lunedì 27 maggio 2013

La messa é finita

Don Giulio è un giovane sacerdote che esercita il suo ministero in uno sperduto paesino di montagna. Richiamato nella sua città per dirigere una parrocchia di periferia, torna a Roma felice ed animato da buoni propositi. La realtà però si rivela subito ardua: gli amici, la famiglia, la città col suo carico di durezza, si riversano su di lui con inaspettata violenza. Don Giulio viene continuamente chiamato a portare la croce per tutti, a risolvere complicate situazioni che gli vengono sottoposte come se, per il suo ruolo, non potesse fare a meno di sobbarcarsene il peso. A poco a poco egli si rende conto della propria impotenza. 
Gli si chiedono sacrifici, dolore e pianto e tutto questo, infine, perché?
Qual'è la sua parte in questo finto teatro? Ha davvero un senso tutto il suo darsi da fare, tutta la sua dedizione, tutto il suo impegno contro il Male? (tratto dalla presentazione del Film).
Nanni Moretti, o piace o non piace affatto.  A me piace! E quindi devo parlarne bene per forza :)
Ritroveremo il tema della fede in Habemus Papam nel 2011 ben 26 anni dopo.
Ma al di là della fede, a prevalere è la figura umana, sola, debole e disperata, di fronte al quotidiano dispiegarsi del dolore e del male. Non un male assoluto, non un dolore estremo. Contro cui scagliarsi come eroi, con forza senza pari. Nulla di tutto questo. Piuttosto un logorio continuo, un intralcio, un impiccio, un rumore di fondo che spreme le residue forze quotidiane, un togliere al piacere o alla mera sopravvivenza dataci nel moderno mondo ogni linfa vitale.
L'uomo finisce per accasciarsi, a cercare conforto nel sonno, nel silenzio della natura, nell'allontanarsi dagli altri per soffrire in solitudine o gioire di un panorama. Perché quando la messa è finita, il legame con Dio si appanna e rimane l'umano.


Allegro ma non troppo...