Visualizzazione post con etichetta Norvegia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Norvegia. Mostra tutti i post

domenica 26 ottobre 2025

La mia vita come la vostra


 Jan Grue è appena diventato padre quando ritira dalla casa dei suoi genitori un intero scaffale di cartelle cliniche. Contengono la sua infanzia narrata dall'esterno, dai medici che gli hanno diagnosticato all'età di tre anni una patologia neuromuscolare e che da allora lo descrivono come un corpo difettoso con un futuro cupo e limitato.
Un quadro molto diverso dalla percezione che Grue ha sempre avuto di se stesso e dalla vita che ha vissuto studiando ad Amsterdam e a San Pietroburgo, per poi specializzarsi nell'inclusiva Berkeley e diventare accademico a Oslo, trovare l'amore e avere un figlio.
Questo libro è la ricerca di una lingua nuova che possa raccontare la sua storia e cosa significhi vivere in un corpo vulnerabile cercando di "imporre la propria volontà al mondo".
E' un confronto aperto, schietto e intimo con la propria fragilità e i propri desideri, contro gli stigmi sociali e le istituzioni che ai disabili sanno fornire solo sostegni strumentali, braccia o gambe surrogate per un surrogato di vita, un'esistenza pallida in una realtà rassegnata e senza sogni.
E' un memoir dirompente nella sua stessa forma ibrida, che intreccia liberamente ricordi poetici e riflessioni fulminanti, attingendo all'arte e al pensiero filosofico, alle intuizioni di Michel Foucault, Jorge Luis Borges, Joan Didion, alle visioni di Wim Wenders, ai versi di Mark O'Brien.
Raccontando se stesso, Jan Grue scrive una penetrante meditazione sull'essere umano e ci porta a guardarci dentro, a riconsiderare i nostri limiti, le nostre insicurezze, e le risorse che ciascuno ha nel "proprio viaggio verso l'ignoto". (Recensione Iperborea)

giovedì 9 novembre 2023

Lupo Vichingo


Allora, si parte da una leggenda. I vichinghi nel loro girovagare a seminar terrore e depredare l'intorno vicino e lontano liberano un demone... per la precisione un lupo mannaro.. qui si fa riferimento ad un demone norreno, ad una credenza legata ai riti del nord... e ci troviamo di fronte ad un mostro in grado di uccidere ogni volta che appare la luna piena... da qui, il piccolo borgo di Nybo vede il terrore farsi sempre più concreto, dalla morte di una ragazza alle successive stragi di cacciatori alla ricerca di un semplice lupo... solo una pallottola d'argento farà giustizia... ma il male oramai si è diffuso. Trama piacevole e credibile ma senza troppa convinzione.. riprova! sarai più azzannato!

venerdì 18 novembre 2022

The Northman


Cominciamo con un cast stellare. Una storia davvero ben costruita. L'ambiente che incanta.
Non manca nulla per trasformare questo racconto, molto simile ad una saga, in un grande dramma ove il fato, il destino, la strada da percorrere anche a costo di essere sconfitti, viene seguita accettandola.
E il finale è d'obbligo, degno del racconto. 
Un racconto che vede in Shakespeare la musa narratrice... con Hamlet, figlio strappato dal suo destino di erede al trono e costretto a fuggire, meditare vendetta, tornare sotto false vesti per vendicarsi e liberare la madre... ma non tutto è come lui si aspetta e la realtà sarà difficile da accettare. Tra riti pagani, regole ferree, un clima inclemente, gli uomini non possono che essere lupi.

