film si apre con una evidente narrazione, necessaria a chiarire, se mai ce ne fosse bisogno, che gli americani stanno in Arabia Saudita per il petrolio. Che i Sauditi, satrapia con regole e leggi degne della peggior teocrazia, mal li sopportano. Che di conseguenza, ogni occasione è buona per fargli notare la cosa. Scoppia così una bomba e nel terribile attentato muoiono degli americani.
La risposta del FBI non si fa attendere… ma si sa, andare a pestare piedi a casa altrui comporta rischi, oltre a dover imparare (alla svelta) che ci sono norme non scritte…ma innanzitutto bisogna vincere le incomprensioni, i diversi modi di vedere lo stesso mondo… insomma, come i cani… annusarsi per poi farsi piacere quel che si fa e si vede.
Così accade per gli agenti scelti capitanati da Ronald Fluery, vero ganzo sicuro del fatto suo.
Ancora una volta, saranno famiglia, onore, rispetto a superare gli ostacoli di religione, lingua, stato e far vedere che gli uomini veri si intendono alla svelta. Azione concentrata ad inizio e fine film… in mezzo qualche scazzo, due sbadigli, una trama che a tratti zoppica… fotografia penosa… si lascia guardare.

sabato 11 gennaio 2020

The Report

Piacendomi Adam Driver ho voluto guardare questo film, definito "Thriller magistrale sulla scia di… eccetera eccetera"... ecco, partiamo da qui, sulla scia di cosa? Ma che cosa è questo polpettone? E l'indagine cosa riguarda? La noia? Il torpore? Che due palle! Thriller poi! E cosa ci sarebbe di incredibile?
Alcuni film, quando li guardi, pur trattando di vicende interne agli States, comunque li capisci, poi cogli la vicenda e i suoi risvolti, infine parteggi per il buono.
Ma qui? Il politico che costituisce una commissione per indagare sugli abusi commessi dalla CIA, che non è l'FBI, che però é un'altra cosa e poi ci sono i contractor, che non sanno una cippa ma prendono un sacco di soldi per maltrattare presunti terroristi arabi. Non ne cavano nulla ma se la spassano…. E quindi? Poi si va in commissione, poi un'altra commissione, poi un'audizione, poi un'altra commissione, poi interviene un politico, poi un tecnico, altra commissione, i giornali, però a quelli non diamo tutto, poi un'altra riunione, poi la CIA risponde, poi un'altra audizione, il tutto mentre la commissione investigativa, chiusa in una stanza al buio indaga e trova tutti i pezzi del puzzle… e infine l'ultima riunione con cui si dice "che cattivi questi americani" ma grazie a questo lavoro ci siamo fatti perdonare e non lo faremo più… fino alla prossima volta… (altro materiale per un altro film).

mercoledì 13 giugno 2018

Patria

L'aver vinto il Premio Strega Europeo aveva attirato la mia attenzione su questo romanzo - fiume, oltre 600 pagine dedicate alla Spagna, ai Baschi, al conflitto dell'ETA.
Ora, al termine di questa lunga galoppata, posso affermare che è stata una buona scelta, che ne è valsa la pena.
La storia di due famiglie, prima unite e poi divise dal terrorismo, la loro vita, con alti e bassi, la necessità di sapere la verità e di ottenere/ricevere il perdono... tutti questi temi, mescolati a momenti di divertimento, di tristezza, lievi e forti... insomma quello che la vita ci riserva, ci fa conoscere e capire un popolo, una causa, una follia, che anche l'Italia conobbe negli anni del terrorismo rosso e nero.... Leggere per credere... 
 

