sabato 14 settembre 2019

Dumenza, Lema, Tamaro e dintorni.

Me lo dovevo. Me l'ero promesso. Non sono riuscito a prendere il giorno giusto, ma di questi tempi… credetemi, va bene anche così. E così infatti è andata! Il giorno dopo il mio compleanno mi faccio un regalo. Forse il più bello. Anche se, tra regali veri e propri e semplici pensieri, telefonate ed auguri, ancora una volta una piccola folla di persone mi ha fatto capire di volermi bene… e tanto mi basta.
Tra l'altro Lema, Tamaro era nei miei pensieri… nell'elenco dei "desiderata", nelle idee ricorrenti… che prima o poi si deve fare e occorre solo metterci la voglia, il tempo, forzare l'abitudine e la pigrizia.  Perché di questo si, mi rendo conto. Anche per fare qualcosa di bello, come è appunto andare in montagna, c'é bisogno di spinta, di rompere le abitudini, di uscire fuori dalle solite strade, dai soliti - bellissimi ovvio - sentieri. Mettersi in gioco… ma accidenti, mica è come dirlo.
 Così, oggi, complice un momento complicato, mi faccio forza e parto verso questi luoghi… vabbè, sarò onesto… non parto al buio.. prima leggo, mi informo, studio le cartine… le relazioni… solo che, una cosa è la carta, un'altra é la realtà. Arrivo a Dumenza, vicino a Luino… lascio l'auto, chiedo qualche indicazione e ricevo subito tutto l'aiuto che mi serve… abbandono l'abitato ed entro nel bosco… che subito si impenna… mano a mano che salgo, il panorama cambia… e dal fitto del bosco si comincia ad intravedere il lago, sino poi a sbucare sui pendii del Lema… privi di piante, alla luce di un bellissimo sole settembrino, risalgo un evidente sentiero… non prima di essermi dissetato e nutrito… e da qui inizia quella che è una vera e propria cavalcata di creste, su un sentiero moooolto frequentato da chi, complici le due funivie, sale al Lema e scende al Tamaro, sfruttando le comodità moderne… americani, tedeschi, svizzeri, giapponesi… di tutto e di più, che però non mi impediscono di godere lunghi tratti solitari…
 Arrivato al Tamaro, veloce cambio e via che si ritorna sul tracciato già percorso… giornata spettacolare, non ho altro da aggiungere… Auguri a me ed alle prossime montagne da salire.


















 
 





L'ultimo viaggio di Amundsen

Il 25 maggio 1928 il dirigibile Italia tornando da una spedizione al Polo Nord, si schianta sulla banchisa a Nord delle Svalbard.
Il generale Umberto Nobile e gli altri otto sopravvissuti, malati, affamati e sull'orlo della follia, resistono quasi cinquanta giorni in un deserto di ghiaccio, chi aspettando i soccorsi chi tentando una marcia disperata verso la terraferma.
Per salvarli, ma anche per difendere interessi politici e territoriali, si mobilitano Italia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Francia e Unione Sovietica, dando inizio a una complessa e spettacolare operazione di soccorso seguita da reporter e cineoperatori di tutto il mondo.
Il 18 giugno, a bordo di un idrovolante francese, parte anche il grande eroe polare norvegese Roald Amundsen.
Con Nobile, nel 1926, aveva compiuto il primo sorvolo del Polo Nord a bordo del dirigibile Norge.
Tra loro era esploso subito uno scontro di personalità e di potere, lasciando poi strascichi di offese reciproche.
Eppure Amundsen é impaziente di volare a salvare il rivale, forse anche per il timore di essere stato messo in ombra dalle esplorazioni dei tempi nuovi, ormai in mano agli eroi dell'aria.
Ma il Latham 47, che è solo un prototipo mai collaudato, una volta partito scompare per sempre.
Amundsen si rendeva conto del rischio che correva?
E cos'é successo all'aereo ed al suo equipaggio? Monica Kristensen mette in campo le sue competenze scientifiche e la sua esperienza di narratrice per ricostruire la vicenda con commossa accuratezza… (tratto da libro).
 
Episodio vero, storia vera. Narrati con un ritmo coinvolgente, al punto che, le oltre 450 pagine scorrono via in un niente…. e, non finisce qui! C'é pure un finale da suspense! Questo è il racconto di Monica Kristensen, da appassionarsi, da rileggerlo, da conservarlo tra i migliori libri della propria biblioteca di avventure e viaggi. Gli ingredienti ci sono tutti: grande Nord, avventura, eroi e spericolati, un regime che vuole mettersi in mostra, un uomo che commette un errore ed un altro - suo avversario - che non è da meno. Una grande impresa di salvataggio… tante reticenze ed incomprensioni. Quasi un giallo!

