venerdì 19 agosto 2016

Voyages en utopie

Acquistato durante un viaggio in Francia, "Vojages en Utopie" unisce il consueto, ricchissimo, repertorio fotografico, con altrettanto ricco riferimento storico a partire dalle prime citazioni della Grecia Antica e sino ai più recenti richiami, nella sempre più variegata iconografia cinematografica degli ultimi 50 anni.
Così scopriamo che, sin dalla formazione delle prime "vere" civiltà, il dibattito verso una società "felice" ha portato all'ideazione di forme di gestione che tuttavia di felice non avevano nulla.
Il riferimento principale è ovviamente legato alla gestione degli "istinti" e di quelli che di volta in volta sono apparsi come peccati originari, spariti i quali, a detta degli studiosi della materia, la società si sarebbe liberata del pesante fardello che la rende triste e invivibile.
Il secondo riferimento è legato ai mezzi di produzione, alla gestione dei prodotti della terra (siamo ancora lontani dal periodo industriale), la cui oculata distribuzione e collettivizzazione avrebbe allontanato lo spettro della gelosia, dell'arricchimento e reso gli uomini felici.
Il terzo riferimento è la forma della città e la sua dimensione. Una sorta di colonia greca, con soglie numeriche da non superare per garantirsi una forma di controllo, conoscenza, ma soprattutto certezza della sopravvivenza dei suoi abitanti. Interessanti i riferimenti alle idee di Le Corbusier e di Gropius.
E' così che vediamo scorrere le teorie e gli studi di Platone, Aristofane, Tommaso Moro, Tommaso Campanella, Francis Bacon e così via.
La scoperta delle nuove terre d'America, l'enorme sviluppo delle scienze, non fanno venire meno il pensiero utopistico (poi sfociato nell'anarchia) ma anzi sollevano ulteriori quesiti e ipotesi nello sperimentare in quelle terre e con nuovi mezzi le idee del passato.
Tutte destinate a fallire.
Si arriva ai tempi moderni con il più grande esperimento utopistico di collettivizzazione: la rivoluzione bolscevica del 1917 e la riduzione in schiavitù di milioni di persone.
Fanno da contrappunto le "contro-utopie" poi mutate nei tempi moderni nel filone cinematografico e letterario che ha in "1984" di Orwell, ed in "Metropolis" di Lang, la visione dell'esasperazione del pensiero utopista, che sogna un uomo privo di sentimenti e desideri, quasi fossero sinonimi di pericolo e distrazione dal vero obbiettivo della civiltà: la felicità.
E poi la miriade di film ad argomento le Ucronie... il "come sarebbe andata se..."
Molto istruttivo.

HhhH