"Due famiglie legate a doppio filo, quella di Joxian e del Txato, cresciuti entrambi nello stesso paesino alle porte di San Sebastiàn, vicini di casa, inseparabili nelle serate all'osteria e nelle domeniche in bicicletta.
E anche le loro mogli, Miren e Bittori, erano legate da una solida amicizia, così come i loro figli, compagni di giochi e di studi tra gli anni Settanta e Ottanta.
Ma poi un evento tragico ha scavato un cratere nelle loro vite, spezzate per sempre in un prima e un dopo: il Txato con la sua impresa di trasporti è stato preso di mira dall'ETA, e dopo una serie di messaggi intimidatori a cui ha testardamente rifiutato di piegarsi è caduto vittima di un attentato....
Bittori se n'é andata, non riuscendo più a vivere nel posto in cui le hanno ammazzato il marito, il posto in cui la sua presenza non é più gradita, perché le vittime danno fastidio.
Anche quelli che un tempo si proclamavano amici.
Anche a quei vicini di casa che sono forse i genitori, il fratello, la sorella di un assassino.
Passano gli anni, ma Bittori non rinuncia a pretendere la verità e a farsi chiedere perdono, a cercare la via verso una riconciliazione necessaria non solo per lei, ma per tutte le persone coinvolte.
Con la forza della letteratura, Fernando Aramburu ha saputo raccontare una comunità lacerata, e allo stesso tempo scrivere una storia di gente comune, di affetti, di amicizie, di sentimenti feriti: un romanzo da accostare ai grandi modell

mercoledì 9 maggio 2018

12 Strong

Tratto (parrebbe, il condizionale è d'obbligo) da una storia vera... e da un libro (questo è certo), racconta delle avventure di un gruppo di soldati americani, inviati in Afghanistan per combattere i talebani, subito dopo l'attacco alle Torri Gemelle dell'11 settembre.
Che sia vera o finta, a questo punto poco importa, la vicenda vede il conosciutissimo Thor (scusate, Chris Hemsworth) al comando dei militari che misero in scacco Al Quaeda solo a cavallo (e ovviamente i bombardieri sempre pronti a ripulire l'area circostante)....
Bello? Diciamo di si. Le scene di combattimento sono ben fatte, grazie soprattutto alle riprese dall'altro, che rendono tutto simile alle battaglie che si faceva da ragazzini con i soldatini Atlantic... vi ricordate?
Poche storie, gli Yankee sono grandi. Solo loro riescono a trasformare una sconfitta (l'attacco alle Torri e tutto il resto) in una vittoria.... infatti è solo dimenticando chi era Bin Laden e da dove proveniva, che si può accettare che, basti andare in culo ai lupi (e la Storia, quella vera e quella recente ce lo insegna) per stanare il nemico... quello sta altrove... leggi Arabia Saudita - alleata degli Americani... Ma, così va il mondo secondo Hollywood...

