lunedì 11 febbraio 2013

Un albero particolare


Su internet si trova di tutto. Cose utili, altre meno.
Ho trovato un sito che permette di ricostruire il proprio albero genealogico è una vera figata!
Si scopre di sé tante di quelle cose che nemmeno immagini. E poi é un gesto utile e bello per noi, per i nostri cari e per chi verrà dopo di noi.
Provate a metterci mano, comincerete un viaggio incredibile! Ma come si chiamava la bisnonna?  Ma lo sai che il nonno aveva un figlio mai riconosciuto? e che la sorella della nonna è andata in America? 
Provateci e non riuscirete a staccarvi tanto facilmente :)


venerdì 8 febbraio 2013

il mistero di Sleepy Hollow

Atmosfere, fotografia, scenografia, abiti. Tutto eccezionale.
La storia, semplice nel suo svolgersi riesce meglio e più di moltissimi altri film del genere.
Le sole facce di Ichabod Crane (Johnny Depp) e i relativi svenimenti valgono un Oscar.
Se poi ci si aggiungono gli improbabili personaggi che popolano il piccolo borgo di Sleepy Hollow, e che in rapida sequenza ci lasciano le penne, il divertimento é garantito.
Alla ricerca della verità, animato da spirito scientifico e razionale, Ichabod dovrà ricredersi, rimettendo in discussione anche il suo passato. Scoprirà che dietro un mostro immortale esiste sempre un mortale ancora più cattivo. Ed infine troverà l'amore.

mercoledì 6 febbraio 2013

Attenti al Looper



Questo film è una minchiata.
Non venitemi a parlare di "metafora della società americana", "parabola sul libero arbitrio" o cose simili, perchè rimane una minchiata.
Quando, a tre minuti dalla fine, nella semioscurità della sala ci si guarda con gli spettatori della fila sopra e si mormora che minchiata... è una minchiata.
Un mix indigesto di generi davvero male assortiti.
Un Frankenstein del già visto, a tratti pure ridicolo.
Il mondo futuro decadente, il killer pentito in fuga, la madre nubile con figlio problematico/prodigioso... vi dicono qualcosa?
Non basta shakerare Ritorno al Futuro, i grattacieli di Blade Runner, gli impermeabili neri di Matrix e il bambino di Omen - Il Presagio per ottenere un buon film. Si ottiene una minchiata, appunto.
La dimensione fantascientifica è inattendibile quanto una puntata di Voyager. I paradossi tirati in ballo sono davvero troppi e non occorre essere un fisico quantistico per accorgersi che certi passaggi non stanno proprio in piedi.
La dimensione thriller è debole e scontata, e infatti viene meno quasi subito.
La dimensione drammatica è giustapposta in modo così gratuito da lasciare allibiti. Pargoli telecinetici e case nella prateria... ma che cavolo c'entrano? E un fantasma non ce lo vogliamo mettere? Oppure un cameo di Crozza che fa Zichichi che spiega il viaggio nel tempo... è sciiienza. Meglio sicuramente dell'irritante voce narrante del protagonista.
La faccenda del loop, poi. Se occorreva un pretesto per il personaggio di Bruce ce n'erano di migliori. E comunque Bruce non ha bisogno di pretesti: se anche apparisse dal nulla in tuta da ginnastica andrebbe sempre bene.
Due parole sugli attori.
Joseph Gordon-Levitt/Joe - ce la mette tutta, ma non riesce a farsi spazio nel marasma della sceneggiatura.
Jeff Daniels/Abe - credibile, soprattutto col martelletto in mano.
Emily Blunt/Sara - perennemente imbronciata, come se girare il film abbia costituito increscioso contrattempo rispetto ad altre cose più importanti che voleva fare. E lasciamola libera di dedicarvisi, suvvia, che forse è meglio.
Paul Dano/Seth - la scena in cui spiega a Joe perchè non è riuscito a chiudere il proprio loop vale la sua presenza nel cast.
Pierce Gagnon/Cid (il bambino) - Bruce, se non riesci tu a levarlo di mezzo ci penso io volentieri.


