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giovedì 1 agosto 2024

Bodies - Serie TV


Ancora salti nel tempo? Ancora paradossi temporali? Ma si, perché no?
Ed eccola qui la serie Netflix con un morto che viene scoperto in tempi diversi ma con modalità in tutto e per tutto analoghe nello stesso identico posto.
E in un giro completo della prospettiva, ognuno dei personaggi che in tempi diversi si troveranno a dover affrontare il caso, assisteranno allo stravolgimento della loro vita... scoprendo che non tutto è come appare a riuscendo a collaborare nel tempo per cambiare il corso della Storia.
Bello? Si, anche se qualche zoppia è evidente soprattutto verso lo stanco finale.

 

lunedì 13 febbraio 2023

L'ultimo uomo bianco

Un mattino Gregor Samsa, commesso viaggiatore, si sveglia da sogni inquieti e si ritrova trasformato in un immane insetto; anni dopo Anders, personal trainer in una anonima palestra di una città indefinita, si sveglia e scopre di essere diventato di un innegabile marrone scuro. L'incredulità presto cede il passo alla furia omicida: Anders si sente vittima di un crimine. "Un crimine che gli aveva portato via ogni cosa, che gli aveva portato via sé stesso".

Si scaglia contro la propria immagine allo specchio, si rimetta a letto sperando che quell'uomo scuro se ne vada, chiama al lavoro per dire che é malato, molto malato, più di quanto immaginasse, si aggira per la città e scopre che le persone che lo conoscevano, non lo conoscono più, e infine telefona a Oona.

Oona, giovane insegnante di yoga, sta provando a prendersi cura di sua madre e di sé stessa, dopo la morte del fratello gemello: fra lei e Anders si è da poco riaccesa un'attrazione nata tra i banchi di scuola, ma quando Oona passa da lui dopo il lavoro rimane di stucco di fronte all'uomo che apre alla porta, e sulle prima fatica a riconoscerlo.

Ciò che Oona e Anders ancora non sanno é che la trasformazione sta prendendo piede ovunque: tutte le persone bianche stanno diventando scure, e la tensione sociale continuerà a crescere, sfociando in risse, sparatorie, suicidi e sommosse, finché l'ultimo uomo bianco verrà sepolto e la bianchezza non sarà che un ricordo.

Hamid in un vortice di frasi che, come i personaggi che le abitano, sembrano sorrette da un disperato bisogno di stabilità identitaria, confeziona un romanzo di commovente lucidità sulla perdita del privilegio, un'opera in cui frustrazione e violenza si trasformano nelle promesse di futuro "a volte sembrava che la città fosse una città in lutto e il Paese un Paese in lutto, e questo si addiceva a Anders, e si addiceva a Oona, dato che collimava con i loro sentimenti, ma altre volte sembrava il contrario, che stesse nascendo qualcosa di nuovo, e abbastanza stranamente anche questo si addiceva a loro.

Come nella trasformazione del povero Samsa di Kafka, qui gli uomini bianchi, si risvegliano ad uno ad uno di un bel color caffelatte... con annessi e connessi... come fare ora i conti con questa nuova condizione? Vi sarà da impazzire, da uccidere ed uccidersi o, passato lo straniamento iniziale, cogliere l'occasione?

Con sottile ironia e una narrativa avvincente, Mohsin Hamid riesce a trascinarci in una vicenda che può apparire incredibile all'inizio, ma ha risvolti e aspetti con cui prima o poi occorre fare i conti... vi ricordate "Le intermittenze della morte"? Ecco, se la gente smettesse di morire, le società starebbero meglio o peggio? La religione? l'intera struttura su cui si reggono le principali regole che ci governano andrebbero all'aria! Ecco, immaginate una società (forse quella Statunitense più della nostra) ove, il diverso, il nero, diventi la normalità... e i bianchi destinati a sparire... un bel dilemma.


domenica 26 giugno 2022

Spiderhead


Guardando questo film, si ha il timore che il racconto non si riferisca ad un futuro lontano, ma ad un recente passato... questo se si vive negli States, che tra l'altro hanno privatizzato il regime di gestione carcerario e che fanno della ricerca, ma anche del profitto, l'unico collante di una nazione oramai allo sfascio morale..
Non fa eccezione questo film, decisamente ben costruito, anche se scontato nel finale, in cui uno scienziato visionario manipola i carcerati, facendo loro credere di essere liberi (ah il famoso libero arbitrio, ma non voglio aprire un pippotto filosofico) mentre a mala pena paiono criceti nella gabbietta...
Alla ricerca di un farmaco capace di dominare le menti, il dr. Abnesti - cinico personaggio, con molte facce e molti segreti - sottopone i "suoi" carcerati a sperimentazioni farmacologiche che, in alcuni casi portano alla morte del paziente... ma non tutti sono disposti ad accettare la sempre maggiore mancanza di regole, e così una delle cavie, in accordo con uno dei carcerieri fa scoppiare il bubbone... finale discutibile e pasticciato... idea interessante.