mercoledì 1 novembre 2017

American Assassin

Appare doveroso iniziare la recensione di questo film, con uno speciale ringraziamento a tutti i "Jason Bourne", questo vulcanico agente segreto, che ha dato il via (non si sa, se per partenogenesi o per metamorfismo di contatto) ad una lunga fila di fallimentari imitazioni... e tra queste la qui presente che andiamo ora a narrare...
Lui (Mitch), bamboccione innamorato, in vacanza esotica, al mare con la morosa, ci promette amore eterno... ci regala l'anello della mamma (tirchio, comprarne uno nuovo, costava troppo?) lei abbozza, accetta, ci casca insomma (tanto dice, poi l'anello bello me lo faccio comprare a cose fatte...), lui va a prenderle da bere, ed ecco che dal mare arrivano i terroristi che iniziano a sparare a tutti i bagnanti... (titolo della scena "spari nel resort" o giù di li) ce la ammazzano di fronte a lui (nemmeno dietro, che uno non se ne accorge subito e magari non si spaventa, no, proprio davanti) e pure a lui ci sparano e mica una sola volta, no! due, tre volte... alla gamba, alla spalla, al fianco... mancava solo un colpo al bucuduculu e poi veramente era la sfiga in persona. Ma avendoci risparmiato il bucuduculu, lui può sedersi sul bordo del fiume ed attendere che passino i cadaveri dei suoi nemici... che aspettarli in piedi è faticoso... ma dopo un poco che aspetta, si rende conto che questi non passano e che, se Maometto non va alla montagna, allora è andato al resort e quindi è meglio fare lui il primo passo e andare a cercarlo... così metti che arriva al resort un'altra volta e non sa che fare...
Decide così di vendicarsi sul serio, non per finta seduto sulla riva del fiume (o del mare, che la prima volta gli ha portato male) ed allora comincia a farsi crescere la barba, a picchiare la gente in palestra, a tirare i coltelli contro l'anta dell'armadio (su cui c'é la foto della Fornero) a prendere a pugni un sacco e poi... a scrivere agli arabi con una tastiera speciale... del tipo ciao fratello, ciao fratello, sei arabo? no, allora che minchia vuoi? voglio fare il foregno fighter, anzi no il forest fighter, anzi no... cazzo come si scrive in arabo? ah eccolo si insomma voglio venire a combattere con voi. Quelli allora ci dicono, ma si dai vieni, che a noi ci piacciono quelli con la barba che tirano i pugni in palestra e i coltelli contro la Fornero e hanno il sacco da boxe in casa e ci scrivono per venire da noi... insomma! questo ragazzo ha tutti i requisiti per diventare forest fighter, forte fighter, forse fighter... dai vieni pirla, che così smettiamo di scriverci.
Lui (sempre Mitch) parte convintissimo... andrà con gli arabi che ci hanno ucciso la tipa e gli farà un culo così! Non importa se lui muore... lui avrà la sua vendetta, che ha faticato tanto per averla: ha tirato i pugni a dei tizi in palestra, ha tirato i coltelli alla foto della Fornero, ha dato i pugni persino al sacco che ha in casa (a volte anche al sacco della spazzatura, ed ha pure rotto il chip della Econord) e poi ha imparato a scrivere in arabo sulla tastiera, tutto per essere lì in quel momento. Ed eccolo, incontra gli arabi, che subito lo salutano in arabo (insomma ci fanno tante feste, ci fanno capire che è capitato nel posto giusto, che loro sono gli arabi giusti, mica quegli altri che sono sfigati, che poi te li ritrovi fuori dal supermercato a chiederti il carrello per piluccarti la moneta...) e poi ci mettono il cappuccio in testa e ci fanno tutte le domande arabe di religione (lui si era preparato in serie TV, in scienza poco, qualcosa sulla musica anni '70) tipo: come si chiamava la sorella racchia di Maometto? Perché beveva il latte dalla stessa madre? Cosa vuol dire andare alla Mecca? E lui, cazzo, nonostante non abbia studiato tantissimo, le risposte le da... alla fine ci tolgono il cappuccio. Lui ha di fronte quello che ha ordinato l'attentato sulla spiaggia... ah che bello, ora mi libero e ci faccio un culo tanto... e invece no! Un'incursione di americani ci uccidono il nemico e lo portano via... eccheccavolo! non si fa così però! tutta la sua fatica, i pugni, il sacco, la Fornero... nulla... Gli americani, che non buttano mai via niente, ci propongono un accordo: "lavora per noi. diventa agente segreto o secreto, vedi tu"...
Lui non vuole, poi vuole, che ci appare una negra con i controcoglioni che è la sua capa dell'intelligence... lei capisce che lui ha un potenziale, che è tosto... e così lo convince e lo manda nei boschi da uno ex marine che lo deve preparare... (Michael Keaton... quello di Birdman, quello di The Founder, mica un picio qualsiasi).. che non l'ha ancora visto ma già pensa che sarà una potente rotura di maroni... Vabbè, questo Mitch arriva comunque e comincia l'allenamento (che è lo stesso di Hunger Games, pure quello della Strega e il Cacciatore, pure quello del Signore degli Anelli, peraltro molto simile al Lupo e i tre porcellini ed ogni altra puttanata che Hollywood ci ha rifilato negli ultimi 100 anni) e diventa "agente segreto"... nel frattempo cominciano i casini ingarbugliati... un furto di plutonio, qualcuno che vuol fare un'atomica - caspita che storia nuova, che geniale trovata! sono basito, sono senza parole, sono ammutolito da tanta genialità... è dai tempi del primo James Bond che i cattivi fanno le bombe! - si scende in campo (come diceva Silvio ai bei tempi) si va ad Istambul (rapida vista su Santa Sofia ed il ponte sui Dardanelli giusto per non confondersi con quello di N.Y.) e si segue il solito riccone che deve incontrare una spia nemica che ha il puttonio (un nuovo plutonio molto equivoco) ma le cose non vanno bene ed un collega di Mitch ci lascia le corna... Lui no, lui è figo, lui riesce a fare un sacco di cose... e gli affiancano una bella topona, che però è anche una spia di Israele... ora ci si sposta a Roma dove la bomba verrà assemblata... i mafiosi locali sembrano dei tamarri incredibili (e qui la mitologia hollywoodiana si spreca nel rappresentare gli italiani come dei messicani solo più alti) e dove sta il nascondiglio? Al Corviale, il quartiere più merdoso (dal punto di vista urbanistico, architettonico e ambientale) del pianeta... ma cazzarola! Ancora che non facevano un bell'inseguimento sul GRA...
Come si conclude questa boiata? solito finale all'ultimo secondo utile... una bomba atomica che viene fatta esplodere al largo di Roma contro la flotta statunitense... gran boato, grandi onde... poche radiazioni... i mafiosi, drogati e zingari di Ostia lido possono dormire sonni tranquilli... e la vendetta? Vabbè dai... non esageriamo... alla prossima puntata! Ovvio!
 

