sabato 13 maggio 2017

L'estasi della corsa selvaggia

 
"Piccoli voli a corpo libero dalla terra al sogno", questo il sottotitolo del piccolo e breve volumetto, offertomi in lettura da Alessio, il bibliotecario di Taino. Lo leggo volentieri e ne traggo qualche spunto piacevole ed una piccola schedina di cui parlare...
Intanto nella prefazione, una breve dedicata a Jack London ed al "Richiamo della Foresta"... "vedere le peste nella neve e non sapere chi le hai lasciate... è un dono del poter correre. Sparire da un luogo per ricomparire in un'altro, in un diverso mondo, poco dopo col corpo; perdere il senso del tempo, volare".
"Mi trovo in alto, e ancora mi meraviglio che sia così semplice... quando mi fermo, momenti di immobilità che continuano a dilatarsi in un vortice di sentimenti, emozione e propositi, sospinti dall'onda di sensibilità, sollevata dall'adesione al ritmo della più arcaica delle danze...
Forse, proprio perché non mi pare che sia la velocità cronometrabile il dato importante della corsa, ma la sua azione nell'immaginario, oltre che come ovvio sulla forma fisica l'ho sempre considerata una risorsa irrinunciabile, che aggiunge qualcosa alle altre esperienze...."
"Se è vero che la corsa negli spazi selvatici, libera da ambizioni di performance, di record, di misure classificabili, piò suscitare in chi la vive sentimenti ed emozioni simili ai capolavori della musica, allora anch'essa può condurci a incontri che le parole umane non sanno dire. Mi riferisco all'estasi che si vive nei momenti di massima meraviglia, spinti con leggerezza, un piccolo volo dopo l'altro, circondati dalla vastità e dalla luce, in luoghi aerei che poco prima apparivano remoti e quasi irraggiungibili e che d'un tratto di accolgono".

Insomma, un inno alla corsa, ma senza l'assillo del cronometro, dell'arrivo, del premio... solo per sé stessi, una condizione estatica capace di regalarci il ritorno alla primitiva idea di movimento e di esistenza...

L'uomo romano