lunedì 23 ottobre 2017

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Nuova versione degli eventi che portarono all'uccisione di Reynhard Heydrich, Reich Protektors di Boemia e Moravia, personaggio voluto da Hitler per la sua ferocia e che, unico caso - per il grado di importanza militare - durante tutta la seconda guerra mondiale, venne tolto di mezzo dalla resistenza.
Mentre il precedente film (qui la mia breve recensione) si era concentrato sulla parte giocata dai servizi segreti inglesi e dai partigiani cechi, questo nuovo episodio, tratta con maggiore attenzione e durata, i tratti salienti della vita di Heydrich... il suo fallimento nella marina, la moglie che con forte carattere lo guida, l'incontro con Himmler, la lotta intestina tra SS ed SA, quella contro i comunisti prima e gli ebrei poi.. non a caso ribattezzato l'uomo dal cuore d'acciaio... resta l'artefice della "Soluzione Finale", quella che mise fine alla vita di oltre 6 milioni di persone e che tanta crudeltà e ferocia mise contro i civili russi nelle retrovie dell'invasione dell'URSS.
Ben tratteggiato, il personaggio Heydrich si rivela un ottimo burocrate, un esecutore di ordini senza pari e senza pietà alcuna... un autentico mostro, governato solo dalla fame di potere e dalla volontà di essere gradito ad Hitler.
Mentre la vicenda, per sommi capi, si allinea alla precedente ricostruzione, conosciamo il clima che si respira nel quartier generale nazista, le gerarchie, la posta in palio, gli odi e le passioni... la tensione resta alta ed il crescendo che porta alla morte degli attentatori ed alla rappresaglia nazista è correttamente rappresentato, dando l'idea della follia umana...
 

il referendolo

QUI
C'era una volta un piccolo referendello che voleva diventare un randello... ma che mancò del tutto il tiro. Bene, a giochi fatti, ed a soldi spesi... posso ribadire quanto affermato nel mio precedente post.
Questo referendum era, è e resta una bufala di stampo leghista, il cui unico scopo era, fare pubblicità allo schieramento di centro destra a trazione nordica in vista delle prossime elezioni, contarsi, e ingannare il popolo (che non ci è cascato), facendo credere che tutti i voti ottenuti (38,26%) e tutti i si ottenuti (95,29%) fossero voti destinati a cascare nel paniere del centro destra...
Facciamo alcune considerazioni: perché invocare il 34% come soglia minima per dichiarare soddisfacente il referendum? Perché? Perché? dai che ci siete, dai che ci arrivate da soli... Perché è la somma dei voti del gruppone da riunire alle prossime elezioni... la linea del Piave sotto la quale non è possibile pensare nemmeno per scherzo di presentarsi alle prossime politiche...
Ora, in democrazia contano i numeri. 51% dei voti e governi... oppure con idonei correttivi (maggioritario, premio di maggioranza, prolunga fallica) ottieni comunque il potere in forza dei tuoi voti superiori numericamente a quelli degli altri... ma qui? dove sono i voti? dove sono le maggioranze? Io vedo solo che il 61,74% degli aventi diritto se ne sbatte la ciolla del referendum e del suo contenuto e lo boicotta allegramente... e che quindi... questo referendum non vale niente... è stato bocciato.
Ora, senza numeri (apro una parentesi, complimenti a Zaia che invece il risultato lo ha raggiunto e senza usare i fantastici tablet... ci torno sopra dopo) che cosa andrà a chiedere il nostro Governatore a Roma? Nulla ovvio... perché questo referendolo non consente di chiedere proprio nulla che non fosse già previsto dall'articolo 116 della Costituzione... e per cui bastava una bella delibera del Consiglio Regionale... bah!
 