 

domenica 21 febbraio 2021

Resident Evile - Retribution


Altro episodio ed altra sfilza di morti ammazzati... morti già morti e morti nuovi nuovi... in mezzo tanta tecnologia e finzione, perché tanto, come la giri e la volti, è sempre la fantasia che fagocita la realtà, in un rimando di specchi in cui ognuno non sa più se è sé stesso o la brutta copia di qualcun altro... cosa che non impedisce ad ognuno di giocarsela al meglio (o al peggio)... siamo oramai alla caricatura della storia originaria, per buona pace per chi scrive i racconti e cerca di far tornare il tutto... ma se accettiamo (e il cinema bellezza) che la coerenza a volte è bandita, qui bisogna bere l'amaro calice sino in fondo.. è una storiella per ragazzini cresciuti in una buia camera a pane e videogiochi? E' la rappresentazione sexy dell'Amazzone del passato? A voi la scelta... tanto il finale non cambia... e nemmeno regge. 

sabato 20 febbraio 2021

Resident Evil - Afterlife


Il legame tra videogiochi, libri e film d'azione è sempre stato un plus... si poteva partire da uno qualsiasi dei media e cercare di riconoscere i legami e le recisioni per poi valutarne l'aspetto positivo o negativo operato nelle scelte della regia... e la fortuna o la bravura del primo episodio, non è detto che poi riesca ad essere riproposta, che la magia non si interrompa, che la voglia di certezze ad un certo punto non venga superata dalla necessità di una capace novità che sappia valorizzare la serialità della trama...
E' qui il caso del quarto episodio, che si pregia di riproporre i personaggi ed il rispetto dell'idea originaria ma che poi risulta sempre meno credibile, sempre più a corto di idee e che nemmeno la bellissima protagonista è capace di rendere avvincente... Le immagini sono comunque forti, almeno per certe riprese dall'alto (vedi l'atterraggio sul tetto del carcere) mentre i certi combattimenti si rischia l'incredibile... e non parlo di dover accettare per forza qualsiasi cosa ci venga proposta... ancora zombie direte voi! ancora la super società intenzionata a portare avanti esperimenti mortali, ancora manipolazione della realtà, ancora un mondo distrutto... ma allora perché andare avanti? E poi Arcadia, il nome della nave che dovrebbe salvare i pochi umani... è più una reminiscenza dei miti greci o meglio rifarsi ai fumetti giapponesi? E lasciandovi con questo terribile quesito, proseguo nella visione di un altro episodio. 

sabato 22 giugno 2019

I figli degli uomini

Sono rari quei casi in cui, la trasposizione cinematografica di un romanzo, racconto o storia, riesca ad eguagliare un bel testo. Sono mosche bianche!
Di solito, pur avvantaggiati dalla potenza del filmato, della visione, i film perdono, nulla possono contro il potere della parola. Ed invece ecco l'eccezione.
Incuriosito, dopo aver visto il bel film, qui la recensione, eccomi a leggere il testo… con mia somma disperazione…
Quello che leggo non è un romanzo, è uno sciupio della carta su cui è stampato.
Una storia senza capo né coda, un racconto che non va da nessuna parte… che parte quasi bene, crea qualche aspettativa, ma che finisce in vacca.
Scritto con i piedi, pagine e pagine per descrivere i minimi inutili dettagli "aveva i capelli rossi, le lentiggini, una giacca verde, la cravatta blu, le calze rosse, le mutande rosa, le scarpe con un buco sotto la suola, due foruncoli sul culo, un porro all'orecchia…. eeeeeee! Che cazzo! Ma cosa è? una gastroscopia? Una necroscopia forense? Ma piantala, vai a vendere frutta al mercato invece di scrivere così…
E la storia? Non si capisce come, da un istante all'altro, il colpo di scena che porta da morte certa a comandare l'intera Gran Bretagna ci viene somministrato con una tale tristezza, sciapo, sminchio, al punto che uno poi deve per forza dire: "ma allora! ma basta!!!" e buttare il romanzo nella carta da recupero…
 

lunedì 9 aprile 2018

Downsizing


Pur tenendo conto della parata di stelle del cinema, questo film non convince per niente.
A meno che, si voglia far propria la massima che, qualsiasi sia la vostra altezza, uno sfigato resta sempre uno sfigato.
E' questo il compito di Matt Damon, marito remissivo in una coppia sfibrata. Decisi, loro malgrado, a seguire la moda "ecologica" del momento, ovvero farsi rimpicciolire per vivere in una città sottodimensionata, Matt scopre a sue spese che nulla cambia (a parte le dimensioni) e che lui continua a portarsi dietro il peso del suo fallimento, sua moglie lo abbandona ripensandoci all'ultimo minuto, mentre anche nel nuovo mondo, convivono sfruttamento e furberie di ogni genere.
Un incrocio tra utopia, distopia, insegnamento morale, commedia, amore, rimbrotto contro le ingiustizie, umorismo.... insomma una macedonia.
Bello? Brutto? Bah. Si ride parecchio, ci i intristisce ed intenerisce, si riflette... ma il tutto in un guazzabuglio che ci poteva essere evitato.
Sempre grandi Christoph Waltz e Alec Baldwin. Matt Damon un po' meno, nel ruolo dell'imbecille.

