domenica 6 aprile 2014

La città proibita


Cina, tarda dinastia Tang, decimo secolo. Alla vigilia delle feestività del Chong Yang, l'imperatore ritorna inaspettatamente a casa assieme al suo secondogenito, il principe Jai. La ragione ufficiale é quella di celebrare le festività con la sua famiglia, ma considerando i rapporti freddi che intercorrono tra lui e la sofferente imperatrice, questa sembra soltanto una scusa.
Tra lo sfarzo e l'imponenza delle celebrazioni, vengono a galla dei terribili segreti. Mentre la famiglia imperiale continua nella sua elaborata sciarada all'interno di questa magnifica ambientazione, migliaia di guerrieri dall'armatura dorata attaccano il palazzo.
Chi c'è dietro a questa terribile ribellione? In una notte illuminata dalla luna migliaia di crisantemi vengono calpestati mentre il sangue sgorga nel palazzo imperiale. (dalla Cover del Film).

Senza dubbio un film complesso, come il bravo regista cinese Zhang Yimou, ci ha abituato con storie di cappa e spada ma anche cospirazioni di corte. E che corte! Restiamo abbacinati da tanto sfarzo, scintillio, magnificenza. Anche se nella realtà la città proibita, più che una reggia si dimostra essere una prigione, dove i personaggi muoiono dopo aver complottato l'uno contro l'altro.
Continui i richiami a Confucio, al Budda, alle tradizioni cinesi del passato.
Una tragedia di altri tempi che potrebbe benissimo trovare un posto nell'odierno mondo, se non fosse così poco interessato al prossimo e più propenso a trovare una quadra conciliante per quieto vivere.

L'enigma della bussola