venerdì 8 settembre 2017

Livelli di guardia

Vale ancora la pena, leggere questo genere di testi? Vale la pena riflettere su problemi che vengono portati via come tronchi caduti in un fiume in piena? non è una infinita pena, una stanchezza, uno sconforto, quello che invece ci assalgono?
 
Il "Livello di guardia" è l'altezza massima a cui può giungere l'acqua di un fiume o di un lago senza costituire pericolo di inondazione.
In questi anni, nella nostra vita sociale e civile il livello di guardia è stato superato troppo spesso, e ci sentiamo travolti da schizzi di fango e onde limacciose: il dileggio della Costituzione, la corruzione, diventata regola, gli aggressivi fondamentalismi clericali e laicisti, la retorica del perdono e l'odio del diverso, le indulgenze nei confronti del terrorismo, il confine tra vita e morte ridotto a pretesto di polemica partigiana, la politica dell'insulto, l'assuefazione alla ingiustizia e alla violenza, la crescente incapacità di vergognarsi e di spere di che cosa ci si deve vergognare, una indifferenza che spegne lo stesso "Malor Civile".
"Livelli di guardia" registra - attraverso gli articoli che ha scritto per il "Corriere della Sera" le reazioni di Claudio Magris alle notizie che la cronaca italiana e internazionale ha giustamente imposto all'attenzione di tutti. Reazioni a volte ilari, a volte feroci, che compongono il ritratto impietoso e autocritico di un Paese denigrato, sconciato, amato, e ci ricordano che nessuno di noi è esente da responsabilità.
 
Questa è la terza di copertina, di un libro che raccogli gli articoli che dal 2006 al 2011 (quindi un periodo abbastanza recente, ma già politicamente lontanissimo) sono stati pubblicati sul "Corriere a firma di Magris.
Sono tanti i temi trattati, negli oltre 40 articoli, raccolti in formato cronologico... descrivono un'Italia a noi nota, ma che sembra già lontana e superata dagli eventi... tocca argomenti sempre attuali, anche perché o irrisolti o peggio irrisolvibili o ancora semplicemente peggiorati ancora...
Che cosa aggiungere alla descrizione fatta dall'editore? il rischio che corrono queste raccolte è di diventare irrimediabilmente inutili, se paragonati alle sempre peggiori situazioni che emergono... nel panorama odierno, ma soprattutto questo levar di scudi, questo schierarsi, porta alla stanchezza, allo schiantarsi contro un muro di indifferenza al prendere atto che nulla cambia, ma che anzi tutto deteriora... 

sabato 19 agosto 2017

GIulio Regeni? Amen...

Lo avevo scritto nel marzo dello scorso anno... la vicenda Regeni è un piccolo fastidio in un ingranaggio troppo grande... e come tale è destinata, prima o poi, ad essere rimossa... il tutto sulla strada dei milioni, anzi miliardi di euro o dollari che gravitano intorno alla Libia... puntuale, poco più di un anno dopo, arriva la conferma: l'ambasciatore italiano tornerà al Cairo, in cambio di? nulla... Problemi più urgenti e questioni più scottanti della verità e della dignità di uno Stato, impongono di mantenere un profilo basso e la Realpolitik non consente perdite di tempo o di lacrime (se non quelle coccodrillesche) per una persona sola.
Così oggi, tutti sappiamo chi è stato e cosa è successo.
Rapito, torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani, vicenda di cui tutti sapevano e per la quale nessuno pagherà.
Meno chiara e meno indagata, oltre che più pelosa, resta la posizione dell'università che lo ha mandato a morire e che subito dopo l'ha dimenticato...
Cosa ci insegna la vicenda Regeni? Che la determinazione, il coraggio, la passione di un bravo giovane purtroppo non sono sufficienti a superare certi ostacoli e che il mondo non ha tempo da perdere... business is business... Giulio Regeni? Amen.

