venerdì 23 giugno 2017

La vocazione di perdersi

Avevamo già incontrato Franco Michieli con il testo L'estasi della corsa selvaggia ove si osservava il meccanismo che porta una persona a correre senza uno scopo e senza una meta.. solo per il gusto di riappropriarsi di un modo di essere, del nostro antico modo di essere.
Eccolo riproporsi ne "La vocazione di perdersi", in fondo l'altra faccia della stessa medaglia; perché se uno deve correre, senza meta, nemmeno necessita di un tracciato e quindi di una carta, di una bussola, di un moderno orpello tecnologico...
E' lui che pesca nella letteratura e ci rimanda a Barry Lopez "Quando viaggio, mi sforzo di conoscere il territorio come se fosse un essere umano, con la sua complicata, insondabile personalità. Aspetto che sia lui a parlare... e aspetto e aspetto".
Quali esseri (umani) viventi, possediamo una sensibilità colma di sfaccettature, una rete di sensi che mette in relazione percezioni complementari, un'immaginazione che va oltre il visibile, una cultura in grado di riconoscere significati in scenari sconosciuti; tutto con profondità e ricchezza di sfumature molto superiori a quelle della tecnologia; e con la capacità di sbagliare e di correggerci; che è la capacità più utile.
 
Poco tempo or sono avevo letto un libro di Bill Bryson una passeggiata nei boschi ed avevo trovato queste frasi "Non sono in grado di spiegare che genere di soddisfazione si provi nel poter dire, guardando una carta: Ah, ecco dov’è Dunnfield Creek o, quella laggiù dovrebbe essere Shawnee Island. Se tutte le cartine dell’Appalachian Trail fossero state precise anche solo la metà di queste, avrei goduto dell’esperienza almeno il 25 per cento in più..... Mi resi conto infatti che gran parte della mia indifferenza nei confronti dell’ambiente che mi circondava risiedeva semplicemente nel atto che non avevo idea di dove mi trovassi."
Un libro ed un modo di pensare in totale contrasto con questo testo... di là, il radicamento alla carta, al tracciato, all'uomo che domina la natura (non a caso siamo in America, negli States e nella mentalità yankee di cui Bryson è totalmente impregnato) di qua viceversa la volontà di perdersi... di restare solo con le proprie sensazioni... chi ha ragione, chi torto? Non credo sia importante... quello che conta è vivere pienamente l'evento, il viaggiare, il camminare... il riappropriarsi del ritmo lento della natura...
Resta segnata questa bellissima frase di Michieli "per farci raggiungere da ciò che ci manca, dobbiamo liberarci di qualcosa di troppo che per abitudine portiamo con noi".
 

Susa