Ed ora i tablet! Certo che quelli del M5S portano sfiga! Dopo la pessima figura del sistema Rousseau, per l'elezione del loro prossimo leader (Di Maio contro i 5 nessuno, quasi il titolo di un B-movie degli anni '70, di quelli che andavi a vedere al cine dell'oratorio), qui rieccoli, rei di aver appoggiato l'evento a condizione che si votasse con i tablet... gli stessi avrebbero garantito voti sicuri, veloci, chiari, esiti immediati, certezza! Ed infatti... mentre siamo ancora in attesa di sapere REALMENTE quanti hanno votato e come, vediamo già la fine che faranno i 24.000 .... da lasciare alle scuole...
Insomma, i leghisti hanno avuto il loro momento di gloria? Bene. Si ricordassero però che la Lombardia non è la Catalogna, e che di queste costose scemenze non frega niente a nessuno... ma che il costosissimo spot, i lombardi lo sopportano una volta.. due potrebbe costare politicamente carissimo... sa vedum!
 
 
 

A che cosa serve la filosofia?

Bel libro che tenta di dare un significato alla filosofia. In un epoca che da importanza solo alla praticità, occorre gridare a gran voce che, solo le cose inutili servono realmente a qualcosa. La filosofia serve a tutti e in tutti i tempi. Tocca temi che una volta erano demandati alla religione.... Ma,  morto Dio, e sminuite le pseudo-religioni fricchettone, eccoci di fronte al vuoto assoluto. Il predominio del denaro e della vittoria sul prossimo a tutti i costi. La filosofia serve a capire che caspita stiamo a fare sulla Terra, o almeno a farcelo sospettare. Mai inutilità fu più necessaria.
 
Jena Paul Jouary, professore di filosofia, ci introduce con questo agile libretto nel mondo della filosofia, applicandola alla quotidianità... ne emergono elementi inaspettati e utili per tutti.
 
"La filosofia esige che chi vi si addentra, reagisca ai problemi, ai procedimenti, ai testi; è necessario farne una questione personale, progredire nella qualità del proprio pensiero, sapendo che la filosofia serve prima di tutto nella vita. Ogni lettura filosofica deve diventare alimento indispensabile di un'autentica avventura personale.... Occorrerà imparare a ragionare in maniera più coerente, più ordinata, più logica.
Occorrerà imparare ad analizzare una domanda, a scoprire come impostarla alla radice, cioè prima di tutto a introdurla, senza affrettarsi a rispondere come se fosse evidente, come se non ammettesse che una sola risposta possibile".
 
"La filosofia? qualcosa troppo difficile, che suscita ansia e preoccupazione nel lettore profano. Considerata astratta, lontana dalla vita, incomprensibile, soprattutto inutile. Questo libro vuole dimostrare che non è così: si tratta solo di presentare i problemi nel modo giusto, partendo dalle esperienze quotidiane e dalle domande che noi tutti ci poniamo.
Jean-Paul Jouary cerca di farci sentire che cos'é la filosofia, partendo da esempi pratici, invitando a interrogarci, a esprimere le nostre concezioni spontanee su un determinato problema.
Poi ci mostra come lo stesso problema possa essere affrontato con procedure diverse e secondo differenti punti di vista, servendosi delle riflessioni e dei testi di alcuni famosi filosofi.
Allora ci rendiamo conto che nella vita di ogni giorno affrontiamo, senza saperlo, quesiti e problemi che fanno parte della storia dell'uomo, e che spesso giungiamo a conclusioni che i grandi filosofi, prima di noi, hanno già espresso in modo più profondo e universale.
Consapevoli di questo, potremmo partire dalle idee acquisite per formare un nostro personale modo di pensare, più solido perché sostenuto dalla conoscenza.
E allora la filosofia, da materia misteriosa diventerà nostra amica, insostituibile compagna di vita".
 