domenica 4 giugno 2017

War Machine

Parte un poco sconclusionato questo film di oltre due ore. Film che dovrebbe essere la parodia della fine fatta (o fatta fare) a generale americano Stanley A. McChrystal, qui interpretato da un ottimo Brad Pitt nel ruolo del generale Glen McMahon, attempato, irrigidito, pieno di tic, eppure amato dai suoi uomini e sempre impegnato nel tentativo di capire una guerra inconcepibile e per questo invincibile.
E' soprattutto lo scontro nei corridoi del potere, la falsità e disomogeneità degli alleati, la mancanza di sostegno da parte del Presidente Obama (che evita di incontrarlo... lo farà solo alla fine per cacciarlo) più che quelli sul campo a farla da padrone.
Eppure, la guerra (che è una cosa sporca) lui ci prova a vincerla...
Ottima prova cinematografica, per un personaggio per nulla semplice, a tratti una vera macchietta, in fondo molto molto umano.

venerdì 10 marzo 2017

Manuale dell'apocalisse

 

Qualcuno mi vorrà spiegare perché, comunque, dovunque e ovunque, il sottotitolo di un libro, film o altra attività umana, debba riportare la frasetta "cinquanta di qualchecosa"...
Abbiamo senza alcun dubbio paura del vuoto, di ogni genere di vuoto. Ansia da prestazione. Pagine da scrivere, non importa il loro contenuto. Ed ecco fiorire ogni genere di manuale, libro, film, il cui unico motivo di esistere è la raccolta di panzane o semplicemente di informazioni che non s'appicciano una con l'altra, ma permettono di arrivare alla soglia... 50!
Questo libro parte bene. Affronta in modo scientifico, facile e chiaro, molti argomenti attinenti una possibile fine del Mondo. Del nostro mondo ovviamente e nella maggior parte dei casi per colpa nostra: inquinamento, surriscaldamento, sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, carestie, ecatombe ed estinzione di specie animali, scioglimento di ghiacci, piogge acide, eccetera...
Poi affronta possibili rischi derivanti dall'incapacità di gestire il futuro: piante geneticamente trasformate, robot e automi impazziti, malattie fuggite dal laboratorio, la genetica, la disgenetica, i cigni neri, i virus usati da militari e terroristi, e così di questo passo.
Scade infine quando entrano in gioco gli alieni, i meteoriti, la fine dell'universo, la fine del Sole, la fine del tempo, la fine di questo e quello.
Peccato. Un ottimo saggio rovinato dalla "cinquantite" quella malattia che porta un buon scrittore e divulgatore scientifico a prendersi talmente sul serio da poter pensare che il lettore si berrà qualsiasi cosa... Voto: 2/5.

domenica 19 febbraio 2017

il diritto di uccidere

Forse perché già condizionato dalla visione di Good Kill, mi approccio a questo film con qualche dubbio in più, con un sospetto di "già visto" e di "aria fritta e rifritta"...
Ritiro tutto. Rispetto al precedente citato, qui c'è meno retorica e più seriamente viene tolto il finale buonista, utile solo a rasserenare lo spettatore sull'utilità e bontà del drone e del suo uso fatto nell'era moderna della lotta al terrorismo.
Molto ben fatto, soprattutto per il dilemma morale, che vede coinvolti i poteri: militare, politico e giuridico, alle prese con un'azione che ucciderà (per danno collaterale) degli innocenti.
Questa è la rappresentazione della evidente differenza tra una democrazia ed uno stato autoritario, tra i "non" dilemmi di un terrorista e le "preoccupazioni" di un'autorità democratica che deve rispondere ad un opinione pubblica, ai giornali, all'emozione dei cittadini.
L'abbiamo letta sui giornali, l'abbiamo colta con le dichiarazioni sulla base di Guantanamo, sulle azioni antiterroristiche in territori alleati (anche in Italia), sui morti derivanti dalle azioni di polizia per liberare ostaggi....
Grande Alan Rickman, nel ruolo del generale Benson, impersona il potere militare, ma anche il mediatore con politici e giuristi... Unica figura costretta al dilemma morale ed a "barare" per concludere la missione è il Colonnello Powell (interpretata da una bravissima Helen Mirren già nota a partire dai B-Movie italiani all'erotico di Tinto Brass e più recentemente nel divertente Red con Bruce Willis)... a lei spetta l'ultima parola ed è lei che torna a casa, sapendo di aver fatto il suo sporco lavoro... perché questa è la guerra... uno sporco lavoro.
 