 

venerdì 22 luglio 2022

Nordfor Sola


 Due ragazzi norvegesi di 22 e 25 anni decidono di trascorrere un anno su un'isola al nord della Norvegia, verso l'Atlantico. L'idea è di surfare in una baia unica, ma anche costruirsi un rifugio con le proprie mani, fare snowboard, scendere dal cielo con il parapendio e ripulire la spiaggia da oltre tre tonnellate di spazzatura... é tutto?
Certamente no. Vivendo di cibo scaduto (ma comunque commestibile) e quindi a costo zero... Si tratta di ritrovare sé stessi. lontani dal rumore della civiltà. Guardando il nulla o il tutto.
Incredibile come a questa età si senta già questo desiderio. E di come il mondo riservi ancora spazi per avventura, coscienza, pace interiore, ambientalismo, sport, basta guardare un poco oltre la quotidianità.
Fantastico.

domenica 24 aprile 2022

il Vichingo nero

Nella Norvegia del IX secolo, alla corte reale del Rogaland, nasce Gerimund Pelle Scura, destinato a diventare il "Vichingo Nero", cacciatore, viaggiatore, pioniere, definito "il signore dell'Atlantico" e il "più  illustre tra i primi colonizzatori d'Islanda"
Figlio del Re Hjor e di una donna Sami della Siberia, discriminato sin da bambino per i suoi tratti mongoli,  Geirmund viene inviato nell'estremo Nord, tra le tribù del mitico Bjarmaland, prima di partire all'esplorazione dei fiordi islandesi.
Qui costruisce il suo impero sulla caccia al tricheco, di cui ha imparato ogni segreto dai Bjarmi, e sul commercio internazionale dei prodotti derivati che sono alla base dell'economia e dell'arte navale vichinghe l'olio ricavato dal grasso, le corde realizzate con la pelle e le preziose zanne - grazie alla manodopera di centinaia di schiavi cristiani catturati in Scozia e Irlanda.
Perché esistono così poche fonti su di lui e nessuna saga ne ha tramandato le singolari imprese?
Lo scrittore e filologo Bergsveinn Birgisson si mette sulle tracce sperdute di questo suo misterioso antenato per ricomporre la storia dimenticata.
Una ricerca che spazia tra archeologia, antropologia, biologia, linguistica, ecologia, dove la scienza richiede il contributo della poesia e dell'immaginazione.
Un viaggio nell'epico mondo di Ragnarr e Harald Bellachioma in cui l'autore scosta il velo della leggenda e sfata il mito fondativo dell'Islanda, riportando alla luce l'avventura di "imprenditori" scaltri che si insediarono in questa terra vergine per sfruttarne economicamente le risorse, prima che gli eroi delle saghe vi trovassero una nuova patria e la libertà.

Capacità di uno storico è quella di cercare tracce anche ove non se ne vedono.. ove gli altri non cercherebbero mai.. "collegare i puntini"come dice Bergsveinn oltre alla capacità di unire, mixare, pescare, intuire e poi giocare d'astuzia grazie a poesia ed immaginazione (ma molto, molto controllate e usate con la parsimonia di un binario già tracciato).
L'economia, le risorse naturali, i tracciati navali, le alleanze, le lotte di potere, le conoscenze tecnologiche, l'uomo giusto al posto giusto... 
Ci viene così donato un racconto che sa ammaliare come un romanzo, ma su basi solide, con elementi multipli che arrivano da ogni dove. Bello? Di più. Molto di più.

 

domenica 9 gennaio 2022

il Rituale


Ad ogni territorio un demone. Una credenza pagana. Un caos precedente l'ordine cristiano e la civiltà. Non fa eccezione l'ancora selvaggia Norvegia, meta di un gruppo di amici di mezza età, alle prese con un'avventura nata per onorare il ricordo di un quinto, ucciso durante una rapina, ed a cui restano aggrappati stati d'animo non detti e forti sensi di colpa... ed è di debolezze che si nutre il male... l'auriga capace di guidare il cocchio in alto o in basso nei nostri sentimenti...  i nostri vagano per terre inesplorate sino a che non incontrano qualcosa o qualcuno che si impadronisce dei loro pensieri, li terrorizza, li trascina da un punto all'altro della foresta trasformandoli in prede.
In un crescendo di orrore, di risentimento, di reciproco odio che tutto si frantuma... giungendo ad un villaggio di persone certamente pre-civilizzazione, ove il culto pagano si concretizza... e il male porta a compimento l'idea... scoprirlo e cercare di combatterlo è oramai la stessa cosa... ma riuscirci è tutta un'altra cosa.
Basato su un substrato di credenze, culti, racconti, sul concetto di paura che il selvatico, il bosco, ancora oggi sanno narrarci, questa storia, riesce a farci sobbalzare dalla sedia e ci regala un finale coerente con la narrazione.

