sabato 11 ottobre 2014

Love - il film

Film di fantascienza del 2011. Anche se definirlo fantascienza è certamente riduttivo. L'astronauta Lee Miller, inviato sulla Stazione Spaziale Internazionale, abbandonata da molti anni, perde il contatto con la Terra.
I motivi non vengono descritti, forse un conflitto nucleare, altro non è dato a sapere. 
Sospettando un malfunzionamento della Stazione, Miller la ispeziona, scoprendo un libro scritto oltre 175 anni prima da un altro Lee, il Capitano Briggs, che durante la Guerra Civile Americana, viene inviato ad ispezionare un manufatto caduto dal cielo.
Che si tratti di un manufatto, lo scopriremo solo alla fine del film.
E l'attesa di capire cosa Briggs abbia trovato oltre a noi spettatori, attanaglia il povero Miller, costretto a fare i conti con l'isolamento e la paranoia.
Sempre più lontano dalla realtà, resiste contro ogni previsione ma, perde la ragione.
Senza condivisione della propria vita con il prossimo noi siamo nulla. E' questa la lezione del film. E a suggerircelo sono le forti immagini della Guerra Civile ad inizio film e l'incontro con il manufatto misterioso, denso di suoni, immagini oniriche e registrazioni che tutto vogliono condurre verso una unicità di umanità.

Gli oltre 6 anni trascorsi da Lee sulla Stazione Spaziale, erano una prova? Un esperimento per decidere se era degno di qualcosa di più importante? Non è semplice da intuire. Certamente geniale e con una colonna sonora azzeccata.

"How are you doing Lee? Sorry about this projection but it's the only way we could reach you. We can't tell you how relieved we are to have you here. Now, before we get ahead of ourselves, we have to tell you something. You're the last one, it's all gone. We understand how you might feel. Connection is perhaps the most cherished thing any being can have. That's the thing. That's why we've been listening. The place you see here is a scrapbook of sorts, a collection of memories and mementos of mankind's existence. It's a good thing we found you. We look forward to meeting you Lee."

giovedì 9 ottobre 2014

X_Men 3 Giorni di un futuro passato

 
Breve necessaria digressione sull'argomento prima di parlare del film.
 
Tre sono gli assunti che occorre tenere sempre a mente prima di guardare un episodio o leggere un fumetto riguardante gli X-Men.
1. Gli X-Men non hanno avversari superiori (come in una catena alimentare dettata dalla natura).
E come in tutte le catene alimentari, stare in cima non è detto che faccia bene alla salute; anzi! O ci si sbrana a vicenda (secondo assunto) o si deve lottare contro gli inferiori.
2. Gli X-Men in ogni episodio lottano tra loro. La scala di predominio che si determina nasce dalla volontà di sopravvivere ma soprattutto di dare una motivazione alla diversità (e qui si passa al terzo assunto):
3. Gli X-Men oltre a lottare tra loro, lottano contro gli altri esseri umani  per ragioni opposte. Da un lato per mantenere il segreto della loro esistenza e dall'altro difendersi da chi li vorrebbe morti o sottochiave.
 
Partendo da queste considerazioni, appassionati della serie X-Men e neofiti, troverete X-Men Giorni di un futuro passato (che come titolo mi ricorda un esame di grammatica al Liceo) veramente ganzo!
 
Per sfuggire a morte certa, viene inviato nel passato Wolverine, l'unico in grado di non subire danni permanenti da questo trasferimento. Dovrà impedire una serie di eventi, ma soprattutto creare le premesse per cambiare il presente.
 
Come tutti voi appassionati di viaggi nel tempo (Ritorno al futuro tanto per citare una mitica saga) saprete, non è detto che modificare il passato impedisca al presente di cambiare realmente: l'esempio delle onde in un fiume dovute ad un sasso che vi cade è evidente. La Storia non si ferma, si muove, si adatta e prosegue.
 
Fantastico il raffronto tra il futuro cupo e vivido e il passato rappresentato con immagini vintage e con un attenzione maniacale alla ricostruzione d'epoca. Il Nixon dell'epoca è molto somigliante (direi quasi quanto quello del video musicale degli Image Dragon "on top of the world") a quello originale e il cattivone di turno (cattivino causa le dimensioni) alla fin fine ci appare simpatico o almeno interessante.
 
Non vi racconterò la trama, salvo suggerirvi di attendere dopo i titoli di coda per il solito filmato furbetto...
 
 

lunedì 6 ottobre 2014

Minchia che mira!