venerdì 28 ottobre 2016

13 hours - the secret soldiers of Benghazi

Ecco finalmente un film fatto come si deve. Un film che chiama per nome le cose e le persone, senza tanti giri di parole. Che ti fa godere oltre due ore di adrenalina, spari, combattimenti, onore e sangue.
Narra la storia vera dei fatti avvenuti l'11 Settembre 2012 in Libia, quando un gruppo di terroristi attacca una sede americana e gli agenti CIA presenti.
Un combattimento ben fatto, una trama solida, una capacità di far capire quale sia la confusione prima, durante e dopo una battaglia non convenzionale, dove si scontrano terroristi e contractor wars...
Sono loro, i veri interpreti e protagonisti del film. Che devono confrontarsi con funzionari incapaci e refrattari a sporcarsi le mani. Uomini che, nonostante il lavoro svolto (mercenari) tengono alto il nome del loro Paese e fanno quel che fanno, perché a casa tengono famiglia.
Sotto la regia di Michael Bay, vediamo scorrere intense scene di guerra, intervallate a momenti di pausa mai banali, dove i dialoghi reggono i tempi e fanno capire, come la paura possa prendere chiunque.
Questo è cinema americano allo stato puro. Può non piacere. Ma è vero!
Che altro dire? Guardatelo!

sabato 26 marzo 2016

Quale verità per Giulio Regeni ?

Giorno dopo giorno leggiamo di incredibili, nuove, diverse e incomprensibili "verità" sulla tragica fine di Giulio Regeni, il ricercatore italiano, rapito, torturato e ucciso in Egitto.
Non ci vuole una mente eccelsa per capire che l'attuale governo del paese africano, che ci dicono essere nostro amico ed alleato, sia responsabile di quanto avvenuto e non sappia come uscirne.
Per questo di volta in volta ci vengono raccontati episodi incredibili e talmente fasulli da apparire simili al balbettio del bambino sorpreso con le dita nel vasetto della marmellata.
Non sarebbe più onesto, tra paesi amici ed alleati, dire la verità? Ci siamo sbagliati, ci siamo fatti prendere la mano, lo abbiamo scambiato per un pericoloso terrorista, tutto quel che vi pare, ma sempre meglio di queste penose bugie, che insultano la decenza, la memoria e soprattutto la nostra intelligenza.
A meno che, ancora una volta non si consideri la povera Italia, un paese a cui raccontare quel che si vuole sapendo di non aver nulla da temere.
Vi è un ripetersi della situazione dei due marò in India: tutti li vogliono a casa (uno già lo è ma per altri motivi) ma nessuno fa veramente e sino in fondo ciò che serve... e così la nostra dignità internazionale va a farsi benedire.
Quindi, prima di prendercela con Indiani o Egiziani, facciamoci noi una domanda: vogliamo la verità? siamo disposti a tutto per averla? Se si, allora andiamo sino in fondo. A costo di perdere affari economici ed alleati. Ma di far capire che le palle le abbiamo anche noi. Sennò, prendiamo per buona qualsiasi baggianata ci viene raccontata e facciamola finita con tanta ipocrisia.

domenica 30 agosto 2015

il Dittatore

Al netto delle solite volgarità ed esagerazioni di Sacha Baron Cohen, questo film coglie nel segno.
E lo fa due volte: contro i dittatori arabi/africani qui portati all'eccesso (ma mica poi tanto) e contro i presunti stati liberi (o Stati Uniti) che credono di essere gli unici portatori di libertà mentre prendono in giro i propri cittadini.
Sacha ci riesce benissimo. Oltre alle molte divertentissime gag ed agli episodi al limite del paradossale, ci da modo di vivere la caduta dalle stelle alle stalle e ritorno di Hafez Aladeen (un autentico dittatore, violento, ignorante, infantile, antisemita) circondato da guardie del corpo donne (ci ricorda qualcuno?).
Con una congiura di palazzo, viene rapito e sostituito con un imbecille, allo scopo di firmare una costituzione che tolga l'embargo e permetta di vendere il petrolio (a favore dello zio Tamir che ha agito nell'ombra).
La lotta di Hafez, senza barba e senza potere, sarà durissima e (grazie a nuovi alleati) gli permetterà di tornare al potere. Ovviamente tutto non sarà più come prima, o quasi.
Divertente e profonda resta la descrizione di Hafez del suo Stato dittatoriale: ad ascoltarlo si riesce ad immaginare l'America di Bush.