domenica 22 ottobre 2017

La città nella storia

Eccomi alle prese con la recensione del monumentale "La città nella Storia" di Lewis Mumford, il libro che, durante il periodo universitario, mi ha fatto innamorare dell'urbanistica e della Teoria dell'urbanistica. Diviso in tre volumi, anche per renderne più semplice la lettura in ogni dove, riassume dalle origini sino al '900 la storia degli agglomerati urbani e di conseguenza dei suoi fruitori, gli esseri umani.
"E' la città destinata a scomparire o tutto il pianeta diventerà un immenso alveare umano? I bisogni e gli impulsi che hanno spinto gli uomini a vivere nelle città possono ritrovare - a un livello ancora più alto - tutto ciò che Gerusalemme, Atene, Firenze sembravano un tempo promettere? C'é ancora la possibilità di una scelta vitale tra Necropoli e Utopia? Lewis Mumford nella sua opera La città nella storia, testo fondamentale di teoria urbanistica e al tempo stesso una delle più affascinanti e complesse ricerche della storiografia moderna, risponde a tutti questi interrogativi mettendo a profitto le risorse di una incomparabile erudizione, servendosi contemporaneamente degli strumenti della sociologia, della storiografia, dell'urbanistica, della storia dell'Arte e della filosofia".
Così recita la terza di copertina e la prefazione all'edizione in mio possesso (1987). 


 
Spulciando tra i libri, salta fuori questo articolo del 27 gennaio 1990, che ricorda la morte (a 94 anni) di Mumford... Eccone il necrologio "Era un personaggio discreto e gentile Non amava l'etichetta di urbanista né quella di storico. Aveva dedicato la sua vita allo studio e all'interpretazione della città come organismo vivente, punto di massima concentrazione dell'energia e della cultura di una comunità. Era stato un profeta scomodo, accusato di isterismo per aver previsto già negli anni '30 la crisi della città per congestione, perdita di identità, sfruttamento imposto da una economia del denaro prevalente su una economia di vita.
Anticipò di mezzo secolo i movimenti ambientalisti, introducendo i concetti di limite dello sviluppo e preconizzando la nascita di una nuova civiltà che, superando l'ordine meccanico della civiltà neotecnica, si indirizza verso un ordine capace di interagire con l'ambiente. Lo inorridivano i grandi complessi di edilizia di massa, progettati come macchine nell'indifferenza del clima circostante (Le Corbusier).
 
Insomma, un testo che, una volta letto, vi lascerà un segno indelebile.
 



sabato 21 ottobre 2017

I Simpson e la filosofia

Che ci azzeccano (come direbbe l'onorevole Di Pietro), Immanuel Kant, Karl Marx, Roland Barthes, Michel Foucault, Socrate, Ludwig Wittgenstein, Jean-Paul Sartre, Friedrich Nietzsche e altri ancora, con Bart, Homer, Lisa e Marge... oltre alla folle popolazione di Springfield ? Bella domanda direte voi...
 
"E' possibile che Bart Simpson rappresenti la perfetta incarnazione dell'ideale nichilista di Friedrich Nietsche? Che il comportamento di Marge sia la realizzazione concreta della classificazione aristotelica delle virtù? Che la mentalità di Springfield sia frutto di un approccio decostruzionista al reale?  Secondo William Irvin, Mark T. Conard e Aeon J. Skoble, per capire l'epopea dei Simpson è più utile rivolgersi a Immanuel Kant, Karl Marx e Roland Barthes che non ai sociologi o ai critici televisivi.  Diciotto saggi, diciotto possibili percorsi interpretativi che offrono letture originali dei personaggi, dei linguaggi e della scorrettezza politica della serie. Uno studio che applica le armi della dialettica alla cultura pop, fondendo il rigore espositivo tipico della filosofia all'ironia di un oggetto di indagine insolito.  I Simpson e la filosofia offre inoltre la possibilità di ripassare molte delle battute e dei dialoghi che costituiscono una delle ragioni del successo di una serie Tv, che ancora oggi in Italia può contare su una media di 4 milioni di spettatori al giorno".
 
