Il libro ricostruisce la parabola di Peter Thiel a partire dagli anni di Stanford. È lì che nasce la sua idea di un potere fondato su reti, influenza culturale e capitale strategico più che sulla visibilità pubblica. Seguono PayPal, gli investimenti precoci in Facebook e Airbnb e soprattutto Palantir, che fa dei dati un'infrastruttura strategica: sanità, sorveglianza predittiva, teatri di guerra come Gaza. Il nucleo politico è il sostegno a Trump, che rompe il fronte progressista della Silicon Valley, e la regia dell'ascesa di J.D. Vance, portato da sconosciuto di provincia ai vertici della Casa Bianca. Il ritratto di Thiel è quello di un anticonformista e giocatore di scacchi, ossessionato dal rapporto tra libertà e potere e dal superamento dei limiti della vita umana. Intorno a lui si muove una cerchia ristretta di imprenditori e finanziatori che mira a ridisegnare il potere nel dopo-Trump.
Tesi. Thiel incarna l'intreccio tra finanza, Big Tech, apparati di sicurezza e nuova destra americana. È un potere che conta proprio perché resta lontano dai riflettori.
Punti di forza. Il libro è ben documentato e ha uno stile narrativo incalzante. I capitoli migliori sono quelli politici, in particolare la scalata di Vance e l'asse Israele-Arabia Saudita. Offre una chiave utile per capire la saldatura tra tecnocapitalismo e politica statunitense.
Limiti. La prima metà è giudicata da alcuni lettori poco originale rispetto a quanto già noto. Il titolo e il taglio sono dichiaratamente accusatori: più atto d'accusa argomentato che ritratto neutrale. Il pensiero di Thiel è trattato più sul piano politico che su quello filosofico: la formazione con Girard, la teoria mimetica, "Zero to One" e il saggio del 2009 sull'incompatibilità tra libertà e democrazia.
Giudizio sintetico. È una lettura utile e scorrevole per capire il ruolo politico delle élite tecnologiche americane. Va letta sapendo che è schierata, e integrata con gli scritti dello stesso Thiel per il versante delle idee.
Collegamenti possibili: etica dell'IA e sorveglianza predittiva, dati come infrastruttura di potere, rapporto tra tecnologia e democrazia.

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