sabato 20 settembre 2014

Edge of Tomorrow





All’epoca dei fratelli Lumière, miei coetanei, per uscire dal cinema saresti ripassato davanti al botteghino e, considerato che avevi pure pagato per assistere ad una fetecchia come questa, ti saresti sentito di meritare un qualche tipo di vendetta… chessò, prendere in ostaggio la cassiera e minacciarla con una confezione tripla di Bounty.
Oggi, con i multisala, non puoi più. Vieni convogliato come una mandria direttamente dalla poltrona al parcheggio e ti ci vorrebbe mezz’ora buona prima di fare il giro e rientrare, con relativa perdita dell’effetto sorpresa.
Ricordo che, al termine della proiezione di The Blair Witch Project, un ragazzo della nostra compagnia si sentì talmente taken by the ass (preso per il culo) dal film in questione che, uscito dal cinema, prese a sassate la locandina. Non sto scherzando.
Quella sì che era passione cinematografica! mica la passività con la quale oggi assistiamo a certe mere operazioni commerciali e dopo diciamo pure che ci sono piaciute, che la trama è “interessante”, che Cruise è sempre bravo, che gli effetti speciali sono davvero speciali, che non c’è più la mezza stagione, che la dieta mediterranea è la più sana, e così via.
Detto questo, il film l’ho visto a casa, e quindi esprimerò un giudizio pacato e scevro da ogni condizionamento economico: è una minchiata. Chi mi legge (ma qualcuno mi legge?) sa quanto sono affezionata a questo termine e che lo uso solo nelle occasioni speciali. Forse usandolo sarò anche passibile di querela, ma trovate voi un modo civile per sintetizzare lo sconforto davanti all’ennesimo Frankenstein cinematografico ottenuto da frattaglie di Terminator, Starship Troopers, Source Code, e chissà quanti altri che ora non mi vengono in mente ma so che esistono. 
Così non va.
Dove sono le storie originali che fanno riflettere e sognare, i protagonisti che rimangono nel cuore, dei quali ricordi alcune battute anche a distanza di anni?
Qui qualunque spunto di natura scientifica, filosofica o sociologica si infrange contro la trama inutilmente contorta, i vani tentativi di fare dell’umorismo e il lieto fine di rigore, considerate le ben note convinzioni professate dal “nostro” nella vita reale.
Ora vado… mi è appena venuto in mente che per rappresaglia potrei prendere in ostaggio mia madre e, quando il negoziatore dell’FBI vorrà sapere quali sono le mie richieste, rispondere: “Un bel film… e un elicottero!”  

 Questo post è un contributo di Ezia, ospite del mio Blog.

Giancaro Vitali - Time Out