giovedì 15 agosto 2013

Butcher's Crossing - il libro

Chi non ricorda John Dumbar, il tenente di "Balla coi lupi" ?
A chi gli chiede perché vuole andare ad Est, dove non c'è nulla, lui risponde "voglio vedere la frontiera, prima che scompaia".
Lo stesso anelito muove Will Anders, il protagonista di questo libro, cercare la natura, la vera essenza.

"Era una forma di libertà e bellezza di speranza e vigore che gli sembrava alla base di tutte le cose più intime della sua vita, che pure non erano né libere, né belle, né piene di speranza o vigore. Ciò che cercava era l'origine e la salvezza del suo mondo che sembrava sempre ritrarsi spaventato dalle sue stesse origini, piuttosto che ricercarle come la prateria li intorno, che affondava la sue radici fibrose nella nera e fertile umidità della terra, nella natura selvaggia, rinnovandosi proprio in questo modo, anno dopo anno".

Mentre Kevin Costner fa di Dumbar un paladino dell'ecologia (e dell'etnografia, e dei più deboli), John Williams non osa tanto. Si limita a fare di Anders lo spettatore incredulo e per certi versi incapace di cogliere l'intrusione dell'uomo bianco e delle sue logiche mercantili nel ciclo infinito della natura.

Ed insieme a lui percorriamo la china della distruzione della cultura del bisonte, della fine di un era, della disperazione che gli ultimi, i poveri, i cacciatori, devono subire, delle privazioni per racimolare qualcosa. Il tentativo di riscatto di cui far fare le spese all'ambiente. Ma senza odio, senza rabbia. Solo perché va fatto e perché alternative non ce ne sono.

Ogni personaggio del libro ha una sua anima, ha i suoi fantasmi. Ed ognuno gioca fino alla fine la propria partita.

Susa