 

domenica 3 novembre 2019

L'anno della lepre

Giornalista quarantenne a Helsinki, Vatanen ha raggiunto quel momento dell’esistenza in cui di colpo ci si chiede quel «ma perché» che si è cercato sempre di reprimere, nascondendo a se stessi e agli altri che quel grigiore a cui si è arrivati a furia di rinunciare ai sogni, di accettare compromessi, di rassegnarsi al logoramento delle amicizie, del lavoro, degli amori, quel qualcosa in cui siamo rimasti impigliati e in cui non ci riconosciamo, è in realtà la nostra vita. Una sera, tornando in macchina da un servizio fuori città con un amico fotografo, investe una lepre, che fugge ferita nella campagna. Vatanen scende dall’automobile, la trova, la cura e, sordo ai richiami dell’amico, sparisce con lei nei boschi intorno. Da quel momento inizia il racconto delle svariate, stravaganti, spesso esilaranti peripezie di Vatanen, trasformato in un vagabondo che parte all’avventura, on the road, un wanderer senza fretta e senza meta attraverso la società e la natura, in mezzo alle selvagge foreste del Nord e alle imprevedibili reti della burocrazia, sempre accompagnato dalla sua lepre come irrinunciabile talismano. E la sua divertente e paradossale fuga dal passato diventa un viaggio iniziatico verso la libertà, la scoperta che la vita può essere reinventata ogni momento e che, se la felicità è per natura anarchica e sovversiva, si può anche provare ad avere il coraggio di inseguirla. Un libro-culto nei paesi nordici che ha creato un genere nuovo: il romanzo umoristico-ecologico. (tratto dal libro).
 
 
Il mio primo libro della collana Iperborea e il primo di Arto Paasilinna, un'illuminazione. Divertente, scanzonato, romantico, con una visione ecologica e di amore per la natura unici. Impossibile non innamorarsi del genere. Dopo di questo, solo pochi racconti (suoi) mi hanno saputo affascinare così. Se vuoi leggere nordico, e ti vuoi divertire, questo testo è obbligatorio.
Seguiamo così il giornalista Vanaten e la sua lepre, in fuga nelle foreste… ma in fuga da chi e cosa? E per trovare cosa? Questa domanda, queste domande, sono le stesse che tutti i giorni, molti di noi si pongono…

sabato 14 settembre 2019

L'ultimo viaggio di Amundsen

Il 25 maggio 1928 il dirigibile Italia tornando da una spedizione al Polo Nord, si schianta sulla banchisa a Nord delle Svalbard.
Il generale Umberto Nobile e gli altri otto sopravvissuti, malati, affamati e sull'orlo della follia, resistono quasi cinquanta giorni in un deserto di ghiaccio, chi aspettando i soccorsi chi tentando una marcia disperata verso la terraferma.
Per salvarli, ma anche per difendere interessi politici e territoriali, si mobilitano Italia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Francia e Unione Sovietica, dando inizio a una complessa e spettacolare operazione di soccorso seguita da reporter e cineoperatori di tutto il mondo.
Il 18 giugno, a bordo di un idrovolante francese, parte anche il grande eroe polare norvegese Roald Amundsen.
Con Nobile, nel 1926, aveva compiuto il primo sorvolo del Polo Nord a bordo del dirigibile Norge.
Tra loro era esploso subito uno scontro di personalità e di potere, lasciando poi strascichi di offese reciproche.
Eppure Amundsen é impaziente di volare a salvare il rivale, forse anche per il timore di essere stato messo in ombra dalle esplorazioni dei tempi nuovi, ormai in mano agli eroi dell'aria.
Ma il Latham 47, che è solo un prototipo mai collaudato, una volta partito scompare per sempre.
Amundsen si rendeva conto del rischio che correva?
E cos'é successo all'aereo ed al suo equipaggio? Monica Kristensen mette in campo le sue competenze scientifiche e la sua esperienza di narratrice per ricostruire la vicenda con commossa accuratezza… (tratto da libro).
 