sabato 7 settembre 2019

Punta Valgrande di Vallé

La Punta Valgrande di Vallé é una interessante cima, posta sul pianoro che ospita il lago d'Avino. Merita certamente una visita per tanti motivi. In primis per il percorso da fare per raggiungerla, un tracciato a mio giudizio spettacolare. Poi per la posizione, un balcone sull'intera vallata e infine, raggiunto il pianoro, una salita facile ma al tempo stesso interessante per pendenza, tipo di fondo e sfondo verso il blu assoluto.
Partito da Fondocampo, risalgo un primo tratto la gippabile per il Veglia e poi svolto verso il Teggiolo. Nessuno. Proseguo poi sul sentiero che porta al Passo del Croso, che raggiungo in meno di due ore. E' qui che appare il meglio. L'ampio pianoro, i laghi, il Leone, uno spazio bellissimo… E finalmente la meta, che raggiungo e mi godo in piena solitudine, in una giornata difficile da dimenticare.
Il percorso prosegue poi verso il lago d'Avino e su sentiero degradante il piano del Veglia che attraverso. Si rientra, anche se la tentazione sarebbe di non scendere più.












 

 







giovedì 29 agosto 2019

Baku. Elogio dell'energia vagabonda

"Baku, elogio dell'energia vagabonda" è il racconto di un viaggio solitario in bicicletta, accanto all'oleodotto Baku, Tbilisi, Ceyhan (il cosiddetto BTC), inaugurato nel 2006, il "corridoio dell'energia".
Diario di una pipeline che nel cammino si trasforma in una riflessione sul mistero dell'energia: "nella capacità di meravigliarsi risiede uno dei segreti dell'energia vitale". Sono rare le persone che riescono a mantenersi in un perpetuo stato di riconoscenza di fronte al corso delle cose, a "tenere in esercizio la loro anima", come dice Montaigne.
Non perché abbiamo aguzzato la vista per vedere meglio il mondo o perché possediamo una predisposizione per il mestiere di spettatore, ma perché sentono dentro di sé l'unità del vivente. (tratto dal libro).
 
 
Diario di viaggio rincorrendo una "pipeline", tubo che trasporta petrolio, che diventa una riflessione sul mistero dell'energia… e non solo.
Così come per i libri di Bryson, si costruisce il traliccio su cui far arrampicare la pianta… il vero obiettivo del libro… il vero argomento di cui si vuole poi parlare. Qui l'autore lo fa, costruendo un percorso (fatto in bicicletta) quindi due volte difficile e vero, e legandogli intorno i tralicci del vero argomento. Lo fa però in modo talmente astuto che, finiamo per non vederlo, ma... arrivati alla fine del viaggio ed alla fine del racconto, abbiamo in mente la pianta e non la struttura che la sostiene.
 
