domenica 14 ottobre 2012

Tangentone al Pirellone

Ho conosciuto Roberto Formigoni oltre 13 anni or sono. 
Era ad appena un terzo della sua carriera da Presidente della Regione e l'impressione che dava era di grande capacità comunicativa e voglia di cambiare la Lombardia.
Appariva senz'altro qualcosa di nuovo, in grado di dare una svolta di modernizzazione ad una Regione che allora subiva in modo preponderante la presenza leghista.
Ci fu un periodo in cui nulla gli era precluso, si parlava di una sua candidatura a Presidente del Consiglio al posto del Silvio Nazionale e nei ranghi di Forza Italia si fece di tutto per tarpargli le ali.
Oggi si può affermare senza ombra di smentita che la sua carriera politica é finita.
Ad Aprile si vota e la ricandidatura se la scorda, mentre per le elezioni del Governo può aspirare a fare il peones, forse gli rimane l'esilio dorato del Parlamento Europeo.
E tutto perché come é nel suo stile, non é stato in grado di trattenersi. A partire dalle giacche diranno molti.
A partire dalla mancanza di coraggio nel riconoscere i molti errori e le molte imposizioni (leggi Minetti nel listino bloccato, leggi i tanti consiglieri indagati senza mai un mea culpa) digerite senza alcuna messa in discussione dei valori di cui si é sempre professato portatore.
Quella delle tangenti e dei legami con Daccò ed in fine il collegamento di Zambetti con la Mafia sono il tocco finale, la nemesi di una parabola che (e qui mi piace rappresentare il grafico in caduta libera) lo ha distrutto.
Peccato, perché nel panorama politico italiano, Formigoni resta una spanna sopra molti politicanti, di tutti i colori politici. Ma come dico sempre, chi sbaglia paga e se ne va a casa (o in galera). Monopoli docet.

Insospettabili sospetti