Episodio vero, storia vera. Narrati con un ritmo coinvolgente, al punto che, le oltre 450 pagine scorrono via in un niente…. e, non finisce qui! C'é pure un finale da suspense! Questo è il racconto di Monica Kristensen, da appassionarsi, da rileggerlo, da conservarlo tra i migliori libri della propria biblioteca di avventure e viaggi. Gli ingredienti ci sono tutti: grande Nord, avventura, eroi e spericolati, un regime che vuole mettersi in mostra, un uomo che commette un errore ed un altro - suo avversario - che non è da meno. Una grande impresa di salvataggio… tante reticenze ed incomprensioni. Quasi un giallo!

domenica 24 giugno 2018

Fuori Controllo

Oramai conosciamo tutti il "Global Warming" e le enormi sfide che ci attendono dietro questa parola.
Quello che non riusciamo a comprendere è, quale sia la chiave di lettura del problema.
Energetico? Ambientale? Sociale?
Anche perché, a pensarci bene, perché consumiamo così tanta energia da aver generato una nuova Età, quella dell'Antropocene? Ci viene in risposta Hylland Eriksen con questo testo antropologico.
Una diversa chiave di lettura, che affronta le crisi del mondo moderno: triplice crisi, ambientale senza alcun dubbio, economica (il neoliberismo), identitaria (dove vogliamo andare, dove vanno le nostre società?).... Riflettiamo per un istante. Perché lottare contro l'eccessivo consumo di energia, se prima non ne comprendiamo il motivo vero, recondito, per cui questo consumo avviene? E quale è l'alternativa da proporre se, nella realtà, il fenomeno non si è ancora dispiegato per intero, a causa dell'evidente gap tra Primo e Terzo/Quarto mondo?
Forse, cercando di comprendere cosa si nasconde dietro l'enorme produzione di rifiuti, l'eccesso di informazioni, le società liquide (per dirla alla Bauman), le storture del mondo... in un film una volta sentii dire "segui i soldi e trovi il colpevole".... ecco, seguiamo i soldi e troveremo "the Great Pacific Garbage Patch" un immonda raccolta di rifiuti plastici al centro dell'Oceano Pacifico, grande come il Texas....
 

 
oppure, Agbogboloshie
 
 
discarica di rifiuti elettronici che, giunti dai nostri Paesi, vengono utilizzati dai cittadini di Accra nel Ghana, per ricavarne un guadagno, a spese dell'ambiente e della salute degli stessi abitanti.
 
 

"Densa, veloce, surriscaldata, contraddistinta da ineguaglianze e iniquità.
E' l'età dell'Antropocene, il segno indelebile dell'umanità sul pianeta.
E' la globalizzazione - ma non come la conosciamo.
Thomas Hylland Eriksen dà nuova linfa alla discussione intorno alla modernità globalizzata, adottando l'approccio antropologico nell'analisi di tre crisi: ambientale, economica e identitaria.
Se è vero che queste crisi sono globali per ampiezza, vengono però percepite e subite a livello locale, e sono moltissime le contraddizioni che sorgono tra le forze di standardizzazione dell'età della informazione del capitalismo globale e la natura socialmente stratificata delle vite individuali.
Se il globale è di fatto ingovernabile, una possibile forma di opposizione consisterà per l'autore nell'individuare tattiche e interventi legati a congiunture e contesti locali: resistenze e strategie di sopravvivenza che possono invertire il corso di un mondo in crisi e prossimo alla catastrofe.
Coniugando i metodi etnografici e comparativi dell'antropologia con materiali storici e sociologici (dall'economia politica alla biofisica ecologica) e considerando temi quali il consumo di energia, l'urbanizzazione, la gestione dei rifiuti, la mobilità umana e la diffusione delle tecnologie d'informazione, Fuori Controllo offre una inedita prospettiva rispetto alle drammatiche urgenze della contemporaneità".