martedì 3 aprile 2018

Blade Runner 2049

 
Viviamo di ricordi. Sedimento necessario per farci andare avanti.
Viviamo di esperienze, pietre di paragone per il futuro, basi su cui sedersi a riposare, quando lo sconforto e la stanchezza di prendono.
Per questo, una macchina, se vuole assomigliarci, deve nutrirsi anch'essa di ricordi, di speranze, di esperienze... finendo per divenire umana, ma senza gli anticorpi che hanno fatto diventare, l'uomo quello che è.
E' questa la morale del sequel di Blade Runner. La storia si riaggancia molto bene alla precedente, non turbando quanto avvenuto ed anzi donandole un ulteriore tocco di poesia.
Non voglio rovinarvi nulla, nel raccontare quanto avviene. Due ore e mezza di film, che riprendono il filo mai spezzato, di un racconto che narrava la fuga di Deckard e Rachel alla ricerca di una speranza... oggi, la speranza si è materializzata e c'é chi vuole approfittarne... Riusciranno i nostri eroi?
Astenersi chi ha mancato il primo episodio. Non ci capireste nulla. Curate i dettagli, contano più della trama.

sabato 9 dicembre 2017

Assurdo Universo

La fantascienza segue due strade: una di pura meccanica e fisica, astronavi, raggi, potenza. Una fatta di menti, cervelli, psiche. Brown le coglie entrambe. Un libro da leggere assolutamente. Semplice e singolare al tempo stesso.
 
 
"State per incontrare una mente visionaria, irresistibilmente umoristica, che ha partorito l'infinità di universi: Fredric Brown il Douglas Coupland degli anni Cinquanta.
E' assolutamente impensabile una Guida Galattica, sena l'esplorazione che Brown compì proprio in Assurdo Universo, uno degli apici della moderna letteratura che gioca a saltare da un universo all'altro.
Fred Brown è l'Einstein della Fantascienza: anziché con la fisica, opera con le storie.
Non con le parole: proprio con le storie.
L'aspetto stilistico è enormemente minoritario rispetto all'invenzione della suspense e delle allucinazioni visionarie che fanno le storie.
Raccontare è un contagio: la storia prescinde dalla lingua e dagli stili, come è chiaro anche a un bambino, se chiunque di noi può raccontare Cappuccetto Rosso in qualunque lingua, in qualunques stile, in qualunque periodo della storia umana.
La fascinazione infinita del Romanzo di Fredric Brown è dunque questa: é il racconto della storia come trucco mai svelabile e sempre sorprendente, l'atto infinitamente piacevole e misterioso di un prestigiatore che non cattureremo mai.
Poiché l'invenzione è reale, lo é anche l'invenzione del salto tra universi.
La realtà accetta l'invenzione di qualunque realtà parallela: é il segreto di ogni autentica religione e di ogni verace letteratura, ed è la materia di cui sono fatti i sogni.
Questo processo, che è tutta la letteratura e quella fantascientifica in particolare, vive di un trucco specifico, che si chiama Ucronia.
L'Ucronia è lo slogamento del tempo e dello spazio.
Cappuccetto Rosso vive nel nostro mondo: ci sono gli alberi, la merenda, la nonna.
Ad un dato momento, ci si accorge che il mondo si sloga: esiste un lupo che parla. Non siamo più nel nostro mondo, siamo in universo parallelo.
Dal primo romanzo fantastico dell'Occidente La Storia Vera di Luciano Samosata , le cose vanno così.
"Ho visto cose che voi umani..." sebbene il maestro dell'Ucronia sia Philip Dick, nessuno nel Novecento ha utilizzato in maniera così affabulatoria l'ucronia come Frederic Brown in Assurdo Universo.
L'ucronia è il perno di tutto il libro di Brown.
Concedo ai lettori solo una particola di trama Keith Winton, redattore capo di una rivista di Science Fiction iene proiettato in universo parallelo.
Il protagonista di Assurdo Universo dirige una rivista di fantascienza ma saltando in un altro universo é travolto da quello che sta fantascientificamente vivendo... Cosa fa la letteratura di Brown? Sono stati forniti tutti i particolari della storia, ce li siamo dimenticati, e la letteratura è un ipnosi a cui lo scrittore ci sottopone, senza darci assolutamente la garanzia che ci ricorderemo quello che intendiamo ricordare. Avremo così vissuto un viaggio.