A Bari ci si dà alla creatività. Il rifacimento di un piazzale diventa occasione per sperimentare l'incredibile italica inventiva. 
Quello che doveva essere un piazzale intorno ad un filare di alberi è diventato un caso nazionale. Manco Le Corbusier avrebbe fatto meglio. Mario Botta? Ma per piacere! Qui il livello è assolutamente superiore.
Spero che Direttore Lavori e Impresa siano portati al largo nel Mediterraneo e abbandonati su di un isola deserta (possibilmente priva di alberi, non si sa mai).

Un vero affare !

Visto l'altro giorno al supermercato. Un vero affare, se non fosse che è rimasto indicato il prezzo precedente. Forse pensavano di giustificarsi parlando di deflazione, spread e TFR in busta... Bocciati!

Ragni

 Nel giardino. Sotto una foglia. Un autentico tripudio di ragni e ragnetti.
Incredibile la natura e l'esplosione di vita che si manifesta in un piccolo angolo di mondo.

domenica 5 ottobre 2014

il cielo è dei violenti - O' Connor

 
"Sapeva di avere la stoffa dei fanatici e dei pazzi, e di essere sfuggito al suo destino quasi con la sola forza di volontà. Si teneva ritto su una linea sottilissima, tra la pazzia e il vuoto.
Una fede ossessiva, fanatica e violenta e una ragione arida e repressa, "spazio nudo e lindo come la cella di un manicomio": ecco la pazzia e il vuoto entro cui i tre personaggi di questo libro muovono passi inquieti, estremi, disperati.
Un vecchio eremita dei boschi, folle profeta fondamentalista; suo nipote, un insegnante che si rifugia nel rigido autocontrollo della ragione, il giovane Tarwater, al bivio tra l'una e l'altra strada, spinto irresistibilmente verso l'eccesso di fede.
Nel sangue di questi tre uomini si annida il seme di una autentica ossessione, scorre la paura, si avverte il mistero di un'esistenza che pare impossibile comprendere e accettare.
Come osserva Pietro Citati, "molti passi bruciano di disperazione e furore" in questo romanzo in cui "il fuoco di Mosè, di Daniele e di Giovanni svela la sua infernale forza di distruzione". (tratto dal libro).
 

Tre interpreti ed uno spettatore suo malgrado: il vecchio folle e fondamentalista, il giovane e disperato Tarwater, che morto il primo deve compiere una missione, il professore Rayber, anche lui traviato dal vecchio e in cerca di una stabilità raggiunta con una disciplina ascetica che però lo distrugge. E in mezzo a questa drammatica vicenda il povero Bishop - mentecatto destinato a morire per porre fine alla maledizione fondamentalista che perseguita questa disperata famiglia. Flannery O'Connor ci fa scendere in un universo di follia e di lucida analisi ove fede e razionalità convivono in ognuno e richiedono una scelta. Non importa quale questa sia e quale ne sia il prezzo.
Personalmente della O'Connor preferisco i racconti ai romanzi, per incisività e tensione. E tuttavia questo testo ti snerva, ti impone scelte difficili, riesci a cogliere nervi scoperti e tensioni che, abituati al nulla culturale odierno, ci fanno capire come, anche la peggiore delle intenzioni necessiti di un intelligenza non comune.

sabato 4 ottobre 2014

T.F.R. - Ti Frego Ripetutamente


In corso di esaurimento gli 80 Euri di Renzi, si cerca di spremere l'impossibile per far muovere l'asfittica economia. I consumatori devono consumare! Ma se non hanno nulla, come drogare il mercato? 

Per anni, la carta di credito ha mosso il mercato. Ma adesso che il credito non te lo fa più nessuno?
Ecco gli 80 (presi svuotando le casse comunali, che ovviamente per non perire hanno dovuto introdurre la TASI a livelli astronomici), ed ora finiti i fondi e raschiato il barile, ritorna la vecchia idea dell'anticipo del TFR.

Premesso che non è possibile se si superano i 50 dipendenti (perché già requisiti dall'INPS) e se si è dipendenti statali (perché lo Stato non fa mai a se stesso quello che fa agli altri) ecco l'ennesimo pasticcio all'italiana ove ci sarà da ridere.

Oggi il TFR nelle piccole imprese viene usato dalle stesse (indebitamente) come polmone per fare investimenti e toglierlo in momenti di crisi le lascia in mutande, a meno che le banche ci mettano loro i soldi garantiti dai fondi delle imprese (ci credo come credo in Babbo Natale). E quindi?

Abbassare le tasse, ridurre gli sprechi, rubare meno. E' così difficile? Pare di si. E allora vai con il TFR, spendi oggi in boiate quello che domani ti servirà per non morir di fame. Ottimo! Fantastico!