domenica 20 maggio 2018

Libro 11, Romanzo 18

Vi sono due modi di affrontare il mondo. Quello degli alberi e quello degli esseri viventi (gli animali e  gli uomini). I primi restano fermi al loro posto e si attrezzano contro il cambiamento, i secondi si spostano per evitarlo.
Dal punto di vista della letteratura nordica, rientrano nella seconda categoria i protagonisti dei libri di Arto Paasilinna sempre in fuga da qualcosa e sempre pronti a cambiare tutto per resistere alle avversità o ad un mondo che li respinge o in cui vivono a disagio.
Ci sono poi quelli del primo gruppo. Gli "uomini - albero". Sono i protagonisti dei libri di Dag Solstad. Come in "La notte del professor Andersen" anche in questo testo dal titolo "Romanzo 11, Libro 18" sono persone che, o non si spostano, oppure quando lo fanno se ne pentono e optano poi per una resistenza passiva, basata sul restare immobili, lasciando che il mondo gli scivoli addosso e si dimentichi di loro.
E' il caso appunto di questo libro, ottimamente tradotto e nel taglio inconfondibile della casa editrice Iperborea. Bjorn Hansen ha lasciato moglie e figlio piccolo per seguire un'altra donna, per poi lasciarla ed andare a vivere da solo. Cosa cercava? L'attimo fuggente, la felicità perpetua... ma non esiste qualcosa che risponda a questo desiderio e quindi Bjorn non riesce a fare i conti con sé stesso. E allora escogita una singolare forma di protesta. Anzi, un'immobilizzante forma di protesta. Non dico di più, per non guastare la lettura.
  
 
 
"Arrivato ai cinquant'anni, Bjorn Hansen non può accettare l'idea che tutta la sua vita sia stata dominata dal caso, dal gioco sociale, dalle illusioni su cui ha via via costruito e demolito i castelli delle proprie scelte.
Diciotto anni prima ha abbandonato la moglie, il figlio piccolo e una promettente carriera di funzionario statale a Oslo per seguire la sua amante Turid Lammers in una cittadina della Norvegia profonda.
Irretito dal fascino dell'avventura, inseguendo un'intensità che aveva potuto intravedere solo nell'arte e nella letteratura, si è ritrovato a fare l'esattore comunale e l'attore di operetta in una compagnia di teatro amatoriale di cui Turid era la star.
Poi la stella di Turid si è spenta, la passione per lei è svanita, e l'esattore-attore è rimasto solo con il suo ruolo grottesco di colonna portante della società di provincia.
Ma proprio ora che sente il tempo sfuggirgli senza trovare risposta ai bisogni più profondi della sua esistenza, Bjorn Hansen scopre nel dottor Schiotz il complice ideale per realizzare un piano rivoluzionario: un'azione decisiva e irreversibile con cui potrà esprimere al mondo la sua protesta, il suo rifiuto, "il suo grande no".
Indagatore radicale, dirompente e finissimo del vivere contemporaneo, Dag Solstad compone un romanzo esistenziale che ha il fascino ipnotico di Kierkegaard e Camus e la forza comica e poetica di un cinico irrisolto che non può fare a meno di sondare fino all'estremo la dimensione umana calandoci in personaggi paradossali in cui ci sorprendiamo a riconoscere una parte di noi stessi".
 