mercoledì 6 dicembre 2017

Morte dell'erba

"A cinquant'anni esatti dalla prima edizione, Morte dell'erba racconta una vicenda che si commenta da sé, senza morale.
Un virus proveniente dall'Asia ha distrutto i raccolti di tutto il mondo; si scatena la fuga dalle grandi città in cerca di un ultimo rifugio dove sia ancora possibile trovare da mangiare.
I due fratelli David e John Custance sono rispettivamente un agricoltore e un ingegnere: l'ideale sarebbe unire le forze, ma la violenza dilaga come un incendio e il Paese è nelle mani di bande armate, predoni e assassini.
Se l'Inghilterra brucia, persino due fratelli possono ritrovarsi su sponde opposte nella lotta per la sopravvivenza.
Questo é il tema di Christopher: antico, lineare, sempreverde, come gli ex campi coltivati non sono più.
Ma il romanzo non è solo questo. E' anzi un apologo, un racconto di portata biblica che inscena nuovamente la storia di Caino e Abele, completa di antefatto.
E in effetti il libro inizia quando i due fratelli sono ancora giovanissimi, nell'Eden privato della valle custodita da nonno Jahvé. Come il dio ebraico, anche il nonno divide e impera: così a un nipote assegna la valle, all'altro affida il destino dell'uomo di mondo
Come nel racconto del Genesi, anche in questo caso è l'uomo mite, il contadino a soccombere di fronte alla forza (e alle ragioni) del fratello mondano: forse il paradiso terrestre non è fatto per rimanere inviolato ma per essere prima o poi colonizzato; forse niente, su questa Terra, può rimanere allo stato vergine.
Il mito della fecondazione e del lavoro allude a questa tragica necessità.
A differenza di altri romanzi di fantascienza mitologici, comunque Morte dell'erba non celebra il rinnovamento della vita, né lo festeggia: anzi si industria di farci vedere quanto sangue costi.
Da questo punto di vista il romanzo è realistico, lucidamente documentario: di quella spietatezza documentaria che si può ritrovare, oltre che in certa letteratura inglese, soprattutto in quella americana, da Hemingway a Faulkner.
Toccante e stilisticamente maturo senza essere pretenzioso, un testo come questo non ci sembra sfiguri nella galleria dei racconti a fondo esistenziale del suo tempo: quei libri, cioè, che interpretano la storia del mondo come storia di lotte e sopraffazioni, di radicali violenze e di una giustizia che non può prescindere essa stessa dalla violenza e, dunque, dall'arbitrio".
 
Letto tanti anni or sono, mi aveva colpito per questa storia di fuga nel nulla, mi ricordava una serie televisiva - I sopravvissuti - e più recentemente The Walking dead.
 

sabato 11 novembre 2017

High Rise

Partiamo dalle musiche: fantastiche. Non comprendo se sia il periodo scelto per la narrazione distopica (gli anni '70) a generare questa musica oppure è la musica capace di generare una incredibile psichedelica azione, tale che la narrazione diviene fluida e capace di vita propria.
 
Il contesto: vi è un evidente disegno divino nella narrazione. Il creatore, all'ultimo piano... l'architetto demiurgo, che però ammette i suoi limiti - ad un certo punto ammette "...forse mi è sfuggito qualcosa" - e i suoi accoliti... e poi a scendere sino all'ultimo piano (ma dove finisce il paradiso, dove inizia l'inferno e, vi è davvero un purgatorio?) la rappresentazione delle classi sociali che tendono alla povertà, al limite, al degrado... gli slum verticali... la bidonville verticale... come realmente funziona questo edificio? ... se non con le regole della religione, della coercizione... delle regole non scritte ma evidenti (nei vestiti, nei lavori svolti, nelle auto, nel numero di gravidanze)... E' dai tempi della Parigi di Hausmann che non assistevamo ad un esperimento così gravido di conseguenze, forse l'uso del cemento armato (in pieno stile Le Corbusier) dovrebbe rammentarci che, le dittature, nascondendosi dietro facciate di marmo, vollero stabilire una soglia tra comandante e comandati... e che quindi, la verticalizzazione dei ruoli, delle classi sociali... l'abbandono del Lumpenproletariat al suo destino ma nello stesso edificio e sulla stessa rampa di scale, ha dei rischi non trascurabili...
 
Che dire poi dell'uso delle droghe, del sesso (libero, tra tutti, ove però le donne dettano regole, sinché possono), della parolaccia: tutti elementi utilizzati quali valvole di sfogo ed alternativa alla ribellione, all'anarchia... qui la fanno da padrone... mentre la religione appunto... evaporata... nemmeno citata... se non rammentata con (appunto) il Creatore... il Dio... l'architetto. l'urbanista.
Manca - intorno alle cinque costruzioni, poste a forma di dita di una mano - un segno della natura... alberi, verde, acqua... tutto, viceversa, racchiuso all'ultimo piano, a disposizione del creatore... al resto del creato... ciccia!
 
E veniamo alla trama: Robert Laing, rampante e giovane dottore, va a vivere in un appartamento de "la torre" la prima di una serie di costruzioni che a Londra, occuperanno un nuovo quartiere della finanza... qui conoscere ogni genere di personaggio e ben presto si accorge che la convivenza forzata, sommata alla carenza di corrente elettrica ed alla volontà di far pesare il diverso ruolo sociale, farà scoppiare la rivolta...
Tom Hiddleston... che dovrebbe essere l'interprete principale, finisce per fare un poco la figura del fesso... del pesce furo d'acqua... Luke Evans, viceversa, la fa da padrone... fisicità, smorfie, linguaggio, corpo... tutto di lui buca lo schermo! anche quando viene riempito di botte e buttato tra i rifiuti è in grado di catalizzare l'attenzione... Jeremy Irons, di bianco vestito, nel ruolo del demiurgo, ha sempre il suo fascino... e gli anni non lo hanno (non ancora almeno) completamente sfasciato...
Un film psichedelico, folle, da seguire con attenzione... ma forse, proprio per questo, originale e con qualcosa da dire...
 