lunedì 1 giugno 2015

Alla ricerca dell'ordine mondiale

 
"Guerra in Iraq e attentati in tutto il mondo: il panorama internazionale non potrebbe essere più fosco.
Dopo l'11 settembre, le divisioni politiche hanno impedito una visione strategica comune mentre il sanguinoso "dopoguerra" iracheno rappresenta un ulteriore dramma per gli Stati e le coscienze.
Questo volume delinea alcuni possibili scenari per uscire dal caos e ripristinare un ordine internazionale fondato sulla cooperazione multilaterale.
Dopo aver chiarito alcuni presupposti della stabilità internazionale e aver descritto i vari tipo di ordine succedutisi nella storia, l'autore discute l'attuale condizione del sistema internazionale e le prospettive di stabilizzazione, la nuova politica americana e le sue conseguenze, le mutazioni del terrorismo internazionale e le strategie di risposta, il ruolo dell'ONU e dell'Europa, la scelta tra democratizzazione forzata e consolidamento delle istituzioni internazionali.
La ricostruzione di un ampio consenso, sia all'interno del campo democratico sia all'esterno, è necessaria per rafforzare un ordine mondiale stabile e per consolidare la transizione in quei paesi che catalizzano l'instabilità". (tratto dal libro).
 

Piccolo ma condensato testo utile per rendersi conto del funzionamento degli Stati, del Mondo, ed infine dei rapporti che hanno regolato, regolano e in futuro condizioneranno la nostra vita.
Se uno Stato è il confine territoriale di simili, con uguale lingua, aspettative, tradizioni e idee, diverso è definire cosa rende positivo o negativo, negoziabile o no il rapporto tra due Stati.
Cosa ancora diversa, con il venire meno delle distanze, con il cessare della contrapposizione dei due blocchi (Unione Sovietica - USA) e del crollo del Comunismo, cosa diventerà e come sta mutando il Mondo.
L'ordine internazionale è costituito dall'esistenza di alcune regole generali riconosciute e condivise e NON coincide necessariamente con la pace o la giustizia.
Un ordine internazionale potrebbe essere basato su ineguaglianza e ingiustizia e non per questo non funzionare nelle sue primarie necessità.
Ciò nonostante, senza ordine e senza prevedibilità nel comportamento degli attori non è possibile garantire né pace né uguaglianza né giustizia.
La pace nelle relazioni internazionali è un obbiettivo che può anche richiedere l'uso della violenza così come all'interno degli Stati la convivenza pacifica è garantita dalla Polizia.
All'uso della guerra, come ritorsione ai comportamenti scorretti, il Mondo attuale preferisce far ricorso alla reputazione: chi tradisce oggi sa che verrà tradito domani, e che il suo "status" verrà valutato negativamente da tutti gli altri che, in un Mondo sempre più piccolo e legato economicamente, vuol dire mettere a repentaglio la cooperazione, il commercio, gli affari e infine le alleanze di domani.
Si hanno così Stati Falliti (si pensi alla Libia di oggi) o Stati Canaglia (Iraq, Siria, Iran, con diverse sfumature).
Il ricorso alla guerra è divenuto sproporzionato agli interessi e si preferisce più subdolamente ricorrere alle guerre civili (simulate come nel caso dell'Ucraina) o al fallimento economico.
Infine un passaggio rivelatore "Una democrazia è pacifica. Non le piace andare in guerra. E' lenta a reagire alle provocazioni. Quando però è stata provocata fino al punto di dover impugnare la spada, non perdona facilmente l'avversario per aver creato una tale situazione. La provocazione diventa la posta stessa dello scontro. La democrazia combatte con rabbia - combatte per la sola ragione che è stata costretta a combattere. Combatte per punire chi è stato così imprudente e perverso da provocarla - per insegnargli una lezione che non dimenticherà , per impedire quindi che la cosa si ripeta. Una tale guerra deve essere combattuta fino alla sua amara conclusione".