Lo scopo del libro ce lo racconta Tesson a pagina 16 "Questo viaggio mi è stato ispirato dalla mia passione per gli oleodotti. I tubi mi ossessionano, le condotte mi incantano. Potrei stare ore ed ore a contemplare le striature disegnate dai loro intrecci sulle carte geografiche. Sembrano gli intestini di qualche dio dell'energia che ha voluto fare hara-kiri davanti alle minacce di penuria degli idrocarburi".
E il viaggio che intraprende si rifà ai due mari più noti dell'Asia "L'Aral e il Caspio sono i due bacini che restano di quell'epoca antichissima. Due lacrime lasciate lì al momento degli adii".
Ma come tutti noi, anche Tesson non è immune alle preoccupazioni che affrontiamo alla partenza, il nostro scuoterci dal quotidiano ci spaventa e al tempo stesso ci intriga: "In viaggio, il primo giorno ci si chiede perché si è partiti, chi ce l'ha fatto fare. I giorni successivi, ci si domanda come si farà a tornare indietro".
Ma allora cos'é che ci muove? Risposta di Tesson: "L'energia diserta gli esseri che conoscono troppo bene gli angoli reconditi del labirinto della loro vita, coloro che non si aspettano più nulla dagli istanti futuri e quelli che, per paura dell'imprevisto, si chiudono fra le mura dell'abitudine".
Ed allora viaggiando Tesson pensa "all'usura dell'universo. Il Sole ogni giorno un po' meno potente, i pozzi di petrolio un poco più vuoti, la pressione meno forte e io più vecchio" e che dire del petrolio? "un precipitato del tempo, nel senso dinamico del termine, che ci permette una volta raffinato, di affrancarci dallo spazio! Ma questo impasto di viventi al servizio di viventi, ci porta diritti diritti alla morte".
Così come la riflessione sulla vita: "spesso ci capita di pensare alla sofferenza che ancora ci attende. Ed è quella la causa della nostra infelicità. La prospettiva delle ore che ancora ci restano da sopportare é più pesante del fardello stesso".
Qualcuno ha scritto che "le foreste precedono gli uomini e i deserti li seguono". E' forse questo il nostro destino?
Interessante è poi la lettura che, stimolato dalla natura del suo viaggio, Tesson da della situazione mondiale e del ruolo degli USA: "La caricatura che presenta gli Stati Uniti come un predatore delle risorse di petrolio mondiali è insulsa. Fare man bassa di risorse è impossibile, nel contesto del diritto internazionale. Nel nido di vipere del Grande Gioco, gli americani perseguono un unico interesse: garantire la continuità dei flussi petroliferi. Mantenere la circolazione del greggio nella rete mondiale. I liberi movimenti del greggio sono una garanzia della stabilità dei prezzi e della sicurezza energetica mondiale". O quando parla della politica della BP, gestore della pipeline, che eroga aiuti per un perimetro di 2 km dalla tubazione, su entrambi i lati, garantendosi così una pace sociale ed una sorveglianza interessata da parte dei locali.
E allora si torna a riflettere su sé stessi: "I ricordi non servono a nulla, perché si pensa sempre che durante la nostra assenza le situazioni migliorino e si ricorre più volentieri alla speranza che all'esperienza". O quando parla di libri: "I libri sono come dei barili di greggio. In essi dorme il pensiero. Il pensiero è contenuto tra le loro pagine allo stesso modo in cui gli idrocarburi se ne stanno compressi fra gli stati del terreno. La forza delle parole per liberarsi aspetta la raffinazione della lettura".
Ed infine è lucida e nel contempo feroce il giudizio che Tesson da sui paesi musulmani: "I paesi musulmani non hanno vissuto la svolta della rivoluzione industriale. Nel XIX secolo, quando le fabbriche sputavano il loro fumo sudicio nei cieli di Liverpool, i piccoli asini di Medina continuavano a portare fascine sulla groppa. Nel 1848 le popolazioni della Umma, la Comunità, non hanno vissuto una loro primavera, né sono state trascinate dall'ondata di costituzioni degli Stati Nazione. Nel 1919 nessuno fra i paesi maomettani era indipendente. E la situazione non era granché differente al momento dello sviluppo economico del dopoguerra, quando non presero parte all'avventura tecnologica, a quella spaziale, o alla rivoluzione biogenetica della seconda metà del XX secolo. Hanno lasciato agli altri il terreno dell'innovazione. All'alba del XXI secolo gli ali conoscono il successo sul fronte dello sviluppo. La ricchezza più grande delle popolazioni della mezzaluna è il ricordo di una gloria antica risalente al Califfato. Questo bilancio, unito alla consapevolezza di non partecipare al destino del pianeta è umiliante. Ma grazie al possesso del petrolio l'Islam pensa di lavare via le umiliazioni, di ritrovare l'antica grandezza, anche se serve con il terrore".
E conclude il libro con un appello al futuro dell'umanità: "Bisogna avere gli occhi bendati per non avvertire i sintomi del fatto che un'umanità decisamente sovraffollata é di nuovo sottoposta a tensioni! Non sono più le ideologie che la agitano, né l'entusiasmo messianico che la fa insorgere, né l'aggressività dei governi che la scuote, né i nazionalismi che la attraversano, ma l'immensa pressione dei suoi bisogni e l'esasperazione per aver atteso tanto a lungo per soddisfarli. Il consumismo ci impone consumo, non per godere dei beni, ma per prevalere o almeno pareggiare con i nostri vicini, ma quale è il popolo disposto a rinunciare per primo a consumare meno, senza apparire lo zimbello di tutti?  Un discorso che lascia poche speranze.

mercoledì 28 agosto 2019

Skialper Agosto 2019

 
E' un numero particolare, questo di Agosto, a partire dal servizio su Joe Grant, a quello con l'alpinista Cazzanelli, alo Skibum di Chamonix Jesper Petersson, oltre che di Franco Faggiani (di lui ho letto La manutenzione dei sensi) o un bellissimo servizio su Alex Honnold, in visita alla fabbrica de La Sportiva?
E poi ancora, gli articoli sulla LUT (Lavaredo Ultra Trail) quello sulla Dolomyths Run Ultra, qulla su URMA, una gara clandestina ad inviti, o la Drei Zinnen Alpine Run (correre sulle Dolomiti con arrivo alla mitica Tre Cime di Lavaredo) o la camminata alla Bocchetta di Valmassa - la seconda linea di trincee sito nella zona Pontedilegno - Tonale.
Ma più di tutte la pagine che ho preferito sono quelle dedicate ad Andrea Gallo, arrampicatore storico e che ha valorizzato Finale che ho conosciuto quando venne a Balma, uno che si è sempre reinventato ed ha saputo essere sé stesso in ogni cosa che ha fatto senza mai allontanarsi dalle sue passioni: una voce critica sulle nuove e vecchie tendenze.

Agamben - il libro