 

sabato 7 ottobre 2017

Non è terrestre

 
 
Peter Kolosimo è certamente riuscito nel suo intento. Attirare l'attenzione sui tanti episodi misteriosi che hanno attraversato la vita del Pianeta Terra e dei suoi abitanti pensanti: gli uomini.Tra miti, leggende, dicerie, statue, pietre scolpite, ..." pite, e ogni genere di congetture, ecco un idea del nostro passato che farà sussultare. Poche le certezze, ancora meno le prove. Ma che importa? L'importante è non perdere di vista l'obiettivo: stupire! A chi lo ha accusato e ancora lo accusa di aver sparigliato le carte, usando fatti inventati o fonti parziali e non dimostrabili, per sostenere i suoi racconti, dimentica che la scienza, ha dalla sua questo punto debole: ogni tesi è valida sino a che non viene dimostrato il contrario... e così forte di questo tarlo, sono nati libri che parlano di viaggi spaziali, di contatti tra civiltà aliene e terrestri nel nostro lontano passato, di cacciatori di animali armati di fucili in un passato lontanissimo... e così via... un Piero Angela d'antan, che ha saputo stupire con una nuova materia: l'archeologia misteriosa o fanta archeologia.
Scrittore e giornalista italiano, Peter Kolosimo (pseudonimo di Pier Domenico Colosimo; Modena, 15 dicembre 1922 – Milano, 23 marzo 1984) nel 1969 vinse il Premio Bancarella con "Non è terrestre", ove troviamo: Chi sparava ai dinosauri?, i demoni dello spazio, i figli delle Pleiadi, Porti per l'infinito, Fuco Magico, i ciclopi e i cosmonauti, monumenti sulla Luna, Atlantide, Ospiti dal futuro, Templi extraterrestri, plasmato da una stella, le scogliere di Sirio, Arche per l'eternità... e così via... insomma tanti interrogativi per tanti episodi che raccontano una Terra a noi sconosciuta, attraversata e visitata da ospiti da altri pianeti....
 "Molti sono gli enigmi legati al lontano passato della Terra: tra i più famosi il bisonte esposto al Museo di Paleontologia di Mosca il cui cranio rivela le tracce inequivocabili di un colpo di carabina e l'Astronave di Palenque, l'incisione raffigurante un uomo con una sorta di casco simile a quello di un'astronauta. Di fronte a questi ed ad altri fenomeni negli ultimi decenni é stata avanzata un ipotesi - di cui Peter Kolosimo si è fatto il più strenuo sostenitore - ai confini con la fantascienza ma ancorata a solide basi di ricerca: sin da i tempi più remoti, esseri di altri pianeti avrebbero fatto scalo sul nostro , una trama fitta di incontri ravvicinati di ogni tipo, avrebbero accompagnato la storia dell'umanità. Contestata, discussa, profondamente amata, questa intuizione avventurosa, che sta alla base di NON E' TERRESTRE, ha comunque rivoluzionato un certo modo di pensare chiuso e schematico dando alla dimensione umana una valenza più cosmica".
  
 


martedì 3 ottobre 2017

Una storia commestibile dell'umanità

Un originale punto di vista per descrivere la storia dell'umanità... neanche poi tanto lontano da "La breve storia del progresso" di Ronald Wright... il cibo come benzina che muove il Mondo... ed in particolare come spiegazione alla nascita, prosperità e morte di civiltà del passato... ma anche come motivazione per la fine prossima ventura... ipotesi non più tanto incredibile, viste le veloci trasformazioni del nostro pianeta, causati dai cambiamenti climatici...
 
"Ci sono molti modi di considerare il passato: come un elenco di date importanti, una sfilata di re e regine, un susseguirsi di imperi che sorgono e tramontano, un resoconto del progresso politico, filosofico e tecnologico. Questo libro guarda alla storia in un modo ancora diverso: come a una serie di trasformazioni causate, permesse o influenzate dal cibo.  Lungo i secoli il cibo ha fatto ben di più che nutrire: è stato un catalizzatore della trasformazione sociale, dell'organizzazione della società, della competizione geopolitica, dello sviluppo industriale, del conflitto militare e dell'espansione economica. Dalla preistoria ai giorni nostri, le storie di queste trasformazioni formano un affresco che racchiude tutta la storia umana.  
Prima di tutto il cibo determinò la nascita di intere civiltà.  Dopo aver fornito le fondamenta alle civiltà, il cibo diventò uno strumento di organizzazione sociale, che contribuì a dar forma e struttura a nuove e complesse società.
Quando in varie parti del mondo, sorsero le civiltà, il cibo contribuì a collegarle tra loro. E mentre gli Stati Europei lottavano per costruire imperi globali, il cibo contribuì ad accelerare lo sviluppo con l'industrializzazione. Così come l'uso del cibo come arma bellica ed elemento determinante per vincere le guerre. Ed infine grazie alla Rivoluzione Verde ha permesso all'umanità di progredire (con grave danno ambientale) allo stato attuale".