martedì 10 aprile 2018

Thor Ragnarok

Ci fu un tempo in cui, uomini e dei, vivevano insieme di comune accordo. Fu Prometeo, che a Mekone, ingannò Zeus e lo fece allontanare dal convitto cui si stava pasteggiando. E fu sempre lui, ancora con l'inganno, a rubare il fuoco, negato da Zeus, dandolo agli uomini, perché avessero la metallurgia e quindi le armi per combattere l'impari battaglia contro gli dei.
L'avvento dei monoteismi tolse questo sia pur labile legame, al punto che, Dio (in ogni declinazione possibile), rimasto solo, si inventò il peccato originale (una piccola scusa che ci incatena da allora) per poter inviare proprio figlio, o il proprio profeta, o chiunque altro - in fondo sempre lui sotto mentite spoglie - e riallacciare quel dialogo mai sopito, ma che languiva.
Perché, se è pur vero che Dio, non è mai sazio di preghiere, soffre al quanto del suo essere muto e di tanto in tanto prova ad annunciarsi.
Mutatis mutandis, (non se ne abbiano i benpensanti e le beghine, niente di sconcio e niente di blasfemo) anche il cinema si è adeguato... finiti i tempi dei "sandaloni", anche Hollywood si adeguata all'imperante venir meno della fede, ed alla contestuale ricerca di un Dio amichevole, di cui sorridere, e magari, saltando a piè pari gli attuali interpreti (poco apprezzati, per tutte le nefandezze fatte in loro nome) tornando ai primi e multipli dei... e quali, meglio delle saghe nordiche, potevano essere gli interlocutori? Riecco quindi apparire Odino e la sua indisciplinata famiglia, con muscolosi gradassi Thor ovvio, Loki re degli inganni (un poco Prometeo se ci pensate), oltre al contorno di dei, mostri, semiumani, folli di ogni genere, il tutto condito da tanto umorismo.
Come non ridere del nome "Zio del Tuono" affibbiato a Thor o a quello di Kiwi rifilato a Loki? Come non sbellicarsi, di fronte a Jeff Goldblum nel ruolo di un effeminato "Grande Maestro", al Doctor Strange, o ancora di più alla mitica interpretazione di Matt Damon che scimmiotta in forma teatrale una parodia della finta realtà? Fateci caso, questa, come altre operazioni, hanno un solo obbiettivo, quello di sdoganare un mondo a noi lontano, ma in qualche modo depositario della nostra cultura - si legga al riguardo James Frazer e il suo "il ramo d'oro", per capirci qualcosa... ed al tempo stesso demolirlo.
Il tutto in una sorta di blob, autoalimentatosi con l'assoluta presa in giro di ogni cosa. Così che, se è pur vero che se Dio ritorna umano, lo si può meglio comprendere; prendendolo sonoramente per il culo, non solo lo si svilisce, offendendo chi crede, ma si cancellano le origini del nostro essere. E badate bene, non si tratta di magia nera, di superstizione, di ignoranza... perché l'alternativa non è una società intelligente e capace, affrancata dal passato oscuro, ma peggio, un mondo privo di valori, preda di fake news (meglio chiamarle Old lies) e popolata da persone senza scrupoli pronte ad usarle.
Ed allora ridiamo pure dello "Zio del Tuono" e dei suoi partner, senza dimenticare però la realtà e quanto di divino, di tanto in tanto avremmo realmente bisogno.

giovedì 21 settembre 2017

il bosco delle volpi

"Anticonformisti per temperamento, libertari per vocazione, marginali per scelta, i personaggi di Paasilinna non sono fatti per la routine , la mediocrità, il grigiore: la società va loro stretta e, volenti o nolenti, finiscono sempre per trasgredirne le regole".
Così Oiva Juntunen ha scelto di fare il gangster di professione che ben si addice alla sua innata pigrizia, soprattutto quando i colpi riesce a farli realizzare da altri che, evidentemente, dovranno anche scontarne la pena.
Felice possessore di quattro lingotti d'oro, clamorosamente sottratti alla Banca di Norvegia con il grande furto del porto di Oslo, Juntunen si gode la dolce vita nel suo lussuoso appartamento di Stoccolma, finché la sua serenità non viene turbata da un'allarmante notizia: i suoi complici verranno presto rilasciati e, assetati di vendetta, verranno a reclamare la loro parte di bottino.
Oiva si è troppo affezionato al suo oro per pensare di separarsene e l'idea di spartirlo con simili avanzi di galera gli sembra addirittura immorale. No, meglio nasconderlo nel più profondo della tundra che doverlo dividere.
Così, é nella capanna dei boscaioli del monte Kuopsu, vicino all'inquietante Bosco delle Volpi, in uno sperduto angolo della foresta lappone, che casualmente si ritrovano Oiva Juntunen con i suoi lingotti d'oro, Sulo Remes, maggiore alcolizzato in congedo sabbatico, e Naska Mosnikoff, gagliarda ultranovantenne evasa dal ricovero per vecchi.
Non è un caso se è sempre la fuga il destino dei protagonisti di Paasilinna e se è sempre nell'immensità della selvaggia natura nordica che trovano spazio le loro esilaranti avventure: è in quella dimensione di libertà totale che le norme della cosiddetta società civile rivelano la loro limitatezza e, in quel paradossale andare contro corrente, la vita sembra ritrovare il sapore che potrebbe avere, se non rinunciassimo quotidianamente a viverla" (dalla seconda di copertina).

