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sabato 18 febbraio 2023

Io, Agamennone


Uomo di potere, abituato a decidere le sorti della sua gente, orgoglioso, superbo, duro, Agamennone é solo nel buio della notte mentre, oltre la prua scruta l'orizzonte.
E ricorda i dieci anni di una guerra sanguinosa che ha visto cadere sul campo di battaglia uomini valorosi e forti, sprezzanti del pericolo e del destino.
Con uno sguardo meno affascinante di quello di Ulisse e Achille ma più complesso e obiettivo, il Re di Micene ci porta diritti al centro del mondo Omerico, i suoi eroi, i suoi valori, i suoi personaggi, il suo senso della gloria e della vendetta, dell'amore e della morte.
Spinto dal gusto e dal piacere del racconto e guidato dal rigore filologico, Guidorizzi, attraverso una forma saggistica di tipo narrativo, ricostruisce la storia di una società tribale, in cui ogni uomo agisce dietro l'impulso di una sfida continua con le grandi forze dell'esistere e ci restituisce, dall'interno, il fascino di una cultura che parla a noi di noi.
"Ma chi sono gli eroi?". Molte delle loro vite sono finite nella pianura di Troia, i loro corpi sbranati dai cani e avvoltoi. Da allora non hanno più abbandonato la memoria della nostra civiltà.
Erano comandati da un uomo che regnava su una città difesa da mura gigantesche, Micene, un nido d'aquila in cii avvennero crudeli vicende.
Nessun altro portò a Troia tante navi come lui, tanti soldati e carri da guerra.
Cento navi piene dei guerrieri più forti, scelti dalle sue molte città che Agamennone guidava combattendo, avvolto nella sua armatura di bronzo rilucente nel sole.
I cantori ricordano ciò che é accaduto, il bello e il brutto insieme.
E ricordano il Re Agamennone.

La guerra di Troia (e non solo) vista da un altro eccezionale interprete: Re Agamennone. Meno eroico per certi versi, ma non meno coraggioso e valente. La narrazione e le gesta sono altrettanto entusiasmanti e il percorso di vita (e di morte) di ogni interprete è ben tracciato donandoci grande emozione.

"La mente di Achille diventa nera, come se una nube di tempesta gli fosse caduta sugli oggi. Impossibile, impossibile, impossibile, Patroclo non c'é più! Afferra una manciata di cenere dal focolare e se la sparge sul capo urlando, rovescia altre manciate su tutto il corpo, si getta tra la polvere, rotolandosi e singhiozzando, stracciandosi le vesti sinché non rimane quasi nudo. Gli scudieri lo guardano sconvolti, ma così deve essere perché ciò che é orribile nell'anima deve essere reso orribile agli occhi di tutti, in modo che chi assiste allo strazio possa capire quanto profondo è l'abisso di male in cui un uomo é precipitato, perché nono si può provare sino in fondo il lutto se non rendendolo evidente".

mercoledì 15 febbraio 2023

Un'estate con Omero

 


L'Iliade e l'Odissea sono, non per caso, i più antichi longseller della Storia: la loro voce continua a parlarci di una umanità che sentiamo infinitamente più vicina dei duemilacinquecento anni che ci separano da quando sono stati composti.
Come possono rimanere così impassibili allo scorrere del tempo? Come può l'avvicendarsi delle epoche lasciare da sempre intatta la loro attualità.
Per scoprirlo, Sylvain Tesson si è ritirato per qualche mese in un isolotto delle Cicladi, immerso nella luce che riverbera sull'intonaco bianco delle case e nel vento, primo sostegno ai naviganti che solcano il mare, con la sola dell'aedo e delle sue muse.
Il risultato è al contempo romanzo, studio e viaggio, animato da eroi che sono prima di tutto uomini, divinità che scendono al fianco dei loro protetti e poi gli altri grandi protagonisti: la Hybris, la volontà di superare il limite umano; il fato, la bellezza, la forza, il lutto, la guerra, l'amore.
Tematiche universali che ci mostrano come in realtà, l'uomo sia da sempre uguale a sé stesso e che i sentimenti che agitano gli eroi in battaglia non sono diversi da quelli che sperimentiamo anche noi tutti i giorni.