"Lo Svalbard Global Seed Vault è la più grande banca dei semi al mondo, e a regime conterrà 2 miliardi di semi provenienti da tutte le banche nazionali, molte delle quali a rischio di distruzione a causa di guerre o catastrofi naturali.
Lo scopo del caveau è di fornire una polizza d'assicurazione contro minacce di ogni tipo. Si stima che, a causa dei cambiamenti climatici, la produzione agricola nei PVS possa crollare dal 10 al 40% con guerre per il cibo.
Quando la Terra, a causa dei cambiamenti climatici avrà terreni aridi e necessità di nuove semenze, entrerà in gioco lo SGSV.  La Food and Agricolture Organization degli Stati Uniti stima che nel XX secolo sia andato perduto il 75% delle varietà agricole e che altre varietà stiano scomparendo al ritmo di 1 al giorno.   Alcuni dei semi conservati possono durare sino a 20.000 anni una garanzia di sopravvivenza per il genere umano   Che lo si voglia o no il cibo continuerà a costituire un ingrediente vitale nel futuro dell'uomo".

NON C'E' FESTA CHE NON GIUNGA ALLA FINE... Proverbio Cinese.

Tra il gennaio 2007 e l'aprile 2008, dopo anni di stabilità i prezzi del grano raddoppiarono e quelli del riso triplicarono, quelli del mais aumentarono del 50% anche se non molti vogliono ammetterlo, queste oscillazioni sono alla base delle rivolte nei paesi nord-africani, crisi che ha portato l'agricoltura ad una nuova attenzione... un anticipazione del disastro futuro?
 

lunedì 19 giugno 2017

Morgan

Perché Morgan non può uscire dalla sua super cella? Perché Morgan è temuta ed al tempo stessa adorata e coccolata? Morgan é un esperimento, un sintetico... molto più di un robot... è la sesta generazione... ma ... quando l'uomo si fa Dio, generatore di vita, non sempre tutto va come deve andare.
Morgan sviluppa una coscienza, l'amore per il bello, la musica, il verde, i boschi, gli animali...
Qualcosa va storto, una persona viene ferita, un divieto, un rimprovero, forse un incomprensione... che fare? Viene inviata una consulente per valutare il rischio... su questo sintetico si è fatto un grosso investimento... quale é la colpa di questo essere? Sviluppare sentimenti.
Cosa terrorizza gli umani? la creazione di un essere più forte di loro? più intelligente? più longevo? probabilmente no, solo più sensibile, capace di provare amore ed odio...
E così dopo un terribile confronto con lo psicologo, che fa implodere Morgan e degenerare la situazione, vediamo la tensione farsi sempre più forte ed il numero dei morti crescere...
Ma non tutto ci è stato narrato, non tutto disvelato... c'é un altro robot, un altro alieno, non meno spietato, anzi peggio perché privo di sentimenti... ma tutto questo lo scopriremo alla fine.
Può l'uomo essere replicato? La domanda se l'erano posta, tanti anni or sono, i replicanti di Blade Runner, dopo di allora molti altri avevano "replicato" la questione e la trama... gli esiti quasi mai buoni... ma forse perché ci piace soffrire, o solo ritenerci superiori.
Film ottimamente diretto da Luke Scott, il figlio del più celebre Ridley.

venerdì 2 giugno 2017

il vecchio porco lascia l'accordo sul clima

Con l'ennesima uscita antistorica, inutile e dannosa, Trump abbandona il pur blando accordo sul clima a suo tempo sottoscritto da Barack Obama (e forse solo per questo da cancellare). Un fatale passo indietro che porta gli USA nel ruolo di Zulù del mondo.
Sono curioso di vedere, come Trump terrà fuori dai confini degli States, gli effetti dell'inquinamento climatico. Forse costruendo un muro? L'unica certezza con questo presidente, è che non appena avrà finito di distruggere tutto ciò che ha fatto il suo predecessore (nero e quindi colpevole a prescindere) non saprà più cosa fare, essendo privo di idee e portatore di alcuna novità.
Allora ci sarà da ridere... dovrà inventarsi una guerra, un nemico, un qualsiasi argomento per tirare avanti... speriamo che tutte le porcate (messe in evidenza dalle stringenti indagini su di lui e il suo staff) lo fermino prima e lo rispediscano da dove arriva.
Nel frattempo, non ci resta (e questo sembra essere l'impegno di tutti gli Stati aderenti all'accordo) di dare maggiore forza all'intesa a favore dell'ambiente, cercando di porre un freno all'aumento delle temperature della Terra e dando alla civiltà umana un volto pulito a favore del recupero e delle risorse rinnovabili.