Questo post è un contributo di Ezia, ospite del mio Blog.



martedì 5 febbraio 2013

Atlante del Novecento

Piccolo libretto elettronico dalla modica spesa e dalla altrettanto modica resa.
Sul kindle risultano illeggibili le cartine. Tuttavia gli argomenti sono trattati con ampio respiro, chiari e piacevoli. Ci si fa un idea dell'argomento ma senza troppo pretendere. Peccato. Un occasione sprecata.

lunedì 4 febbraio 2013

The Woman in Black



Con Arthur Kipps la vita ha giocato nel modo più crudele: la nascita del figlio gli ha portato via l'adorata moglie, morta di parto.
E' proprio l'amore per il bambino - ultimo legame con la realtà dalla quale Kipps rischia altrimenti di perdere contatto - a fargli accettare l'ingrato incarico di mettere ordine nelle carte della proprietà Eal Marsh House, torva dimora in abbandono circondata dal nulla.
Partito per il nebbioso villaggio con l'intenzione di fermarsi solo quattro giorni, Kipps rimane coinvolto in un'angosciante vicenda che lo toccherà molto da vicino.

The Woman in Black è un film sull'amore. Ma è anche un film sulla disperazione. La disperazione cieca ed assoluta che può nascere solo dalla perdita, reale o temuta, delle persone amate.
I personaggi declinano amore e disperazione ciascuno a proprio modo, lasciando allo spettatore la possibilità di identificarsi con l'uno o con l'altra via via che la storia si snoda.
Il punto però, come svelano Arthur e la Dama in nero (pur nell'estrema diversità della loro condizione, vivo e defunta) è che, per quanto ci dicano il buon senso, la fede o altro, non vi è consolazione dalla perdita di un coniuge o di un figlio. Non vi è rimedio all'assenza del qui e ora, e la promessa della riunione dopo la morte, anche se troppo terribile per essere considerata, è a tutti gli effetti l'unica salvezza.

Ghost story in piena regola, The Woman in Black riesce ad affrancarsi dagli stereotipi del genere, provocando spavento e commozione alla vecchia maniera, che rimane sempre la più efficace.
Niente rituali a base di ossa, sale e fuoco alla Supernatural, quindi. Niente chiacchierate catartiche alla Ghost Whisperer per convincere lo spettro a risolvere le proprie questioni terrene e "passare oltre".
Qui lo spettro non vuole sentire ragioni, né di cuore né di testa... e come dargli torto?

La tensione non cede un attimo e due/tre salti sulla poltrona sono garantiti.
Daniel Radcliffe, finalmente libero dalle Potter-baggianate, è bravo e credibile, sarà per via di quell'aspetto vagamente rétro che lo fa sembrare uscito diretto dall'Ottocento.
Paesaggi magnifici e un'ambientazione affascinante fanno il resto.

Il finale - datemi pure dell'ingenua - è da brividi.


Questo post è un contributo di Ezia, ospite del mio Blog.

domenica 3 febbraio 2013

il Movente - Javier Cercas

Un breve romanzo.
Tutto ruota intorno alla volontà di uno scrittore nell'utilizzare il microcosmo del condominio in cui vive per svolgere un esperimento: scriverà la storia dei suoi vicini cercando di condizionarne la vita.
Avvicina ognuno di loro e svolge indagini per carpirne segreti. Li spia, li inganna. Cerca di far commettere reati. Finirà male.

Limonov di Emmanuel Carrère

 
"Limonov è un libro stupefacente, inclassificabile.
E' sconvolgente… gli uomini sono tutti legati ad un'epoca e a pochi luoghi, i più avanzano come possono, passo dopo passo… Limonov vuole di più.
Vuole sentirsi un essere vivente a tutti gli effetti.
Che importano i valori e il contesto, sarà teppista, poeta, vagabondo, maggiordomo, mercenario e quasi criminale nelle inestricabili guerre dei Balcani, capo di un partito nazional bolscevico nella Russia del post-comunismo, prigioniero a Saratov e poi a Lefortovo.
Eroe che l'ombra, la monotonia dei giorni e i semplici piaceri della vita quotidiana uccidono più di ogni altra malattia.
Il personaggio romanzesco che Limonov sogna di essere vuole il rumore, la luce accecante e la frenesia.
Carrère gli offre tutto questo, nero su bianco. Lo porta dove Limonov, nei suoi stessi libri, non saprebbe arrivare. (Commento di Yasmina Reza). 
 
 

 
Limonov é un fascista. Ma é prima di tutto un uomo. E che uomo!
Uno che ha attraversato gli ultimi 60 e oltre anni sempre a testa alta. Soffrendo come ognuno di noi, ma con la schiena dritta, senza pentimenti e senza paura.
Ha fatto sua la frase di Cesare "meglio primo in Gallia che secondo a Roma" e di tale idea ne ha fatto uno dei capisaldi del suo modo d'essere.
Non é un libro per educande, quello proposto da Carrère. Ma é un libro che descrive con minuzia di particolari, la nostra Storia e quella di Eduard Savenko, in arte Limonov, che dal profondo della Russia ha visto e cambiato il Mondo.
Bellissimo.