sabato 17 settembre 2016

Synchronicity - the Police

Adoro "Synchronicity" fin dal primo momento, sin dal primo ascolto.
Appena uscito, nel 1983, dimostra la raggiunta maturità del gruppo, pur percorso da gravi dissidi che nel breve li porteranno allo scioglimento.
La "Sincronicità" è quella di Carl Gustav Jung, mica roba per tutti i giorni.. ma forse è proprio di quello avevano bisogno Sting, Copeland e Summers. Non si capivano più, non andavano più d'accordo e non a caso si presentano in copertina divisi, su tre piani diversi e con tre colori diversi.
 
I Police non sono mai stati veramente un gruppo rock, oppure pop e nemmeno punk... certo molte sonorità sono reggae, si sentono sonorità jazz, ma forse tutto ciò è appunto dovuto alla non sincronicità... Dopo una serie di successi, si arriva a questo bellissimo album.  E' il 1983, siamo in piena crisi e... cosa accade? Ti esce il capolavoro che nessuno si aspetta. Pezzi nervosi, intervallati da classici senza tempo. Uno per tutti "Every breath you take" praticamente la canzone simbolo dei Police.
Seguono "Tea in the Sahara", "King of Pain", "Mother", "Walking in Your Footsteps" senza dimenticare "Murder by Numbers" da qualcuno definita un inno al suicidio... molto ironica!
Che dire di quest'album? Favoloso! La dimostrazione che, anche senza essere sincronizzati (o forse si con l'obbiettivo di andare ognuno per conto suo) si riesce a fare grande musica.
 


Omicidio all'italiana