Personaggi speciali quelli di Paasilinna. O sono fuori dalla società o ne fuoriescono per un sacco di motivi... ma se lo fanno è perché qualcosa doveva accadere... qualcosa di piccolo, spesso inesplicabile ai più, inoffensivo... ed invece, eccoli lì. Lasciano tutto alle loro spalle e vanno dove vi è certezza di libertà. Dove le convenzioni non contano nulla. Vale la parola data, il rispetto dell'ambiente che ti nutre e adotta, l'aiuto reciproco... tutte cose che nell'alienante società da cui vengono non esistono più o non hanno valore...
Una volta cambiata vita, li troviamo perfettamente adattati... senza troppi fronzoli, vivere con occhio diverso quanto accade intorno a loro.. cogliendo forse ciò che a noi tutti sfugge: il trascorrere del tempo affaccendati intorno al nulla dimentichi della vera bellezza della natura, dell'amicizia, dell'amore dell'avere poco o niente... Pura poesia.

  
 

mercoledì 7 giugno 2017

La notte del Professor Andersen

Letto nello spazio di un giorno (per sempre un giorno di malattia, pur sempre una calda giornata in cui si sta bene sulla sdraio, sotto la magnolia, a mangiare ciliegie), era nell'elenco dei leggibili di quest'anno... l'ho voluto leggere soprattutto per capire i contenuti e le premesse di un altro testo di Dag Solstad, attualmente non reperibile in biblioteca (e quindi solo acquistabile. Cosa che non intendo fare per lungo lungo tempo).
La trama: un professore di letteratura, nella sua Oslo, la sera di Natale assiste ad un omicidio, compiuto dall'altra parte della strada, nell'appartamento di fronte al suo.
Non chiama la Polizia, non lo farà mai... continuerà la sua vita, certo con qualche conflitto morale, a cui darà poi una spiegazione... finirà per conoscere l'assassino e farselo amico... ed a tutto darà una giustificazione.
Perché narrare una storia simile? Colpa e responsabilità, radicalismo e compromesso, ribellione e omologazione, qual è il ruolo dei valori culturali, filosofici, religiosi, filosofici e morali nell'uomo e nella società odierna.
 
"Da parte sua non riusciva a condividere l'entusiasmo delle masse per l'offerta culturale che veniva loro proposta, non capiva come fosse possibile entusiasmarsi per certe cose... perché non siamo intellettuali senza tempo, siamo intellettuali nell'epoca del consumismo, profondamente influenzati da ciò che muove il cuore delle masse. E ciò che muove il cuore delle masse è la conseguenza della nostra inadeguatezza".... ed ancora "il tempo, ecco cosa mi logora e distrugge ogni cosa. il tempo divora anche le imprese più notevoli dello spirito umano e le distrugge, le rende pallide e sbiadite".
Interessante la postfazione di Ingrid Basso: "essere un intellettuale in Norvegia. Come essere un intellettuale nell'attuale società e avere una dignità? La vita è una sorta di recita, un gioco e l'identità di un uomo non è che la somma dei ruoli che interpreta"... Tutto qui, nient'altro.
 