Agghindati delle moderne tecnologie, consideriamo il mondo antico e anche quello recente, come qualcosa di vecchio ed inutile... dimenticando che l'animo umano non è cambiato dai tempi di Omero ai giorni nostri... troppo breve è il battere di ciglio della società dai greci a noi, rispetto alla comparsa dell'uomo in quanto tale.. con il suo retaggio di paure e superstizioni... quindi, al netto di tante inutili orpelli, come non rifarsi ai valori degli antichi? La parola data, il coraggio, il senso dell'onore e della morte, la forza, la paura... tutte cose che oggi noi fingiamo di non conoscere, ma che ci appartengono di diritto e di cui dobbiamo essere coscienti. Il mondo antico ce lo racconta.. a noi saperlo cogliere.

domenica 15 gennaio 2023

Sparta e Atene


Da un lato un ordinamento democratico, innovativo, aperto agli scambi e al commercio; dall'altro un mondo chiuso, conservatore, ispirato a valore di tipo militare in nome dei quali i cittadini accettavano con orgoglio le restrizioni delle libertà individuali.
E' così che sono sempre state descritte Sparta e Atene, ma come distinguere la realtà dalla rappresentazione? 
Dopotutto, le due Poleis erano nate dalla stessa cultura, parlavano la stessa lingua, onoravano gli stessi dei.
Avevano combattuto fianco a fianco contro un comune nemico: i Persiani, prima di trasformarsi da alleate in nemiche.
Partendo dal racconto di questo antagonismo, con un'attenzione speciale alle istituzioni sociali, oltre che politiche - in particolare alla formazione del cittadino e alla condizione femminile - Eva Cantarella approda al "riuso", operato da parte della cultura occidentale, di due sistemi che, di volta in volta, sono stati invocati tanto da chi aspirava a fondare uno Stato democratico, tanto da chi voleva dar vita a uno Stato autoritario, totalitario, tirannico.
Atene è diventata la città del miracolo nel discorso di Pericle per i morti del primo anno della guerra del Peloponneso, e il mito di Sparta nasce nel momento stesso in cui i Trecento caddero alle Termopili: poco importa che fossero veramente trecento, che fossero o meno tutti volontari.
Questi sono problemi che riguardano la storia delle due città, non il loro mito: essendo per definizione fuori del tempo, questo continua a vivere sia nelle ricorrenti rivisitazioni che nel dibattito storico - politico.

Più mito che realtà, anche negli anni scolastici quello che emergeva era una lettura ed una conoscenza di parte... o stavi con uno o con l'altro... e il mito appunto prevaleva.. ora, con una dissertazione quasi pornografica, è possibile rileggere e ripensare alle due città stato, lontano dai luoghi comuni, senza commettere il reato di smettere di sognare utopia, ma avendo ben presente che queste due città, sono state, sono e saranno sempre e prima di tutto un ideale. Un'idea di buon governo a cui richiamarsi nei momenti bui... nel bene e nel male.

sabato 14 gennaio 2023

Achille e Odisseo


Che cosa vuol dire essere uomini?
Gettarsi a capofitto contro gli ostacoli a costo della morte, o pianificare con astuzia ogni mossa?
Inseguire la realtà o manipolarla? 
Essere Achille oppure Odisseo?
Nessuno fra gli antichi Greci ignorava la profonda distanza caratteriale che divideva i due eroi.
Nessuno ignorava la vita di Odisseo e la morte di Achille, l'astuzia del primo e la schiettezza del secondo, la riflessività dell'uomo maturo e l'impulsività del giovane.
Il loro desiderio di uccidere la morte - l'uno schivandola, l'altro disprezzandola.
Fin dall'Antichità, Odisseo e Achille sono considerati i paradigmi di due mondi antitetici di affrontare la vita.
Da una parte una intelligenza duttile, capace di adeguarsi alle circostanze per aggirare gli ostacoli, dall'altra la ferocia di chi pretende di dare forma alla realtà.
Odisseo sa aspettare, sopportare, pur di salvarsi.
Achille no, consuma l'attimo, divora la propria esistenza.
Perché è troppo schietto, istintivo, collerico, almeno quanto Odisseo è prudente, strategico, ingannevole.
L'uno rivolto al futuro, l'altro concentrato sul presente, sono entrambi incapaci di fare i conti con il passato.
E sono fragili, come tutti noi, come noi destinati a un corpo a corpo con la loro finitezza.
Ma che cos'é l'eroismo se non vivere fino in fondo la propria condizione mortale?
Attraverso lo sguardo di Achille e di Odisseo, Nucci racconta due diverse visioni del mondo, tanto radicate nell'immaginario collettivo sino ad oggi.

