giovedì 13 aprile 2017

Sing

E' il film canterino dell'anno. Non potete perderlo assolutamente. E' bellissimo, divertente, strepitoso, ma soprattutto ha raggiunto una rappresentazione grafica incredibile.
Non perdetelo...
E' la storia di Buster Moon, elegantissimo koala, prestato proprietario d un teatro e talent scout... almeno a parole, perché poi la realtà e che tutto va per il peggio... sino a quando non decide di avviare una gara canora... peccato che il diavolo ci metta lo zampino, aggiungendo qualche zero al premio finale. E così assistiamo all'irresistibile serie di prove da parte di ogni genere di animale... sino alla selezione finale e la preparazione per lo spettacolo... ma, tutto va a rotoli.
Lo salverà un'elefantina timida timida e un gruppo di principianti... Fantastico.

Troubetzkoy - Una mostra

Per chi ama la scultura, per chi vuole conoscere il bel mondo che visse a cavallo tra '800 e '900, per chi vuole respirare l'internazionalità di un'epoca passata, per chi semplicemente si ciba d'arte... ecco per tutti loro, questo museo va conosciuto assolutamente... e questa mostra va vista con attenzione.
E' una permanente, quindi non c'è il rischio di perderla.. ma non rimandate una visita. Paolo Troubetzkoy, ha vissuto a Verbania oltre che in giro per il mondo e conobbe tra gli altri D'Annunzio e Bernard Shaw, di cui realizzò diversi ritratti. Dal periodo russo, al monumento a Garibaldi, sino alla ricostruzione del suo studio, vedere le sue opere presso il Palazzo Viani Dugnani è un'autentica ispirazione.

Nato a Intra nel 1866, secondogenito del principe russo Pietro e della cantante americana Ada Winans, nella villa di famiglia a Ghiffa conosce i pittori Cremona e Ronzani, impressionisti della pittura scapigliata lombarda. Da qui partono i suoi studi e le sue passioni, dopo aver frequentato un corso di scultura a Mosca, espone a Stoccolma dove conosce la moglie. Dall'incontro con Lev Tolstoj rimane affascinato sino a seguirne le scelte vegetariane che gli causeranno un'anemia mortale. Muore nel 1938.  



 










mercoledì 12 aprile 2017

Inseguendo Cacciato

Dare una descrizione di "Inseguendo cacciato" non è molto semplice: un libro che parla di guerra, che parla di una fuga (dalla realtà?), che parla di un viaggio molto improbabile, che tocca con mano i sentimenti più reconditi dei marines americani. Dei Vietcong non si parla mai, salvo chiamarli "Victr Charles" Charles il Vittorioso, Charlie, Dick, rendendoli ancora più indecifrabili...
E' il racconto di Paul Berlin, la sua storia e quella del plotone che lo accompagna... prima nelle trincee e poi all'inseguimento di Cacciato... di cui abbiamo qualche ricordo, qualche breve immagine e poi più nulla... Stink, Oscar, Harold, Eddie, Doc, Berlin, questo il gruppo a cui si affiancherà cammin facendo Sarkin Aung Wan una vietnamita che vuole fuggire dalla guerra e conoscere Parigi.
Tra passato, presente e futuro, sogni, desideri, delusioni e speranze, la storia si dipana... sino all'imprevedibile finale...
Pur non avendomi convinto, questo libro racchiude in poche righe il senso della guerra in Vietnam:
"Non conoscevano nemmeno le cose più semplici: un senso di vittoria, o di soddisfazione, o di necessario sacrificio. Non sapevano che cosa si prova a conquistare e tenerla, a fortificare un villaggio e poi alzare la bandiera e chiamarla vittoria. Nessun senso di ordine o di entusiasmo. Niente fronte, niente retrovie, niente trincee disposte in precise linee parallele. Nessun Patton che si avventava verso il Reno, nessuna testa di ponte da assaltare e conquistare e tenere fino alla fine della guerra. Non avevano obiettivi. Non avevano una causa. Non sapevano se fosse una guerra di ideologia o di economia o di egemonia o di puntiglio. In un dato giorno non sapevano in quale parte di Quang Ngai si trovavano, o come il fatto di trovarsi lì poteva avere influenza su risultati più ampi. Non conoscevano il nome della maggior parte dei villaggi. Non sapevano quali fossero i villaggi critici. Non conoscevano le strategie. Non conoscevano i termini della guerra, la sua architettura, le regole di fair play. Quando prendevano dei prigionieri, cosa rara, non sapevano quali domande fare, se rilasciare un sospetto o pestarlo. Non sapevano come sentirsi. Se sentirsi felici o tristi o sollevati quando vedevano un vietnamita morto; se essere contenti o in apprensione nei momenti tranquilli; se attaccare il nemico o evitarlo. Non sapevano cosa provare quando vedevano bruciare i villaggi. Vendetta? Perdita? Tranquillità d'animo o angoscia? Non lo sapevano Conoscevano i vecchi miti su Quang Ngai  storie che venivano passate dagli anziani alle reclute - ma non sapevano a quali storie credere. magia, mistero, spiriti e incenso, bisbigli nel buio, strane lingue e strani odori, incertezze mai articolate in storie di guerra, emozioni dissipate sull'ignoranza. Non distinguevano il bene dal male".