Ma quale è allora lo spirito di questo libro? "Questo libro non cerca di ridurre la filosofia al minimo comun denominatore, non abbiamo alcun progetto di abbassarne il livello E' lecito scrivere saggi filosofici sulla cultura popolare? La risposta standard é la seguente: Sofocle e Shakespeare ai loro tempi erano cultura popolare.. i Simpson non fanno (solo filosofia)... sono invece il nostro specchio deformato (ma non poi tanto) che ci permette di filosofare... ridendo.

Zugzwang

Riprendo le recensioni brevi dei testi letti anni or sono e migrati sull'unico spazio in rete di mia appartenenza e passione...
Zugzwang - Mossa obbligata. San Pietroburgo 1914. Un appassionante torneo di scacchi. Una partita più ampia che decide il destino dell'Europa.
"Un rispettabile direttore di giornale viene assassinato. Cinque giorni dopo il dottor Otto Spethman, famoso psicoanalista freudiano, rimasto vedovo da poco e grande amante del giorno degli scacchi, riceve la visita della polizia: hanno bisogno di lui per risolvere il caso.
Costretto, suo malgrado, ad abbandonare la sua vita noiosa ma rassicurante, Otto, armato di una conoscenza profonda dell'animo umano e dei suoi istinti più nascosti, deve cercare di dipanare il filo oscuro delle relazioni e di comprenderne i moventi dell'efferato delitto.
Ma la città é una ragnatela inestricabile di complotti in cui paiono coinvolti tutti: la sua adorata e ribelle figlia; un campione di scacchi in crisi; un virtuoso del violino donnaiolo e spendaccione; una signora dell'alta società tormentata da un incubo ricorrente.
Spethman questa volta si trova a dover disputare una partita reale: la scacchiera è San Pietroburgo, vitale e travolgente alla soglia della rivoluzione; la posta in gioco è la vista stessa".
 
Se decidi di fare un romanzo storico, o magari anche solo un romanzo che si collega alla Storia, di questa Storia devi parlare, non puoi fare come certo cinema italiano degli anni '60 , stile i  "ciabattoni", film a sfondo storico-mitico-religioso, ove i legionari giravano con l'orologio al polso...
Sennò, lo ambienti sulla Luna , nel 2000 e salcazzo e racconti tutto quel che vuoi... ovviamente dicendo che esistono le astronavi... sennò siamo punto a capo.
Per cui, mi dispiace bocciare questo libro, che mi aveva attirato per il collegamento con il gioco degli scacchi e poi si è dimostrato essere un pour porri ove vi è dentro tutto e non si capisce niente... scacco matto.  

venerdì 20 ottobre 2017

Nelle foreste siberiane

Prendete un inglese, abbandonatelo su di un isola deserta, fategli magari incontrare un selvaggio... e lui comincerà a costruire ogni genere di oggetto necessario per rendersi la vita più semplice... e forse ci farà pure sopra un business..
Prendete un americano... questi diverrà l'Adamo primitivo, probabilmente comincerà a sparare ai selvaggi e ben presto costruirà un fortino ed un nuovo mito del West...
Prendete un francese, stessa situazione e lui comincerà a leggere, fumare e bere... al massimo a pescare, giusto perché prima mangiare e poi filosofare... insomma un vero borghese bohemienne...
Avete capito, questa è la storia del nostro Sylvain Tesson, scrittore francese che decide di trascorrere sei mesi (dal pieno inverno del febbraio russo sino alla fine di luglio) sul lago Bajkal in Siberia.
 