Siamo di fronte a due figure umane. Entrambe destinate alla morte, entrambe destinate a diventare mito.
Uno con la sua "bella morte", l'altro con le sue gesta... escogitate per scansare la morte.
Entrambi, per forza di cose, alla fine muoiono. Ma, ribaltamento del pensiero comune... quello che più soffre a morire è Odisseo. Lo è perché prima di farlo deve costruire un suo percorso, una summa di esperienze, avventure e sofferenze capaci di renderlo immortale agli occhi dei posteri... anzi, essendo la sua, una cultura orale... dei suoi contemporanei.
Un libro evocativo, ove è difficile parteggiare per uno dei due.. eterno dilemma.


 

il pianto delle Troiane


 All'ombra delle mura di Troia, distrutta e depredata, i Greci attendono di tornare a casa con lo sterminato bottino di guerra, donne comprese.
Ma le Troiane, dopo aver pianto i loro defunti, tenteranno di tutto pur di vendicarsi.
Dopo il successo de "Il silenzio delle ragazze", una nuova straordinaria rivisitazione di uno dei più grandi miti della storia classica.
Troia é caduta e i Greci vittoriosi, fremono per rientrare in patria. 
Per farlo hanno bisogno del buon vento per l'Egeo, che tarda ad arrivare... gli Dei si sono offesi poiché il corpo di Priamo giace insepolto e profanato.
I vincitori rimangono così in prossimità della città saccheggiata insieme alle donne che hanno rapito.
La splendida Elena contesa dai due popoli; Cassandra che ha imparato a non essere troppo fedele alle proprie profezie; la testarda Amina, con lo sguardo ancora fisso sulle torri in rovina, determinata a riscattare il proprio Re; Ecuba la ribelle che ulula sulla spiaggia silenziosa, quasi volesse risvegliare i morti; e infine Briseide, che porta in grembo il suo futuro: il figlio del defunto Achille, insieme, stringendo alleanze e facendo leva sulle rivalità degli uomini cercheranno la loro vendetta.

Il mio unico rammarico è stato non aver letto il libro che precede questo bellissimo romanzo, che ne dà significato e che permette una conclusione alla vicenda.
E' un racconto che raccoglie a piene mani, rispettandone la forma, dal mito, dall'immenso racconto di Omero... qui gli Dei sono scomparsi... gli umani restano aggrappati ad essi ma si sentono abbandonati e più di tutti sono le donne a pagare pegno. La narrazione si insinua tra i personaggi più importanti impreziosendo quanto a noi già noto. Da rileggere.