venerdì 21 aprile 2017

Fatherland


Tratto dal romanzo "Fatherland" di Cristopher Menaul (1992), questo film si basa su una distorsione della realtà: e se Hitler avesse vinto la guerra? cosa sarebbe successo?
Siamo nel 1964, alla vigilia dell'incontro tra il Presidente degli Stati Uniti Kennedy ed un anziano Adolf Hitler... ma qualcosa scricchiola... uno ad uno, importanti dirigenti del partito nazista vengono uccisi. Sulla vicenda indaga Xavier March della polizia criminale, quasi subito ostacolato dalla Gestapo. Cosa si nasconde dietro questo mistero? Un terribile segreto: nascondere a tutti i costi la fine fatta fare a 6 milioni di ebrei. Tutti li immaginano trasferiti ad Est, ma la realtà è un'altra.
Mescolando realtà (la soluzione finale) e finzione (la guerra vinta dai nazisti), la narrazione appare credibile, anche se la vicenda risente di alcuni evidenti rallentamenti melensi che non rendono la terribile realtà in ogni aspetto. Prodotto per la televisione.


domenica 2 aprile 2017

Rogue One

Lo salvo solo e soltanto perché il finale non è scontato.
Per il resto la mancanza ASSOLUTA di fantasia ne determina il declassamento a ripetizione della ripetizione della ripetizione....
Belli gli effetti speciali, belli i combattimenti, belli i paesaggi e i personaggi ma PER FAVORE, a quarant'anni dal primo episodio, non è possibile, inconcepibile, nemmeno pensabile che la trama debba essere ancora totalmente e senza timore di deragliare di una virgola dall'originale nel seguente modo:
1. L'impero per dominare l'Universo, costruisce una macchina di distruzione di massa (come Saddam), e casualmente la chiama LA MORTE NERA.
2. Nonostante il fallimento totale delle precedenti versioni, loro ci riprovano, forse questa ha un'altra cilindrata, ha i vetri elettrici e l'aria condizionata, ma è UGUALE, IDENTICA, stessa targa della volta scorsa...
3. I ribelli, un'accozzaglia di litigiosi personaggi, vestiti alla chissenefrega se gli altri mi guardano male, non riescono a mettersi d'accordo su nulla... salvo poi partire all'attacco senza un piffero di piano;
4. Gli incontri si fanno al bar, dove si balla e si suona e la gente ti guarda torvo...
5. I robot sono riprogrammati e totalmente autonomi (non automi)...
6. La Morte Nera, udite udite ha una falla! un punto debole! Una bomba piazzata per farla crollare su se stessa... Incredibile!!!
7. Il solito Lord Nero (Darth Vader), che sta in una vasca piena d'acqua calda (ah maledetti reumatismi) in un pianeta tutto suo con un palazzo costruito sopra un lago di lava (chissà che caldo al buco del gnaus)...
Come volete che vada a finire? che trama vi aspettate? E infatti nulla di nuovo sotto il sole. Ah no, rivediamo la principessa Leila... ma almeno ci viene risparmiata la riapparizione di Harrison Ford e Chewbacca...
Si salva il finale, una morte onorevole è meglio di tante tragedie greche.....
 

venerdì 10 marzo 2017

Manuale dell'apocalisse

 

Qualcuno mi vorrà spiegare perché, comunque, dovunque e ovunque, il sottotitolo di un libro, film o altra attività umana, debba riportare la frasetta "cinquanta di qualchecosa"...
Abbiamo senza alcun dubbio paura del vuoto, di ogni genere di vuoto. Ansia da prestazione. Pagine da scrivere, non importa il loro contenuto. Ed ecco fiorire ogni genere di manuale, libro, film, il cui unico motivo di esistere è la raccolta di panzane o semplicemente di informazioni che non s'appicciano una con l'altra, ma permettono di arrivare alla soglia... 50!
Questo libro parte bene. Affronta in modo scientifico, facile e chiaro, molti argomenti attinenti una possibile fine del Mondo. Del nostro mondo ovviamente e nella maggior parte dei casi per colpa nostra: inquinamento, surriscaldamento, sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, carestie, ecatombe ed estinzione di specie animali, scioglimento di ghiacci, piogge acide, eccetera...
Poi affronta possibili rischi derivanti dall'incapacità di gestire il futuro: piante geneticamente trasformate, robot e automi impazziti, malattie fuggite dal laboratorio, la genetica, la disgenetica, i cigni neri, i virus usati da militari e terroristi, e così di questo passo.
Scade infine quando entrano in gioco gli alieni, i meteoriti, la fine dell'universo, la fine del Sole, la fine del tempo, la fine di questo e quello.
Peccato. Un ottimo saggio rovinato dalla "cinquantite" quella malattia che porta un buon scrittore e divulgatore scientifico a prendersi talmente sul serio da poter pensare che il lettore si berrà qualsiasi cosa... Voto: 2/5.

giovedì 12 gennaio 2017

La terra dei figli

 
Sulle cause e i motivi che portarono alla fine si sarebbero potuti scrivere interi capitoli nei libri di storia. Ma dopo la fine nessun libro venne scritto più. (tratto dal libro).
 

