venerdì 31 gennaio 2014

Frankenweenie


Tim Burton colpisce ancora!
La scelta del bianco e nero e dello stop motion non fanno altro che dare un tocco di classe ad una storia che cita altre storie: Frankenstein, l'orrore, la morte e il ritorno in vita.
Ma più di tutto è l'insegnamento che la scienza è tale solo se insieme al cervello aggiungiamo il cuore. 
Victor riporta in vita il suo piccolo cane Sparky e l'esperimento riesce perché ci mette l'affetto, i suoi compagni faranno altrettanto con effetti deleteri.
Allo spettatore non resta che prestare attenzione: ai bimbi deformi e cattivelli (qui all'infanzia non si regala nulla) al Sindaco autocompiacente e desideroso di prevalere, allo scienziato incompreso e odiato che viene allontanato (ma che non le manda a dire), alla voglia di divertirsi senza dover ricorrere a tante scene e canzonette, puzzette e gag da osteria.
Il cinema di Burton è questo: o vi piace o lasciate perdere. 

L'astronave degli esseri perduti

Risale al 1967 questo film, che è parte del ciclo cinematografico del Dottor Quatermass. Ne è infatti il terzo episodio, cui poi seguì "Quatermass conclusion. La Terra esplode".
Alcune particolarità del film. 
Rientra nel filone fantascienza, scoperta di qualcosa di più antico della civiltà terrestre ma che ben ne costituisce base per il Mito e le paure più recondite.
In breve la trama: A seguito degli scavi per la metropolitana, nel sottosuolo di Londra appaiono dei teschi e subito dopo un oggetto metallico, in principio è scambiato per una V2 tedesca, ma presto ci si rende conto che è qualcos'altro. 
Non tutti condividono la tesi del Prof. Quatermass e di un antropologo: si tratta di un astronave e le cavallette giganti  trovate all'interno sono alieni che hanno tentato una colonizzazione della Terra.
Scienza e Religione si mescolano. Testi antichi scritti in latino (da un miope, viste le dimensioni delle lettere) parlano di presenze malvagie, testi più recenti parlano di demoni.
La presenza dell'astronave, infastidita ogni volta dalle attività umane, si è fatta sentire con chiari segnali di energia che ha segnato psicologicamente gli uomini. 
Non è un caso che il quartiere costruito su di essa, sia stato abbandonato da molti anni ed è ancora oggetto di leggende paurose.
Mito, Religione e Scienza si intrecciano, dandosi ragione a vicenda. E quando l'improvvida scelta dei militari e del Ministero di aprire al pubblico l'area, scatena l'inferno, solo la Scienza può combattere l'incombente disastro.
Energia contro Energia! E i cornuti marziani vengono rispediti al mittente. 
Ancora una volta si sopperisce alla mancanza di mezzi ed effetti speciali con ottime interpretazioni, facce stravolte e massi in cartapesta che svolazzano in aria. Un buon film su cui riflettere.

sabato 25 gennaio 2014

Viva la libertà

Un film italiano fantastico.
Una poesia unica.
Quello del doppio, del sostituto o dello scambiato per qualcos'altro è elemento ricorrente nel cinema italiano. Ricordiamo il grande Totò e il più recente Benigni.
Questo di Roberto Andò, con un grande Toni Servillo è un opera dallo spessore incredibile.
Lieve, poetico, romantico, disarmante: in una parola grande cinema.
Non rivelerò la trama: si parla di cinema, di finzione, di politica, di amore, ma soprattutto del giungere ad una soglia in cui l'uomo - qualunque uomo, il potente e il folle - deve chiedersi chi è, cosa vuole fare da grande e riaffermare la sua dignità e ruolo.
Azzeccata la musica di Verdi.

venerdì 24 gennaio 2014

Due eroi


Due eroi. Due ragazzini che avevano solo voglia di vivere e di far vivere il prossimo. Due angeli.
Per questo, senza fare del melodramma o il piagnone ho voluto dedicare loro un piccolo spazio. Grazie

Gli sdraiati

 
"Forse sono di là, forse sono altrove. In genere dormono quando il resto del mondo è sveglio, e vegliano quando il resto del mondo sta dormendo.
Sono gli sdraiati.
I figli adolescenti, i figli già ragazzi. Michele Serra si inoltra in quel mondo misterioso.
Non risparmia niente ai figli, niente ai padri.
Racconta l'estraneità, i conflitti, le occasioni perdute, il montare del senso di colpa, il formicolare di un'ostilità che nessuna saggezza riesce a placare.
Quando è successo? Come è successo^ Dove ci siamo persi? E basterà, per ritrovarci, il disperato patetico invito che il padre reitera al figlio per una passeggiata in montagna?
Fra burrasche psichiche, satira sociale, orgogliose impennate di relativismo etico, il racconto affonda nel mondo ignoto dei figli e in quello almeno altrettanto ignoto dei dopo-padri.
Gli sdraiati  un romanzo comico, un romanzo di avventure, una storia di rabbia, amore e malinconia.
Ed è anche il piccolo monumento a una generazione che si è allungata orizzontalmente nel mondo, e forse da quella posizione riesce a vedere cose che gli eretti non vedono più, non vedono ancora, hanno smesso di vedere". Tratto dal testo.