lunedì 30 dicembre 2019

La strada per Itaca

Martin Bora, l’investigatore di casi delicati per i servizi segreti della Wehrmacht, si trova a Mosca. Mancano settimane all’attacco di Hitler alla Russia di Stalin, e l’ufficiale è aggregato al corpo diplomatico della capitale sovietica immersa ancora nel clima del patto Ribbentrop-Molotov. In questa veste, gli arriva una strana richiesta da parte del diabolico Beria: recarsi a Creta, appena presa dai tedeschi, per procurare al raccapricciante capo dello spionaggio sovietico sessanta bottiglie di un pregiatissimo vino cretese.
Invece, giunto nell’isola piena ancora dei segni di un bagno di sangue, l’ufficiale-detective è posto di fronte a un compito ben diverso. Una famiglia di civili è stata massacrata nella sua villa, a quanto pare da una pattuglia di paracadutisti tedeschi. I servizi vogliono vederci chiaro, non solo per scagionare i soldati accusati di crimini di guerra e impedire un incidente diplomatico, ma anche per prevenire l’intervento della Croce Rossa e tenere lontane le SS di Himmler, interessate alla strage. Infatti, la vittima principale è un residente svizzero, esperto di antichità e storia della razza ariana e membro dell’Ahnenerbe, la società fondata da Himmler per studiare il passato mitico della razza ariana e sovrintendere a tutte le ricerche ancestrali e archeologiche.
L’imbarazzo è grande, ed enorme il mistero. Per scioglierlo, Bora dovrà farsi carico di un’indagine che lo porterà a muoversi lungo piste divergenti: spionaggio, vendetta intestina tra caporioni del regime, arcani del nazismo magico, oppure un caso passionale celato in una strage bellica.
Labirinto, odissea, ombre del passato, maschere: nei vari teatri della guerra più feroce di tutti i tempi continua la saga dell’inquieto Martin Bora. In questo rampollo di un’antica schiatta sassone di guerrieri e artisti, Ben Pastor ha forgiato un personaggio riflessivo ed emblematico. Nel suo intimo si combatte la battaglia segreta tra l’obbligo d’onore al giuramento e la repulsione naturale verso gli uomini, gli atti e le idee del nazismo. Una scissione che fu comune a non pochi ufficiali dell’esercito tedesco (primo fra tutti il colonnello von Stauffenberg dell’Operazione Valchiria, l’attentato a Hitler).
Sullo sfondo dell’accurato affresco storico-politico, e nel labirinto di intricati casi spionistico-criminali, si inscena un dramma esistenziale dentro una tragedia collettiva. E si staglia la figura di un nobile e delicato eroe di un’epica nera, che ha accanto solo la morte e la corteggia. (tratto dal libro).
 
 
Novello Ulisse, Martin Bora percorre in lungo ed in largo l'isola di Creta (appena conquistata dai tedeschi) per cercare di venire a capo di un dilemma che gli è stato rifilato dai suoi capi del servizio segreto: sono stati i paracadutisti tedeschi a compiere una strage di civili? E dietro questa vicenda cosa realmente si cela? Tra incontri di ogni tipo, personaggi strampalati o serissimi, luoghi e persone che affrontano la vita e la guerra ognuno a modo suo, il nostro viene piano piano a dipanare il filo rosso che lo porta alla soluzione… giusto in tempo per tornare a Mosca e da lì in Prussia per l'imminente invasione della Russia Sovietica… si legge d'un fiato.

domenica 10 dicembre 2017

Anabasi

Tra film e libri si parla spesso di Anabasi. E spesso lo si fa a sproposito, ogni volta che viene narrata una fuga, avventurosa certo, ma sempre una fuga. Ma questa, narrata tanto, tanto tempo fa, fu ben altro. Non si fuggì dal nemico, si prese viceversa atto che il motivo per cui lottare, era venuto meno con la morte del principe Ciro ed era venuto il tempo di tornare a casa.
Tra i tanti bellissimi libri che la cultura greca e latina ci hanno donato, due sono quelli che spiccano, per chiarezza e capacità di trascinare il lettore nel pieno della mischia: il De Bello Gallico (ne parlerò prossimamente) e l'Anabasi.
Scritti entrambi magnificamente, non smettono tutt'oggi di essere riferimento per la forza del testo e l'imparzialità. Credetemi, mi viene voglia di ricominciarli da capo...
 
 
"Senofonte, vissuto nella Atene di Socrate, fu uno degli scrittori più amati dell'antichità per l'immediatezza e la duttilità della sua prosa, modello di stile per Cesare e Quintiliano.
Il suo capolavoro, Anabasi, oggetto di ammirazione assoluta nel Rinascimento, continua a essere una delle opere più lette della letteratura greca.
Vi si racconta la "marcia verso l'interno", Anabasi appunto, voluta dal Principe Ciro per impadronirsi del trono di Persia.
Un episodio marginale, che Senofonte trasformò in un'epopea indimenticabile inaugurando un genere letterario: quello dell'autobiografia eroica.
Fallita la spedizione, per la morte di Ciro in battaglia, i diecimila soldati trovarono in Senofonte non soltanto uno storico geniale, ma anche uno stratega, che li guidò agli avamposti del Mar Nero con una marcia di migliaia di chilometri.
Anabasi  soprattutto la storia di quella leggendaria ritirata: una odissea tra territori ostili e genti "diverse" che ha il fascino di un romanzo di avventure". 
 
