venerdì 19 maggio 2017

Dal Monte Leone al Basodino

 Si divide in quattro parti la storia alpinistica delle Alpi Lepontine e nello specifico del quadrilatero Veglia, Devero, Formazza, Binn... Una prima degli esploratori stranieri e primi salitori. Una seconda degli Italiani. Una terza del turismo dei vicini milanesi. Una quarta dello scialpinismo.
E' questo il condensato del libro "Dal Monte Leone al Basodino" - sottotitolo "Storia alpinistica delle Alpi Lepontine"... Libro che conservavo da molti anni (regalo di compleanno di mamma) e di cui per mille ragioni, non avevo mai iniziato la lettura... Eccoci quindi all'opera... inizio con titubanza, ritenendo questi libri, spesso melensi e colmi di inutili buoni sentimenti, con l'evidente obbiettivo di non turbare nessuno e far somigliare quel periodo (a cavallo dalla fine dell'800 agli anni '30 del secolo scorso, un idillio oramai perduto...
Devo viceversa ricredermi, perché, se è pur vero che le sviolinate sono molte (tipo quella al padre dell'editore), vi sono tuttavia momenti di vita veramente duri ed a volte contrasti evidenti che, pur mitigati dal modo di scrivere, emergono tra le righe... così come vengono narrati episodi che suscitano l'ilarità in chi legge...
Dopo una breve introduzione descrittiva geo e oro grafica dell'alta Ossola, si passa all'azione. Intanto precisando che questa zona è priva di 4.000 metri (bisogna affacciarsi sul Sempione per trovarne) eppure resta e suscita una grande attrattiva sia per gli stranieri che per i locali frequentatori...
I protagonisti stranieri sono: Studer, Cust, Coolidge... gli italiani: Gerla, Prina, Casati, Marani, Roggia, Leone, Zertanna e Longhi.
Ognuno di loro ha lasciato tracce del proprio passaggio, e di ognuno di loro, vi è un racconto dedicato a salite, prime scalate ed episodi coloriti...
Incredibile fu l'apporto del Reverendo Coolidge, americano che salì oltre 1000 cime... lasciando su ognuna di queste, una bottiglia contenente un biglietto... Passiamo poi ai divertentissimi resoconti di Cust di tutt'altro taglio rispetto a quelli seriosi e scientifici di Coolidge...
Per fare un paragone, i salitori delle Alpi Lepontine di fine '800 sono un poco i progenitori della Beat Generation degli anni '50 e '60 del secolo scorso che salirono le cime in California, inseguendo le idee di John Muir...
Si susseguono così date e salite: 1884 l'Helsenhorn, 1893 lo Shwarzhorn (poi punta Marani), le salite di Zertanna all'Arbola, gli scritti di Gerla (milanese appassionato di montagna), le prime foto con la Folding Pocket - Kodak al Pizzo Cornera (1898)...

Che dire poi di Eugenio Fasana? di Gemonio, alpinista, poeta, atleta... sale in bicicletta sino alla Cascata del Toce, al Passo del Gries e poi oltre... neanche un fulmine, che lo colpisce, riesce a fermarlo... Giorgio Spezia, geologo, scopritore dell'origine della Toce... Ettore Allegra, fondatore della Società Escursionisti Ossolani, sconfina con i suoi alpini in terra svizzera... scala la Est del Leone... E ancora i fratelli Boni, figli di un garibaldino, sempre circondati da donne, scalano il Pizzo del Morto sotto il Cistella, il Corno del Rinoceronte, le Guglie di Cornera... Germano Vitali (la Torre Vitali sopra il Veglia porta il suo nome)...  e poi ancora Giovanni Grossi, Francesco Canuto, Giandomenico Ferrari... e poi tutti i pittori/alpinisti, coloro che dipinsero questo angolo di Alpi: Carlo Cressini e molti altri...
Per concludere: una piacevole lettura che ho divorato in pochi giorni e mi ha fatto apprezzare ancora una volta, storie, tempi e luoghi a me familiari e per questo così cari.

Sulla strada