Recentissima fatica del bravissimo disegnatore GIPI. Di lui ho già letto e commentato "Appunti per una storia di guerra" e  "LMVDM" (La mia vita disegnata male) e di entrambe mi è piaciuto tantissimo il tratto e la storia narrata.
Eccoci quindi a commentare questo testo. La vicenda prende il via da un evento catastrofico, di cui i più grandi hanno notizia, e che ha portato alla cancellazione della precedente civiltà. Rimangono certo, alcuni edifici (qualche baracca, una zona industriale), ma nulla di ciò che avveniva prima è presente.
Tra rimpianto per il passato e timore per il presente (il futuro non viene preso in considerazione), si dipanano alcune storie. Persone che devono fare i conti con una natura avara. Poco cibo, scarse relazioni sociali basate sul sospetto e sulla paura, nemici pronti ad uccidere in nome di un Dio fasullo ed autoproclamato, cannibalismo, ignoranza....
 
Spetta ai più giovani, portare domande, dubbi, speranze, richiesta di ricordi e chiarimenti. A loro gli adulti non sanno o non vogliono rispondere... Tutta la vicenda ruota intorno ad un quaderno di appunti che nessuno vuole leggere. Chi perché non ne è capace, chi perché ne teme i contenuti, chi perché ne vede i pericoli. Cosa si è disposti a fare per conoscere la verità? Per conoscere il passato e forse il futuro? E' l'ennesima lotta tra materialismo (necessario, ancor più in situazioni drammatiche) ed elevazione dello spirito. Tra essere e sapere di essere... Bellissima storia, disegnata con passione e capacità poetica.

venerdì 23 dicembre 2016

Io sono vivo, voi siete morti

 
"Da adolescente", scrive Emmanuel Carrère ne "il Regno", "sono stato un lettore appassionato di Dick e, a differenza della maggior parte delle passioni adolescenziali, questa non si è mai affievolita.
Ho riletto a intervalli regolari Ubik, Le Tre stimmate di Palmer Eldritch, Un oscuro scrutare, Noi Marziani, La Svastica sul sole.
Consideravo - e considero tuttora - il loro autore una specie di Dostoevskij della nostra epoca".
A trentacinque anni, spinto da questa inesausta passione, Carrère decise di raccontare la via, vissuta e sognata di Philip K. Dick.
Il risultato fu questo libro, in cui, con una attenzione chirurgica per il dettaglio e una lucidità mai ottenebrata dalla devozione, Carrère ripercorre le tappe di un'esistenza che è stata un'ininterrotta sfrenata, deragliante indagine sulla realtà, condotta, sotto l'influsso di esperienze trascendentali, abuso di farmaci e di droghe, deliri paranoici, ricoveri in ospedali psichiatrici, crisi mistiche e seduzioni compulsive - e riversata in un corpus di quarantaquattro romanzi e oltre un centinaio di racconti (che hanno a loro volta ispirato, più o meno direttamente, una quarantina di film).
Con la sua scrittura al tempo stesso semplice ed ipnotica, Carrère costruisce una biografia - intricata ed avvincente quanto lo sarà, vent'anni dopo, quella di Eduard Limonov - che è insieme un romanzo di avventure e un nitido affresco delle pericolose visioni di cui Dick fu artefice e vittima". (tratto dal libro).



Risale al 1993, la biografia di Emmanuel Carrére, dedicata al genio visionario Philip Kindred Dick.
Passata inosservata, forse per la gran mole di testi a lui dedicati, forse per la (allora) poca notorietà dello scrittore, forse anche (dice qualcuno) per la pessima traduzione della prima pubblicazione.
Riappare quest'anno, per Adelphi e ottiene, grazie anche al successo di "Limonov" la dovuta attenzione.
Come affronta Dick, il complesso e problematico Dick, il nostro buon Emmanuel?
Trasformando la biografia in romanzo, la dura e complessa vita di PKD in lieve racconto, anticipando i contenuti dei suoi romanzi, per scrivere il romanzo della sua vita.
Ne emerge un libro ben scritto, piacevole e scorrevole, ricco di nozioni e che sa cogliere le problematiche che assillano il nostro.
Spesso realtà e finzione si confondono, ancora più spesso si confondono i punti di vista, senza eccezione alcuna, finendo per confondere (ma in modo eccelso) vita, romanzo, biografia, racconto, pensiero, idee, sogni, aspirazioni, fallimenti... mettendo il tutto a raffronto con i personaggi dei romanzi di PKD.
 
Dall'autore di "Ma gli androidi sognano pecore elettriche", che poi ha originato il testo di "Blade Runner".... non potevamo aspettarci un'altra vita... assolutamente no.
Si legge d'un fiato ed è una vera miniera d'oro per gli amanti del genere e per conoscere lo stile di vita di una generazione (quella degli anni 60 e 70).