venerdì 7 aprile 2017

Alpe Vallescia

Dell'Alpe Vallescia non ho mai parlato, eppure c'ero già salito con papà, alcuni anni or sono. Posto riservato e defilato, rispetto alle più note località montane della zona (non che quelle siano così affollate beninteso)... Ci si deve andare apposta, e per molti non portano da nessuna parte (falso).
Fatto questo doveroso preambolo, veniamo al racconto: salito da miei per il compleanno di mamma, come al solito non resisto al richiamo delle cime. Salgo sino a Bugliaga, indosso gli scarponi, mi carico in spalla le racchette (che porterò ben chiuse per la maggior parte del tempo) e via si sale...
Nessuno da nessuna parte, dal fondovalle sale un vento caldo, mentre dai vicini 4.000 svizzeri arriva un vento freddo, mano a mano che il sole si alza, le temperature diventano più gradevoli, tanto che si sale senza guanti, senza giacca, senza cappello, insomma senza!
Passato l'ultimo alpeggio, il sentiero si inerpica verso sinistra, il confine svizzero, passando tra grosse pietraie, larici e rive con forti pendenze e sul fronte opposto il lato nord delle cime della Valdivedro...
La luce è strana, aria e nubi, sole e vento, profumi della prorompente primavera.
Dal fondovalle si percepiscono i rumori del traffico e della civiltà umana..
Incontro la prima neve, più un fastidio che un impegno. Troppo molle per gli scarponi, troppo poca per le racchette, con buche insidiose e larghi tratti aperti....
Un angolo libero ed una pietra piatta su cui sedersi ed ammirare il paesaggio.
Ora la neve la fa da padrona, marcia e ingombrante... qui le racchette aiutano..
si prosegue sino alla bocchetta... e qui inizia il tratto più ripido e faticoso... in alcuni tratti ha ceduto con micro valanghe, in altri tratti è ghiacciata.. solo un poco di attenzione e si supera..

Ed eccoci all'Alpe... giusto il tempo di guardarsi intorno e via, girati i tacchi si torna a casa... mi aspettano per pranzo...
La valletta percorsa all'andata... fantastico contrasto tra il bianco, il blu e la natura che si risveglia..
Da casa scatto una foto della bocchetta salita... bella davvero e da lontano pure impressionante...

mercoledì 5 aprile 2017

La battaglia di Hacksaw Ridge

Prosegue la serie di film, diretti da Mel Gibson, che hanno come traccia e fondamento la fede e il rapporto con essa.
Tutto ebbe inizio con "Signs" (qui la regia era però di Shyamalan) dove un reverendo che ha perso la fede, deve fare i conti con un'invasione aliena e salvare i suoi figli... tutte le sue certezze ed incertezze verranno messe alla prova... Forse questo film ha gettato il seme per i successivi episodi poi diretti da Mel... eccone un riassunto:
1. La passione di Cristo. Violenza a profusione, il figlio di Dio malmenato ed ucciso; film capace di far incazzare gli ebrei (come se fosse una cosa difficile) e veder sospesa la proiezione in parecchi Stati...
2. Apocalypto. Qui la religione è legata alle credenze Maya, una carestia porta al ricorso a sacrifici umani... insomma la fede c'è ma non si vede... o forse si...
3. La battaglia di Hacksaw Rdge, storia vera dell'obbiettore di coscienza e avventista che, durante la battaglia di Hokinawa, senza usare alcuna arma e senza sparare un solo colpo salvò 75 compagni.
 