Condivido con Michele Serra una certa età, che ti fa vedere le cose con una certa alterigia, fastidio e in certi casi pure schifo. Nato nei mitici anni 60 vedo un progressivo deperire di sogni, idee, speranze, ideologie, spirito di massa e tutto l'armamentario che io, piccolo e curioso cittadino del mondo, avevo spiato agli adulti e cercato di rubare.
Senza internet e cellulari, senza soldi e con tante speranze. Vedo nell'odierno trascinarsi, inutile e senza prospettive, di vecchi, adulti e giovani il delirio di questa nostra società.
Per questo il libro "Gli sdraiati" mi rimanda a tutta una serie di considerazioni che in parte condivido.
Cito: "Tu sei il consumista perfetto. il sogno di ogni gerarca o funzionario della presente dittatura, che per tenere in piedi le sue mura deliranti ha bisogno che ognuno bruci più di quanto lo scalda, mangi più di quanto lo nutre, illumini più di quanto può vedere, ecc."
"Scrutavo il mondo adulto come un regno da espugnare. Emularli per poi detronizzarli, un giorno: ma il trono da espugnare era lo stesso sul quale sedevano loro". 
"Certo che un mondo dove i vecchi lavorano e i giovani dormono, prima non si era mai visto".
Alla fine il libro non è nient'altro che un inno alla giovinezza che se ne va, all'odio feroce per la vecchiaia che si avvicina, per le occasioni perse o peggio sprecate, all'odio feroce per questi giovani che potrebbero tutto e invece non vogliono cogliere. Cazzo! Sveglia! pare dire Michele. E noi con lui.
Bellissima questa frase: "perché invecchiare è soprattutto il progressivo spegnersi del movimento. Tutto il resto si sopporta. Vederci poco, sentirci poco, avere tra le gambe una foglia secca e non più un ramo pieno di linfa... Ma muoversi per il mondo come se il mondo fosse tuo, quello ti manca come l'aria, come il respiro. Ti manca come te stesso...". Vero.

mercoledì 22 gennaio 2014

Tramonto su Marte

Che idea. Pensare ad un qualsiasi panorama terrestre e invece scoprire che è il panorama visto dalla superficie del pianeta rosso. Una foto che attraverso il tempo e lo spazio è giunta fino a noi per farci assaporare quello che un domani potrebbe essere realtà e abitudine: assistere ad un tramonto su Marte.
Quanto siamo assuefatti alla tecnologia ed alla fantascienza per dare tutto per scontato.
Troppo maledettamente per scontato. Ed invece, per avere quella fotografia! Quanta fatica, quanti sacrifici, quali costi, quante speranze e fallimenti.
L'uomo è un essere affascinante ed eccezionale. Ma quanto labile, quanto capace di ritornare sui propri passi, a fallire, a vedere nero e odiare, distruggere cadere nella superstizione. 
Per questo questo tramonto io lo immagino un alba. Un alba sull'umanità, che sappia superare i propri limiti per vivere in sintonia con la natura e con se stessa.

Corro perché mia mamma mi picchia

"Siamo abituati a vederlo insieme agli inseparabili Aldo e Giacomo, ma in questo libro Giovanni Storti si presenta in una veste insolita, maglietta e pantaloncini, e ci parla della sua più grande passione fuori dal palco, quella per la corsa.
Lo fa alla sua maniera, con la consueta ironia, con un intreccio di leggerezza e profondità.
Alternandosi nel racconto con Franz Rossi, compagno di avventure e allenamenti, Giovanni, instancabile "assaggiatore di corse", pronto a sfidare il caldo come il freddo, a correre di giorno e di notte, a qualsiasi latitudine o altitudine, ci spiega come ha scoperto o meglio riscoperto, questa vena atletica.
Dalle fughe infantili per sottrarsi alle ciabattate materne a una pratica ritrovata, non tanto per motivazioni salutistiche, quanto perché la corsa ha il fascino di una vera arte. Ci addentriamo così, in compagnia dei due protagonisti, negli itinerari delle gare più coinvolgenti, sentiamo con loro la fatica ma anche il piacere di misurarsi con sé stessi e con gli atri, la gioia di superare i propri limiti.
E soprattutto impariamo a guardare con curiosità ed emozione i luoghi e l'umanità che si incontrano lungo il tragitto.
Si aprono davanti a noi scorci di una Milano, quella dei Navigli, dei Parchi e della Montagnetta di San Siro, lontana dall'affamata metropoli dell'immaginario collettivo, una città in cui la poesia si nasconde negli interstizi della praticità, così come il cielo azzurro negli scampoli rubati al grigio della cappa che li avvolge.
Ma correre significa anche immergersi nella ricchezza e nel mistero della natura, come nei maestosi paesaggi alpini o nei grandiosi scenari islandesi…" (tratto dal libro).
 

Piccolo e divertente libro sulla corsa e su tutto quello che ci gira intorno.
Narratori di eccezione: Giovanni Storti - quello di Aldo Giovanni e Giacomo e Franz Rossi, che di corsa se ne intende.
Perché vale la pena di leggerlo? Perché intanto che parla di corse, racconta che succede intorno: i popoli incontrati, i paesaggi, gli umori, le persone che organizzano e permettono di far funzionare una super gara, chi vive di corsa, chi ci riversa i fine settimana e chi sta a lato strada ad applaudire.
In giro per il mondo, scopriamo i segreti degli allenamenti, degli integratori, delle scarpe, del correre insieme.
Qualche caduta qua e la, quando si cerca di riempire le pagine con racconti che non vanno oltre il buffo.
Bella la frase: "Tutti sono medici con gli infortuni degli altri. ascoltate pure gli amici più esperti, ma fidatevi solo (nell'ordine) di voi stessi e dello specialista".
E per chi è pigro o fatica a correre con il maltempo: "Non esistono cattive condizioni meteo, ma solo gente senza palle". Alla faccia :)

Agamben - il libro