venerdì 1 luglio 2016

The Last King

 
Saga medievale in salsa nordica. Congiura di palazzo in tutto e per tutto uguale a quelle già viste ad ogni latitudine con altrettanto ovvio lieto fine.
Bimbo regale da mettere in salvo dalle mire omicide dello zio usurpatore, viene affidato alla custodia di due improbabili vichinghi... sono guerrieri ma anche contadini e questo sarà il loro punto di forza.
Semplice nella struttura così come nella scenografia, che non pretende di esagerare in nulla, ha due grossi pregi: la scenografia, con luoghi bellissimi di un bianco immacolato e una incredibile serie di inseguimenti sugli sci che manco a Lillehammer...
Tra i protagonisti ritroviamo Pal Sverre Hagen, ottimo attore nel ruolo del cattivo nel film "In ordine di sparizione" ove interpreta il Conte, capo di una gang di spacciatori.
Questa volta pecca  di ingenuità il cinema norvegese, con una trama piatta piatta, dialoghi da procione finlandese, eroi che dopo averle prese di santa ragione rinsaviscono in pochi istanti (eccheccavolo! manco gli X-Men) e un usurpatore cattivo uscito da una trama di Shakespeare... decisamente troppo.
Vabbè, diamogli un voto: 5+
 

giovedì 23 luglio 2015

Quota 1222 - Anne Holt

 

Eravamo oramai abituati ai gialli nordici. Dopo una prima clamorosa scoperta, un generale apprezzamento degli spazi gelidi e isolati, di poliziotti disperati e disperanti, di pazzi criminali capaci di ogni genere di nefandezza, di colpi di scena e di pagine divorate inseguendo le vite di agenti in preda a terribili sensi di colpa, ma al tempo stesso capaci di grande passione investigativa.
Poi ti arriva sta cosa qua. Quello che dovrebbe essere un romanzo.
E dire che gli elementi per darci un buon racconto: l'incidente ferroviario, l'albergo isolato in mezzo alla neve e ad una tempesta, l'assassino imprendibile, la scaltra investigatrice che dalla sua sedia a rotelle vede tutto e tutto capisce.
Invece no! Noia, noia, noia e ancora noia. Una barba pazzesca, deludente, senza costrutto, senza capo né coda, in cui tutto viene buttato lì in qualche maniera, giusto per riempire pagine e pagine inutilmente.
Persino i servizi segreti norvegesi (ma chi? ma quando? ma de ché?) vengono tirati in ballo..
Senta, caro ex ministro Anne Holt, la prossima volta che ambienta un romanzo, lo faccia al parlamento norvegese, ambiente che lei sicuramente ben conosce, e non in culo ai lupi, senza avere in mano uno straccio di trama... Compris?

domenica 18 novembre 2012

il leopardo - Jo Nesbø

 
"Le prime vittime sono due donne. Ritrovate con ventiquattro ferite identiche in bocca.
Morte soffocate nel loro sangue, dopo un agonia atroce. Omicidi studiati, efferati, che seguono un rituale. La polizia criminale di Oslo sa di avere un solo uomo che può risolvere il caso.
Harry Hole, alcolista, uomo rude e solitario, inviso a molti.
Ma Hole si è rintanato a Hong Kong, tra le fumerie d'oppio per lavare via i ricordi.
Sa fin troppo bene che, per risolvere l'ultimo caso, ha messo in pericolo di vita l'unica donna che ha mai davvero amato. E solo quando lo informano che il padre è moribondo in ospedale, Harry Hole decide di tornare a Oslo.
Tra le vittime non c'è in apparenza alcun legame, ma Hole subito ne trova uno. Tutte quante hanno trascorso una notte in un isolato rifugio di montagna.
E qualcuno, qualcuno capace di odio lucido e selvaggio, adesso sta braccando gli ospiti di quella notta, uno per uno". (tratto dal libro).
 

Ottavo episodio della saga di Harry Hole é anche il libro che gli ha dato maggior successo.
Un super romanzo di oltre 750 pagine, che ci porta in uno Oslo invernale, ove un serial killer uccide senza mai essere colto (anzi persino i suoi omicidi passano inosservati).
Solo Harry Hole, obbligato a tornare da Hong Kong, a causa della malattia del padre capisce subito il legame degli omicidi.
E solo lui saprà intrecciare una sequenza geniale ove chi appare non é tale. Grazie all'aiuto di un altro assassino - l'uomo di neve - capirà come ragiona chi uccide.
Dietro un grande odio si nasconde un grande amore. Cogliendo queste parole arriviamo al termine del libro con in mano il movente e l'omicida. Bellissimo.