sabato 1 ottobre 2016

Memorie del sottosuolo

"Che cosa sa la ragione? La ragione sa solo quel che ha fatto in tempo a conoscere (altro, forse, non saprà mai; anche se non è consolante, perché nasconderlo?), mentre la natura umana agisce tutta intera, con tutto ciò che vi è in essa, in modo cosciente e inconscio, e magari mente, ma vive".

Scritto nel 1864, questo romanzo di Fedor Dostoevskij si divide in due parti: la prima è una forte critica ai valori del positivismo così come della religione. Nessun rimedio è sufficiente per sanare il malessere che alberga nell'uomo.
La sofferenza dell'uomo, per Dostoevskij, è dovuta al "volere". Cosa per la quale l'uomo è disposto a rinunciare alle certezze con un trionfo della volontà individuale che va contro natura.
 
La seconda parte è il racconto di alcuni episodi della vita del protagonista del romanzo. Episodi sordidi, abietti, vergognosi tutti derivanti dalla sensazione di inferiorità dell'uomo nei confronti del prossimo.
Certamente stimolante per comprendere il "sottosuolo" dell'anima, in cui cadere e da cui uscire completamente rinnovati. Se in meglio o in peggio è tutto da provare.

Referendum? no, grazie.