lunedì 29 maggio 2017

Monte Rosa

Questo numero l'ho ordinato apposta. Mi mancava chiudere il cerchio, avviato con il culmine del VOC, il trio Veglia, Devero, Formazza.. quello della Val Grande ed infine il numero monografico Ossola... Nel frattempo, mi sono letto (ne trovate traccia su questo blog) una serie di testi sulla storia dei Walser e dell'alpinismo sulle Lepontine.
Parto quindi avvantaggiato! Conosco i luoghi, conosco la storia, vedo il Rosa tutti i giorni da casa... eccheccavolo! cosa vuoi di più? E invece no. Perché, per quante cose sai, non ne sai mai abbastanza e per quante ne scopri, altrettante saltano fuori...
 
La rivista parte con un preambolo del direttore sulla presunta immutabilità della natura.. dei suoi luoghi, dei ghiacciai che mutano (ora a maggiore velocità) ed al fatto che il Monte Rosa non esiste come toponimo ma come massiccio, insieme di vette che prima si chiamava Mons Sylvius e prima ancora Momboso... Massiccio che vede nella Punta Dufour, a 4634 metri la sua massima elevazione.
La conquista di tale cima avvenne nel 1855 da parte del reverento Charles Hudson, John Birbeck ed altri tra guide e accompagnatori...

Ma Monte Rosa vuol dire anche parlare dei popoli che vi abitano, dei lavori che svolgono, dei prodotti locali... prodotti che una volta erano necessità ed oggi folklore: tipo i Sabot, gli zoccoli in legno di cimolo - Pinus Cembra - della Val D'Ayas. O come del mestiere di Guida, nato d'inverno, quando tradizionalmente il tempo non aveva valore, ci si può quindi dedicare ai clienti facoltosi....
Non è importante quale cima si salga, quanto la capacità di sognarla. E una guida ha la fortuna di partecipare a questi sogni, offrendo, se può, un aiuto a realizzarli. (Michele Cucchi - Guida Alpina)
E' del 1991, invece, la nascita del Free Rider, il fuori pista, grazie all'arrivo di sciatori nomadi e ricchi (ovvio sottinteso) da Svezia e Stati Uniti, e la pubblicazione su riviste di settore, come Powder, di foto e recensioni delle pareti vergini del Rosa.
 
Il racconto prosegue con la scoperta di Goreto, villaggio sopra Alagna, già chiamato Im Garrai dai popoli Walser, ove vive Giovanni Enzio detto Geo. E dove lui negli anni '70 ha creato una comune dove trovavi di tutto: attori, hare krishna, reduci di Woodstock, musicisti ed artisti di fama... Oggi, qui, si produce a km zero, anche se, spesso senza guadagni... "ma la minima redditività, sommata al piacere di fare, produce un'elevata qualità della vita". anche grazie alla rete Wwoofer: world wide opportunities on organic farms, rete sul web per favorire l'agricoltura sostenibile.
Un'articolo dedicato all'oro, il Klondike italiano: a partire da Brusson in Val d'Ayas con il "filone della speranza", a Pestarena, alla Val Segnara, a Tzse Marwald in Alta Valsesia... All'inizio del '900 si produceva ancora oro in buone quantità, oggi è tutto fermo, ma con molti progetti in corso... da queste parti, nel 1857, capitò anche Lev Tolstoj per raggiungere il Colle della Ranzola..
Ritrovo Franco Micheli già presente su questo blog con una recensione... e la storia della prima salita sul Colle del Lys, alla ricerca della leggendaria Valle Perduta... mito nato dopo che le Terre Alte erano state abbandonate a causa della Piccola Glaciazione medievale... Aperta con i Walser, si conclude con gli stessi e sui musei e le scuole per salvare le tradizioni e la lingua di questo popolo. Alcune pagine finali sulla cartografia e la rappresentazione del Rosa.

Referendum? no, grazie.