domenica 4 agosto 2013

il ritratto di Dorian Gray 1945

Il romanzo di Oscar Wilde detta le regole del film e traccia il percorso di orrore e miseria che il giovane Dorian, ricco, bello ma assolutamente privo di carattere dovrà percorrere prima di redimersi.
Non vi è dubbio che i canoni dell'epoca dovevano far fronte ad una penuria di mezzi (si usciva dalla guerra) e di tecnologie, tali da ricorrere a piccoli espedienti per rappresentare il perverso cadere nel male di un anima debole. Eppure, i visi, le frasi, i silenzi e le pose degli attori riescono meglio del futuro remake del 2009.
Questo film che fruttò ad Angela Lansbury il Golden Globe e il premio Oscar 1946 per la migliore fotografia scava, attraverso il cinismo di Lord Henry Wotton (un ottimo Goerge Sanders) nelle coscienze della borghesia vuota di morale e colma di vizi.
E' lui probabilmente il vero protagonista del film, con le sue frasi ad effetto che hanno l'unico obiettivo di sconvolgere i luoghi comuni portando la bellezza a prevalere sulla morale.

Ma più di lui è la vacuità di Dorian (Hurd Hatfield) a colpire nel segno. E il ritardo con cui viene mostrato il ritratto non fa che convincere lo spettatore che quello che vedrà apparire (con un geniale utilizzo del colore) non possa essere null'altro che l'immagine della malvagità che pervade l'animo del nostro principale interprete.
Gli interrogativi che il film pone sono tutti lì a testimoniare l'eterna lotta che l'uomo deve affrontare.
Accettare la vita e la sua caducità o sfidare l'ignoto cogliendo l'attimo, bruciando come una falena ?
Non vi ricorda l'anelito di sopravvivenza dei replicanti di Blade Runner? Anche loro rincorrevano fotografie ed immagini; per bloccare il tempo, per concedersi una storia che li legittimasse. Anche loro alla fine, come Dorian, colgono l'essenza del bene e cercano di porre rimedio.

Angela Lansbury, sebbene destinata a morire suicida e presto dimenticata (anche se la sua canzone ed il suo ritratto continuano a persistere nel tempo) rimane basilare nello svilupparsi della vicenda. E ad essere giustamente premiata dalla critica.


i Templari