sabato 4 aprile 2015

Exodus - il film

 
Visto di recente, ho atteso qualche settimana prima di scriverne il commento. Non fosse altro perché un turbinio di pensieri mi ha seguito e volevo lasciarne depositare la polvere per leggerne con maggior chiarezza i dettagli.
Storia di ieri - Storie di oggi: Le polemiche che hanno accompagnato l'uscita del film, si pensi al divieto di visione in alcuni Paesi musulmani, hanno evidenziato senza ombra di dubbio che, è più facile parlare di Storia reale che di miti e leggende. Più facile far digerire la realtà, anche modificandola fortemente, che cercare di dare un volto alla mitologia ed alla religione (che per loro natura si basano sul non detto e non dicibile - l'indicibile) senza correre il rischio di essere impallinati.
Capitalismo o Fede: La vera domanda è capire se gli ebrei (schiavi degli egiziani?) chiedessero semplicemente di essere pagati, mentre il loro Dio, avendo deciso un altro destino per loro, profittasse della loro insoddisfazione per dare alla Storia un altro percorso.
Dal canto loro gli Egizi e il loro Faraone appaiono molto più moderni, lineari e capitalisti. Non credono molto agli dei - o meglio credono come l'uomo moderno crede al gatto nero che traversa loro la strada - chiedono produzione, benessere, le piramidi (feticci come segno di potere e come strumento destinato alla pubblica utilità) e si avvalgono degli schiavi per ottenerlo. Che altro chiedere? E a ben guardare, se è facile criticarli con l'occhio odierno, vorrei invitarvi a guardare all'America degli anni '60 ed alla segregazione razziale, allo schiavismo sradicato a fatica in tempi non molto lontani da noi, ed al Sudafrica pre-Mandela.
Gli ebrei, si ritrovano comandati da un profeta dubbioso, tormentato, che finisce per odiare il suo stesso Dio. E ne ha ben donde. Le sette piaghe non gliele ha ordinate nessuno. Le ha decise lui e dica quel che vuole sono feroci e immeritate.
Si finisce così per trovare simpatico il Faraone, che vuole solo progresso e benessere (misurato secondo gli standard dell'epoca) e non si arriva ardentemente a desiderare l'ora in cui veder partire il popolo eletto (o negletto?) comandato dal profeta recalcitrante (anzi riluttante, come un recente romanzo a proposito dei terroristi).
Marxismo o Fordismo? Se gli Ebrei avessero avuto la tredicesima, Dio avrebbe avuto il suo bel daffare per convincerli a partire per la terra promessa. Si rammenti che non è di questo mondo la predetta terra promessa e che l'uomo (per sua natura volubile) si consola velocemente (si pensi al vitello d'oro che prende il posto di Mosè e del suo Dio, non appena il primo sale sul monte Sinai per farsi dettare le leggi...).
Le 7 Piaghe: Anche qui, come nelle favole, finché le disavventure altrui si leggono (il lupo che mangia la vecchina, la strega che cuoce i bambini) fanno rabbrividire solo un poco, quando le si vede la loro immagine da repulsione; astio nei confronti di chi commina la pena. Con il rischio di rendere odioso il giudice.
Un buon film, ma che, toccando nervi tutt'ora scoperti (la supremazia dell'uomo sull'uomo) finisce per dare fastidio. Buona visione.

Giancaro Vitali - Time Out