 

lunedì 10 luglio 2017

La costituzione degli Ateniesi

Aristotele, meteco (straniero) ad Atene, fonda il Liceo, scuola di filosofia, occupandosi, tra l'altro, di raccogliere le costituzioni di oltre 154 città.
Solo quella di Atene ci è pervenuta intatta, su un papiro egiziano... così da conoscerne a fondo oltre alla storia, il susseguirsi di governi ed i principali eventi, ed infine la modalità di gestione del potere in questa città - Stato.
Aristotele, anche a causa del difficile periodo storico in cui visse, si trovò sballottato tra i vari regni e popoli di quel periodo: fu precettore di Alessandro Magno, non ricavandone alcun vantaggio... anzi.
Nel testo troviamo raccontati i vari governi di Atene: Solone, Pisistrato, Clistene, Santippo, Temistocle, Aristide, Efialte, Cimone, Pericle, Nicia, Cleone, Celofonte, Senofonte... la guerra in Sicilia e la sconfitta di Atene...
Ogni tanto si sofferma nella descrizione dei vari governanti... come di Cleone "figlio di Cleeneto, che sembra aver corrotto al massimo il popolo con il suo comportamento, egli per primo si mise a urlare e ingiuriare dalla tribuna e arringò il popolo indossando un grembiule, mentre tutti gli oratori parlavano in modo adeguato".... salvo poi dire "di solto infatti anche se la folla si lascia ingannare, odia in seguito coloro che l'avevano spinta a fare qualcosa di non corretto".
Conosciamo così il termine di "Sicofanti" spie prezzolate che sorvegliavano il traffico di fichi, di "Coturno" scarpa adatta ad entrambi i piedi (per indicare personaggi politici pronti a tutte le occasioni) la complicata modalità di gestione del potere e la turnazione continua per evitare che le persone si abituassero ai vantaggi derivanti dallo stesso... "infatti la sazietà genera tracotanza, quando una grande fortuna capita a quegli uomini che non hanno sufficiente saggezza"...
Sino a descrivere (e questo punto mi ha particolarmente colpito) la gestione dell'edilizia: "vi sono anche dieci sorveglianti della città... inoltre vigilano perché nessuno tra gli spazzini scarichi la spazzatura entro dieci stadi dalle mura della città, impediscono quindi che si costruiscano case sulle strade pubbliche, che siano eretti balconi sulla via, che siano fatti canali sopraelevati con sbocco sulla strada....".
 

