giovedì 23 luglio 2015

Quota 1222 - Anne Holt

Eravamo oramai abituati ai gialli nordici. Dopo una prima clamorosa scoperta, un generale apprezzamento degli spazi gelidi e isolati, di poliziotti disperati e disperanti, di pazzi criminali capaci di ogni genere di nefandezza, di colpi di scena e di pagine divorate inseguendo le vite di agenti in preda a terribili sensi di colpa, ma al tempo stesso capaci di grande passione investigativa.
Poi ti arriva sta cosa qua. Quello che dovrebbe essere un romanzo.
E dire che gli elementi per darci un buon racconto: l'incidente ferroviario, l'albergo isolato in mezzo alla neve e ad una tempesta, l'assassino imprendibile, la scaltra investigatrice che dalla sua sedia a rotelle vede tutto e tutto capisce.
Invece no! Noia, noia, noia e ancora noia. Una barba pazzesca, deludente, senza costrutto, senza capo né coda, in cui tutto viene buttato lì in qualche maniera, giusto per riempire pagine e pagine inutilmente.
Persino i servizi segreti norvegesi (ma chi? ma quando? ma de ché?) vengono tirati in ballo..
Senta, caro ex ministro Anne Holt, la prossima volta che ambienta un romanzo, lo faccia al parlamento norvegese, ambiente che lei sicuramente ben conosce, e non in culo ai lupi, senza avere in mano uno straccio di trama... Compris?

L'arte di collezionare mosche