Desmon Doss, questo il nome dell'uomo, dimostra con i fatti la propria fede e il rispetto dei propri principi di fronte all'inferno della Guerra.
Veramente ben fatte le scene di combattimento (paragonate da molti a quelle dello sbarco in Normandia di "Salvate il soldato Ryan"..) e ben reso il clima che si creò intorno a questo personaggio, sicuramente problematico per la visione maschilista (ed imbecille) delle forze armate.
Una bella storia.
 

L'Italia dei Sindaci

 
Da Nord a Sud, da Est ad Ovest... Chiusi, Fiuggi, Messina, Airole, Ancona, Reggio Emilia, Ivrea, Bollate, Udine, Maddaloni, Marostica e poi un'intervista a Piero Fassino, sindaco di Torino e presidente dell'ANCI.
Tutto questo ed altro ancora, contiene il libro scritto e pubblicato nel 2015 da Marco Giacosa e dedicato ai sindaci italiani, alle loro tribolazioni, ai dilemmi quotidiani, al far fronte alla crisi ed ai pochi soldi a disposizione.
E' un chaiers de doléances ove le parti buie sopravanzano quelle brillanti, dove assistiamo a veri atti di eroismo da parte di italiani seri, precisi, impegnati, capaci, che mettono se stessi in gioco per la propria comunità, per il proprio comune, per dimostrare che lo Stato esiste.
Funzionari che non collaborano, programma politico da rispettare, non farsi raccontare bugie da chi tiene i conti, farsi giudicare per le cose fatte, per come le si è fatte e non per quelle dette.
E poi ancora: partiti politici che mettono il becco; in questo bisogna dirlo tutti i colori  le aree di appartenenza sono uguali, pensano solo al loro rendiconto, il Sindaco è vissuto come una necessità per dare visibilità, ma poi o lo si abbandona o lo si ostacola perché è temuto come potenziale competitor e per la sua vicinanza al territorio...
I servizi gratuiti non si possono più dare, bisogna risparmiare su tutto (dicono a Fiuggi), il project financing è fallito, ci si fissa sul cavaliere bianco che viene da fuori ma sei tu e solo tu, quello che deve creare le condizioni.
A Messina cercano di combattere l'ego e l'ignavia, il luogo più sacro della città è il Comune, non la Cattedrale, perché fedeli sono molti ma cittadini tutti e solo la cultura sconfigge la Mafia e il substrato che l'alimenta.
Ad Airole: facciamo tutto noi, anche le corone per il 4 Novebre, recuperate dai funerali, per gli eventi non chiediamo le autorizzazioni, tempo perso, costi e burocrazia. Ci prendiamo i nostri rischi, l'alternativa è non fare nulla. Quando vengono i controlli? Fate quello che dovete!
Altro problema è la Lobby dei software: per fare il bilancio serve il SW ma lo Stato non te lo fornisce e pretende il risultato a costo invariato! Ma non hanno vergogna?
Sulla difficoltà di fare le cose: Troppo dibattito? Ad un certo punto ci può essere un totalitarismo della democrazia...
Ottima lettura, per farsi un'idea dei nostri tempi.
 

lunedì 3 aprile 2017

Mine

Un uomo immobile, intorno il nulla del deserto. Di tanto in tanto, segnali di vita: un beduino, dotato di grande umorismo, una bambina, animali selvaggi ed aggressivi, un morto che torna in vita, una radio che va e viene... ricordi, occasioni perdute, rimpianti...
Forse è l'immobilità il vero segreto per capire il mondo, per capire passato, presente e futuro, per capirsi?
Bloccato su una mina, Mike deve prendere una decisione, ma deve innanzitutto sopravvivere. E sopravvivere non è fare i conti solo con l'intorno ma anche e soprattutto con se stessi... Ed ecco che i suoi demoni si materializzano... riuscirà a dominarli? riuscirà a motivarsi e fare il passo vero? Riuscirà insomma a crescere e trovare la sua strada? Bellissimi paesaggi, la staticità non annoia, anzi.