venerdì 7 luglio 2017

Apologia di Socrate

Mettiamola così: se Socrate fosse stato Clint Eastwood, ad Atene nessuno si sarebbe sognato di metterlo a processo e oggi, non sarebbe più vivo ugualmente, ma almeno non l'avrebbero suicidato...
Chi, avvezzo di film western, e della versione italiana, a volte pure meglio - la spaghetti western - non ricorda il tipico plot, peraltro vissuto più volte anche dal nostro eroe (Clint, non Socrate, beninteso), il quale arriva in città, le quali sono come minimo peccaminose, spesso anonime, hanno tutte qualche peccatuccio ma, come vige anche nel mondo reale, visto che "chiodo schiaccia chiodo" nel paese dei cechi, lo sguercio ci vede come un'aquila e così ... (oh ma dov'ero rimasto, mi son perso)... insomma dicevamo, Clint arriva in paese, ripara i torti creati dal più cattivo e dei suoi accoliti, riporta la felicità, la democrazia, la pace, l'amore, la giustizia... (immaginate quindi che noia) e poi, visto che non è fesso, si toglie dei piedi...
Piccola divagazione: dove va Clint, dopo che ha sistemato i peccatucci cittadini? Questa è una domanda a cui i film non rispondono mai... ma pensiamo per un istante che non se ne vada, succederebbe a lui, quel che è successo a Socrate?
Insomma, pare che Socrate fosse un terribile rompicoglioni, aveva il vezzo di dire quel che pensava e, cosa peggiore assai, di dirlo non alle spalle, o su Facebook, che tanto si può sempre smentire o dire che ti hanno rubato l'account, no... lui le peggio cose le diceva davanti...
Finì che agli Ateniesi girò il belino e lo portarono a processo. E tanto fece e tanto disse che, lo mandarono a morire... forse lo avrebbero mandato in esilio (pur di levarselo di torno) ma lui no, insisteva... avete presente quei piccoletti che nelle risse sfidano tutti, che è ovvio che poi le prendono, ma loro no, contro vento ostinati... e così quando le pigliano tutti a dire, "lo avevamo detto che le prendeva" però finché non le prende tutti zitti a guardare, mica che poi ne scaturisce un miracolo (come i film di arti marziali ci hanno abituato) e quello mena tutti e allora è meglio essere lì per stare a vedere cosa capita.. anche perché di dire che uno grosso, ma grosso ha riempito di mazzate uno, due anche tre piccoli, è notizia da quarta pagina nei rotocalchi, ma il piccolo che mena tutti è da prima pagina, da filmato su youtube, forse una foto su Pinterest o giù di lì, ma più difficile perché devi cogliere l'attimo e se quello è veloce a menare vengono sfocate... insomma ci siamo capiti.
Socrate appunto, aveva ovviamente una sua teoria, e la esponeva... qui sta la differenza tra il matto del villaggio (da tutti ben voluto o almeno sopportato pazientemente) il quale non vuole sovvertire l'ordine, ma anzi proprio perché matto è prova vivente della bontà del sistema... traduco: se noi siamo sani e agiamo così e lui è matto e dice che non va bene, è evidente che abbiamo ragione.
Ma se uno ha una teoria e la espone, tutti si incazzano, se invece ha una teoria e non la espone è un complottista, e allora si passa ad un altra vicenda (tipo le scie chimiche degli aerei, ma allora Socrate ne sarebbe uscito vivo, per assenza di scie chimiche).. ma qual era la teoria di Socrate?
"L'essenza della natura dell'uomo sta nella sua psyché, nella sua anima, nella sua intelligenza. L'uomo si occupa troppo di ciò che è . La virtù non nasce dalle ricchezze ma tutte le ricchezze nascono dalle virtù.. uccidendo un uomo non i uccide la sua idea"..
Ma chi gli voleva così male? Forse nessuno in particolare, ma alla fine molti si stancarono e trovarono il fesso a cui far fare il lavoro sporco.. Meleto.
Meleto portò in tribunale (con 500 giurati, figuratevi voi) Socrate... E qui a Socrate non sembrava vero di poter dire le sue boiate a tutti e 500 in un colpo solo senza doverli rincorrere uno ad uno a casa, alle terme, all'Agorà, in pizzeria e in tutti gli altri posti dove gli Ateniesi stavano a farsi i cavoli propri senza dover ascoltare sto vecchio rompicoglioni... Lui lì, la fece fuori dal vaso, e nonostante tutto ci fu chi gli votò a favore.. ma lui no, voleva di più.. e finì condannato a morte.
Fermi tutti! Condannato a morte per molestie verbali! Ma vi rendete conto? E questa sarebbe la democratica Atene? Boh!
Socrate, pur essendo quel che era, aveva degli amici... tipo questo Critone... lui va e gli dice: "Socrate, bella zio, ottimo processo, li hai fatti neri.. peccato che adesso sei condannato a morte... non è il caso di fare come i politici italiani o come Trump, un bel messaggio su Twitter, di che sei stato frainteso, che hai parlato a tua insaputa e dattela a gambe".
Ve lo vedete Socrate che scappa? Dopo quel casino che ha messo in piedi? E la filosofia? E Platone che deve scrivere "Apologia di Socrate"? E poi le fughe o sai dove scappare o fai figure di merda... che se ti pigliano non sei attrezzato, sei magari vestito male o sudato che figura.
No, meglio morire a casa, con tutti i confort, la mia vestaglia, la tv satellitare e poi sai che articoli di giornale sull'Atene Post? O sul Corriere dell'Acropoli? Sai i gadget, le serie tv, le repliche? No, io resto caro Critone.. dillo agli altri... e poi per andar dove? A Tebe? Che posto da sfigati? Li quante tacche sul telefonino?
Morale Socrate va a morire, Platone scrive "Apologia e Critone", Martin Luther King lo prende ad esempio per l'idea della non violenza e tutti noi continuiamo a farci le domande che Socrate rivolgeva al prossimo e dopo un istante riprendiamo le nostre inutili occupazioni... tipo guardare Clint Eastwood che a fine film se ne va dal villaggio ripulito... per non farsi mandare a quel paese...
 

