domenica 11 gennaio 2026

Lavoro e povertà - quando la coperta è corta


Lavoro = non povertà? Non sempre è vero. 
Per molto tempo avere un lavoro è stato considerato sufficiente per evitare situazioni di indigenza, ma oggi i dati dicono che in Italia 1 persona occupata su 10 si trova a rischio povertà.
In occasione del primo maggio ci siamo chiesti quanto siano consapevoli di questa situazione.
E cosa andrebbe fatto per affrontarla.
Nasce il fenomeno del Lavoro Povero che oggi è sempre più diffuso - una indagine del 2023 rileva che esiste una elevata percentuale di lavoratori che, nonostante siano occupati, rischiano di cadere in povertà a causa di retribuzioni orarie troppo basse, o perché svolgono lavori precari o a tempo parziale. Working poor.
Un sussidio con una durata più lunga consente di non prendere il primo lavoro che capita e questo è un aspetto positivo sia dal punto di vista sociale sia per il funzionamento del mercato del lavoro.
Occupazioni precarie, malpagate e che quindi diventino si lavoratori e lavoratrici, ma che rimangono comunque poveri e povere.
Il rischio c'é senza dubbio. 
Si veda il lavoro fatto in Lombardia dal consorzio no-profit di agenzie per il lavoro Mestieri Lombardia.
Nel 2023 ha preso in carico 6.800 persone. I working poor in Italia sono il 10,2% e si identificano per avere un reddito disponibile inferiore al 60% di quello medio.
Il lavoro povero in Italia è un fenomeno multifattoriale e strutturale: fragilità occupazionale, disoccupazione e lavoro nero.
Nel nostro Paese c'é un problema di specializzazione produttiva che si concentra su filiere a basso valore aggiunto e una competizione fondata sull'abbassamento del costo del lavoro con fenomeni diffusi di illegalità, precarietà, scarsa innovazione.

5 proposte del gruppo di lavoro
1) Garantire salari minimi adeguati;
2) Aumentare il rispetto dei minimi salariali;
3) introdurre un trasferimento rivolto esclusivamente a chi percepisce redditi da lavoro (in-work benefit);
4) incentivare il rispetto delle norme da parte delle aziende e aumentare la consapevolezza di lavoratori e imprese;
5) promuovere una revisione dell'indicatore europeo di povertà lavorativa a livello E.U.
 

 

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