"Un noto scrittore e viaggiatore ha deciso di lasciare Parigi. Saluta gli amici, la fidanzata, il lavoro e gli impegni. Per sei mesi andrà a vivere in totale isolamento nelle foreste della Siberia, in una capanna di pochi metri sulle sponde del lago più antico del mondo, a 120 km di distanza dal primo villaggio abitato senza vicini di casa né strade di accesso.
Lo attende una solitudine differente da quella del navigatore o dell'alpinista che attraversano paesaggi e scenari: nei boschi ghiacciati l'uomo sta fermo e viaggia dentro se stesso, e la natura si gode lo spettacolo.
Da febbraio a luglio, Sylvain Tesson si impone un ritmo preciso. La mattina legge, scrive, fuma, disegna. Seguono cinque lunghe ore dedicate alle faccende domestiche: bisogna tagliare la legna, spalare la neve, preparare le lenze, riparare i danni dell'inverno.
La vera sfida d questi sei mesi è scoprire se riuscirà a resistere.
L'ispettore forestale che lo accompagna fin li è chiaro ed enigmatico allo stesso tempo: "Questo è un posto magnifico per suicidarsi...". La solitudine può anche rivelarsi fertile.  Quando non si ha nessuno a cui esporre i propri pensieri la carta diventa preziosa confidente, e il taccuino compagno fedele. I giorni trascorrono mentre si scruta il lago e la foresta, si pesca per la cena o si beve un bicchiere di vodka dopo una passeggiata tra i monti. Una sedia di fronte alla finestra è un punto di osservazione ideale per cogliere il respiro del mondo, l'inverno e l'arrivo della primavera, ma anche la propria felicità, la disperazione e finalmente la pace. Perché nell'immobilità della Siberia la vita continua a scorrere impetuosa ma diversa.
Si sente il rumore del tempo, si sta in ascolto della propria metamorfosi. E poi ci sono i libri, davvero insostituibili. Chi non ha troppa fiducia nella ricchezza della propria vita interiore deve portarsi dietro dei buoni autori; potrà sempre riempire quel vuoto. Ecco allora i migliori compagni di viaggio Truman Capote, il Marchese De Sade, Casanova, il postino suona sempre due volte, il trattato del ribelle di Junger e tutte le versioni del Robinson Crusoe, il De Rerum Natura e le fantasticherie del passeggiatore solitario di Rousseau. Mentre si fuma e si beve una vodka si può leggere del corpo, dell'amore, del sesso, del pensiero e della perdizione, dell'ascesi e dell'abbruttimento. Forse questa capanna di legno è davvero un paradiso".
 
 
Affida così al suo/nostro diario, tutti i suoi pensieri... gli eventi, gli incontri, le emozioni e i momenti no.... così di volta in volta leggiamo: L'incontro con l'improvvisazione russa e il senso del precario... "I romani costruivano per i millenni, ai russi basta superare l'inverno".
 La riflessione sulla società e sulla rivoluzionaria idea di estraniarsene "L'eremita svilisce il contratto sociale; la solitudine è una conquista che fa ritrovare il piacere delle cose;  Sono libero di fare qualunque cosa in un mondo in cui non c'é niente da fare".... e d'altro canto cosa è la vita? "La vita consiste nel farsi forza tra un lutto e l'altro"...
 
Oppure, la riflessione sulla religione "Dio, mai sazio delle preghiere degli uomini, è un buon passatempo" o ancora sulle cose importanti nella vita e sull'idea (sbagliata) che abbiamo della libertà "Buffo no? Uno decide di vivere in una capanna, già si vede assorto nelle sue meditazioni, intento a fumare un sigaro guardando il cielo, e si ritrova a spuntare liste di viveri su un taccuino. La vita è tutta una questione di provviste".
 
 
Insomma, un libro che è prima di tutto un viaggio introspettivo, un riflesso di ciò che si vede (o non si vede) attraverso l'anima di chi è solo... ed affida tutto al suo diario... "Queste pagine sono tutto quel che resta della mia vita. Scrivo un diario per combattere l'oblio e fornire un supporto alla memoria. Se non si tiene un registro dei fatti e dei gesti, a che serve vivere? Le ore scorrono via, i giorni si cancellano e il nulla trionfa. il diario: operazione commando condotta contro l'assurdo".
Vi sono viaggi di km che forgiano l'essere umano, vi sono viaggi di pochi metri (la finestra, il tavolo di fronte al lago) che impongono sforzi sovraumani per trovarsi e crescere... questo libro narra il secondo tipo di viaggio... e lo fa egregiamente.
 
 
 
 

Agamben - il libro