martedì 4 luglio 2017

Tucidide

 
"Tucidide, Uomo politico ateniese, comandante militare, appaltatore delle miniere d'oro che Atene occupava in Tracia, è stato il principale testimone e narratore della Grande Guerra che oppose Atene a Sparta (431 - 404 a.C.). Un immane conflitto che segnò l'inizio del declino della Grecia Classica. Tucidide non amava la democrazia, ma seppe convivere col secolare regime democratico, fino al momento in cui, nel 411 a.C. un sanguinoso colpo di Stato portò al potere i suoi amici oligarchi. Cosa accadde allora a Tucidide? Si schierò con l'Oligarchia? Dovette eclissarsi al crollo del breve regime oligarchico? Certo è che, proprio con i fatti di quel terribile 411 a.C. la sua narrazione, si interrompe. Questa coincidenza è il punto di partenza, e forse la chiave, per dipanare la sua vera biografia, offuscata da una massiccia leggenda che fa di lui o un incompetente mentitore o la vittima di una colossale, inspiegabile ingiustizia, culminata in una improbabile condanna a morte".
Luciano Canfora, con questo bellissimo libro, ci regala un saggio del lavoro dello storiografo, in questo caso che indaga su un altro storiografo e, attraverso la sua riabilitazione, porta a nuova luce i suoi scritti.
La vicenda è presto narrata. Tucidide a capo delle forze navali greche (7 navi) si trova a Tarso (isola ribelle da tenere sotto controllo)... Eucle comanda le poche forze terrestri che controllano Anfipoli... il colpo di mano del generale spartano Brasida li coglie di sorpresa... persa Anfipoli, Eucle si rifugia ad Eione, ove giunge Tucidide e riesce a frenare l'invasione.
Da qui la lunga vicenda che parrebbe aver portato al processo contro i generali, non in grado di prevedere (era impossibile) resistere (senza forze militari) e respingere (ancora peggio) gli Spartani.
Tutte le congetture raccolte nel tempo e rinviate di scritto in scritto, di storico in storico, portano a credere che Tucidide sia stato esiliato.... Canfora dimostra che vi fu un evidente errore di lettura dei documenti, scambiando l'esilio di Senofonte (colui che proseguì gli scritti di Tucidide) con quello del primo... arrivando a strapazzare la verità pur di giustificare gli eventi... Riabilitato Tucidide, viene riabilitato quanto da lui narrato... non un bugiardo che raccoglieva da terzi quanto raccontato.... ma uno storico che poteva affermare di aver "congetturato, previsto, visto".



venerdì 9 settembre 2016

300 - l'alba di un impero

La vicenda viaggia in parallelo a quella narrata in 300. L'impari lotta degli spartani contro l'immenso esercito di Serse e quello dell'intera Grecia contro l'invasore.
Questo secondo episodio ruota intorno alla battaglia navale di Salamina, dove anche in questo caso, una piccola flottiglia di navi greche sconfisse i potenti e numerosi vascelli Persiani.
Girato anche in questo caso con un grandissimo utilizzo dell'ausilio informatico e con scene particolarmente curate nella grafica (si vedano i combattimenti al rallentatore e con schizzi di sangue simili alla pummarola), esagera nelle parti relative alla battaglia navale, mentre i combattimenti tra i contendenti sono ben fatti.
Gli abiti sono alquanto fasulli (quando ci sono...) e i combattimenti assomigliano al kung-fu, tipico dello stile americano nel loro approccio all'Europa, al mondo antico ed in genere a quanto accade fuori dai loro confini.
Serse ed Artemisia da un lato, il geniale Temistocle dall'altro, nel mezzo il nulla. Atene come faro di democrazia, Sparta piena di Big Jim nerboruti e cattivi, la guerra vista come unico mezzo per sanare le proprie ferite.
Nel complesso divertente anche se a volte poco credibile. Ridotti all'osso i dialoghi Da vedere necessariamente dopo il primo.
 

Agamben - il libro