lunedì 4 febbraio 2013

The Woman in Black



Con Arthur Kipps la vita ha giocato nel modo più crudele: la nascita del figlio gli ha portato via l'adorata moglie, morta di parto.
E' proprio l'amore per il bambino - ultimo legame con la realtà dalla quale Kipps rischia altrimenti di perdere contatto - a fargli accettare l'ingrato incarico di mettere ordine nelle carte della proprietà Eal Marsh House, torva dimora in abbandono circondata dal nulla.
Partito per il nebbioso villaggio con l'intenzione di fermarsi solo quattro giorni, Kipps rimane coinvolto in un'angosciante vicenda che lo toccherà molto da vicino.

The Woman in Black è un film sull'amore. Ma è anche un film sulla disperazione. La disperazione cieca ed assoluta che può nascere solo dalla perdita, reale o temuta, delle persone amate.
I personaggi declinano amore e disperazione ciascuno a proprio modo, lasciando allo spettatore la possibilità di identificarsi con l'uno o con l'altra via via che la storia si snoda.
Il punto però, come svelano Arthur e la Dama in nero (pur nell'estrema diversità della loro condizione, vivo e defunta) è che, per quanto ci dicano il buon senso, la fede o altro, non vi è consolazione dalla perdita di un coniuge o di un figlio. Non vi è rimedio all'assenza del qui e ora, e la promessa della riunione dopo la morte, anche se troppo terribile per essere considerata, è a tutti gli effetti l'unica salvezza.

Ghost story in piena regola, The Woman in Black riesce ad affrancarsi dagli stereotipi del genere, provocando spavento e commozione alla vecchia maniera, che rimane sempre la più efficace.
Niente rituali a base di ossa, sale e fuoco alla Supernatural, quindi. Niente chiacchierate catartiche alla Ghost Whisperer per convincere lo spettro a risolvere le proprie questioni terrene e "passare oltre".
Qui lo spettro non vuole sentire ragioni, né di cuore né di testa... e come dargli torto?

La tensione non cede un attimo e due/tre salti sulla poltrona sono garantiti.
Daniel Radcliffe, finalmente libero dalle Potter-baggianate, è bravo e credibile, sarà per via di quell'aspetto vagamente rétro che lo fa sembrare uscito diretto dall'Ottocento.
Paesaggi magnifici e un'ambientazione affascinante fanno il resto.

Il finale - datemi pure dell'ingenua - è da brividi.


Questo post è un contributo di Ezia, ospite del mio Blog.

La città nella storia